Australian Open: Halep miracolata dopo 4 ore, Kerber ‘pialla’ Maria – Ubitennis

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Australian Open: Halep miracolata dopo 4 ore, Kerber ‘pialla’ Maria

Vittoria da numero uno. Battuta Davis, ostacolata nel finale da un’unghia rotta. Tre mp annullati, raggiunto il record di games giocati. Kerber lascia 4 game a Sharapova

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“SONO QUASI MORTA” – Simona Halep sopravvive a tre match point e porta a casa una partita lunga 3 ore e 45 minuti, fatta di 302 punti, 80 vincenti e 59 gratuiti e vinta di carattere contro Lauren Davis, ventiquattrenne americana numero 76 WTA e mai oltre il terzo turno in uno Slam in carriera. 48 games, record per l’Australian Open (a pari merito con Rubin-Sanchez Vicario ’96). La numero uno al mondo, sottotono per buona parte della partita e spesso dominata dalla vivacità di Davis, ha la meglio in tre set: 4-6 6-4 15-13. L’ultimo set, durato 2 ore e 30 minuti, ha visto grandi vincenti e rapidi capovolgimenti di fronte, teatralità ed errori grossolani. Lo stadio ha onorato il set e le giocatrici con una standing ovation. Il saluto tra le due, purtroppo, è stato più freddo, a causa probabilmente dei MTO chiamati da Davis nel terzo set e non troppo graditi dalla rumena. Halep, per la terza volta in carriera agli ottavi a Melbourne (’14 e ’15), troverà ora la vincente di Barty-Osaka.

La partita è atipica per la rumena, innanzitutto fisicamente. Capita infatti raramente ad Halep, con i suoi 168 centimetri, di svettare sull’avversaria. Davis però è ancora più compatta e minuta della numero uno: 157 centimetri, un unicum nel tennis femminile degli anni dieci (Cibulkova tocca il metro e sessanta). Com’è chiaro, dunque, si gioca tanto sul ritmo, e il servizio, per quanto eccellente per entrambe considerati i limiti d’altezza, è di rado un’arma. Le due giocano un tennis simile: costante pressione da fondo alla ricerca di spazio per tirare il vincente. Con una Halep sottotono, e una Davis a ottimi livelli, è facile che si finisca sulla lotta. In apertura di partita la numero uno va subito avanti di un break, ma il tentativo di fuga dura giusto il tempo di un cambio campo. Davis con il passare dei giochi assume sempre più la consapevolezza di potersela giocare: i colpi pesano di più e Halep è costretta a una incessante difesa. Nel decimo gioco si concretizza ciò che era nell’aria da qualche minuto. Halep mette poche prime in campo, e Davis attacca l’attaccabile, facendo meraviglie con il rovescio lungolinea. Dopo 40 minuti il primo set va all’americana.

Con l’inizio del secondo set, l’azione di Halep si fa più propositiva, la palla è un po’ più profonda e Davis deve lottare di più per tenere in mano le sorti dello scambio. L’americana cede il servizio nel terzo gioco con uno sciagurato doppio fallo sul break point. Halep ha poi l’occasione di uccidere il set nel gioco successivo salendo 0-40, Davis però si inventa quattro vincenti di fila e si aggrappa agli ultimi lembi di speranza di tenere il set in vita. La speranza non basta però, e dopo altri 40 minuti, i set sono in parità. Nel terzo set, il migliore della partita, dopo un banale errore a campo aperto, Davis perde concentrazione, break, e dieci punti di fila. Dopo due giochi però, l’americana torna sul pezzo e recupera subito lo svantaggio, al termine di uno scambio meraviglioso di 18 colpi, giocato magistralmente da entrambe.

