Le giovani e gli Slam: chi può vincere un Major?

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Le giovani e gli Slam: chi può vincere un Major?

Da Coco Vandeweghe a Belinda Bencic, dalla più “anziana“ alla più giovane. Chi, tra le nuove leve, ha più possibilità di vincere uno Slam?

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Tre premesse per spiegare il senso di questo articolo, in modo da sgombrare il campo da equivoci.

1) Questo articolo ha un argomento specifico. Non tratta in generale delle giovani giocatrici, ma delle giovani giocatrici e gli Slam.
Ha senso stabilire una limitazione del genere? Secondo me sì, perché i quattro Major disputati durante l’anno hanno una loro specificità, anche tra le donne. Dico anche tra le donne perché la prima osservazione che verrebbe spontaneo fare è che mentre gli uomini si confrontano con un formato diverso (tre set su cinque), per le le donne il formato è sempre lo stesso: due su tre.
Eppure se si guardano gli ultimi dieci anni di risultati ci si accorge che comunque gli Slam femminili sono sempre stati vinti da giocatrici che praticavano un gioco prevalentemente di attacco. Le giocatrici che invece si basano su un tennis di contenimento hanno al massimo raggiunto la finale, ma non sono mai riuscite a vincerla. L’ultima è stata probabilmente Anastasia Myskina al Roland Garros del 2004.
Perché accade questo? Secondo me per almeno due motivi:

Il primo è che negli Slam si gioca un giorno si e un giorno no. Il riposo favorisce la brillantezza e la precisione dei colpi; chi gioca un tennis più rischioso ha quindi più possibilità di dare il meglio di sé rispetto ai tornei in cui si scende in campo tutti i giorni.
Il secondo è che le grande giocatrici si preparano in funzione dei Major, e la maggior parte delle grandi giocatrici di oggi praticano un tennis offensivo.

 

In sostanza: tutte arrivano al meglio, e nell’ultima decade di tennis femminile quando tutte sono al meglio le regolariste soccombono. Se si accettano i ragionamenti appena espressi, ecco che allora si comincia a delineare anche la tipologia di giocatrice più adatta a sfondare in uno Slam. Deve essere qualcuna che magari può anche giocare male per alcuni periodi, ma quando è al massimo della forma deve sapere esprimere un livello di gioco di altissimo livello. E di stampo offensivo.

2) Segnalo un secondo aspetto fondamentale: per poter gestire in modo ragionevole l’argomento mi sono limitato alle prime 50 del mondo. E’ una scrematura molto netta, ma è una decisione presa per non allargare il discorso a un numero infinito di giocatrici, con il rischio di finire a parlare di giovanissime che si stanno facendo le ossa tra le junior, senza una vera carriera nella WTA: quindi niente CiCi Bellis, Badosa Gibert o Vondrousova (che, detto per inciso, secondo me gioca straordinariamente bene di rovescio); quanto piuttosto nomi già abbastanza conosciuti e affermati. L’orizzonte di questo articolo è quindi il futuro a breve-medio termine, non oltre.

3) Un’ultima osservazione: questo articolo non ha nulla di oggettivo. Non ci sono criteri di valutazione scientifici, né elementi concreti che possano essere portati a supporto delle mie scelte. Si tratta quindi di una serie di giudizi del tutto personali, fra l’altro su una materia piena di incognite. Basta un infortunio, e una carriera promettente prende una piega diversa. Ricordate Laura Robson? Due anni fa era sicuramente fra le prime tre della sua generazione: ancora teenager anni aveva già sconfitto negli Slam (sottolineo: negli Slam) giocatrici come Clijsters, Li Na, Kvitova; ma è ormai ferma da più di un anno dopo una operazione al polso.

