Nel grande romanzo del tennis, e più in generale dello sport, le sorprese più grandi non arrivano quasi mai dal rumore, ma dal silenzio. A fari spenti nella notte, solo per il gusto di citare Lucio Battisti. Ed è proprio il silenzio che ha accompagnato Hubert Hurkacz per buona parte del 2025 a rischiare oggi di trasformarsi in un avvertimento per tutti. Numero 83 del mondo, scivolato lontano dalle luci della ribalta dopo mesi di stop, il polacco si presenterà all’Australian Open con il profilo perfetto della mina vagante: un ranking che mente, una salute finalmente ritrovata e un tennis che, quando gira, sa essere spietato anche contro i migliori.
Battere Alexander Zverev al rientro, dopo quasi sette mesi lontano dal campo, non è soltanto una bella storia da raccontare. È un segnale forte, quasi brutale. Hurkacz lo ha fatto a modo suo, senza fronzoli: servizio dominante, scambi accorciati quando possibile, pochissime concessioni. Il 6-3 6-4 inflitto al numero tre del mondo in United Cup racconta di un giocatore che non ha perso identità durante la lunga assenza, ma che anzi sembra aver ritrovato lucidità, freschezza e una chiarezza tattica che in passato gli era talvolta mancata.
La scelta di fermarsi per tornare
«Ho aspettato il momento giusto per tornare», ha spiegato Hurkacz dopo il match. Una frase apparentemente semplice, ma che pesa se letta alla luce delle scelte compiute negli ultimi mesi. Dopo l’ultima partita ufficiale giocata a giugno, il polacco aveva annunciato a fine settembre la decisione di fermarsi completamente, rinunciando a forzare un rientro anticipato. I problemi al ginocchio, culminati in un intervento in artroscopia, lo avevano privato anche di Wimbledon, il torneo che più lo rappresenta e che nel 2021 lo aveva visto spingersi fino alla semifinale, battuto solo da Matteo Berrettini.
Da lì una pausa vera, programmata, quasi controcorrente in un circuito che spesso chiede di stringere i denti, accumulare dolore e giocare sopra i limiti. Hurkacz ha scelto il contrario: sparire per ricomparire integro. “Per tornare e competere al massimo livello devo essere pronto al 110%“, aveva scritto sui social annunciando la fine anticipata della stagione. Non una resa, ma un investimento. Una decisione che oggi sembra pagare dividendi importanti, restituendo al circuito un giocatore fisicamente pronto e mentalmente più centrato.
La mina vagante dell’Australian Open
Il successo su Zverev non è rimasto un episodio isolato. È arrivata anche la vittoria contro Tallon Griekspoor, altro test probante che ha contribuito a trascinare la Polonia in semifinale di United Cup. Due partite diverse, stesso copione: grande solidità mentale, freddezza nei momenti di pressione e un servizio che continua a essere una delle armi più incisive dell’intero circuito. Quando la prima entra, Hurkacz diventa un avversario difficilissimo da scalfire.
I numeri raccontano un giocatore tutt’altro che marginale: otto titoli ATP in singolare, due Masters 1000, Miami 2021 e Shanghai 2023, e una storia nei grandi tornei che parla chiaro. Il cemento australiano, veloce ma non estremo, può esaltare il suo tennis lineare e ordinato, fatto di prime pesanti e di una gestione degli scambi sempre più matura. Ecco perché il ranking attuale rischia di essere un travestimento pericoloso. Da numero 83 del mondo, Hurkacz potrebbe finire nella parte sbagliata del tabellone per molti big, diventando l’avversario che nessuno vorrebbe incontrare nei primi turni.
Il tennis ama questo tipo di storie e Hurkacz, con il suo rientro silenzioso e le prime vittime illustri, sembra avere tutti gli ingredienti per scriverne una nuova. Non farà rumore all’ingresso, ma quando inizierà a servire, sarà impossibile non accorgersi di lui. Anche a fari spenti.
