Il WTA 1000 di Madrid ha avuto come protagoniste delle fasi decisive quattro giocatrici abbastanza inattese. In finale sono arrivate Marta Kostyuk, poi vincitrice del torneo, iscritta come testa di serie numero 26, e Mirra Andreeva, testa di serie numero 9. Ancora più sorprendenti le semifinaliste: Hailey Baptiste era testa di serie numero 30, mentre Anastasia Potapova era addirittura entrata in tabellone come lucky loser, in seguito al forfait di Madison Keys (intossicazione alimentare).
E così, dopo un inizio di stagione in cui Aryna Sabalenka ed Elena Rybakina avevano monopolizzato i più importanti titoli in palio, in Spagna abbiamo assistito a un torneo differente: le principali favorite sono state eliminate anzitempo e il centro della scena è stato occupato da nomi diversi. Non so se è già stato sottolineato, ma tre delle quattro semifinaliste madrilene hanno una caratteristica in comune: sono diventate piuttosto famose nel mondo del tennis da giovanissime, dimostrando una precocità superiore alla media. Su Andreeva non c’è bisogno di dire molto: classe 2007 è entrata in Top 10 a diciassette anni (febbrario 2025) e ha già vinto cinque titoli WTA, di cui due WTA 1000.
Marta Kostyuk, classe 2002, oggi ha quasi ventiquattro anni, ma aveva stupito tutti per una doppia impresa compiuta a Melbourne che risale a diversi anni fa. Nel 2017, ancora quattordicenne, aveva vinto il titolo junior dell’Australian Open; poi, grazie a quel successo, l’anno dopo aveva ricevuto una wild card per prendere parte alle qualificazioni dello Slam tra le adulte. E ad appena 15 anni aveva messo a frutto nel modo migliore l’invito degli organizzatori: superate le qualificazioni, aveva addirittura raggiunto il terzo turno. L’aveva fermata la connazionale Svitolina, in un derby disputato sulla Rod Laver Arena. Il traguardo raggiunto da Kostyuk era un record per il millennio: era infatti la più giovane giocatrice capace di arrivare al terzo turno dello Slam australiano dai tempi di Martina Hingis (1996).
Infine Anastasia Potapova, classe 2001, altra “baby prodigio”: numero 1 del mondo junior a 15 anni, e campionessa di Wimbledon alla stessa età. Sin da dodicenne era ritenuta dagli esperti di tennis giovanile come una sicura predestinata: vincitrice dell’Orange Bowl under 14 (in finale su Bianca Andreescu, dopo avere sconfitto in semifinale Iga Swiatek) Potapova era stata giudicata dai suoi tecnici così forte sul piano tennistico da decidere di farla smettere di competere tra le ragazze due anni prima della scadenza limite. E così, ad appena 16 anni, si era dedicata esclusivamente al circuito professionistico.
Insomma, l’unica tra le quattro semifinaliste di Madrid che da ragazzina non ha avuto su di sé i riflettori della grande ribalta tennistica è stata Hailey Baptiste. Anche lei come Potapova è del 2001 (novembre), ma la sua carriera ad alti livelli non è stata in discesa, né super-precoce. Anche se, ovviamente, nessuna giocatrice arriva a competere in WTA se non è dotata di un talento superiore. Vediamo come sono andate le cose.
Come il cognome lascia intuire, Baptiste ha ascendenze caraibiche: i genitori sono haitiani, emigrati negli Stati Uniti prima che la figlia nascesse. Hailey è nata a Washington, e nella capitale americana muove i primi passi nel tennis. Quando ha quattro anni, il padre la porta a giocare nei campi situati a pochi isolati da casa, che appartengono alla Washington Tennis and Education Foundation (WTEF). E lei non solo ama moltissimo inseguire la pallina con la racchetta in mano, ma dimostra subito di saperci fare. Non passa molto tempo che la piccola Hailey è già troppo brava per il livello tecnico offerto dai programmi comunitari della WTEF. E visto che nemmeno il padre come sparring partner è all’altezza dei progressi della figlia, ad appena sei anni si sposta in un nuovo circolo, più orientato all’agonismo. Un altro paio d’anni e il padre ritiene che il talento della figlia richieda un ulteriore salto di qualità. Si pensa alla scuola di tennis più prestigiosa della zona: il Junior Tennis Champions Center (JTCC), nel Maryland.
