ATP Montecarlo: in scioltezza Wawrinka, Nadal, Federer. Spettacolo Monfils-Dolgo

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ATP Montecarlo: in scioltezza Wawrinka, Nadal, Federer. Spettacolo Monfils-Dolgo

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Vince facile il primo match sul centrale Stan Wawrinka: 6-1 6-1 a Juan Monaco. Lo segue a ruota Nadal, che travolge il povero Pouille 6-2 6-1. Berdych batte Stakhovsky, Federer liquida Chardy 6-2 6-1

[2] R. Federer b. J. Chardy 6-2 6-1  (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Vedete QUI la conferenza stampa di Roger Federer in inglese

 

Leggi QUI la conferenza stampa di Roger Federer

Quando parliamo di Roger Federer e Jérémy Chardy non possiamo non pensare allo scontro “shock” in quel di Roma l’anno scorso, in cui il simpatico transalpino ha estromesso al 2° turno il campionissimo elvetico, provocando una cocente delusione a tutto il pubblico italiano e del Foro Italico. Eh già, il 28enne di Pau, attuale n. 35 del ranking, ha compiuto il più bell’exploit della carriera, producendo il suo più bel tennis, supportato da una notevole maturità tennistica e grande tenuta mentale. In un match al cardiopalma, Jérémy, dopo aver perduto il primo set 6-1, ha strappato il secondo set a Roger per 6-3 e, nel terzo lottatissimo parziale, ha annullato perfino un matchpoint svizzero con un ormai celeberrimo passante di dritto incrociato in corsa, per poi aggiudicarsi per 8 punti a 6 il tie break. Insomma, da quel giorno anche il buon Chardy ha potuto ascrivere nella sua bacheca lo scalpo rossocrociato.

Dopo quello scontro, Federer è riuscito a “vendicare” la sconfitta romana proprio in terra di Francia, arrecando, a sua volta, la delusione al pubblico transalpino di Parigi-Bercy. I due hanno dato vita ancora una volta ad uno scontro scintillante e ricco di colpi di scena, conclusosi 7-6(5) 6-7(5) 6-4 per l’ex n. 1 del mondo.

E oggi che succederà qui a Montecarlo? Non siamo né in Italia né in Francia, ma forse qui sul “Rocher” – come lo chiamano i monegaschi – l’atmosfera si arricchisce del mélange di entrambi i paesi…

Federer fa il suo esordio sul Court Central difendendo la finale dell’anno scorso, persa dall’amico Stan Wawrinka, battuto per la seconda volta in carriera in finale da un connazionale (dopo la finale persa da Marc Rosset a Marsiglia nel 2000). Chardy, che nel 2014 entra per la prima volta nei Top 30, ritorna a Montecarlo per la sesta volta mentre si tratta della partecipazione n. 12 per Roger Federer che, nel Principato, ha già disputato ben 4 finali (nel 2006, 2007 e 2008 contro Rafa Nadal e nel 2014 opposto a Wawrinka), dovendo rimandare ancora il successo nell’uno dei due Masters 1000 che mancano ancora al suo scintillante palmares.

Insomma, les jeus sont fait, rien ne va plus….la parola al campo.

Stranamente gli spalti non sono ancora gremiti e, forse, tanti spettatori intenti a seguire il match tra Fognini e Dimitrov sul Court des Princes, non hanno ancora fatto in tempo a prendere posto sul centrale; Federer, invece, dal canto suo, è stato rapido come la folgore; sia nell’aggiudicarsi i primissimi giochi che l’intero primo set poiché, in soli 26 minuti, liquida il povero Chardy per 6-2. Lo svizzero impone fin da subito un ritmo a dir poco frenetico, schizzando sul campo per guadagnare la rete il prima possibile. Gli funziona davvero tutto: servizio, dritto, volé… In vantaggio sul 2-1 strappa il servizio al transalpino, salendo 3-1 e poi rapidamente 4-1. Chardy non riesce più di tanto a costruire un’offensiva temibile e, alla fine, il n. 2 del mondo chiude agevolmente il set per 6-2.

