(S)punti tecnici: come possono migliorare i migliori? I Top-5

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: come possono migliorare i migliori? I Top-5

In vista della stagione agonistica 2017, la prima parte di una preview tecnica sui campioni che attendiamo di rivedere all’opera. Sono già i più forti del mondo, potrebbero esserlo ancora di più?

Pubblicato

il

 

Andy Murray

Tecnicamente, due sono i colpi da “irrobustire” per mantenere la testa della classifica. Uno è il dritto, da sempre l’esecuzione più macchinosa, costruita e meno fluida dello scozzese. Nelle ultime settimane Andy ha mostrato progressi notevoli, in particolare sulla diagonale destra, su cui ormai riesce a tenere lo scambio contro chiunque, grazie a un accompagnamento finale un po’ più deciso, spazzolato e alto, con conseguente efficace produzione di top-spin, e quando necessario è in grado di spingere trovando parecchi vincenti. Il problema tecnico, data l’impostazione dello swing, è sul lungolinea, che Murray “non vede” con sufficiente disinvoltura. Certamente (parliamo di campioni, ovviamente è tutto relativo) riesce ad affondare di dritto anche da quel lato, ma per farlo è costretto a variare in modo molto evidente la postura delle spalle, se non addirittura la stance dei piedi, consentendo così la lettura della traiettoria agli avversari. L’altro è la seconda palla di servizio, su cui Andy lavora da sempre, ma ancora non è riuscito a ottenere la sensibilità per trovare con continuità il giusto mix tra velocità di palla e rotazione in kick. Lo slice lo colpisce piuttosto bene, sia da destra che da sinistra, il servizio liftato invece molto spesso gli scappa troppo “gonfio”, alto e lento. Uno abituato ad aggredire la rete in risposta come Federer, per esempio, in passato lo ha battuto molte volte proprio con la pressione sulla seconda palla di servizio, evitando sul nascere di entrare nella ragnatela di palleggio in cui Murray è un maestro praticamente impossibile da sfondare.

Novak Djokovic

 

Novak Djokovic

I fondamentali (dritto, rovescio e servizio) hanno raggiunto da tempo l’eccellenza, magari non stilistica (il dritto) ma sicuramente in termini di efficacia. In particolare, l’evoluzione del movimento di servizio negli anni è stata incredibile e decisiva. Come noto, se c’è un “buco” tecnico nel tennis di Djokovic è il gioco al volo, soprattutto le palle sopra la testa. Nel circuito di oggi, purtroppo, sono fasi di gioco sempre meno importanti, e gli straordinari successi del serbo nelle ultime stagioni ne sono la migliore dimostrazione. In generale, però, si comincia a vedere una (piccola, per adesso) inversione di tendenza, non solo gli ormai quasi estinti specialisti, ma a volte anche qualche top-player (Raonic su tutti, perfino Nishikori a volte) hanno re-introdotto nei loro schemi tattici la discesa a rete con una certa continuità, spesso a sorpresa dietro il servizio. Nole è devastante nella pressione da fondocampo, ma a maggio compirà 30 anni, la maggior parte passata a correre e recuperare anche le palle impossibili: difficile pensare che possa mantenere una simile spaventosa intensità ancora a lungo, sia fisicamente che mentalmente, e nella seconda parte del 2016 la flessione è stata preoccupante. Fermo restando che per uno come Djokovic “flessione preoccupante” significa comunque finali Slam e Masters, solo che adesso gli capita di perderle. Non si può pretendere che il serbo si trasformi in attaccante, ma se inserisse nei suoi allenamenti e poi applicasse in partita almeno quei due-tre schemi basilari di chiusura a rete, a mio avviso la differenza si vedrebbe eccome. Niente di pirotecnico, basterebbe che qualche volta andasse a raccogliere in avanti i frutti della sua qualità da fondo, particolarmente dietro certi anticipi lungolinea di rovescio su cui non lo passerebbe nessuno al mondo. Nole non sarà mai uno che vince i match a forza di ricamini a rete, ma dare una sistemata alle sue statistiche chiudendo più spesso, e con più convinzione, le volée obiettivamente semplici che otterrebbe molte volte come premio per i missili da dietro che spara, sarebbe opportuno. A rete, più ci vai e più ci giochi, più migliori. Se Djokovic se ne convincesse, un aggiustamento tattico di questo tipo potrebbe farlo diventare nuovamente quasi imbattibile.

Milos Raonic - Queen's 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Milos Raonic – Queen’s 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Milos Raonic

Probabilmente, tra i top-10 è il giocatore con maggiore propensione all’attacco alla rete dietro il servizio, tendenza inaugurata agli scorsi Australian Open. Oltre a questo, sono anni che il canadese lavora in modo ammirevole sul gioco di gambe, che adesso gli permette di gestire anche le palle basse con disinvoltura notevole nonostante la mole e la statura, anche e soprattutto al volo. Non si chiude l’anno come numero 3 ATP per caso, con una finale a Wimbledon come ciliegina su una grande stagione, magari priva di exploit clamorosi, ma sempre e comunque ad altissimo livello salvo qualche inciampo qua e là. Tecnicamente, Milos deve progredire ulteriormente con il rovescio, non tanto con il colpo bimane in spinta che è meno peggio di quello che sembra a molti, quanto con l’utilizzo dello slice. Una migliore e più decisa “affettata” dal lato sinistro gli permetterebbe di gestire con meno fatica le palle basse da quel lato, tipicamente gli slice avversari, in particolare nella manovra da fondocampo. Raonic ha e utilizza già bene un ottimo slice da metà campo in aggressione alla rete, è da dietro che dovrebbe fidarsi di questo tipo di colpo e azzardarlo più spesso, per rallentare il ritmo, recuperare posizione quando aggredito sul rovescio, e trovare meglio la possibilità di fare il giro intorno alla palla per partire con le sue tipiche sequenze di dritti inside out e inside in. Con le dovute proporzioni, lo schema “alla Federer” che tante vittorie ha portato al fuoriclasse svizzero. Ci è riuscito recentemente, alla grandissima, Juan Martin del Potro. Milos non ha il drittone da fantascienza di Delpo, ma insomma, non tira piano nemmeno lui, e sono questi dettagli che potenzialmente possono permettere il salto di qualità decisivo.

Stan Wawrinka - US Open 2016

Stan Wawrinka

Uno a cui, da tecnico, davvero non saprei cosa suggerire. Ovviamente, si potrebbe facilmente – e giustamente – sostenere che la continuità durante la stagione non è il punto di forza dello svizzero, ma sarebbe assurdo aspettarsi di vedere molto più spesso durante l’anno i picchi di rendimento assoluti di cui è capace, e che lo rendono semplicemente ingiocabile per chiunque. Dal punto di vista delle esecuzioni, Stan è virtualmente al top, dritto, super-rovescio, servizio: lui tira tutto, e quando è ben messo di fisico e di testa, gli sta dentro tutto. Chi ci sia dall’altra parte della rete non ha importanza, quando Stan-The-Man ingrana, l’unica opzione per gli avversari è la limitazione danni se possibile. Inutile parlare di posizione in campo da avanzare, o cose simili, quando uno ti spara vincenti in faccia a Djokovic dai teloni di fondo come fosse nulla, il giocatore quello è, e mi pare abbia dimostrato che può vincere di pura forza ed esplosività quando e come vuole. Deve volerlo davvero, però. Wawrinka a marzo farà 32 anni, non sono più di due-tre al massimo le stagioni agonistiche veramente al top che gli rimangono, considerando anche che non è esattamente un felino a livello di tenuta atletica, elasticità articolare, reattività in fase difensiva. Quello che sarebbe lecito attendersi dal 2017 di Stan è proprio la consapevolezza di questo, con conseguente motivazione a dare tutto quello che ha prima della fine della carriera. Oltre che su cemento e terra, magari a Wimbledon, che non sarà mai il suo campo preferito, e dove ha sempre fatto fatica, ma se non lo stimola la possibilità del Career Grand Slam, cosa potrebbe?

Kei Nishikori - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Kei Nishikori – ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Kei Nishikori

In modo molto simile a Murray e Djokovic, il giapponese è a dir poco formidabile con i fondamentali da dietro, il dritto a volte si inceppa ma è tanto, tanto migliorato, il rovescio è il miglior bimane di tutti, solido quanto quelli degli stessi Andy e Nole, ma ancora più rapido e soprattutto anticipato nell’esecuzione. Il servizio non è e non sarà mai l’arma decisiva di Kei, che però lo ha allenato tantissimo e ha in ogni caso trovato buonissima consistenza, più che sufficiente per non farsi aggredire (meglio lui di Andy in questo dettaglio). Il gioco di gambe e la rapidità di piedi ha pochi eguali. Quello che potrebbe fare Nishikori, e ha già cominciato in parte nelle ultime uscite della stagione, è trovare – come dovrebbe fare anche Djokovic – maggiore fiducia nelle chiusure a rete. Lo abbiamo visto al Masters a volte azzardare addirittura il serve&volley per “mischiare le carte”, l’impressione è che per Kei questo sia un periodo di “lavori in corso”, anche lui si sta rendendo conto che è un delitto non andare a raccogliere al volo più spesso i frutti di una pressione da fondocampo di simile stratosferico livello. La mano ce l’ha, il limite è purtroppo il fisico, sia in termini di altezza e peso, sia in termini di resistenza e propensione agli infortuni soprattutto muscolari. Sta comunque progredendo molto, dal vivo e da vicino a distanza di un anno la “costruzione” della muscolatura si è vista bene, l’augurio è che regga senza farsi male. Qualche scambio chiuso prima e con minor fatica a rete, lo sa benissimo anche lui, non potrebbe che facilitargli la vita e allungargli la carriera. Con la finissima intelligenza tattica che ha, e quel vecchio volpone di Chang in panchina, mi aspetto cose notevoli nel 2017. Dei top-5 attuali Nishikori è il secondo più giovane (26 anni, quasi 27, Raonic 25, quasi 26), di conseguenza tempo e margini di ulteriore miglioramento tecnico-tattico e fisico ci sono tutti, e sono potenzialmente enormi.

Appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte: dal n.6 al n. 10

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

Pubblicato

il

Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

Pubblicato

il

Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

Pubblicato

il

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Acquista l’outfit di Berrettini

Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Acquista l’outfit di Berrettini

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

Acquista l’outfit di Berrettini

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement