Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l’Argentina – Ubitennis

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Coppa Davis, finale (2-2): del Potro da leggenda. Rimonta due set a Cilic, tiene in vita l’Argentina

ZAGABRIA – Dopo un match incredibile durato quasi 5 ore, Juan Martin del Potro scrive la storia di un altro match indimenticabile del 2016: batte Marin Cilic in cinque set e rimanda il verdetto all’ultimo incontro

Ilvio Vidovich

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dal nostro inviato a Zagabria

Finale Coppa Davis

Croazia-Argentina 2-2 (Zagreb Arena, Zagabria, cemento indoor)

 

J.M. del Potro b.M. Cilic 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3

Cilic Del Potro

Incredibile a Zagabria: Juan Martin del Potro spegne il sogno di Cilic di essere lui a portare la seconda Coppa Davis alla Croazia. In un match che regala le emozioni che solo la Coppa Davis sa regalare, l’argentino rimonta da due set a zero sotto e porta sul due pari la sfida tra Croazia e Argentina. Dopo due ore l’ex n. 4 del mondo si è improvvisamente svegliato dal torpore dei primi due parziali, in cui aveva giocato in modo troppo attendista. Cilic invece aveva iniziato il match nel modo giusto, cercando di essere il più aggressivo possibile e di mantenere l’iniziativa, ben supportato da un servizio devastante per gran parte dell’incontro (34 aces in tutto, ma 18 nei primi due parziali). Dal terzo set l’ex n. 4 del mondo ha cominciato finalmente a spingere, giocando più profondo anche dal lato del rovescio, dove prima si era spesso limitato a giocare il suo nuovo slice sviluppato dopo l’infortunio. Ma soprattutto ha sfruttato il lento calo di Cilic ed ha iniziato a comandare con il suo dritto, che con il passare dei minuti è diventato devastante ed ha scardinato pian piano le resistenze del croato. Ora la palla passa a Karlovic e Delbonis.

All’alba del match era stato appunto proprio il croato a partire molto più concentrato dai blocchi e in un men che non si dica si portava sul 3-0 facendo subito esaltare i tifosi croati. Ma un po’ Cilic perdeva quel focus con cui era entrato nel match, un po’ del Potro si ricordava che stava giocando un match decisivo di una finale di Coppa Davis, ed ecco che il n. 6 del mondo doveva annullare 5 palle del controbreak nel quinto game per poi capitolare alla prima occasione nel settimo game. Del Potro portava poi per la prima volta le sorti del match in parità sul 4 pari. Dopo 4 game di dominio assoluto dei servizi, allo scoccare dell’ora di gioco si arrivava al tie-break. Quale statistica avrebbe avuto la meglio: il 3-0 di del Potro negli scontri diretti o la sua equivalente a striscia negativa in questa finale (uno perso contro Karlovic, due ieri in doppio)? Era Cilic di fatto a decidere che era giunto il momento di migliorare le sue statistiche, giocando un sontuoso tie-break dove scappava subito in avanti 5-0 e chiudeva poi 7-4. Primo set Croazia: 7-6.

Secondo set che inizia con del Potro ancora in difficoltà e deve fronteggiare una palla break. Si salva grazie a un dritto giocato malaccio da Cilic, ma la sensazione della tribune è che comunque sia il n. 6 del mondo a fare la partita. JMDP non prende mai l’iniziativa e soprattutto prende pochissimi rischi. La differenza in particolare c’è sul lato del rovescio, dove ora Cilic è più reattivo sullo slice di rovescio dell’argentino, dove inizialmente faceva un po’ fatica a prendere l’iniziativa. Ma se comunque ciò gli ha permesso sinora di disputare un match sostanzialmente equilibrato, all’improvviso del Potro ha un pesante passaggio a vuoto: nel quinto game sul 40-30 commette un doppio fallo, che ripete poco dopo per il break del 3-2 Croazia. I punti consecutivi diventano rapidamente 11 per Cilic che con un doppio breka 5-2. Si riprende un pochino l’ex n. 4 del mondo e si deconcentra un attimo il croato, come gli capita forse un po’ troppo spesso se vuole diventare un top 5 come ha dichiarato, che deve annullare un paio di palle break, ma poi chiude al primo set point concendendosi il lusso di una deliziosa stop volley di rovescio che fa alzare in piedi i più di diecimila supporters croati. Secondo set Croazia: 6-2.

