La Serena Williams di Roma basterà per vincere a Parigi?

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La Serena Williams di Roma basterà per vincere a Parigi?

Roland Garros: da Serena Williams a Madison Keys, la situazione delle prime 16 teste di serie, e quella delle giocatrici italiane alle spalle di Roberta Vinci

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L’avvicinamento a Parigi è sostanzialmente terminato; in questa settimana a ridosso dello Slam solo Roberta Vinci prenderà parte a un torneo, mentre tutte le altre giocatrici che saranno accreditate delle prime sedici teste di serie (a meno di forfait dell’ultima ora) hanno preferito non avere impegni agonistici.
La stagione sulla terra rossa si annunciava come di difficile decifrazione, e l’ipotesi di una fase senza protagoniste dominanti è stata confermata, come si deduce dal quadro riassuntivo; nei tre principali tornei del 2016 nessun nome compare più di una volta fra quelli di vincitrici e finaliste:

Rendimento terra rossa WTA 2011- 2016
Ecco come si presentano al via le prime sedici del ranking.

1. Serena Williams
Miglior risultato in carriera al Roland Garros: vittoria (2002, 2013, 2015)
Risultato 2015: vittoria (S. Williams def Safarova 6-3, 6-7, 6-2)

 

Serena è tornata a vincere un torneo dopo un digiuno inusuale (il precedente successo risaliva all’agosto 2015, Cincinnati) al primo impegno su terra. Ho letto pareri discordanti sulla sua prestazione romana; a me è sembrata in condizioni inferiori rispetto agli Australian Open, a causa dei problemi tecnici dalla parte del dritto, un colpo che ha sbagliato con troppa frequenza.
Resta il fatto che batterla rimane una possibilità riservata a poche, e quelle poche devono scendere in campo senza farsi intimorire troppo. Di recente nelle finali ci sono riuscite Kerber e Azarenka, mentre a mio avviso Madison Keys non è stata in grado di giocare con la stessa qualità mostrata nei turni precedenti.
In prospettiva Roland Garros il fatto che abbia vinto comunque a Roma dimostra che anche la condizione attuale potrebbe essere sufficiente, e questo fa di lei la prima favorita. Direi che ci sono due possibilità: o Serena cresce nella forma, e si riporta a un livello superiore alle altre, oppure la vittoria dipenderà anche dalle avversarie, e dalla loro capacità di esprimersi al meglio (o no) contro di lei.

2. Agnieszka Radwanska
Miglior risultato RG: QF (2013)
Risultato 2015: 1T (Beck def Radwanska 6-2, 3-6, 6-1)

Per Radwanska poche partite sul rosso, in due soli tornei. Sia a Stoccarda che a Madrid ha perso dalle future finaliste (Siegemund e Cibulkova); tirando le somme, su terra ha ottenuto appena due vittorie: in Germania contro Petkovic e Pliskova. Il forfait a Roma rende ancora più difficile capire quali possano essere le sue ambizioni a Parigi.

3. Angelique Kerber
Miglior risultato RG: QF (2012)
Risultato 2015: 3T (Muguruza def Kerber 4-6, 6-2, 6-2)

Su terra ha esordito vincendo i match in Fed Cup (contro Halep e Begu) e soprattutto il torneo di Stoccarda, doppiando il successo del 2015; poi però è uscita al primo turno a Madrid (da Strycova) e Roma (da Bouchard). A Madrid poteva avere la scusante della stanchezza post-vittoria, mentre a Roma ha confermato di soffrire Bouchard sul piano tattico, visto che Eugenie riesce a leggere con chiarezza le sue intenzioni, e ad anticiparla sistematicamente.
A Parigi l’anno scorso Muguruza l’aveva sconfitta in rimonta, piuttosto nettamente. Non si può certo dire che la terra sia la superficie più congeniale per Kerber, ma se riuscisse a tornare alle condizioni di forma strepitosa di Melbourne 2016 potrebbe anche puntare in alto, visto che la concorrenza, per una ragione o per l’altra, non sembra particolarmente agguerrita. Una ovvietà: avendo vinto gli Australian Open è l’unica che può ancora sperare nel Grande Slam.

