RG: Jabeur fa la storia. Kvitova fuori, Muguruza rischia – Ubitennis

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RG: Jabeur fa la storia. Kvitova fuori, Muguruza rischia

Ons Jabeur è la prima araba della Storia ad accedere al terzo turno di uno Slam: batte nettamente Dominika Cibulkova. Petra si ferma contro Mattek-Sands, la statunitense passa in due tie-break. La campionessa in carica recupera un set all’estone Kontaveit. Wozniacki in bicicletta. Kuznetsova piega la talentuosa Dodin

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[LL] O. Jabeur b. [6] D. Cibulkova 6-4 6-3 (Matteo Guglielmo)

Dopo essersi tinto dei colori azzurri per buona parte della giornata, il campo Suzanne-Lenglen è pronto ad ospitare la sfida inedita tra la numero 7 del mondo Dominika Cibulkova e la talentuosissima tunisina Ons Jabeur. Il match si prospetta essere come uno dei più interessanti a livello femminile grazie al confronto di stile delle due giocatrici. Nonostante Cibulkova sia costretta a fronteggiare diverse palle break, l’equilibrio regna sovrano fino al 4 pari dove l’ex pupilla di Luca Appino opera il sorpasso per poi chiudere la frazione al servizio. Il tennis virtuoso ricco di variazioni e accelerazioni da fondo campo di Ons Jabeur manda totalmente in confusione la testa di serie numero 6 che, nonostante un break di vantaggio nel secondo set, non riesce ad allungare la partita al terzo set. Il match si conclude con un doppio fallo di Cibulkova sullo score di 6-4 6-3. Ottima prestazione quella offerta dalla tunisina, prima giocatrice araba della storia a raggiungere un terzo turno Slam, che come spesso accade delizia il pubblico presente con grandi raffinatezze e un inarrestabile spirito combattivo. Si tratta della prima lucky-loser a raggiungere il terzo turno a Parigi da quando vi riuscì la nostra Gloria Pizzichini, 21 anni fa, nel 1996. Jabeur è entrata in tabellone grazie al forfait di Laura Siegemund. Ancora un evento mancato invece per Dominika che dopo Madrid e Roma saluta anzitempo anche lo Slam parigino. Al terzo turno la numero 114 del mondo affronterà la svizzera Bacsinszky (tds n°30).

[Q] B. Mattek-Sands b. [15] P. Kvitova 7-6(5) 7-6(5) (Michele Trabace)

 

Petra Kvitova è tornata, ma non è ancora lei. Dopo l’esordio vittorioso di domenica contro Boserup, oggi due tiebreak le sono stati fatali contro Mattek-Sands. Ma la ceca ha dimostrato comunque di essere competitiva, forse più di quanto lei stessa si aspettasse. A Wimbledon, dove ha trionfato due volte, sarà certamente fra le grandi favorite.

Petra, numero 15 del seeding, apre il programma odierno a Parigi sul Campo 1 contro l’americana Bethanie Mattek-Sands, proveniente dalle qualificazioni e numero 117 del ranking mondiale. Tra le due giocatrici ci sono due precedenti vinti entrambi dalla tennista ceca. Kvitova inizia bene il match, strappa subito il servizio all’avversaria, ma a sua volta perde subito dopo la battuta. Petra prova ad alzare il livello portandosi in vantaggio 4-2 con 3 palle break (due consecutive) a disposizione, Mattek-Sands è brava a risalire nel settimo game, trovare il break del 4 pari e a issarsi sul 5-4; Kvitova, sotto pressione al servizio, commette due doppi falli nello stesso gioco (saranno 5 a fine set), ma riesce a mantenere il servizio a 30 e a portarsi sul 5 pari. I due turni successivi vengono tenuti entrambi a 30 e quindi l’esito del parziale viene deciso al tie break: Kvitova scappa 4-2 ma si arriva fino al 5 pari con la statunitense che aggredisce con una risposta di rovescio vincente, procurandosi un set point che trasforma grazie ad una prima palla robusta. Primo set per Mattek-Sands al tie break per 7 punti a 5 con 16 vincenti e solo 4 errori non forzati, contro i 17 vincenti (ma 11 errori non forzati) per Kvitova. La specialista del doppio, vincitrice già quest’anno a Melbourne con Safarova, torna negli spogliatoi e al rientro si presenta con una vistosa fasciatura sulla coscia sinistra, che però non la ostacola nell’andamento della seconda partita, dove Kvitova sembra bloccata e la dimostrazione è il servizio perso per due volte consecutive in maniera quasi arrendevole, con due possibilità per Mattek-Sands di allungare sul 4 a 1, ma con orgoglio la due volte campionessa di Wimbledon riesce rimanere prima a galla e poi ad andare sul 4 a 3 in suo favore. La pressione ora si fa forte su entrambe, la numero 16 WTA ha 3 chances che la porterebbero a servire per il set, Mattek-Sands le annulla tutte, agganciando il 4 pari; si susseguono 4 giochi dove vengono mantenuti i turni di servizio e l’epilogo anche in questo set è il tie break: Kvitova sempre in vantaggio, ma l’americana risale fino a procurarsi un match point sul 6-5 e la chiusura con un doppio fallo per la ceca ne certifica la sua eliminazione da questo Roland Garros dopo oltre due ore di gioco. Sarà dunque Mattek-Sands ad affrontare Stosur al terzo turno, con la quale c’è un solo precedente disputato nel 2009 a Wimbledon e vinto dall’australiana. Kvitova lascia Parigi, lo fa con una prestazione al di sotto dell’esordio brillante di tre giorni fa, ma averla vista rientrare nel circuito, dopo l’aggressione subita alla fine dello scorso anno, è la più bella notizia per tutti gli appassionati di tennis.

Altre impressioni sul match (da Parigi, Laura Guidobaldi)

Rumoroso e scatenatissimo il team di Bethanie che, dal box, incita all’impazzata l’americana ad ogni punto. Così come il pubblico non smette di acclamare le due ragazze, facendo a gara, a volte, nell’urlare il nome dell’una e dell’altra. E poi c’è anche chi, tra gli spalti del bellissimo court n. 1, non risparmia l’eccentrica maglietta alle ciliegie indossata dalla statunitense, urlando “Vas-y la cerise!” (forza ciliegia!). Da eccellente doppista, Mattek continua a pressare Petra conquistando la rete appena possibile. Tantissime le volée e le smorzate che ubriacano la ceca, spezzandone il ritmo e scompaginandone gli schemi. Il sole picchia e fa caldissimo. Sudatissima, Bethanie, ad ogni cambio di campo, non si fa mai mancare pezzi di banana e barrette energetiche. Troppi errori per l’attuale n. 16 del mondo che alterna fendenti micidiali a colpi fuori misura. Complessivamente il match è equilibrato ma, alla fine, con un doppio 7-6, Bethanie Mattek-Sands mette fine al comeback da favola di Petra Kvitova. La cosa più bella dell’incontro? Il toccante saluto tra le due a fine match, con l’americana che omaggia Petra in un lungo e commovente abbraccio, accompagnato dall’appassionato e prolungato applauso del pubblico.

[4] G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-7(4) 6-4 6-2 (da Parigi, Ruggero Canevazzi)

Che paura Garbine! Davvero non poteva aspettarsi tanta fatica per venire a capo di una giovane amazzone estone (21 anni) dai capelli d’oro, nemmeno molto alta (1 metro e 75) ma potenzialmente un top ten dei prossimi anni: per un set e mezzo, calando peraltro ben poco dopo, è stata un muro pressoché invalicabile, dal dritto devastante (tantissimi i vincenti) e dal repertorio già molto ampio (oseremmo dire completo: ottimi colpi, potenti e profondi, un rovescio solidissimo, un servizio efficace – 66% di prime e 55% con la seconda) e una risposta non da meno. Il merito di Muguruza è stato avere la pazienza di resistere e restare in scia mentre saliva progressivamente di livello, sotto di un set e un break, fino a raggiungere il suo miglior tennis. È un Centrale molto depresso e tutt’altro che pieno all’inizio del match, non è certo sufficiente il clima perfetto, brezza soave e pallido sole che va e viene, per consolare i francesi appena orfani di Tsonga. Garbine Muguruza, n.5 WTA, prosegue la difesa del titolo contro Anett Kontaveit, n.53 del mondo. Precedenti sull’1 pari, con l’estone vittoriosa di recente sulla terra di Stoccarda e la spagnola vincente in due set agli Australian Open 2016. Al quarto gioco del primo set l’estone centra a sorpresa il break col perfect-game, ben tre dritti che Muguruza quasi non vede e un doppio fallo di Garbine, subito confermato prepotentemente con tre rovesci vincenti e una striscia di 9 punti di fila interrotti solo da un doppio fallo: 4-1 Kontaveit dopo 14 minuti. Sul 5-3 la promettente finalista di Biel serve per il set, ma nel frattempo Garbine è salita di livello, in primis col dritto e a forza di tirare a tutto braccio l’estone manda larghi due rovesci e un dritto, restituendo il break e facendosi agganciare sul 5 pari dall’ex n.2 del mondo, che emette un urlo di liberazione. Si arriva al tie-break, con Garbine che deve ringraziare soprattutto il suo servizio. Qui la ventunenne di Tallin vola sul 4-0 per 4 errori di una Muguruza troppo fallosa, poi sul 6-2. A questo punto Kontaveit fallisce il secondo set-point di pura inesperienza, ma sul terzo la finalista di Wimbledon 2015 l’aiuta spedendo lunghissimo un dritto. Ciò che è sbalorditivo è il maggior numero di scambi lunghi a favore di Anett.

Nel secondo set l’iberica è ancora frastornata e tra gratuiti e soprattutto errori costretti dall’avversaria in trance agonistica cede di nuovo la battuta in apertura. Appena prende un metro di campo la n.53 WTA è impressionante, sciorina vincenti veloci come la luce e letali come una fucilata. Muguruza ha il merito di resistere e la sua pazienza viene premiata al 6° game, quando la maggiore aggressione in risposta le permette di avanzare e affondare i colpi, costringendo l’avversaria all’errore: 3 pari. Ora il match è splendido perché la ventitreenne nata a Caracas è decisamente salita di livello e il modo con cui annulla due palle break nel 7° game è da vera campionessa, la prima con un gran recupero, la seconda costringendo Kontaveit a giocare 3 metri fuori dal campo. L’estone comincia a manifestare qualche calo (sale il numero di errori). Sul 4-3 Muguruza, il pubblico è di una lentezza disarmante a risistemarsi dopo il break e piovono fischi e buuu tanto grossolani quanto meritati. Due giochi più tardi, l’iberica porta a casa strappando la battuta il set al terzo set-point, quando la tennista baltica spara un rete l’ennesimo dritto giocato vicina alle tribune: 6-4 Muguruza. Nel terzo parziale Anett non cala di rendimento e il match rimane bellissimo, vincenti a grappoli. La campionessa in carica però ora gioca come tale e al 6° game centra il break ferendo a morte l’amazzone estone, fendente dopo fendente: 4-2 allo scoccare delle due ore di gioco. Il match finisce qui, Muguruza alza le braccia al primo match-point sul 5-2 15-40, con lo sguardo chiaro dello scampato pericolo. Sfiderà al terzo turno la tds n.27 Yulia Putintseva, vincente in tre set su Johanna Larsson

È una Garbine Muguruza serena quella che si presente in conferenza stampa e l’analisi del match è lucida: “Ho cominciato troppo nervosa ma lei ha giocato davvero bene. Mi aspettavo questo tipo di match dopo la sconfitta di Stoccarda, ma durante il match non ho mai permesso a me stessa di abbattermi, sapevo che avrei avuto prima o poi delle opportunità, a meno che oggi non fosse il suo giorno. Era fondamentale restare in partita”Alla domanda di Ubitennis se pensa che Kontaveit possa entrare nei prossimi anni nella top ten: “Oggi direi ‘Sì’, se dimostra la necessaria costanza ha tutto per farcela. Il meglio, come avviene per tutti i tennisti, lo offre nella seconda parte nella lingua madre: “I punti gratis col servizio nel secondo set sono stati fondamentali”. A una richiesta di commento sulle parole di Margaret Court contro il matrimonio gay e sulla sua lettera a un giornale australiano in cui criticava la condotta di Casey Dellacqua per avere due  bambini e vivere con la compagna Garbine ha sgranato gli occhi, non essendone informata, incredula: “Sei serio? Non so che dire”, ma erano evidenti la sua disapprovazione e il suo grande stupore. Dopo di lei tocca a Anett Kontaveit e sorprende non avere nessuno al fianco a fare domande in inglese (le hanno anche dedicato la Sala principale, inopinatamente vuota dopo il match che ha fatto). Ubitennis in esclusiva per tutti (cosa non si fa per autocelebrarsi…) le chiede se ha perso per colpa sua o per meriti di Muguruza: “Ho fatto il massimo che potevo nel secondo set ma lei ha giocato bene. Se ho dei rimpianti? Beh, sempre nel secondo set, credo sul 3-2, ci sono stati dei punti in cui potevo portare a casa il game e invece mi sono fatta brekkare. Muguruza dice che posso entrare nelle prime dieci? Lo spero!”.

[8] S. Kuznetsova b. O. Dodin 7-6(5) 5-7 6-3 (Tommaso Voto)

Pericolo scampato per la campionessa del Roland Garros del 2009 Kuznetsova, che si libera  della francese Dodin, dopo essere stata sotto di un break nel set decisivo.  Più di un rimpianto per la tennista di Lilla, perché, con qualche gratuito in meno e con una gestione tattica più accorta, avrebbe potuto, forse, capitalizzare meglio le chance avute, ma la ragazza ha tutto per scalare la classifica generale ed anche rapidamente.
Un diritto affossato in rete “regala” il break a Svetlana, che, salva due occasioni del 2-2 con molto mestiere e con la compartecipazione della tennista di casa.  Dal 4-1 la 32enne di San Pietroburgo si incarta, perde la calma e rimette in partita la sua avversaria, che, dopo aver annullato un set point, conquista un clamoroso 5-5. Il pubblico spinge Dodin, ma l’esperienza aiuta Svetlana, la quale si porta immediatamente sullo 0-40 e va avanti. Gli alti e bassi continuano, la francese spinge di rovescio, Svetlana non sfonda e perde ancora una volta la battuta. Dopo otto break consecutivi è il tie break a decidere le sorti del primo parziale che viene vinto dalla russa, al quarto set point. Si corre e si combatte punto a punto (break e controbreak compresi). Océane non trema e porta la sfida all’atto decisivo, ma c’è più emotività che tecnica. 

Svetlana soffre l’aggressività della Dodin in risposta, che di rovescio trova dei vincenti incredibili. Il servizio è un handicap per le due tenniste infatti anche l’ultimo parziale si apre con un break e controbreak immediato.
La tensione è l’elemento predominante, ma la russa è esperta ed è avvezza alle maratone (detiene  il record, con Schiavone, della partita più lunga nella storia del tennis femminile: 4 ore e 44 minuti negli ottavi di finale degli Australian Open del 2011). La delusione si legge sul volto di Océane, che perde la battuta dopo un game fiume in cui viene infilata da un passante velenoso della russa.  Sembrava tutto nelle mani della n.8 del seeding, che si rilassa e perde il vantaggio. Spingere ogni colpo è la missione della francese, ma la difesa della russa ha ancora la meglio, infatti arriva il 5-3 per Svetlana. Chiude Kuznetsova ma il futuro è della francese, che, una volta aggiustata la tattica, può veramente irrompere nella WTA.

[10] V. Williams b. K. Nara 6-3 6-1 (Bruno Apicella)

Venus Williams ha battuto in due set Kurumi Nara (n. 90 WTA) e si è qualificata per il terzo turno del Roland Garros. È stato il match della numero 11 del ranking WTA ad inaugurare il programma di giornata sul Philippe Chatrier: i precedenti tra Venus e la giapponese Nara parlavano di 2 vittorie a 1 per la statunitense ma, solo oggi, si sono affrontate per la prima volta sulla terra rossa. È stata proprio Venus, che ha giocato sotto gli occhi della sorella Serena che era a tifare nel suo angolo, ad iniziare il match alternando colpi vincenti a errori gratuiti. La finalista degli Australian Open 2017 non ha sfruttato ben 4 palle break e quando sul 2 a 1 si è trovata al servizio, ha commesso prima un doppio fallo e poi ha affossato un rovescio in rete che, di fatto, hanno regalato il break all’avversaria. Venus, però, ha subito conquistato quattro punti consecutivi nel game di risposta che le hanno permesso di recuperare lo svantaggio. Ma ad essere decisivo per il set, e per l’intero match, è stato il settimo game: dopo aver recuperato da uno svantaggio di 40-15, Venus è riuscita a far valere la potenza dei suoi colpi e a conquistare il break alla quinta occasione. Tenuto poi il servizio, con qualche difficoltà, ha chiuso il set nel game di risposta. Nel secondo parziale la tennista statunitense ha giocato in maniera più sciolta: ha lasciato andare il dritto mentre con il rovescio ha trovato angoli e linee che le hanno permesso di salire subito in vantaggio. Solo il terzo game del set è stato il più lottato: dopo sette minuti di gioco Venus è riuscita a farlo suo, e a salire così 3 a 0. Venus ha giocato in maniera solida trovando molti vincenti (30 a fine match a fronte di 30 gratuiti) ed è riuscita a chiudere il parziale per 6 giochi a 1. Tra Venus e gli ottavi di finale ci sarà la vincente del match tra Elise Mertens e Richel Hogenkamp.

[11] C. Wozniacki b. [Q] F. Abanda 6-0 6-0 (Domenico Giugliano)

Scende in campo, sul numero 2 del Roland Garros, l’ex numero uno del mondo Caroline Wozniacki, numero 12 del ranking e 11 del tabellone. La sua avversaria di secondo turno è la canadese Francoise Abanda, 20enne numero 195 della classifica mondiale, proveniente dalle qualificazioni. La danese parte subito forte con un break nel primo gioco e tenendo saldamente il servizio nel secondo. Il primo parziale è senza storia. La Abanda non regge il ritmo da fondo della più ben quotata avversaria e si ritrova in soli 25 minuti con il set già perso con il punteggio di 6-0. La Wozniacki non molla la presa neanche nel secondo set. Subito break in apertura, servizio tenuto a trenta nel secondo game. La Abanda, che sembra accusare anche un problema fisico, molla anche il terzo gioco, perdendo per la quinta volta il servizio nel match. Il match ha poco altro da dire oramai. La Wozniacki continua nel suo solido gioco, non commette il minimo errore, senza le distrazioni che spesso, negli ultimi anni, hanno condizionato molti suoi match. Chiude con un secco 6-0 6-0 in un’ora di gioco, durata rapidissima rispetto alle medie della danese. Sua prossima avversaria sarà un duro ostacolo, la promettente 18enne americana Catherine Bellis, vincitrice quest’oggi sulla Bertens in due set. Si preannuncia un match interessante e non scontato per la N.12 del mondo.

Gli altri incontri (Giovanni Vianello)

La giustiziera di Angelique Kerber, Ekaterina Makarova, vede i suoi sogni di gloria qui al Roland Garros spegnersi già al secondo turno, venendo surclassata con un duplice 6-2 da Lesia Tsurenko che oggi ha dominato il campo. Ostapenko elimina agevolmente la campionessa olimpica Monica Puig con il punteggio di 6-3 6-2. Samantha Stosur vince in scioltezza il primo parziale, ma nel secondo è costretta a salvare un set-point al tie-break prima di passare al terzo turno con il punteggio di 6-2 7-6(6). Yulia Putintseva smarrisce un set con Larsson, vincendo comunque in tre. Shelby Rogers vince 7-6 6-4 contro Buyukakcay. La stellina statunitense Cici Bellis prosegue il proprio cammino qui a Parigi sconfiggendo Bertens 6-3 7-6(5). Elise Mertens vince in scioltezza sull’olandese Hogenkamp, 6-3 6-4. Shuai Zhang vince il primo 6-2, ma perde il secondo 6-4 e si allontana dal campo tra secondo e terzo set; al ritorno in campo subisce un break, ma poi riesce comunque a vincere 6-3 il parziale decisivo. Timea Bacsinszky annienta Madison Brengle con un 6-0 6-2 (da segnalare che l’elvetica è stata 6-0 4-0), a conferma della confidenza che la svizzera ha con i campi del Roland Garros.

Risultati:

[10] V. Williams b. K. Nara 6-3 6-1
[4] G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-7(4) 6-4 6-2
[13] K. Mladenovic vs [Q] S. Errani
[LL] O. Jabeur b. [6] D. Cibulkova 6-4 6-3
[Q] B. Mattek-Sands b. [15] P. Kvitova 7-6(5) 7-6(5)
[8] S. Kuznetsova b. O. Dodin 7-6(5) 5-7 6-3
C. Bellis b. [18] K. Bertens 6-3 7-6(5)
[11] C. Wozniacki b. [Q] F. Abanda 6-0 6-0
[23] S. Stosur b. K. Flipkens 6-2 7-6(6)
E. Mertens b. [Q] R. Hogenkamp 6-3 6-4
[27] Y. Putintseva b. J. Larsson 6-3 1-6 6-3
[30] T. Bacsinszky b. M. Brengle 6-0 6-2
L. Tsurenko b. E. Makarova 6-2 6-2
S. Rogers b. C. Buyukakcay 7-6(6) 6-4
J. Ostapenko b. M. Puig 6-3 6-2
[32] S. Zhang b. A. Sasnovich 6-2 4-6 6-3

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Roland Garros

Roi Rafa XI: praticamente imbattibile

PARIGI – Il Roland Garros ha un solo padrone: Nadal doma Thiem in tre set. 11esima vittoria a Parigi, 17esimo Slam (a meno 3 da Roger Federer). Rafa rimane n.1 del mondo

Antonio Garofalo

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

[1] R. Nadal b. [7] D. Thiem 6-4 6-3 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

 

NADAL GARROS – Non c’erano riusciti Roger Federer (quattro tentativi), Novak Djokovic (due), Robin Soderling, David Ferrer, Mariano Puerta, Stan Wawrinka e non ce l’ha fatta nemmeno Dominic Thiem. Nella finale del Roland Garros, Rafa Nadal è semplicemente imbattibile“Ho un piano, so come giocare contro Rafa” aveva detto Thiem alla vigilia. Un piano che può bastare magari a Buenos Aires, a Roma o a Madrid. Ma non qui, nella riserva di caccia di Nadal. Non che non ci abbia provato l’austriaco, ma anche oggi contro uno scatenato Rafa non c’è stato nulla da fare. Arriva così l’undicesimo trionfo parigino per il maiorchino, l’ennesimo senza lasciare nemmeno trasparire la possibilità che il torneo potesse avere un esito diverso. Un dominio imbarazzante, una tirannia spaventosa che consegna  una volta di più Rafa Nadal alla leggenda di questo sport. Uno sport che evidentemente non è per giovani, se è vero come è vero che gli ultimi sette Slam sono stati vinti da ultratrentenni, di cui gli ultimi sei divisi equamente tra Roger e Rafa. D’altra parte stiamo parlando di un signore che ha vinto, con quella di oggi, 111 match su 113 sulla terra rossa al meglio dei cinque set (Soderling 2009 e Djokovic 2015 le uniche “macchie”) e solo quattro volte è stato trascinato al quinto set (peraltro vincendo sempre: finali di Roma 2005-06 contro Coria e Federer, Isner al secondo turno del 2011 e Djokovic in semifinale nel 2013).

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

EQUILIBRIO MA RAFA VA – La partenza è da brividi per il giovane austriaco. Nadal fa capire subito chi comanda in questo campo, mettendo pressione al suo avversario sin dal primo quindici: parziale iniziale di otto punti a uno e set che sembra già in discesa (2-0) e mette i brividi a tutti gli spettatori. Ma Dominic è di tempra dura, incassa senza problemi lo sprint di Rafa e complice qualche inusuale errore dello spagnolo con il diritto (quattro nei primi quattro giochi, di solito li fa in una partita intera) riesce a restituire il break e a riportarsi in parità (2-2). Dopo venti minuti c’è partita. Thiem si ricaccia nei guai nel sesto gioco – durato ben sedici punti – nel quale ferma il gioco sulla palla-game giudicando male un rovescio di Rafa e si trova a dover fronteggiare due palle break, salvate però con grande autorevolezza. Un boato accoglie l’arrivo sullo Chatrier di Zinedine Zidane che ha regalato al tifoso merengue Rafa le ultime tre Champion’s League. La resa per Thiem arriva nel decimo gioco, quando va a servire sotto pressione sul 4-5: volée comoda affossata in rete, tre errori gratuiti di diritto e la frittata è fatta dopo 57 minuti. Un game del genere contro Rafa può essere fatale.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

DOMI LOTTA MA È SEMPRE RAFA – L’inerzia ovviamente è tutta dalla parte di Nadal e Thiem accusa subito il colpo ad inizio di secondo set. Resiste strenuamente nel secondo gioco annullando con coraggio quattro break point ma è costretto a giocare sopra ritmo per tenere testa allo scatenato spagnolo e finisce con il commettere troppi errori. Rafa trasforma la quinta chance di break con il rovescio di Dominic che vola via insieme alle speranze di rimanere attaccato al dominatore della terra rossa. Uno 0-30 sul servizio Nadal sul 3-1 viene accolto dallo Chatrier con un boato di speranza: il timore che un’altra finale parigina finisca in una mattanza è dietro l’angolo. Rafa si sa, non è tenero di cuore quando si tratta di ammazzare un match e non si lascia minimamente scomporre neanche da qualche spettatore indisciplinato (4-1). Per la verità Thiem è ammirevole: sul 4-2 per Rafa, avanza in risposta portandosi a ridosso della linea di fondo, gioca un game di risposta pazzesco nel quale riesce a issarsi a palla break, ma Rafa è superlativo (neanche un time violation lo turba) nel ribattere colpo su colpo e nell’inventarsi due palle corte consecutive con le quali scampa il pericolo. In tribuna ci si interroga su cosa possa fare di più l’austriaco, se non riesce a portare a casa neppure game come questo nel quale ha fatto miracoli. Probabilmente nulla e infatti, dopo un’ora e cinquanta siamo 6-4 6-3 Nadal. Considerando che Rafa non ha mai perso un match al quinto sulla terra e solo due volte in carriera ha perso da un vantaggio di due set (in finale a Miami nel 2005 contro Federer e a New York contro Fognini nel 2015) si può cominciare a preparare il podio.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RESA E IL TRIONFO – È bravo a non mollare anche ad inizio del terzo Dominic, quando annulla davvero alla grande quattro palle break nel game di apertura che avrebbero assunto il sapore della resa definitiva. Il disprezzo dipinto sul volto di Nadal su un suo diritto in rete la dice lunga sulla fame infinita del cannibale maiorchino, che non molla di un centimetro dinanzi al suo giovane ma orgoglioso avversario. Nel terzo gioco arriva il break alla seconda occasione che spiana definitivamente la strada. L’unico brivido è un improvviso stop che chiede Rafa sul 2-1 30-30 per un problema (un crampo pare) a due dita di una mano, ma nessuno si preoccupa, al punto che parte immediata la “ola” sullo Chatrier. Imperterrito Rafa continua a martellare con il diritto mostrando i muscoli nel braccio di ferro con Thiem che resiste anche a quattro match point. L’ultimo rovescio lungo dell’austriaco schiude per l’undicesima volta le porte del paradiso rosso di Nadal. Non è ancora tempo di abdicare, probabilmente non lo sarà mai. Forse un giorno tutto questo sarà di Thiem, ma per adesso il monarca assoluto del rosso resta Rafa XI da Manacor.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Roland Garros

Halep corona il sogno: Parigi vale (bene) il primo Slam

PARIGI – Indietro di un set e un break, Simona rimonta Sloane Stephens e conquista il suo primo Slam. Trionfa al Roland Garros 40 anni dopo la connazionale Virginia Ruzici

Laura Guidobaldi

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

[1] S. Halep b. [10] S. Stephens 3-6 6-4 6-1 (da Parigi, la nostra inviata)

 

STORICA HALEP – Sulla terra del Philippe Chatrier oggi Simona Halep è in paradiso. Nella sua quarta finale Slam – la terza a Parigi – la numero 1 del mondo vince finalmente il suo torneo dei sogni. Dopo 2 ore e 3 minuti batte una perfetta e quasi ingiocabile (per un set e mezzo) Sloane Stephens, numero 10 del mondo e campionessa dello US Open 2017, con lo score di 3-6 6-4 6-1. Sul 6-3 2-1 il meccanismo della statunitense si inceppa, Sloane perde in precisione e lucidità, forse in preda a un calo fisico, mentre Halep acquista progressivamente fiducia e precisione. E finalmente il trionfo. Simona può stringere a sé la tanto agognata Coupe Suzanne Lenglen, diventando così la seconda tennista rumena a trionfare al Roland Garros, 40 anni dopo l’exploit della connazionale Viginia Ruzici. “Vendica” inoltre Ruzici nel secondo scontro Slam tra una rumena e una statunitense, dopo che Chris Evert vinse contro Virginia nel 1980. Un sogno che si avvera per Simona, che non solo conquista il suo primo titolo major, ma consolida inoltre la prima posizione della classifica mondiale. La vittoria contro Sloane è la sesta su 8 confronti diretti e Simona ha sempre vinto sulla terra. Halep diventa così la 27esima campionessa dello Slam francese (dieci anni dopo aver conquistato lo Slam parigino nella categoria juniores) e la 49esima vincitrice Slam dell’Era Open. Il successo di oggi le regala il settimo sigillo sulla terra, il 17esimo in carriera. Diventa inoltre la giocatrice con più vittorie, finora, del 2018 (35) seguita da Kvitova (32). È la quarta tennista ad aver vinto più partite al Roland Garros (24) dietro Serena Williams (63), Maria Sharapova (56) e Svetlana Kuznetsova (52).

Simona Halep e Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA CRONACA DEL MATCH – Sono numerosissimi i tifosi rumeni presenti sugli spalti dello Chatrier che cominciano a gridare “Simona! Simona!” venti minuti prima che entrino in campo le giocatrici. L’atmosfera è febbrile sul centrale perché molti in realtà attendono di vedere come reagirà Simona Halep alla sua quarta finale Slam, la terza a Parigi. All’ingresso in campo delle finaliste, scoppia un boato e il nome di Simona risuona fragoroso, ancora e ancora.

PRIMO SETLa rumena parte molto tesa, commette subito tre gratuiti in risposta facilitando il compito a Stephens che sale 1-0. Sloane si dimostra ordinata e lucida, piazzando colpi tesi e angolati, comandando lo scambio e facendo spostare l’avversaria da una parte all’altro del campo. Le due giocano a specchio studiandosi da fondo e ingaggiando un testa a testa sfiancante. Il secondo game è lottato, ma alla fine la spunta la rumena. Nonostante Halep spinga da fondo imperterrita cercando profondità, Stephens ribatte con un palleggio da playstation. Sloane è dappertutto, prende tutto e rimanda ogni palla, inducendo all’errore l’avversaria che si ostina a restare troppo dietro alla linea di fondo, va fuori giri e si ritrova 1-3. Anche i tifosi rumeni sembrano storditi dall’avvio perfetto dell’americana, anche se poi ricominciano fiduciosi a incitare la loro beniamina. La n. 1 del mondo si avvicina sul 2-4 e ora comincia a mettere in campo palle più alte e liftate, cercando di scardinare così la regolarità, il ritmo e le accelerazioni di Stephens. Ma non basta. La statunitense allunga le distanze salendo 5-2; non sbaglia nulla e, chirurgica con cross tesi e lungolinea, è quasi sempre lei a chiudere il punto. Ecco che la rumena, dopo 40 minuti, ha a disposizione la prima palla break del set grazie a una smorzata; palla break che spreca subito cacciando a rete un rovescio. Non tarda ad arrivare un setpoint tutto americano, e dopo 41 minuti una perfetta e quasi ingiocabile Sloane Stephens conquista il primo set per 6-3. Tutti i loro precedenti incontri si sono conclusi in due set. Un segno del destino anche per questa finale?

SECONDO SETStephens corre veloce e strappa il servizio a Simona in apertura di secondo set. La statunitense continua a dominare e gioca come il gatto col topo con Halep, che non trova le giuste posizioni né la tattica per infondere dubbi all’avversaria. La n. 10 del mondo sale 2-1. Ricordiamo che l’anno scorso Halep era avanti di un set e un break contro Ostapenko e ha perso l’incontro. Ora è la sua avversaria ad essere in vantaggio di un set e un break. Che sia anche questo un segnale? Intanto per la prima volta nel match, non solo la rumena strappa la battuta a Sloane e pareggia i conti sul 2-2, ma sale in vantaggio 3-2. Piccolo passaggio a vuoto dell’americana che sembra un po’ più lenta sulle gambe. A questo punto le due hanno conquistato il 50% dei punti, ma ora il vento soffia a favore di Halep che, più accorta e sempre in spinta, allunga il passo sul 4-2. Il braccio però le trema ancora, e dal 4-2 subisce la rimonta di Stephens. Simona spinge e spinge ancora portandosi sul 5-4. E riparte il coro incessante dei tifosi rumeni, indefessi e scatenati nell’incitare la n. 1 del modo. Ora è Sloane ad andare fuori misura, come se il meccanismo perfetto di un set e mezzo si stesse via via inceppando. Arriva il setpoint rumeno, e dopo 1 ora e 25 minuti di gioco la n. 1 del mondo agguanta la seconda frazione per 6-4, facendo esplodere il Centrale in un boato infinito.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Sloane ha perso lo smalto con cui ha brillato nella prima parte del match. Ora concede più errori all’avversaria che sale in vantaggio 2-0 per la gioia incontenibile del pubblico. Se Stephens sembra in confusione, la rumena è più decisa, più centrata e realizza geometrie più insidiose. Halep pare non fermarsi più e sale rapidamente 5-0. “Il centrale sembra Bucarest!” esclama il nostro Ilvio Vidovich in tribuna. Verissimo. Il Philippe Chatrier si “incendia” per Halep, che ora è a un game dalla storia, dalla gloria, dal paradiso. Stremata e in lacrime Simona Halep alza finalmente le braccia al cielo, pazza di gioia e incredula. La n. 1 del mondo entra nella storia diventando la seconda rumena a vincere il Roland Garros, quarant’anni dopo Virginia Ruzici – presente in tribuna – che vinse nel 1978. 3-6 6-4 6-1 lo score contro Stephens, che si scioglie completamente nel terzo set, in preda alla stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Lo Chatrier vibra tutto per Simona.

Ai microfoni di Marion Bartoli e Fabrice Santoro, Halep ha la voce che le trema: “Grazie ragazzi per tutto il sostegno, ho fatto di tutto per conquistare il primo Slam, sognavo questo momento fin da piccola e ho realizzato questo sogno qui a Parigi. Ero in svantaggio ma poi mi sono liberata, volevo gustarmi fino in fondo il match e mi sono detta che potevo farcela“.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Roland Garros

Roland Garros: Nadal affonda del Potro, 11esima finale a Parigi

PARIGI – Semifinale senza storia. Dal 4-4 del primo set non c’è più partita. Nadal vede il trionfo n.11. Non ha mai perso una finale sullo Chatrier. Trova Thiem

Ilvio Vidovich

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

[1] R. Nadal b. [5] J.M. del Potro 6-4 6-1 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

RAFA NADAL, SEMPLICEMENTE IMMENSO – Non crediamo ci sia molto da dire, ancora, su Rafael Parera Nadal da Manacor. Il 32enne fuoriclasse spagnolo disputerà domenica l’undicesima finale qui a Parigi e la 24esima a livello Slam. Bastano questi numeri per definire la grandezza di questo giocatore, non serve aggiungere altro. Oggi contro Juan Martin del Potro – che tornava in semifinale a Parigi dopo nove anni – tutto è andato secondo le previsioni. Solo nella prima ora di gioco, quanto cioè è durato il primo set, Nadal ha avuto  problemi a tenere a bada la potenza dell’argentino, sceso in campo con l’intenzione di scambiare il meno possibile e di non dare ritmo al suo avversario. Ma appena i giri del motore del maiorchino sono iniziati a salire e nel contempo si sono ridotti i Watt dei fondamentali dell’argentino, non c’è stata più partita. Vinto il primo set con il break decisivo al decimo gioco, gli altri due parziali sono stati un monologo del n. 1 del mondo. Che ora affronterà Dominic Thiem a caccia dell’undicesima affermazione sul Roland Garros.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

RIMPIANTI DEL POTRO – Il maiorchino in realtà era partito un po’ lento dai blocchi e si era ritrovato più volte in difficoltà nei suoi turni di battuta. Merito anche di del Potro che spingeva l’impossibile col dritto (letteralmente: certi lungolinea in allungo vincenti erano sottolineati dagli “ooohhh” di stupore del pubblico)  per evitare di cadere nella ragnatela dell’asfissiante pressione da fondo campo del maiochino. Rafa si trovava 0-30 nei primi tre game di battuta e nel terzo gioco doveva addirittura annullare tre palle break consecutive. L’argentino invece non faticava nei suoi game di servizio: il suo obiettivo era quello di scambiare il meno possibile e si affidava alla potenza di servizio e dritto per applicare, inizialmente con grande successo, la tattica studiata a tavolino. La grande occasione per del Potro si materializzava nel nono gioco dove riuscita a conquistare altre tre palle break. Ma nel momento decisivo era proprio la sua arma migliore, il dritto, che lo tradiva: uno lo mandava in tribuna ed un altro lo steccava e Nadal – che comunque già da un paio di game era entrato nella sua classica modalità “devi tirare almeno tre vincenti per farmi un punto” – si salvava. Mai non sfruttare le occasioni, rare, che Rafael Nadal concede sulla terra (“Forse sono stato anche un po’ fortunato sulle palle break, ma comunque sia le ho annullate“) te lo fa pagare subito. Ed infatti, complice un improvviso calo nel servizio dell’argentino e la conseguente maggiore aggressività alla risposta (è incredibile la capacità di Nadal di leggere immediatamente in campo i cambiamenti che avvengono nello sviluppo del gioco), Rafa, che non era mai stato in vantaggio nei game di servizio di del Potro ed era arrivato solo una volta a fare un paio di punti, saliva 0-30 e poi si procurava due palle break. La seconda era quella buona e il primo set era appannaggio dello spagnolo per 6-4.

Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

POI SOLO DOMINIO MAIORCHINO – La partita di fatto finiva qui (“Probabilmente sarebbe andata diversamente se avessi vinto il primo set” ha detto l’argentino in conferenza stampa). All’inizio del secondo set Del Potro provava a cancellare il ricordo di quelle due palle break malamente sprecate con il dritto ed iniziava tirando a tutta anche con il rovescio. Ma la potenza non era più quella della prima ora di gioco – e forse aveva ragione il Direttore che nel suo editoriale di ieri aveva ipotizzato che del Potro avrebbe potuto pagare dal punto di vita fisico e mentale le fatiche del tre intensi set giocati ieri contro  Marin Cilic, non avendo un giorno in più per recuperare – e soprattutto Nadal era “on fire”. Era infatti lui a comandare il gioco con le sue rotazioni mancine (“Nel primo set non ho giocato bene, poi sono salito di livello“), ormai quasi infallibili ed adesso anche vincenti (saranno 13 winners e solo 4 unforced alla fine del  secondo parziale). Del Potro cominciava a non saper più che pesci pigliare (“Rafa è salito di intensità con il suo gioco, ha cominciato a farmi muovere tanto.”). Sintomatico in tal senso un suo serve and volley nel quarto game: tattica che la Torre di Tandil usa veramente quando è sull’orlo della disperazione. Ed infatti lo era: in un attimo Nadal saliva 5-0 ed il boato con cui il pubblico dello Chatrier salutava il game dell’1 a 5 di del Potro era sintomatico del fatto che non c’era più partita e il pubblico sperava qualcosa cambiasse. Ma a Nadal la cosa ovviamente non interessava e chiudeva subito dopo 6-1.

Il terzo set iniziava con il break di Nadal e si capiva che si era ormai ai titoli di coda. JMDP cercava di opporsi con orgoglio ed aveva un ultimo sussulto quando riusciva ad arrivare 40 pari sul servizio del maiorchino nel quarto gioco. Ma era inutile, come il “del Po del Po” urlato dal pubblico dopo un tracciante vincente di dritto dell’argentino, colpo che era diventato sempre più raro con il passare dei minuti. Era invece il passante vincente di Nadal sul nuovo disperato ed inutile serve and volley del tandilese sulla palla che dava a Rafa il break del 4-1 il colpo che sigillava il match. Pochi minuti era 6-2 Nadal, che portava così a casa il match dopo due ore e quattordici minuti di gioco. Ora tra Rafa e un ulteriore tassello di leggenda – che solo a dirlo vengono i brividi: l’undicesima vittoria all’Open di Francia – c’è l’unico giocatore ad averlo sconfitto negli ultimi due anni sulla terra rossa, quello che molti considerano il principe ereditario del Re della terra: l’austriaco Dominic Thiem (“La chiave per battere Dominic? Lo so che voi vorreste scrivere molto su questo e ci sarebbero cose da dire. Ma la realtà è che, semplicemente, dovrò giocare bene. Se non giocherò bene contro un grande giocatore come lui sarà dura“). Insomma, domenica sul Philippe Chatrier ci sarà probabilmente la finale più degna.

Juan Martin del Potro e Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il tabellone maschile

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