WTA: lo stato di salute fisico-tecnico
L’ultimo grande impegno prima dell’Asian Swing era stato lo US Open. Lo Slam conclusivo dell’anno aveva visto le prime quattro teste di serie (Sabalenka, Rybakina, Pegula e Gauff) raggiungere le semifinali, e le prime due teste di serie (Sabalenka e Rybakina) la finale. Nell’articolo dedicato al torneo avevo sostenuto come avessimo assistito al migliore Slam degli ultimi anni per qualità di gioco. Parere personalissimo, ovviamente.
Questa volta a Pechino le prime della classifica sono tutte mancate. Pegula non ha proprio partecipato, a causa di un problema alla schiena. Rybakina, fresca numero 1 del mondo, ha perso all’esordio da Alina Charaeva (118 del ranking) che a dire il vero ha giocato molto meglio di quanto potrebbe suggerire la posizione di classifica. Gauff è stata sconfitta da Mertens (futura semifinalista), mentre Sabalenka ha perso da Bartunkova (altra futura semifinalista). Insomma, quasi subito l’evento ha perso le protagoniste più importanti. Eppure secondo me, anche da Pechino sono arrivate indicazioni confortanti sullo stato di salute del tennis femminile.
Intanto in finale sono arrivate due giocatrici che, anche per via dell’età, possono candidarsi come serie alternative ai vertici attuali. Andreeva è già salita al numero 3 della classifica ed è ormai sicura di partecipare alle Finals di fine stagione. Di Zheng ho scritto prima, qui aggiungo solo un dato: essendo nata l’8 ottobre (curiosità: lo stesso giorno di Garbiñe Muguruza) 2002, di fatto ha compiuto gli anni nel corso del torneo appena vinto; a 24 anni è piuttosto giovane, considerando anche le traversie fisiche che hanno rallentato la sua affermazione. Mentre Andreeva è ancora teenager, visto che compirà 20 anni nel 2027, per la precisione il 29 aprile (curiosità: lo stesso giorno di Sara Errani).
Dopo la finale di Wimbledon abbiamo avuto anche la conferma di quanto sia qualitativo e “profondo” il tennis ceco: Nikola Bartunkova, 20 anni compiuti il 25 febbraio (curiosità: lo stesso giorno di Flavia Pennetta), è arrivata in semifinale dopo avere sconfitto due grossi calibri come Sabalenka e Muchova. Ricordo che Bartunkova ha battuto Aryna per 6-4 6-3, in un certo senso completando l’opera che aveva mancato qualche mese fa a Berlino: allora si era trovata in vantaggio contro Sabalenka per 6-2 4-0 prima di subire il ritorno della allora numero uno (2-6 7-6 6-4).
Insomma, anche se comprensibilmente le primissime cominciano a sentire il peso della lunga stagione e delle tante partite, le giocatrici che hanno preso il loro posto non hanno offerto uno spettacolo di basso livello, tutt’altro. E spesso le alternative sono rappresentate da tenniste giovani che lasciano presagire ulteriori possibilità di crescita.
In vista del finale di stagione rimane da capire quanto abbiano ancora nel serbatoio in termini di energie fisiche e mentali le atlete che hanno disputato più match, e anche quanto riusciranno a mantenersi integre in vista delle Finals. Il dibattito su come il tennis possa diventare uno sport logorante ha investito soprattutto il movimento maschile, ma anche tra le donne i forfait non sono mancati: Anisimova, Potapova, Cocciaretto, Pliskova, Raducanu, tanto per fare alcuni nomi, hanno già comunicato che non le rivedremo più in questa stagione; mentre a Pechino sono mancate, oltre alla già citata Pegula, anche Kostyuk, Cirstea, Keys e Navarro.
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