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Coppa Davis: la convocazione di Bolelli e Vavassori e la perenne polarizzazione del dibattito. Precedenti e contro

Volandri non si priva dei suoi doppisti, la scelta ripagherà? Tutte le storiche coppie azzurre e quel precedente del 1991 tra Francia e Stati Uniti

Ultimo aggiornamento: 18/11/2025 20:32
Di Beatrice Becattini Pubblicato il 17/11/2025
17 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Simone Bolelli e Andrea Vavassori – ATP Finals 2025 (photo © Ray Giubilo)

Doppi azzurri in Davis: nessuno come Pietrangeli e Sirola

Simone Bolelli e Andrea Vavassori da tre anni sono presenti nelle liste di Filippo Volandri, ma alla Final Eight attendono ancora di fare il proprio esordio. Il capitano, infatti, pur convocandoli, per le fasi finali ha sempre preferito affidarsi a coppie meno rodate, mettendo insieme due singolaristi.
Il debutto del duo azzurro risale al settembre del 2024, nella fase a gironi. Su tre sfide Bolelli e Vavassori sono stati schierati altrettante volte, con un parziale di una vittoria – con i belgi Gille e Vliegen – e due sconfitte – nella prima e terza giornata, rispettivamente contro il Brasile di Matos e Melo e gli olandesi Koolhof/Van de Zandschulp.

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Doppi azzurri in Davis: nessuno come Pietrangeli e SirolaDoppi azzurri da Davis: da coppie occasionali a risorse inestimabili

Andrea e Simone sono, in ottica azzurra, solamente il sesto duo stabile, che frequenta il circuito di doppio al di fuori della Davis, dal 1922, anno del debutto assoluto dell’Italia. La nostra rappresentativa nazionale si appresta a partecipare per la 94esima volta alla competizione. Anche se parrà una banalità, se in 103 anni si contano solo sei coppie, significa che per la maggior parte del tennis la scalata verso l’Insalatiera ha visto come protagonisti perlopiù singolaristi o doppisti abituati a giocare con compagni di altre nazionalità.

La prima coppia a riscrivere la storia del tennis italiano è formata da Gianni Cucelli e Marcello Del Bello, due pilastri della ricostruzione tennistica post Seconda Guerra Mondiale. Dal 1948, edizione in cui l’Italia è stata riammessa alle gare, al 1953 sono stati capaci di vincere 20 incontri con la casacca azzurra in 25 partite totali. Numeri che sul campo si tradussero con due finali Interzone, dove la squadra azzurra si dovette inchinare all’Australia sull’erba di New York nel 1949 e agli Stati Uniti nel 1952. Dietro di loro, già reclamavano spazio Michele Pirro e Sergio Jacobini. Giovani e in rampa di lancio, incarnarono l’essenza delle “persone giuste al momento sbagliato”. Era difficile ritagliarsi posto dinnanzi a Cucelli/Del Bello, semifinalisti allo US Open nel 1949, cui si aggiungono otto quarti di finale equamente distribuiti tra il Roland Garros e Wimbledon tra il 1947 e il 1952 – e due volte all’atto finale degli Internazionali d’Italia nel 1951 e 1952. Se i primi anni Cinquanta furono appannaggio di Gianni e Marcello, la seconda metà del decennio vide l’incursione sullo scenario mondiale di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola, che raccolsero il testimone direttamente dai predecessori. Pirro e Jacobini non riuscirono mai a fare il proprio esordio congiunto in Davis, anche se quest’ultimo fu convocato nel 1961, senza scendere in campo, a favore di Pietrangeli e Sirola, uno dei sodalizi più prosperi della racchetta italiana. Nel loro curriculum si rintracciano un Roland Garros e sette finali consecutive a Roma, senza mai portare a casa il trofeo. A sbalordire, però, sono le statistiche da record mondiale in Coppa Davis: 42 doppi disputati e 34 successi. Mai nessuno come loro. L’Insalatiera fu solamente sfiorata, con due finali sfumate con il medesimo castigatore, l’Australia di Rod Laver.

Pietrangeli riscattò la delusione guidando dalla panchina la compagine tricolore verso la prima storica Coppa Davis nel 1976 nel Cile di Pinochet. Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli, il quartetto dei sogni. Un trionfo leggendario e altre tre finali in quattro edizioni. Panatta era oltre ogni ragionevole dubbio l’uomo copertina – benché il vero uomo Davis del gruppo fosse Barazzutti con 39 vittorie su 60 singolari e 2 su 2 in doppio. Ad affiancare il campione del Roland Garros 1976, Bertolucci. Adriano e Paolo, i doppelganger del tennis, diversi e complementari. Singolaristi sicuri – con un best ranking rispettivamente al numero 4 e 12 – e doppisti efficaci –14 e 27 le loro vette in classifica. In rappresentanza dell’Italia, hanno messo a referto 22 vittorie su 30 incontri quando sono scesi in campo fianco a fianco tra il 1973 e il 1983.

Per un nuovo rapporto duraturo si deve attendere tempi decisamente più recenti, con il calendario che segna il secondo decennio del nuovo millennio. Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno ridato lustro a una specialità che nel nostro Paese era andata perdendosi in un Medioevo tennistico che ha coinvolto il movimento azzurro. Accanto a una carriera brillante in singolare – sono stati numero 9 e 36 ATP – hanno intrapreso un percorso comune in doppio che ha regalato loro il titolo all’Australian Open 2015, oltre alla top 10 della disciplina, rispettivamente al settimo e sesto posto – Bolelli ha pareggiato il miglior piazzamento italiano di Vavassori. In Davis forse non hanno brillato come ci si aspettava, con 11 vittorie e 5 sconfitte tra il 2011 e il 2022.

Doppi azzurri da Davis: da coppie occasionali a risorse inestimabili

Corsi e ricorsi storici. Pagine di almanacchi sportivi destinate ad arricchirsi ulteriormente. A Bologna l’Italia sogna la terza Insalatiera consecutiva, con la consapevolezza di affrontare avversari ben attrezzati. Volandri dovrà congegnare al meglio le proprie idee, magari forgiandole in base a chi si avrà dall’altra parte della rete. Nel 2023, pur avendo due doppisti in rosa, ha preferito affidarsi a Musetti e Sonego nel tie decisivo del girone A contro il Cile, ripagando la fiducia con una vittoria – nonostante il best ranking di specialità del numero 94 e e 60.
I due Lorenzo non disdegnano di fare coppia e in questa stagione hanno raggiunto la finale a Cincinnati, persa solamente al supertiebreak.
Per la Final Eight, invece, il capitano ha affidato le chiavi della squadra a Sinner, tornato tra i convocati, che, in coppia con Sonego, ha ottenuto le vittorie decisive contro Olanda e Serbia . Una scelta che ha ripagato, come quella della sopracitata Francia nel 1991, quando si impose nella competizione dopo 59 anni. Lione come Malaga. L’Italia è tornata campione a 47 anni di distanza grazie ai singolaristi.

Lo scorso anno il canovaccio non si è discostato di molto. Se nel girone Bolelli e Vavassori non hanno convinto, ai quarti di finale, unico tie conclusosi al doppio, Berrettini e Sinner hanno finalizzato il successo sull’Argentina.

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