 

L’incontro ora è piacevole, entrambe giocano a un livello elevato, gli scambi sono più lunghi e i capovolgimenti di fronte più frequenti, sia all’interno dello scambio sia nel punteggio. Halep infatti va a servire per la partita sul 5-4, sul 6-5, e sull’8-7, senza mai riuscire a chiudere né ad arrivare a match point. Davis arriva più volte a due punti dal match, ma il braccio le trema ogni qual volta si trovi avanti, e allora quei dritti a 140 km/h che prima finivano sulla riga, ora si fermano a metà rete o sono fuoricampo. È il caso dei primi tre match point dell’incontro, tutti per Davis sul 10-11. Il primo se ne va con un gratuito di dritto; gli altri due sono ben giocati da Halep. Davis chiama un MTO al termine del gioco per un’unghia del piede rotta, con grande fastidio di Halep, immobile per la durata dell’interruzione a fissare incredula il suo allenatore Darren Cahill. Halep torna a servire per l’incontro sull’14-13, dopo aver sprecato cinque palle break sull’undici pari. Basta il primo match point. Dopo tre ore e tre quarti, Halep è sopravvissuta alla tempesta (“Sono quasi morta”, dirà a fine match)Ora si tratterà di recuperare le energie e poi, da lunedì in poi, bisognerà ingranare un’altra marcia. Davis ha destato un’ottima impressione: gioco frizzante e propositivo, fase difensiva eccellente, e mai doma di spirito. Con l’aiuto della costanza, potrà tornare vicino al numero 26 toccato lo scorso anno.

Lorenzo Dicandia

LA SUPERSFIDA NON C’È, DOMINA ANGIE – Il braccio sinistro di Angelique Kerber (16 WTA, qui è tds n.21 perché non sono stati conteggiati i punti di Sydney) è rivitalizzato dalla cura Fissette, e non dà scampo a quel che resta di Maria Sharapova. Il campo ha detto che è lontano il momento in cui la principessa siberiana tornare a competere ai massimi livelli. Angelique invece sembra rinata senza il peso di essere sempre la favorita. Anche il suo tennis appare diverso, è molto aggressiva e usa i suoi piedi alati per anticipare il colpo e comandare il gioco, non solo per remare.

Angelique Kerber non era la favorita della vigilia, ma sta decisamente scalando le gerarchie

Nessuna storia nel primo set, le uniche cose che Maria vince sono il sorteggio e un game di battuta benedetto da un rocambolesco nastro. Per il resto la tedesca la stritola fra le spire di un ritmo che Maria non conosce più. Ci prova, grinta e rituali sono quelli di sempre ma gli errori fioccano come la neve a Cervinia e anche se entrano i suoi colpi paiono non far più male. Ciò che non le mancherà mai però è l’orgoglio e così nel secondo parziale abbiamo un accenno di incertezza. Kerber brekka subito per il 2-0 ma la russa prende a giocar bene e chiude lo strappo. Poi tiene (rarità) un servizio a zero ed è ancora nel match. Arriva a tanto così dal prendersi il servizio avversario per il 4-3 ma su quel comodo dritto messo largo le sue speranze crollano definitivamente. Forse per lei sarebbe meglio in questo periodo evitare le distrazioni e concentrarsi per un po’ solo sul tennis. ‘Angie’ prosegue senza intoppi il suo cammino e attende agli ottavi una tra Radwanska e Hsieh: giocherà ancora da favorita.

