Dodig: "I fratelli Bryan non sono più la nostra bestia nera. Ora puntiamo a Wimbledon"

Interviste

Dodig: “I fratelli Bryan non sono più la nostra bestia nera. Ora puntiamo a Wimbledon”

Ivan Dodig, che in coppia con Marcelo Melo ha conquistato il Roland Garros di doppio, in un’intervista parla dei prossimi obiettivi della coppia croato-brasiliana, della loro rivalità con i fratelli Bryan, di Medjugorje e del culto della Madonna, di Ivanisevic e del futuro del tennis croato

Pubblicato

il

Medjugorje ha circa 2.300 abitanti. Ciò significa un titolo del Grande Slam ogni 800 persone, dato che i due tennisti nati e cresciuti in questa piccola località dell’Erzegovina (diventata famosa meta di pellegrinaggio in seguito alle apparizioni della Madonna che sei veggenti raccontano di ricevere dal 1981) hanno conquistato complessivamente tre titoli del Grande Slam: Marin Cilic ha vinto il Roland Garros juniores nel 2005 e soprattutto gli Us Open 2014, Ivan Dodig la recente edizione dei Campionati di Francia di doppio. Proprio a Medjugorje, dove è venuto per un paio di giorni per festeggiare il successo con i familiari, il neo-vincitore del doppio maschile del Roland Garros Ivan Dodig è stato intervistato dal settimanale sportivo croato “Max!”. Ecco la traduzione dell’intervista all’attuale n.4 della classifica ATP di doppio (suo best ranking), subito dietro al partner Marcelo Melo e ai due finalisti di Parigi, i fratelli Mike e Bob Bryan.

Possiamo  finalmente dire che ha pagato la collaborazione con Melo in questi quattro anni?
“In questi quattro anni che giochiamo assieme abbiamo dimostrato che siamo una buona coppia, abbiamo avuto un rendimento costante sin dall’inizio. Nel nostro primo torneo insieme siamo arrivati in finale (a Memphis nel febbraio 2012, ndr) e il nostro cammino in tutto questo periodo si è evoluto positivamente. Anche se non sempre secondo le nostre aspettative. Ma bisogna essere perseveranti, la perseveranza paga sempre.”

Dopo aver vinto la finale hai gettato la racchetta in alto in tribuna. Dove è finita?
“Da quello che ho visto, l’ha presa una signora. Spero che per lei sia un bel ricordo.”

 

Avete perso il primo set, stavate perdendo anche nel secondo, cos’è accaduto in quel momento sul campo?
“Passate le emozioni di fine match, ho analizzato la partita. Penso che nel primo set siamo stati migliori noi, abbiamo avuto più occasioni, ma abbiamo perso il set. Il secondo set invece hanno giocato meglio loro, soprattutto all’inizio, ma lo abbiamo portato a casa. Alla fine tutto è girato a nostro favore, abbiamo giocato uno dei più match più belli e interessanti degli ultimi anni.”

I vostri avversari hanno conquistato 106 titoli. Però Mike ha detto dopo la partita che spera che tu e Melo non giochiate più assieme.
“Abbiamo giocato tante partite contro di loro, ci conoscono e non ci affrontano volentieri. Anche quando ci hanno battuto, il risultato avrebbe potuto essere facilmente il contrario. Sanno che li possiamo battere e lo abbiamo già dimostrato in diverse occasioni. Loro sono la migliore coppia della storia del tennis e bisogna sempre portargli il massimo rispetto, però è importante sapere che puoi alzare le braccia al cielo anche dopo aver giocato con loro.”

I fratelli Bryan non sono più la vostra “bestia nera” quindi?
“Ci hanno sconfitti nella finale del Masters di Londra dello scorso anno. E anche nella finale di Wimbledon. Si, sono stati la nostra bestia nera, ma ora la situazione è equilibrata.”
(Gli scontri diretti sono ora 5-3 a favore dei gemelli americani, ma Dodig e Melo a Parigi hanno sfatato un tabù, dato che avevano perso in tutte e tre le occasioni in cui le due coppie si erano incontrate in finale, ndr).

