Wimbledon, uomini: Federer smarrisce un set, Berdych diesel. Karlovic elimina Tsonga!

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Wimbledon, uomini: Federer smarrisce un set, Berdych diesel. Karlovic elimina Tsonga!

Roger Federer si distrae nel terzo set, ceduto al tiebreak, prima di chiudere senza problemi contro il bombardiere Groth. Ivo Karlovic torna in ottavi a 36 anni, vincendo in quattro set contro Jo Tsonga. Si spegne la favola di Dustin Brown battuto in 4 set dalla solidità di Viktor Troicki nel match d’apertura sul campo N.3. Roberto Bautista Agut supera in 3 set senza appello Nikoloz Basilashvili, giustiziere di Feliciano Lopez; Marin Cilic vince due game per completare l’opera iniziata venerdì. Berdych ingrana dopo un set, Pospisil supera Ward in maratona

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[2] R. Federer b. S. Groth 6-4 6-4 6-7(5) 6-2 (da Londra, Laura Guidobaldi)

Roger Federer perde il primo set dall’inizio del torno contro Sam Groth, n. 69 Atp, per poi far suo il match in 4 set. Prestazione solida dello svizzero che si fa sorprendere soltanto al tie-break del terzo set. Il prossimo avversario sarà lo spagnolo Roberto Bautista-Agut.

L’attesa per l’ingresso in campo di Roger Federer non poteva essere scandita da atmosfera più solenne, con la presentazione dei special guest del sabato – solitamente personalità insigni dello sport – seduti nel royal box tra cui, in particolare, alcuni giocatori di rugby britannici, l’intramontabile Martina Navratilova, Boris Becker e l’ormai onnipresente mamma di Andy Murray, la biondissima Judy.

 

Tutti sono in trepidamente attesa: il pubblico british – accesissimo dopo l’impresa sfiorata da Heather Watson ieri, a due punti dall’estromettere Serena dai Championships – nonché gli immancabili e fedelissimi “Aussie Fanatics”, i fans dei tennisti australiani, onnipresenti quando i loro giocatori sono impegnati in campo. Ed ecco che l’ingresso sul Centre Court di Groth ma, soprattutto, di Roger Federer viene accompagnato da un boato appassionato e prolungato.

Lo svizzero ha vinto l’unico confronto con l’australiano, attualmente n. 69 del ranking, allo US Open 2014 con un triplo 6-4.

L’elemento che caratterizza il match di Groth è senza dubbio il servizio, seguito quasi sempre dalle discese a rete. Infatti, Sam comincia a scaricare bordate a non finire ma, nonostante ciò, è costretto a salvare una palla break sul 2-2. Ne concede un’altra con una volé di rovescio fuori misura. Ma si salva di nuovo, sempre grazie alla sua battuta supersonica servita a 142 miglia orarie. Tuttavia, con un’altra volé di Groth appoggiata a rete, l’elvetico spezza l’equilibrio di questo inizio di set e sale 3-2 e servizio. Il n. 2 del mondo conduce le danze con estremo controllo sul manto verde del centrale. Roger è centrato in tutto: servizio, volé, incrociati e lungolinea. Lo svizzero serve il proprio menù alla perfezione tant’è che intasca il primo set per 6-4 dopo soli 30 minuti di gioco.

La rapidità del gioco è una degli elementi chiave oggi in campo. I turni di battuta si svolgono velocemente, con i due tennisti che interpretano magnificamente il gioco da erba. Sam insiste con il serve&volley mettendo ovviamente grande pressione al n. 2 del mondo. Nonostante ciò, Federer riesce a strappargli il poderoso servizio in apertura di secondo set, intascando un prezioso vantaggio che gli permetterà di salire fino a 5-3 per poi suggellare con l’ennesimo ace il 6-4 del secondo parziale, dopo 59 minuti di gioco.

Finora, le armi dell’australiano si rivelano ancora troppo inoffensive per far male all’ex n. 1 del mondo, nonostante il servizio raggiunga livelli elevatissimi. Ed ecco infatti che per il tennista di Narrandera arriva il record del secondo servizio più rapido nella storia di Wimbledon, servendo a 147 miglia orarie e superando così Roddick e piazzandosi dietro a Taylor Dent.