Il terzo set parte con del Potro che capisce che se vuole evitare la quinta sconfitta in finale alla sua nazionale deve fare qualcosa in più e comincia finalmente a spingere da fondo. Dopo un bel punto nel primo game con tweener e lob su su Cilic a rete a seguire, che risveglia i tifosi sudamericani, si procura anche due palle break consecutive nel game successivo, ma si salva con tre ace di fila. Commovente il tifo argentino che continua a crederci e a spingere il tennista di Tandil. Sul 4-3 del Potro, durante il cambio di campo, intona un coro che non può non fare venire i brividi a tutti i presenti all’Arena Zagreb. La stessa tifoseria croata – che di solito rispondeva disturbando gli incitamenti avversari – ascolta rispettosamente. Ma Cilic non si scompone e a zero pareggia il conto. Del Potro finalmente spinge un po’ anche col rovescio bimane, quasi dimenticato nei primi due set, ed ha comunque il difetto di non aggredire mai la seconda di servizio di Cilic, che il croato gioca veramente piano per questi livelli (media di 144 km/h ). Ma proprio sembra che tutto si deciderà in un altro tiebreak, del Potro spinge ancora un po’ di più, finalmente anche sull’ennesima seconda timorosa del suo coetaneo di Medjugorje e si procura tre set point. E il terzo è quello buono per riaccendere le speranze biancocelesti: 7-5 Argentina.

Il quarto set inizia dopo 3 ore esatte di gioco. Si nota che adesso entrambi sentono la tensione, ma anche che Cilic è un po’ calato ed è meno aggressivo dalla linea di fondo. Con la palla di Cilic un po’ meno profonda del Potro inizia a fare male con il suo dritto, finalmente all’altezza della sua fama. Il 28enne di Medjugorje riesce comunque a procurarsi una palla break nel terzo game, che il sudamericano però annulla senza grosse difficoltà. Cilic accusa  il fatto di non aver saputo sfruttare l’occasione, forse anche perché comincia a capire che il match gli sta sfuggendo di mano e si trova a fronteggiare due palle break, ma altri due ace e poi un errore di dritto di del Potro lo tolgono d’impaccio.  Il settimo game è forse il più bello del match, dove entrambi picchiano senza esclusione di colpi. Ha la meglio il tennista argentino, che sbaglia un paio di dritti di troppo ma adesso però si nota che  da quel lato arrivano palle pesantissime. Che Cilic non contiene più: si ritrova a difendersi da altre tre palle break consecutive che sono anche tre set point, annulla le prime due ma appena non mette la prima, del Potro lo aggredisce e con il dritto firma il 6-4 Argentina. Come contro Delbonis, Cilic si fa rimontare due set.

Il quinto set inizia proprio come quello di venerdì: match che sembra  essere girato a favore di del Potro, che però perde il servizio (con annesso doppio fallo sulla palla break) nel primo game. Ma stavolta – anche perché del Potro, detto con tutto il rispetto, non è Delbonis – Cilic gli restituisce subito il favore. Il croato da un paio di game muove in modo sospetto la gamba d’appoggio prima di servire, quasi avesse un accenno di crampi. La partita ora è emozionante, con entrambi i giocatori  evidentemente stanchi ma che stanno mettendo tutto quello che hanno in campo. Il tifo si è un po’ placato, anche perché il giudice arbitro non ha minacciato di applicare la “Partizan Crowd Rule”, ovvero di assegnare un penalty point nel caso il pubblico disturbi il giocatore avversario.  Ma ora entrambe le fazioni cercano solo di sostenere il proprio giocatore. Il fatto è che però da metà del quinto in campo c’è solo del Potro, che cresce ancora col dritto e ormai costringe Cilic a remare lontano dalla riga di fondo. Il break del 5-3 è la logica conseguenza di quanto si vede in campo e subito dopo il tennista argentino fa esultare la torcida albiceleste e dopo 4 ore e 50 minuti conquista il 6-3 Argentina.