Veniamo al dunque.
Ho stabilito una gerarchia tra le giocatrici prese in esame. Gerarchia definita in base alla risposta a questa domanda: “riuscirà mai a vincere uno Slam?”.
Significa quindi che si trova nella classifica fra il 15mo e il 12mo posto è improbabile che secondo me riesca a vincere uno Slam. Mentre le probabilità crescono insieme alla posizione in classifica assegnata; personalmente penso che le prime quattro siano le giocatrici con più possibilità di successo.
Ecco quindi il mio (discutibilissimo) parere:

15. Coco Vandeweghe
nata il 6 dicembre 1991
3 – 14 contro le top ten (partite vinte – perse)
7 – 18 negli Slam
3°T Aus Open 2015 (miglior risultato Slam)
Vincitrice di uno US Open junior nel 2008, Vandeweghe si avvicina a Serena nelle classifiche di rendimento in battuta. Ma non credo basti un gran servizio per poter sperare di vincere un Major. I limiti di Coco (in termini di mobilità e di efficacia del rovescio innanzitutto), mi sembrano difficilmente colmabili negli anni a venire. Negli ultimi tempi sul piano nervoso è apparsa in regresso: si lascia andare molto spesso a gesti di sconforto che a volte sfociano nell’ira, con effetti controproducenti sul rendimento.

14. Zarina Diyas
nata il 18 ottobre 1993
2 – 10 contro le top ten
10 – 6 negli Slam
4°T Wimb 2014 (miglior risultato Slam)
Confesso che le prime volte che avevo seguito Diyas non pensavo sarebbe riuscita ad arrivare dove la troviamo oggi. Ha lavorato molto nell’ultimo periodo sul piano fisico per essere atleticamente all’altezza, superando i problemi di una operazione alla spalla affrontata da giovanissima. E i risultati le hanno dato ragione. Ma malgrado i molti meriti mostrati, mi sembra che il peso specifico del suo gioco non sia sufficiente per approdare spesso nella seconda settimana di uno Slam.

13. Kristina Mladenovic
nata il 14 maggio 1993
4 – 8 contro le top ten
10 – 18 negli Slam
3°T RG 2014 e 2015, US Open 2014 (miglior risultato Slam)
Numero uno nel mondo Junior nel 2009, e campionessa Slam (Roland Garros dello stesso anno), personalmente non mi ha mai convinto del tutto per una certa instabilità tecnica: ci sono giornate in cui il gioco dalla parte sinistra è deficitario e non basta la spinta del dritto per compensare i problemi. Anche sul piano nervoso non mi pare particolarmente solida. Sino ad oggi ha storicamente raccolto i migliori risultati giocando in casa (tutte e quattro le vittorie contro le top ten, ad esempio): da francese ha quindi il vantaggio di affrontare uno Slam con l’appoggio del pubblico.

12. Heather Watson
nata il 19 maggio 1992
1 – 12 contro le top ten
9 – 18 negli Slam
3°T Aus Open 2013 (miglior risultato Slam)
Numero 3 del mondo Junior nel 2009 e vincitrice dello Slam americano, Watson è una giocatrice piuttosto completa, ma forse le manca un colpo con cui fare davvero la differenza. Per vincere uno Slam occorrono armi ai massimi livelli ed è quasi inevitabile dover eccellere almeno in alcune aree di gioco. Servizio e dritto sono di buona qualità, ma se il riferimento è un torneo di primissima fascia, secondo me manca qualcosa.

11. Alison Van Uytvanck
nata il 26 marzo 1994
0 – 4 contro le top ten
5 – 6 negli Slam
QF RG 2015 (miglior risultato Slam)
La rivelazione dell’ultimo Roland Garros, ha mostrato una carattere combattivo, ma direi che ha ancora da lavorare per riuscire a fare un salto di qualità stabile e duraturo ad alti livelli.
Mi aveva colpito la prima volta in cui l’avevo seguita, diciassettenne, in un torneo WTA: bel dritto, servizio incisivo, ma una certa fragilità se attaccata sul rovescio. Purtroppo da allora l’ho vista giocare poche volte, per cui ho sono incerto nel valutarla. In ogni caso in lei non riesco ad intravedere le doti della giocatrice capace di exploit assoluti.

