ATP Miami: Novak Djokovic solidissimo, Berdych a casa. Goffin non vuole fermarsi

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ATP Miami: Novak Djokovic solidissimo, Berdych a casa. Goffin non vuole fermarsi

Ennesima prestazione senza sbavature per Novak Djokovic, che superata una minima incertezza iniziale conduce un incontro con il pilota automatico contro Tomas Berdych, regolandolo con un doppio 6-3: Nole ha chiesto l’intervento del fisioterapista per dolori alla schiena. In semifinale lo aspetta il caldissimo David Goffin: dopo la semifinale raggiunta a Indian Wells la scorsa settimana, il belga coglie lo stesso traguardo a Miami. Battuto in tre set Gilles Simon, che dopo aver vinto il primo parziale si scioglie e conquista appena tre giochi

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[1] N. Djokovic b. [7] T. Berdych 6-3 6-3 (Gabriele Ferrara)

Venticinquesima sfida tra Novak Djokovic e Tomas Berdych. Il serbo è avanti 22-2 ed ha vinto gli ultimi nove scontri – la seconda ed ultima sconfitta contro il ceco risale al quarto di finale di Roma del 2013, mentre l’altra fu in occasione della semifinale di Wimbledon nel 2010. Quest’anno i due atleti si sono già affrontati in semifinale a Doha, quando il numero uno del mondo si impose in due set piuttosto equilibrati.  Il tennista di Belgrado arriva a questa partita dopo la vittoria in due set – anche se sofferta – contro Dominic Thiem, mentre il ceco ha dovuto faticare sia contro Johnson che contro Gasquet, vincendo in entrambe le occasioni dopo tre parziali estremamente combattuti. Cedric Mourier è l’arbitro designato per questa partita.

Si comincia con Berdych che – estremamente aggressivo  con la risposta e con il dritto – si procura subito un break point. Il fuoriclasse serbo, però, è bravo a far muovere lateralmente l’avversario – che da questo punto di vista va molto in difficoltà soprattutto quando deve correre da sinistra verso destra, approfittando poi di una goffa risposta e di un gratuito di rovescio da parte del numero 7 ATP. Nel secondo gioco anche il tennista di Valasske Mezirici va in difficoltà e, dopo un paio di errori da fondocampo, si ritrova sotto 15-40. Qui, però, il ceco è bravo a salvarsi con lo schema “servizio e dritto” e con un ottimo recupero nei pressi della rete. Nel punto successivo, tuttavia, affossa un dritto da due metri fuori dal campo e concede così un’altra palla break, annullata da una potente prima centrale. Nonostante ciò, Berdych commette due errori in uscita dal servizio – andando enormemente in difficoltà sulle risposte centrali e profonde che Nole gli propone -, con il tennista di Belgrado che si porta così sul 2-0. Nel game successivo il ceco trova nuovamente un paio di risposte aggressive e, approfittando di un doppio fallo del rivale, si procura una chance di break, annullata però da una gran difesa con il rovescio di Djokovic, che però poi sbaglia il medesimo colpo ed un dritto lungolinea, concedendo così subito il controbreak. Il trentunenne ceco, tuttavia, sul 2-1 sbaglia un dritto in avanzamento e commette un doppio fallo. Sull’ennesima palla break il numero uno del mondo, dopo uno scambio prolungato, trova un dritto incrociato stretto meraviglioso che gli consente di strappare nuovamente il servizio all’avversario. Djokovic, come già visto ieri, non spinge molto con il servizio, ma stavolta riesce a tenere il suo turno di battuta, grazie anche a tre errori di dritto da parte di Berdych. Sul 4-1, il numero 7 del mondo riesce finalmente a tenere con agio il proprio turno di battuta, portandosi poi sul 15-30 nel gioco successivo grazie a due ottimi rovesci. Tuttavia, il serbo serve bene e tiene lontano dal campo l’avversario, riuscendo così a rimontare ed a portarsi sul 5-2, aggiudicandosi poco dopo il primo parziale con il punteggio di 6-3 in quarantanove minuti di gioco.
In apertura di secondo set, Berdych sbaglia clamorosamente un comodo smash e commette un doppio fallo sulla palla break, regalando così il break a Djokovic – col ceco che si arrabbia con l’arbitro per avergli parlato tra la prima e la seconda di servizio sul 30-40. L’allievo di Dani Vallverdu appare enormemente in difficoltà quando non mette la prima – 1 punto su 4 con la seconda -, non riuscendo poi a gestire le traiettorie profonde del serbo – sia in risposta che in manovra -, che lo portano lontano dalla riga di fondocampo ed a commettere molti errori, specialmente con il dritto – che oggi colpisce spesso troppo dietro. Il vincitore di 11 prove dello Slam, dal canto suo, adesso serve meglio, risponde magnificamente e,- nonostante sul 3-2 in occasione del cambio di campo, riceva un trattamento alla schiena da parte del fisioterapista a causa di una contrattura muscolare lombare – mantiene una profondità impressionante con i propri colpi, cercando anche piuttosto spesso la via della rete. Sul 4-2 il serbo si procura un altro break point, ma Berdych è bravo a tenere lontano dal campo l’avversario – che ora sembra effettivamente in difficoltà negli spostamenti e che sbaglia un paio di dritti -, riuscendo così ad accorciare sul 3-4. Tuttavia, nel gioco successivo, Nole alza il livello del proprio gioco, trovando due prime vincenti ed un paio di recuperi di notevole fattura, portandosi sul 5-3, Pochi minuti più tardi, approfittando dei numerosi errori da fondocampo da parte del rivale, l’allievo di Boris Becker chiude la contesa con lo score di 6-3 6-3 dopo un’ora e trentanove minuti di partita.
Nonostante non sia al massimo della condizione fisica, il numero uno del mondo ha fornito una prestazione solida ed estremamente concreta. Ciò nonostante, nelle prossime ore andranno monitorate le condizioni fisiche del fenomeno serbo – anche se il problema alla schiena pare essere di natura passeggera. Al di là di questo, Djokovic in semifinale partirà comunque ampiamente favorito contro David Goffin. Prestazione deludente, invece, per Berdych, che ha mostrato nuovamente i suoi problemi negli spostamenti, la mancanza di variazioni nelle rotazioni dei colpi e scarsa personalità nei possibili momenti di svolta del match.

