Roland Garros: Sharapova vs Serena, un ottavo da sogno

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Roland Garros: Sharapova vs Serena, un ottavo da sogno

PARIGI – Masha lascia 3 giochi a Pliskova, Williams in controllo contro Goerges. Si ritrovano 2 anni e mezzo dopo l’ultima volta. Halep avanza, Kvitova affonda

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 21- Fabio sì, Camila no

da Parigi, i nostri inviati Laura Guidobaldi, Ilvio Vidovich e Ruggero Canevazzi

MARIA SCATENATA – Il ritorno sul Centrale del Roland Garros, Masha, se lo vuole godere tutto. Perfetta da fondo e chirurgica, la russa, come una tigre siberiana, fa un sol boccone di una irriconoscibile Karolina Pliskova, n. 6 del mondo e semifinalista a Porte d’Auteuil l’anno scorso. Niente da fare per lei che subisce per 58 minuti la furia dell’ex n. 1 del mondo, cercando di arginare fendenti da una parte all’altra del campo. Estremamente fallosa e ferma sulle gambe, la ceca non è mai entrata in partita.

 

Elegantissima nel suo vestitino blu petrolio, Sharapova ritrova il campo Philippe Chatrier dopo tre anni dalla sua ultima partecipazione allo Slam parigino nel 2015 (gareggia a Porte d’Auteuil per la 14esima volta in carriera). Quando in conferenza stampa le avevano chiesto se adesso che avrebbe giocato contro la Pliskova, fosse contenta di ritrovare il Centrale, lei molto sottilmente aveva risposto “ma c’è anche Sharapova sai?”. Sì, Sharapova c’è, in pieno controllo nel primo set contro Karolina Pliskova, la gemella più forte ed ex n. 1 del mondo nel 2017. Imperterrita e concentratissima nel suo martellamento, Maria stordisce subito la ceca che subisce un netto 6-2 in 28 minuti. Si tratta del loro secondo match; il primo, la finale di Fed Cup del 2015, era stato vinto da Maria. Fallosissima la semifinalista dell’anno scorso che non riesce a controllare le bordate della russa, andando spesso fuori giri. Indietro con il peso del corpo e dritta con le gambe, Karolina commette tanti, troppi gratuiti. La siberiana è più centrata e precisa negli scambi, cercando sempre righe e angoli; solida e spesso “letale” anche in risposta Maria, che nel secondo parziale sale 3-1. Costantemente spinta indietro, Pliskova viene letteralmente bombardata da Masha che continua a far schizzare i suoi fendenti sulle righe. Un ruggente “come on!” decreta il 4-1 tutto russo. Troppo lenta a uscire dal servizio, la ceca si ritrova troppo spesso con i missili di Sharapova tra i piedi, non riuscendo poi a controllare i propri colpi. Sempre più scatenata, Maria continua a tempestare l’avversaria per poi “sbeffeggiarla” con smorzate chirurgiche. Bastano 58 minuti a Sharapova per liquidare la n. 6 del mondo con un impietoso 6-2 6-1.

SUPER SFIDA -“Sono estremamente soddisfatta” dice Masha al microfono di Marion Bartoli, “sapevo che sarebbe stato un match molto difficile ma sono riuscita a mettere in campo un ottimo tennis e ora sono davvero molto molto felice!”. Maria non nasconde la sua passione per Parigi, le cui immagini vengono spesso postate dalla campionessa sui social. Il Museo Picasso, il quartiere di Saint-Germain-des-Prés… “Oui! J’aime beaucoup Paris e merci, merci beaucoup pour votre support!” (“sì, mi piace tanto Parigi, grazie, grazie mille per il vostro supporto), risponde in francese una raggiante Sharapova. È la prima volta che la russa risponde in francese a bordocampo. Un messaggio subliminale di sfida a Serena? Williams, infatti, a fine match, ringrazia sempre gli spettatori in francese; lunedì agli ottavi ci sarà la sfida shock n. 22 tra le due super campionesse, con l’americana in vantaggio 19 a 2.

SERENA SUL VELLUTO – La partita che ci voleva per Serena Williams, dopo le fatiche dei primi due turni contro Krystina Pliskova e soprattutto Ashleigh Barty. La campionessa statunitense vince infatti in due rapidi set – 6-3 6-4 in un’ora e un quarto di gioco – contro la n. 11 del mondo e del seeding Julia Goerges, in un match mai in discussione. La tedesca infatti gioca la partita perfetta… per la sua  avversaria. Non punta a sfruttare il punto debole di Serena, la limitata mobilità, e invece di farla muovere per aprirsi il campo, cerca di chiudere il punto dopo 2-3 colpi. Come va bene a Serena: perché se la metti solo sulla potenza, ancora adesso è la n. 1. Se ci aggiungiamo che Goerges commette una quantità impressionante di errori (49 in tutto, tra forzati e non forzati) e sulla sua seconda di servizio la 23 volte campionessa Slam fa quello che vuole (63% dei punti), ecco spiegato il risultato.
La partita tanto attesa è dunque realtà: la 22esima sfida Serena-Masha. 19-2 per la 36enne statunitense i precedenti, che ha vinto le ultime 18 sfide e non perde contro la russa dal 2004. Ma questo è il primo match tre le due dopo la squalifica di Maria e la maternità di Serena. Insomma, potrebbe essere tutta un’altra storia. Stay tuned.