10. Elina Svitolina
nata il 12 settembre 1994
3 – 17 contro le top ten
11 – 11 negli Slam
QF RG 2015 (miglior risultato Slam)
Numero uno Junior a soli 15 anni, con una vittoria Slam e due finali.
Nel tennis ci sono i giocatori solidi e costanti, ma senza vertici di gioco stratosferici. E ci sono invece quelli discontinui che però quando trovano la settimana di grazia possono mettere in difficoltà chiunque. I prime sono giocatori da ranking, i secondi da Slam.

A me Svitolina sembra la classica giocatrice da ranking: tanti buoni risultati, ma manca il livello di eccellenza necessario per vincere il grande evento. Nell’ultimo anno Elina difficilmente ha perso da chi stava dietro di lei in classifica, tanto che ormai per me è diventata una specie di benchmark: se una qualcuna riesce a batterla, significa che vale le prime 30- 40 del mondo ed è in forma.
La sua forza secondo me è la grande applicazione, e un desiderio di emergere molto profondo. Si sa che la testa è fondamentale per un giocatore, ma nel suo caso non so fino a che punto possa supplire ai limiti di potenza e incisività.

9. Daria Gavrilova
nata il 5 marzo 1994
2 – 5 contro le top ten
2 – 3 negli Slam
2°T Aus Open 2013, RG 2015 (miglior risultato Slam)
Numero uno junior nel 2010, con una carriera ricca di successi culminata con la vittoria agli US Open 2010.
Confesso che mi sento in difficoltà nel valutare Gavrilova. Purtroppo non l’avevo mai vista giocare prima di qualche mese fa, per cui non ho un riferimento utile per apprezzare la sua evoluzione nel tempo: e questa è una grave mancanza nel giudizio rispetto a tutte le altre giocatrici presenti in questa classifica.
Ho seguito i suoi match contro Sharapova (Miami e Roma) e l’exploit agli Internazionali d’Italia. Ma vorrei poterla rivedere contro differenti tipi di avversarie avversarie per capire bene il suo gioco, i punti deboli e quelli forti; e anche per cercare di afferrare un po’ di più del carattere, al di là delle colorite esternazioni in campo.
A questo proposito forse sembrerà un discorso cinico, ma penso che l’infortunio serio che l’ha fermata nel 2013-14 (al crociato del ginocchio) potrebbe averla resa più solida caratterialmente, e con una visione del circuito più concreta rispetto a chi si affaccia al professionismo con un avvio più morbido, salvo poi magari andare incontro a pesanti delusioni ai primi momenti di difficoltà. Tutto questo Gavrilova potrebbe averlo già passato, risultandone fortificata.

8. Caroline Garcia
nata il 16 ottobre 1993
6 – 14 contro le top ten
9 – 13 negli Slam
3°T Wimb 2014, Aus Open 2015 (miglior risultato Slam)
La futura numero uno del mondo, almeno secondo Andy Murray, che segue con attenzione il tennis femminile, e di sicuro se ne intende.

Anche a me Garcia aveva colpito moltissimo le prime volte che l’avevo vista. Bellissimo servizio, potente e vario, e un gran dritto. E una delle poche giovani che sa cosa voglia dire eseguire una volèe.
Però poi seguendola più spesso sono emerse le perplessità: un rovescio ballerino, qualche limite nel footwork e una emotività che in molte occasioni fatica a tenere a bada.
Ma sul piano caratteriale mi ha soprattutto colpito in negativo per la tendenza a farsi sopraffare dalla personalità tattica dalle avversarie. Nelle partite importanti il più delle volte sono le altre che dettano i tempi del match, sia quando la palla è in gioco che tra un punto e l’altro. Una specie di Zelig tennistico (intendo il film di Woody Allen, non il programma TV): e questo aspetto non lo trovo per nulla positivo in chi “studia da campionessa”.
Ecco perché oggi sono meno ottimista rispetto a qualche tempo fa sulle possibilità di esplosione ad altissimi livelli. Ma non mi meraviglierei troppo se mi smentisse, perché rimango convinto che sul piano fisico-tecnico abbia grandissime potenzialità.

