Coppa Davis, finale: Cilic/Dodig vincono secondo pronostico, Croazia avanti 2-1

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Coppa Davis, finale: Cilic/Dodig vincono secondo pronostico, Croazia avanti 2-1

ZAGABRIA – Cilic e Dodig faticano nei primi due set, conclusi entrambi al tiebreak. Nel terzo spengono definitivamente del Potro e Mayer. Ora i padroni di casa vedono l’insalatiera

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dal nostro inviato a Zagabria

Finale Coppa Davis

Croazia-Argentina 2-1 (Zagreb Arena, Zagabria, cemento indoor)

 

M. Cilic/I. Dodig b. J.M. del Potro/L. Mayer 7-6(2) 7-6(4) 6-3

Cilic Dodig del Potro Mayer

Come era preventivabile, a giocarsi il terzo importante punto di questa finale sono state le due coppie più forti sulla carta: Cilic/Dodig da una parte e del Potro/Mayer dall’altra. E, come da pronostico, lo ha vinto la coppia croata, che nei due match precedenti di Davis aveva battuto due delle coppie più forti del circuito ATP, i fratelli Bryan ed i francesi Herbert/Mahut che era conseguentemente la logica favorita.

Un match tecnicamente non avvincente quello di oggi pomeriggio all’Arena Zagreb e nel complesso equilibrato, specie nei primi due set, terminati entrambi al tie-break. Alla fine a spostare l’ago della bilancia dalla parte dei padroni di casa è stato sicuramente Ivan Dodig, il quale era l’unico vero doppista (n. 13 Atp, Cilic è n. 124, del Potro n. 351 e Mayer n. 122) e che nei momenti topici dell’incontro ha fatto la differenza giocando da vero specialista, nonostante un piccolo passaggio a vuoto verso la fine del secondo parziale. Ha pesato anche una complessiva maggior attitudine agli schemi del doppio della coppia croata, cosa invece mancata agli argentini. In casa sudamericana ha deluso in particolare il n. 1 del Potro, che non ha mai fatto la differenza da fondo con il suo famoso dritto e che a rete non ha mai dato quel qualcosa in più che in doppio è richiesto e necessario. DelPo, infatti, non ha quasi mai cercato di intervenire sullo scambio da fondo lun la diagonale opposta. Ora sul 2-1 i favori del pronostico per la vittoria finale sono dalla parte della squadra di casa.

I giocatori entrano in campo in una Arena Zagreb riempita come ieri in ogni ordine di posti. Poche emozioni nel primo set, dove il servizio la fa da padrone. Prima annotazione tattica: del Potro risponde da sinistra per cercare di sfruttare il suo dritto incrociato, ma i croati controbattono adottando una formazione all’australiana quando battono su di lui, così da costringerlo a rispondere con il lungolinea di rovescio – sicuramente il colpo meno forte del giocatore di Tandil. In questo primo parziale l’unico momento di suspense è la palla break che deve annullare Dodig nel terzo game, peraltro senza grosse difficoltà. Si arriva perciò al tie-break dopo 47 minuti, con 5 punti persi al servizio dall’Argentina e 6 della Croazia. Il duo croato ottiene immediatamente due minibreak per il 3-0: il primo grazie ad un ottimo intervento a rete di Dodig, il secondo approfittando di un nastro che sporca la traiettoria della risposta di Cilic, con del Potro che non riesce controllare la stessa nei pressi della rete. I balcanici ne restuiscono subito uno, ma poi due errori a rete di Mayer (che indossa una maglietta della Lotto realizzata appositamente per questa finale) e due prime del n. 6 del mondo permettono alla Croazia di conquistare il tie-break per 7 punti a 2 ed incamerare il primo parziale, cosa psicologicamente molto importante nell’economia del match. Esplode l’entusiasmo della torcida croata. A proposito: nella gara del tifo, sicuramente i cori argentino sono più belli e pittoreschi, mentre i croati – che spesso si limitano a fischiare i cori degli avversari – si accendono tutti assieme solo nei momenti clou, ma quando lo fanno è veramente da brividi.

L’inizio del secondo set conferma l’importanza dell’esito del primo: gli argentini subiscono infatti il contraccolpo psicologico del brutto tie-break giocato e devono subito annullare una palla break sul servizio di del Potro, ma lo fanno senza particolari patemi. Tuttavia capitolano nel successivo turno di battuta, quello di Mayer, quando sale in cattedra l’unico vero doppista della compagnia: Ivan Dodig. Due suoi ottimi interventi a rete inframmezzati da un bel passante di dritto lungolinea consentono alla Croazia di realizzare il primo break in assoluto e di portarsi sul 3-1, ma – dopo aver fatto – il 31enne di Medjugorje disfa: nell’ottavo game, sul servizio di Cilic, stavolta Ivan interviene maldestramente due volte a rete. Un errore da fondo Cilic porta al controbreak. Subito dopo del Potro e Mayer si portano sul 5-4 con un parziale di 12 punti a 3. Gli argentini sugli spalti esultano, a partire da Maradona che sventola in piedi la sua sciarpa biancoceleste. Il match non è bello, ora si sente che la tensione in campo è salita ed è diventata una battaglia di nervi, tra pochi colpi di buona fattura e qualche errore di troppo. Si arriva così nuovamente al tie-break, con la sensazione che l’inerzia sia leggermente dalla parte della coppia argentina, che appare più solida e compatta – soprattutto in difesa da fondo – mentre Dodig sembra ancora un po’ in confusione dopo quel brutto ottavo gioco, come dimostrano alcune scelte tattiche discutibili nell’esecuzione dei colpi. Ciò nonostante, il tie-break premia nuovamente i croati, che nella fiera dei mini-break (cinque consecutivi all’inizio, poi sette nei primi nove punti) riescono per primi a ristabilire il dominio del servizio e a vincere così 7-4Dopo due ore di gioco la Croazia è sopra di due set.

Stavolta sono i sudamericani a prendersi una pausa per cercare di riordinare le idee – come aveva fatto Cilic alla fine del quarto set del primo singolare ieri – prima di iniziare il terzo parziale. A dire il vero, sulle tribune tutti aspettano ancora che salga di livello del Potro, il quale da fondo non sbaglia ma si limita ad eseguire il compitino, non prendendo praticamente mai il sopravvento nello scambio, nemmeno contro Dodig, che dovrebbe essergli inferiore in quello schema di gioco. Il suo devastante dritto finora non si è visto. Anche se il suo marchio di fabbrica è quello inside-out – che qui non riesce a giocare –  negli scambi sulla diagonale di dritto non fa mai la differenza con quel fondamentale. Nel terzo parziale i sudamericani annullano una pericolosissima palla break nel quarto game grazie ad un ace di Palito, ma ce ne sono altre tre per i croati nel sesto game. Sulla prima Mayer affossa in rete un dritto e le residue speranze argentine in questo doppio. Il copione infatti non muta: una differenza importante è che a rete gli argentini non giocano il doppio come andrebbe giocato dal punto di vista tattico, dato che non cercano praticamente mai di intercettare. I croati, al contrario, riescono a fare ciò: lo stesso Marin Cilic, singolarista di professione, prova ad intervenire non appena possibile. Stavolta la coppia di Medjugorje (Cilic e Dodig arrivano entrambi dalla località della Bosnia-Erzegovina e sono cresciuti giocando insieme) non si distrae come accaduto nel secondo set, anzi. Dodig è in trance agonistica ed ad ogni punto incita il pubblico che risponde immediatamente. Cilic col suo servizio chiude il terzo set per 6- 3 e con esso la contesa. Domani nel primo singolare il n.6 del mondo può giocarsi il match contro del Potro con tutta la pressione sul suo avversario e, in una finale di Davis, non è cosa da poco.

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Coppa Davis, Medvedev: “Tutti vogliono che ci comportiamo come Federer e Nadal, ma io non sono così”

“Roger e Rafa sono i giocatori più corretti di sempre, mentre io sono meno in controllo delle mie emozioni”, ha risposto il N.2 ATP ad una domanda del direttore Scanagatta

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credits: Mateo Villalba/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

Daniil Medvedev ha fatto parlare di sé molto più per la sua esultanza al termine della semifinale di Coppa Davis contro Jan-Lennard Struff che per la vittoria stessa. Chiuso il tie, infatti, il vincitore dello US Open ha fatto segno al pubblico di calmarsi; gli spettatori non l’hanno presa bene, portandolo a calpestare polemicamente il cemento della Madrid Arena e a rincarare la dose nell’intervista post-partita.

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CAMPO E IL PARAGONE CON FEDERER E NADAL

Arrivato in conferenza stampa, Daniil ha spiegato il significato della sua esultanza: “Mi piace festeggiare la vittoria facendo qualcosa di divertente. Nella nostra squadra abbiamo un coach spagnolo che dice di essere russo anche se non conosce molte parole nella nostra lingua [si riferisce a José Clavet, coach di Karen Khachanov, ndr]. Una delle poche cose che sa dire in russo è ‘calma’, quindi quando giochiamo a carte o a tennis e qualcuno vince gli piace dire ‘calma, calma’ facendo anche il gesto. Quando Cristiano [Ronaldo] giocava a Madrid, faceva spesso il gesto della calma per esultare, ed è per questo che ho deciso di farlo anch’io, pensavo fosse divertente. Forse è stata una scelta sbagliata, come può succedere, ma una volta fatta non potevo rimangiarmela. Comunque è sempre meglio avere i tifosi dalla tua parte, altrimenti oltre all’avversario devi battere anche loro“.

Ricordando gli episodi di Wimbledon 2018 (quando lanciò delle monetine all’arbitro) e dello US Open 2019 (quando strappò l’asciugamano ad un ball boy e mostrò il dito medio al pubblico), il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta gli ha allora chiesto se quella di provocare il pubblico sia una scelta consapevole, suscitando una risposta molto lunga ed articolata in puro stile Medvedev, uno dei giocatori più riflessivi del circuito… almeno fuori dal campo, stando alle sue parole: “Non è qualcosa che faccio di proposito. Tutto quello che faccio, soprattutto in campo, è un puro frutto delle mie emozioni, nella vita di tutti i giorni sono più calmo. Quando voi giornalisti mi fate una domanda ho il tempo di pensare ad una risposta, ma in campo non è così, c’è tanta adrenalina che mi scorre in corpo perché odio perdere, quindi ho meno tempo e sono anche meno in controllo delle mie azioni, non riesco a fermarmi e pensare. Affidarsi alle emozioni a volte è un bene, altre un male”.

 

Di sicuro il tennis contemporaneo è poco uso a comportamenti di questo tipo (giusti o sbagliati che siano), e secondo Daniil c’è una spiegazione molto precisa: “Alcuni dicono che al tennis servano personaggi autentici, e quando uso questo aggettivo non intendo forti, deboli, buoni o cattivi, ma solo autentici. Tutto quello che faccio in campo rispecchia le mie sensazioni del momento, quindi è autentico – alle persone dovrebbe piacere! […] Per la mia generazione è difficile essere così emotivi in campo, perché siamo stati preceduti da Roger e Rafa, che sono probabilmente i giocatori più corretti nella storia del nostro sport e hanno vinto così tanti titoli. Quindi quando qualcuno si comporta in modo diverso le persone tendono a non apprezzarlo e a dire, ‘perché non sei come Roger e Rafa?’ Indovinate un po’, siamo tutti diversi. Credo che giocatori con un carattere diverso saranno apprezzati di più quando ci saranno nuovi appassionati che non hanno visto giocare né Roger né Rafa“.

Detto questo, Medvedev non vuole usare l’emotività per giustificarsi: “Comunque sarò onesto, non provoco il pubblico di proposito, ma quando stai giocando una partita sei solo davanti a 20.000 persone che a volte tifano per te, a volte tifano contro. Se faccio qualcosa che li provoca non è per farli arrabbiare, è perché in quel momento mi sento così; non ci vedo niente di male, anche se di alcuni episodi mi pento, come quello di Wimbledon. Anche quello fu frutto delle mie emozioni, ma non fu una bella cosa e me ne rammarico; comunque è così che si impara, attraverso gli errori“.

IL SOGNO COPPA DAVIS

Tornando al tennis giocato, il tie odierno è stato vinto agevolmente dalla RTF, ma secondo Medvedev non ci si può fermare all’apparente squilibrio dei punteggi, soprattutto in questa competizione: “Non è mai facile in Coppa Davis. Certo, se guardate i punteggi di oggi sembra che lo sia stato, visto che non abbiamo concesso palle break fino all’ultimo game della mia partita, ma non è così. […] Fino al 4-4 Jan [Struff] ha giocato benissimo, soprattutto con il servizio. Poi ha avuto un game un po’ meno positivo, con più seconde e più errori, e così sono riuscito a breakkarlo – quella è stata la chiave dell’incontro. Prima che si inizi a giocare non puoi mai sapere come andrà, e Jan è uno che mi ha fatto soffrire parecchio ultimamente. Comunque siamo contenti, abbiamo giocato due incontri rapidi, così domani saremo freschi e sicuri di noi stessi“.

Il dato certo è che riportare il trofeo in patria dopo 15 anni è un obiettivo essenziale per la sua carriera: “Per me è molto importante vincere questa competizione, altrimenti non sarei qui. Non è stata una stagione semplice, alcuni giocatori hanno deciso di non giocare la Davis e capisco perfettamente il perché: l’annata è lunga e l’Australia è dietro l’angolo, quindi li capisco e li supporto nella loro scelta. Noi però abbiamo una squadra fantastica, e io amo giocare per il mio Paese e per i miei fan, anche se qui ce ne sono pochi“.

Tecnicamente Medvedev non sta giocando per la Russia in questa competizione, ma bensì per la RTF, la squadra della federazione (bandiera e inno russi non possono essere utilizzati in virtù di una sentenza del CAS legata al doping di Stato). La cosa tuttavia non sembra pesargli più di tanto: “So che Paese sto rappresentando, e conosco il mio inno. Non è bello non avere l’opportunità di ascoltarlo o di utilizzare la nostra bandiera, ma allo stesso tempo la competizione è sempre la Coppa Davis, e noi stiamo sempre giocando per il nostro Paese. Anche vincendo saremo delusi per via di questi piccoli dettagli, ma allo stesso tempo una vittoria è una vittoria, questi divieti non hanno alcun impatto sulle mie prestazioni“.

Domani la squadra della federazione russa affronterà la Croazia, che ha sconfitto la Serbia per 2-1. Qualora fosse stata quest’ultima a prevalere, l’ultimo singolare della stagione avrebbe visto protagonisti i due migliori giocatori al mondo, vale a dire Medvedev e Novak Djokovic. Daniil però ha voluto sottolineare che la portata storica della finale prescinde dal nome del suo avversario: “Affrontare Novak è sempre speciale, ma questa è una competizione a squadre e, anche se lui ha vinto il suo singolare, la Serbia ha perso – è il bello della Davis. Gojo ha fatto un lavoro fantastico, e nel momento in cui lui ha vinto il primo singolare ho pensato subito che sarebbe stata dura per la Serbia, visto che la Croazia ha il miglior doppio al mondo. Comunque mi sto preparando per affrontare Cilic, come in ogni altro torneo; affrontare Novak sarebbe stato speciale ma domani sarà uno spettacolo a prescindere“.

Ha infine ricordato quante cose siano cambiate per l’attuale generazione russa: “Mi ricordo che quattro anni fa mi stavo allenando a Cincinnati, ero fra la 30 e la 50 del domando, e un giocatore mi chiese, ‘quanti anni hai? Quanti ne hanno Karen e Andrey?’ Gli risposi e lui disse al suo coach, ‘quante Davis pensi che vinceranno questi ragazzi?’ In realtà però non è stato semplice arrivare al World Group, abbiamo perso diversi tie, per esempio con l’Ungheria e con l’Austria. Due anni fa abbiamo sfiorato la finale, anche se io non c’ero, mentre quest’anno abbiamo vinto l’ATP Cup. Sono felice che la nostra generazione stia facendo così bene, visto che giocavamo insieme già ai tempi della Davis juniores. Domani abbiamo una chance di alzare il trofeo, ed è una cosa fantastica“.

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Coppa Davis, RTF-Germania 2-1: Rublev e Medvedev perfetti. Finale con la Croazia domenica alle 16

Il numero 5 liquida Koepfer in 50 minuti, Medvedev stronca un volenteroso Struff. Krawietz e Puetz vincono il doppio della bandiera

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Andrey Rublev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

RTF-GERMANIA 2-1
A. Rublev b. D. Koepfer 6-4 6-0

D. Medvedev b. J.-L. Struff 6-4 6-4
K. Krawietz/T. Puetz b. A. Karatsev/K. Khachanov 4-6 6-3 6-4

Subito in discesa per la RTF (la squadra della federazione russa) la seconda semifinale della Davis Cup by Rakuten: Andrey Rublev ha infatti giocato di gran lunga la miglior partita del suo torneo, regolando Dominik Koepfer in soli 50 minuti. A questo punto Daniil Medvedev potrebbe chiudere i giochi già nel secondo singolare che lo vede nettamente favorito contro Jan-Lennard Struff (numero uno della squadra in contumacia Zverev, il quale ha rimarcato in più occasioni che non giocherà in Davis finché l’attuale format permarrà) e regalare ai suoi un posto in finale contro la Croazia in programma domani, domenica 5 dicembre, a partire dalle ore 16.

Ricordiamo che la squadra russa non vince il titolo dal 2006: ciononostante è è sempre stata considerata la favorita per la vittoria finale, potendo contare su due Top 5 e altri due Top 30. In caso di vittoria odierna, domani potrebbe centrare un’inedita doppietta Davis-ATP Cup: Medvedev e Rublev erano già stati protagonisti di una vittoria per il loro Paese a febbraio in Australia.

 

PRIMO SINGOLARE – Prima sfida fra i due che si preannunciava di difficile lettura: Rublev aveva vinto due delle tre partite disputate finora ma senza convincere, andando sempre al terzo con avversari di caratura decisamente inferiore alla sua e venendo addirittura rimontato da Feliciano Lopez; questi tentennamenti rispecchiano una seconda parte di stagione che da Barcellona in poi lo ha visto vincere 25 match su 41 disputati contro un record iniziale di 26-6.

Anche Koepfer era stato indecifrabile durante la manifestazione a squadre: ha giocato un eccellente esordio battendo Filip Krajinovic con una gragnuola di vincenti da fondo, ma il giorno successivo ha completamente sbagliato la partita contro il collega di mancinismo Jurij Rodionov, finendo quindi in panchina per il quarto di finale contro la Gran Bretagna. Il problema è che mentre la china discendente di Koepfer è proseguita, Rublev è sceso in campo con tutt’altra concentrazione rispetto ai giorni scorsi, trasformando l’incontro in un massacro.

Dominik ha cercato di prendere l’iniziativa da subito, rispondendo in maniera aggressiva soprattutto con il dritto, ma ha peccato di precisione e iniziato a sbagliare presto. Rublev è parso invece molto più posato: sull’1-1 ha mostrato di non soffrire minimamente la curva slice da sinistra e piazzato una risposta vincente in cross, breakkando su due errori dell’avversario. Il teutonico ha iniziato a trovare maggiormente i colpi, ma non è riuscito a creare molto in risposta, anche perché Rublev è stato più che efficiente: 73% di prime in campo nei primi tre turni di servizio con il 91% di conversione (10/11, 18/19 a fine parziale).

L’unico spiraglio per Koepfer è arrivato sul 4-3 Rublev, quando il teutonico ha approfittato di due seconde del rivale per portarsi 30-30, ma Andrey è stato bravo a trovare due servizi vincenti per rimanere avanti, chiudendo il set in appena 28 minuti con due servizi vincenti e due ace (sette in totale nel parziale).

All’inizio del secondo Rublev si è procurato il vantaggio immediato: sotto 30-0 in risposta, ha piazzato una bella risposta vincente in salto, portandosi successivamente a palla break con una combinazione di dritti che ha ricordato la sua brillantezza di fine 2020-inizio 2021 (tracciante incrociato e chiusura in avanzamento dal footwork immacolato sulla palla corta e bassa di Koepfer); è quindi salito 1-0 e servizio grazie ad un doppio fallo di Dominik.

L’incontro si è di fatto chiuso lì, anche perché Rublev ha letteralmente dominato la diagonale di sinistra, presagio letale per un avversario Southpaw: nel terzo gioco Koepfer ha continuato ad andare sotto pressione con il dritto, ammassando ulteriori unforced che hanno dato il secondo break al giocatore russo. Da quel momento Andrey ha giocato a braccio completamente libero, infilando dritti tonitruanti in serie: con due sventagli si è guadagnato altre due palle break, e ha infornato il bagel con una risposta vincente in cross.

“La grande differenza con i giorni scorsi è che oggi sono stato super-concentrato fin dall’inizio, ho cercato di giocare meglio game dopo game”, ha detto il vincitore. “Credo che per Daniil sarà una partita difficile, Struff ti dà poco ritmo perché serve bene e scende spesso a rete; credo partano alla pari”.

D. Medvedev b. J.L. Struff 6-4 6-4

Dopo la facile vittoria di Rublev le speranze della Germania sono riposte nel nr.1 Jan-Lennard Struff. Suo il compito, tutt’altro che agevole, di battere il nr.2 del mondo Daniil Medvedev e portare i tedeschi sull’1-1 e quindi al doppio decisivo, dove Puetz e Krawietz sarebbero sicuramente favoriti.

Sono 5 i precedenti tra i due tennisti, Medvedev conduce 4-1, Struff ha vinto quest’anno sull’erba di Halle. Due i precedenti quest’anno, entrambi sull’erba. Quello citato in precedenza e l’altro a Wimbledon vinto da Medvedev.

Si incomincia con Struff al servizio, il tedesco mostra subito una buona varietà di colpi e una buona attitudine a rete, Medvedev non potrà concedersi distrazioni. Struff picchia soprattutto con il rovescio lungolinea e appare molto deciso, caratteristica oggi fondamentale per non soccombere di fronte al più quotato avversario. La continua pressione del tedesco dà fastidio a Medvedev, 3-2 Struff senza break. I servizi filano via veloci, Medvedev non riesce ad incidere alla risposta ma è perfetto al servizio e arriva al 4-4 senza aver commesso nemmeno un gratuito. Nel nono gioco però Struff paga la sfrontatezza del suo gioco. Un serve & volley in rete, due brutti gratuiti di diritto e Medvedev vola 0-40. Il tedesco è bravissimo ad annullare le prime due palle break con la sua tattica arrembante, ma sulla terza la sua demi-voleé nei pressa della rete si ferma sul nastro, break Russia, Medvedev andrà a servire per il primo set dopo il cambio di campo. Nella tribuna autorità molti rappresentanti delle varie federazioni, domattina vi saranno i sorteggi delle Qualifiers 2022 e la presentazione della prossima edizione che, come abbiamo già accennato in altro articolo, prevedrà alcune novità, di formula e logistiche. Medvedev serve una meraviglia nel decimo gioco e dopo 33 minuti chiude il primo set 6-4. Molto cinico il russo, Struff onestamente sta facendo quel che può.

Struff non ha alcuna intenzione di cambiare la sua strategia di gioco, capitan Kohlmann approva serafico in panchina, due ace nel primo turno di battuta del secondo set e il tedesco riparte convinto. Il coraggio e la caparbietà di Struff sono encomiabili ma scardinare il muro Medvedev sembra impossibile, il russo pare aver inserito il pilota automatico. 2-2 senza particolari emozioni nel secondo set. Quinto gioco, Struff commette un doppio fallo e spiana la strada al suo avversario che prima sale 15-40 e poi grazie ad un gratuito di diritto del tedesco centra al secondo tentativo il break. Partita finita? Nella sostanza sì, perché il russo continua ad essere ingiocabile al servizio. Anche se Struff ci prova fino alla fine e quando Medvedev serve per il set si procura anche la prima palla break di tutto il match, facendo anche sbuffare capitan Tarpischev sulla panchina. Sarà l’unica, il russo si salva con il servizio e poi chiude il match. Finisce con un doppio 6-4 dopo un’ora e 6 minuti di gioco. Russia in finale, appuntamento domani alle 16 contro la Croazia.

Sono felice che la squadra abbia raggiunto la finale. Sono state due settimane fantastiche: battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana, in spogliatoio eravamo davvero contenti di aver eliminato la squadra di casa, è una bella sensazione“, ha detto Medvedev a fine partita, venendo letteralmente subissato di fischi. “La Croazia ha decisamente il miglior doppio al mondo, e anche se abbiamo fiducia nel nostro doppio dobbiamo cercare di chiuderla con i singolaristi. è molto divertente, e lo dico dal 2019 [allo US Open venne sistematicamente fischiato fino alla finale, ndr], la gente non ha ancora capito come farmi perdere: dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere; comunque va bene, continuate così!

DOPPIO – A risultato già acquisito, la Germania si toglie la soddisfazione di vincere un punto grazie a Kevin Krawietz e Tim Puetz, che rimontano l’inedita accoppiata russa Karatsev/Khachanov (quest’ultimo ha sostituito Rublev). Veramente un grande torneo per la coppia teutonica che ha vinto quattro incontri su quattro, tre dei quali decisivi ai fini del risultato.

Nel primo set la Germania si è portata avanti 3-1 solo per perdere quattro giochi consecutivi, trovandosi abbastanza a sorpresa sotto di un set – Krawietz e Puetz hanno avuto due palle break consecutive sul 3-4, ma non sono riusciti a convertirle. Nel secondo hanno salvato una palla break in apertura, ma da quel momento hanno avuto molti meno problemi nei propri turni, breakkando nel sesto gioco; hanno quindi salvato un’opportunità russa salendo così 5-2. Il terzo set è stato parco di aperture per entrambe le coppie, ed è quindi bastato un unico passaggio a vuoto delle due K per consentire alla Germania di scappare: sul 2-2, Khachanov e Karatsev sono rientrati dal 15-40, ma alla terza palla break hanno capitolato.

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Fine anno da dimenticare per Djokovic. Fiducia incrinata per l’incerto 2022?

Tutti falliti, dopo agosto, i 4 obiettivi che voleva centrare. Ma… “Non rimpiango di aver giocato i tornei dopo Wimbledon”. Australia sì o no? Ogni decisione provocherà pesantissime critiche

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Repetita iuvant, anche se possono annoiare. La Croazia di Gojo, di Mektic e Pavic – sì, più di loro tre che del n.1 Marin Cilic – è in finale dopo aver battuto la Serbia del n.1 del mondo Novak Djokovic che da solo non è riuscito a rimediare alle insufficienti prestazioni del n.2 Lajovic nonché a quelle del partner di doppio improvvisato, Krajinovic, mostratosi nell’occasione decisamente modesto e di gran lunga il peggiore dei quattro scesi in campo nel doppio decisivo fra croati e serbi. Davanti a 6.854 spettatori paganti – non pochi per un match fra serbi e croati giocato nella Madrid Arena di Casa de Campo capace di contenerne 12.000 – Mektic e un superbo Pavic hanno concesso una sola palla-break a Djokovic e Krajnovic, una più di quante ne avevano concesso a Fognini e Sinner. In diverse occasioni Djokovic è stato letteralmente preso a pallate.

Repetita iuvant, dicevo sopra, perché ricopio pari pari una delle frasi iniziali, se non proprio il… “comincio”, di quel che scrissi la sera in cui Novak perse a Torino nelle semifinali ATP con Sascha Zverev (che l’indomani avrebbe battuto anche Medvedev) ora che ha perso anche la chance di conquistare un’altra Coppa Davis. Per Djokovic che è n.1 a fine anno per 7 degli ultimi 10 anni!, questo resta un anno fantastico, campione di tre Slam con una finale raggiunta nel quarto. Non c’è tennista al mondo che non sognerebbe un’annata così, perfino Federer e Nadal che sono abituati a sognare in grande.

Tuttavia tutti i grandi traguardi che Novak aveva dichiarato di voler raggiungere dopo aver trionfato a Wimbledon sono clamorosamente sfumati, proprio falliti anzi: 1) l’oro olimpico a Tokyo (che mai più potrà essere da lui raggiunto: a Parigi per i Giochi 2024 avrà 37 anni… d’altra parte non ce l’ha fatta neppure Federer a conquistare l’oro in singolare, mentre il Ringo Starr dei Beatles della racchetta, Andy Murray si è preso una gran rivincita vincendone due! Nadal si è accontentato di un oro in singolo e un altro in doppio, alla faccia di chi non lo considera eccellente volleador), 2) il Grande Slam 3) il sesto Masters ATP per eguagliare i sei successi di Federer 4) la Coppa Davis per la sua amata Serbia e… a seguito di una sconfitta patita proprio con i rivali… più rivali, i croati!

 

In Serbia, anche se Novak che ha per coach il croato Goran Ivanisevic, è una sconfitta che brucia più che se fosse venuta con tennisti di qualsiasi altro Paese. E per tutte queste vicende di record sfiorati ma mancati, chi conosce bene Novak Djokovic se lo immagina più dispiaciuto del finale d’anno che contento di tutto il resto della stagione. Una situazione, forse, assimilabile – sia pur un poco alla lontana – con quella del tennis italiano che ha sì vissuto un’annata straordinaria a conclusione di un epico miniciclo di 11 tornei vinti dall’aprile 2019 con 13 finali raggiunte da più azzurri, ma proprio alla fine si ritrova però un po’ la bocca amara per l’infortunio di Matteo Berrettini che ci ha privato di un grande protagonista nelle prime finali ATP “torinesi” e poi per la successiva evitabilissima sconfitta con la Croazia di Gojo e soci.

Vedere la Croazia capace di battere anche la Serbia, e più o meno con lo stesso doloroso andamento che avevamo sofferto noi italiani a Torino quando credevamo che della Croazia avremmo fatto un solo boccone, ci ha fatto doppiamente male. Gojo ha battuto anche Lajovic dopo essere stato ben indietro all’inizio. Con Lorenzo era stato indietro 4-1 e palla del 5-1. Con Lajovic è stato indietro di un set. I nostri rimpianti per quel che poteva essere e non è stato sono cresciuti a dismisura. Temo che a Lorenzo Sonego fischieranno le orecchie per un bel po’ anche se Gojo battendo uno dopo l’altro il n.63 Popyrin, lui n.27 e poi Lajovic n.33, lo ha forse consolato un po’ e contribuito a cicatrizzare in parte una ferita difficile da rimarginare.

Ho tentato in tutti i modi di far dire a Novak Djokovic quali fossero le sue prossime intenzioni, dopo che aveva anticipato: “Userò i prossimi giorni per recuperare e dimenticare il tennis. Sono davvero stanco per questa stagione, preferisco restare un po’ in famiglia nel modo migliore e poi vedremo che cosa porterà il futuro”.

Non rassegnato a lasciar perdere allora io gli ho detto: “Beh, Novak sappiamo che non ti vedremo più quest’anno… e allora ci piacerebbe sapere almeno quando ti rivedremo l’anno prossimo. Intuisco che non lo dirai stasera, ma almeno potresti dirci se esista una dead line, e quando sarebbe. Così ci prepariamo…”

Tutto ciò l’ho detto sapendo benissimo che era un tentativo destinato a fallire. Quelle risposte non le avrei mai avute. Riuscire a farlo sorridere, nel momento immediatamente successivo a una sconfitta con i croati, era già qualcosa. Ha sorriso e, sorridendo comprensivo: “Ubaldo…verrai informato. Lo so che cosa vuoi, ma non ti darò una risposta questa notte. So che cosa mi vuoi chiedere. Ma te lo dirò. Questa è la sola cosa che posso dirti e non posso darti alcuna data. Naturalmente l’Australia è dietro l’angolo, quindi lo saprai molto presto…”

E io: “Magari prima di Natale…” ridendo. E lui per tutta risposta: ”Merry Christmas!”.

Un paio di minuti prima gli avevo chiesto se, per quanto tutti i giocatori del mondo avrebbero voluto essere al posto suo, con 3 vittorie in altrettanti Slam nel primo semestre dell’anno – l’avevo premesso per addolcirgli la pillola e metterlo in buona… sono vecchie tecniche pre-interviste – non avrebbe desiderato chiudere il suo magnifico 2021 a agosto, cioè prima delle Olimpiadi, dell’US Open, delle Finali ATP, della Coppa Davis. “Paradossalmente un grande anno è finito male… ma questo è lo sport, capisco che non è un bel momento questo per ricordatelo… ma come reagisci?”

Djokovic: “La stagione finisce oggi e quindi non rimpiango di aver giocato alcun torneo dopo le date che hai ricordato. Ho dato il mio massimo per la mia nazionale. Per me è importante e anche per tutti noi. Una vittoria in singolare non basta. Questa competizione è crudele perché devi vincere ogni match che giochi e anche ogni set perché conta. Ci siamo qualificati come secondo team del gruppo, abbiamo giocato i quarti, le semifinali… non mi pento di nulla. Si cerca di imparare delle lezioni da momenti come questi. Anche se fanno male a me personalmente e alla squadra. Sono comunque le migliori opportunità per diventare più forti, per crescere a svilupparsi anche per diventare persone e giocatori migliori. Ci sono molte cose che possiamo fare per migliorare individualmente e come squadra. Ma l’obiettivo è sempre andare avanti in Coppa Davis perché tutti ci teniamo a giocare per questa squadra e il nostro Paese”.

Riferito alcune delle frasi dette da Nole – e altre le leggerete a parte – resta valido il discorso accennato dopo Torino e la sua sconfitta, anzi la serie delle sue sofferte sconfitte che hanno bocciato tutti i suoi obiettivi dichiarati dacché aveva vinto Wimbledon e il 20mo Slam. Non c’è stato neppure l’atteso sorpasso a Federer e Nadal, sebbene loro si fossero fermati. Avrebbe potuto essere una situazione ideale. Ma Novak a New York è stato bloccato dall’eccesso di tensione e… dalla gran giornata di Medvedev. Adesso, se Nole non andasse in Australia – davvero non c’è stato verso di capire qui a Madrid se pensa di andarci alla fine oppure no; forse Ubitennis nei prossimi giorni potrebbe organizzare un sondaggio fra voi lettori: Djokovic andrà in Australia o no? Che ne dite? – il rischio di vedersi sorpassare da Rafa Nadal nel conto degli Slam, potrebbe essere realistico. Vero che Djokovic ha vinto l’ultimo Roland Garros, ma secondo voi è facile considerare Rafa sfavorito a Parigi dopo 13 Roland Garros trionfali solo perché ha perso l’ultimo?

L’altro quesito che mi pongo e vi pongo è di natura psicologica. Checché possa dire oggi Novak, queste ultime sono state brutte e pesanti botte alla sua innata fiducia. Prima Medvedev a New York e poi Zverev a Torino confermando quella che poteva essere stata una giornata di straordinaria follia giapponese – a Tokyo Nole vinceva 6-1 3-2 con break prima di perdere 10 game dei successivi 11; dai non fu normale! Non fu solo merito di Zverev, Nole divenne improvvisamente l’ombra di se stesso – lo hanno messo alla frusta, lo hanno dominato come non gli era capitato da tempo e gli hanno certamente insinuato dei gran dubbi: “Sono ancora o non sono più il più forte tennista del mondo? Non starò mica improvvisamente accusando anch’io il peso degli anni, che sono 34 e mezzo e non così pochi anche se ho un fisico bestiale, come è accaduto prima a Roger e poi a Rafa?”.

Questi dubbi all’interno della sua testa sono certamente più importanti di quelli che magari aleggiano nella testa di quella parte dell’opinione pubblica che attribuisce questi falliti obiettivi della seconda metà della stagione di Novak alla crescita competitiva dei suoi più giovani rivali. In particolare Medvedev e Zverev, senza dimenticare Tsitsipas che aveva vinto i primi due set nella finale del Roland Garros. Ma ho già sentito dire a diversi addetti ai lavori che Novak sarebbe vittima anche di un calo fisico. Non solo non ha fatto che dire, ultimamente, di essere molto stanco, sebbene dopo l’US Open si fosse preso un lungo break per ritemprarsi. Ma negli scambi più prolungati sia con Medvedev a New York sia con Zverev a Torino, è stato visto perderne la maggior parte e addirittura boccheggiare. Poi è insorto pure il discorso mentale. Forse, per un tipo come Novak, l’aspetto mentale è preponderante.

Di sicuro, se queste appena accennate fossero solo supposizioni, c’è che i suoi migliori inseguitori non lo temono più. Lo affrontano spavaldi, convinti di poterlo battere. E anche questo atteggiamento pesa. Ha pesato e ancor più inciderà sui possibili suoi risultati futuri. Ciò detto, mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, ma i primi mesi del 2022 saranno tosti per Djokovic. Più di sempre.

Intanto perché vada o non vada in Australia qualunque sua decisione solleverà un mare di polemiche. Se andrà sottoponendosi pubblicamente al vaccino verrà probabilmente accusato o di essersi piegato ai diktat del Governo dello Stato di Victoria o, chissà, di mancata coerenza con le sue dichiarazioni di… indipendenza. Per i no vax sarà un brutto colpo. Soprattutto in Serbia sono tanti che non si sono vaccinati, persuasi dall’atteggiamento del carismatico Novak. Se invece non andrà forse gli altri tennisti non si dispiaceranno troppo – anzi, avranno un forte concorrente in meno – ma potrebbero mettere in discussione le sue pretese di leadership, con o senza PTPA, quando il 90% di tutti i tennisti ritiene invece giusto vaccinarsi e giocare regolarmente a Melbourne (e, per chi può, anche in ATP Cup).

E che farebbe poi Novak per Indian Wells e Miami se anche per giocare in California e Florida valessero le stesse regole dello stato di Vittoria? Giorni fa Nole aveva detto: “Wait and see”. Aspettiamo e vediamo. Ma ora mi sa che il tempo dell’attesa sia quasi scaduto.

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