4. Garbiñe Muguruza
Miglior risultato RG: QF (2014, 2015)
Risultato 2015: QF (Safarova def Muguruza 7-6, 6-3)

Muguruza ha aperto la stagione su terra in Fed Cup, contro l’Italia di Schiavone e Vinci (quattro set a zero), poi ha perso a Stoccarda da Kvitova, a Madrid da Begu e a Roma da Keys. Battute di arresto che vanno valutate considerando la qualità dei match, visto che ha trovato avversarie che per sconfiggerla hanno dovuto giocare su alti livelli, in particolare a Roma, dove prima di perdere in semifinale aveva lasciato un solo game a Makarova e vinto un gran match contro Bacsinszky.
In chiave Roland Garros sono ottimista, tenendo conto che Garbiñe è reduce da due quarti di finale: se gioca come nelle ultime settimane per me ha concrete possibilità di arrivare in fondo.

5. Victoria Azarenka
Miglior risultato RG: SF (2013)
Risultato 2015: 3T (S. Williams def Azarenka 3-6, 6-4, 6-2)

Si sa che la terra non è la superficie preferita di Azarenka, ma per quest’anno non ha molto senso approfondire gli aspetti tecnici. visto che per lei la vera incognita, ancora una volta, deriva da problemi fisici; la schiena l’ha penalizzata a Madrid (forfait al terzo turno) e Roma (sconfitta da Begu 6-3, 6-2). Un vero peccato, considerando la straordinaria prima parte di 2016 sul cemento. Non resta che aspettare per capire in che condizioni si presenterà a Parigi.

6. Simona Halep
Miglior risultato RG: finale (2014)
Risultato 2015: 2T (Lucic Baroni def Halep 7-5, 6-1)

Indecifrabile Halep: una vittoria (contro Petkovic) e una sconfitta (contro Kerber) in Fed Cup. Poi: fuori all’esordio contro Siegemund a Stoccarda, vincitrice a Madrid, e di nuovo subito fuori a Roma contro Gavrilova. Alti e bassi che rendono imprevedibile il suo prossimo Slam. A maggior ragione se si considerano i due precedenti più freschi a Parigi: grandissimo torneo nel 2014 e sconfitta al secondo turno nel 2015.

7. Roberta Vinci
Miglior risultato RG: 4T (2012, 2013)
Risultato 2015: 1T (Cornet def Vinci 4-6, 6-4, 6-1)

Per Vinci due nette sconfitte in Fed Cup contro la Spagna, terzo turno a Stoccarda e due uscite al primo turno a Madrid e Roma. Al momento il bilancio 2016 su terra è di due vittorie e cinque sconfitte. Roberta in passato ha dichiarato che preferisce preparare gli Slam giocando, e infatti questa settimana è impegnata a Norimberga.
Per quanto si è visto sino a ora, ho avuto l’impressione che la terra potrebbe essere una superficie fisicamente troppo faticosa per le sue attuali condizioni; per fare bene a Parigi penso avrebbe bisogno di migliorare sul piano della resistenza, altrimenti corre il rischio di perdere di lucidità, e senza lucidità per lei è particolarmente difficile far rendere il suo tennis.

8. Belinda Bencic
Miglior risultato RG: 2T (2015)
Risultato 2015: 2T (Keys def Bencic 6-0, 6-3)

Poco da dire su Bencic: ferma da oltre un mese per un problema alla schiena, non si sono avute altre notizie, almeno fino al momento in cui scrivo. Per il prossimo Roland Garros risulterebbe iscritta in singolare ma non in doppio (da Wimbledon 2014 negli Slam aveva sempre preso parte anche al doppio). Non resta che augurarsi che sia almeno clinicamente guarita e quindi in condizioni di giocare, anche se è impossibile sapere quale potrebbe essere lo stato di forma.