7. Belinda Bencic
nata il 10 marzo 1997
3 – 5 contro le top ten
8 – 6 negli Slam
QF US Open 2014 (miglior risultato Slam)
Un’altra grande star del tennis junior, con numero 1 del ranking e back to back Roland Garros – Wimbledon 2013, come era riuscito in passato a Martina Hingis. Sino a oggi ha bruciato le tappe, dovendo anche limitare le partecipazioni nel circuito WTA a causa delle restrizioni imposte alle minorenni.
Ma allora come mai Belinda Bencic è solo settima in questa classifica? Penso che riceverò molte critiche, perché è un bell’azzardo non riconoscere del tutto i grandi meriti di una giovanissima come lei. E quando vincerà uno Slam qualcuno farà bene a rinfacciarmelo…

Però secondo me va distinto il grande talento dalla grande precocità. C’è chi emerge giovane perché ha un enorme potenziale e i successi sono l’espressione di un talento superiore. E c’è chi emerge presto perché matura prima e riesce in meno tempo a raggiungere un alto standard di rendimento.
A me Bencic sembra una giocatrice molto completa per la sua età, sia tecnicamente che tatticamente. Ma, e questo è il punto: quanto può ancora crescere? Mi sbaglierò, ma secondo me può crescere meno di altre giovani che mostrano lacune maggiori, alternate però a momenti straordinari.
Bencic pratica un tennis che mi piace molto per le sue geometrie varie e intelligenti, ma non so se il suo livello potrà aumentare al punto tale da vincere un Major. Penso che nella seconda settimana di Slam la vedremo spesso; ma vincere mi sembra complicato.
Un altro indizio? Queste le top ten battute: Jankovic, Wozniacki, Kerber. Avversarie toste, ma che non attaccano subito nello scambio, lasciando il tempo di costruire il punto. Le cose sono invece andate meno bene contro chi prende immediatamente l’iniziativa.

6. Eugenie Bouchard
nata il 25 febbraio 1994
8 – 21 contro le top ten
27 – 9 negli Slam
Fin Wimb 2014 (miglior risultato Slam)
Numero 2 del ranking junior nel 2012, anno in cui ha vinto Wimbledon.
Credo non ci sia momento peggiore per valutare le prospettive di un giocatore di tennis che subito dopo un grande successo o un grande fallimento: è difficile mantenere l’equilibrio in questi casi estremi. E così l’anno scorso Eugenie era la futura star della WTA; oggi invece è dipinta come una schiappa totale, che ha fatto strada negli Slam solo grazie a tabelloni fortunati (valutazione ingenerosa e poco veritiera), e con un tennis senza alcuna qualità.

Oggi effettivamente Bouchard gioca male, con poca fiducia e l’intima convinzione che finirà per perdere i match, esattamente come l’anno scorso era convinta del contrario.
Ma secondo me alcune doti importanti ci sono davvero: il grande anticipo, fondamentale nel tennis contemporaneo, e la solidità nei colpi base. E un coach che ha esperienza ad alti livelli e sembra avere capito che certi processi di maturazione richiedono pazienza.
In fondo di tutte le giocatrici qui presenti Bouchard è stata quella che è andata più vicina al rispondere positivamente alla domanda fatidica: riuscirà mai a vincere uno Slam? Due semifinali Slam e una finale di Wimbledon non possono essere frutto solo della fortuna; a soli ventuno anni mi sembra davvero troppo presto per recitare il de profundis.

5. Camila Giorgi
nata il 30 dicembre 1991
6 – 5 contro le top ten
14 – 13 negli Slam
4°T Wimb 2012, US Open 2013 (miglior risultato Slam)
Giorgi tra le promesse? Senza grandi risultati junior, non è più nemmeno giovanissima (ha la stessa età di Vandeweghe): ma per me conta il processo di crescita. Ha alle spalle solo due stagioni intere disputate nel circuito maggiore e soprattutto dimostra di continuare a lavorare sul proprio gioco, con costanti piccoli arricchimenti tecnici e tattici (per approfondire questo discorso rimando ad un articolo più esteso).

