Da Zverev a Zverev. Così potremmo riassumere gli ultimi giorni di Flavio Cobolli.
L’azzurro ha finalizzato il grande percorso al Roland Garros approdando in finale. Sicuramente non nella maniera in cui avrebbe voluto, visto che l’amico Matteo Arnaldi è stato impossibilitato a scendere in campo a causa di un virus.
Il forfait del sanremese ha di certo macchiato quella che si prospettava una giornata storica, l’ennesima, per il tennis italiano, insieme al problema alla caviglia di Simone Bolelli, arresosi in doppio con Andrea Vavassori in semifinale.
Ciononostante, il momento del movimento tricolore fornisce continui appigli per salvare anche le situazioni più complesse e meno luminose.
Non solo perché Cobolli si giocherà comunque il titolo contro Alexander Zverev domenica 7 giugno. Proprio grazie al successo del tedesco su Jakub Mensik, Flavio è certo di fare il suo debutto in top 10 qualsiasi sia il risultato della finale parigina.
Il tennista romano è il settimo azzurro a siglare il proprio nome tra i migliori 10 giocatori del mondo dal 1973, ovvero da quando è il computer a stilare la classifica e a conteggiare i punti.
Dall’introduzione del ranking computerizzato, dapprima è Adriano Panatta a onorarsi di questo riconoscimento, raggiunto poi da Corrado Barazzutti. Dopo una cesura di ben 40 anni Fabio Fognini riporta la bandiera italiana in top 10, ponendo fine alla crisi decennale che ha attanagliato il tennis azzurro. Il ligure anticipa quello che si è rivelato il capitolo più incredibile della storia della racchetta tricolore. Matteo Berrettini fa il resto, prima di cedere il testimone a Jannik Sinner, che porta l’Italia dove mai si era spinta. A loro si aggiunge Lorenzo Musetti. E adesso Flavio Cobolli.
Adriano Panatta
Il 23 agosto 1973 il tennis vive una delle rivoluzioni permanenti della sua storia: il computer sostituisce la compilazione manuale delle classifiche. Se il primo numero 1 del nuovo corso è Ilie Nastase, tra i migliori giocatori, all’ottava posizione per la precisione, staziona Adriano Panatta, allora 23enne. Il tennista romano lascia la top 10 la settimana dopo ed è costretto ad attendere fino al marzo del 1976 prima di rifare capolino.
Il talento di Panatta non è mai stato in discussione, anche quando la continuità necessaria per rimanere ai vertici sembra non supportare la classe e il tennis di Adriano. Il riapprodo in top 10 è una sorta di premonizione di ciò che avviene in quel magico 1976. Cinquant’anni fa l’azzurro mette a segno la storica doppietta Internazionali d’Italia e Roland Garros – a cui si aggiunge la prima Coppa Davis per l’Italia a fine anno. Questi risultati gli garantiscono la permanenza tra i migliori 10 del mondo fino alla fine di gennaio 1977. Un’ulteriore settimana nell’élite del tennis mondiale si somma a aprile 1977, quando Panatta lascia definitivamente il club dei 10, dove conta 52 settimane.
Per Adriano la vetta più alta mai toccata è stata la quarta posizione nell’agosto del 1976 e chiude la carriera con 10 titoli.
Corrado Barazzutti
Dopo appena 10 mesi dall’ultima apparizione di Panatta in top 10, vi irrompe Corrado Barazzutti. Il riferimento temporale è febbraio 1978. Il friulano alterna posizioni tra la 10 e la 11 fino a maggio, quando si stabilizza tra i migliori del mondo, fino ad arrivare alla settima piazza della classifica ad agosto. Barazzutti mantiene lo status fino al febbraio 1979, quando pone fine alle 45 settimane totali di permanenza in top 10.
La continuità è sempre stata il punto di forza di Corrado, a cui, pur con 5 titoli in bacheca, è mancato davvero solamente l’acuto negli Slam, dove deve accontentarsi delle semifinali al Roland Garros del 1978 e allo US Open 1979.
Fabio Fognini
Febbraio 1979 – giugno 2019. 40 anni è il tempo atteso dell’Italia del tennis prima di rivedere un proprio rappresentante nelle posizioni che contano. A interrompere il digiuno è Fabio Fognini, che a 28 anni mette a punto il proprio talento per regalarsi la stagione della vita. Il ligure è atteso da tempo immemore al grande salto. Tuttavia, una scarsa propensione verso la continuità ha frenato uno delle braccia più educate e sopraffine della racchetta azzurra.