I tifosi Aussie tentano di esibirsi nel consueto siparietto di incoraggiamento ma gli spettatori inglesi sembrano non gradire particolarmente, rispondendo loro con un timido e, forse, scherzoso “Schhhh”. L’australiano scende costantemente a rete ma, quando non chiude le prime volé, viene quasi sempre “infilzato” dai passanti di Federer, oggi inesorabilmente millimetrici e perfetti.

Il terzo set si svolge con perfetto equilibrio e si arriva al tie-break. I 7 punti decisivi saranno fatali  allo svizzero, che si fermaa 5 ed è costretto a disputare un quarto parziale per conquistare definitivamente l’incontro. L’australiano sembra cedere alla stanchezza e ad un calo di tensione. I Championships per lui finiscono qui. Lo svizzero riparte in quarta e si assicura la presenza nella seconda settimana di Wimbledon con lo score di 6-4 6-4 6-7(5) 6–2. E sarà in buona conmpagnia poiché, per la prima volta a Wimbledon, gli svizzeri approdati alla seconda settimana londinese quest’anno sono ben 4. Oltre al tennista di Basilea, si qualificano Stan Wawrinka, Belinda Bencic e Timea Bacsinszky. “È davvero bello e simpatico che ci siano per la prima volta 4 svizzeri nei sedicesimi” ha esclamato Federer in conferenza stampa “e cercheremo di vincere ancora!

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[23] I. Karlovic b. [13] J. W. Tsonga 7-6(3) 4-6 7-6(2) 7-6(9) (Michele Gasperini)

L’uomo degli aces e dei tiebreak, Ivo Karlovic, non si smentisce ancora una volta: nel secondo in match in programma sul Court No.3, il croato, testa di serie No.23 in questo Wimbledon, con 41 aces (quindicesima occasione in assoluto in cui riesce almeno 40, terza in fila) riesce ad avere la meglio su Jo-Wilfried Tsonga, No.13 del seeding, senza mai breakkarlo, per la seconda volta su due in carriera al gioco decisivo del quarto set, ancora una volta ai Championships, accedendo agli ottavi di finale del torneo per la terza volta.
Il match vede, come ampiamente prevedibile, il dominio assoluto dei servizi, con scambi ridotti all’osso: solo nel settimo gioco, dopo un errore di dritto e un paio di seconde di troppo, il 36enne di Zagabria riesce ad avere una palla break, però prontamente annullata da una prima del francese. Si arriva quindi, senza altri sussulti, al tiebrek: Karlovic è implacabile, serve in modo irreprensibile e strappa due volte la battuta a Tsonga nel quarto e quinto punto, aggiudicandoselo con grande autorità.
La seconda frazione vede lo stesso canovaccio del primo, ma stavolta è Tsonga ad avere la chanche (unica) di break nel set, ed è bravo a sfruttarla, grazie anche un piccolo calo alla battuta di Ivo nel quinto gioco, rispondendo alla grande a due seconde di Karlovic, il quale non riesce ad evitare che le sue volée cadano in rete: Jo non si farà sfuggire l’occasione e porta il set fino in fondo, pareggiando i conti.
Non si fa spaventare il croato, implacabile, il quale continua a sparare bordate fulminanti al servizio: anzi, è il croato ad avere l’unica chanche di evitare il tiebreak, nel quarto gioco, ma ancora una volta la prima di Tsonga non concede possibilità: inevitabile il ricorso ad un altro gioco decisivo, speculare per molti versi al primo, con Karlovic bravo a tenere ogni servizio e a breakkare per due volte il francese, con due sapienti chip&charge e chiudendo al volo.
Il quarto set è la prosecuzione del terzo: nessuna chanche per i due tennisti, ingiocabili alla battuta, a parte due game dove Tsonga è costretto a salvarsi ai vantaggi, senza però concedere break point. Per la terza volta nell’incontro si rende omaggio a Jimmy Van Alen, e sarà senz’altro quello più emozionante: i due tennisti non concedono punti al ribattitore per i primi 19 punti, con Karlovic abile ad annullare due set point (il primo con un dubbio su un eventuale doppio tocco su una volée di dritto), mentre Tsonga cancella due match point con due dritti poderosi, ma è costretto a capitolare, sotto 10-9, alla risposta incisiva col dritto, su una sua seconda, del croato, bravo a chiudere col dritto successivo, urlando tutta la sua gioia. Karlovic attende ora, in ottavi, il vincente fra Murray e Seppi.

