WTA Queen’s, Serena Williams: “Non ho nulla da perdere e non ho niente da dimostrare”

“A Wimbledon in singolare? Vedremo se ci arriverò. Non posso dire di sì, non posso dire di no” ha sottolineato la 23 volte campionessa Slam

Di Francesco De Salvin
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Serena Williams (Foto X @usopen)

Il mondo del tennis si interroga sul ritorno in campo di Serena Williams a 44 anni, ma la spiegazione, alla fine, risiede tutta nella sfera più intima della campionessa americana. Non sono i record o la bacheca a muovere i passi della leggenda di Compton, bensì il desiderio – puramente intimo e familiare – di mostrare alle sue figlie cosa sia ancora in grado di fare sul rettangolo di gioco.

Si tratta soprattutto del fatto che le mie figlie possano vedermi giocare”, ha confessato Serena davanti ai taccuini degli addetti ai lavori in quel di Londra. “Olympia ha otto anni ed è un po’ più grande, Adira ne ha due ed è molto piccola, ma si tratta comunque di momenti come questo. In più, essere atleti ai massimi livelli è la cosa migliore che si possa essere. Avere l’opportunità di poterlo fare, forse per un’ultima volta, è fantastico ed emozionante. È estate, le bambine non sono a scuola, quindi è il momento perfetto per scendere in campo, divertirsi e vedere cosa succede”.

Rotazione ridotta in doppio e il grande rebus del singolare a Wimbledon

Niente sforzi titanici, almeno per il momento. La strategia per questo rientro prevede una programmazione soft e mirata: solo tabellone di doppio al Queen’s (e poi a Berlino) in coppia con la talentuosa giocatrice canadese Victoria Mboko. Inevitabile, però, che la curiosità di appassionati ed addetti ai lavori si sia subito spostata sulle chance di rivederla in singolare sui prati di Church Road, l’esame più duro dal punto di vista atletico.

Su questo punto la 23 volte campionessa Slam ha preferito non sbilanciarsi, mantenendo un profilo decisamente coperto ma senza chiudere del tutto la porta a un’eventuale wild card per lo Slam londinese: “Per il singolare? Non posso dire di sì, non posso dire di no. Al momento, no. Sento che probabilmente avrei bisogno di allenarmi un po’ più se volessi giocare in singolare. Vedremo se ci arriverò. E se no, questo non è il mio percorso in questo momento”.

La filosofia di Serena: “Ho già vinto tutto, adesso mi godo il viaggio”

Se da un lato il suo sparring partner David Quayle continua a descriverla (ai colleghi del Telegraph) come “un’incredibile competitrice” – lasciando intendere quanto l’americana soffra l’idea di una sconfitta precoce –, dall’altro Serena ha esibito la consueta regalità nel minimizzare il peso dei risultati a breve termine. Consapevole del suo posto nella storia del tennis mondiale, Williams affronta questa nuova appendice della sua carriera agonistica con la serenità di chi non deve più dimostrare nulla a nessuno, riscoprendo il piacere della routine del tour.

“Non ho bisogno di vincere. Ho vinto più di quanto la maggior parte delle persone vinca in un’intera vita, quindi per me non è importante. Ed è importante che io continui a ricordarlo a me stessa, perché non ho nulla da dimostrare, non ho nulla da perdere, e tutto ciò che arriva qui è solo un guadagno. Penso che la cosa che mi sia mancata di più sia l’atmosfera. E i viaggi. Amo viaggiare e l’ho fatto per tutta la vita. Quando smetti qualcosa che fai da – onestamente, non ricordo nemmeno una data d’inizio – lo dai per scontato. Ora ci sono cose diverse che posso vivere in un modo diverso, come non ho mai potuto fare prima, e farlo anche con la mia famiglia”.

Il fattore Mboko e la metafora della bicicletta

I feedback arrivati dagli HSBC Championships descrivono una Williams già centrata e profonda nei colpi, a tal punto da entusiasmare anche la stessa Mboko: “Sta colpendo benissimo. Penso che abbia un impatto sulla palla così pulito: è davvero un dono di Dio. Personalmente penso che sia pronta a partire”.

Dal canto suo, Serena ha spiegato come la scelta della compagna sia nata all’ultimo minuto dopo averla osservata a Montreal: “L’ho vista giocare a Montreal. Sono rimasta impressionata dal suo atteggiamento e la cosa che mi è piaciuta di più è stata che, la volta successiva che ha giocato, ha continuato a vincere. E così ho pensato: ‘Questo mi piace’. Mi ha ricordato molto me stessa. A volte ne vinci uno e poi hai un piccolo calo, il che è normale, e va bene anche così. Ma ho adorato la sua determinazione. È stato un impegno dell’ultimo minuto, e quindi ho pensato: ‘Ok, con chi gioco adesso?’. È successo tutto all’ultimo minuto”.

Infine, interpellata sulla metafora del ritorno in campo vissuto “come andare in bicicletta”, Serena ha sorriso: “Andare in bicicletta? Sì, ci si sente bene. Ho palleggiato con Vicky (Mboko, ndr.) due volte e oggi mi sono sentita molto meglio da fondo campo. Mi sono sentita molto meglio ovunque. Quindi è sembrato come, ok, è come andare in bicicletta in salita, ma sì, mi sto godendo il viaggio”.

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