E poi, come ho provato a spiegare prima, non sempre per avere successo occorre essere precoci. Anzi, direi che spesso la precocità è sopravvalutata. Abbiamo avuto casi recenti che smentiscono l’idea che si debba emergere sin da teenager: penso ad esempio a Li Na e Schiavone. Ognuno ha i propri tempi di maturazione, e ciò che secondo me conta di più è non fermare il percorso di crescita. Ad oggi Giorgi vanta un record eccezionale contro le top ten (forse unico per una giocatrice non ancora entrata fra le prime trenta), a dimostrazione che i picchi di gioco sono davvero di altissimo livello. Secondo me sul piano fisico-tecnico vale molto di più della sua classifica attuale. Manca il necessario equilibrio psicologico per affermarsi definitivamente, ma penso che Camila abbia i mezzi per azzeccare le due settimane memorabili.
A scanso di equivoci e tornando al discorso fatto con Bouchard, riguardante la difficoltà di valutare i giocatori subito dopo un risultato eclatante (in positivo o in negativo): è da un po’ che preparo questo articolo e la classifica delle giocatrici l’ho decisa prima del torneo di ‘s-Hertogenbosch.

4. Karolina Pliskova
nata il 21 marzo 1992
4 – 14 contro le top ten
9 – 12 negli Slam
3° T US Open 2014, Aus Open 2015 (miglior risultato Slam)
Vincitrice dell’Australian Open junior 2010, Pliskova non è più giovanissima (ha tre mesi meno di Camila Giorgi), e rispetto ad altre giocatrici ha avuto una crescita più lenta. Ma la passata stagione è stata davvero notevole per i risultati ottenuti.
Dotata di un grandissimo servizio e di colpi piatti da fondo campo di grande efficacia, mi ha lasciato in forte dubbio sulla precisa collocazione nella classifica. Sono infatti stato tentato di inserirla ancora più avanti, ma mi ha fermato un timore: e se anche lei avesse vissuto la stagione della spensieratezza che porta a giocare a tutto braccio senza troppi problemi? Adesso arriva il periodo delle cambiali in scadenza, del ranking da difendere e delle avversarie che cominciano a studiarti e a considerarti uno “scalpo “ eccellente.
Saprà riconfermarsi? I suoi colpi sono fra i più rischiosi di tutto il circuito: parabole tese e spettacolari con pochissimo margine di sicurezza. Basta una frazione di secondo sbagliata, un minimo timore nell’esecuzione, e il timing indispensabile in un tennis del genere è compromesso.
Insomma: per me il tennis di Karolina è di altissimo livello, e con il servizio che si ritrova può cavarsi di impaccio in molte occasioni. Ma prima di darla per sicura vincente vorrei vedere come si comporterà in questa stagione.

3. Sloane Stephens
nata il 20 marzo 1993
2 – 22 contro le top ten
35 – 16 negli Slam
SF Aus Open 2013 (miglior risultato Slam)

Secondo me la giocatrice tecnicamente più completa della sua generazione. E’ davvero difficile dire cosa non sappia fare: dotata in difesa, forte in attacco, grazie al dritto potente e a un efficace rovescio lungolinea (se è in fiducia, altrimenti il rovescio è il colpo che la può mettere nei guai); con un gran servizio e con l’istinto naturale per giocare bene le volèe.
E poi è potente e scattante fisicamente, con grande velocità e buona resistenza: è nata con un talento fisico-tecnico superiore.. E’ così completa che sulla carta non esiste una tipologia di giocatrice che la faccia soffrire particolarmente.

Sembrerebbe proprio non mancarle nulla; ma si porta dietro una incognita enorme: non è davvero chiaro se le piaccia giocare a tennis o no. O meglio: se vuole davvero fare la tennista professionista, con tutti i privilegi, ma anche i doveri che questo comporta. Avesse avuto il carattere e la volontà di applicazione di Elina Svitolina, secondo me sarebbe da tempo in top ten, e forse il suo nome comparirebbe già nell’albo d’oro di qualche grande torneo.
Invece negli ultimi due-tre anni ha già fatto in tempo a conoscere la fama che deriva dai primi ottimi risultati, ma anche la crisi sempre in agguato quando si tratta di riconfermarli.
Cosa accadrà in futuro può dirlo solo lei, perché i mezzi ci sono tutti, ma non è detto che la volontà sia altrettanto forte.