9. Timea Bacsinszky
Miglior risultato RG: SF (2015)
Risultato 2015: SF (S. Williams def Radwanska 4-6, 6-3, 6-0)

Bacsinszky ha preferito giocare a Rabat (invece che a Stoccarda), torneo che ha regolarmente vinto, anche se la giocatrice di ranking più alto incontrata è stata Timea Babos (allora numero 40). Poi ha perso solo da top ten: a Madrid da Halep e a Roma da Muguruza, ma in un match ben condotto malgrado la sconfitta.
Tutto sommato mi pare una delle giocatrici più affidabili su terra, per cui a meno di imprese da parte di mine vaganti me la aspetto nella seconda settimana del Roland Garros.

10. Venus Williams
Miglior risultato RG: F (2002)
Risultato 2015: 1T (Stephens def V. Williams 7-6, 6-1)

Per Venus due sole partite su terra rossa nel 2016, giocate a Roma: vittoria contro Vandeweghe e sconfitta contro Babos. Nelle ultime quattro edizioni dello Slam francese non è mani andata oltre il secondo turno; per questo penso che per fare strada a Parigi avrà bisogno di un sorteggio favorevole.

11. Petra Kvitova
Miglior risultato RG: SF (2012)
Risultato 2015: 4T (Bacsinszky def Kvitova 2-6, 6-0, 6-3)

Su terra percorso in regresso per Kvitova: bene a Stoccarda, dove ha perso in semifinale da Kerber, poi male a Madrid, sconfitta da Gavrilova. Avendo vinto in Spagna nel 2015, la scadenza dei punti l’ha portata dopo molto tempo fuori dalla top ten. A Roma ha subito lasciato il passo a una incontenibile Keys (che ha servito addirittura l’85% di prime, 8 ace e nessun doppio fallo), ma con la scusante di un problema muscolare agli addominali, che aveva messo in dubbio la sua partecipazione al torneo. Dovrebbe recuperare totalmente per Parigi, anche se probabilmente a prezzo di qualche giorno di stop, che difficilmente farà bene alla sua forma.

12. Lucie Safarova
Miglior risultato RG: F (2012)
Risultato 2015: F (S. Williams def Safarova 6-3, 6-7, 6-2)

Safarova è reduce da mesi complicatissimi per questioni di salute. Addirittura si è aggiudicata il primo set del 2016 in aprile, nella sconfitta subita da Pliskova a Stoccarda. Finalmente si è ripresa a Praga, dove ha vinto l’International di nuova organizzazione, confermando di essere quasi imbattibile quando gioca in patria (come testimoniano i match di Fed Cup). Poi però una intossicazione alimentare l’ha costretta al forfait al secondo turno di Madrid; infine a Roma ha perso da un’altra mancina forte di dritto come lei, Misaki Doi.
La finalista di Parigi 2015 sembra dunque ancora in fase di recupero fisico, per questo sarà difficile che riesca a ripetere l’exploit dell’anno scorso, a meno che non ritrovi la condizione nel corso delle due settimane di torneo.

13. Carla Suarez Navarro
Miglior risultato RG: QF (2008, 2014)
Risultato 2015: 3T (Pennetta def Suarez Navarro 6-3, 6-4)

Esattamente un anno fa, Suarez Navarro era reduce dalla finale di Roma, persa in tre set contro Maria Sharapova. Aggiungendo gli ottimi risultati sul cemento (che l’avevano proiettata in top ten) si avevano tutti gli elementi per ritenerla una delle giocatrici più accreditate per fare strada nello Slam su terra. Poi però a Parigi aveva perso da Flavia Pennetta in un match senza acuti; e da lì in poi si sarebbe capito che le sue energie erano in fase di esaurimento.
Quest’anno su terra ha avuto risultati inferiori al 2015: dopo la facile vittoria contro Vinci in Fed Cup, è stata sconfitta da Kerber a Stoccarda, da Stosur a Madrid, e da Bacsinszky a Roma; ma proprio in quest’ultimo match, benché perso, ha mostrato fasi di notevole tennis. Chissà che l’aver giocato meno rispetto all’anno scorso non le consenta di essere più brillante al prossimo Roland Garros.