E ora toccherà a Karlovic e Delbonis decidere se la Coppa Davis si fermerà ancora un anno in Europa o andrà per la prima volta in Sudamerica.

Finale Coppa Davis, sabato: la vittoria nel doppio di Cilic/Dodig

Finale Coppa Davis, venerdì: le vittorie di Cilic e del Potro

L’editoriale di Ubaldo al termine del doppio di ieri

Leggi la rassegna stampa di Ubitennis sulla finale di Coppa Davis

Coppa Davis, guida alla finale: pronostico, precedenti fra squadre e giocatori, percorso

Coppa Davis, come ti preparo la finale: l’indoor di Croazia e Argentina a confronto

A pagina 2 rivivi la cronaca LIVE del match a cura di Gabriele Ferrara

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L’Italia di Davis era da prime otto. Ma sarà un successo non retrocedere

Davvero sfortunati gli azzurri nella nuova Coppa Davis. Con USA e Canada al completo non avremmo possibilità. I gironi di ferro e di coccio. Dura perfino per la Spagna di Nadal

Ubaldo Scanagatta

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

Coppa Davis, sorteggio Finali Madrid 2019: l’Italia pesca USA e Canada

Ci sarà tempo, da qui a novembre, per capire chi giocherà e chi non giocherà la nuova Coppa Davis. Oggi come oggi è difficile fare qualsiasi previsione. Ma ad occhio c’è un vero girone di ferro, quello del gruppo B dove sono capitate la Croazia detentrice della Coppa, la Spagna aiutata dal fattore campo e dalla presenza di Nadal (salvo infortuni che non gli auguriamo) e la Russia che fra Khachanov, Medvedev, Rublev, giovani rampanti e fra un anno quasi certamente più forti di quanto siano oggi, non ha che da scegliere la formazione migliore: sarà comunque forte.

Mi sembra invece che ci sia un girone di coccio, quello del gruppo E, perché a meno che Andy Murray sconfigga le previsioni che lo vedono assai difficilmente in grado di tornare ai suoi antichi livelli, una Gran Bretagna ingiustamente premiata da una wild card che potrà schierare Edmund, Norrie e Evans, un Kazakistan che schiera i suoi soliti vecchi cavalli Kukhushkin e Nedovyesov più (lui cavallo… pazzo) Bublik, e l’Olanda di Haase e De Bakker e i due Griekspoor, sarebbero state tre squadre ampiamente battibili per la nostra Italia.

 

Per l’Italia sarebbe stato meglio capitare nel girone D (dove ci sono il Belgio di Goffin e nessun altro, l’Australia di De Minaur e forse Millman e di non si sa chi perché garantire la presenza di Kyrgios e Kokkinakis sarebbe un grosso azzardo, la Colombia che ha due buoni doppisti come Farah e Cabal ma nessun singolarista a meno che si consideri tale Santiago Giraldo n.252 ATP) o anche nel girone C, perché se Zverev mantiene il proposito di non giocare la nuova Davis, la Germania di Marterer e Kohlschreiber, l’Argentina probabilmente senza del Potro e il Cile di Jarry, non sono davvero squadroni.

Dovendo giocare indoor era difficile scegliere peggio del girone F con gli USA, che con Isner (sebbene Long-John sia stato fra i testimonial dell’ATP Cup a Londra e potrebbe anche non scendere in campo), Tiafoe e/o Querrey, i fratelli Bryan o anche uno solo dei due con Sock, sembrano al di fuori della nostra portata. Così come lo sarebbe il Canada se si presentasse con i vari Raonic, Shapovalov e anche Pospisil e Auger-Aliassime, n.101 e n.102 che sul “veloce” danno più garanzie dei nostri, che al di fuori della terra battuta valgono molto meno.