Non c’è che dire, oggi Roger è più che mai determinato a fare un sol boccone di Jérémy poiché anche nella seconda frazione ingrana la quinta per salire 2-0. Unica differenza col primo set è una piccola distrazione da parte di Federer che cede il servizio. Tuttavia arriva di nuovo un break svizzero sul 2-1 che permette poi all’elvetico di allungare le distanze sul 4-1 in un baleno. Lo svizzero incalza senza sosta l’avversario che, oggi, pare abbia le armi spuntate, soprattutto al servizio. Insomma, delle battaglie di Roma e Parigi oggi non v’è traccia. L’ex n. 1 del mondo liquida la pratica Chardy in 53 minuti con lo score di 6-2 6-1.

Per Federer ora ci sarà il vincente tra Monfils e Dolgopolov, il cui match è in programma sul Court des Princes: “Sono contento di giocare contro Gael“, ha dichiarato Federer. “È un grande giocatore, e un carissimo ragazzo”

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[3] R. Nadal b. [WC] L. Pouille 6-2 6-1 (Da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Vedi QUI la conferenza stampa di Rafael Nadal

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Doloroso il battesimo del fuoco per il giovane Lucas Pouille; il francese, che si era ben messo in luce con la vittoria su Thiem, dura poco più di un’ora sul Centrale, schiacciato dalla straripante superiorità di un Nadal non eccezionale, semplicemente ancora non alla sua portata. Due set morbidi per una mattinata in ufficio, in cui il maiorchino dimostra di non preoccuparsi troppo di avere un piano tattico, quanto piuttosto di mantenere regolarità e costanza; scambi lunghi al ritmo in cui Nadal potrebbe andare avanti per ore, profondità estrema con un dritto oggi non devastante, ma precisissimo e fastidioso da ogni lato del campo. Pouille pecca di monotonìa nel cercare in continuazione il rovescio di Rafa, che è bravo a reggere prima di invertire le diagonali con lungolinea carichi e arcuati; il transalpino sciorina comunque delle soluzioni apprezzabili, ricordandosi con troppa poca frequenza di non avere nulla da perdere e affidandosi a combinazioni di servizio in fuori e dritto dalla parte opposta che scaldano il caloroso pubblico amico. Nadal, che visto da vicino fa davvero spavento per la velocità e la potenza con cui governa i quadricipiti, ottiene i break in ciascuno dei giochi in cui ne ottiene la possibilità, eccezion fatta per il quarto, in cui un dritto ad uscire di Pouille flirta con la riga e permette al francese di respirare almeno qualche punto in più, prima che i suoi tentativi di approccio a rete vengano continuamente frustrati dai micidiali passanti di Nadal, che chiude il primo parziale per 6-2. Lo spagnolo archivia in proprio favore dieci degli undici games conclusivi, permettendo a Pouille di evitare il bagel quando con autorità il giovane francese aggredisce le traiettorie alte che provengono dalla sua sinistra e spara all’incrocio delle righe con il rovescio, ma c’è ben poco altro da segnalare.

Nadal incontrerà al terzo turno il vincente tra Isner e Toricki, con lo statunitense che già in passato gli ha creato qualche grattacapo sulla terra rossa (Roland Garros 2011, quando Isner era avanti di due set a uno). A Pouille non resta che fare tesoro di questi tre giorni, grazie ai quali è salito agli onori dell’attenzione mediatica del suo paese e si è avvicinato alle prime 100 posizioni del ranking.

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[7] S. Wawrinka b. J. Monaco 6-1 6-4 (da Montecarlo, Alberto Prestileo)

La conferenza stampa di Wawrinka in inglese qui

Leggete QUI la conferenza stampa di Wawrinka

“Sono contento della partita che ho fatto. Ho giocato bene, è stato un buon match, soprattutto perché contro un avversario ostico come Monaco – ha detto Wawrinka in conferenza stampa – Mi sono allenato bene prima del torneo e sono contento di come sto reagendo alla terra”

Nella mattinata del Principato di Monaco, tra sole e qualche nuvola minacciosa, scende in campo Stan Warinka contro Juan Monaco. Ad accoglierli sul centrale una cornice di pubblico degna dell’ultimo turno di qualificazioni, ma l’orario è dei più difficili e, si sa, i monegaschi sono comodisti.

