Cinque cose sul prossimo Roland Garros maschile

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Cinque cose sul prossimo Roland Garros maschile

Tutto quello che c’è da sapere sul secondo Slam dell’anno: chi ci sarà, chi no, chi ritornerà e chi esordirà. E poi i possibili incroci delle teste di serie, il programma e i record di uno Slam che ha avuto lo stesso vincitore in nove delle ultime dieci edizioni

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Chi mancherà, chi ritornerà e chi esordirà – Erano cinque i tennisti che avevano richiesto di entrare in tabellone con il ranking protetto: Juan Martín del Potro, Tommy Haas, Florian Mayer, Janko Tipsarevic, Radek Stepanek. Il cut-off era quindi alla posizione numero 99 del ranking ma poiché Haas e del Potro hanno annunciato il ritiro, entrano in tabellone anche il numero 100 e 101 ATP, Nicolás Almagro e Andrey Kuznetsov. Essendo cominciate le qualificazioni, ogni altro tennista che annuncerà il ritiro non verrà sostituito dal primo tennista in ordine di classifica bensì da un lucky loser (cioè uno dei tennisti sconfitti nel turno decisivo delle qualificazioni). Pare che rivedremo Florian Mayer, che a Roma ha perso solo 7-6 al terzo contro Kevin Anderson, Janko Tipsarevic, che ha vinto un paio di partite (a Bucarest e Monaco di Baviera) e Radek Stepanek, che ha vinto una partita a Monaco e partecipato a un paio di challenger senza però mai vincere un match. L’assenza più pesante, comunque, dovrebbe essere quella del canadese Milos Raonic, testa di serie numero 6. Il suo ritiro, comunque, non è ancora ufficiale per cui il suo posto verrà preso eventualmente da un lucky loser (ma ci torneremo più avanti).
Le wild-card in tabellone sono otto: sei francesi (Quentin Halys, Maxime Hamou, Nicolas Mahut, Paul-Henri Mathieu, Lucas Pouille ed Edouard Roger-Vasselin), un americano (Frances Tiafoe) e un australiano (Thanasi Kokkinakis). I restanti sedici posti saranno occupati dai tennisti provenienti dalle qualificazioni. Gli esordienti al Roland Garros sono quasi tutti tra le wild-card: Halys, Hamou, Kokkinakis e Tiafoe non hanno mai giocato a Parigi tra i professionisti (Kokkinakis però vanta due secondi turni raggiunti quest’anno e lo scorso anno a Melbourne). L’altro debuttante nel torneo è il belga Ruben Bemelmans (come per Kokkinakis, però, non sarà il primo Slam in assoluto).

Le teste di serie – Come detto poco fa, dei primi 32 del mondo solo Milos Raonic non dovrebbe partecipare al Roland Garros a causa dell’operazione al piede che già lo ha costretto a rinunciare a Roma. Essendo la testa di serie numero 6 del tabellone, il suo ritiro causerebbe un bello scossone alle teste di serie. L’effetto principale riguarda Stan Wawrinka, perché lo svizzero rientrerebbe in extremis tra i primi otto. Il sorteggio è previsto per venerdì alle ore 11:30. Le teste di serie sarebbero suddivise così:

1-2: Djokovic – Federer
3-4: Murray – Berdych
5-8: Nishikori – Nadal – Ferrer – Wawrinka
9-12: Cilic – Dimitrov – López – Simon
13-16: Monfils – Tsonga – Anderson – Isner
17-24: Goffin – Robredo – Bautista-Agut – Gasquet – Cuevas – Kohlschreiber – Mayer – Gulbis
25-32: Karlovic – García López – Tomic – Fognini – Kyrgios – Mannarino – Troicki – Verdasco

 

