Roland Garros donne: lo Slam dell’intelligenza tennistica

La teenager Mirra Andreeva ha vinto il primo Major della carriera, e lo ha fatto sconfiggendo in finale una delle avversarie meno prevedibili nella storia degli Slam: Maja Chwalinska

Di AGF
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Maja Chwalinska (sinistra) e Mirra Andreeva - Roland Garros 2026 (foto X @wta)

Come è stato l’ultimo Roland Garros al femminile? Dovessi sintetizzarlo in poche righe, comincerei da queste due cose: è stato lo Slam che ha visto prevalere l’Europa dell’est e l’intelligenza tennistica. Dopo la scrematura dei primi turni, infatti, a giocarsi i quarti di finale sono arrivate otto giocatrici tutte provenienti dalla Europa orientale: tre tenniste dalla Russia (Andreeva, Kalinskaya e Shnaider) due dall’Ucraina (Svitolina e Kostyuk) e poi una dalla Bielorussa (Sabalenka), dalla Polonia (Chwalinska) e dalla Romania (Cirstea). Sono stati gli ottavi di finale a togliere dal torneo Svizzera, Francia, Giappone, USA, Cina, riducendo la provenienza delle protagoniste a un’area ben precisa. Ma per fortuna omogeneità geografica non ha significato anche omogeneità di stili di gioco; anzi.

E questa considerazione ci porta direttamente all’aspetto più interessante del torneo, almeno per come la vedo io. A Parigi abbiamo assistito a match in cui si sono fronteggiati stili di tennis anche molto diversi fra loro, ma in fondo, a misurarsi in finale, sono arrivate le due protagoniste che hanno dimostrato di possedere una capacità di interpretazione del gioco molto superiore alla media. Andreeva e Chwalinska nella loro diversità hanno dato prova di avere in comune una dote fondamentale: l’intelligenza tennistica. E nel corso del Roland Garros hanno disputato alcuni match che sono stati delle autentiche masterclass sotto questo aspetto. Cominciamo dalla vincitrice.

Mirra Andreeva
Nata il 29 aprile 2007, a diciannove anni appena compiuti Andreeva ha già vinto uno Slam e non lo ha fatto da nome inatteso, ma, al contrario da quarta favorita della vigilia. I bookmaker, infatti, prima del via la quotavano dietro soltanto a Sabalenka, Swiatek e Gauff. A dimostrazione di quanto sia stata precoce, possiamo dire che Mirra stia già vivendo la terza fase di carriera, dopo avere attraversato e superato le prime due. Quali sono queste fasi? La prima è quella da rookie, direbbero gli americani. Cioè quella della esordiente che affronta il circuito WTA come nuovo personaggio. Di solito questo è il periodo più semplice e spensierato per una tennista, perché tutto quello che viene è quasi un regalo. Nessuno ti mette pressioni e si affrontano le avversarie e le situazioni senza particolari responsabilità; e se si possiede talento, i risultati arrivano quasi naturalmente, perché la mente è libera e leggera.

Ma questa fase non può durare per sempre, perché il circuito tennistico sembra strutturato apposta per accrescere lo stress. E così, nella seconda fase, le nuove arrivate improvvisamente scoprono quanto può essere complicato il mestiere scelto: continui viaggi e spostamenti, responsabilità crescenti, le avversarie che ti studiano e ti affrontano in modo più incisivo, e i punti in scadenza da confermare. Il rischio della crisi è così alto da risultare quasi inevitabile. Personalmente l’ho definita la “sindrome del sophomore”, e Andreeva l’ha vissuta nel modo più classico possibile, con tutti i sintomi più evidenti: nausea nei confronti del tennis, difficoltà di relazione con il coach, e un periodo di risultati negativi nel quale si mischiano le debolezze mentali con quelle tecniche.

Nel 2025 Mirra aveva vinto a Indian Wells sconfiggendo la numero 1 del mondo Sabalenka. Un anno dopo, chiamata a difendere i 1000 punti conquistati in California, è caduta al secondo match, eliminata dalla numero 44 Siniakova. Quando Siniakova ha chiuso il match point grazie a un nastro beffardo, Mirra ha ceduto. Dodici mesi prima alzava il trofeo davanti a un pubblico che la esaltava, questa volta uscendo dal campo ha letteralmente mandato a quel paese (eufemismo) tutti. Ma proprio tutti, a conferma di quanto generalizzato fosse il disagio.

Ma non c’era solo la crisi mentale. Insieme a questa, nei mesi precedenti era emersa una seria debolezza tecnica: il dritto non funzionava più. Sempre più spesso capitava di vederla rinunciare al colpo in topspin a favore della esecuzione in back, che evidentemente riteneva più sicura, ma che la rendeva una giocatrice con una fragilità marcata. Riporto quanto avevo scritto in febbraio, dopo l’ultimo Australian Open: “Le titubanze esecutive dalla parte del dritto sono diventate così palesi che ormai tutte le avversarie scelgono la stessa tattica: insistono sul suo colpo più debole aspettando un errore. (…) Queste partite di Andreeva hanno un effetto collaterale che non riguarda solo Mirra, ma anche noi spettatori. Mi spiego: lo scorso anno nel suo periodo migliore Andreeva era una tennista che si distingueva per la capacità di offrire match pieni di variazioni tecniche e tattiche; vederla giocare era un piacere per chi ama il tennis articolato e intelligente. Oggi invece è diventata protagonista di partite prevedibili e ripetitive, proprio perché alle avversarie non occorre inventarsi molto per metterla in difficoltà, e lei non sembra avere la soluzione per sconfiggere una impostazione tattica tanto banale, e noiosa, quanto efficace”.

Dopo il 6-0 nel terzo set incassato da Mboko a Miami nel mese di marzo, Andreeva è tornata in aprile sulla terra di Linz, affrontando e vincendo il torneo senza la presenza della sua allenatrice, Conchita Martinez. Il cambio di superficie ha coinciso con la risalita tecnica e mentale: vittoria in Austria, semifinale a Stoccarda, finale a Madrid, quarti a Roma. Il periodo da sophomore era concluso e stava iniziando una nuova fase di carriera, la terza? Aveva raggiunto un nuovo equilibrio? Per esserne davvero sicuri, rimaneva da scoprire se sarebbe stata in grado di reggere anche le pressioni di uno Slam, nel quale era ormai attesa al varco. Si sarebbe lasciata alle spalle i problemi avuti proprio al Roland Garros 2025, in occasione del quarto di finale contro Boisson?

a pagina 2: Le partite del Roland Garros di Andreeva

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