[6] T. Berdych b. P. Andujar 4-6 6-0 6-3 7-6(3) (Valerio Vignoli)

Il ceco Thomas Berdych, testa di serie n. 6 del tabellone, accede agli ottavi di finale battendo in 4 set il terraiolo spagnolo Pablo Andujar, n.37 del ranking ATP. Il finalista di Wimbledon 2010 fatica all’inizio e, in generale, non incanta, ma riesce comunque sconfiggere il suo coriaceo e coraggioso avversario. Nel primo set è appunto il tennista iberico a cominciare con il piede giusto, portandosi sul 3-1, grazie alla gentile collaborazione di un Berdych troppo falloso. Il ceco reagisce e si riporta sotto. Andujar però piazza un altro break e conquista meritatamente il parziale per 6-4. Il secondo set vede però scendere in campo il vero Berdych che rifila una sonoro bagel al suo avversario. Nel successivo parziale il nativo di Cuenca, finalista a sorpresa a Barcellona in questa stagione, continua a soffrire tremendamente sul proprio turno di battuta ed è costretto a cederlo nell’ottavo gioco. Il campione ceco ne approfitta e sale in vantaggio 2 a 1 nel computo dei set. Il quarto parziale sembra in discesa per Berdych che mette a segno il break sul 1 pari. Ma Andujar è un combattente nato e, dando fondo a tutte le sue risorse, risale la china, andando addirittura a servire per rimettere in discussione il match sul 5-3. Lo spagnolo non capitalizza la chance. Si giunge così al tiebreak dove ad imporsi per 7 punti a 3 è il favorito della vigilia che chiude la pratica in oltre due ore e mezza di gioco.

V. Pospisil b. [WC] J. Ward 6-4 3-6 2-6 6-3 8-6 (Cesare Novazzi)

“Partita di una giornata di mezza estate” potrebbe essere l’inizio di un racconto, invece è il primo set della sfida tra la wild card James Ward, numero 111 del mondo, contro il canadese Vasek Pospisil, numero 56. I due tennisti sembrano scendere in campo leggeri, un po’ assenti, quasi disturbati dal pubblico che applaude forte all’unisono ogni punto dell’inglese. Il servizio funziona bene per entrambi, ma la prima palla break arriva per il canadese che coglie subito il vantaggio e chiude il primo set indisturbato. Lo stato di torpore però si infrange alla prima occasione per Ward e di colpo la partita si accende. D’un tratto Ward non gioca più carezze, ma si serve del rovescio per spostare il suo avversario per poi chiudere con il diritto in avanzamento. Cambia anche il body language dei giocatori, ora più nervosamente lucidi: Ward cerca le rete e Pospisil invece cerca la supremazia da fondo, pronto a chiudere con il lungolinea di diritto. L’inglese sorretto dal tifo breakka ad ogni occasione il canadese e si porta in vantaggio di 2 set a 1, ma nel quarto subisce il rientro dell’avversario che coglie il vantaggio decisivo con una risposta di rovescio. Epilogo al quinto set, dove i tennisti tengono agevolmente i propri turni di servizio fino al tredicesimo gioco: Ward non mette la prima e concede due palle break. Salva la prima seguendo il servizio a rete, ma cede alla seconda. Il canadese serve per il match e chiude a rete; affronterà Troicki negli ottavi di finale.

