Quando in conferenza stampa, dopo la vittoria su Diana Shnaider, le hanno chiesto perché avesse giocato con completi diversi durante il torneo, Maja Chwalinska ha risposto senza cercare poesia: “Non c’è una storia, davvero. Non ho sponsor, quindi… credo che sia questa la storia”. In quella frase, detta quasi sorridendo, c’è molto del suo Roland Garros. C’è una giocatrice arrivata a Parigi da numero 114 del mondo, passata dalle qualificazioni, costretta fino a pochi giorni fa a ragionare anche sui costi dell’hotel, e ora finalista Slam dopo nove vittorie sulla terra rossa.
La polacca, 24 anni, non era venuta a Parigi per cambiare la storia del torneo. Aveva due obiettivi molto più semplici: qualificarsi per il tabellone principale e provare, nel medio periodo, a entrare tra le prime cento del mondo. Il Roland Garros, invece, le ha consegnato molto di più. Le ha dato una finale, un salto enorme in classifica, un assegno che da solo supera quanto aveva guadagnato in tutta la carriera e, soprattutto, un posto dentro quella categoria rarissima di giocatrici capaci di trasformare tre settimane in una svolta definitiva.
Nove vittorie e un solo set perso
La cavalcata di Chwalinska è cominciata lontano dalle luci principali, nelle qualificazioni. Da testa di serie numero 8 del tabellone cadetto, ha battuto al primo turno la francese Alice Rame 6-0 6-3, poi un’altra francese, Carole Monnet, 6-0 6-1, e infine l’olandese Suzan Lamens 7-6(4) 7-5, in una partita durata 2 ore e 24 minuti. Tre vittorie, nessun set perso, e il pass per un main draw che a quel punto sembrava già un buon risultato.
Invece era soltanto l’inizio. Al primo turno ha superato Qinwen Zheng 6-4 6-0, poi ha travolto Elise Mertens, testa di serie numero 23, con lo stesso punteggio: 6-4 6-0. Al terzo turno è arrivato l’unico set perso in tutto il torneo, contro Maria Sakkari: 1-6 6-3 6-2. Da lì in poi ha ripreso a correre: 6-3 6-2 a Diane Parry negli ottavi, 7-6(3) 6-3 ad Anna Kalinskaya, numero 22 del seeding, nei quarti, e 7-6(4) 6-4 a Diana Shnaider, testa di serie numero 25, in semifinale. Totale: nove partite vinte, diciassette set conquistati su diciotto giocati.
È un dato che rende ancora più chiara la portata dell’impresa. Chwalinska, prima di Parigi, aveva vinto una sola partita nel tabellone principale di uno Slam, a Wimbledon 2022. Questo Roland Garros è appena il terzo main draw Slam della sua carriera. E prima di questo torneo non era mai entrata tra le prime cento del mondo: il suo best ranking era il numero 113, appena una posizione sopra la classifica con cui si è presentata a Parigi.
Da Boisson a Raducanu: i due specchi della favola
Il primo parallelismo viene quasi naturale e porta indietro di dodici mesi. Nel 2025 era stata Lois Boisson, numero 361 del mondo e wild card francese, a trasformare Parigi nel proprio teatro personale. Aveva raggiunto la semifinale, diventando la semifinalista con il ranking più basso nella storia recente del torneo, prima di fermarsi con Coco Gauff, che chiuse il suo sogno con un netto 6-1 6-2. Chwalinska oggi entra in quella stessa scia di sorprese parigine, ma fa un passo in più: Boisson si fermò in semifinale, lei è arrivata fino all’ultimo sabato.
Il secondo parallelismo, però, è ancora più forte e porta a New York 2021. Emma Raducanu vinse lo US Open partendo dalle qualificazioni, battendo in finale Leylah Fernandez 6-4 6-3 e diventando la prima qualificata a conquistare un titolo Slam. Chwalinska non ha ancora completato lo stesso percorso, ma è già entrata nello stesso club: è soltanto la seconda qualificata dell’Era Open, tra uomini e donne, a raggiungere una finale Slam.
La differenza è nel rumore che accompagna le due storie. Raducanu diventò subito un fenomeno globale, quasi prima ancora di avere il tempo di capire cosa le stesse accadendo. Chwalinska arriva invece da un percorso molto meno lineare, più ruvido, più periferico. Da junior era considerata una promessa importante del tennis polacco e nel 2017 raggiunse la finale del doppio ragazze all’Australian Open accanto a Iga Swiatek. Poi la carriera della connazionale è esplosa, mentre lei ha dovuto convivere con infortuni, una pausa per prendersi cura della propria salute mentale e una lunga permanenza tra ITF, qualificazioni e WTA 125.
La finale, il ranking e i soldi che cambiano una carriera
La finale con Mirra Andreeva mette di fronte due giocatrici alla prima finale Slam. La russa, 19 anni e numero 8 del seeding, ha battuto Marta Kostyuk 6-1 6-3 nell’altra semifinale e sarà la favorita naturale. Ma ormai, dopo nove partite vinte, parlare di pronostico con Chwalinska è quasi un esercizio scivoloso.
Il Roland Garros le ha già cambiato la vita sportiva ed economica. La finale le garantisce 1,4 milioni di euro, circa 1,6 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto agli 864.030 dollari guadagnati complessivamente in carriera prima del torneo. In caso di titolo, l’assegno salirebbe a 2,8 milioni di euro. Anche la classifica cambierà dimensione: WTA garantiva già l’ingresso in Top 50 dopo i quarti, ma con la finale il salto sarà molto più pesante.
Boisson, un anno fa, aveva gridato al mondo del tennis che Parigi può inventare eroine inattese. Raducanu, nel 2021, aveva dimostrato che una qualificata può attraversare tutto un torneo e arrivare fino al titolo. Chwalinska oggi sta in mezzo a queste due storie: non ha avuto il pubblico di casa di Boisson, non ha ancora il trofeo di Raducanu, ma ha già qualcosa che le somiglia. Una corsa vera, senza sponsor, senza scorciatoie: a farle compagnia solo tennis, nervi, intelligenza e nove vittorie. A volte basta questo per cambiare una carriera e forse anche una vita intera.
