WTA Indian Wells: Errani travolta da Tsurenko. Radwanska e Kvitova a fatica. Venus saluta

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WTA Indian Wells: Errani travolta da Tsurenko. Radwanska e Kvitova a fatica. Venus saluta

Pessimo esordio per Sara Errani, mai in partita contro un’ottima Lesia Tsurenko, che vince con il punteggio di 6-4 6-3. Finalmente una prova convincente da parte della campionessa in carica Simona Halep. Facile vittoria anche per Serena Williams al suo rientro in campo dopo gli Australian Open. Successo sofferto per Petra Kvitova, costretta al tiebreak del terzo set dalla giovane Danka Kovinic. Splendida vittoria di Aga Radwanska, dopo una avvincente battaglia con Dominika Cibulkova: la polacca rimonta da 2-5 nel terzo set e salva un matchpoint, al prossimo turno avrà Niculescu. Venus Williams non riesce ad onorare il proprio ritorno ad Indian Wells, perdendo in due set contro la giapponese Nara. Oltre Sara e Venus escono altre sette teste di serie

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L. Tsurenko b. [15] S. Errani 6-4 6-3 (Raffaello Esposito)

Stats Tsurenko-Errani

 

Se nel tennis ha qualche valore la proprietà transitiva allora Sara Errani avrebbe fatto bene a stare all’erta nel suo esordio di oggi sul cemento lento (quasi un ossimoro) di Indian Wells. La tennista bolognese, tds 15, aveva di fronte la n° 36 WTA Lesia Tsurenko, vincente al primo turno su quella Timea Babos che a Doha la batté per 6-4 6-1. Anche i precedenti in parità non lasciavano tranquilli.

Si gioca sul periferico campo 7, con tribune da circolo e disturbato a turno sia dal vento che da voci e clamori provenienti dai campi circostanti. Comincia Sara e ci sono tre break nei primi tre giochi, due dei quali subìti a zero. La prima a tenere è l’ucraina, che si stacca sul 3-1 e poi sul 4-2 in un game eterno nel quale Sara getta alle ortiche cinque palle break, polemizza a lungo con il giudice arbitro Vieira e il gioco viene interrotto anche per far uscire uno spettatore forse vittima di un malore. Sara è brava a recuperare lo svantaggio all’ottavo gioco, complice una favolosa smorzata di gran tocco, ma perde ancora la battuta e non ha più tempo né forza per recuperare.

Nessuna delle due possiede il colpo del ko ma Tsurenko ha quel pizzico di potenza in più che le consente di governare meglio la palla nel vento, oltre ad una maggiore consistenza al servizio. Ed è proprio al servizio che Sara continua a non essere competitiva e forse addirittura a peggiorare. La sua palla oltreché lenta è anche corta e l’avversaria attende la battuta due metri dentro al campo per prendere subito il comando.

Il secondo set termina quasi con lo stesso punteggio ma con molta meno storia. È ancora Sara ad aprire al servizio tenendolo ma già al terzo game deve cedere e quando subito dopo è lei a non sfruttare un ottimo 0-30 vanificato da due errori evitabili crolla del tutto. Un secondo break la manda sotto 4-1 e Tsurenko non molla più la presa, aiutata dall’italiana che proprio non riesce a spingere i colpi e spesso fatica anche a trovare la giusta distanza dalla palla causa le repentine folate. Senza continuità non servono alcuni ottimi colpi estemporanei e se l’ucraina non pagasse dazio alla tensione cedendo la battuta sul 5-1 il punteggio sarebbe stato anche più severo. Sara ha subito sei break in dieci turni di battuta e con dati del genere la sua forza di volontà non può bastare. Peccato, perché dopo la vittoria di Dubai Sarita sembrava in crescita e l’avversaria di oggi era ampiamente alla sua portata.

[5] S. Halep b. V. King 6-1 6-1 (Emmanuel Marian)

Grande attesa all’Indian Wells Tennis Garden per l’esordio della campionessa uscente Simona Halep. La rumena, numero 5 delle ultime classifiche WTA, tra problemi al setto nasale e infiammazioni al tendine d’Achille è reduce da un inizio d’anno disastroso in cui ha raccolto appena tre vittorie in otto match, mentre la sua avversaria, l’attuale numero 202 del mondo Vania King, gioca il torneo usufruendo del ranking protetto dopo un lungo calvario causato da un’ernia cervicale. Un solo datato precedente tra le due, che si affrontarono nel terzo turno di qualificazione al torneo di Montreal del 2010: l’americana ebbe la meglio in due set.

La partita inizia con tre break in fila, due a favore della Halep. Vania King pare inizialmente reggere  la pressione da fondo di Simona, ma appena le percentuali al servizio di quest’ultima salgono arriva il primo allungo. La naturalezza con cui la rumena genera angoli mostruosi mette presto a nudo la differenza di qualità tra le due e l’americana, che si affida a un precoce coaching, cede altre due volte la battuta e con essa il primo parziale, che finisce nelle mani della tennista di Costanza in appena ventisette minuti con il punteggio di 6-1.

La King fa una fatica terribile in battuta – appena il 25% di punti con la prima palla – e in fase di contenimento: la cilindrata enormemente superiore della rumena le toglie respiro e lucidità, così il secondo set non può che iniziare sulla falsariga del primo: Simona brekka nel secondo game e nei propri turni di battuta non concede l’ombra di una chance all’avversaria, portandosi rapidamente sul 3-0. E lo show della campionessa in carica non accenna a fermarsi: un clamoroso passante incrociato di dritto tirato da tre metri fuori dal campo è prodromico al sesto break consecutivo. La King si toglie una piccola soddisfazione nel quinto gioco, il più lottato del match, conquistando il primo game del parziale grazie a un bellissimo rovescio lungolinea, che naturalmente serve solo a posticipare di qualche minuto la fine della partita. Halep si impone con estrema facilità in cinquantacinque minuti vincendo tutti i game giocati in risposta e al terzo turno troverà Ekaterina Makarova, trentesima testa di serie del torneo.

La relativa consistenza dell’avversaria odierna non scalfisce l’ottima impressione lasciata da Simona, che non è parsa lontanissima dalla sua miglior versione e proseguendo su questa strada avrà le sue carte da giocare per provare a difendere il titolo.

[1] S. Williams b. [Q] L. Siegemund 6-2 6-1 (Gabriele Ferrara)

Facile vittoria in due set per Serena Williams, che lascia appena tre giochi alla tedesca Laura Siegemund, numero 78 del mondo.

Si comincia con Serena che, nel secondo game, strappa il servizio all’avversaria, con la numero uno del mondo che trova un bel dritto lungolinea e sfrutta due errori di rovescio da parte della tedesca. La tennista di Saginaw cerca di essere costantemente aggressiva in risposta, concede le briciole al servizio e trova delle magnifiche soluzioni sia con il dritto sia con il rovescio. La tennista teutonica, invece, mantiene una percentuale alta di prime palle in campo- nel primo set arriva al 73 %- e, come le consiglia il coach Markus Gentner, cerca il più possibile le righe. Tuttavia, i suoi colpi da fondocampo mancano di incisività e Serena riesce così ad archiviare il primo set con il punteggio di 6-2.

Nel primo gioco del secondo parziale la Siegemund riesce a far correre la Williams da una parte all’altra del campo e si procura una palla break che, tuttavia, non sfrutta sbagliando una risposta di rovescio non impossibile. Nel terzo game la tedesca si procura un’altra occasione per togliere la battuta all’americana grazie a due ottime risposte di rovescio, ma la numero uno del mondo risolve la situazione con il servizio. Sul 2-1 la numero 78 Wta commette due doppi falli ed un gratuito di rovescio, consegnando così il break all’avversaria. Adesso la vincitrice di 21 prove dello Slam non sbaglia più niente né al servizio né in risposta, chiudendo facilmente la partita con lo score di 6-2 6-1 in un’ora e tre minuti di gioco.

Difficile valutare la prestazione della numero uno del mondo, che potrà testare il suo stato di forma contro un’avversaria di livello decisamente più alto, la russa Yulia Putinsteva.

[Q] K. Nara b. [10] V. Williams 6-4 6-3 (Lorenzo Dicandia)

Sono passati quindici anni da quando Venus scese gli scalini del centrale di Indian Wells per assistere alla finale della sorella Serena, accompagnata dal padre e dal boato, dai fischi e delle ingiurie di quindicimila spettatori. E quel boato, quei fischi, quelle ingiurie sono rimaste nitide nella memoria di Venus, che all’epoca aveva vent’anni, troppo pochi per capire appieno le circostanze, abbastanza per non dimenticare e decidere di boicottare il torneo. Ora Venus di anni ne ha trentacinque e non ha ancora dimenticato, ma ha perdonato. Il suo ritorno segue dopo un anno quello di Serena, di cui Venus ha parlato nell’editoriale pubblicato la scorsa settimana.

Venus ci torna come decima testa di serie, affrontando la qualificata giapponese Karumi Nara, numero 89, 155 centimetri di energia e due volte sconfitta nei precedenti incontri contro la maggiore delle sorelle Williams.

Venus parte un po’ contratta, sarà la tensione, saranno i ricordi, o forse più semplicemente il vento. Sbaglia colpi piuttosto semplici e chiusure a punto fatto. La differenza in campo però è davvero netta e quando Venus tiene la palla in campo, Nara può fare davvero poco. Sul 3-3 arriva il primo colpo di scena, non frutto del campo ma del meteo: scroscio di pioggia e match interrotto. Al ritorno in campo, Venus sembra avere più convinzione. Sale subito 15-40 ed alla terza occasione ruba per la prima volta nel set il servizio alla giapponese. È però una gioia effimera: dal 30-30 dell’ottavo gioco, Venus non ne azzecca più una e, punto dopo punto, Nara prima rimonta e poi conquista il set: 6-4 per la giapponese.

Il secondo set segue un andamento che, seppur comune al tennis femminile, è difficile vedersi sviluppare nelle partite di Venus Williams. I break risultano infatti essere più dei giochi mantenuti, molti di più. Disturbata da condizioni metereologiche difficili, il classico vento del deserto californiano e la temperatura scesa drasticamente dopo gli scrosci, Venus perde il servizio quattro volte su quattro. Riesce a restare in partita solo grazie all’altrettanto debole servizio di Nara che, va detto, pare riuscire ad adattarsi molto meglio alla presenza ingombrante di Eolo. La giapponese gioca con pazienza, ordinata, ed aspetta che sia Venus ad autodistruggersi. Niente di eccezionale, per carità, ma quanto basta per avere la meglio di una Williams tradita da un gioco che per tutto questo inizio di 2016 è stato traballante. Il ritorno, dunque, non è stato vincente, ma il boato, questa volta di applausi, che ha accolto Venus all’entrata in campo, ed il suo meraviglioso sorriso in risposta, la hanno ripagata dell’attesa. Karumi Nara incontrerà ora Barbora Strycova che ha superato in tre set Andrea Petkovic.

[3] A. Radwanska b. D. Cibulkova 6-3 3-6 7-5 (Roberto Dell’Olivo)

Esordio tutt’altro che semplice per la polacca Aga Radwanska, finalista in California nel 2014, sconfitta da Flavia Pennetta, contro la slovacca Dominika Cibulkova, scesa al numero 57 del mondo, dopo aver raggiunto la top 10 nel 2014. Nei nove precedenti, sei vittorie per Radwanska, ma tre degli ultimi cinque sono a vantaggio della tennista di Bratislava, che  ha peraltro vinto forse la sfida più importante: la semifinale di Melbourne di due anni fa. La polacca, in campo con una vistosa fasciatura alla coscia destra, sotto 5-2 e match point nel terzo set, si è salvata, vincendo, dopo due ore e quarantuno minuti per 7-5 un’autentica battaglia. La polacca ha ben gestito all’inizio del match l’esplosività della sua avversaria, che da fondo campo non si è risparmiata per intensità e profondità. Al  primo momento di calo di Cibulkova, Radwanska ha preso il largo. Dopo tre game con tre break, ecco Radwanska allungare 5-3, andando a raccogliere sotto rete il primo set point, dopo 45 minuti.  Il secondo set si gioca a parti invertite , è la tennista di Bratislava ad avere la meglio con lo stesso punteggio, 6-3 e fatalità la stessa durata.

Poi Cibulkova sale sorprendentemente in cattedra, (4-1, 5-2) fino al famoso match point. Quando inizia un’altra partita. Radwanska, si sa, non molla mai, si fa forza dell’occasione mancata dalla sua avversaria e chiude, lei sì, alla sua prima occasione: lungo il colpo della Cibulkova anche per l’occhio di falco e Radwanska resta ancora in corsa ad Indian Wells.