[9] M. Cilic  b. [17] J. Isner 7/6(4) 6/7(6) 6-4 6/7(4) 12-10  (Raffaello Esposito)

L’ultimo incontro di giornata sul campo 1 mette in palio l’accesso al quarto turno del torneo contro Kudla prima di un probabile quarto di finale contro il totem Nole nella parte alta. Oggi seeding e rank ATP coincidono, 9 Marin Cilic e 17 John Isner, con il croato campione a New York 2014 in vantaggio 4-0 negli scontri diretti. Cilic in carriera si è dimostrato molto più consistente di Isner negli Slam e, oltre allo squillo agli US Open dell’anno scorso, vanta una semi agli Australian 2010, i quarti a Wimbledon 2014 e tre quarti turni a Parigi. Lo statunitense di 208 cm ha come miglior risultato i quarti a Flushing Meadows 2011. “Vi prego, dateci qualche spunto” implorano i commentatori al termine di un primo set dominato dai servizi e deciso da due mini break contro uno nell’extra-set. Un game ai vantaggi è come il Gronchi Rosa, una rarità. Fra due picchiatori l’equilibrio è sempre sottile ma il croato sembra più in controllo, forse solo per la sicurezza mentale data dai precedenti. Nel secondo parziale l’andamento è identico, zero occasioni e sei pari. Apre ancora Cilic alla battuta e l’equilibrio si rompe nel quarto punto quando il croato mette in corridoio un dritto a campo aperto per lo sconforto di Goran in tribuna. Sul 4-6 Marin sembra morto ma con un improvviso passante di rovescio e un ace pareggia a sei. Tutto inutile perché subito dopo mette in rete una volée di rovescio fattibile e Isner non lo perdona chiudendo con un dritto lungolinea e strappando a Cilic il primo set da quattro anni a questa parte. Nel terzo set, dopo un’ora e mezzo di gioco, il vento cambia e improvvisamente fioccano le palle break: entrambi concedono occasioni e il primo a capitalizzare è Cilic che nel nono game brekka con una risposta vincente seguita da un dritto sulla riga. Si gioca fra continui boati provenienti dal pubblico del Centrale e della “Murray Mountain”, esaltato dalla lotta di Watson contro Serena. Il Croato però non si distrae e chiude sei quattro. Nel quarto le palle break scompaiono ancora dal tabellino e si giunge all’ennesimo sei pari. Inizia Isner e sui primi cinque punti quattro sono mini-break, due per parte. Lo strappo decisivo è di John che sfrutta un errore banale dell’avversario in volée incrociata per salire sei quattro. Un dritto lungo di Marin porta la contesa al quinto. Il croato sfrutta un nastro in risposta per brekkare al secondo game e volare sul tre zero ma si distrae colpevolmente subito dopo, va 0-40 e si fa riagganciare. Cilic comincia ad assomigliare vagamente al Mahut del 2010 e lo spettro di un quinto set infinito aleggia sul campo. Nel decimo game Marin prova a scacciarlo e va 30-40 con una risposta sulle stringhe dell’americano,  che però annulla il match point da campione picchiando sulla riga con coraggio leonino e costringendo Cilic all’errore prima di pareggiare a cinque. Ora i due difendono strenuamente le rispettive battute, con Cilic che mette giù il trentaquattresimo ace battendo il proprio personale. L’incontro viene poi interrotto per sopraggiunta oscurità alle 21.21 sul punteggio di dieci pari. Del resto quando ci sono in campo i due primi detentori dei record di durata a Wimbledon sono i rischi del mestiere. Gli incisori di targhe del circolo sono già all’erta…  E’ consuetudine a Wimbledon che gli incontri interrotti siano ripresi sullo stesso campo come secondo match di giornata. Ecco quindi che alle 15.45 ora locale i contendenti scendono nell’arena al termine di Wozniacki-Giorgi, ennesima occasione gettata al vento da Càmila. Si racconta che i due abbiano passato la notte a smontare ed oliare i rispettivi cannoni ma Cilic non conferma la voce, mette solo due prime e fatica a tenere il  game, aiutato da due chiamate errate che danneggiano Isner. Contro ogni pronostico londinese il match termina subito dopo con un gioco che va raccontato. Cilic è aggressivo in risposta, passa di dritto incrociato e va 15-40 con due match points. Isner annulla con due aces ma l’avversario si procura una terza occasione con una gran smorzata che John vanifica andandosi a prendere il punto a rete. L’americano va a vantaggio interno, commette doppio fallo e subito dopo Cilic lo passa di dritto lungolinea. Il quarto match point è quello buono perché la prima palla è lunga… e la seconda larga. Con contrappasso dantesco è stato un doppio fallo a decidere un match dominato dai servizi.