2. Garbiñe Muguruza
nata l’8 ottobre 1993
8 – 15 contro le top ten
17 – 10 negli Slam
QF RG 2014 e 2015 (miglior risultato Slam)
Muguruza è il prototipo della giocatrice contemporanea di successo: forte, potente, con tre colpi di base molto solidi, grazie ai quali riesce a mettere sotto quasi tutte le avversarie, e con cui può affrontare alle pari anche le primissime al mondo. Ricorda nell’impostazione di gioco Maria Sharapova; e come Maria ha dimostrato nell’arco di tutta la sua carriera, se si pratica un tennis basato su pochi colpi per avere successo occorre mettere la massima concentrazione, lavorando sui dettagli: ad esempio gestendo con intelligenza il contropiede (una delle doti in cui Sharapova è eccezionale) e non buttando via i punti costruiti con errori banali. E invece Muguruza a rete ha ancora molta strada da fare per raggiungere un minimo di efficacia.

Sul piano caratteriale per quanto la riguarda vorrei ripetere il discorso fatto per Gavrilova: pur essendo molto giovane ha già vissuto i momenti difficili determinati da un infortunio che l’ha tenuta fuori dalle competizioni nella seconda parte del 2013 (una operazione alla caviglia). Ma Muguruza è ripartita ancora più convinta di prima, senza troppo citare l’episodio; e con questo atteggiamento ha dimostrato di voler guardare avanti senza cercare alibi.
Nelle ultimi due edizioni del Roland Garros ha giocato molto bene, ma anche sulle superfici veloci può dire la sua. Sul piano strettamente tecnico non posso dire sia la mia giocatrice preferita, ma sarei abbastanza sorpreso se nei prossimi anni, con il declino della attuale generazione, non riuscisse a vincere uno Slam.

1. Madison Keys
nata il 17 febbraio 1995
4 – 12 contro le top ten
17 – 12 negli Slam
SF Aus Open 2015 (miglior risultato Slam)
Quando si guarda una partita di tennis di quarant’anni fa e la si confronta con una di oggi è impossibile non notare la differenza della velocità di palla. Ma come è avvenuto il cambiamento? Il più delle volte in modo impercettibile, per progressi costanti ma quasi inapprezzabili. A volte invece compare sulla scena qualcuno che sposta in avanti un aspetto del gioco in modo più evidente. E’ quanto sta accadendo con Madison Keys. La sua velocità media di palleggio è stata misurata recentemente come più veloce di quasi dieci Km/h rispetto alla seconda giocatrice, Maria Sharapova (75 miglia orarie Keys, 70 Sharapova, 69 Serena Williams).
Forse Keys potrebbe essere la prima rappresentante di una nuova generazione di tenniste nate e formate con i nuovi attrezzi, e quindi capaci di sfruttarne a pieno le possibilità.

Questo farà di lei la futura dominatrice del circuito? Non sto dicendo questo, perché per il momento il suo tennis è ancora pieno di lacune. Ma i picchi di gioco sono impressionanti: sul piano della pura potenza, sono probabilmente i più alti fra tutte le coetanee.
In cosa deve migliorare? A mio avviso innanzitutto nel footwork, che le consentirebbe di non dover “aggiustare” i colpi in fase di esecuzione per un cattivo approccio alla palla, e anche di migliorare la posizione a rete e il conseguente gioco di volo, ancora molto incerto.
Ci sarebbe poi da ragionare sulle questioni caratteriali, visto che al momento Keys dimostra ancora tutta la sua giovane età, andando incontro ad alti e bassi evidenti.
Ma in fondo è anche questo che la rende speciale: è quasi ai vertici della sua generazione pur avendo ancora grandi margini di miglioramento. E per cominciare a vincere secondo me non occorre nemmeno che completi tutto il percorso che il suo potenziale suggerisce. Ancora un piccolo progresso e penso che tutte le attuali migliori del mondo dovranno cominciare a temerla seriamente.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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Al femminile

La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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