UISP-FIT, c'è l'accordo. La Federazione evita il Garante

Focus

UISP-FIT, c’è l’accordo. La Federazione evita il Garante

UISP e FIT hanno firmato un accordo che ridisegna le dinamiche, economiche e amministrative, tra i due denti. Sembra una “scesa a patti” che favorisce la UISP in termini monetari, ma potrebbe penalizzarla, vincolandola alla Federazione per quello che riguarda tornei e formazione

Pubblicato

il

Battaglia tra UISP-FIT, Vaccari (senatore PD): “Comportamento della Federtennis antisportivo, il CONI prenda una posizione chiara”

Intervista a Stefano Vaccari, senatore PD: “Binaghi accusa altri di aver fatto come lui: aver tesserato chiunque”

Vincenzo Manco, presidente UISP: “Angelo Binaghi si sente il Marchese del Grillo”

 

Venti senatori chiedono conto alla FIT, la battaglia UISP approda in Parlamento

UISP-FIT, ora è pieno scontro. Deciderà il garante della concorrenza

Pare sia stato l’intervento diretto di Giovanni Malagò, con pressioni piuttosto piccate all’una e all’altra parte, a smuovere definitivamente le acque tra FIT e UISP che nella giornata di ieri, dopo mesi di battaglie sfociate in una denuncia da parte della UISP al Garante della Concorrenza e in un’interrogazione parlamentare, hanno comunicato il raggiungimento di un accordo firmato«I vertici del Coni hanno dato un decisivo contributo» si legge sul sito nazionale UISP, con il presidente dell’ente di promozione, Vincenzo Manco, che dichiara: «Siamo stati al tavolo della negoziazione con i valori e lo spirito che ci contraddistinguono: trasparenza, lealtà e difesa del diritto allo sport per tutte le persone. Apprezziamo il ruolo svolto dal CONI e dal suo presidente Malagò nel giungere a questo accordo». E lo stesso Malagò rilascia una breve dichiarazione, dicendosi «felice perchè il mondo dello sport dimostra, ancora una volta, di saper risolvere le questioni al suo interno con grande lungimiranza e rispetto».

Era stata l’interrogazione presentata in Senato dal parlamentare Pd Vaccari e controfirmata da altri 19 colleghi di tutto l’arco costituzionale a portare alla ribalta la querelle tra UISP e FIT, che si prolungava ormai da oltre un anno. Vaccari avrebbe voluto che UISP andasse fino in fondo alla lotta, come potete leggere nell’intervista rilasciata al nostro sito, ma il CONI ha lavorato perché la battaglia si concludesse prima e senza pronunciamenti terzi. L’accordo, firmato il 16 marzo da Vincenzo Manco e Angelo Binaghi in tutte e 6 le pagine che lo compongono, in realtà è una scesa a patti nella quale la FIT accantona i procedimenti per la quale era stata denunciata al Garante della Concorrenza, ma al contempo UISP accetta alcuni status quo che invece sembravano non dover passare. Voci di corridoio infatti davano per imminente il pronunciamento dell’AGCM, con una ragione piena all’ente di promozione sportiva che però, sotto le pressioni del CONI, ha preferito non attendere il concludersi di quel procedimento arrivando alla firma.

Nei punti salienti, il nuovo accordo siglato da UISP e FIT prevede quanto segue:

– La federazione concede “amnistia” (proprio così) su tutti i procedimenti riguardanti tesserati e affiliati a seguito dello svolgimento di attività UISP da parte degli stessi

– UISP potrà organizzare liberamente tornei rivolti solo ai propri tesserati

– In caso di tornei UISP rivolti anche a tesserati FIT, sarà la FIT a concedere l’autorizzazione (si parla di “tornei concordati tra le parti”) e a provvedere alla pubblicazione sui propri calendari. Vedremo quanto questa quasi quotidiana mediazione sarà pacifica o meno

– Tali tornei “misti” assegnano punteggi FIT ma in misura ridotta rispetto ai tornei FIT tout court

– Le tariffe di affiliazione e tesseramento tornano a essere identiche anche per chi fa doppia attività UISP-FIT («è fatta salva la facoltà dell’affiliazione e tesseramento sia alla FIT che alla UISP senza che ciò comporti penalità di alcun genere o discriminazioni» si legge). Questa forse la vittoria più grande di UISP, con la FIT che si impegna anche a restituire la differenza pagata quest’anno da circoli e soci UISP purché ne arrivi la richiesta entro il 30 aprile: ricordiamo che i costi di tesseramento erano quasi triplicati per circoli e tennisti dalla “doppia tessera”.

