Zheng Qinwen e non solo: tre temi dal WTA 1000 di Pechino

Il ritorno al successo di Zheng Qinwen, il buono stato di salute tecnico della WTA e il cattivo stato di salute finanziario

Di AGF
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Qinwen Zheng – WTA Pechino 2026 (foto via Twitter @WTA)

Zheng Qinwen ha conquistato il WTA 1000 di Pechino; è la prima giocatrice cinese a vincere il torneo di casa da quando è diventato un evento di prima fascia. Come tutti hanno scritto, questo successo certifica il suo ritorno ad alti livelli dopo un lungo periodo di difficoltà, prima fisiche e poi anche tecniche, che l’avevano fatta precipitare addirittura fuori dalle prime cento del ranking WTA.

Ascesa, caduta e ritorno: tutto è avvenuto in meno di tre anni. La fase dei grandi successi risale al 2024: Zheng diventa una delle giocatrici di vertice del circuito a suon di risultati. Cito solo le punte di quella stagione: finalista in gennaio all’Australian Open (sconfitta da Sabalenka), in agosto campionessa olimpica a Parigi sulla terra battuta del Roland Garros e poi finalista al Masters di novembre a Riyadh (sconfitta da Gauff).

Nel 2024 entra di slancio in Top 10, ma il suo best ranking risale al giugno 2025: quando partecipa al Queen’s è la nuova numero 5 del mondo. Del resto ha appena raggiunto la semifinale a Roma, e i quarti al Roland Garros. Sull’erba londinese conquista un’altra semifinale, e si presenta a Wimbledon come una delle favorite. Ma i Championships sono invece il punto di rottura, in senso metaforico ma per certi aspetti anche letterale. Perde al primo turno da Siniakova e nelle interviste post match non fa accenno a problemi fisici. La sintesi delle sue parole è questa: “Giocando in questo modo, non posso pensare di vincere”. In realtà Zheng sta convivendo con crescenti dolori al gomito destro che la penalizzano sempre più. E che la questione sia seria lo testimonia la scelta dell’operazione, avvenuta qualche giorno dopo la sconfitta di Wimbledon.

Ancora in fase di guarigione, salta lo US Open e cerca di rientrare proprio al WTA di Pechino 2025 (mese di ottobre). Non è una buona idea: vince all’esordio contro Arango, ma è costretta al ritiro nel match successivo contro Noskova. Il braccio non è ancora a posto, e la decisione di competere affrettata. In realtà per superare questa fase occorreranno ancora diversi mesi, tanto da dover rinunciare al primo Slam del 2026. Conclusa la convalescenza fisica, inizia la lunga fase della “convalescenza agonistica”. Il ritorno in campo arriva solo in febbraio a Doha, ma è molto tribolato: sono più le partite che perde rispetto a quelle che vince.

Di questa fase difficilissima sul piano tecnico e mentale ricordo due momenti esemplari. Al Roland Garros perde al primo turno da Maya Chwalinska. Ancora non si poteva sapere che Chwalinska sarebbe stata la grande sorpresa del torneo, al punto da raggiungere la finale; in quel momento Maya è soltanto una qualificata che ha sconfitto la campionessa olimpica in carica, e lo ha fatto addirittura per 6-4 6-0. Dal 4-4 primo set Zheng subisce un parziale di 8 game a zero, molto difficile da digerire: nel secondo set viene sballottata dall’avversaria che la spinge avanti e indietro per il campo alternando topponi dal rimbalzo altissimo a smorzate assassine.

Se a Wimbledon l’anno prima non aveva cercato scuse per la sconfitta (anche se in fondo ne avrebbe avuto tutto il diritto) questa volta Qinwen fatica a essere distaccata: sostiene che giocare contro Chwalinska su un campo secondario dagli out piccoli abbia reso il match molto più difficile. Quanto sia complesso per lei accettare la situazione lo testimoniano le lacrime che non riesce a trattenere in conferenza stampa.

Secondo momento da ricordare: Queen’s 2026. Dodici mesi prima si era presentata al via del torneo da testa di serie numero 1 e da fresca numero 5 del ranking WTA. Questa volta è presente solo perché la lista delle partecipanti si definisce con settimane di anticipo; in realtà quando gioca il primo turno è ormai precipitata al numero 122 del ranking. E il campo conferma l’indicazione della classifica: perde in due set da Jacqueline Cristian. La “discesa agli inferi” prosegue con il crollo alla posizione 160 del 15 giugno 2026 e l’uscita al primo turno a Wimbledon (sconfitta da Eala).

L’inversione di rotta avviene a partire dallo US Open; deve passare dalle qualificazioni, ma riesce a spingersi sino ai quarti di finale: sconfigge Keys e Swiatek (con due memorabili rimonte da 0-5 a 7-5), fermandosi solo contro la futura campionessa Rybakina (3-6 6-1 6-4).

L’impegno successivo a Flushing Meadows è proprio quello di Pechino, dove ha confermato il ritorno ad alti livelli. Nel torneo cinese non è stato tutto semplice; nei primi turni per quattro volte è dovuta ricorrere al terzo set; soprattutto contro Bouzkova la partita è stata in bilico sino all’ultimo (7-6(3) 4-6 7-5). Più semplici i tre turni conclusivi, paradossalmente quelli contro le avversarie dal ranking più alto: Svitolina, Mertens e Andreeva, tutte superate in due set.

In finale, contro la fresca numero 3 del mondo Andreeva, ha rischiato di perdere il primo set quando ha concesso tre set point sul 4-5. Ma da quel momento ha cambiato marcia e con un parziale di 11 punti a zero ha chiuso 7-5, di fatto indirizzando la partita (7-5 6-4). Di questo match credo che almeno un dato tecnico vada evidenziato: Zheng è riuscita a vincere pur servendo soltanto il 38% di prime. Sottolineo che nelle sue stagioni migliori Zheng è sempre stata testa a testa con Rybakina per numero totale di ace ed efficacia della prima di servizio. Ecco, che sia riuscita comunque a vincere una finale tanto importante malgrado una percentuale del genere, indica quanto solida sia riuscita ad essere nel resto delle fasi di gioco. E i numeri di fine partita lo certificano: saldo vincenti/errori non forzati: Zheng +6 (24/18), Andreeva +1 (16/15). In semifinale contro Mertens, però, con un rendimento al servizio leggermente superiore (47% di prime) il saldo era stato addirittura di +16 (32/16).

a pagina 2: WTA, lo stato di salute fisico-tecnico

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