Il regolamento prevede che le prime otto teste di serie vengano sorteggiate al terzo turno con i tennisti compresi tra la venticinquesima e la trentaduesime posizione. Questo significa che i tennisti tra la nona e la sedicesima verranno fatti incontrare al terzo turno con quelli compresi tra la diciasettesima e la ventiquattresima. Inoltre, i primi quattro del tabellone non possono essere sorteggiati agli ottavi contro i tennisti compresi tra la nona e la dodicesima posizione (che invece pescano agli ottavi quelli tra la quinta e l’ottava posizione). Al terzo turno, per i primi otto, ci sono un bel po’ di mine vaganti: i più pericolosi, a occhio, sono Guillermo García López (numero 11 della Race), Fabio Fognini (che ha battuto Nadal a Rio de Janeiro e Barcellona) e Nick Kyrgios (che ha battuto Federer a Madrid). Mannarino, Troicki e Karlovic sembrano meno pericolosi mentre Verdasco è il solito enigma e in quanto tale è imprevedibile (l’anno scorso giocò un buon torneo e perse solo agli ottavi contro Murray). Agli ottavi, invece, Djokovic, Federer, Murray e Berdych dovranno guardarsi da quattro tennisti decisamente poco agevoli: Monfils, Tsonga, Anderson e Isner. Federer, per dire, ha perso con tre di loro su terra; Djokovic al Roland Garros 2012 dovette annullare quattro match point a Tsonga; Berdych ha perso due anni fa proprio a Parigi contro Monfils. Il meno complicato da affrontare sembra essere Kevin Anderson, che negli ultimi quattro anni ha incontrato Berdych per ben dodici volte, perdendo sempre. Per le teste di serie comprese tra il numero 5 e il numero 8 i problemi, paradossalmente, sembrano minori: Cilic non è mai stato un fenomeno su terra e dopo la sbronza degli US Open non ha più giocato a quei livelli mostruosi mentre Dimitrov è in crisi di gioco e risultati; López e Simon, al contrario, sono giocatori da non sottovalutare (più il francese dello spagnolo, almeno su terra) e che potrebbero mettere in difficoltà i tennisti meno continui (un nome a caso: Wawrinka). Nishikori, di recente, ha perso contro López a Indian Wells e negli head-to-head con lo spagnolo è in parità (tre vittorie a testa). Ma il sorteggio sarà interessante soprattutto per i possibili incroci ai quarti. Occhi puntati sul numero sei del tabellone, Rafael Nadal, che non si è mai presentato a Parigi con una testa di serie così bassa (nel 2005 era numero 5). Al meglio dei cinque set, su terra, Nadal ha perso una sola volta in carriera. E lo stesso Nadal lo ha detto: sulla lunga distanza vengono fuori i tennisti più forti. Il problema è: Nadal, ad oggi, è tra i tennisti più forti? Occhio naturalmente a Kei Nishikori, che però non ha mai raggiunto i quarti a Parigi, e David Ferrer, che è uno dei quattro tennisti in tabellone ad aver giocato una finale al Roland Garros. Chiude il secondo quartetto Stan Wawrinka: lo svizzero è un tennista particolarmente imprevedibile ed è difficile dire dove può arrivare. L’anno scorso perse al primo turno ma due anni fa giocò un tennis paradisiaco contro Richard Gasquet prima di arrendersi a Nadal nel turno successivo.
Il discorso cambia se Raonic dovesse decidere di giocare: Wawrinka scalerebbe infatti alla posizione numero 9, diventando di gran lunga il tennista più pericoloso in ottica ottavi per Nishikori, Raonic, Nadal e Ferrer; Isner farebbe spazio a Simon (per la gioia di Federer), e lo statunitense sostituirebbe Gulbis, che finirebbe nell’ultimo gruppo delle teste di serie. Ma ad oggi è difficile immaginare Gulbis oltre il primo turno del torneo parigino (dove difende una semifinale).

Gli italiani – I quattro moschettieri sono sempre loro: Fabio Fognini, Andreas Seppi, Simone Bolelli e Paolo Lorenzi. Di loro quattro, Fognini è l’unico che sarà in tabellone con una testa di serie (la ventottesima o la ventinovesima) ed è l’unico ad aver raggiunto i quarti di finale in questo torneo (e anche negli Slam in generale). Il miglior risultato di Seppi è il quarto turno del 2012, quando si trovò addirittura avanti di due set contro il numero uno del mondo, Novak Djokovic. Bolelli ha raggiunto il terzo turno una sola volta, nel 2008, mentre Lorenzi è entrato nel tabellone principale per quattro volte ma non è mai riuscito a passare il primo turno (nel 2013 riuscì a rimontare due set a Tobias Kamke ma perse 6-3 al quinto). Nel tabellone di qualificazioni sono ben otto gli azzurri in tabellone: Andrea Arnaboldi, Roberto Marcora, Luca Vanni, Thomas Fabbiano, Potito Starace, Matteo Viola, Filippo Volandri e Marco Cecchinato. Di questi otto, tre di loro hanno già giocato nel tabellone principale: Arnaboldi (nel 2014, passando per le qualificazioni), Starace (nove volte tra il 2004 e il 2014, raggiungendo il terzo turno nel 2004 e nel 2007) e Volandri (nove volte tra il 2003 e il 2014, raggiungendo gli ottavi nel 2007). Negli altri Slam Fabbiano è riuscito a qualificarsi per gli US Open nel 2013, Matteo Viola per gli Australian Open 2012 (Starace e Volandri li hanno giocati tutti e quattro più volte).