Raffaello Esposito

PLISKOVA VINCE IL DERBY – Relativamente più semplice il match di Karolina Pliskova, ex numero uno, contro la connazionale Lucie Safarova, su una Margaret Court Arena risparmiata dal caldo soffocante dei giorni scorsi. Successo in due set tirati. L’approccio tattico delle due connazionali non potrebbe essere più diverso; mentre Safarova si affida all’1-2 e alle accelerazioni sulle linee laterali (quasi sempre il dritto, una vera arma impropria) la più famosa connazionale ingaggia palleggi pesanti e profondi in attesa dello sbaglio e di una palla più corta da chiudere. Safarova sa bene quanto la compagna di Fed Cup sia tanto fenomenale negli scambi da ferma quanto in difficoltà negli spostamenti laterali e quando può tenta di toglierle il tempo con vere e proprie cannonate col suo dritto mancino. Il primo set corre via equilibrato fino al tie break; anche quest’ultimo fila liscio fino al 6-6, nessun segno di cedimento da entrambe, ogni punto è difeso con le unghie. È però la Pliskova ad aggiudicarsi il parziale, con un urlo liberatorio, issandosi sul 7-6, poi 8-6, in un primo set durato 50 minuti equilibrato ma combattuto. Anche nel secondo set nessuna delle due ha intenzione di mollare il servizio, i game si susseguono senza scossoni finchè, nell’undicesimo gioco, da 0- 30 Pliskova si aggiudica il break nel momento critico della partita, anche attraverso una splendida palla corta con la quale punisce Safarova. Karolina con le sue bordate  chiude in un’ ora e mezza e vola agli ottavi di finale. Alla tds n.6 basta soltanto alzare il livello del gioco nei punti chiave per aggiudicarsi questo match , e si presenta agli ottavi come una delle favorite di questi Australian Open.

Michele Blasina

UN OTTAVO DA NON PERDERE – Definito intanto il primo ottavo di finale della parte alta del tabellone: a sfidarsi per un posto nei quarti saranno Garcia e Keys. Madison (assente lo scorso a Melbourne a causa dell’operazione al polso) ha superato in due set la rumena Ana Bogdan in un’ora e 13 minuti di gioco (6-3 6-4 il punteggio finale). “Sono felice della mia settimana finora”, ha dichiarato Keys in conferenza stampa. “In generale ho giocato molto bene e in maniera intelligente”. Più complicato il passaggio del turno per Caroline, costretta al terzo e a due ore di gioco da Aliaksandra Sasnovich. Avanti 6-3 3-1, Garcia ha subito la reazione di Sasnovich, che ha chiuso il secondo set per 7-5. Nel parziale decisivo la francese è tornata a comandare, incamerando quattro giochi consecutivi dal 2-2 e centrando per la prima volta in carriera il quarto turno all’Autralian Open.

OSAKA SPEGNE LE SPERANZE DELL’AUSTRALIA – A suon di colpi vincenti, la 20enne Naomi Osaka ha sconfitto Ashleigh Barty, testa di serie n.18 e ultima australiana ancora in gara nel singolare, con il netto punteggio di 6-4 6-2 in un’ora e tredici minuti di gioco. A fine partita, Osaka si è detta quasi dispiaciuta per il pubblico di casa. La nipponica agguanta così per la prima volta nella sua ancora carriera gli ottavi di finale in uno Slam. Affronterà la n.1 al mondo Simona Halep, provata dalla maratona contro la statunitense Lauren Davis. La rumena si è aggiudicata entrambi gli scontri diretti contro Osaka ma sempre in tre set. La ceca Barbora Strycova, testa di serie n.20 del tabellone, ha liquidato in poco più di un’ora di gioco la lucky loser americana Bernarda Pera con un duplice 6-2 e raggiunto nel secondo ottavo della parte alta la connazionale Karolina Pliskova. Un derby che si annuncia ad alta tensione dopo i dissidi di qualche mese fa, nati a causa del furtivo passaggio di Tomas Krupa, ex allenatore di Strycova, sulla panchina di Pliskova.

