3) Elena Rybakina a Stoccarda 2026
Per chiudere è doverosa qualche nota sulle prestazioni della vincitrice del torneo. Elena Rybakina non aveva giocato in Germania lo scorso anno, mentre nel 2024 aveva vinto il titolo. Avendo fatto il bis domenica scorsa, significa che a Stoccarda vanta una striscia aperta di otto vittorie. “Solo” otto vittorie perché in occasione di entrambi i successi ha usufruito del bye al primo turno, per cui le sono bastate quattro partite per portarsi a casa l’auto in palio.
In questa edizione Elena ha sconfitto Shnaider, Fernandez, Andreeva e Muchova. Tre partite vinte senza particolari problemi e invece una nella quale è arrivata davvero a un passo dal baratro: contro Leylah Fernandez nei quarti di finale. Curiosamente è stata quindi la giocatrice con il ranking peggiore (numero 25) quella che l’ha messa davvero in difficoltà. Una partita decisa sul filo di lana (6-7(5) 6-4 7-6(6), in cui Leylah ha servito per il match, ed è arrivata ad avere due match point nel terzo set (sul 5-4 e servizio, e nel tiebreak finale).
Torniamo al discorso dei matchup affrontato prima: evidentemente Fernandez possiede delle caratteristiche che le permettono di mettere in difficoltà Rybakina, anche al di là di quanto suggerirebbe la classifica. Prima del confronto in Germania i precedenti erano in parità (2-2), e Fernandez aveva sempre avuto la meglio quando i match erano andati al terzo set. In pratica: o Elena vinceva con margine, oppure le partite erano di Leylah. Il fatto che per la prima volta Rybakina sia riuscita a spuntarla dopo una lotta di oltre tre ore, costituisce una nota di merito sul piano della crescita agonistica della attuale numero 2 del mondo.
Anche in questo caso era il primo confronto sulla terra. E mentre seguivo il match cercavo di capire per quale motivo Fernandez risultasse così ostica a Rybakina. Per mettere in difficoltà Elena non basta essere mancine, visto che lo era anche Shnaider, sconfitta al turno precedente con un agevole 6-3 6-4. Però forse qualcosa conta, perché la mia spiegazione di questo inusuale equilibrio è legata al servizio di Fernandez. La mia sensazione è che Rybakina contro Leylah abbia faticato a rispondere con la stessa efficacia che ha messo in mostra negli altri match del torneo. E questo ha permesso alla giocatrice canadese di non partire con troppo squilibrio nel bilancio relativo ai colpi di inizio gioco.
Se fosse davvero per questo motivo, sarebbe comunque molto sorprendente, anche perché sul piano fisico le due protagoniste sono agli antipodi. Rybakina è una delle tenniste più alte del circuito, Fernandez una delle più piccole. Ma se la differenza nel complesso servizio/risposta risulta in parte mitigata, ecco che Fernandez può far valere le sue doti di mobilità e di “tigna” agonistica che tutti le riconoscono, spostando il match verso territori a lei più favorevoli. Scambi più lunghi e tattici, nei quali la potenza e l’uno-due risultano meno decisivi.
E chissà, se invece che in Germania il match si fosse svolto in un altro contesto, con una parte di “torcida” a spingere più calorosamente Fernandez, magari quel singolo punto in più che è mancato a Leylah sarebbe arrivato. Del resto Fernandez ha già vestito i panni della ammazza-grandi allo US Open 2021, quando era riuscita ad arrivare in finale dopo avere sconfitto lungo il percorso avversarie come Osaka, Kerber, Svitolina e Sabalenka.
Superato lo scoglio Fernandez, per Rybakina i due match conclusivi, contro Andreeva e Muchova, sono stati più semplici, oltre che molto simili. Finiti entrambi 7-5 6-1 con un primo set più combattuto e un secondo vinto per distacco. E dopo avere assitito alla relativa facilità con cui Elena ha chiuso semifinale e finale, appare ancora più eccezionale l’equilibrio visto in campo nei quarti di finale contro Fernandez. La stessa Fernandez che, detto tra parentesi, negli ottavi contro Sonmez aveva rischiato seriamente di perdere, visto che era stata sotto 1-5 nel terzo set.
Dopo avere attraversato un paio d’anni di appannamento, possiamo ormai dire che Rybakina è tornata: vittoria all’Australian Open, finale a Indian Wells, vittoria a Stoccarda. Ma direi di più: è tornata a livelli ancora più alti del suo migliore passato. Secondo me questa è la versione di Rybakina più forte di sempre perché è ancora cresciuta in diversi aspetti. Ne sottolineo quattro.
Punto primo: ha imparato a servire al meglio nei momenti cruciali; servire bene in occasione dei pressure points era una mancanza che le avevo “rimproverato” quando si era affermata ad alti livelli; ora la lacuna è del tutto colmata. Secondo progresso: ha reso il dritto più solido, piuttosto efficace anche quando è chiamata a colpire in avanzamento su parabole basse. Ne avevo scritto in occasione del suo successo in Australia, e lo ribadisco dopo la vittoria in Germania.
Terzo miglioramento: la copertura del campo durante lo scambio. Questa Rybakina è migliorata sia perché ha compiuto dei progressi atletici sia perché, secondo me, comincia a conoscere le avversarie più forti e legge in anticipo le loro intenzioni di gioco. Ma anche perché è diventata più rapida nell’organizzare il colpo. Un progresso in termini di reattività che la rende più efficace quando non può colpire da ferma.
Quarto e ultimo progresso, forse il più rilevante: la risposta è diventata davvero di primissimo livello. Parlare di lei come di una grandissima battitrice è ormai troppo limitativo; Rybakina è in top class sia con il servizio che con la risposta. Una doppia qualità che fa di lei una avversaria difficilissima per tutte.
In questo momento nel Ranking è numero 2 dietro a Sabalenka (8500 punti contro 10895), ma nella Race è tornata numero 1 (3983 punti contro 3800). E non sembra che il passaggio di superficie possa costituire un elemento in grado di penalizzare il suo rendimento. In vista delle fasi di stagione su terra ed erba, se non avrà problemi fisici, secondo me è nelle condizioni di poter essere grande protagonista in ogni torneo, e di recitare il ruolo di prima rivale di Aryna Sabalenka.