Come “funzionate” tu e Melo?
“Siamo una squadra, c’è una chimica tra noi che funziona a livello tennistico, anche se abbiamo opinioni diverse sul terreno di gioco. Ciò che ci fa rendere meglio in campo è il fatto che siamo grandi amici fuori, facciamo un sacco di cose insieme. Se si vuole che tutto funzioni non ci devono essere tensioni, deve assolutamente esserci intesa e serenità, e noi abbiamo tutto questo. E ci permette di giocare meglio.”

Melo è stato a Medjugorje?
“Non ancora. Ma ha espresso il desiderio di venirci. Anch’io non sono mai stato in Brasile. Presto dovremo organizzare.”

Voi di solito iniziavate la stagione in sordina. In questo 2015 è andata diversamente. Che cosa è cambiato?
“Questo è il nostro anno di maggior successo. Finora non eravamo mai partiti bene, invece quest’anno siamo costanti nei risultati dall’inizio. Questo è il nostro migliore anno assieme.”

A Parigi il torneo non era iniziato bene. La sconfitta con Stepanek nel singolare non faceva presagire che saresti tornato a Medjugorje con un trofeo.
“A Parigi il primo incontro di singolare mi ha portato via un sacco di energie. Naturalmente avrei voluto vincere, ma lo sport è così. Devi avere pazienza. La vittoria in singolare tornerà e penso di poter ancora giocare ad alto livello (Dodig è stato n.29 nel 2013, attualmente è n.115, ndr). È stato difficile riprendersi e trovare la concentrazione per il doppio. Nel primo match ero un po’ “perso” in campo, dovevo ancora smaltire la delusione per la sconfitta in singolare, poi di partita in partita le cose sono andate sempre meglio. Avevamo l’obiettivo di vincere un torneo del Grande Slam in questa stagione e l’abbiamo raggiunto.”

Cosa ti aspetti da Wimbledon?
“A Wimbledon ho sempre avuto eccellenti risultati. E me li aspetto anche quest’anno, spero anzi di fare un passo in più (il miglior risultato di Dodig è la finale in doppio del 2013, ndr). Tutti i giocatori croati giocano alla grande sull’erba, da Goran (Ivanisevic, ndr) in giù. Spero in un grande risultato.”

Medjugorje ha conquistato gli US Open, ora un altro Open di Francia, ha il piatto della finale di Wimbledon, che dire degli Australian Open?
“Si, gli Australian Open mancano ancora a Medjugorje. Speriamo di portare qui anche quel trofeo, sarebbe bello.”

Per Ivan c’è sempre stato solo il tennis? Oppure c’è stato anche altro: pallamano, pallacanestro, calcio…?
“Mi sono allenato un po‘ a pallamano, ho giocato un pochino a basket, ma da quando avevo otto anni mi dedico, con passione, solo al tennis. Soprattutto in un momento come questo, dopo una vittoria in una prova del Grande Slam capisci che tutto il lavoro fatto ha avuto un senso. E che tutto è stato restituito, forse anche più di quanto avessimo sperato.”

Le persone nel mondo conoscono Medjugorje?
“Sinceramente la mia esperienza mi fa dire che Medjugorje è molto conosciuto nel mondo. In primo luogo grazie alla Madonna. Molte persone dell’ambiente del tennis sono state qui, e hanno parlato di questo con me e Marin, della loro esperienza, del rinnovamento spirituale. Anche noi cerchiamo di spiegare alla gente che questo è un posto speciale. Sono grato alla Madonna di Medjugorje per aver dato a me e a Marin il talento, così come a tutti gli altri atleti di Medjugorje. Siamo stati benedetti con un dono e dobbiamo essere sempre grati.”
(Dodig si riferisce principalmente agli altri atleti di vertice provenienti dalla località erzegovese, il portiere di pallamano, già nazionale croato, Marin Sego, il nazionale bosniaco di basket Andrija Stipanovic – che ha giocato anche in Italia, a Caserta e a Cremona – e l’ex portiere di calcio Vladimir Vasilij, anche lui con un paio di presenze nella nazionale croata. Tutti e tre cresciuti nella stessa via in cui sono cresciuti lui e Cilic, fatto noto in Bosnia-Erzegovina e in Croazia e definito qualche anno fa dai media locali “il miracolo sportivo di Medjugorje”, ndr).

