Il 7 giugno sarà l’ennesima data indimenticabile per il tennis italiano. Al Roland Garros, Flavio Cobolli sfiderà Alexander Zverev in finale. Se per l’azzurro si tratta della prima esperienza in un ultimo atto Slam, non si può dire lo stesso per il tedesco, in passato già sconfitto tre volte nel match che valeva il suo primo titolo Major. Dopo lo US Open 2020, il Roland Garros 2024 e l’Australian Open 2025, Sascha proverà quindi a sfatare il suo tabù negli Slam, lui che sino ad ora ha già vinto 24 titoli (per giunta, in ogni categoria, fuorché appunto nei Major).
Dal lato opposto, Cobolli andrà a caccia del suo quarto sigillo nel circuito maggiore, dopo le firme a Bucarest e Amburgo 2024 e Acapulco 2025. Intanto, grazie al successo per il ritiro di Matteo Arnaldi in quella che sarebbe dovuta essere la prima semifinale Slam tutta azzurra nella storia del tennis, il romano è diventato il sesto tennista italiano a qualificarsi per un ultimo atto di un Major. Domenica andrà quindi in scena la 14ª finale Slam, l’ottava a Parigi, con protagonista un giocatore azzurro. Dopo i due successi Slam di Nicola Pietrangeli, il solo e unico di Adriano Panatta e i quattro di Jannik Sinner, Cobolli proverà a diventare il quarto tennista italiano a trionfare in un Major. Prima però di spingerci troppo in là, andiamo a vedere come sono andate le prime 13 finali Slam che hanno visto in campo i rappresentanti del Tricolore.
Roland Garros 1932
[1] H. Cochet b. [6] G. De Stefani 6-0 6-4 4-6 6-3
È dal 1933 che la definizione di ‘Slam’ è entrata a far parte del vocabolario tennistico. Il Roland Garros è invece denominato così dal 1928. Fatte queste dovute premesse, nel 1932, a Parigi, Giorgio De Stefani è il primo tennista italiano a qualificarsi per la finale di un torneo che un anno dopo sarebbe stato chiamato ‘Slam’. Il veronese di nascita, ma romano d’adozione, si ferma però in finale contro Henri Cochet, uno dei Quattro Moschettieri francesi insieme a René Lacoste, Jacques Brugnon e Jean Borotra. Già quattro volte campione nella capitale francese, Cochet sconfigge De Stefani in quattro set, conquistando così il suo ottavo e ultimo titolo Slam in singolare. Per De Stefani, tennista con due dritti, la finale parigina rimane l’unica giocata in un torneo di quella categoria.
Roland Garros 1959
[3] N. Pietrangeli b. I. Vermaak 3-6 6-3 6-4 6-1
Ventisette anni dopo la finale raggiunta da De Stefani, è un altro tennista romano d’adozione a tornare protagonista al Roland Garros. Si tratta di Nicola Pietrangeli, nato a Tunisi. A Parigi, nel torneo che lo aveva già visto trionfare nel doppio misto un anno prima assieme alla britannica Shirley Bloomer, Pietrangeli si spinge sino all’ultimo atto. Qui si trova davanti Ian Vermaak, sorpresa del torneo. Nicola parte male, ma si riprende subito dopo e regola il sudafricano in quattro parziali, portando così al Belpaese il primo trofeo Major azzurro nella storia. Non contento, Pietrangeli trionfa poi anche nel doppio assieme a Orlando Sirola.
Roland Garros 1960
[6] N. Pietrangeli b. [5] L. Ayala 3-6 6-3 6-4 4-6 6-3
Passa un anno, ma gli equilibri sulla terra rossa non cambiano. La caratura di Pietrangeli su questa superficie è ormai celebre nel panorama tennistico di quel tempo. Nicola si ripete, si qualifica per la finale del Roland Garros e questa volta deve fronteggiare colui che sedici anni dopo sarebbe stato il capitano della Nazionale cilena di Coppa Davis, che a Santiago avrebbe sfidato l’Italia di Pietrangeli: Luis Ayala. I primi tre set hanno il medesimo punteggio dell’ultimo atto andato in scena l’anno prima. La differenza è che il cileno non si arrende nel quarto parziale. Finisce per vincerlo, ma al quinto è Pietrangeli ad avere la meglio.
