Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l'Argentina

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Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l’Argentina

ZAGABRIA – Dopo un match incredibile durato quasi 5 ore, Juan Martin del Potro scrive la storia di un altro match indimenticabile del 2016: batte Marin Cilic in cinque set e rimanda il verdetto all’ultimo incontro

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dal nostro inviato a Zagabria

Finale Coppa Davis

Croazia-Argentina 2-2 (Zagreb Arena, Zagabria, cemento indoor)

 

J.M. del Potro b.M. Cilic 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3

Cilic Del Potro

Incredibile a Zagabria: Juan Martin del Potro spegne il sogno di Cilic di essere lui a portare la seconda Coppa Davis alla Croazia. In un match che regala le emozioni che solo la Coppa Davis sa regalare, l’argentino rimonta da due set a zero sotto e porta sul due pari la sfida tra Croazia e Argentina. Dopo due ore l’ex n. 4 del mondo si è improvvisamente svegliato dal torpore dei primi due parziali, in cui aveva giocato in modo troppo attendista. Cilic invece aveva iniziato il match nel modo giusto, cercando di essere il più aggressivo possibile e di mantenere l’iniziativa, ben supportato da un servizio devastante per gran parte dell’incontro (34 aces in tutto, ma 18 nei primi due parziali). Dal terzo set l’ex n. 4 del mondo ha cominciato finalmente a spingere, giocando più profondo anche dal lato del rovescio, dove prima si era spesso limitato a giocare il suo nuovo slice sviluppato dopo l’infortunio. Ma soprattutto ha sfruttato il lento calo di Cilic ed ha iniziato a comandare con il suo dritto, che con il passare dei minuti è diventato devastante ed ha scardinato pian piano le resistenze del croato. Ora la palla passa a Karlovic e Delbonis.

All’alba del match era stato appunto proprio il croato a partire molto più concentrato dai blocchi e in un men che non si dica si portava sul 3-0 facendo subito esaltare i tifosi croati. Ma un po’ Cilic perdeva quel focus con cui era entrato nel match, un po’ del Potro si ricordava che stava giocando un match decisivo di una finale di Coppa Davis, ed ecco che il n. 6 del mondo doveva annullare 5 palle del controbreak nel quinto game per poi capitolare alla prima occasione nel settimo game. Del Potro portava poi per la prima volta le sorti del match in parità sul 4 pari. Dopo 4 game di dominio assoluto dei servizi, allo scoccare dell’ora di gioco si arrivava al tie-break. Quale statistica avrebbe avuto la meglio: il 3-0 di del Potro negli scontri diretti o la sua equivalente a striscia negativa in questa finale (uno perso contro Karlovic, due ieri in doppio)? Era Cilic di fatto a decidere che era giunto il momento di migliorare le sue statistiche, giocando un sontuoso tie-break dove scappava subito in avanti 5-0 e chiudeva poi 7-4. Primo set Croazia: 7-6.

Secondo set che inizia con del Potro ancora in difficoltà e deve fronteggiare una palla break. Si salva grazie a un dritto giocato malaccio da Cilic, ma la sensazione della tribune è che comunque sia il n. 6 del mondo a fare la partita. JMDP non prende mai l’iniziativa e soprattutto prende pochissimi rischi. La differenza in particolare c’è sul lato del rovescio, dove ora Cilic è più reattivo sullo slice di rovescio dell’argentino, dove inizialmente faceva un po’ fatica a prendere l’iniziativa. Ma se comunque ciò gli ha permesso sinora di disputare un match sostanzialmente equilibrato, all’improvviso del Potro ha un pesante passaggio a vuoto: nel quinto game sul 40-30 commette un doppio fallo, che ripete poco dopo per il break del 3-2 Croazia. I punti consecutivi diventano rapidamente 11 per Cilic che con un doppio breka 5-2. Si riprende un pochino l’ex n. 4 del mondo e si deconcentra un attimo il croato, come gli capita forse un po’ troppo spesso se vuole diventare un top 5 come ha dichiarato, che deve annullare un paio di palle break, ma poi chiude al primo set point concendendosi il lusso di una deliziosa stop volley di rovescio che fa alzare in piedi i più di diecimila supporters croati. Secondo set Croazia: 6-2.

Il terzo set parte con del Potro che capisce che se vuole evitare la quinta sconfitta in finale alla sua nazionale deve fare qualcosa in più e comincia finalmente a spingere da fondo. Dopo un bel punto nel primo game con tweener e lob su su Cilic a rete a seguire, che risveglia i tifosi sudamericani, si procura anche due palle break consecutive nel game successivo, ma si salva con tre ace di fila. Commovente il tifo argentino che continua a crederci e a spingere il tennista di Tandil. Sul 4-3 del Potro, durante il cambio di campo, intona un coro che non può non fare venire i brividi a tutti i presenti all’Arena Zagreb. La stessa tifoseria croata – che di solito rispondeva disturbando gli incitamenti avversari – ascolta rispettosamente. Ma Cilic non si scompone e a zero pareggia il conto. Del Potro finalmente spinge un po’ anche col rovescio bimane, quasi dimenticato nei primi due set, ed ha comunque il difetto di non aggredire mai la seconda di servizio di Cilic, che il croato gioca veramente piano per questi livelli (media di 144 km/h ). Ma proprio sembra che tutto si deciderà in un altro tiebreak, del Potro spinge ancora un po’ di più, finalmente anche sull’ennesima seconda timorosa del suo coetaneo di Medjugorje e si procura tre set point. E il terzo è quello buono per riaccendere le speranze biancocelesti: 7-5 Argentina.

Il quarto set inizia dopo 3 ore esatte di gioco. Si nota che adesso entrambi sentono la tensione, ma anche che Cilic è un po’ calato ed è meno aggressivo dalla linea di fondo. Con la palla di Cilic un po’ meno profonda del Potro inizia a fare male con il suo dritto, finalmente all’altezza della sua fama. Il 28enne di Medjugorje riesce comunque a procurarsi una palla break nel terzo game, che il sudamericano però annulla senza grosse difficoltà. Cilic accusa  il fatto di non aver saputo sfruttare l’occasione, forse anche perché comincia a capire che il match gli sta sfuggendo di mano e si trova a fronteggiare due palle break, ma altri due ace e poi un errore di dritto di del Potro lo tolgono d’impaccio.  Il settimo game è forse il più bello del match, dove entrambi picchiano senza esclusione di colpi. Ha la meglio il tennista argentino, che sbaglia un paio di dritti di troppo ma adesso però si nota che  da quel lato arrivano palle pesantissime. Che Cilic non contiene più: si ritrova a difendersi da altre tre palle break consecutive che sono anche tre set point, annulla le prime due ma appena non mette la prima, del Potro lo aggredisce e con il dritto firma il 6-4 Argentina. Come contro Delbonis, Cilic si fa rimontare due set.

Il quinto set inizia proprio come quello di venerdì: match che sembra  essere girato a favore di del Potro, che però perde il servizio (con annesso doppio fallo sulla palla break) nel primo game. Ma stavolta – anche perché del Potro, detto con tutto il rispetto, non è Delbonis – Cilic gli restituisce subito il favore. Il croato da un paio di game muove in modo sospetto la gamba d’appoggio prima di servire, quasi avesse un accenno di crampi. La partita ora è emozionante, con entrambi i giocatori  evidentemente stanchi ma che stanno mettendo tutto quello che hanno in campo. Il tifo si è un po’ placato, anche perché il giudice arbitro non ha minacciato di applicare la “Partizan Crowd Rule”, ovvero di assegnare un penalty point nel caso il pubblico disturbi il giocatore avversario.  Ma ora entrambe le fazioni cercano solo di sostenere il proprio giocatore. Il fatto è che però da metà del quinto in campo c’è solo del Potro, che cresce ancora col dritto e ormai costringe Cilic a remare lontano dalla riga di fondo. Il break del 5-3 è la logica conseguenza di quanto si vede in campo e subito dopo il tennista argentino fa esultare la torcida albiceleste e dopo 4 ore e 50 minuti conquista il 6-3 Argentina.

E ora toccherà a Karlovic e Delbonis decidere se la Coppa Davis si fermerà ancora un anno in Europa o andrà per la prima volta in Sudamerica.

Finale Coppa Davis, sabato: la vittoria nel doppio di Cilic/Dodig

Finale Coppa Davis, venerdì: le vittorie di Cilic e del Potro

L’editoriale di Ubaldo al termine del doppio di ieri

Leggi la rassegna stampa di Ubitennis sulla finale di Coppa Davis

Coppa Davis, guida alla finale: pronostico, precedenti fra squadre e giocatori, percorso

Coppa Davis, come ti preparo la finale: l’indoor di Croazia e Argentina a confronto

A pagina 2 rivivi la cronaca LIVE del match a cura di Gabriele Ferrara

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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