Qual è il futuro del tennis croato?
“Dietro Marin e me ci sono molti ottimi giocatori. C’è Borna Coric, da cui ci si aspetta molto. E c’è un grande futuro per il tennis femminile. Le ragazze sono molto promettenti.”

Qual è il rapporto con Marin e Goran Ivanisevic?
“Il rapporto tra tutti noi è ottimo e penso che con Goran sia eccellente. Tutti abbiamo visto quanta energia ha trasmesso a Marin. Goran è una persona veramente unica nel mondo del tennis. Quando ho vinto il mio primo torneo a Zagabria (nel 2011, l’unico torneo ATP vinto da Dodig in singolare, ndr) il suo supporto è stato molto importante. Vuole aiutare tutti noi, tutti i giocatori croati, non ha mai voltato le spalle a nessuno e dobbiamo essere felici di avere una persona come lui.”

Come commenti la sconfitta di Djokovic con Wawrinka?
Non mi aspettavo un risultato simile. Pensavo che Novak avrebbe conquistato la Coppa dei Moschettieri. Il modo in cui aveva battuto Nadal era stato incredibile. Ma Wawrinka ha giocato la partita della vita ed ha vinto meritatamente. Tuttavia, io continuo a pensare che Novak sia il migliore giocatore del mondo e che il prossimo anno vincerà l’unico Slam che gli manca. Mi sembra che Goran sia stato l’unico che avesse pronosticato la vittoria di Wawrinka. Aveva detto che solo lui poteva battere Novak. Goran ha naso per queste cose, le sente. Bisogna avere il coraggio per pronosticare la vittoria di Wawrinka contro Djokovic.”

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Australian Open, la delusione di Zverev: “Se sono questo, non merito di diventare numero uno”

Il tedesco rammaricato per la prestazione espressa in campo: “Ho giocato male tutta la settimana”. Raggiante il canadese atteso dalla sfida con Nadal: “Mi aspetto una battaglia”

Pubblicato

il

Alexander Zverev Press Conference (1R) - Australian Open 2022.mkv_snapshot_01.12.245

Che non sia stata una giornata felice per Alexander Zverev lo testimonia la risposta data al moderatore in apertura della conferenza stampa dopo la sconfitta contro Shapovalov. Alla domanda su cosa non avesse funzionato nel suo gioco nel match odierno, la risposta di Zverev è stato un lapidario “Tutto”.

Uno Zverev sconsolato ma conscio che il livello espresso in questo Australian Open non fosse stato eccelso pur essendosi presentato alla seconda settimana con un percorso netto: “Ho giocato male l’intera settimana. Ad essere onesti non ho pensato di aver giocato così bene. Eccetto la sfida con Millman, dove forse ho giocato un buon match, le altre due sfide non sono state fantastiche. In fin dei conti, dovevo fare di più, sono venuto con l’obiettivo di vincere e magari diventare numero 1. Ma se gioco così, non me lo merito, è tutto molto semplice”. Oltre ai suoi demeriti Sascha evidenzia quanto di buono espresso in campo dal suo avversario: “Giocava molto lontano in risposta, non l’ho mai visto giocare così. Ovviamente, voglio dare credito a Denis, è incredibile sia nei quarti, penso che se lo meriti, ha lavorato molto e ha migliorato il suo gioco”. Il tedesco evidenzia la differenza nelle condizioni di gioco pur non cercando scusanti per il livello espresso: “Molto diverso giocare di giorno o di sera qui. Penso che la programmazione odierna non mi abbia aiutato, ma non ci sono scuse. Ad essere onesti non c’è niente di positivo oggi. Una delle peggiori partite che abbia giocato da Wimbledon.”

