Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l'Argentina

Coppa Davis

Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l’Argentina

ZAGABRIA – Dopo un match incredibile durato quasi 5 ore, Juan Martin del Potro scrive la storia di un altro match indimenticabile del 2016: batte Marin Cilic in cinque set e rimanda il verdetto all’ultimo incontro

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dal nostro inviato a Zagabria

Finale Coppa Davis

Croazia-Argentina 2-2 (Zagreb Arena, Zagabria, cemento indoor)

J.M. del Potro b.M. Cilic 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3

Cilic Del Potro

Incredibile a Zagabria: Juan Martin del Potro spegne il sogno di Cilic di essere lui a portare la seconda Coppa Davis alla Croazia. In un match che regala le emozioni che solo la Coppa Davis sa regalare, l’argentino rimonta da due set a zero sotto e porta sul due pari la sfida tra Croazia e Argentina. Dopo due ore l’ex n. 4 del mondo si è improvvisamente svegliato dal torpore dei primi due parziali, in cui aveva giocato in modo troppo attendista. Cilic invece aveva iniziato il match nel modo giusto, cercando di essere il più aggressivo possibile e di mantenere l’iniziativa, ben supportato da un servizio devastante per gran parte dell’incontro (34 aces in tutto, ma 18 nei primi due parziali). Dal terzo set l’ex n. 4 del mondo ha cominciato finalmente a spingere, giocando più profondo anche dal lato del rovescio, dove prima si era spesso limitato a giocare il suo nuovo slice sviluppato dopo l’infortunio. Ma soprattutto ha sfruttato il lento calo di Cilic ed ha iniziato a comandare con il suo dritto, che con il passare dei minuti è diventato devastante ed ha scardinato pian piano le resistenze del croato. Ora la palla passa a Karlovic e Delbonis.

All’alba del match era stato appunto proprio il croato a partire molto più concentrato dai blocchi e in un men che non si dica si portava sul 3-0 facendo subito esaltare i tifosi croati. Ma un po’ Cilic perdeva quel focus con cui era entrato nel match, un po’ del Potro si ricordava che stava giocando un match decisivo di una finale di Coppa Davis, ed ecco che il n. 6 del mondo doveva annullare 5 palle del controbreak nel quinto game per poi capitolare alla prima occasione nel settimo game. Del Potro portava poi per la prima volta le sorti del match in parità sul 4 pari. Dopo 4 game di dominio assoluto dei servizi, allo scoccare dell’ora di gioco si arrivava al tie-break. Quale statistica avrebbe avuto la meglio: il 3-0 di del Potro negli scontri diretti o la sua equivalente a striscia negativa in questa finale (uno perso contro Karlovic, due ieri in doppio)? Era Cilic di fatto a decidere che era giunto il momento di migliorare le sue statistiche, giocando un sontuoso tie-break dove scappava subito in avanti 5-0 e chiudeva poi 7-4. Primo set Croazia: 7-6.

Secondo set che inizia con del Potro ancora in difficoltà e deve fronteggiare una palla break. Si salva grazie a un dritto giocato malaccio da Cilic, ma la sensazione della tribune è che comunque sia il n. 6 del mondo a fare la partita. JMDP non prende mai l’iniziativa e soprattutto prende pochissimi rischi. La differenza in particolare c’è sul lato del rovescio, dove ora Cilic è più reattivo sullo slice di rovescio dell’argentino, dove inizialmente faceva un po’ fatica a prendere l’iniziativa. Ma se comunque ciò gli ha permesso sinora di disputare un match sostanzialmente equilibrato, all’improvviso del Potro ha un pesante passaggio a vuoto: nel quinto game sul 40-30 commette un doppio fallo, che ripete poco dopo per il break del 3-2 Croazia. I punti consecutivi diventano rapidamente 11 per Cilic che con un doppio breka 5-2. Si riprende un pochino l’ex n. 4 del mondo e si deconcentra un attimo il croato, come gli capita forse un po’ troppo spesso se vuole diventare un top 5 come ha dichiarato, che deve annullare un paio di palle break, ma poi chiude al primo set point concendendosi il lusso di una deliziosa stop volley di rovescio che fa alzare in piedi i più di diecimila supporters croati. Secondo set Croazia: 6-2.

Il terzo set parte con del Potro che capisce che se vuole evitare la quinta sconfitta in finale alla sua nazionale deve fare qualcosa in più e comincia finalmente a spingere da fondo. Dopo un bel punto nel primo game con tweener e lob su su Cilic a rete a seguire, che risveglia i tifosi sudamericani, si procura anche due palle break consecutive nel game successivo, ma si salva con tre ace di fila. Commovente il tifo argentino che continua a crederci e a spingere il tennista di Tandil. Sul 4-3 del Potro, durante il cambio di campo, intona un coro che non può non fare venire i brividi a tutti i presenti all’Arena Zagreb. La stessa tifoseria croata – che di solito rispondeva disturbando gli incitamenti avversari – ascolta rispettosamente. Ma Cilic non si scompone e a zero pareggia il conto. Del Potro finalmente spinge un po’ anche col rovescio bimane, quasi dimenticato nei primi due set, ed ha comunque il difetto di non aggredire mai la seconda di servizio di Cilic, che il croato gioca veramente piano per questi livelli (media di 144 km/h ). Ma proprio sembra che tutto si deciderà in un altro tiebreak, del Potro spinge ancora un po’ di più, finalmente anche sull’ennesima seconda timorosa del suo coetaneo di Medjugorje e si procura tre set point. E il terzo è quello buono per riaccendere le speranze biancocelesti: 7-5 Argentina.

Il quarto set inizia dopo 3 ore esatte di gioco. Si nota che adesso entrambi sentono la tensione, ma anche che Cilic è un po’ calato ed è meno aggressivo dalla linea di fondo. Con la palla di Cilic un po’ meno profonda del Potro inizia a fare male con il suo dritto, finalmente all’altezza della sua fama. Il 28enne di Medjugorje riesce comunque a procurarsi una palla break nel terzo game, che il sudamericano però annulla senza grosse difficoltà. Cilic accusa  il fatto di non aver saputo sfruttare l’occasione, forse anche perché comincia a capire che il match gli sta sfuggendo di mano e si trova a fronteggiare due palle break, ma altri due ace e poi un errore di dritto di del Potro lo tolgono d’impaccio.  Il settimo game è forse il più bello del match, dove entrambi picchiano senza esclusione di colpi. Ha la meglio il tennista argentino, che sbaglia un paio di dritti di troppo ma adesso però si nota che  da quel lato arrivano palle pesantissime. Che Cilic non contiene più: si ritrova a difendersi da altre tre palle break consecutive che sono anche tre set point, annulla le prime due ma appena non mette la prima, del Potro lo aggredisce e con il dritto firma il 6-4 Argentina. Come contro Delbonis, Cilic si fa rimontare due set.

Il quinto set inizia proprio come quello di venerdì: match che sembra  essere girato a favore di del Potro, che però perde il servizio (con annesso doppio fallo sulla palla break) nel primo game. Ma stavolta – anche perché del Potro, detto con tutto il rispetto, non è Delbonis – Cilic gli restituisce subito il favore. Il croato da un paio di game muove in modo sospetto la gamba d’appoggio prima di servire, quasi avesse un accenno di crampi. La partita ora è emozionante, con entrambi i giocatori  evidentemente stanchi ma che stanno mettendo tutto quello che hanno in campo. Il tifo si è un po’ placato, anche perché il giudice arbitro non ha minacciato di applicare la “Partizan Crowd Rule”, ovvero di assegnare un penalty point nel caso il pubblico disturbi il giocatore avversario.  Ma ora entrambe le fazioni cercano solo di sostenere il proprio giocatore. Il fatto è che però da metà del quinto in campo c’è solo del Potro, che cresce ancora col dritto e ormai costringe Cilic a remare lontano dalla riga di fondo. Il break del 5-3 è la logica conseguenza di quanto si vede in campo e subito dopo il tennista argentino fa esultare la torcida albiceleste e dopo 4 ore e 50 minuti conquista il 6-3 Argentina.

E ora toccherà a Karlovic e Delbonis decidere se la Coppa Davis si fermerà ancora un anno in Europa o andrà per la prima volta in Sudamerica.

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