[20] R. Bautista-Agut b. [Q] N. Basilashvili 7-6(4) 6-0 6-1 (Daniele Vallotto)

Ci si aspettava forse qualcosa di più da Nikoloz Basilashvili dopo la vittoria su Feliciano López ma di fronte all’intelligenza e alla solidità di Roberto Bautista-Agut, il suo tennis senza acuti si è inceppato al punto di arenarsi in un secondo set nel quale ha vinto appena due punti al servizio. Per Bautista è la terza volta tra gli ultimi sedici in uno Slam, la prima a Wimbledon; ma le chance di arrivare per la prima volta ai quarti sono piuttosto basse, dovesse esserci Federer. Ad ogni modo Bautista ha dimostrato che quando l’avversario è alla portata non ci perde neanche per sbaglio: oggi Basilashvili ha avuto poche possibilità di breakkare e quando le ha avute lo spagnolo non ha tremato. Il copione della partita, del resto, è stato scontato quanto il tennis poco spumeggiante di Bautista. Nel primo set c’è stato equilibrio ma era Bautista-Agut a giocare un pelino meglio: logico che il tie-break lo vincesse lui grazie al mini-break sul 5-4. Poi lo spagnolo ha breakkato in apertura di secondo e ha annullato tre palle break consecutive prima di trovare il secondo break che ha di fatto chiuso la contesa. Si è giocato un altro set e mezzo, a dire il vero, ma il sogno del georgiano si era infranto su quei sette punti persi di fila tra la fine del primo e l’inizio del secondo set, crudele prologo degli undici game consecutivi che hanno ammazzato il match.

[22] V. Troicki b. D. Brown 6-4 7-6(3) 4-6 6-3 (Giovanni Vianello)

Non ha mancato di offrire spettacolo Dustin Brown, attuale 102 del mondo ma che progredirà al termine dei Championships, ma alla fine, nella cosiddetta prova del nove, a prevalere è stato nettamente Troicki, tds 22 e n.24 del ranking. Il gioco estemporaneo e variopinto del tedesco ha qualche volta messo in difficoltà il serbo, ma nel complesso Troicki è riuscito, grazie a numerosi passanti e lob vincenti, a non subire troppo l’offensività del teutonico di origine giamaicana. Nel primo set Troicki ha dovuto salvare qualche palla break, ma nel decimo gioco, in cui serviva Brown, il tedesco non ha retto alla pressione ed ha concesso il break decisivo per il 6-4. Il secondo set ha visto Brown portarsi avanti inizialmente 3-1, ma Troicki ha poi riagganciato l’estroso avversario ed ha portato il set al tie-break, dove un preciso passante del serbo ha deciso le sorti del parziale a favore di Troicki. Nel terzo set il gioco è stato molto legato ai servizi, con Brown che è riuscito ad aggiudicarsi la frazione con un break nel decimo gioco. Nel quarto set c’è stata poca lotta, Troicki si è presto portato avanti di un break ed ha strappato la battuta all’avversario in un’altra occasione nel nono gioco, portandosi definitivamente a casa il match.

Risultati:

[3] A. Murray b. [25] A.Seppi 6-2 6-2 1-6 6-1
[2] R. Federer b. S. Groth 6-4 6-4 6-7(5) 6-2
[22] V.Troicki b. D. Brown 6-4 7-6(3) 4-6 6-3
[20] R. Bautista Agut b. [Q] N. Balashvili 7-6(4) 6-0 6-1
[23] I. Karlovic b. [13] J.W Tsonga 7-6(3) 4-6 7-6(2) 7-6(9)
V. Pospisil b. J. Ward 6-4 3-6 2-6 6-2 8-6
[6] T. Berdych b. P. Andujar 4-6 6-0 6-3 7-6(3)
[12] G. Simon b. [18] G. Monfils 3-6 6-3 7-6(6) 2-6 6-2
[9] M. Cilic b. [17] J.Isner  7-6(4) 6-7(6) 6-4 6-7(4) 12-10

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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