Oggi si può forse sperare su grandi progressi di Matteo Berrettini, ma riguardo a Fognini e Cecchinato sul veloce si può fare modesto affidamento, tanto che forse anche a 35 anni e mezzo potrebbe essere ancora Seppi uno dei nostri due singolaristi a novembre. Mentre il doppio Fognini/Bolelli non è più brillante come quando vinse l’Open d’Australia battendo in finale Herbert/Mahut, che poi hanno vinto 4 Slam, incluso l’ultimo Australian Open.

È possibile, a parziale consolazione, che il veloce indoor della Caja Magica non sia così veloce, perché la Spagna non ha alcun interesse a danneggiare Nadal. E con la Spagna la Kosmos di Piqué, perché si è sempre detto che l’aspetto più fascinoso della Davis era il clima delle partite con un tifo non calcistico ma quasi. Se arrivassero di fronte in finale a Madrid squadre come Serbia, Russia, Giappone, USA e Australia o una nazione sudamericana (la cui tifoseria non avrebbe fatto a tempo ad organizzare una trasferta che per la propria squadra potrebbe esaurirsi nell’arco dei primi tre giorni della settimana), dubito che il clima in tribuna sarebbe esaltante. Insomma secondo me si farà di tutto per aiutare la Spagna ad andare avanti e del resto una Spagna con Nadal, Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco, Munar, ha le armi per farsi strada anche senza aiutini.

Io credo che alla fine, poiché pecunia non olet – e di soldi ce ne sono tanti, 50 milioni di euro di montepremi da distribuirsi fra una cinquantina di giocatori di 18 Paesi – e poiché le federazioni e i vari sponsor cercheranno di persuadere i propri giocatori a scendere in campo perché la copertura televisiva sarà importante e già hanno aderito alcuni sponsor molto importanti e prestigiosi (Rolex fra questi), il torneo godrà anche di una grande copertura mediatica. Le testate giornalistiche più importanti di tutti i 18 Paesi partecipanti vorranno essere presenti a Madrid. La cassa di risonanza sarà dunque notevole, notevolissima. Fioccheranno certamente ancora le critiche alla formula, si farà fatica a chiamarla Coppa Davis perché ci sembrerà di oltraggiare quella che abbiamo amato e vissuto dal 1900 a ieri 2018, però l’interesse ci sarà anche se Djokovic, Federer, Zverev decidessero insieme a qualche altro big (del Potro) di restarsene a casa.

Peccato, per quanto riguarda l’Italia, che le chances di approdare ai quarti di finale siano modestissime. Peccato perché sebbene finora gli azzurri non abbiano entusiasmato, l’Italdavis avrebbe potuto ambire ad un posto fra le prime otto. Vale inoltre la pena ricordare che la formula delle Finali prevede che le quattro semifinaliste del 2019 si qualifichino di diritto per le Finali del 2020 e che le squadre classificate tra il quinto e il sedicesimo posto partecipino alle sfide preliminari, mentre le altre due (le peggiori classificate) saranno retrocesse nei rispettivi gruppi zonali. Considerando le difficoltà proposte dal sorteggio, una di queste potrebbe appunto essere l’Italia. Vincendo un incontro ai danni dell’avversaria sorteggiata nell’area europea (tra cui ci sono tante compagini temibili) ad aprile o settembre 2020, gli azzurri si guadagnerebbero a quel punto la chance di giocare i turni di qualificazione nel 2021, ma sarebbe preclusa in ogni modo la finale 2020, a meno di ricevere una wild card da parte di Kosmos. Che dire, la dea bendata proprio non ci ha voluto bene.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2019: Italia girone di ferro, sfiderà Stati Uniti e Canada

Gli azzurri nel Gruppo F contro gli Stati Uniti di Isner e Tiafoe e il Canada di Raonic e Shapovalov. Gruppo B da non perdere con Croazia, Spagna e Russia

Stefano Tarantino

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La cerimonia del sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid viene presentata da Eddy Vidal (giornalista spagnolo) e Caroline Withaker, giornalista che spesso lavora per Eurosport UK. Inanzitutto vengono ricordate le sfide di primo turno e viene anche mostrato un video con le immagini salienti delle sfide disputate. Si passa poi alla presentazione di David Haggerty, presidente ITF e sostenitore convinto del nuovo corso della Coppa Davis.

Il presidente tiene a sottolineare la grande tradizione della competizione, quanto la vecchia formula abbia contraddistinto la manifestazione in passato, precisando però che erano necessari dei cambiamenti per riportarla agli antichi fasti. Soprattutto il presidente ITF sottolinea il vantaggio con la nuova formula di sapere con netto anticipo dove si giocherà e quindi anche la possibilità per i giocatori di poter preparare con la dovuta calma la partecipazione alla fase finale, con la certezza anche della sede (con la vecchia formula la sede della finale era decisa circa un mese e mezzo prima della data nella quale si sarebbe giocata). Haggerty evidenzia la grande atmosfera che ci sarà alla Caja Magica di Madrid che ospiterà le Finals, dove ci saranno ben 18 squadre e quindi tanti giocatori e tanti match da ammirare. Per questo Haggerty si augura che a novembre (18-24 novembre lo ricordiamo) giungano nella capitale spagnola tanti tifosi per assistere allo spettacolo della fase finale manifestazione. Haggerty cita poi la Kosmos, società multinazionale e sponsor finanziario principale che ha avuto un importantissimo ruolo nel progetto di rinnovamento della manifestazione (soprattutto economico, n.d.r.), con la quale è soddisfatto di aver lavorato in maniera congiunta per rinnovare la competizione.

Davanti ai capitani delle 18 nazionali finaliste dell’edizione 2019 viene poi chiamato sul palco Gerard Piqué, giocatore del Barcellona ma soprattutto elemento di spicco della Kosmos che ha spinto per la sponsorizzazione della manifestazione e soprattutto convinto sostenitore della nuova formula. Piqué dichiara che a Madrid ci sarà un festival del tennis, con tante squadre e tante sfide che costelleranno il programma. Confessa il suo amore per il tennis da calciatore e per questo è convinto che la nuova manifestazione sarà un successo e che riporterà molta attenzione sulla Coppa Davis.

 

Si passa così al sorteggio dei vari gironi. Il testimone passa nelle mani del giudice arbitro svizzero Andreas Egli, che alternando un perfetto spagnolo all’inglese procede con l’aiuto dei vari capitani delle nazionali all’estrazione delle squadre che formeranno i vari gironi.

Ecco di seguito i sorteggi e la composizione di tutti i gironi

GRUPPO A: Francia, Serbia, Giappone
GRUPPO B: Croazia, Spagna, Russia
GRUPPO C: Argentina, Germania, Cile
GRUPPO D: Belgio, Australia, Colombia
GRUPPO E: Gran Bretagna, Kazakistan, Olanda
GRUPPO F: Stati Uniti, Italia, Canada

Girone a dir poco duro quindi per la nostra nazionale (l’atteggiamento di Sergio Palmieri presente nelle prime file tradisce non poca preoccupazione). I nostri tennisti affronteranno gli Stati Uniti e il Canada. Da una parte probabilmente Isner, Querrey, Tiafoe e due doppisti di sicuro valore, dall’altra il Canada di Shapovalov, Raonic (ci sarà?), Auger Aliassime. Poteva capitarci di meglio, sul veloce ci sono forse capitati due tra gli avversari peggiori che potevamo trovarci davanti. Certo che una sfida che si regge su due singolari ed un doppio può risultare più livellata ed equilibrata e regalarci anche qualche sorpresa e chiaramente Barazzutti si augura che quelle più clamorose le regali la nostra nazionale.