Il programma – Il primo giorno di gioco per quanto riguarda il tabellone principale è domenica 24 maggio mentre la finale si giocherà domenica 7 giugno. Si gioca dalle 11 finché non arriva il buio: i campi del Roland Garros, infatti, non sono dotati di tetto e non si gioca con l’illuminazione artificiale come succede invece negli altri Slam. Il primo turno verrà completato martedì 26 maggio e da allora ogni turno prenderà due giorni: il secondo turno si gioca mercoledì 27 e giovedì 28, il terzo venerdì 29 e sabato 30, gli ottavi di finale il 31 maggio e il 1° giugno, i quarti di finale il 2 e il 3 giugno. Le semifinali si giocheranno venerdì 5 giugno (la prima semifinale alle 13, l’altra a seguire) mentre la finale sarà il 7 giugno intorno alle 15 (prima c’è il doppio femminile).

I record (ha collaborato NoMercy)– Partiamo dal campione in carica, Rafael Nadal, che cercherà di andare in doppia cifra a Parigi. Nessuno è mai riuscito a farlo negli Slam tra gli uomini mentre tra le donne c’è riuscita solo Margaret Court, che ha vinto undici titoli in Australia. Solo Martina Navratilova, nell’Era Open, è riuscita a vincere tante volte lo stesso Slam in singolare quanto Nadal (ha vinto nove volte Wimbledon tra il 1978 e il 1990). Se lo spagnolo dovesse vincere il decimo titolo nelle ultime undici edizioni, allungherebbe la striscia di anni consecutivi con almeno un titolo Slam (per ora è a quota 10). Nadal inoltre diventerebbe il primo nell’Era Open a vincere lo stesso titolo Slam per sei volte di fila. In precedenza hanno fallito sia Björn Borg (sconfitto in finale a Wimbledon nel 1981) che Roger Federer (sconfitto in finale a Wimbledon nel 2008 e in finale agli US Open nel 2009). Nel caso vincesse il torneo senza beneficiare di walkover ritoccherà la striscia di partite vinte consecutivamente nello stesso Slam: Borg è a quota 41, Federer invece è a quota 40 perché sia nella striscia londinese che in quella newyorkese usufruì di un walkover.
Novak Djokovic cerca invece di completare finalmente il Career Grand Slam dopo aver perso in finale due delle scorse tre edizioni (e perdendo in semifinale nel 2013 quella che era una finale anticipata) sempre contro Rafael Nadal. Djokovic inoltre vuole diventare il primo tennista dai tempi di Jim Courier (1992) a vincere i primi due titoli dello Slam. Dovesse completare il Career Grand Slam, Djokovic sarebbe solo l’ottavo tennista a completare questo traguardo (il terzo negli ultimi sei anni): i magnifici sette sono Fred Perry, Don Budge, Rod Laver, Roy Emerson, André Agassi, Roger Federer e Rafael Nadal.
Roger Federer, dal canto suo, proverà a vincere per la seconda volta il trofeo che ha più a lungo inseguito prima di festeggiare in lacrime nel 2009 la fine di una caccia che sembrava stregata. Se dovesse farcela, sarebbe il primo tennista nell’Era Open a completare un Double Career Grand Slam, cioè conquistare almeno due volte ciascun titolo dello Slam. Prima dell’Era Open, invece, ci sono già riusciti Rod Laver e Roy Emerson.
Ranking alla mano, gli altri tennisti che hanno qualche possibilità di vincere il torneo sono Andy Murray, Tomas Berdych, Kei Nishikori, David Ferrer e Stan Wawrinka. Tra di loro solo Ferrer ha giocato una finale a Parigi (nel 2013). Murray e Berdych hanno giocato almeno una semifinale (Tomas nel 2010, Andy l’anno dopo e lo scorso anno), Wawrinka non è mai andato oltre i quarti di finale mentre Kei Nishikori è il tennista con i peggiori risultati a Parigi, non avendo mai fatto meglio degli ottavi.

