Australian Open: Halep miracolata dopo 4 ore, Kerber 'pialla' Maria

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Australian Open: Halep miracolata dopo 4 ore, Kerber ‘pialla’ Maria

Vittoria da numero uno. Battuta Davis, ostacolata nel finale da un’unghia rotta. Tre mp annullati, raggiunto il record di games giocati. Kerber lascia 4 game a Sharapova

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“SONO QUASI MORTA” – Simona Halep sopravvive a tre match point e porta a casa una partita lunga 3 ore e 45 minuti, fatta di 302 punti, 80 vincenti e 59 gratuiti e vinta di carattere contro Lauren Davis, ventiquattrenne americana numero 76 WTA e mai oltre il terzo turno in uno Slam in carriera. 48 games, record per l’Australian Open (a pari merito con Rubin-Sanchez Vicario ’96). La numero uno al mondo, sottotono per buona parte della partita e spesso dominata dalla vivacità di Davis, ha la meglio in tre set: 4-6 6-4 15-13. L’ultimo set, durato 2 ore e 30 minuti, ha visto grandi vincenti e rapidi capovolgimenti di fronte, teatralità ed errori grossolani. Lo stadio ha onorato il set e le giocatrici con una standing ovation. Il saluto tra le due, purtroppo, è stato più freddo, a causa probabilmente dei MTO chiamati da Davis nel terzo set e non troppo graditi dalla rumena. Halep, per la terza volta in carriera agli ottavi a Melbourne (’14 e ’15), troverà ora la vincente di Barty-Osaka.

La partita è atipica per la rumena, innanzitutto fisicamente. Capita infatti raramente ad Halep, con i suoi 168 centimetri, di svettare sull’avversaria. Davis però è ancora più compatta e minuta della numero uno: 157 centimetri, un unicum nel tennis femminile degli anni dieci (Cibulkova tocca il metro e sessanta). Com’è chiaro, dunque, si gioca tanto sul ritmo, e il servizio, per quanto eccellente per entrambe considerati i limiti d’altezza, è di rado un’arma. Le due giocano un tennis simile: costante pressione da fondo alla ricerca di spazio per tirare il vincente. Con una Halep sottotono, e una Davis a ottimi livelli, è facile che si finisca sulla lotta. In apertura di partita la numero uno va subito avanti di un break, ma il tentativo di fuga dura giusto il tempo di un cambio campo. Davis con il passare dei giochi assume sempre più la consapevolezza di potersela giocare: i colpi pesano di più e Halep è costretta a una incessante difesa. Nel decimo gioco si concretizza ciò che era nell’aria da qualche minuto. Halep mette poche prime in campo, e Davis attacca l’attaccabile, facendo meraviglie con il rovescio lungolinea. Dopo 40 minuti il primo set va all’americana.

Con l’inizio del secondo set, l’azione di Halep si fa più propositiva, la palla è un po’ più profonda e Davis deve lottare di più per tenere in mano le sorti dello scambio. L’americana cede il servizio nel terzo gioco con uno sciagurato doppio fallo sul break point. Halep ha poi l’occasione di uccidere il set nel gioco successivo salendo 0-40, Davis però si inventa quattro vincenti di fila e si aggrappa agli ultimi lembi di speranza di tenere il set in vita. La speranza non basta però, e dopo altri 40 minuti, i set sono in parità. Nel terzo set, il migliore della partita, dopo un banale errore a campo aperto, Davis perde concentrazione, break, e dieci punti di fila. Dopo due giochi però, l’americana torna sul pezzo e recupera subito lo svantaggio, al termine di uno scambio meraviglioso di 18 colpi, giocato magistralmente da entrambe.

 

L’incontro ora è piacevole, entrambe giocano a un livello elevato, gli scambi sono più lunghi e i capovolgimenti di fronte più frequenti, sia all’interno dello scambio sia nel punteggio. Halep infatti va a servire per la partita sul 5-4, sul 6-5, e sull’8-7, senza mai riuscire a chiudere né ad arrivare a match point. Davis arriva più volte a due punti dal match, ma il braccio le trema ogni qual volta si trovi avanti, e allora quei dritti a 140 km/h che prima finivano sulla riga, ora si fermano a metà rete o sono fuoricampo. È il caso dei primi tre match point dell’incontro, tutti per Davis sul 10-11. Il primo se ne va con un gratuito di dritto; gli altri due sono ben giocati da Halep. Davis chiama un MTO al termine del gioco per un’unghia del piede rotta, con grande fastidio di Halep, immobile per la durata dell’interruzione a fissare incredula il suo allenatore Darren Cahill. Halep torna a servire per l’incontro sull’14-13, dopo aver sprecato cinque palle break sull’undici pari. Basta il primo match point. Dopo tre ore e tre quarti, Halep è sopravvissuta alla tempesta (“Sono quasi morta”, dirà a fine match)Ora si tratterà di recuperare le energie e poi, da lunedì in poi, bisognerà ingranare un’altra marcia. Davis ha destato un’ottima impressione: gioco frizzante e propositivo, fase difensiva eccellente, e mai doma di spirito. Con l’aiuto della costanza, potrà tornare vicino al numero 26 toccato lo scorso anno.