Anche se rispetto a Washington è comunque vicino, rimane un college sportivo da frequentare a tempo pieno. Hailey non ha ancora dieci anni e decidere di iscriversi significa lasciare la vita precedente, scuola inclusa, per intraprenderne una orientata al tennis: l’obiettivo a lungo termine è diventare una professionista. La sua famiglia è tutt’altro che ricca, le incognite sono tante, e la decisione è difficilissima da prendere, perché senza grandi fondi alle spalle il rischio di fare il passo più lungo della gamba è enorme.
Alla fine Baptiste il grande passo lo fa. Scelto il College nel Maryland, inizia il percorso di formazione tipico di chi prova a sfondare nel tennis. Allo Junior Tennis Champions Center conosce Frances Tiafoe, che per molti aspetti ha una storia simile alla sua. Anche la famiglia di Tiafoe non naviga nell’oro: il padre è emigrato dalla Sierra Leone e negli USA ha cominciato come operaio edile; ha lavorato alla costruzione degli edifici dello JTCC e poi, a cantiere terminato, è rimasto come custode. Ma nel college, quelle di Tiafoe e Baptiste sono le eccezioni. Per avere una idea del contesto e dell’ambiente del JTCC, ecco le parole dello stesso Tiafoe: “La mia accademia era piena di ragazzi ricchi, ma ricchi sul serio: c’era gente che aveva lo chauffeur per i gatti”.
Frances Tiafoe ha un fratello gemello di nome Franklyn, che gioca anche lui a tennis. I gemelli hanno tre anni più di Hailey e tra loro nasce una amicizia molto forte, cementata dalle difficoltà di chi deve affrontare gli inizi di carriera nel tennis senza essere milionario. Il periodo più difficile è forse attorno ai 14-16 anni. Se si vuole crescere non ci si può accontentare dei tornei locali: i viaggi si allungano, le spese logistiche crescono, e gli aiuti della federazione non bastano a coprire tutte le spese.
Come testimonianza di questo periodo si trova ancora in Internet la pagina della raccolta fondi intrapresa dalla mamma di Hailey per trovare sostegno alla carriera della figlia, e poterla accompagnare nelle trasferte. Il testo comincia così: “Mi chiamo Shari e sono una ‘mamma del tennis’ che viaggia insieme a sua figlia di 15 anni, Hailey Baptiste”. “La maggior parte dei ragazzi che giocano a tennis a questo livello sono ricchi, ma non la nostra famiglia”. E poi: “Hailey ha riconosciuto che dà il meglio di sé quando viaggiamo tutti come una squadra (lei e i suoi genitori). Pensavamo che sarebbe stata bene viaggiando con gli allenatori, ma è abituata a stare tutti insieme, quindi è questa la situazione in cui si sente a suo agio. Il sogno di Hailey è passare al professionismo a 16 anni, e sappiamo che può farcela. FORZA TEAM HAILEY!”.
Hailey si sposta nel centro USTA di Orlando, in Florida, dove si allenano molte giovani promesse a stelle e strisce. E la concorrenza non manca; cito alcune giocatrici USA nate fra il 2000 e il 2002: Amanda Anisimova, Emma Navarro, Peyton Stearns, Caty McNally, Katie Volynets, Elizabeth Mandlik (tutte del 2001); Alycia Parks, Ann Li, Claire Liu (nate nel 2000), Whitney Osuigwe (del 2002): a oggi solo Osuigwe (campionessa Junior al Roland Garros 2017) non è ancora riuscita a entrare fra le prime 100 del Ranking WTA. Baptiste da junior ottiene risultati in crescita anche se non di eccellenza assoluta: numero 65 nel 2016, numero 40 nel 2017, numero 38 nel 2018, ultimo anno prima del passaggio al professionismo.
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