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Roland Garros: Trevisan avanti tutta verso una chance per tornare negli ottavi

Vittoria facile per Martina Trevisan su Magda Linette. Daria Saville ultimo ostacolo prima della seconda settimana. Le superstizioni di Martina

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

M. Trevisan b. M. Linette 6-2 6-3

Non c’è dubbio che l’aria di Parigi debba proprio fare bene a Martina Trevisan. La giocatrice toscana dopo aver concesso solamente due giochi alla sua avversaria di primo turno Harriet Dart ne ha lasciati appena tre in più a Madga Linette, n. 56 WTA, che all’esordio nel torneo aveva eliminato la testa di serie n. 6 Ons Jabeur.

Un match dominato dall’inizio alla fine durante il quale Martina ha mantenuto quasi sempre il pallino degli scambi, spingendo molto dalla sua parte destra sulla diagonale, in particolare utilizzando il diritto anomalo mancino. “Sapevo che a lei piace molto la palla piatta, per cui ho provato a fare delle variazioni di ritmo alzando le traiettorie, ed ha funzionato bene”.

 

Trevisan è andata subito 3-1 nel primo set e poi non si è più voltata indietro fino alla fine, mantenendo sempre un tranquillo vantaggio sull’avversaria che solamente in sporadiche occasioni è riuscita a togliere l’iniziativa all’azzurra. “Sono contenta di essere stata in campo poco più di un’ora – ha continuato Martina nell’incontro con la stampa dopo il match – perché vengo da una settimana molto intensa.”

Martina Trevisan – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

In serie positiva da sette incontri consecutivi, Trevisan si sente molto bene in questo periodo ed ha molta fiducia nel suo tennis: “Sento che questo è il mio momento, mi sento bene in campo, non mi sento colpevole se faccio un errore, combatto su ogni palla”. La vittoria a Rabat, la sua prima nel circuito WTA, le ha dato la fiducia necessaria per andare alla conquista della seconda settimana del Roland Garros per la seconda volta nelle ultime tre edizioni.

Al prossimo turno l’ostacolo tra lei e gli ottavi sarà Daria Saville, ex Gavrilova, attualmente n. 127 della classifica mondiale, ma con un passato da Top 20. “Non ci siamo mai incontrate in incontri ufficiali, ma ci conosciamo da parecchio tempo, tanto che stamattina ci siamo scaldate insieme. È una giocatrice che corre tanto, una vera combattente, quindi dovrò essere pronta a una battaglia. Preparerò bene la partita con il mio team”.

Durante la chiacchierata post match Martina ha rivelato anche una delle sue debolezze, ovvero la scaramanzia: “Ho un rituale che eseguo sempre tutti i giorni, senza cambiare mai. Vado sempre allo stesso ristorante, mangio sempre le stesse cose, non faccio mai portare il bucato in lavanderia il giorno della partita ma solamente nei giorni di pausa,… Lo so, è un po’ strano, tanto che quando finisce la settimana mi sento quasi liberata dal fatto che posso cambiare routine e fare qualcosa di diverso…

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Roland Garros: Alcaraz risorge al calar delle tenebre. Salva un match-point e batte Ramos al quinto

Oltre quattro ore e mezza servono a Carlos Alcaraz per domare Ramos-Viñolas che sfiora solo l’impresa clamorosa

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[6] C. Alcaraz b. A. Ramos-Viñolas 6-1 6-7(7) 5-7 7-6(2) 6-4

Potevamo sorprendervi con le uscite speciali di Stefanos Tsitsipas e Sascha Zverev, finiti e poi resuscitati da due set sotto rispettivamente con Lorenzo Musetti e Sebastian Baez, ma la scienza pareva troppo poco e abbiamo puntato tutto sulla fantascienza. Albert Ramos-Viñolas è andato vicinissimo all’imprevedibile colpaccio di giornata, è arrivato al match point nel quarto gioco, è andato avanti 3-0 nel quinto – lui che aveva sempre vinto sulla lunga distanza a Parigi – però, dopo quattro ore e trentaquattro minuti, è stato Carlos Alcaraz ad alzare le braccia al cielo. 74 vincenti e altrettanti non forzati, 8 palle break trasformate su 31 e una sola salvata delle 7 concesse.

