I 25 anni sono spesso considerati un traguardo tanto simbolico quanto psicologico. Una tappa a metà strada tra l’età dell’incoscienza e quella maturità che arriva con l’approssimarsi dei trenta. Ed è così anche nel tennis, parola di Darren Cahill.
Forse per Jannik Sinner questo sarà un compleanno come un altro. Un quarto di secolo da accogliere senza caricarlo di significati altri. Perché niente cambia repentinamente da un giorno a un altro. E parlare di maturità da completare per chi ha lasciato casa da giovanissimo per inseguire un sogno è fuorviante.
Quindi sì, probabilmente è un altro 16 agosto da trascorrere in serenità.
Per un tennista, però, accanto alla vita quotidiana scorre inesorabile anche l’esistenza agonistica, con scansioni temporali complementari. E a 25 anni un giocatore di tennis dismette le vesti di giovane promessa per avviarsi verso l’evoluzione finale, verso il ruolo definitivo da ricoprire nel mondo della racchetta.
Nel caso Sinner non sono certo tutte quelle candeline a delinearlo come fuoriclasse assoluto. La supremazia l’ha creata stagione dopo stagione e la parte di dominatore – parzialmente condivisa – se l’è cucita addosso ben prima di raggiungere l’acme tennistico.
Come ha fatto notare Cahill, la massima espressione del talento di Jannik arriverà negli anni a venire. Eppure, un 2026 in cui gli incredibili successi hanno abbagliato pure gli attimi difficili può essere davvero un anno di frontiera nella carriera dell’azzurro.
Sinner compie 25 anni: il 2026 della maturità
La stagione per Sinner inizia all’insegna delle grandi speranze. È pur vero che Carlos Alcaraz si è ripreso la vetta dalla classifica, ma l’altoatesino ha trasformato Melbourne in un fortino, con due Australian Open back to back e la sensazione che possa instaurare un dominio simile a quello di Novak Djokovic, arrivato a dieci trionfi.
Eppure proprio Nole rende labili quelle percezioni. La quarta finale Slam di fila tra Sinner e Alcaraz sfuma proprio perché l’ex numero 1 del mondo ci mette lo zampino, con una semifinale a suo modo irripetibile, in cui l’allora 38enne di Belgrado salva 14 delle 16 palle break concesse – con un 8/8 nel set decisivo – ed è cinico nello sfruttare le chance passate dalla sua racchetta.
L’italiano riparte da Doha, in corrispondenza del periodo in cui, 365 giorni prima, era iniziata la sospensione trimestrale per il caso clostebol. In Qatar non va benissimo: Jakub Mensik lo supera in due set. Qualcuno potrà pensare che, trattandosi di un ATP 500, possa essere una sconfitta irrilevante. E lo è, per certi versi. È stata proprio Jannik a renderla notevole di attenzioni. Perché è stato l’ultimo passo falso tra il 19 febbraio e il 28 maggio. Tre mesi di successi inarrestabili come tre sono stati i mesi lontano dal circuito nel 2025.
Il Sunshine Double, il trionfo a Montecarlo per il primo big title sulla terra rossa, seguito immediatamente da Madrid e Roma. Gli Internazionali d’Italia tornano a tingersi d’azzurro 50 anni dopo Adriano Panatta – al maschile – per mano dello stesso giocatore che diviene il secondo della storia a completare il Career Golden Masters e il primo a vincere i primi cinque 1000 in programma.
Quando tutto sembra davvero spianato per l’ultimo grande titolo che manca alla sua bacheca, il fisico ferma Sinner al secondo turno del Roland Garros. Nelle settimane che precedono il Major parigino qualche avvisaglia si intravede, come durante la semifinale di Roma contro Daniil Medvedev. Malesseri non per forza collegati, almeno non vi è conferma di ciò e nessuno vuole cimentarsi in diagnosi né tantomeno fare allusioni.
Quel che conta è che il numero 1 del mondo, dopo una pausa, torna a stare bene e si concede il bis a Wimbledon. Forse nemmeno giocando il suo miglior tennis, ma crescere significa anche imparare a capitalizzare al massimo quello che si riesce a dare.
Ora, nella calda estate in cui il tennis non ha lasciato soli gli appassionati un istante, l’attesa è tutta per Sinner. Mentre a Cincinnati si disputa il settimo Masters 1000 stagionale, con tanti azzurri impegnati – anche se i risultati non sorridono – il numero 1 del mondo è fermato da un problema al ginocchio. Giorni di ipotesi sono sfociati nel forfait per l’Ohio e prima ancora per Montreal. Con lo US Open alle porte, la linea della prudenza è la scelta di Jannik e del suo team. E pazienza se già con la defezione in Canada era svanita la possibilità dello storico record dei nove Masters del calendario.
Tra crescita e scelte difficili
Quale sarà la reale condizione con cui Sinner si presenterà a Flushing Meadows è un’incognita che sarà svelata a breve. La sua presenza a New York non è un tema al momento per il semplice fatto che non ci sono indicazioni circa un possibile forfait. La tabella di marcia procede secondo le tempistiche, con valutazioni attente a ogni passo.
Proprio le scelte sono da sempre uno dei punti di forza del cinque volte campione Slam e del suo gruppo di lavoro. Una programmazione oculata e un’attenzione minuziosa per ogni particolare, niente è lasciato al caso. E la preparazione in vista dell’ultimo Major dell’anno non fa eccezione, con un ginocchio indolenzito con cui fare i conti. Nessuno ha mai trionfato allo US Open senza aver disputato almeno uno dei due 1000 preparatori. A volte non ci sono decisioni da prendere, c’è una sola strada obbligata.
Jannik saprà comunque come approcciarsi a questa situazione inedita, in una stagione di ulteriore maturazione.
Il tour de force primaverile ha sicuramente dapprima fatto crescere il suo palmares, poi anche lui stesso, nella gestione delle energie e degli intoppi fisici. E nell’alleggerire quei carichi di pressione inevitabili.
Insomma, quei 25 anni di frontiera verso maggiori consapevolezze. Perché non si smette mai di imparare né di conoscere se stessi. Neppure se da anni vivi lontano da casa, bastando solo a te stesso, o se nella tua carriera hai sfidato le leggende del tuo sport. O con 30 trofei da esibire.
In ogni caso, oggi non è il momento di pensare al futuro, seppur prossimo. Per un attimo non ci sono infortuni a minacciare o avversari da battere. C’è un compleanno da celebrare, anche se probabilmente il festeggiato avrebbe preferito trascorrerlo a Cincinnati – o forse no, visto le condizioni ambientali.
Allora buon compleanno, Jannik!