[8] P. Kvitova b. D. Kovinic 6-3 4-6 7-6(5) (Lorenzo Dicandia)

Petra Kvitova, nonostante l’ottava testa di serie e i due titoli Slam conquistati ed un nome che incute rispetto nel circuito, non è certo fra le favorite di Indian Wells: delle otto partite giocate in stagione è riuscita ad uscire vincitrice solo due volte. In questo secondo turno trova dall’altra parte della rete Danka Kovinic, montenegrina numero 51 al mondo. Al primo turno Kovinic ha sconfitto la wild card statunitense Samantha Crawford per 6-3 6-4.

Il primo sussulto della partita arriva nel sesto game, quando Kvitova riesce a conquistare il break alla quinta occasione del set. L’illusione di una fuga dura i cinque minuti necessari a restituire il regalo, grazie a due doppi falli della ceca. Kovinic però non regge gli scambi da fondo e Petra appena ne ha l’occasione colpisce il vincente. Conquista un altro break nell’ottavo gioco e chiude al servizio: 6-3. Il secondo set segue il copione del primo. Kvitova attacca, Kovinic mette su una difesa fatta di corse e qualche tocco di fantasia, stop volley o smorzate, di cui la montenegrina è capace. Il punteggio pare poco più combattuto: si arriva al 3-3, con Kvitova che ha perso per due volte un break di vantaggio. Nell’ottavo game, Kvitova concede una palla break dopo una serie di inopinati errori gratuiti. In questi casi vengono in soccorso i 182 centimetri donati da madre natura, e due buone prime la aiutano a tenere il servizio. Ma l’altezza non fa da sola un buon fondamentale, ed infatti Kvitova cede il set per 6-4 con il sesto doppio fallo.

Il terzo set segue abbastanza fedelmente i servizi: solo una palla break concessa da Kvitova nei primi sei giochi. Il primo break del set se lo prende la ceca nel settimo game grazie ad un recupero in back che colpisce il nastro e lentissimamente lo risale fino a cadere senza rimbalzo nel campo di Kovinic. Kvitova va a servire per il set sul 5-4 ma la terza vittoria dell’anno non vuol ancora saperne di arrivare: un passante di rovescio in corsa concede alla montenegrina il contro-break, cinque pari. Si arriva dunque al tie-break. Kvitova va, come sempre, a luce alterna e Kovinic è attenta a non sbagliare, ma un altro nastro beffardo concede alla ceca un mini-break, subito ceduto con un doppio fallo. Arriva il primo match point per Kvitova sul sei a cinque nel tiebreak e una smorzata di Kovinic finita in rete le regala la vittoria dopo 2h26m.

Kvitova vince e non convince, ma in questo momento anche le vittorie brutte possono migliorare una situazione disastrosa. Nel prossimo turno incontrerà Johanna Larsson.

Altri incontri (Ciro Battifarano)

Oltre alle premature uscite di Sara Errani e Venus Williams, si registrano le uscite di altre 7 teste di serie. Lucie Safarova, n. 11 del seeding, perde per la terza volta su tre contro Yaroslava Shvedova e manca l’appuntamento con la prima vittoria di una stagione che per lei ha avuto inizio soltanto a Doha a causa dei postumi di un’infezione batterica. Sembrava iniziata nel migliore dei modi invece la stagione di Svetlana Kuznetsova con la vittoria a Sydney ed invece la russa si è rivelata un fuoco di paglia: mai oltre il secondo turno negli altri tornei disputati, coautrice della disfatta della Russia in Fed Cup contro l’Olanda ed oggi eliminata in due set da Coco Vandeweghe. Sconfitte in tre set per Andrea Petkovic, testa di serie numero 22, Anastasia Pavlyuchenkova, n. 24, e Sabine Lisicki, n. 29 e semifinalista nel 2015 ad Indian Wells. Lasciano subito la California anche Madison Keys, n. 23, che, al rientro dopo l’infortunio all’anca sinistra che aveva condizionato il suo ottavo di finale agli Australian Open, rimedia un doppio 6-3 dalla qualificata Nicole Gibbs e Kristina Mladenovic, testa di serie n.27, più impegnata come opinionista nella vicenda Sharapova che in campo contro Yulia Putintseva. La giovane russa, dopo aver raggiunto per la prima volta il terzo turno in un torneo dello Slam agli Australian Open, con un doppio 6-4 raggiunge per la prima volta il terzo turno anche in un torneo Premier Mandatory.

Risultati:

[Q] K. Nara b. [10] V. Williams 6-4 6-3
[5] S. Halep b. V. King 6-1 6-1
[1] S. Williams b. [Q] L. Siegemund 6-2 6-1
[8] P. Kvitova b. D. Kovinic 6-3 4-6 7-6(5)
[3] A. Radwanska b. D. Cibulkova 6-3 3-6 7-5
C. Vandeweghe b. [18] S. Kuznetsova 6-4 6-3
[32] M. Niculescu b. [WC] H. Watson 6-4 2-6 6-2
[Q] N. Gibbs b. [23] M. Keys 6-3 6-3
Y. Putintseva b. [27] K. Mladenovic 6-4 6-4
Y. Shvedova b. [11] L. Safarova 6-3 6-4
[19] J. Jankovic b. C. Witthoeft 6-1 6-3
L. Tsurenko b. [15] S. Errani 6-4 6-3
B. Strycova b. [22] A. Petkovic 5-7 6-4 7-5
[30] E. Makarova b. L. Hradecka 6-4 6-4
[Q] K. Bondarenko b. [24] A. Pavlyuchenkova 6-2 6-7(1) 6-4
J. Larsson b. [29] S. Lisicki 5-7 6-4 6-2

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WTA Tenerife: primo titolo per Ann Li

La statunitense batte Osorio Serrano 6-1 6-4 e vince il primo trofeo in carriera. Entrerà per la prima volta in top 50 (al numero 48)

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Ann Li - Tenerife 2021 (foto Twitter @meftennisevents)

Ann Li è la campionessa del WTA 2021 di Tenerife. La statunitense classe 2000 domina la finale contro Maria Camila Osorio Serrano e conquista il primo titolo della sua giovane carriera. Il netto risultato con cui si è chiuso l’incontro è piuttosto sorprendente, se si considerano sia il livello dell’avversaria sia il fatto che Li era all’esordio in una partita che mette in palio un titolo WTA. Formalmente la statunitense era alla sua seconda finale in carriera, ma la prima, quella del Grampians Trophy, non si è mai giocata perché troppo a ridosso degli Australian Open (curiosamente la sua avversari designata di quel giorno, Anett Kontaveit, ha vinto proprio in questa giornata il torneo di Mosca).

Il match ha avuto poco da dire. Osorio Serrano ha provato a scappare nel primo set con un immediato break, prima di perdere la presa sullo scambio e subire un bagel virtuale. Dopo il 6-1 subìto del primo set, la colombiana ha dato un ultimo colpo di coda recuperando un break in apertura, ma ha dovuto poi soccombere alla lunga. Li ha mosso benissimo la palla per tutto l’incontro, lasciando poco tempo all’avversaria per tessere la sua tela. Contestualmente al primo titolo, la statunitense può festeggiare anche un nuovo best ranking e il primo ingresso in top 50: da lunedì sarà numero 48 (+12 posizioni).

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WTA Mosca: Kontaveit rimonta Alexandrova e vince il terzo titolo in due mesi

La russa, in vantaggio di un set e due break, si ferma a un paio di punti dalla vittoria. Sempre più vincente il sodalizio di Anett con Tursunov

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Anett Kontaveit – WTA Mosca 2021 (foto via Twitter @WTA)

La “quasi vince” due volte, Ekaterina Alexandrova, ma la finale del WTA 500 di Mosca va ad Anett Kontaveit che alza così il terzo titolo nell’arco di due mesi, vale a dire da quando ha iniziato a collaborare con Dmitry Tursunov. Il coach moscovita, che si è proposto di tirare fuori dalla sua nuova pupilla quell’aggressività nel gioco che non vedeva del tutto espressa, ha preso posto nell’angolo di Anett dal torneo di Cincinnati, dove la sconfitta all’esordio – la quarta di fila – era quasi una dichiarazione per cui un eventuale miglioramento dei risultati sarebbe stato da attribuire al lavoro svolto e non al caso. Da allora, due sole sconfitte (Swiatek allo US Open e Jabeur a Indian Wells) e i trofei alzati a Cleveland e a Ostrava, ai quali si aggiunge ora quello della Kremlin Cup. Da lunedì, Anett eguaglierà il proprio miglior ranking al 14° posto ottenuto due anni fa (era al 41° all’arrivo di Tursunov) e, non contando Barty, diventerà nona dalla Race a 139 punti da Jabeur.