Lorenzo Dicandia

LA SUPERSFIDA NON C’È, DOMINA ANGIE – Il braccio sinistro di Angelique Kerber (16 WTA, qui è tds n.21 perché non sono stati conteggiati i punti di Sydney) è rivitalizzato dalla cura Fissette, e non dà scampo a quel che resta di Maria Sharapova. Il campo ha detto che è lontano il momento in cui la principessa siberiana tornare a competere ai massimi livelli. Angelique invece sembra rinata senza il peso di essere sempre la favorita. Anche il suo tennis appare diverso, è molto aggressiva e usa i suoi piedi alati per anticipare il colpo e comandare il gioco, non solo per remare.

Angelique Kerber non era la favorita della vigilia, ma sta decisamente scalando le gerarchie

Nessuna storia nel primo set, le uniche cose che Maria vince sono il sorteggio e un game di battuta benedetto da un rocambolesco nastro. Per il resto la tedesca la stritola fra le spire di un ritmo che Maria non conosce più. Ci prova, grinta e rituali sono quelli di sempre ma gli errori fioccano come la neve a Cervinia e anche se entrano i suoi colpi paiono non far più male. Ciò che non le mancherà mai però è l’orgoglio e così nel secondo parziale abbiamo un accenno di incertezza. Kerber brekka subito per il 2-0 ma la russa prende a giocar bene e chiude lo strappo. Poi tiene (rarità) un servizio a zero ed è ancora nel match. Arriva a tanto così dal prendersi il servizio avversario per il 4-3 ma su quel comodo dritto messo largo le sue speranze crollano definitivamente. Forse per lei sarebbe meglio in questo periodo evitare le distrazioni e concentrarsi per un po’ solo sul tennis. ‘Angie’ prosegue senza intoppi il suo cammino e attende agli ottavi una tra Radwanska e Hsieh: giocherà ancora da favorita.

Raffaello Esposito

PLISKOVA VINCE IL DERBY – Relativamente più semplice il match di Karolina Pliskova, ex numero uno, contro la connazionale Lucie Safarova, su una Margaret Court Arena risparmiata dal caldo soffocante dei giorni scorsi. Successo in due set tirati. L’approccio tattico delle due connazionali non potrebbe essere più diverso; mentre Safarova si affida all’1-2 e alle accelerazioni sulle linee laterali (quasi sempre il dritto, una vera arma impropria) la più famosa connazionale ingaggia palleggi pesanti e profondi in attesa dello sbaglio e di una palla più corta da chiudere. Safarova sa bene quanto la compagna di Fed Cup sia tanto fenomenale negli scambi da ferma quanto in difficoltà negli spostamenti laterali e quando può tenta di toglierle il tempo con vere e proprie cannonate col suo dritto mancino. Il primo set corre via equilibrato fino al tie break; anche quest’ultimo fila liscio fino al 6-6, nessun segno di cedimento da entrambe, ogni punto è difeso con le unghie. È però la Pliskova ad aggiudicarsi il parziale, con un urlo liberatorio, issandosi sul 7-6, poi 8-6, in un primo set durato 50 minuti equilibrato ma combattuto. Anche nel secondo set nessuna delle due ha intenzione di mollare il servizio, i game si susseguono senza scossoni finchè, nell’undicesimo gioco, da 0- 30 Pliskova si aggiudica il break nel momento critico della partita, anche attraverso una splendida palla corta con la quale punisce Safarova. Karolina con le sue bordate  chiude in un’ ora e mezza e vola agli ottavi di finale. Alla tds n.6 basta soltanto alzare il livello del gioco nei punti chiave per aggiudicarsi questo match , e si presenta agli ottavi come una delle favorite di questi Australian Open.

Michele Blasina

UN OTTAVO DA NON PERDERE – Definito intanto il primo ottavo di finale della parte alta del tabellone: a sfidarsi per un posto nei quarti saranno Garcia e Keys. Madison (assente lo scorso a Melbourne a causa dell’operazione al polso) ha superato in due set la rumena Ana Bogdan in un’ora e 13 minuti di gioco (6-3 6-4 il punteggio finale). “Sono felice della mia settimana finora”, ha dichiarato Keys in conferenza stampa. “In generale ho giocato molto bene e in maniera intelligente”. Più complicato il passaggio del turno per Caroline, costretta al terzo e a due ore di gioco da Aliaksandra Sasnovich. Avanti 6-3 3-1, Garcia ha subito la reazione di Sasnovich, che ha chiuso il secondo set per 7-5. Nel parziale decisivo la francese è tornata a comandare, incamerando quattro giochi consecutivi dal 2-2 e centrando per la prima volta in carriera il quarto turno all’Autralian Open.

OSAKA SPEGNE LE SPERANZE DELL’AUSTRALIA – A suon di colpi vincenti, la 20enne Naomi Osaka ha sconfitto Ashleigh Barty, testa di serie n.18 e ultima australiana ancora in gara nel singolare, con il netto punteggio di 6-4 6-2 in un’ora e tredici minuti di gioco. A fine partita, Osaka si è detta quasi dispiaciuta per il pubblico di casa. La nipponica agguanta così per la prima volta nella sua ancora carriera gli ottavi di finale in uno Slam. Affronterà la n.1 al mondo Simona Halep, provata dalla maratona contro la statunitense Lauren Davis. La rumena si è aggiudicata entrambi gli scontri diretti contro Osaka ma sempre in tre set. La ceca Barbora Strycova, testa di serie n.20 del tabellone, ha liquidato in poco più di un’ora di gioco la lucky loser americana Bernarda Pera con un duplice 6-2 e raggiunto nel secondo ottavo della parte alta la connazionale Karolina Pliskova. Un derby che si annuncia ad alta tensione dopo i dissidi di qualche mese fa, nati a causa del furtivo passaggio di Tomas Krupa, ex allenatore di Strycova, sulla panchina di Pliskova.

10 YEARS LATER – A 32 anni Su-Wei Hsieh continua ad essere la sorpresa “oldies” degli Australian Open: conquista a 10 anni di distanza dalla prima e unica volta, gli ottavi di finale per 6-2 7-5 contro una Radwanska acciaccata e veramente in partita soltanto nel secondo set. L’ultimo incontro della Margaret Court Arena vedeva di fronte due delle giocatrici più abili a rompere il ritmo alle avversarie; da un lato una Radwanska reduce da due match molto combattuti chiamata a confermare il suo pedigree, dall’altro una Hsieh che, a 32 anni suonati, dopo avere strapazzato Garbine Muguruza, può concedersi il lusso di giocare a mente e braccio liberi. L’asiatica parte con qualche incertezza al servizio ma è bravissima a nascondere le chiusure bimani tanto che più volte Radwanska non sembra nemmeno provare ad inseguire i suoi lungolinea. Hsieh è conscia dei problemi dell’avversaria e continua ad attaccare tanto che chiude il primo parziale 6-2 con un break e la “maga” nella pausa lunga chiama il fisioterapistaAgnieszka prova a reagire ma al fastidio del ginocchio si aggiunge quello per una chiamata (sbagliata) dell’arbitro e un’avversaria che si diverte a scacciare gli insetti dal campo ogni volta che ne vede uno; sotto per 2-0 e per 4-2 con orgoglio (fantastico un lob fatto al termine di uno scambio nel quale Hsieh le aveva fatto toccare tutti gli angoli del campo) trova per 2 volte le forze per riportarsi sul pariLa tennista di Taipei però è troppo lucida e cinica: ad una polacca che prova a variare il suo gioco e a scendere a rete risponde proponendo sempre una palla diversa ed obbligando la Radwanska a fare chilometri e chilometri. Come era successo nel primo parziale, dopo un primo match point annullato, chiude con un break e vola agli ottavi (eguagliando il suo miglior risultato risalente al 2008) dove incontrerà Angelique Kerber. Ancora una volta senza nulla da perdere.

Francesco Monesi

Risultati:

[17] M. Keys b. A. Bogdan 6-3 6-4
[1] S. Halep b. L. Davis 4-6 6-4 15-13
[8] C. Garcia b. A. Sasnovich 6-3 5-7 6-2
[6] Ka. Pliskova b. [29] L. Safarova 7-6(6) 7-5
[20] B. Strycova b. [LL] B. Pera 6-2 6-2
N. Osaka b. [18] A. Barty 6-4 6-2
[21] A. Kerber b. M. Sharapova 6-1 6-3
S.W. Hsieh b. [26] A. Radwanska 6-2 7-5

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Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Australian Open

L’americana che non ti aspetti: Kenin batte Muguruza e vince l’Australian Open

Alla prima finale Slam della carriera, Sofia diventa la più giovane campionessa dell’Australian Open dai tempi di Sharapova (2008). Nuova numero 1 USA, scalzata Serena Williams.”Il mio sogno è diventato realtà”. Garbine si spegne alla distanza e chiude con 45 errori gratuiti

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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