L’importanza di chiamarsi Rafa nel mondo del tennis Jodar la conosce bene. Come se in quel nome fosse insito un destino agonistico a cui sottrarsi appare complicato. Se da una parte non è che l’ennesima dimostrazione di come la generazione dei Big Three abbia cambiato le percezioni nella cultura di massa, dall’altra può essere un peso con cui convivere durante la carriera, quasi una condanna soprattutto quando su un campo da tennis te la cavi discretamente bene.
Rafael Jodar non ha ancora compiuto 20 anni e ha già attirato su di sé tutti i riflettori. Stavolta non c’entra il nome. Il merito è tutto dei risultati ottenuti dal classe 2006 di Madrid in soli sette mesi di frequentazione del circuito maggiore. Una sorpresa all’inizio, una certezza sempre più compiuta nei giorni correnti. A monte c’è una scelta ben precisa. Lasciare il college per intraprendere il percorso tra i grandi. Forse non è stato un salto nel buio come poteva apparire quando lo spagnolo ha affidato ai propri canali social la sua decisione. Il cammino era già tracciato.
Dalle retrovie del ranking alla top 15. Tutto tra gennaio e agosto. Con l’opportunità di migliorarsi ancora tra Nordamerica, Oriente e Europa. E una Race che lo vede occupare la posizione numero 11.
Jodar in top 20 prima dei 20 anni: è il sedicesimo giocatore negli anni 2000 a riuscirci
Jodar è il giocatore più giovane in top 20 ed è, insieme a Joao Fonseca, l’unico under 20 tra i migliori 100 del mondo – l’altro classe 2006, Martin Landaluce, ha già superato il 20esimo compleanno.
A separare i due teenagers sono poco meno di un mese – il brasiliano è nato il 21 agosto 2006, mentre il madrileno il 17 settembre – e 11 posizioni in classifica.
Di Fonseca se ne parla da sempre, in virtù delle sue indiscutibili doti tennistiche. Ma anche perché il suo Brasile, Paese che vive di passioni pulsanti e di entusiasmi facili ad accendersi, va cercando un idolo della racchetta in cui riporre tutto il proprio tifo animato.
In Spagna la situazione è differente. Perché quel vuoto che, sulla carta, avrebbe dovuto lasciare il ritiro di Rafael Nadal è stato immediatamente colorato da Carlos Alcaraz.
La figura ingombrante del murciano non è, però, da interpretarsi solo come una presenza oscurante. L’altro lato della medaglia è avere l’opportunità di crescere e fare esperienza accanto a un catalizzatore di attenzioni come Carlitos. Almeno fino a quando l’occhio del ciclone tennistico non ti inghiotte. La straordinaria campagna sul rosso di Jodar presenta al mondo un giocatore che fino ad allora era stato un oggetto del mistero. A dimostrazione di come il tennis spagnolo non viva né di ombre né di luci riflesse, ma è un caleidoscopio di personalità pronte a imperversare.
Alle Next Gen Finals non si è messo particolarmente in luce e anche i primi mesi a livello ATP sono stati un apprendistato necessario. Le qualificazioni sono quasi sempre una formalità, ma i primi turni sono spesso insormontabili. Almeno fino a Marrakech. In Marocco Rafa infila cinque vittorie consecutive per alzare al cielo il primo trofeo ATP alla prima finale. Per dimostrare che il Grand Prix Hassan II non è stata una fiammata isolata l’iberico entusiasma il pubblico di casa con le semifinali di Barcellona e i quarti di Madrid, dove ha accesso al main draw grazie a una wild card. In seguito, iscrive il proprio nome tra i migliori otto degli Internazionali d’Italia e del Roland Garros. La parentesi sull’erba di esaurisce con il terzo turno di Wimbledon, ma il ritorno sul cemento gli regala subito la seconda finale.
Pur arrendendosi a Taylor Fritz a un passo dal trofeo, Jodar ipoteca la posizione numero 15 in classifica. È il sedicesimo giocatore a centrare la top 20 prima del 20esimo compleanno nel Ventunesimo secolo.
Tra i teenagers a farsi largo tra i migliori 20 negli anni Duemila spiccano i Fab Four. Nessuno sarà sorpreso di scoprire che ci sono riusciti anche Carlos Alcaraz, il più giovane a farlo nelle ultime due decadi e mezzo, e Jannik Sinner. Dei tennisti in attività si segnalano Felix Auger-Aliassime, Alexander Zverev, Holger Rune, Jakub Mensik e Denis Shapovalov.
Leggere il nome del classe 1999 canadese apre a una serie di interrogativi.
Il futuro tra Shapovalov e Alcaraz
Adesso per Rafa Jodar viene il bello. E il difficile. Non sarà ancora il momento della conferma – quello arriverà nel 2027 – ma lo status del madrileno è decisamente accresciuto durante la stagione. Il rientro di Alcaraz non servirà a spostare altrove le attenzioni. Perché adesso sotto le luci della ribalta c’è anche lui.
Il nuovo numero 15 del mondo dovrà far fronte alle pressioni che gli si presenteranno d’ora in avanti. Perché Shapovalov dimostra che anticipare il futuro non è sinonimo di continuità ad alti livelli.
Certo, il termine di paragone non può e non deve essere Alcaraz, campione di precocità in ogni traguardo tagliato.
Rafa dovrà essere solamente Jodar. Il tennis ci insegna che ognuno ha la propria strada nel mondo dell’agonismo. Con il nome di Nadal sulla carta d’identità e il confronto con Carlitos da depotenziare per compiere un ulteriore salto di qualità.
Nei mesi a venire praticamente non difenderà punti e la curiosità è tutta per capire fin dove riuscirà a spingersi senza il peso dei calcoli del ranking. Intanto, anche nella Race è al numero 11. Quella graduatoria non tiene conto delle cambiali da riscattare, ma solamente dei risultati della stagione. È quindi una sfida pura, senza influenze e retaggi dell’anno precedente come avviene per la classifica ATP.
A tre mesi dalle Finals e con un distacco di 171 lunghezze dall’ottavo posto, l’ultimo valido per la qualificazione al torneo dei Maestri, Torino non è solo un miraggio.