[15] D. Goffin b. [18] G. Simon 3-6 6-2 6-1 (Ruggero Canevazzi)

 

Il quarto di finale tra Gilles Simon e David Goffin si disputa tra due giocatori un po’ sui generis tra i migliori del tennis contemporaneo: i due mettono in campo poca potenza, molta tattica e, specie il francese, la capacità di scardinare il gioco dei giocatori più forti appoggiandosi alla potenza dei loro colpi. Sotto un cielo plumbeo e con gocce di pioggia che ancora bagnano il campo, i due cominciano la partita, rassicurati dal giudice di sedia Carlos Bernardes che il tempo va migliorando.

Il match parte e segue i servizi fino al 2-1 Simon, dopo che il francese nel terzo gioco ha dovuto annullare ben 4 palle break al belga. Nel game successivo però è proprio lo stesso Simon a strappare il servizio all’avversario sfruttandone qualche incertezza di troppo. Il 3-1, poi confermato nel quinto game dal transalpino, testimonia la maggior regolarità dell’allievo di Jan de Witt, molto meno falloso dell’avversario e soprattutto più mobile e reattivo. Goffin si prende più rischi, cercando le righe e appena può la rete, ma il numero di errori, in parte comprensibile per un gioco così poco parsimonioso, è maggiore dei punti che ottiene: merito di Simon, molto tonico e rapidissimo nei recuperi, a differenza di un Goffin troppo statico seppure in grado di trovare buone traiettorie. Il belga tenta sempre di far giocare l’ex n.6 del mondo (best ranking raggiunto da Simon nel 2009) un colpo di dritto e subito dopo uno di rovescio, ma è proprio la sua scarsa reattività a tradirlo e portarlo a commettere molti errori non forzati. Sul 5-3, il n.18 ATP serve per il set, sale 40-0 con tre set point a disposizione, ma subisce il ritorno dell’avversario che con un gran dritto inside-out si procura una prima palla break, annullata da una buona prima di servizio di Gilles, e poi una seconda grazie ad un’efficace risposta nei piedi del francese, che riesce comunque, complici un bell’ace e un rovescio rimasto in campo per un pelo, a fare suo il primo parziale al quinto set point.

Nel secondo set il gioco segue i turni di servizio fino al 2-1 Goffin e servizio Simon. Il quarto gioco è però da dimenticare per il transalpino, che commette tre gratuiti davvero evitabili (tra cui uno smash tirato praticamente sui teloni e un pigro dritto in rete): il belga ne approfitta subito, trovando una risposta fulminante di dritto lungo linea su una seconda troppo debole dell’avversario. Break Goffin, che nel game successivo sale fino a 30-15, ma poi giudica fuori un dritto steccato in recupero di Simon, che atterra invece all’incrocio delle righe. L’errore è grave perché restituisce fiducia al trentunenne di Nizza, che si procura una palla del controbreak e lo ottiene al termine di uno scambio chiuso con Goffin che fallisce un rovescio in avanzamento mandandolo in rete: 3-2 per il belga, con Simon che serve per raggiungere l’avversario sul 3-3. David non dà però il minimo segno di frustrazione per il break subito restituito, continua il suo gioco fatto di accelerazioni dal fondo, accompagnato da una mobilità finalmente efficace che gli permette di tenere in mano le redini dello scambio come avrebbe voluto fare già nel primo set. Favorito da ormai troppi errori di Simon, che prima lascia cadere la racchetta poi, tre punti più avanti, getta in aria l’asciugamano, strappa di nuovo la battuta al francese. Stavolta, sul 4-2 e servizio, il numero 15 del mondo non si scompone: tiene il servizio e sul 5-2 strappa per la terza volta nel set la battuta a un Simon nettamente più falloso e statico di quello visto nel primo parziale, portando a casa il secondo set per 6-2.

Il terzo e decisivo set si svolge in totale continuità con la fine del secondo: tutto gira dalla parte del belga, che dopo aver tenuto con sicurezza il servizio d’apertura, nel game successivo risale da 0-30 e con una bella risposta si procura una palla break. Simon è costretto ancora a giocare la seconda e ancora una volta è troppo conservativo: la sua battuta debole e trattenuta è facile preda della risposta incrociata di dritto del venticinquenne di Rocourt (Liegi), che ora è padrone assoluto del match e gioca ogni colpo con la massima serenità, lasciando andare il braccio e confermando il break nel terzo game: 3-0 Goffin, che porta a casa così il sesto gioco consecutivo. Due turni di battuta dopo è avanti 4-1, contro un Simon sempre più dimesso, quasi rassegnato a concludere il match senza reagire. Sul 40 pari, Goffin si procura la palla break che lo manderebbe a servire per il match con un lob d’antologia, ma il 5-1 e servizio arriva due punti più tardi, dopo che Simon, ormai in totale confusione, è capace di sbagliare uno smash schiacciando la palla nel proprio campo. Goffin serve per il match, mette a segno due ace e sale 40-15 procurandosi due match point. Basta il primo, con Gilles che spara fuori la risposta di dritto dopo 1 ora e 57 minuti di un match che lo ha visto molto più in palla dell’avversario nel primo set, per poi spegnersi e cedere sempre più vistosamente di fronte a un avversario salito di livello sotto ogni punto di vista: fisico (i recuperi e il tempo d’impatto sulla palla visti nel secondo e terzo set erano inesistenti nel primo), tecnico (gli errori sono calati vertiginosamente dall’inizio del secondo set in poi) e mentale (la serenità del n.15 ATP era palese e fortemente contrastante con lo scoramento di un Simon che non è più riuscito a rialzare la testa, proprio lui che è noto per lottare come un ossesso in ogni scambio).

Risultati:

[1] N. Djokovic b. [7] T. Berdych 6-3 6-3
[15] D. Goffin b. [18] G. Simon 3-6 6-2 6-1

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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