Coppa Davis, finale: Cilic o del Potro, chi porterà a casa l'insalatiera?

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Coppa Davis, finale: Cilic o del Potro, chi porterà a casa l’insalatiera?

A Zagabria va in scena l’atto conclusivo della manifestazione a squadre. Padroni di casa leggermente favoriti, i sudamericani contano sui 2 punti di del Potro ma dove cercare quello decisivo? Nel doppio croati nettamente favoriti. Tutti i numeri della 104esima finale di Davis

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Come da tradizione, dopo il Masters tra i migliori 8 della classifica, la stagione del tennis maschile si chiude con la finale di Coppa Davis. A Zagabria si contenderanno la gloriosa insalatiera i padroni di casa croati che riceveranno l’Argentina guidata da Juan Martin del Potro, tornato in campo dopo i continui guai fisici proprio quest’anno. L’ex campione degli US Open (2009) è stato anche capace di togliersi qualche soddisfazione, prima tra tutte l’argento olimpico di Rio de Janeiro, al quale ha fatto seguito il titolo di Stoccolma che lo ha di fatto riportato nelle zone alte della classifica (attualmente è nr. 38 del ranking).

La finale si preannuncia quanto mai affascinante ed equilibrata. Si giocherà sul cemento della Zagreb Arena, la cui capienza di circa 15.000 posti fa presupporre un’atmosfera quanto mai calda sugli spalti. Da un lato infatti vi saranno i tifosi croati che sono capaci di qualsiasi cosa sugli spalti, dall’altra immaginiamo però anche la probabile folta rappresentanza di supporter sudamericani che seguono ovunque la propria nazionale e che sognano come i loro eroi sul campo la conquista della tanto agognata Davis, che da sempre sfugge alla nazionale “albiceleste”.

Come da prassi vediamo come le squadre si presentano alla finale, analizzando le convocazioni e lo stato di forma di coloro che scenderanno in campo.

 

Partiamo dai padroni di casa della Croazia.

CROAZIA

Capitan Krajan aveva soprattutto un dubbio e cioè se convocare o meno il giovane Borna Coric, operatosi al ginocchio subito dopo la semifinale contro la Francia. Alla fine Coric è risultato abile e quindi Krajan, una volta assicuratosi comunque la possibilità di convocare Ivo Karlovic (37 anni e non sentirli, 4 anni fa aveva dato l’addio alla manifestazione a squadre e l’ultima sfida giocata guarda caso fu proprio contro l’Argentina a Buenos Aires nel 2012) a sacrificato sull’altare della patria il doppista Draganja, comunque mai utilizzato nelle precedenti sfide di quest’anno (se non ha punteggio acquisito contro la Francia in semifinale). Al fianco del nr.1 Cilic, di Coric e Karlovic è stato quindi convocato Ivan Dodig, affidabile doppista (nr.29 nella classifica di specialità), protagonista anche al Masters di Londra in coppia con il brasiliano Melo (eliminati nel Round Robin).

Marin Cilic, eliminato anche lui nel girone eliminatorio del Masters di Londra, ha raggiunto proprio con la partecipazione a quest’ultimo evento (e con la vittoria su Nishikori) il suo best ranking in classifica (nr.6) ed ha anche dichiarato che l’obiettivo del 2017 sarà raggiungere la Top5. Il campione degli US Open 2014 ha chiuso la stagione con un bilancio di 48 vittorie e 23 sconfitte. Ad una prima parte di stagione un po’ altalenante (quarti a Indian Wells e due finali perse, a Marsiglia e a Ginevra) ha fatto seguito una seconda metà 2016 di ottimo livello che lo ha portato per l’appunto a qualificarsi per il Masters e di conseguenza anche al best ranking. Il croato ha raggiunto la semifinale al Queen’s, i quarti a Wimbledon (battuto da Federer dopo aver avuto match point a favore), ha vinto il Masters 1000 di Cincinnati (battendo Murray, uno dei pochi a farlo nella seconda parte del 2016), fatto semifinale a Tokyo, vinto Basilea e fatto semifinale a Parigi-Bercy.

