Sovrapposizione Olimpiadi-Wimbledon: il solito pasticcio, ma c’è tempo per rimediare

Il calendario del tennis ha presentato il suo ennesimo disastro: nel 2028 Wimbledon finirà dopo l'inizio delle Olimpiadi. Che si può fare?

Di Vanni Gibertini
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SoFi Stadium di Los Angeles (Photo by Ramaz Bluashvili from Pexels)

Wimbledon si comporta “da Wimbledon”

È innegabile che questa decisione non faccia il bene del tennis: le Olimpiadi sono un palcoscenico straordinario, che permette di mostrare lo sport a chi normalmente non lo segue, e il tennis avrebbe tutto l’interesse a presentarsi con i propri personaggi più rappresentativi. La cerimonia d’apertura viene seguita, in un modo o nell’altro, da miliardi di persone in tutto il mondo: avere i migliori tennisti presenti sarebbe nell’interesse di tutti.

Wimbledon ovviamente la pensa in maniera diversa. Oppure ha semplicemente sfruttato l’occasione per posizionarsi in maniera tale da poter ottenere un vantaggio per sé. Con il calendario 2028 ancora in alto mare, una dichiarazione di questo tipo da parte di chi non ha formali obblighi verso il resto del mondo (gli Slam sono di fatto città-stato nel mondo tennistico, e hanno un’elevatissima autonomia su molteplici aspetti) consente di porsi in una posizione di vantaggio nelle inevitabili discussioni che stanno avvenendo o che avverranno in futuro sul calendario.

Ricordate cosa fece il Roland Garros durante il COVID? Decise, unilateralmente e senza riguardo per niente e per nessuno, di spostare il proprio torneo da maggio a settembre, una settimana dopo la fine dello US Open. Poi si convinsero a tornare a più miti consigli concedendo un’altra settimana di intervallo dopo la finale di New York (consentendo a Roma di infilarsi lì) e disputarono il loro torneo tra settembre e ottobre. Ma alla fine raggiunsero il loro scopo.

Wimbledon evidentemente ha voluto prendersi il “vantaggio della prima mossa” (primi all’interno del microcosmo tennis, si intende; le Olimpiadi si erano mosse molto prima), mettendosi nella posizione di chi deve essere convinto a cambiare il proprio comportamento per il bene comune, e di conseguenza può richiedere una contropartita di qualche tipo.

A qualcuno i bulli piacciono, ad altri meno. Vediamo cosa succederà in questo caso.

Cosa accadrà?

Sicuramente manca ancora parecchio tempo al 2028, il calendario completo non sarà annunciato probabilmente prima del prossimo inverno, c’è ancora tempo per risolvere la situazione, se c’è la volontà.

Arretrando ipoteticamente Wimbledon di una settimana, il Roland Garros si disputerebbe dal 21 maggio al 4 giugno, Roma occuperebbe le prime due settimane di maggio, Madrid le ultime due di aprile (con Pasqua), Montecarlo sarebbe la prima settimana completa di aprile, e se Indian Wells potesse iniziare il 28 febbraio (in assenza di “interferenze” arabe), il calendario avrebbe mantenuto la sua struttura attuale, senza dover sacrificare la presenza dei tennisti a Los Angeles.

Nonostante il contratto firmato tra ATP e la società del PIF che organizzerà il Masters 1000 in Arabia Saudita preveda l’inizio per il 2028, al momento l’impianto è solo un disegno, e il problema del Ramadan rimane presente. Se la prima edizione dovesse slittare al 2029 si prenderebbero due piccioni con una fava: il problema Ramadan sarebbe risolto (o meglio, rimandato di 33 anni, che per questo scopo è più o meno la stessa cosa) e ci sarebbe un vincolo in meno per incastrare le Olimpiadi in maniera sensata.

I Masters 1000 di Canada e Cincinnati vorrebbero avere 12 giorni anche nell’anno olimpico, nonostante il contratto preveda solo una settimana. Chi li giocherebbe, poi, sarebbe un altro paio di maniche. Ma mancano pur sempre due anni, tantissime cose possono ancora cambiare.

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