Non bisogna però dimenticare i meriti di Alexandrova, autrice di una gran prestazione che l’ha portata avanti di un set e 4-0 nel secondo e a servire per il match nel terzo. “Stava spaccando la palla in lungolinea” dirà Anett dopo l’incontro riferendosi alla prima parte della sfida. “Io cercavo solo di rimanere in partita più a lungo possibile e non mi sono mai arresa cercando di combattere su ogni punto. Così, se avessi perso 6-4 6-2, avrei saputo di averci provato fino in fondo”. Anche nell’unico precedente, a Ostrava giusto un anno fa, Ekaterina aveva vanamente servito per chiudere e aveva poi avuto due match point consecutivi nel tie-break finale. Forse i fantasmi di quell’occasione persa si sono rifatti vivi sul più bello e questa volta la n. 37 WTA non è neanche arrivata al tredicesimo game per giocarsi le ultime carte, arrendendosi dopo due ore e ventidue minuti di godibilissima battaglia.

IL MATCH – Parte più forte Alexandrova, che al quinto gioco trasforma la settima palla break, regalatale da un nastro vincente, avventandosi con il drittone sulla debole seconda. Nessun problema per lei nel tenere i successivi turni di servizio, neanche quello decisivo che inizia con due ottime prime che la mettono subito in condizione di chiudere il punto, e sul 30-15 ringrazia della risposta sbagliata sulla seconda da parte di una Kontaveit che rimane perplessa per l’errore come se un armadillo rosa avesse appena attraversato il campo.

 

Subito il 6-4, Anett apre il secondo parziale con un doppio fallo, mentre l’altra è sempre centratissima nella sua spinta a partire dalla risposta e prende immediatamente il largo. Un bel largo, perché Kontaveit muove il punteggio quando è già sotto 0-4. Adesso, Anett riesce a rimanere di più nello scambio, muove bene l’avversaria che continua anche a produrre qualche altro fenomenale vincente di dritto in corsa ma, piegata in due e con errori sempre più frequenti, si vede prima raggiungere e poi superare da Kontaveit che infila sei giochi consecutivi e porta la sfida al terzo.

Nonostante il vantaggio sfumato, il match non scivola via tra le dita russe, anzi le due procedono appaiate per i primi otto game, poi l’equilibrio si rompe a favore di Ekaterina che può servire per il titolo. Comincia con una seconda a metà rete che, se mai ne avesse bisogno, dà all’avversaria speranze e soprattutto un 15 gratis che pesa tanto quando l’altra arriva a due punti dalla vittoria ma non oltre. Pochi minuti dopo, Alexandrova si trova a servire in ben altra condizione, vale a dire per agguantare il tie-break, ma neanche questa volta porta a termine la missione, tra la volée timidissima sulla palla del potenziale 40-15, un paio di occasioni annullate da Anett e il comodo dritto sopra la rete tirato parecchio lungo sul match point, con il viso di Kontaveit che, come nell’occasione fallita a fine primo set, esprime ancora un “non ci posso credere” eppure completamente diverso.

Terzo titolo dell’anno e quarto in carriera su undici finali raggiunte per Anett, che peraltro non ha potuto disputare quella del Grampians Trophy di Melbourne lo scorso gennaio perché… non programmata dagli organizzatori. L’avversaria sarebbe stata la statunitense Ann Li che, curiosamente, poche ore dopo Kontaveit ha anch’ella alzato un trofeo (per lei il primo), a Tenerife.

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WTA Mosca, la finale è Kontaveit-Alexandrova

La tennista estone batte Vondrousova, mentre la padrona di casa beneficia del ritiro di Sakkari (al primo turno anche Jabeur si era ritirata contro di lei)

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Anett Kontaveit - Mosca 2021 (foto Telegram VTB Kremlin Cup)

Anett Kontaveit conferma il proprio grande momento di forma battendo Marketa Vondrousova per 6-3 6-4 in 74 minuti e guadagnandosi così l’accesso alla finale della Kremlin Cup dove a sorpresa troverà Ekaterina Alexandrova, aiutata dal ritiro di Maria Sakkari (apparentemente per un calo di pressione, anche se la natura esatta del problema non è ancora stata chiarita) sul 4-1 per la tennista di casa. I confronti diretti fra le due finaliste sono sull’1-0 per Kontaveit, che lo scorso anno prevalse per 8-6 al tie-break del terzo set al 500 di Ostrava.