10 YEARS LATER – A 32 anni Su-Wei Hsieh continua ad essere la sorpresa “oldies” degli Australian Open: conquista a 10 anni di distanza dalla prima e unica volta, gli ottavi di finale per 6-2 7-5 contro una Radwanska acciaccata e veramente in partita soltanto nel secondo set. L’ultimo incontro della Margaret Court Arena vedeva di fronte due delle giocatrici più abili a rompere il ritmo alle avversarie; da un lato una Radwanska reduce da due match molto combattuti chiamata a confermare il suo pedigree, dall’altro una Hsieh che, a 32 anni suonati, dopo avere strapazzato Garbine Muguruza, può concedersi il lusso di giocare a mente e braccio liberi. L’asiatica parte con qualche incertezza al servizio ma è bravissima a nascondere le chiusure bimani tanto che più volte Radwanska non sembra nemmeno provare ad inseguire i suoi lungolinea. Hsieh è conscia dei problemi dell’avversaria e continua ad attaccare tanto che chiude il primo parziale 6-2 con un break e la “maga” nella pausa lunga chiama il fisioterapistaAgnieszka prova a reagire ma al fastidio del ginocchio si aggiunge quello per una chiamata (sbagliata) dell’arbitro e un’avversaria che si diverte a scacciare gli insetti dal campo ogni volta che ne vede uno; sotto per 2-0 e per 4-2 con orgoglio (fantastico un lob fatto al termine di uno scambio nel quale Hsieh le aveva fatto toccare tutti gli angoli del campo) trova per 2 volte le forze per riportarsi sul pariLa tennista di Taipei però è troppo lucida e cinica: ad una polacca che prova a variare il suo gioco e a scendere a rete risponde proponendo sempre una palla diversa ed obbligando la Radwanska a fare chilometri e chilometri. Come era successo nel primo parziale, dopo un primo match point annullato, chiude con un break e vola agli ottavi (eguagliando il suo miglior risultato risalente al 2008) dove incontrerà Angelique Kerber. Ancora una volta senza nulla da perdere.

Francesco Monesi

Risultati:

[17] M. Keys b. A. Bogdan 6-3 6-4
[1] S. Halep b. L. Davis 4-6 6-4 15-13
[8] C. Garcia b. A. Sasnovich 6-3 5-7 6-2
[6] Ka. Pliskova b. [29] L. Safarova 7-6(6) 7-5
[20] B. Strycova b. [LL] B. Pera 6-2 6-2
N. Osaka b. [18] A. Barty 6-4 6-2
[21] A. Kerber b. M. Sharapova 6-1 6-3
S.W. Hsieh b. [26] A. Radwanska 6-2 7-5

IL LIVESCORE DEL DAY 6: UOMINI – DONNE
I TABELLONI COMPLETI: UOMINI – DONNE

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Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

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Australian Open

Nadal: “Felice di come sono arrivato in semifinale”

Il maiorchino già con la mente rivolta alla semifinale con Tsitsipas: “Lui è in costante miglioramento, sarà dura”

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La cronaca del match di quarti con Tiafoe
Nadal nel nuovo spot KIA [VIDEO]

Quali sono alcuni dei tuoi riti giornalieri che continuano a farti esibire al meglio?
Non ho riti giornalieri. Normale gestione. No, non c’è qualcosa di particolare che faccio ogni giorno, no, no. Davvero.

Avevi un cerotto sulla zona addominale. È per lo stesso problema di cui hai sofferto lo scorso anno?
Sono in semifinale. Non è il giorno adatto per parlarne. Grazie mille per esserti preoccupato. Sono cose che succedono durante il torneo, tutto qui.

 

L’Australian Open è spesso una sfida, piena di ostacoli. Cosa significa per te raggiungere la semifinale dopo essere stato fuori dal tour per un lungo periodo?
È una bella sensazione, ovviamente. È vero, ho avuto un infortunio dopo l’altro per qualche mese. Come sempre, non è facile dire che non è stato un periodo facile per me perché la vita è molto più difficile per la maggior parte delle persone che per me, ovviamente. Ma a livello personale, ovviamente ci sono stati dei problemi uno dopo l’altro, quindi non una situazione facile. Sì, l’ultimo problema si è presentato ad Abu Dhabi, quindi non ho avuto la possibilità di giocare a Brisbane. È stato, naturalmente, un momento difficile. Allo stesso tempo è stato positivo che mi sono sentito di giocare bene, che mi sono allenanto bene a Brisbane. Quella è stata una settimana positiva per gli allenamenti. Sono venuto qui con la sensazione positiva di aver fatto tante cose bene prima dell’inizio del torneo. Poi devi competere, devi vincere le partite, perché dopo qualche tempo senza competizioni è sempre una sfida. Ma ho fatto davvero tante cose bene durante l’intera settimana. Per me, sì, è molto speciale essere di nuovo dove sono oggi. Significa che ho iniziato di nuovo bene la stagione, e questo è molto positivo per me. Certo, ora mi aspetta un’altra partita difficile contro Stefanos. Ma essere in semifinale nel primo Grand Slam dell’anno dopo quello che è successo negli ultimi mesi, che accadano cose grandiose nei prossimi due giorni o meno, è comunque stato un inizio dell’anno positivo per me.