Passando alla partita, il numero 2 di Svizzera parte subito forte: sbaglia poco con dritto e rovescio, è efficacie al servizio e brekka così subito l’argentino. Stan va col pilota automatico in tutti i suoi turni di battuta, concede al massimo un 30 a Monaco, al quale invece strappa nuovamente il servizio. Il 6-1 è così servito agli occhi dei non tantissimi astanti, testimoni di un Wawrinka in grande spolvero.

Alle riprese dei giochi, delle grigie nuvole portano via il sole e, probabilmente, anche la brillantezza dell’elvetico. L’ex vincitore dell’Australian Open non è più sicuro sul dritto, sbaglia più di un servizio e tiene aperto il secondo set. L’impressione è che la partita dipenda esclusivamente dalle lune, o forse dal sole in questo caso, di Wawrinka e che lui, e soltanto lui, decida se chiuderla o meno. Dall’altra parte della rete, il numero 42 del mondo non si fa pregare e coglie tutte le occasione che StanTheMan gli da. Strappa così subito il servizio, salvo poi restituirlo subito. Se però il pubblico aumenta, lo stesso non si può dire dello spettacolo. Il livello della partita, per colpa soprattutto di Wawrinka, cala di molto e i break fioccano. Si arriva così sul 4-4 e servizio Monaco, vero momento clou del match: lo svizzero non vuole allungare ulteriormente la partita, e mette pressione all’avversario. L’argentino, dal canto suo, prova a difendersi al meglio, senza però riuscirci più di tanto: l’elvetico riesce infatti a brekkare il buon Juan e, nel game successivo, chiude la partita.

Dopo un’ora e 11 minuti, Wawrinka porta a casa la partita ed arriva al secondo turno, dove affronterà Grigor Dimitrov.

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[14/WC] G.Monfils b. A.Dolgopolov 7-6(5) 7-6(6) (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Di gran lunga l’incontro più divertente del torneo; Gael Monfils azzanna il doppio tiebreak per arginare un Dolgopolov minaccioso di piena e si garantisce un terzo turno contro Roger Federer, per sperare di ripetere le prestazioni offerte a Shangai 2013 (in cui vinse in tre set) e US Open del 2014 (in cui era avanti due set a zero e due matchpoint prima di collassare e perdere in cinque). Il francese si garantisce il passaggio del round dando fondo ad un’inaspettata riserva di lucidità, che gli permette di non smontarsi quando sotto di un break nel primo set, né di andare in panico una volta che nel secondo Dolgopolov riesce a rientrare due volte in partita per poi allungare fino al gioco decisivo, sprecando un set point; altissimo il contenuto tecnico dell’incontro, specialmente negli ultimi cinque giochi quando l’ucraino attacca la spina e raggiunge il proprio Nirvana tennistico: il gioco che permette a Monfils di livellare il secondo set sul 2-2 è un sunto di spettacolo ed entusiasmo, con un susseguirsi di palle corte, rincorse e accelerazioni in controtempo. Dologpolov si autocondanna con  gratuiti di grave ingenuità, come quando consegna il secondo matchpoint all’avversario con un rovescio non impossibile che fa troppa amicizia con il nastro; inutile il coraggio dimostrato sul 4-4 nel secondo parziale, quando sotto 0-40 il sovietico infila cinque prime, seguite da altrettanti dritti piatti e ficcanti. Alle mie spalle risuona chiarissima la voce di Ian de Witt, allenatore di Monfils, che invita l’allievo a una maggiore aggressività con continui “return deeper!” che per poco non gli costano il coaching; il transalpino si fa trascinare dal gaudio del pubblico, e si sente perfettamente a proprio agio quando il contesto si pone a metà fra l’agonismo e la showmanship: il punto che comporta il 4-4 nel set d’apertura è un susseguirsi di rincorse che culminano in un tweener del guadalupense, agilmente raccolto da una voleè di dritto di Dolgopolov. Da lì al tiebreak passano due break consecutivi, causati da stecche e scelte tattiche sbagliate da parte di entrambi; anche il primo joeux decisif si rivela instabile, condito da cinque minibreak totali, tra cui quello decisivo che Dolgopolov impacchetta con un dritto da riscaldamento terminato in corridoio. Monfils, che in carriera vanta due finali consecutive perse in un mille francese, seppur sul duro di Bercy nel 2009 e nel 2010, ringrazia i raccattapalle ad ogni passaggio di asciugamano, e il suo contagioso buonumore desta la naturale simpatia del tifo, che esplode quando un suo servizio vincente gli permette di annullare il set point che Dolgopolov si era procurato sul 5-4 in suo favore grazie ad uno stupendo dritto anticipato in cross; l’ucraino spreca per due volte un minibreak di vantaggio nel tiebreak del secondo parziale, prima di commettere il grave svarione del quale Monfils ringrazia educatamente con il successivo imprendibile dritto lungolinea. Federer-Monfils è prevista come seconda partita sul Centrale nella giornata di giovedì, con in palio una chance di semifinale da contendere a chi la spunterà tra Wawrinka e Dimitrov.