[9/WC] A. Kontaveit b. M. Vondrousova 6-3 6-4

Da quando ha iniziato a lavorare con Dmitry Tursunov, Anett Kontaveit ha letteralmente spiccato il volo, vincendo 20 partite su 22 e conquistando i tornei di Cleveland e Ostrava. La forma dell’estone non accenna a scemare per il momento, e una conferma di questa verità l’ha avuta oggi l’argento olimpico Marketa Vondrousova, battuta piuttosto rapidamente e con un punteggio “generoso” rispetto alla differenza vista in campo; Kontaveit è infatti scappata avanti di due break in entrambi i set, e solo qualche esitazione al momento di chiudere ha permesso alla rivale di contenere il passivo.

 

Vondrousova ha faticato terribilmente a tenere il servizio, in particolare nel primo set: partita 1-0 e servizio, ha perso cinque giochi di fila per il 5-1 Kontaveit. A quel punto la testa di serie n. 9 ha come detto tentennato, mancando due set point consecutivi in ribattuta e trovandosi 5-3 15-40 sul proprio servizio grazie ad una risposta di rovescio di Vondrousova resa imparabile dal nastro, una sliding door che avrebbe potuto riportare in partita la finalista del Roland Garros 2019. Kontaveit è però stata bravissima a ricomporsi, rubando una pagina dal manuale delle palle corte della rivale per salvare la prima e spingendo bene con il dritto sulla seconda, riuscendo così ad incamerare il set.

Nel secondo Vondrousova ha sprecato un’altra opportunità per cambiare il corso degli eventi: sul 2-1 in suo favore, si è procurata una palla break grazie ad un errore di dritto dell’avversaria, ma non è riuscita a far partire lo scambio. L’errore ha dato il là ad un parziale di 15-4 in favore di Kontaveit, che si è trovata quindi a servire per il match sul 6-3 5-2; anche in questa circostanza ha tremato, smarrendo uno dei due break e buttando due match point di fila in risposta, ma stavolta è riuscita a ritrovare il suo tennis potente (26 vincenti a 13) senza farsi lambire troppo da vicino dalla rivale, chiudendo a 15 l’ultimo game

Questa sarà la decima finale in carriera per Kontaveit (tre titoli più uno “condiviso” al torneo di Melbourne 3 di quest’anno, dove la finale venne cancellata), la quinta del 2021 (due titoli più la patta sopracitata) e la quinta in un 500 (un titolo poche settimane fa ad Ostrava più, ormai l’avete capito, la finale non disputata contro Li in Australia).

In caso di vittoria del titolo, Kontaveit si avvicinerebbe ulteriormente alle WTA Finals: supererebbe infatti Naomi Osaka al decimo posto, piazzamento che la renderebbe la prima riserva in virtù dell’annunciato forfait di Ashleigh Barty. Il distacco dell’estone dal nono posto di Ons Jabeur sarebbe di soli 110 punti, gap teoricamente colmabile raggiungendo la finale in Transilvania la prossima settimana (va detto però che Jabeur sarà la prima favorita a Courmayeur, dove potrebbe incamerare i punti decisivi per volare in Messico). In caso di vittoria domani, poi, Kontaveit eguaglierebbe il proprio best ranking di N.14 WTA.

E. Alexandrova b. [3] M. Sakkari 4-1 rit.

E per la settima edizione consecutiva ci sarà una tennista russa nella finale del 500 moscovita: Maria Sakkari si è infatti dovuta ritirare sull’1-4 del primo set contro Ekaterina Alexandrova, che raggiunge così la terza finale in carriera (sconfitta a Linz 2018 e vittoria a Shenzhen 2020), la prima stagionale e la prima in un 500. Percorso piuttosto particolare quello di Alexandrova, che ha beneficiato dei ritiri di due Top 10 quali Sakkari e, al primo turno, Ons Jabeur; al momento risalirebbe al trentunesimo posto del ranking, ma in caso di vittoria si porterebbe in zona seed negli Slam alla posizione N.31.

La tennista greca, che nei giorni scorsi ha ottenuto la matematica certezza di partecipare alle WTA Finals di Guadalajara per la prima volta in carriera, è rapidamente finita in svantaggio per 3-0, e, dopo aver richiesto un medical time out in cui le sono state misurati i parametri vitali, ha giustamente preferito non rischiare, lasciando il posto in finale all’avversaria. Sakkari è peraltro la giocatrice con più semifinali raggiunte nel 2021, ben sette.

Qui il tabellone aggiornato del WTA di Mosca e degli altri tornei della settimana

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