Come detto a Londra ha battuto solo Nishikori mentre è stato sconfitto da Murray e Wawrinka nel Round Robin. Il croato è comunque sembrato in buona forma e sicuramente a Zagabria darà tutto se stesso come del resto già fatto contro la Francia e nell’incredibile rimonta contro gli USA. Vincendo entrambi i singolari della finale Cilic potrebbe raggiungere Ivan Ljubicic al 1° posto tra i tennisti croati con maggior numero di vittorie nei singolari giocati nella manifestazione (Ljubicic è a quota 23 vittorie, Cilic a 21). Cilic vanta 9 vittorie negli ultimi 11 singolari disputati in Davis, le uniche 2 sconfitte sono paradossalmente arrivate proprio quest’anno, in Belgio contro Goffin e a Portland contro Sock (dove oltretutto era avanti due set a zero).

Ritorna come detto in Davis Ivo Karlovic, capace quest’anno di rientrare tra i top20 del circuito e di avvicinare addirittura il suo best ranking (nr.14 nel 2008). Eppure l’anno era iniziato nel peggiore dei modi per il gigante croato, eliminato al 1° turno in 8 dei primi 9 tornei disputati, limitato a dire il vero da problemi fisici. Superati questi ultimi è praticamente riemerso d’incanto, raggiungendo la semifinale a Istanbul, poi la semifinale a ‘s-Hertogenbosch e inanellando poi una serie di prestazioni positive davvero sensazionali. Vittoria a Newport, finale la settimana dopo a Washington, vittoria a Los Cabos, ottavi agli US Open e semifinale a Vienna.

Ha più volte confessato di sentirsi ancora bene fisicamente e di voler continuare almeno per un altro paio di anni. In Davis vanta un bilancio di 9 vittorie e 8 sconfitte in singolare, come detto ha accettato l’invito di capitan Krajan a tornare a giocare per la propria nazionale dopo l’addio dato alla manifestazione 4 anni fa. Probabile secondo singolarista, sarà chiamato a supportare Marin Cilic nell’impresa di portare a casa l’insalatiera e ciò gli consentirebbe di entrare nella storia. Infatti, in caso di vittoria della Croazia diverrebbe il più anziano giocatore (37 anni e 272 giorni domenica 27 novembre) facente parte della squadra vincente dai tempi di Ken Rosewall (39 anni e 28 giorni) e Mal Anderson (38 anni e 272 giorni) che facevano parte della squadra australiana vincitrice nel 1973 (ma né Rosewall ne Anderson scesero in campo nell’occasione). Non solo, se dovesse vincere un match, diverrebbe il più anziano in una finale di Davis a riuscire in questa impresa dai tempi di Jacques Brugnon, che a 38 anni e 80 giorni vinse il doppio nella finale persa con la Gran Bretagna nel 1933. Se dovesse vincere un singolare sarebbe il più anziano a farlo in una finale addirittura dal 1912 (Charles Dixon, britannico, che vinse un singolare contro l’Australasia a 39 anni e 297 giorni) e se invece dovesse giocare un singolare sarebbe il più anziano a farlo in una finale dai tempi dell’australiano Norman Brookes che scese in campo nella finale del 1920 in singolare a 43 anni e 48 giorni. Insomma Karlovic può fare la storia della manifestazione, dipenderà da lui e dai suoi compagni.