Australian Open, Shapovalov: “Contro Nadal mi aspetto una battaglia”

Se Sascha non ride, ci pensa Shapovalov a gioire per la solida prestazione: “Mi sentivo abbastanza a mio agio da fondo campo. Era come se stessi giocando meglio di Sascha dalla linea di fondo, è questo è stato buon segno. Penso di aver giocato in maniera intelligente. Ovviamente faceva davvero caldo all’inizio. Ho fatto un buon lavoro, rimanendo paziente, cercando di giocare il più veloce possibile quando ero al servizio”. Per il canadese adesso la sfida con Nadal: “Mi aspetto sicuramente una battaglia. Ovviamente ti fa giocare molto. Si difende molto bene. È molto bravo in quello che fa, quindi dovrò provare a fare il mio gioco, continuare a fare quello che ho fatto, giocare pazientemente e lottare su ogni punto e scegliere i momenti giusti per giocare in modo aggressivo”.

 

Continua a leggere

Flash

Australian Open 2022, Sinner: “Allenato da McEnroe? Sì, è una leggenda, vediamo” [VIDEO]

John McEnroe aveva dichiarato ad Eurosport: ”Sinner cerca un Super Coach? Disponibile ad allenarlo part-time”. La risposta di Sinner

Pubblicato

il

John McEnroe a Wimbledon nel 1980

Si scrive un terzo capitolo della vicenda che riguarda la misteriosa figura che andrà a completare lo staff di Jannik Sinner. Dopo che nella conferenza stampa, post secondo round, Jannik si era lasciato scappare: “Allargherò il mio team con un’altra persona, ma per ora non posso svelare il nome”; erano partite le congetture più fantasiose su chi fosse questo ex grande giocatore o giocatrice che si celasse dietro l’enigma. Ipotesi che andavano da Maria Sharapova (allenata da Piatti) a Ivan Lendl. La più fattibile, però, è sembrata quella ricostruita da Stefano Semeraro su “La Stampa”, che facendo riferimento ad una diretta Facebook di un paio di anni fa, in cui Piatti aveva detto: ”Ho mandato un messaggio a John in cui gli dicevo che fra un anno avrò bisogno di lui” aveva sostenuto, appunto, che la figura misteriosa fosse John McEnroe. Ed ecco arrivare il secondo capitolo, il campione sette volte vincitore Slam (in singolare) ieri aveva dichiarato durante il Cube di Eurosport:” Sono disponibile ad un lavoro part time per aiutare Jannik Sinner a diventare un grande giocatore. Ho detto a Riccardo Piatti che se volesse il mio aiuto, per formare questo splendido giocatore italiano, per migliorarlo e aiutarlo a crescere, sarei ben felice”. Di fatto, McEnroe si è candidato pubblicamente a collaborare part-time con l’altoatesino. Il fatto, però, che lo stesso campione statunitense si sia proposto fa pensare che possa non essere lui il Super Coach, pronto ad aiutare Sinner nell’ultimo e decisivo step verso l’élite del tennis mondiale. Anche se, ecco che arriviamo al terzo capitolo di questo giallo, oggi il n.2 d’Italia si è così espresso ai microfoni di Eurosport Italia, intervistato in esclusiva da Matteo Zorzoli.

D: Ti piacerebbe essere allenato da McEnroe?

 

R: “Sì, quando parla John, sappiamo tutti che è una leggenda e quindi si…Vediamo poi cosa esce”.

Quindi c’è stata un’apertura sia da parte di John che da parte di Jannik. Vedremo se questa collaborazione avverrà realmente. Come si suol dire “se son rose fioriranno.” Nel mentre che aspettiamo un nuovo e probabilmente definitivo capitolo a conclusione della storia, con la rivelazione del mistero; Jannik è pronto a battagliare contro Demon e noi non vediamo l’ora di gustarcelo.