14. Svetlana Kuznetsova
Miglior risultato RG: vittoria (2009)
Risultato 2015: 2T (Schiavone def Kuznetsova 6-7, 7-5, 10-8)

Kuznetsova su terra ha avuto una programmazione simile a quella di Safarova: invece che a Stoccarda ha preferito giocare a Praga, dove però si è dovuta ritirare prima della semifinale per un problema ai muscoli addominali. A Madrid ha subito perso da Siegemund, mentre a Roma ha superato Garcia, Stosur e Gavrilova prima di cedere nettamente contro Serena. Non sono riuscito a vederla in tutti i match, ma quando l’ho seguita mi è parsa senza quello smalto messo in mostra in altri momenti del 2016. Però Kuznetsova è una giocatrice imprevedibile, per cui non me la sentirei di escludere grandi prestazioni a Parigi. Mi sembra difficile che riesca ad essere continua per due settimane intere, ma con il talento di Sveta mai dire mai.

15. Ana Ivanovic
Miglior risultato RG: vittoria (2008)
Risultato 2015: SF (Safarova def Ivanovic 7-5, 7-5)

Tre vittorie e tre sconfitte per Ivanovic nel suo 2016 su terra. La giocatrice più alta in classifica battuta è Pavlyuchenkova (numero 27), mentre ha perso da Pliskova, Chirico e McHale; per una ex vincitrice del Roland Garros si potrebbe definire un rendimento mediocre.
Nelle giornate di vena Ivanovic rimane una giocatrice pericolosissima, bisognerà vedere se sarà in grado di sfoderare qualcuna delle sue migliori prestazioni a Parigi, dove difende l’ottima semifinale dell’anno scorso.

16. Madison Keys
Miglior risultato RG: 3T (2015)
Risultato 2015: 3T (Bacsinszky def Keys 6-4, 6-2)

La tennista del momento, dopo lo straordinario torneo appena concluso. Sono riuscito a seguirla in quasi tutti i match di Roma: a mio avviso quello che ha giocato meno bene è stato proprio l’ultimo, contro Serena; probabilmente l’emozione (per l’avversaria, per la finale, o per entrambe) le ha fatto crescere il numero di errori gratuiti, e quando parlo di gratuiti intendo proprio errori in cui la palla era perfettamente giocabile, indipendentemente dall’avversaria che fronteggiava.
Quando Keys è al massimo, il suo tennis è quasi irresistibile, visto che dispone della media di velocità di palla più alta del circuito (dati misurati in diversi Slam); ma sino a oggi le giornate “perfette” sono state poche. E’ però ancora molto giovane, per cui è presto per sapere se rimarranno momenti sporadici, o se invece con la maturità il suo tennis diventerà più solido e continuo. In ogni caso nell’ultimo periodo ha mostrato diversi progressi, su cui conto di tornare con un articolo specifico.
Qui lo spazio a disposizione è poco, giusto quello per confermare quanto scritto un anno fa: ritenevo lei e Muguruza le due giovani con maggiori possibilità di vincere uno Slam. Da allora Garbiñe è arrivata in finale a Wimbledon, mentre Madison è sempre ferma alla semifinale di Melbourne.
Probabilmente deve ancora imparare a gestire la pressione, e sotto questo aspetto la finale appena raggiunta potrebbe non aiutarla, visto che l’ha portata al centro dell’attenzione; se a questo aggiungiamo che la terra non è certo la sua superficie preferita mi pare difficile che in Francia riesca ripetersi ai livelli romani; ma per le enormi potenzialità di cui dispone non me la sento di escluderlo del tutto.