Borna Coric alla fine ce l’ha fatta, l’operazione al ginocchio post semifinale contro la Francia non gli ha impedito di essere convocato per la storica finale raggiunta dal suo team e che il giovane croato aveva contribuito non poco a conquistare. Era stato infatti proprio Coric contro gli Usa a siglare il clamoroso 3-2 con la vittoria nell’ultimo singolare contro Jack Sock. Il 20enne croato ha chiuso la stagione nel circuito con un bilancio alquanto insufficiente, appena 22 vittorie e 24 sconfitte, che non gli ha permesso di migliorare il best ranking raggiunto l’anno scorso (nr.30, attualmente Coric occupa la posizione nr. 48). Dopo un buon inizio di stagione (finali a Chennai ed a Marrakesch, battuto rispettivamente da Wawrinka e Delbonis), il giovane tennista si è pian piano spento, limitato dai problemi fisici di cui abbiamo parlato prima e che poi l’hanno portato all’operazione. Il canto del cigno sono stati i quarti di finale raggiunti a Cincinnati (costretto al ritiro contro Cilic, ma prima aveva battuto nell’ordine Paire, Kyrgios e Nadal). Da lì in poi il ritiro agli US Open contro Feliciano Lopez e la prova incolore contro Gasquet nella semifinale di Davis contro la Francia. Da quello che si sa Coric non dovrebbe comunque scendere in campo a meno di clamorose defezioni (anche se Karajan non ha ancora svelato le sue scelte), ma la convocazione per quanto fatto in questa stagione nella manifestazione gli era dovuta.

Completa il quartetto dei padroni di casa Ivan Dodig, giocatore potente sul veloce ma che si fa rispettare anche sulle altre superfici. In singolare è sceso oltre la 100ma posizione (attualmente nr. 118), ma in doppio continua a fornire prove di altissimo livello, rimanendo tra i più quotati nella specialità. Quest’anno ha fatto coppia con il brasiliano Melo, anche se per il 2017 i due hanno annunciato la separazione. Hanno come detto partecipato anche al Masters di Londra dove crediamo Ivan si sia allenato a puntino in vista dell’appuntamento di Zagabria.

ARGENTINA

Daniel Orsanic ha mescolato un po’ le carte ed alla fine ha deciso di affiancare a Juan Martin del Potro il regolare Federico Delbonis, Guido Pella e il “combattente” Leonardo Mayer, detentore in Davis del record della partità più lunga che sia mai stata giocata, quella vinta l’anno scorso contro il brasiliano Souza, battuto 15-13 al quinto set dopo 6 ore e 43 minuti (per la cronaca è la seconda partita più lunga della storia del tennis dopo le 11 ore e oltre di Isner-Mahut).

Il ritorno di Juan Martin del Potro è stata la base essenziale dalla quale l’Argentina ha costruito l’accesso alla quinta finale della sua storia in Coppa Davis. Dopo i tanti dissapori vissuti in passato (soprattutto quelli con Nalbandian nella finale contro la Spagna del 2008, quando Delpo arrivò in condizioni fisiche non perfette all’appuntamento conclusivo scatenando le ire del suo compagno), Juan Martin è tornato con piacere nel team sudamericano, facilitato anche dall’opera diplomatica dello stesso Orsanic (ma anche i compagni lo hanno reclamato a gran voce, convinti che il suo aiuto fosse necessario per vincere finalmente l’insalatiera).

Il tennista argentino è ritornato nel circuito a Delray Beach dove ha subito conquistato la semifinale. Ha centellinato (giustamente) le sue prestazioni per non danneggiare di nuovo il polso operato, saltando la stagione sulla terra rossa ma raggiungendo poi sull’erba la semifinale a Stoccarda e il terzo turno a Wimbledon. Nel finale di stagione le più grosse soddisfazioni, la finale olimpica di Rio (battuto Djokovic al 1° turno, sconfitto da Murray in finale dopo oltre 4 ore), i quarti agli US Open (sconfitto dal futuro campione Wawrinka) e la vittoria a Stoccolma (per un bilancio complessivo di 30 vittorie e 12 sconfitte). In tutto questi ci ha messo anche l’importantissima vittoria in Davis contro Murray, fondamentale per la vittoria in semifinale (nonostante una quanto meno dubbia gestione delle sue energie da parte di Orsanic che nonostante l’Argentina fosse in vantaggio sul 2-0 lo schierò anche nel doppio precludendone così la sua partecipazione nella giornata finale) e quella contro il doppio italiano a Pesaro nei quarti. Crediamo che per la prima volta del Potro arrivi alla finale di Davis (oltre a quella del 2008 ha giocato anche quella del 2011 a Siviglia sempre contro la Spagna) nelle migliori condizioni possibili. Alla sua portata un’impresa che lo renderebbe quasi immortale per il tennis argentino, però avrà bisogno della collaborazione dei suoi compagni.