Sei ben consapevole di come tutti parlano dell’ascesa dei NextGen, che mettono alla prova voi altri. È importante per te, quando li affronti in questa fase di uno Slam, premere sull’acceleratore, batterli in modo da assicurarti che non inizino ad acquistare fiducia in se stessi nei vostri confronti?Ad essere onesto, per me, io gioco un’altra partita, che siano NextGen o no. Per me quello che conta davvero è vincere la partita e darmi la possibilità di passare al prossimo turno. Questo è quello che sento veramente in questa fase della mia carriera. Non si tratta di dargli fiducia o no. So che sono bravi. So che lotteranno per i risultati più importanti nei prossimi due anni. Io non la prendo in questo modo. La vedo come una partita difficile contro giocatori che hanno un sacco di energia. Tutto qui. È un’altra partita. È una partita difficile. Cerco di fare quello che so fare, di farlo bene per cercare di darmi la possibilità di passare.

Qual è stata la tua impressione sul gioco di Frances ora che hai avuto l’occasione di giocare contro di lui per la prima volta?
Sì, è veloce. Ha un dritto fortissimo. A volte è difficile leggere il suo gioco perché può andare a rete, qualche volta può giocare uno slice, può fare anche un buon rovescio. Può fare ottimi colpi da ogni punto del campo. Questa è la mia sensazione. Poi è vero che ho giocato una partita molto solida. La sensazione di avere il break all’inizio di ogni set, mi ha dato molta fiducia. Poi ho servito bene, ho giocato in modo solido. Lui è stato sotto nel punteggio per tutto il tempo: non è facile giocare quando è così.

Puoi guardare avanti alla tua semifinale contro Tsitsipas. Cosa ti viene in mente dalle volte in cui ci hai giocato in passato?
Sì, è un giocatore che non so se quello che è successo in passato avrà un grande impatto o meno su quello che può accadere, no? Quando affronti questi giovani giocatori, sono in costante miglioramento. Lui è sicuro. Ha vinto tanti buoni match. Sarà dura. Per me è sempre lo stesso: sei in semifinale di un Grand Slam, non puoi aspettarti un avversario facile. Stefanos è uno dei migliori giocatori del mondo. Per avere la possibilità di essere in finale, ho bisogno di giocare al meglio, ed è quello che cercherò di fare.

Hai visto la sua partita contro Roger? Cosa ti ha colpito di più?
Ho visto il primo set, poi sono andato a cena. Per la verità, ho visto il primo set e poi, sì, sono andato a cena con la squadra. Siamo spagnoli, quindi andiamo a cena tardi. Non rientriamo così presto. Sì, c’è stato un tennis di ottima qualità in quel primo set. Tiebreak molto emozionante. Poi non l’ho più guardato. Ma l’ho visto giocare oggi. L’ho visto giocare l’altro giorno contro Basilashvili. È un giocatore carismatico. Ottimi colpi da entrambi i lati, ottimo servizio. Sì, è una bella sfida per me. Spero di essere pronto. Penso che sto giocando bene.

Sei stato sorpreso di tornare e scoprire che aveva vinto?
Penso che Roger nel secondo set sia stato sfortunato. Stavo seguendo il punteggio dal vivo. Tanti breakpoint in momenti cruciali che se ne avesse trasformato uno, uno di quei breakpoint, probabilmente avrebbe fatto una grande differenza nel punteggio finale. Sorprendente o no, non dirò di no perché quando Federer è in campo, è sempre una sorpresa se perde, no? Ma sappiamo che sono bravi. Sappiamo che Stefanos è uno di quei giocatori che può vincere contro chiunque. È stata una sorpresa ma non una gran sorpresa. So che Stefanos è pronto a vincere contro chiunque.

Hai giocato molte partite brevi. È uno dei tuoi anni migliori in Australia? ti senti in una buona posizione quest’anno?
Sto giocando bene. Ho fatto bene molte cose in questa settimana e mezzo. Vediamo. Non lo so. Non posso prevedere ciò che succederà. Vado avanti giorno per giorno e sono molto felice di come sono cominciate le cose per me, come ho detto prima. Il modo in cui sono arrivato in semifinale è molto positivo. Questa è l’unica cosa che posso dire. Per il resto cercherò di essere pronto.

Traduzione di Beatrice di Loreto

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Australian Open

Australian Open: Nadal domina anche Tiafoe, è pronto per Tsitsipas

Sesta semifinale a Melbourne per Rafa (una sola sconfitta, nel 2008 contro Tsonga) che liquida in tre set anche Frances Tiafoe

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Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

[2] R. Nadal b. F. Tiafoe 6-3 6-4 6-2

Aveva mostrato i muscoli contro Andreas Seppi e Grigor Dimitrov, ma contro Rafael Nadal oggi serviva qualcosa di più. Frances Tiafoe non è riuscito a impensierire il maiorchino che ha dominato il match in lungo e in largo, concedendosi un solo momento di titubanza nel secondo set. Letale al servizio e con il dritto, Nadal ha spento sin dai primissimi giochi ogni possibile velleità di Tiafoe. Lo spagnolo raggiunge la semifinale senza perdere un set (terza volta che ci riesce a Melbourne, undicesima in totale negli Slam). Troverà Stefanos Tsitsipas (già battuto due volte in altrettanti precedenti, a Barcellona e Toronto) e venerdì andrà a caccia della sua quinta finale australiana. Tiafoe dal canto suo può consolarsi con il proprio nuovo best ranking (sarà numero 30 da lunedì).

Pronti, via ed è subito 3-0 Nadal. Tiafoe paga dazio dal lato del rovescio col quale non riesce a contenere le traiettorie mancine di Rafa. Con quel colpo o sbaglia direttamente o accorcia lasciando Nadal libero di fare ciò che vuole. Il maiorchino, sicuro del break già ottenuto e forte di un servizio che pare inscalfibile, almeno dal Tiafoe visto finora, tenta qualche risposta anticipata a tutto braccio. Testimonianza questa della grande tranquillità con cui sta affrontando la partita, anche l’avversario non sta facendo molto per metterlo in difficoltà. Si vede qualche errore di rovescio anche per Nadal, ma quasi tutti frutto della ricerca del vincente. Lo scambio che, dopo mezz’ora di gioco, chiude il primo set è una sintesi efficace dell’andamento del match: un paio di accelerazioni di Tiafoe abilmente gestite da Nadal che poi costringe lo statunitense ad un massacrante destra-sinistra, prima di piazzare l’ultimo dritto vincente.

Nadal scappa subito avanti di un break anche nel secondo set, ma nel quarto gioco calano sia la percentuale di prime che la precisione da fondo. Tiafoe avverte che il momento potrebbe essere favorevole e spinge, ma sulla palla break non arriva bene sul mortifero servizio slice di Rafa. Lo spagnolo continua a sbagliare e concede un’altra chance, ma viene graziato da alcune ingenuità dell’avversario. È l’unico momento di incertezza per Nadal, che riprende rapidamente le redini del match e torna a farsi pericoloso sul servizio di Tiafoe. Lo statunitense annulla tre set point nel nono gioco, ma nel successivo non può nulla contro le accelerazioni di dritto di Rafa. 6-3 6-4 dopo un’ora e venti minuti.

Come nei precedenti set, Nadal mette pressione da subito e strappa ancora una volta il servizio all’avversario nel primo gioco. È il colpo del KO. Tiafoe consegna le armi, cede una seconda volta la battuta e scorta Nadal nella passerella che lo conduce verso la sua sesta semifinale agli Australian Open.

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Il tabellone maschile

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