Fantascienza, dicevamo, perché è vero che ha appena compiuto diciannove anni, ma Carlos ha anche già vinto due Masters 1000 e in quello di Madrid ha messo in riga Nadal (trasformando il match point con un banana shot passante) e Djokovic (al tie-break decisivo). Per tacere del luminoso futuro inevitabilmente prospettato da tutti, trovandocisi già immersi.

 

All’inizio della stagione su terra, considerando alcuni dei suoi match a Miami, ci eravamo domandati se uno dei superpoteri di Carlitos non fosse la capacità di elevare il livello dell’avversario. La risposta, affermativa, ci era stata gentilmente fornita da lui stesso il giorno successivo, quando sfiorò l’impresa di far vincere Alex de Minaur nella sfida di Barcellona. De Minaur, uno che davvero non dovrebbe vincere mai sulla terra battuta con quell’uso giurassico della eastern di dritto. E, anche se in questa stagione qualche miglioramento c’è stato, Alcaraz gli aveva fatto giocare un match da cemento. Bisogna dire che Ramos-Viñolas ci ha messo tanto del suo per uscire dai duplici panni di vittima sacrificale e di giocatore strabiliante per tocco di Carlos e, dopo quel primo set in cui non ha visto palla, ha proposto una diversa stesura del copione mandando fuori tempo il giovane rovescio e trovando varchi in lungolinea a base di dritti mancini, senza dimenticare le apparizioni a rete.

Entrambi sono stati protagonisti in quelli che potremmo definire i punti decisivi del quinto set (per tacere del match point timoroso di Albert), due difese epiche su altrettante palle break da parte di Charlie che ha fatto surf sul mattone tritato andando a recuperare l’impossibile. Impossibile secondo Ramos, che evidentemente non ha colto il nocciolo dei film delle “Mission” con protagonista Tom Cruise ed è rimasto a guardare. La trama è sempre un’incognita ma, quando c’è Carlitos, finisce che ci si diverte sempre parecchio.

IL MATCH È sembrato subito in discesa il match del secondo turno per il wonder kid da Murcia. Carico, concentrato, pesante con il mortaio da fondo eppure al solito abile nel variare all’occorrenza, Alcaraz ha afferrato al collo l’impotente Ramos sballottandolo di qua e di là senza misericordia. Il primo set è in effetti stato un assolo del teenager spagnolo: ventisei minuti, nove vincenti a due, due break nel quarto e nel sesto game: un massacro. Sul Simonne-Mathieu tra il pubblico, in quel momento piuttosto piatto, il pensiero dominante anticipava propositi di aperitivo, che sarebbe sicuramente arrivato prima del momento previsto. E invece la pallina di feltro sa scombinare i piani, e rimandare le prenotazioni.

Accortosi per tempo che lo scambio inerte da fondo non gli avrebbe riservato soddisfazioni diverse da un’imminente seduta in doccia, Albert ha sparigliato le carte obtorto collo, violentandosi nell’abbreviare gli scambi e finendo per raccogliere insperati frutti da questa imprevedibile tattica, per la verità incoraggiato pure da un Carlitos all’improvviso sventato e forse con la testa già al terzo round. Improvvisandosi colpitore di volo e ora propenso a cercare il vincente non appena un varco gli si presentasse innanzi, Ramos ha visto il rivale superstar impastoiarsi in sempre più gravi e frequenti errori specie dal lato sinistro, cercato con strategica continuità dal trentaquattrenne catalano. Ciò nonostante, Alcaraz ha comunque avuto modo di procurarsi e scialacquare occasioni in serie, gli esempi più vistosi in tal senso essendosi materializzati nelle tre palle break gettate alle ortiche nel quinto gioco e quella sprecata nel settimo, così si è trovato al tie break. Non pago, il numero sei del mondo ha sciupato nel gioco decisivo un vantaggio di quattro a due, ed è stato costretto ad annullare tre set point prima di cedere clamorosamente la frazione all’avversario.