Federico Delbonis, nr. 41 ATP, è sulla carta il nr.2 argentino. Stagione 2016 chiusa con un bilancio di 26 vittorie e 23 sconfitte, best ranking raggiunto a maggio alla posizione nr.33, Delbonis non sfigura sul veloce (4° turno a Indian Wells dove ha battuto anche Andy Murray) ma è la terra la sua superficie preferita. E difatti l’argentino ha vinto a Marrakech (battuto proprio Borna Coric), ha fatto semifinale a Bucarest, a Istanbul, prima di spegnersi lentamente, facendosi notare solo per il suo contributo fondamentale nella sfida di Davis contro l’Italia (2 vittorie in singolare contro Seppi e Fognini) e raggiungendo i quarti di finale a Basilea nell’ultimo torneo dell’anno. Crediamo si giochi con Pella il ruolo di secondo singolarista nella sfida, dipenderà dalle loro prestazioni la possibilità dell’Argentina di portare a casa la Coppa (dando per scontati i due punti di del Potro).

Guido Pella è nr. 72 del ranking, ma a marzo era stato capace di issarsi sino alla posizione nr. 39 (sua miglior classifica di sempre). Il suo 2016 è stato alquanto mediocre, 16 vittorie e 23 sconfitte. Da rimarcare la finale di Rio de Janeiro persa contro l’uruguaiano Cuevas ed un paio di quarti di finale sulla terra (Bucharest e Nizza). Il finale di stagione è stato per lui avaro di soddisfazioni, unica parentesi felice il punto del 2-0 conquistato contro la Gran Bretagna in Davis battendo Kyle Edmund, rivelatosi alla fine importantissimo per il successo finale. Sembra lontano però dalla forma migliore ed in svantaggio rispetto a Delbonis per il ruolo da secondo singolarista.

Completa il quartetto sudamericano Leonardo Mayer, sceso a seguito di problemi fisici al nr.137 del ranking, lontano dalla sua miglior posizione raggiunta appena l’anno scorso (nr.21). Eppure l’anno era iniziato abbastanza bene con i quarti di finale in Qatar e la duplice vittoria nei singolari di Coppa Davis in Polonia. Poi i quarti all’Estoril sono stati l’ultimo acuto di una stagione alquanto anonima (12 vittorie e 15 sconfitte). Suo il 3-2 decisivo contro Daniel Evans a Glasgow nella semifinale di Davis, negli ultimi mesi ha frequentato solo tornei challenger e solo sulla terra. Al momento pare fuori dai giochi nei singolari, mentre forse dei 4 argentini è l’unico che può vantare un minimo di esperienza in doppio. Attenzione però, tra lui, Pella e Delbonis è forse quello più esperto dell’ambiente Davis, chissà che Orsanic non possa schierarlo a sorpresa. Anche perché nella competizione Mayer non perde un singolare dal 2012 (sconfitto da Berdych) ed ha aperta ancora una striscia di 10 vittorie consecutive.

Segue a pagina 2: pronostico, i precedenti tra le nazionali e gli h2h fra i convocati

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Coppa Davis: Fognini e Sinner, niente impresa. Mektic e Pavic portano la Croazia a Madrid

Troppo forte la coppia croata per gli azzurri. L’Italia esce ai quarti di finale e deve rinviare i sogni di gloria. La Croazia va in semifinale e attende la Serbia di Djokovic o il Kazakistan

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da Torino il nostro inviato

N. Metkic/M. Pavic (CRO) – J. Sinner/F. Fognini (ITA) 6-3 6-4

L’orchestra croata suona all’impazzata e i sostenitori biancorossi esultano. Ne hanno ben d’onde perché i campioni del 2018 hanno espugnato il Pala-Alpitour staccando il biglietto per Madrid e per la semifinale contro la vincente di Serbia-Kazakistan.

 


Per l’Italia è una cocente delusione, ma dopo il clamoroso ko di Sonego contro il numero 276 del mondo Borna Gojo e la grande rimonta di Jannik Sinner contro Marin  Cilic, battere il doppio croato Mektic-Pavic, coppia più forte al mondo, era un’impresa ai limiti dell’impossibile per Fognini e Jannik, preferito a Bolelli.

La squadra di capitan Volandri, non dimentichiamolo, orfana del suo numero uno Matteo Berrettini infortunatosi durante le Atp Finals (ma anche i croati hanno dovuto rinunciare al lungodegente Borna Coric), ha pagato forse lo scotto dell’inesperienza di Lorenzo Sonego, esordiente  in Davis e la necessità di improvvisare la composizione del doppio. E così il sogno di eguagliare la mitica formazione del 1976 si è infranto sullo scoglio croato. Ma è una squadra giovane e sicuramente nei prossimi anni avrà la chance di arrivare fino in fondo a questa manifestazione.

La partita
Loro sono il numero 1 e il numero 2 del mondo nelle classifiche di doppio e quest’anno hanno vinto nove tornei tra cui Wimbledon, le Olimpiadi di Tokyo, Roma, Montecarlo e Miami.
Per trovare Fabio Fognini e Jannik Sinner in classifica dobbiamo andare oltre la pagina dei primi 100 e inoltre i due hanno giocato insieme per la prima volta l’altra notte (hanno finito alle 02.30) contro i colombiani, perdendo di misura.
Ma quanto contano le classifiche in un doppio decisivo in Coppa Davis?
In ogni caso Fabio uno slam in doppio lo ha vinto con Bolelli qualche anno fa e Jannik…beh è Jannik! Come ha detto Capitan Volandri, può giocare singolo, doppio e triplo.

Alla prova del campo però la coppia croata si dimostra subito di livello superiore alla nostra, purtroppo  improvvisata. I game con Fognini al servizio sono quelli critici per i nostri, non solo perché Fabio è poco incisivo con quel colpo ma anche perché Jannik a rete ha ancora difficoltà nella scelta della posizione e del tempo di inserimento. Il break infatti arriva con Fabio in battuta (3-1) e sul 5-2 gli azzurri sono bravi ad annullare con coraggio e qualche numero ben 5 set point. Pavic con il suo servizio mancino  è però implacabile e in 37 minuti la Croazia si aggiudica il primo set.

Fabio e Jannik parlano molto, cercando un’intesa che per i nostri avversari ha vecchia data. Fognini appare un po’ spento emotivamente, difatti è sempre e solo Sinner ad invocare l’aiuto del pubblico con ampi gesti.

I nostri si salvano dal break nel terzo gioco del secondo parziale, sempre sul sevizio Fogna, grazie ad una prodezza con il rovescio del ligure ma non hanno chance nei turni di battuta croati.


Pavic per fortuna concede qualcosina a rete ma è ancora e sempre nel turno di battuta di Fognini che andiamo in difficoltà e finiamo per concedere nuovamente il vantaggio ai croati (4-3) con un doppio fallo dell’ex numero 1 azzurro che si trattiene a stento fallo svegliare la racchetta al suolo.
Il pubblico prova a scaldare gli azzurri con un mogio popopopopo ma Pavic è inscalfibile e chiude i giochi con un ace dopo un ‘ora e diciannove minuti di dominio croato.

 
 
 
 
 
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Coppa Davis

Coppa Davis, che rimonta di Sinner! Italia-Croazia 1-1, decide il doppio

Grande rimonta di Sinner che porta l’Italia sul 1-1. Cilic ha servito per il match nel secondo set. Sarà il doppio a decidere chi tra Italia e Croazia volerà a Madrid per giocare la semifinale della Coppa Davis 2021

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J. Sinner (ITA) – M. Cilic (CRO) 3-6 7-6(4) 6-3

da Torino il nostro inviato

L’Italia è ancora viva. Grande, grandissima vittoria di Jannik Sinner che ribalta un match che sembrava  già perso. Cilic era avanti 6-3 5-4 ed ha servito per il match e per portare la Croazia in semifinale, ma Jannik è riuscito a trascinare  il secondo set al tiebreak e a vincerlo, completando  l’opera nel terzo set.
E così l’Italia che era sul bordo del precipizio, può giocarsi l’accesso alle semifinali di Coppa Davis nel decisivo doppio.

 

La partita
L’inopinata sconfitta di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo, pone Jannik Sinner di fronte ad un match senza ritorno.
Sulle spalle del nostro giovane campione ci sono tutta la responsabilità e la tensione di mantenere in vita le speranze di semifinale dell’Italia.
Marin Cilic non è più il giocatore che ha vinto uno slam e giocato altre due finali spingendosi fino al numero 3 del mondo, ma è pur sempre un grande giocatore che ha vinto questa coppa (o meglio la vera Davis…)  da protagonista nel 2018 e che in questa stagione ha portato a casa due trofei dopo 3 anni di astinenza, rientrando in top30.
Marin fa valere tutta la sua esperienza in avvio, mentre Jannik appare contratto e falloso.
Il break arriva già nel quarto gioco dopo una mirabile accelerazione di diritto di Cilic ed un brutto errore di rovescio dell’altoatesino (3-1).
Il croato spinge lontano dal campo il numero 10 del mondo ed è efficace al servizio (6 ace nel primo set), per l’entusiasmo della banda croata  che ci sogneremo tutta la notte.
Jannik prova a reagire ma l’unica piccola chance la ha quando Cilic va a servire sul 5-3  per chiudere il parziale e si ritrova 0-30 sotto la spinta dell’azzurro. Cilic si salva con il servizio e resiste al tentativo di rimonta di Sinner che annulla tre set point prima di capitolare con una brutta risposta di rovescio su una seconda del croato. Dopo 45 minuti la Croazia si ritrova ad un set dalla semifinale della Coppa Davis.

La musica (non solo della banda) non cambia in avvio di secondo set. Anzi, Cilic sfonda subito con il diritto e si assicura il break in apertura  che gli infonde tranquillità nonostante lo stadio provi a sostenere a gran voce il suo beniamino.

Ma Cilic è famoso anche per i suoi improvvisi black-out. E così sul 2-1 40-0 in un game apparentemente in controllo, Jannik indovina due grandi soluzioni, poi il croato ci mette tre errori di rovescio che riannettono Sinner alla partita (2-2) e con un parziale di 9 punti a 1 lo portano per la prima volta davanti (3-2).
Al cambio di campo il croato avanti 30-0  combina altri tre disastri a campo aperto e concede a Jannik la palla per un nuovo break, ma servizio&diritto alla vecchia maniera lo tirano fuori dai guai. Sul 3-3 è però Jannik a dover fronteggiare una palla break che potrebbe risultare fatale: con gran classe e tre prime vincenti va a condurre 4-3.
La situazione si ripete però sul 4-4 e stavolta il diritto di Jannik vola via mandando Cilic a servire per il match e per portare la Croazia a Madrid.
Finita? Non quando c’è Marin in campo che ancora non ha fatto pace con i demoni del tennis. Diritto steccato, doppio fallo, rovescio largo mandano Jannik a tripla palla break, subito capitalizzata dal nuovo errore del croato, stavolta su spinta dell’azzurro: 5-5.
Sinner si salva da 0-30 con grande coraggio e mette Cilic – che pochi minuti prima vedeva la vittoria ad un passo – nella scomoda sensazione di servire per salvare il set: stavolta i nervi non tradiscono il croato ed è il tiebreak a decidere.
Jannik lo gioca da campione consumato. In diritto largo di Cilic gli dà un mini break di vantaggio (4-2), che però restituisce con un errore di rovescio (4-4). Sinner però è sempre in spinta e costringe il croato al l’errore che lo manda al doppio set-point (6-4). Il passante di diritto in cross che pone fine al parziale è un capolavoro che fa impazzire Torino. Dopo due ore siamo ancora vivi!

All’inizio del terzo set l’inerzia sembra tutta per l’Italia tanto che Cilic si fa breckare subito a zero. Tuttavia il croato ha una reazione d’orgoglio , riprendendo subito il break e portandosi avanti 2-1.
Nel settimo game sul 3-3 arriva la svolta: Jannik ha sempre più i piedi dentro al campo e picchia a più non posso sulla diagonale sinistra costringendo Cilic alla resa : è il break decisivo e il Pala-Alpitour adesso è una bolgia. Sinner ora è un treno in piena corsa, inarrestabile e competa l’opera facendo esplodere di gioia la panchina azzurra e con essa l’intero palazzetto.
L’orchestrina croata non suona più, magari riprenderà a cantare per il doppio balcanico fortissimo.
Ma c’è un ragazzo giovane, biondo e italiano. Fortissimo. E che vuole l’ultima parola.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Italia-Croazia 0-1. Un brutto Sonego cede a Gojo, ora serve un’impresa

Clamorosa sconfitta di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo, 249 posizioni dietro l’azzurro nel ranking. Ora Sinner dovrà vincere contro Cilic per consentirci di giocarci tutto contro il fortissimo doppio croato

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Lorenzo Sonego alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

da Torino il nostro inviato

B. Gojo (CRO) – L. Sonego 7-6(2) 2-6 6-2

Una brutta versione di Lorenzo Sonego cede al numero 276 del mondo Borna Gojo e la Croazia si porta in vantaggio nel quarto di finale a Torino. I rimpianti dell’azzurro sono tutti per il primo set nel quale era avanti 4-1 con palla del 5-1 ed invece il croato è riuscito a recuperare e a dominare il tie-break. La reazione nel secondo set sembrava aprire la possibilità ad una rimonta come accaduto con Mejia sabato, invece Lorenzo trovava grandissime difficoltà nei game di risposta e finiva con l’arrendersi dopo 2 ore e 19 minuti. Tocca adesso a Jannik Sinner che dovrà battere l’ex numero 3 del mondo Marin Cilic per portare l’Italia al doppio decisivo contro la fortissima coppia croata. Resta la grande amarezza per una sconfitta clamorosa patita da Sonego dinanzi al suo pubblico, contro un avversario che dista da lui ben 249 posizioni in classifica.

 

La partita

Come di consueto oramai, Lorenzo Sonego è chiamato ad aprire le danze per l’Italia in questa Coppa Davis 2021. Dopo il minuto di raccoglimento per il grande Prof. Parra, scomparso nella notte, e gli inni nazionali, il PalaAlpitour è tutto per il torinese e sugli spalti fa capolino qualche bandiera granata, in onore della fede calcistica del numero due azzurro che ha anche un passato come ala destra nella squadra del cuore.

Il capitano croato Verdan Matric conferma Borna Gojo, numero276 del mondo, ventitre anni che nella giornata di esordio aveva sorpreso il più quotato australiano Popyrin, preferendolo a Nino Serdarusic che ieri aveva dato il punto decisivo per la qualificazione contro l’Ungheria.

La claque croata si presenta con un’orchestrina che accompagna con una melodia balcanica ogni punto dei propri eroi, deliziando tutti i presenti.

Gojo capisce presto che non è il caso di stare a scambiare da fondo e si getta in avanti tre volte nei primi quattro punti, ma il nostro alfiere è troppo solido per essere sorpreso nei primi giochi.

Nel quarto game arrivano tre palle break tutte insieme sotto la spinta di Lorenzo e un tifoso in maglia granata urla “ Brekalo!”: non sappiamo se si riferisca al centrocampista del Toro o se sia un’invocazione a Sonego, fatto sta che ci pensa Gojo ad affossare il diritto in rete e a regalare il vantaggio all’Italia, concretizzato nel successivo game di servizio di Lorenzo (4-1).

Lorenzo ha anche una palla del doppio break nel sesto gioco che lo manderebbe a servire per il set, ma il croato si salva con la prima. Nel gioco successivo arriva il primo momento di difficoltà dell’azzurro che scivola subito 0-30 con due errori di diritto, recupera con un ace ed una prima vincente, ma finisce per perdere il servizio sulla prima chance croata, mettendo lungo il lob dopo un lunghissimo scambio (4-3).