Articolo a cura di Cipriano Colonna

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open, Sinner: “Devo imparare a tenere un certo livello per tante ore. Ho ancora margine”

Jannik si prepara a sfidare De Minaur e ad affrontare la seconda settimana Slam: “Dovrò aumentare l’intensità. De Minaur in casa gioca sempre bene”

Pubblicato

il

Jannik Sinner all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Ha perso il primo set del torneo (e anche dell’anno) Jannik Sinner, impegnato non poco da Taro Daniel sulla KIA Arena: 6-1 al quarto in quasi due ore e tre quarti per guadagnare il primo ottavo di finale all’Open d’Australia. Rispondendo alle domande dei giornalisti, prima l’altoatesino ha fatto un bilancio della sua prima settimana e delle sue tre vittorie a Melbourne Park contro Sousa, Johnson e ora Daniel: “Quello che conta è che sono passato alla seconda settimana, sono contento. Al di là delle partite vinte, oggi è stata dura. Non lo conoscevo molto bene. Ho fatto qualche non forzato di troppo e lui invece non stava sbagliando tanto. Quindi ha iniziato ad alzare il livello e io nel secondo ho diminuito l’intensità. Non è stata la partita più pulita”.

Sulle caratteristiche di Daniel, ha detto che lui “è molto solido da fondo e stava servendo molto bene, per questo per me è stato difficile. Ho provato a guadagnarmi qualche palla break per metterlo sotto pressione. Nel secondo ha provato a fare lui il gioco e ad aprire di più il campo, da lì ho dovuto cambiare qualcosa”.

Per la terza volta ci saranno due italiani negli ottavi dell’Open d’Australia. Era già capitato nel 2018 con Seppi (perse con Edmund) e Fognini (perse contro Berdych) e nel 2021 con Berrettini (ritiratosi prima del match con Tsitsipas) e Fognini (battuto da Nadal). Stavolta portiamo Matteo Berrettini e Jannik Sinner, con prospettive ben diverse. Entrambi giocheranno da chiari favoriti i loro match, il primo contro Carreno Busta e il secondo contro Alex De Minaur. Per questo motivo, tra le domande in inglese c’è stato spazio anche per un commento sul tennis italiano in generale e sula generazione di giocatori che sta emergendo in questi anni. In merito, Jannik ha detto che “come in tutte le cose, c’è una ragione per cui sta accadendo. Ci sono tanti tornei in Italia, tanti ITF e tanti Challenger. Dunque i migliori giovani possono avere una wild card negli eventi e possono giocare. Anche se poi perdi puoi stare lì, allenarti con giocatori migliori di te. Questa è una ragione, l’altra è che ogni giovane cerca di spingersi a migliorare grazie a i progressi di un altro, dunque entrambi arrivano più in alto. Inoltre abbiamo tanti coach bravi. Auguro a tutti buona fortuna”.

 

Di seguito le domande della conferenza in italiano.

Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport: Cosa pensi che sia successo durante quel momento di appannamento nel secondo set?

Sinner: “Nei match al meglio dei cinque set possono capitare momenti difficili. Sono andato giù un po’ in tutte le cose nel secondo, ma anche nel primo dopo il 3-0. Stavo giocando bene, cambiando direzione di palla e attaccando la rete. Poi non lo sono più riuscito a fare e lui è entrato in partita. Sentivo che il livello fosse più equilibrato già da fine primo set. Poi se avessi fatto break nel primo game del secondo sarebbe stato diverso, il break da 40-0 ha cambiato poi la partita. Ho provato a star lì col servizio e lui ha anche servito molto bene sulle palle break. Di sicuro devo riuscire a tenere un livello alto per tante ore”.

Lorenzo Ercoli, Il Tennis Italiano: Come gestirai un’altra seconda settimana in uno Slam?

Sinner: “Cercherò di gestire bene l’off court. Quando allenarsi, come comportarsi. Provi a fare meglio tante cose assieme. Io credo di avere tanto margine in qualsiasi cosa, dunque sarà un altro test anche la prossima settimana. Dovrò alzare il livello di gioco di sicuro”.

Ubaldo Scanagatta, Ubitennis: Che influenza avrà il tifo degli australiani sul match con De Minaur?

Sinner: “Mi è già capitato di giocare con qualcuno che gioca in casa qualche volta, quindi col pubblico contro [ad esempio sul cemento americano nel 2021, Isner a Cincinnati e ben quattro statunitensi a Washington battuti, ndr]. Sicuramente non è semplice ma proverò a essere il più pronto possibile anche perché lui a casa gioca sempre bene”.


TABELLONE MASCHILE

TABELLONE FEMMINILE


Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement