ATP Finals: David Goffin batte Golia Federer. È la sorpresa dell'anno?

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ATP Finals: David Goffin batte Golia Federer. È la sorpresa dell’anno?

LONDRA – È il primo belga della storia. Non aveva mai sconfitto lo svizzero in sei precedenti. Troverà Dimitrov o Sock

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L’intervista esclusiva di Ubitennis a David Goffin (marzo 2017)
Il profilo di David Goffin
La vittoria di Goffin e del suo Belgio contro l’Italia in Coppa Davis
Spunti tecnici: David Goffin, leggero, veloce e tecnico nel tennis dei super-atleti
Spunti tecnici: a lezione di appoggi da David Goffin


ATP Finals: Dimitrov, era ora! Finale e top 3

[7] D. Goffin b. [2] R. Federer 2-6 6-3 6-4 (dal nostro inviato a Londra)

 

È avvenuto quello che nessuno poteva aspettarsi, forse la più grande sorpresa di questo anno di tennis: Roger Federer è fuori! A sentire le interviste dei giorni scorsi, non se lo aspettava nemmeno David Goffin, che in sei partite contro lo svizzero aveva racimolato la miseria di due set. Ma alla fine, il belga se la è assolutamente meritata, come ha detto anche il sempre sportivissimo Federer, che come degna conclusione di una stagione comunque fantastica, si è fermato per mezz’ora in sala stampa a chiacchierare con tutti, dando interviste televisive e radiofoniche, per poi salutare con un bell’arrivederci all’anno prossimo. “L’unica cosa positiva è che ho un giorno di vacanza in più!”, è stato il sereno e rilassato modo di Roger di congedarsi.

Giornata di semifinali alle ATP Finals, dunque, siamo finalmente alle partite a eliminazione diretta. In effetti, sia Sock e Zverev, che Thiem e Goffin, avevano giocato quelli che a tutti gli effetti erano dei quarti di finale, chi vinceva andava avanti. Scendono in campo alle 14 ora di Londra, in una O2 Arena piena in ogni ordine di posti, Roger Federer e David Goffin. Tra le altre celebrità presenti, inquadrate dai maxischermi, ovazione per Ian McKellen, grande attore shakespeariano, famoso al cinema per aver interpretato Gandalf in “Lord Of The Rings” e Magneto nella saga degli X-Men. Lo svizzero è strafavorito, 6-0 per lui i confronti diretti, il belga ha candidamente confessato in conferenza stampa di non avere idea di come fare a batterlo.

Il primo gioco è già indicativo in questo senso, con David al servizio che lotta per 13 punti e 7 minuti, senza mai avere palla game, e alla fine cede la battuta a un Roger che manovra in pieno controllo. Non deve nemmeno strafare, Federer, si concede anche qualche errore a rete, tanto è superiore nel palleggio, al servizio, e con le variazioni in lungolinea sia spinte che affettate in slice. Proprio un paio di gran legnate lungoriga di rovescio portano Roger al secondo break, e al 4-1, le bandiere svizzere sventolano in mezzo stadio, per ora non c’è match. Goffin fa quello che può, ma purtroppo per lui non è molto contro quello che si trova a fronteggiare, ovvero un festival di colpi pesanti e spesso vincenti che gli arrivano da ogni lato del campo. Il 6-2 Federer, siglato alla grande con serve&volley vincente e successivo ace, arriva in 33 minuti. Se David non si inventa qualcosa, o Roger non cala di brutto per qualche motivo, difficile che la vicenda cambi direzione.

Dopo pochi minuti di secondo set, uno spiraglio per il belga: Federer al servizio spreca qualche palla non impossibile, e con bravura Goffin approfitta dell’occasione, brekkando Roger con una gran risposta e un bel passante in cross di dritto nel punto successivo. 2-0 per David, buona la sua reazione, che lo porta a salire 3-0 con due ace consecutivi, piovono applausi convinti anche per lui dalle tribune. Goffin mantiene bene il vantaggio fino al 4-1, attaccando lo svizzero prima di subirne le accelerazioni, annulla una palla del controbreak sul 4-2 (erroraccio in lunghezza di Federer con il dritto), e sale 5-2. Forse abbiamo una partita. La gente si diverte, Roger adesso un po’ meno, ma è giusto così. Come è giusto il 6-3 che David incamera poco dopo, servendo molto bene, era da Basilea 2015 che il belga non vinceva un set con Federer. Si va al terzo, le urla di incoraggiamento a entrambi si sprecano, Goffin suscita molta simpatia. “Ho iniziato a sentire meglio la palla alla fine del primo set, anche il servizio e il dritto funzionavano meglio”, ha poi confermato David.

Sale anche il livello del tennis espresso in campo, sono diversi gli scambi lunghi e tirati, è un buon match. A volte Roger sembra in difficoltà negli allunghi dal lato del dritto, ma è una cosa che gli succede abbastanza spesso, David come suo solito corre leggero e rapido, piazzando ottime accelerazioni quando può. Una di queste, un bel rovescio lungolinea più smash, lo porta al 15-40 e a due palle break nel terzo game del parziale decisivo, la seconda è fatale a Federer, 2-1 e servizio per il belga, inaspettato a dire poco. La O2 Arena mormora incredula, gli errori dello svizzero aumentano, e ci vuole un punto da ovazione, superdritto diagonale, per dare a Roger una palla del controbreak, ma Goffin la annulla a rete, replica poi con una bella stop-volley, e si prende il 3-1. Sta giocando talmente rapido e anticipato, il belga, da ricordare il Nikolaj Davydenko dei bei tempi, e il “trottolino” russo, per chi se lo ricorda, era uno capace di far soffrire non poco anche il miglior Federer. Si arriva al 4-3 senza che Roger riesca a far correre rischi seri a David sulla sua battuta, anzi, qualche sua palla malamente steccata, e una qualità di movimenti in campo decisamente calata, non fanno presagire nulla di buono per lui. 5-3 Goffin con game a zero, e lo svizzero è all’ultima spiaggia. Tiene l’ultimo servizio, ma ormai l’incredibile David è inarrestabile: un bello slice esterno lo manda in finale, è una delle più grandi sorprese dell’anno. “David oggi dal secondo set in poi ha risposto meglio di quanto io abbia servito. Non so se sono calato io, o è salito lui, ma alla fine era chiaramente il miglior giocatore in campo, giusto che abbia vinto lui, va bene così”, questa l’analisi di Federer.

David attende il vincitore tra Jack Sock e Grigor Dimitrov, contro lo statunitense è avanti 3-0, l’ultimo confronto due settimane fa a Basilea (7-6 6-3), con il bulgaro invece è sotto 3-1, e l’ultima partita è stata l’autentica “stesa” presa due giorni fa proprio qui, 6-0 6-2. Al netto delle dichiarazioni di circostanza, “se sarà Dimitrov, dovrò semplicemente giocare meglio (risate), se sarà Sock dovrò cercargli il rovescio, ho il gioco per farlo”, siamo abbastanza sicuri di sapere per chi farà il tifo Goffin stasera.

Per Roger Federer la sconfitta chiude virtualmente ogni speranza di insidiare a Rafa Nadal la prima posizione mondiale, quasi sicuramente fino a Montecarlo, dove Rafa inizierà ad avere in scadenza le pesanti cambiali dei trionfi su terra battuta. Cosa che peraltro lo stesso svizzero aveva detto non essere più un obiettivo per lui. D’altronde, Roger chiude la stagione con 1040 punti di distacco dallo spagnolo, con i 2000 (vittoria) contro 1200 (finale) in arrivo da difendere agli Australian Open. I numeri parlano da soli.


Gruppo Sampras

Gruppo Becker

Tutto quello che c’è da sapere sulle ATP Finals 2017

I profili dei quattro semifinalisti:

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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