– Precisazione lessicale: il termine di Campione Italiano può essere utilizzato solo per i campioni federali

– Gli allenatori UISP potranno fare attività solo per l’ente, mentre per l’attività federale dovranno essere formati dalla FIT

– Infine una clausola che blocca i contenziosi: le controversie tra i due enti, da ora in poi, saranno risolte soltanto dalla Giunta del CONI (senza più poter far riferimento a terzi come l’AGCM, ad esempio).

La durata della convenzione è di un anno ma si riterrà tacitamente rinnovata a ogni scadenza. Chiosando, UISP ha certamente vinto da un punto di vista economico, vedendo cancellata una discriminazione nelle tariffe che sembrava davvero iniqua. Ma ha accettato alcune imposizioni su tornei e formazione, e soprattutto da ora in poi avrà le mani legate su eventuali contenziosi che sorgano con la FIT: forse con la speranza (ben riposta?) che non ce ne siano altri.

Continua a leggere
Commenti

WTA

WTA Charleston: Kovinic e Kudermetova si sfidano per conquistare il primo titolo

Danka Kovinic batte in due set Ons Jabeur. Veronika Kudermetova supera in due set Paula Badosa

Pubblicato

il

Danka Kovinic - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Semifinali a senso unico al Volvo Car Open di Charleston. Nella prima partita del programma la montenegrina Danka Kovinic (n. 91 WTA) ha regolato in due set la testa di serie n. 12 Ons Jabeur con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 19 minuti. Dopo un break e un controbreak nei primi due giochi, Kovinic ha preso il comando della partita servendo molto bene e concedendo palle break solamente nel secondo game del terzo set. Giornata davvero no per la giocatrice tunisina, che si è anche lasciata andare a un paio di lanci di racchetta dopo aver sbagliato la risposta, gesto molto inusuale per lei.

Non mi aspettavo un risultato così netto oggi – ha detto Kovinic dopo la partita – mi sentivo piuttosto stanca all’inizio del match, ma fortunatamente è andata bene. All’inizio di questo torneo non ero troppo convinta del mio tennis, ma la fiducia nei miei mezzi è aumentata di match in match e ora sono arrivata in finale. Sono riuscita a rimanere calma anche nei momenti di tensione durante tutta la settimana e credo che questa sia stata la chiave delle mie prestazioni. Credo che dalla ripresa del circuito lo scorso anno sto giocando il mio miglior tennis, anche migliore di quando nel 2015-2016 ho avuto le mie stagioni migliori: sono più matura, ho più esperienza e penso di essere una giocatrice migliore”.

Veronika Kudermetova – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Nella seconda semifinale affermazione con periodico 6-3, 6-3 per Veronika Kudermetova, testa di serie n.15, sulla spagnola Paula Badosa (n. 71 WTA), che nei quarti di finale aveva eliminato la n. 1 del mondo Ashleigh Barty. Il primo set è scivolato via velocemente in poco più di mezz’ora con due break, uno all’inizio e uno alla fine del parziale. Più battaglia nel secondo parziale, che sul 2-2 ha visto un game di 20 punti andare a favore di Kudermetova dopo aver salvato due palle break. Da quel momento la partita è scivolata lentamente ma inesorabilmente in direzione della russa che ha così raggiunto la seconda finale della stagione dopo quella perduta ad Abu Dhabi contro Sabalenka.

 

Sono contenta di aver vinto questa partita anche perché non ho avuto troppo aiuto dalla prima di servizio, in ogni modo essere riuscita a superare una giocatrice come Paula facendo affidamento principalmente sulla seconda è un segnale molto positivo. Questa settimana ho giocato in maniera molto propositiva, cercando di utilizzare le mie armi appena possibile, e sono stata più regolare dell’ultima volta che ci siamo incontrate ad Abu Dhabi. Domani con Danka non mi aspetto nulla, ovviamente cercherò di vincere, ma non voglio mettermi addosso alcuna pressione”.

Domenica alle 13 ora locale (le 19 in Italia, diretta su SuperTennis), la finale determinerà chi delle due protagoniste si aggiudicherà il primo WTA 500 della loro carriera: un solo precedente tra le due, che risale al cemento di Shenzhen nel gennaio del 2019 e che ha visto Kudermetova imporsi in due set (6-4, 7-5).

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

Continua a leggere

ATP

ATP Marbella: Munar ferma la corsa di Alcaraz, è in finale contro Carreno-Busta

Il diciassettenne spagnolo cede in due set al connazionale, oggi più solido nei momenti importanti. Carreno-Busta supera Ramos-Vinolas al tiebreak decisivo

Pubblicato

il

Sfuma il sogno della prima finale ATP per Carlos Alcaraz, mentre si realizza per Jaume Munar. Il diciassettenne spagnolo ha lasciato intravedere perché, soprattutto sulla terra, può già dare fastidio a molti, ma alla lunga ha pagato anche il verde dei suoi pochi anni. Il classe 1997 Munar dal canto suo ha giocato una partita molto solida, arginando bene la pressione continua del più giovane connazionale e giocando meglio nei momenti più delicati.

Alcaraz parte meglio, salendo 2-0, ma Munar gli impedisce di fare corsa di testa e recupera immediatamente lo svantaggio. I due fanno a sportellate, annullandosi un’altra palla break a testa, fino al tiebreak, giusta conclusione di un parziale equilibrato e di buon livello. Alcaraz è il primo ad andare in vantaggio di un minibreak, ma si fa subito rimontare da 3-1 a 3-3. Sul 4-4 un dritto lungo in spinta del giovane spagnolo regala a Munar un preziosissimo minibreak che il classe 97 tutela fino alla fine, facendo suo il set.

In avvio di secondo set Alcaraz si complica la vita facendosi rimontare in un turno di servizio nel quale conduceva 40-15. Complice anche un doppio fallo, il diciassettenne si lascia invischiare in un game da quattordici punti che alla fine lo vede subire il break alla terza occasione concessa. La reazione arriva però immediata e Alcaraz strappa addirittura a zero la battuta a Munar, impattando poi sul 2-2. I due connazionali se le danno di santa ragione fino al 4-3 quando Munar riesce a trovare di nuovo il break e a guadagnarsi la possibilità di servire per il match. Ancora una volta, Alcaraz si ribella e trova un altro break a zero, di puro orgoglio e incoscienza adolescenziale. Nel successivo turno di servizio però la leggerezza dei diciassette anni si fa sentire in negativo: sul 30-30 infatti Alcaraz approccia con superficialità un colpo sotto rete e si fa infilare dal buon riflesso di Munar. Il primo match point è sufficiente a Jaume per agguantare la prima finale della sua carriera.

 

Nell’ultimo atto sfiderà la testa di serie numero uno Pablo Carreno Busta che ha superato solo al tiebreak decisivo Albert Ramos-Vinolas al termine di una partita di ottima qualità e ricca di colpi vincenti. E dire che dopo il primo set nessuno avrebbe ipotizzato che Carreno avrebbe dovuto sudare così tanto e anzi, che si sarebbe ritrovato addirittura a due punti dalla sconfitta.

Il primo favorito del tabellone esce infatti fortissimo dai blocchi e domina in lungo e in largo il proprio avversario per oltre mezz’ora. Dopo il meritatissimo 6-1 del primo parziale, Carreno si procura anche tre palle per strappare subito il servizio a un tramortito Ramos-Vinolas, che però si aggrappa alla partita ed riesce a salvarsi. Qui è il match cambia nettamente e Ramos prende sempre maggior confidenza, iniziando a far muovere Carreno e ottenendo un break nel quarto gioco. Il mancino spagnolo amministra poi il vantaggio con grande autorevolezza fino al 6-3 che gli vale il secondo set.

Anche nel parziale decisivo è Ramos a partire meglio e a prendersi un break di vantaggio. Tra belle accelerazioni e grandi difese si approda sul 5-4 senza che nessuno dei due abbia chissà che da soffrire al servizio. Sul 30-30 però, Ramos commette un imperdonabile doppio fallo che Carreno Busta gli fa pagare caro andando a prendersi a rete il punto del 5-5. Ramos ha una palla per poter tornare a servire nuovamente per il set, ma non la trasforma. Approdati al tiebreak, il mancino di Barcellona si mette subito nei guai con un dritto largo. Carreno Busta non si lascia pregare e scava un solco che l’avversario non è più in grado di colmare, guadagnandosi così la sua ottava finale in carriera (4-3 il bilancio).

Il tabellone aggiornato

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement