AO, spunti tecnici: Rafa vs Roger, scontro tra titani

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AO, spunti tecnici: Rafa vs Roger, scontro tra titani

MELBOURNE – In tanti vi hanno spiegato perché dovrebbe vincere Nadal o perché sarà la volta di Federer. Ma quando si tratta di tecnica nessuno batte Luca Baldissera

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Non è facile scrivere di Roger Federer e Rafael Nadal, per il semplice motivo che su questi due ragazzi piuttosto bravi a giocare a tennis è già stato scritto praticamente tutto. Abbiamo tanto celebrato, giustamente, i pazzeschi risultati e le carriere di Serena e Venus Williams, che hanno vinto 30 Slam in due. Beh, Roger e Rafa ne hanno vinti 31, anzi ormai certamente saranno 32. Otto anni (OTTO ANNI) di titoli, solo loro due. È come se a un certo punto della storia del tennis, proviamo a immaginarlo per rendercene bene conto con un esempio ipotetico, non so, al Roland Garros 2009, poco dopo l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca per il suo primo mandato presidenziale, Federer e Nadal avessero annunciato: da ora in poi, gli Slam li vinciamo solo noi. Punto. E lo avessero fatto davvero, a partire da quel torneo – che in effetti vinse Roger – fino agli Australian Open 2017 compresi, questi che stiamo seguendo insieme da due settimane, e che andranno in saccoccia a uno dei due. Cioè, immaginiamolo, o almeno proviamoci: si fa fatica, vero? Eppure i numeri sono quelli, poco da fare.

Roba da fantascienza, non ci sono altri termini per definire i palmarès combinati di due mostri simili. Che rappresentano il meglio possibile, in tutte le sfaccettature tecniche, del tennis moderno.

Roger Federer, destro, rovescio a una mano, è un attaccante a tutto campo, che basa il suo gioco sul servizio e sul dritto, e che sia a inizio carriera, che adesso verso la fine, utilizzava e utilizza spesso e con successo il gioco al volo.

Roger Federer - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Roger Federer – Australian Open 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

La sua immensa classe a livello di istinto per il timing e l’anticipo gli consentono di accorciare i tempi di reazione in modo a tratti straordinario, con esecuzioni in controbalzo sia di dritto che di rovescio che tolgono il ritmo agli avversari.

Roger Federer - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Roger Federer – Australian Open 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il suo talento motorio e la sua naturale coordinazione lo rendono velocissimo, leggero e preciso negli spostamenti sia laterali che in avanzamento, e contemporaneamente potente e carico con gli appoggi, e con un trasferimento del peso sul colpo di efficienza assoluta, non spreca una briciola di energia. Al volo il tocco è sopraffino, magari non ai livelli dei grandi “animali da rete” degli anni ’90, ma non ci siamo lontani. Il servizio è uno dei migliori di sempre, perché unisce esplosività e potenza, rotazioni e precisione, e grandissima continuità.

Roger Federer - Australian Open 2017 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Roger Federer – Australian Open 2017 (foto di Roberto Dell’Olivo)

Rafael Nadal, mancino, bimane, è un incontrista naturale, con una predisposizione istintiva a trasformare le situazioni di gioco da difensive a offensive mai vista prima. Copertura del campo da manuale, potenza delle gambe e velocità della corsa incredibili. Basa il suo gioco sulla pressione costante del suo colpo più caratteristico, il dritto in top-spin con finale “reverse forehand”, sopra la stessa spalla del braccio-racchetta.

Rafa Nadal - Australian Open 2017

Rafa Nadal – Australian Open 2017

Il rovescio è il suo colpo più naturale, dato che Rafa a livello di lateralità di mano è destra-dominante: questo rende il rovescio di Nadal uno dei colpi più solidi in assoluto, non è appariscente in attacco se non sulla traiettoria diagonale che anticipa alla grandissima, ma aggredirlo da quel lato è un mezzo suicidio tattico, meglio rischiare un drittone dei suoi in faccia piuttosto che affrontare le botte semipiatte e anticipatissime che tira Rafa da destra. 

Rafa Nadal - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Rafa Nadal – Australian Open 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il servizio è ottimo, e compensa un’esplosività non al massimo (difficile che vada sopra i 200 kmh) con la continuità, le rotazioni assassine e il piazzamento preciso. Nadal è tra quelli che statisticamente subiscono meno break di tutti, ai livelli di Karlovic, Isner e compagnia bombardante, il che la dice lunga su quale intelligenza tattica sopraffina abbia Rafa. Quando ha l’iniziativa del palleggio, come nella maggior parte dei game in cui è alla battuta, non c’e scampo per gli avversari, lui parte con le sequenze di topponi a destra e a sinistra, e non ti dà la minima chance di ribaltare lo scambio. A rete non sbaglia quasi mai, e ci va anche abbastanza spesso considerata la tipologia di giocatore.

Rafa Nadal - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Rafa Nadal – Australian Open 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

Tecnicamente, confrontandosi in campo, tende a prevalere il tennis di Rafa, per un banale motivo di percentuali di riuscita delle esecuzioni (più ancora che le fastidiose rotazioni in top-spin sulla diagonale sinistra a martellare il rovescio a una mano di Roger): un giocatore che si prende i rischi anche perfetti (sempre rischi sono, lo dice la parola stessa), e nei momenti giusti, sarà comunque destinato ad andare in crisi con un difensore e contrattaccante di stratosferico livello come Nadal, a livello di tenuta mentale, e come detto di tennis percentuale. Anticipare, attaccare, scendere a rete si sa già che comporterà un numero di errori gratuiti di un certo tipo, lo si calcola, e li si commette a ragion veduta: la ricompensa, ovviamente, dovrà essere una congrua quantità di colpi vincenti così ottenuti. Ma se dall’altra parte della rete non solo torna tutto, ma torna anche facendoti male, l’equazione non funziona più, il rapporto costi-benefici diventa deficitario, e alla terza, quarta, quinta pallata che sei costretto ad arrischiare a tutto braccio, arriva la steccata, o l’errore di misura, non può essere altrimenti.

L’elemento che può equilibrare l’equazione tennistica appena descritta, se non addirittura ribaltarne il risultato in favore di Federer, è la velocità dei campi preparati quest’anno agli Australian Open. Che ci vorranno in ogni caso tante accelerazioni da fondo, tanti rischi presi tirando i lungolinea, e tante sortite a rete a chiudere evitando la ragnatela di palleggi soffocante, Roger lo sa alla perfezione, gli è stato dimostrato in modo pratico ben 23 volte. Ma sa anche che l’ultima partita l’ha vinta lui, a Basilea su un campo molto simile per rapidità dei rimbalzi a quello della Rod Laver Arena, e su questa superficie, se saprà attaccare Rafa con la classe e l’efficacia mostrate finora nel torneo, gli ritornerà la prima, magari la seconda, ma la terza pallata no, che ci sia di là Nadal o Batman non cambia, quando sul veloce vero ti aggredisce in anticipo dietro al servizio (che dovrà avere percentuali ottime come minimo, se non eccellenti) uno che la fa filare come Federer, non c’è nulla da fare. Dimitrov, per esempio, non ne è capace, è molto più fondocampista di Roger, certo spinge in modo splendido, ma non usa in modo altrettanto continuo il campo in verticale, e se a Rafa dai la possibilità di difendere e basta, invece di costringerlo a passarti, diventa durissima.

Roger Federer e Rafa Nadal - Australian Open 2017

Roger Federer e Rafa Nadal – Australian Open 2017

In conclusione, a mio avviso il pronostico è apertissimo, il che non è che si sia potuto dire tanto spesso in passato tra di loro. Anzi, azzardo, proprio per le considerazioni sulla superficie esposte prima, e al netto di problemi fisici o strascichi del match con Wawrinka, per me Federer ce la farà. Mal che vada, mi sarò sbagliato, in fondo è solo tennis, riflessione che vorrei davvero estendere ai tifosi più esagerati, esortandoli a godersi uno spettacolo che rischia, ne sono convinto, di andare in scena a livello di finale Slam per l’ultima volta. Ma anche qui, dovessi sbagliarmi, ne sarei felicissimo.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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