Sul palco viene poi chiamato Albert Costa, ex tennista e capitano della nazionale spagnola di Davis e direttore della fase finale della competizione a Madrid. Anche a Costa viene chiesto un parere sulla nuova formula e sui vari gironi sorteggiati e naturalmente l’ex vincitore del Roland Garros dichiara di attendersi grande spettacolo a Madrid e sottolinea soprattutto il grande equilibrio che almeno sulla carta contraddistingue alcuni gironi. Insieme a Costa il giudice arbitro Egli sorteggia già la composizione del tabellone dei quarti, dove la vincente del gruppo A e quella del Gruppo B vengono collocate negli slot 1 e 8, mentre negli slot 2 e 7 andranno collocate le due nazionali che si qualificheranno come migliori seconde. Le loro posizioni saranno sorteggiate al termine dei Round Robin. Ecco come sono stati sorteggiati gli altri slot:

QUARTI DI FINALE

Vinc. Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
Vinc. Gruppo D vs Vinc. Gruppo F
Vinc. Gruppo E vs Vinc. Gruppo C
Migliore seconda 1 o 2 vs Vinc. Gruppo B

Chiara l’impronta calcistica che si è cercata di dare all’evento. Il sorteggio ha ricalcato molto quello dei mondiali e degli Europei di calcio con il sorteggio dei gironi. Sicuramente un momento divertente e che ha catalizzato molto l’attenzione degli spettatori e dei presenti. Si è creata quella suspense tipica dei sorteggi calcistici con le facce dei vari capitani che tradivano un minimo di tranquillità o preoccupazione dopo aver visto le proprie avversarie. Onestamente questo è un punto a favore del nuovo corso.

Composizione dei gironi, come a volte capita nel calcio ne è uscito qualcuno molto equilibrato ed incerto e qualcuno sulla carta un po’ più morbido. Certo, bisognerà capire quale tennista delle varie squadre onorerà la fase finale. Ad occhio e croce però il gruppo A sembra una lotta tra Francia e Giappone (se ci sarà Nishikori) con la Serbia che però se avesse Djokovic potrebbe diventare favorita. Molto equilibrio nei gruppi 2 e 5 (occhio alla sorpresa Kazakistan), USA un pelo favoriti sul Canada nel gruppo dell’Italia, Australia e Germania favoriti nei loro raggruppamenti. Occhio naturalmente alle migliori seconde, qui addirittura la qualificazione potrebbe essere decisa dal quoziente punti (che come elemento discriminante ci pare un po’ grossolano). Chi vivrà vedrà, vedremo a novembre quale sarà l’efficacia del nuovo format.

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Coppa Davis

Una buona Italia nella ‘nuova’ Davis, ma Madrid è ancora un cantiere

Quella indiana non era una trasferta difficile, ma la nostra squadra ha risposto in maniera convincente. Il bilancio provvisorio della nuova formula. Non sono mancate le emozioni, sorpresa Belgio in Brasile

Stefano Tarantino

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

La nuova formula della Coppa Davis ha mosso i primi passi in questo week-end, nel quale si sono svolte le dodici sfide delle eliminatorie le cui vincenti hanno raggiunto le quattro semifinaliste dell’anno scorso e le due nazionali beneficiarie di wild card (Argentina e Gran Bretagna) che disputeranno le Finals di Madrid. Prima di passare ad una rapida sintesi delle sfide svoltesi e spiegare nel dettaglio come si svolgeranno le Finals di Madrid, facciamo alcune rapide considerazioni su ciò che abbiamo osservato delle nuove regole della competizione.

È abbastanza chiaro: i match due su tre tolgono non poca imprevedibilità alle singole partite, se però dobbiamo poi dire che sono mancate le emozioni o l’agonismo in campo dei tennisti, questo no, anzi. La Davis rimane sempre una competizione nella quale giochi per la tua nazione, è la tensione in campo è ben diversa da quella che ogni singolo tennista avverte nei tornei che gioca durante l’anno. Il fattore campo rimane importantissimo, la partecipazione del pubblico dona sempre un fascino particolare alla manifestazione. A proposito del pubblico, non sarebbe meglio concentrare la due giorni su sabato e domenica invece che su venerdì e sabato? Meglio – secondo chi scrive – far giocare le sfide in due giorni non lavorativi come avviene per la Fed Cup, in modo da garantire una presenza di pubblico più massiccia. Alcune sfide sono state un po’ mortificate dagli spalti semi-vuoti.

Ritornando al discorso precedente, certo, giocare al meglio dei tre set livella un po’ gli equilibri in campo, i margini di recupero si riducono, elimina di fatto quelle maratone che a volte facevano la storia della Davis. Forse però, trattandosi di sfide di primo turno, concentrare il tutto su due giorni per scremare le partecipanti e non stravolgere troppo la preparazione dei tennisti ad inizio stagione ci può stare. Soprattutto, come già scritto, tenendo conto che non sono mancate partite equilibrate decise in volata che hanno regalato tante emozioni, come è nella tradizione della gloriosa competizione.

 

A conti fatti forse è anche giusto sollevare dal primo turno le quattro semifinaliste dell’edizione precedente. Quello che va naturalmente verificato ora sarà l’organizzazione delle Finals di Madrid (18-24 novembre), perché ad oggi immaginare 18 squadre in un unico raggruppamento inserite in 6 gironi e poi tabellone ad eliminazione diretta dai quarti appare ancora alquanto confusionario (tutto in una settimana oltretutto). Premettendo che certamente questo primo anno sarà un banco di prova e che Kosmos e ITF potranno sicuramente apportare delle migliorie dalla prossima edizione in poi ove lo ritenessero necessario, sembra sempre più evidente che sin quando la stessa ITF e l’ATP (l’organizzazione dei giocatori) non si siederanno ad un tavolo e discuteranno con calma, il rischio sarà quello di distruggere la Davis così come la conoscono tutti gli appassionati.

Immaginare questa competizione decisa da sfide tra nazionali che si baseranno su tre incontri (due singolari ed un doppio) onestamente fa rabbrividire. Ma non si era detto che bisognava ideare una formula che facesse prevalere la squadra più forte e più completa? Così invece sembra si appiattiscono i valori, in due singolari ed un doppio possono bastare un buon singolarista ed una buona coppia per portare a casa l’insalatiera. Si dirà, ma bene o male anche prima funzionava così. Beh, non proprio, perché semmai nell’ultima giornata con la vecchia formula si doveva ricorrere alla panchina per scegliere uno dei due singolaristi e gli equilibri in campo potevano cambiare.

E poi, siamo sicuri che tutti i Top player delle nazioni che hanno avuto accesso alle Finals di Madrid ci saranno? Alexander Zverev ha giocato la sfida contro l’Ungheria, ma ha già dichiarato che è intenzionato a saltare l’appuntamento finale. Sicuramente ci sarà Nadal, in quanto spagnolo, amico di Piqué e da subito a favore della nuova formula. E Djokovic? C’è da dubitare persino dei francesi, da sempre molto attaccati alla maglia eppure in grossa polemica con la federazione; meno dei russi, che nella sfida in Svizzera sono andati con la squadra al completo anche se apparentemente non ce n’era bisogno. Cosa faranno i croati campioni in carica? E gli americani? E Nishikori? Come si dice in queste situazioni chi vivrà vedrà, aspettiamo l’evoluzione degli eventi e poi esprimeremo un giudizio più completo.

Passiamo ora alle sfide disputatesi in questa prima “due giorni” di Davis e poi racconteremo del sorteggio e delle Finals di Madrid (a pagina 2)

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