Il match si è trasformato a quel punto in baraonda, fomentata peraltro da una platea rumorosa anche oltre i limiti della moderna tolleranza. Ritrovatosi in lotta senza averlo previsto, Carlos ha annacquato le gioie procurate dai comunque numerosi e scenografici vincenti con sinistre colate di errori e brutte idee, finendo presto sotto di un break anche nel terzo set. Ramos, a sua volta impreparato a recitare la parte della lepre, ha offerto al giovane connazionale la stampella per rimettersi in piedi sul tre pari, ma quando una serie di solide prestazioni al servizio avrebbe lasciato presagire un nuovo passaggio al tie break, Alcaraz ha sciaguratamente ceduto la battuta nell’undicesimo gioco, consentendo a Ramos di chiudere in quello successivo per giunta conservato a zero.

Il quarto set è proseguito nel caos ambientale e tecnico: Alcaraz subito aggressivo e avanti per due a zero, eppure ancora una volta incapace di gestire il vantaggio e rimontato. Sul quattro pari lo snodo inatteso: Carlos ancora pasticcione e in difficoltà nel raccogliere punti facili al servizio; Albert bravo ad approfittarne e a strapparglielo. Ramos si è appostato a servire per realizzare l’impresona; servendo sul 5-4 si è pure procurato un match point che ha giocato con il braccio un po’ troppo rigido. L’ultimo gioco “regolare” ha richiesto venti punti, tra set point e palle per il tie-break che se ne ne sono andati in un modo o nell’altro. ARV lo ha agguantato il tie-break, ma le mani sopra ce le ha messe Carlitos e pure agevolmente.

GRAN FINALE – Non sappiamo quanto sia lecito aspettarsi il classico crollo dello sfavorito, ma il catalano è nato negli anni ’80, quelli che, se ci esci vivo, chi ti ferma più. L’ulteriore conferma è arrivata proprio la sera prima con Gilles Simon che sotto di un break al quinto ha superato Carreño Busta, uno dei massimi esponenti della generazione successiva. Succede così che Ramos va a prendersi un break a “15” e sale 3-0. Per soli 17 giorni, tuttavia, Albert è nato l’anno successivo al 1987 – quasi uno spartiacque – e si è visto sul match point con quel drittino. Ma chi non ne è stato afflitto nemmeno una volta scagli la prima mozzarella. Light.

Abbiamo ormai capito che il percorso non può essere lineare e il parziale viaggia sulle montagne senza bandiera. Alcaraz fa e disfa, mette in fila quattro giochi andando a prendersi il primo dei due break con un recupero stellare (Ramos che resta a guardare la sua volée credendola/sperandola vincente?), ma poi non consolida ed è 4 pari. Di nuovo, Charlie accelera e di nuovo sfumano break point, finché sul terzo erige la difesa definitiva e rimette la testa avanti. Al decimo gioco, Alcaraz ha già smesso di… giocare: ace, servizio e dritto, ace, ace. Al prossimo turno, Sebastian Korda o Richard Gasquet.

(ha collaborato Emmanuel Marian)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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evidenza

Roland Garros – Molcan (e Vajda) fanno sudare Djokovic. Ma non troppo

Dopo Nishioka, Novak Djokovic batte in tre set anche il nuovo allievo del suo storico coach, Alex Molcan, ma ha bisogno del tie-break nell’ultimo parziale. Ora per lui lo sloveno Bedene

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Novak Djokovic - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Dal nostro inviato a Parigi

[1] N. Djokovic b. A. Molcan 6-2 6-3 7-6(4)

Continua la marcia di avvicinamento di Novak Djokovic all’attesa sfida nei quarti contro Rafa Nadal. Il n. 1 del mondo ottiene la 83esima vittoria sulla terra parigina, superando in tre set Alex Molcan e faticando nell’ultimo parziale, nel quale ha avuto la meglio sull’avversario solo al tie-break. Del resto nelle previsioni il tennista slovacco – che ha al suo fianco il coach che ha guidato Nole nei suoi 20 trionfi Slam, il connazionale Marjan Vajda – avrebbe dovuto rappresentare per il fuoriclasse serbo un test un po’ più impegnativo del 26enne giapponese Nishioka, a cui aveva lasciato solo quattro game. Il 24 enne di Presov, all’esordio nel main draw parigino, è infatti fresco di ingresso in top 50  dopo la finale a Marrakech –  ed è al suo best ranking, n. 38 dopo la finale della scorsa settimana a Lione (sconfitto da Norrie in tre set). In realtà, come detto, lo è stato solo nel terzo e ultimo set, dopo che i primi due erano stati un monologo del serbo. E non è detto che per Djokovic non sia stato un bene combattere almeno un set, dopo cinque giocati sul velluto, in previsione dei prossimi match, a partire da quello del terzo turno che lo vedrà affrontare lo sloveno Aljaz Bedene.