Qui però vengono fuori le doti da “polpo” di Lorenzo che raccatta l’impossibile per procurarsi una nuova chance di break, annullata da un diritto tirato alla cieca da Gojo che colpisce un pezzetto di riga: niente da fare, dopo 39 minuti, svanita la chance del 5-1 siamo invece in perfetta parità: 4-4.

Si arriva così al tiebreak senza particolari sussulti e Lorenzo parte subito male con un banale rovescio in palleggio in rete. Gojo sale in cattedra dimostrando di non valere la sua attuale classifica, anzi denotando una gran lucidità tattica ed un bel tocco venendo a prendersi i punti a rete ( anche con il serve&volley) con Sonego lontanissimo dalla riga di fondo. Il tiebreak è un monologo croato (7-2) ed il nastro vincente sul setpoint non toglie nulla ai meriti di Gojo. Come successo nel match con Mejia, Sonego parte male e con una pessima resa con la prima di servizio ( solo 55% di punti con la prima in campo), ma i rimpianti sono soprattutto per la palla del 5-1 sprecata malamente dall’azzurro.

Il break ottenuto in avvio di secondo set, con la decisiva complicità del croato, dà un po’ di fiato a Sonego che però si mette subito di nuovo nei guai con un tris da paura, doppio fallo, errore di diritto a campo aperto, errore di rovescio: finalmente però arriva san servizio in suo aiuto e Lorenzo sventa l’immediato controbreak, cominciando anche a stanare il suo avversario con precisi drop shot. Lo smash che gli procura il 2-0 fa esplodere il pubblico e l’urlo da gladiatore dell’azzurro ammette anche il fattore folla alla partita. Gojo accusa il colpo e stavolta Sonego è bravo a spingere da fondocampo e a concretizzare subito la chance del 3-0 pesante con doppio break che indirizza irrimediabilmente il set. Finalmente partono gli “ Italia! Italia!” dalla tribune del PalaAlpitour e Lorenzo, come di consueto, trae dal pubblico l’energia necessaria per rimettere il punteggio in parità (6-2), grazie anche ad una ritrovata consistenza con il servizio (73% di prime in campo, con 15 punti su 16 portati a casa), colpo chiave che gli permette di aprirsi il campo per chiudere con il diritto a sventaglio.

Il problema dell’azzurro restano però i game di risposta, poiché dal 4-0 del secondo set, Sonny fa una fatica terribile quando il croato è al servizio: un solo punto in quattro game consecutivi di risposta è troppo poco, considerando che Gojo non ha propriamente le caratteristiche di Ivanisevic.

La banda croata riprende il suo concertino con rinnovata vigoria, virando anche verso melodie più anglosassoni (“When the saints go marching in”) e Sonego nel quarto gioco è di nuovo nei guai: va sotto 15-40 con due errori in impostazione e completa il disastro con un orribile schiaffo a volo di diritto (1-3). Un altro game di servizio a zero di Gojo ( imbarazzante parziale di 16 punti a 1 sul servizio croato) porta il ventitreenne di Spalato a due passi dall’impresa.

Quando l’orlo del precipizio è vicino, 4-1 15-30, una volee smorzata di rovescio e due diritti in spinta rimettono Lorenzo in scia (4-2). Serve una mano croata per rientrare in lotta e un facile diritto,  un comodo smash ed un rovescio affossati in rete rendono lo stadio una bolgia offrendo all’Italia due palle del contro break: Gojo si aggrappa al servizio e sventa la minaccia. Un diritto lunghissimo del croato, dà la terza chance a Sonego, ma la risposta del torinese è lunga di un crine di cavallo. E’ l’ultima occasione, perché  il croato riesce a tenere il servizio ed al cambio di campo chiude la partita.

L’applauso del suo pubblico non può consolare Lorenzo. Adesso all’Italia serve l’impresa.

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