Le altre partite

Buona prova di Jo-Wilfred Tsonga contro Goffin: il numero 2 di Francia, e 14 del mondo, supera agevolmente il giovane belga, numero 21 del mondo, in un’ora e 24 minuti. Il 6-3 6-4 finale è frutto di due soli break, concessi da Goffin a fine primo ed inizio secondo set. Tsonga ha così avuto una serie di 5 game di fila, che gli hanno permesso di portare a casa la partita e approdare al terzo turno contro Cilic. Sul Court des Princes, Berdych batte in due set Stakhovsky, 6-4 7-6(2), in un match più complicato del previsto: se nel primo set il ceco riesce a strappare il servizio all’avversario, nel secondo necessita del tiebreak per chiudere set e partita. Al terzo turno sarà contro Bautista Agut che, a sua volta, ha battuto Kohlschreiber in tre set, 6-7 (3) 6-3 7-6 (4). Altro match del campo dei Principi quello tra Raonic e Sousa. L’allievo di Piatti e Ljubicic ha qualche difficoltà in più del previsto ma alla fine batte in due set il portoghese: 6-3 7-6 (4) il punteggio dopo un’ora e 26. Infine, sul campo numero 2, Robredo, giustiziere del nostro Seppi, ha battuto 6-1 6-1 Granollers. Al terzo turno sarà proprio contro Raonic. Dopo lo spagnolo, è stato il turno di Gilles Simon, relegato ancora in un campo secondario ma ugualmente vincente: 6-4 7-5 sul connazionale Paire. Al terzo turno sarà contro Ferrer. Ultima partita sul campo numero 2, quella tra Isner e Troicki: il gigante americano ha avuto bisogno di due tie break, uno finito a 4 e l’altro a 5, per avere la meglio sul serbo. Prossima partita contro Nadal.

 

Tutti i risultati

[7] S. Wawrinka b. J. Monaco 6-1 6-4
[3] R. Nadal b. [WC] L. Pouille 6-2 6-1
[2] R. Federer b. J. Chardy 6-2 6-1
[11] J. Tsonga b. D. Goffin 6-3 6-4
[6] T. Berdych b. S. Stakhovsky 6-4 7-6 (2)
[9] G. Dimitrov b. F. Fognini 6-3 6-4
[4] M. Raonic b. J. Sousa 6-3 7-6 (4)
[14/WC] G. Monfils b A. Dolgopolov 7-6 (5) 7-6 (6)
[16] T. Robredo b. M. Granollers 6-1 6-1
[10] G. Simon b. [Q] B. Paire 6-4 7-5
[15] J. Isner b. V. Troicki 7-6 (4) 7-6 (5)
[12] R. Bautista Agust b. P. Kohlschreiber 6-7 (3) 6-3 7-6 (4)

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Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

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Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

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