La lezione che la storia del tennis insegna è che il talento trova sempre il modo di sbocciare. Così, dopo un 2018 da tre trofei – saranno 9 a fine carriera -, Fognini centra la settimana più incredibile della carriera, battendo Rafa Nadal sulla terra di Montecarlo, prima di affossare in finale Dusan Lajovic per il primo Masters 1000. A due mesi di distanza Fabio irrompe in top 10, mettendo la ciliegina sulla torta di un periodo particolarmente felice. L’italiano si conferma nel paradiso tennistico per 9 settimane non consecutive, durante le quali ritocca il best ranking fino al nono posto.
Matteo Berrettini
Nell’ottobre 2019 si afferma la stella di Matteo Berrettini. Il romano a 23 anni compie la maturità tennistica esordendo in top 10. I risultati degli ultimi mesi, tra cui la prestigiosa semifinale allo US Open, gli consegnano la qualificazione di diritto alle ATP Finals.
Fin quando Matteo può concentrarsi sul tennis e non sugli acciacchi del proprio corpo, si conferma tra i migliori, fino a toccare il massimo splendore al numero 6 del mondo.
La finale di Wimbledon rimane l’acuto che si auspicava ripetibile. Invece il destino ha altri piani per Berrettini, che lascia il club dei 10 a giugno 2022, in corrispondenza di quell’edizione sui generis di Wimbledon senza punti, dopo 116 settimane consecutive.
Il suo fisico lo tradisce, ma lui continua ad amare questa disciplina con tutto se stesso. Ed è quella passione a cancellare ogni avversità, a spingerlo a ricominciare da zero ad ogni frenata. I quarti di finale del Roland Garros possono essere il giusto stimolo per crederci ancora. Magari ai 10 titoli del palmares non verrà sommato uno Slam, ma il sogno deve continuare.
Jannik Sinner
Scrivere qualcosa che già non sia stato citato di Jannik Sinner è pressoché impossibile. A 21 anni fa capolino tra i migliori 10 nel novembre 2021. Una toccata e fuga di due settimane che ben preso lascia spazio a una più lunga permanenza fino al gennaio 2022. Quando ancora la maturità non sostiene Jannik, l’altoatesino si limita a fugaci sortite in top 10, tra gennaio e marzo e ancora tra luglio e settembre.
Nell’aprile 2023 Sinner dà inizio al periodo ancora in atto. A giugno 2024 poi si è smesso di calcolare le settimane tra i migliori 10 e si è passati alla conta del periodo da numero 1.
Lorenzo Musetti
Lorenzo Musetti ha avuto bisogno di tempo. D’altra parte ognuno ha il suo percorso all’interno dell’eterogeneità del tennis. Il carrarino ha fatto parlare di sé sin da quando militava nel circuito Junior. Il talento è sotto gli occhi di tutti. I dubbi sono solo per la costanza che un tennis complicato come quello di Lorenzo non sempre garantisce.
Nel maggio del 2025 a 23 anni Musetti fa il salto di qualità. La primavera sulla terra rossa lo consacra come realtà del movimento azzurro. La finale di Montecarlo e le semifinali a Madrid, Roma e Roland Garros gli regalano l’ingresso in top 10, avvenuto il 5 maggio.
In questo percorso a ostacoli Lorenzo arriva fino alla quinta posizione del ranking a gennaio di questa stagione. Quando è a un passo dal superarsi ancora, un infortunio lo frena ai quarti di finale dell’Australian Open, inaugurando un periodo particolarmente sfortunato. Con il forfait di Parigi, Musetti saluta momentaneamente la top 10, con la speranza che il recupero proceda per il meglio e che ci restituisca il giocatore dell’anno scorso e di inizio 2026.
Flavio Cobolli
Adesso, però, è il momento di Flavio Cobolli. A 24 anni il tennista romano sta vivendo il miglior momento della carriera.
Dal prossimo aggiornamento della classifica, Cobolli sarà almeno numero 10 del mondo. In caso di successo su Alexander Zverev, si guadagnerebbe la top 5.
La prudenza non è mai troppa. A 50 anni dal trionfo di Adriano Panatta al Roland Garros, Cobolli può chiudere il cerchio. Dal primo italiano a entrare tra i migliori 10 del mondo all’ultimo. Almeno per il momento.