 

Il sole scalda (finalmente) le tribune del Suzanne Lenglen quando inizia la partita tra Djokovic e Molcan. In realtà però il tennista slovacco in partita non ci entra subito, forse pagando un po’ l’emozione di affrontare il n. 1 del mondo su un campo importante come il Lenglen, peraltro pressoché esaurito e quindi ancora più “faticoso” da gestire emotivamente. Djokovic domina da subito gli scambi da fondo, ottiene il break al quarto gioco e si porta in un attimo sul 4-1. Sono passati solo venti minuti e Molcan deve già alzare il livello di rischio dei suoi colpi per cercare di portare a casa un punto. Non è un bel segnale. Infatti gli va bene un game, ma poi Djokovic lo fa andare fuori giri e dopo 29 minuti incamera il primo set per 6-2.

Il secondo parziale è all’inizio un po’ più equilibrato. Molcan sembra essersi scrollato di dosso l’emozione della prima mezz’ora, mentre dall’altra parte Djokovic, come gli capita più di qualche volta è in controllo del match, entra in modalità “gatto sornione” aspettando gli errori dell’avversario. Lo slovacco chiede anche il supporto del pubblico dopo aver ottenuto il punto recuperando su una contro palla corta di Djokovic e le prova un po’ tutte per cambiare l’inerzia del match: palle corte, rovesci al salto e continua a mirare alle righe tenendo alta l’asticella del rischio. Il n. 1 del mondo si rende conto che rischia di dare troppa confidenza al suo avversario e che ha bisogno di riattivarsi. Caccia un urlo dopo aver sbagliato un colpo all’inizio del sesto gioco ed era quello che gli ci voleva, dato che ottiene immediatamente il break. Per alzare il livello di energia, il serbo un paio di game dopo trova anche modo di discutere con l’arbitro, reo di aver fatto partire troppo presto il timer dei secondi tra un punto e l’altro. Ovviamente arriva subito dopo puntuale uno dei due ace del parziale. Quando va a servire per rimanere nel set sul 2-5, Molcan scambia qualche parola con il suo angolo e pare evidente la sua frustrazione. Frustrazione che immaginiamo Vajda conosca benissimo, dato che l’ha vista tantissime volte negli avversari quando sedeva nell’angolo di Djokovic. Pochi minuti dopo il suo vecchio allievo conquista anche il secondo set per 6-3.

Il break del campione in carica nel terzo gioco del terzo set sembra mette la parola fine alla contesa, invece il serbo ha un calo di tensione proprio mentre il suo avversario, non avendo più nulla da perdere, inizia a far andare il braccio. E così, dopo non aver concesso neanche una palla break fino a quel momento, Nole ne concede due nel gioco successivo e alla seconda cede per la prima volta il servizio. Il mancino di Prosev prende coraggio, mentre invece Djokovic non riesce a riaccendersi come prima e torna a fare qualche errore di troppo, soprattutto di dritto, come gli capitava fino a qualche settimana fa, all’inizio della stagione in rosso dopo la lunga inattività. La partita adesso è finalmente equilbrata, Molcan – che a Roma nelle qualificazioni fu sconfitto da Giulio Zeppieri, impresa di cui Ubitennis parlò con il suo coach Fischietti – che nei primi due set non riusciva praticamente mai a vincere gli scambi lunghi, ora invece fa match pari da fondo. Lo slovacco lotta con coraggio e annulla la palla che porterebbe Djokovic a servire per il match. Ora si gioca anche sui game di servizio del n. 1 del mondo, che ha bisogno di una riga per uscire da uno scomodo 15-30 nel decimo gioco e di un ace nel dodicesimo su un pericoloso 30 pari. Il tie-break è la giusta conclusione di un parziale equilibrato. Equilibrio che dura ancora per una manciata di punti, poi Nole allunga sul 4-2, mostra il pugno, e anche se il suo avversario lotta fino alla fine, chiude sul 7-4 sull’errore di dritto di Molcan e si qualifica per la 17esima volta su 18 partecipazioni (perse solo contro Coria, per ritiro al terzo set, al suo primo Roland Garros).  

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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