Le Italiane
Come si è visto a Roma, non è un buon momento per il tennis femminile italiano.
Sara Errani, probabile testa di serie numero 17 a Parigi, è reduce da un periodo negativo: fuori al primo turno in tutti e tre i tornei su terra rossa a cui ha partecipato. In questo caso la parola crisi non sembra fuori luogo.
Non l’ho seguita a Strasburgo contro Puig, e il match contro Giorgi di Madrid non era coperto dalle TV. Quindi posso dare un parere limitato, sulla scorta di quanto visto contro Heather Watson: Sara mi è sembrata molto più fallosa del solito e con una convinzione agonistica lontana da quella dei giorni migliori. Il Roland Garros è il suo Slam preferito: una finale (2012), una semifinale (2013) e due quarti di finale (2014, 2015) testimoniano che sui campi parigini riesce a esprimersi ad altissimi livelli. Magari con un buon sorteggio potrebbe avere il tempo di crescere nella fiducia per cercare di recuperare progressivamente il suo miglior tennis.

Camila Giorgi e Karin Knapp stanno attraversando momenti difficili, penalizzate da problemi fisici, alla schiena e al ginocchio. Knapp ha dovuto dare forfait a Norimberga, dove nel 2015 aveva vinto: significa che non potrà nemmeno provare a difendere i 280 punti in uscita.
Giorgi è ferma da Madrid, e anche lei ha dovuto rinunciare, dopo Roma, a Strasburgo. Per loro dunque sarebbe già un successo partecipare al prossimo Roland Garros, anche se è difficile pensare che possano presentarsi in condizioni tali da essere competitive. Ma la guarigione sarebbe quantomeno una prima buona notizia.

Ultima (per ragioni di ranking) ma non meno importante (considerando il suo passato di vincitrice del 2010 e di finalista del 2011 a Parigi) Francesca Schiavone.
Sulla terra europea ha giocato solo due match, persi contro Muguruza in Fed Cup e contro Safarova a Roma, però nel mese di febbraio aveva vinto sul rosso il torneo di Rio de Janeiro: il campo di partecipazione non era di primissima fascia, ma in Brasile ha dimostrato che ha ancora la possibilità di passare alcuni turni al Roland Garros, magari aiutata da un sorteggio non proibitivo.

Le Outsider
In un periodo di livellamento di valori, in cui le seconde linee si sono avvicinate ai vertici, diventa ancora più difficile scegliere possibili outsider, perché i nomi degni di nota sono molti. Per questo rimanderei all’articolo di un mese fa, in cui erano presentati i dati di rendimento sulla terra delle prime 32 tenniste del ranking, e indicate in aggiunta altre giocatrici in grado di far bene sul rosso. Fra l’altro alcune di loro, come Begu e Cibulkova, grazie ai risultati delle ultime settimane si sono conquistate un posto fra le teste di serie a Parigi.

A questo proposito segnalo in chiusura il caso di Daria Kasatkina. Ottima giocatrice su terra, vincitrice del Roland Garros junior nel 2014, grazie alla rapida crescita dovrebbe presentarsi per la prima volta tra le adulte usufruendo direttamente di una testa di serie, la numero 30.
Esordire in uno Slam avendo diritto a una testa di serie non è cosa di tutti i giorni. Se non vogliamo risalire ai tempi delle “bambine prodigio” (come Monica Seles, Jennifer Capriati, Andrea Jaeger, che addirittura riuscirono nell’impresa quando c’erano solo 16 posti disponibili) e ci limitiamo agli anni duemila, in poche possono vantare questo record: escludendo chi aveva già provato, e fallito, il passaggio attraverso le qualificazioni, a me viene in mente solo Ana Ivanovic (nel 2005, a Parigi e Londra). Ma per avere maggiori certezze occorrerebbe l’aiuto di qualche statistico.

P.S. Come già in occasione degli Open d’Australia, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine del torneo.
Buon Roland Garros a tutti.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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