GARBINE IN – Il programma è compresso, si parte alle 11. Sul Chatrier Scende la campionessa 2016 Garbine Muguruza (3 WTA, tds 3) e strapazza senza tanti riguardi Sam Stosur (90 WTA), a noi sempre cara per quella finale 2010 persa contro Francesca Schiavone. Il tradizionale acquarellista francese a bordocampo non fa neanche in tempo a squadrare il foglio che il primo set termina con un crudele 6-0. Stosur non regge più a questi livelli, gioca troppo alto e lento, l’altra prende la mira è cannoneggia. Sam salva l’onore rimontando nel secondo da 0-2 ma non può far di più. Muguruza al prossimo turno contro l’ucraina Tsurenko, che ha sconfitto in due set la slovacca Rybarikova. Uno pari i precedenti.

PETRA OUT – Tanto tuonò che piovve. Petra Kvitova (8 WTA, tds 8) ultimamente ha l’abitudine di complicarsi gli incontri e stavolta il recupero non le riesce. Perde il match K2 contro la estone Anett Kontaveit (24 WTA, tds 25), già battuta due volte in carriera, quando era avanti in entrambi i set. Nessuna continuità nel suo gioco, un mare di doppi falli e il dritto ballerino la condannano. Nel primo set la ceca manca due palle per il 4-1 pesante e si incarta. Finisce sotto 3-5 sbagliando sempre i lati d’attacco, recupera fino al tie break e lì, sul 5-4 in suo favore e due servizi, pensa bene di commettere doppio fallo. Kontaveit ringrazia e incamera. Nel secondo parziale si lotta per ogni centimetro di terreno, le palle break si sprecano, quinto e sesto gioco durano poco meno di mezz’ora. Kvitova emerge dalla rissa avanti 4-2 e servizio ma questa è la giornata della sua avversaria, che rimonta furiosamente anche perché lei da quel momento è incapace di tenere un singolo turno di battuta. Kontaveit risponde alla grande e non arretra mai in palleggio, manca due palle match sul 5-4 e quando Petra pareggia sembra che il suo treno sia passato. Invece brekka ancora ma inutilmente, perché l’avversaria, ai suoi ultimi fuochi, impatta una seconda volta. Altro tie break. Kvitova scatta 2-0 ma quando poco dopo commette il suo settimo doppio fallo (del set!) è già a rincorrere. A simbolo del suo sciagurato incontro possiamo prendere l’errore marchiano che la manda sotto 3-6. Attacca a rete, l’altra alza una palla comoda da chiudere in volée alta ma la ceca cerca uno smash impossibile che finisce diretto sui teloni. È finita, dopo un sacrificio di Kontaveit al dio Braccino (doppio fallo del 4-6) l’ennesima risposta out pone fine al match. Ora affronterà Sloane Stephens, vittoriosa 8-6 al terzo contro un’ottima Camila Giorgi.

COMPLOTTO A PARIGI? – Nota di cronaca a margine. La pioggia ha tormentato il torneo nei giorni scorsi e allora il Commissioner Autonominato John McEnroe dichiara in tv che possiede le prove di un complotto guidato dai grandi campioni di Parigi, Nadal, Borg e Wilander fra gli altri, perché non venga mai costruito il tetto sul Centrale del Roland Garros. “Grazie a Lendl qui ho il peggior ricordo della mia carriera, su questo campo abbandonato da Dio. Da oggi la mia missione sarà assicurarmi che venga costruito il tetto. Grandioso John, come sempre.

HALEP SPIETATASoffre solo nel primo set Simona Halep, contro un’Andrea Petkovic che conferma le ottime cose mostrate sin qui. La tedesca, che infiniti lutti addusse ai francesi – ha estromesso Kiki Mladenovic al primo turno – ha condotto a lungo il gioco, ma al momento decisivo è venuta fuori la maggior classe della n.1 del mondo e finalista di Melbourne. Nel secondo set invece non c’è stata storia, anche perché Andrea è stata molto sfortunata quando sul 15 pari del game iniziale, nel tentativo di recuperare una palla, ha fatto un movimento di troppo col ginocchio destro e perso il game ha chiesto il MTO. La fisioterapista è giunta sull’assolato campo 18 dopo diversi minuti, facendo stendere Petkovic e poi fasciandola abbondantemente. Sul 3-0, la n.107 del mondo si è liberata di tutto il lavoro fatto dalla fisioterapista (col forte caldo non doveva essere semplice) e ha proseguito, ma la finalista dell’anno scorso non ha avuto nessuna pietà, chiudendo con un impietoso bagel. Ora Simona se la vedrà con la belga Elise Mertens, tds n.16.

ha collaborato Raffaello Esposito

Risultati:

[10] S. Stephens b. C. Giorgi 4-6 6-1 8-6
[3] G. Muguruza b. S. Stosur 6-0 6-2
L. Tsurenko b. [19] M. Rybarikova 6-2 6-4
A. Kontaveit b. [8] P. Kvitova 7-6(6) 7-6(4)
[28] M. Sharapova b. [6] Ka. Pliskova 6-2 6-1
[16] E. Mertens b. [24] D. Gavrilova 6-3 6-1
[1] S. Halep b. A. Petkovic 7-5 6-0
[7] C. Garcia b. I.C. Begu 6-1 6-3
S. Williams b. [11] J. Goerges 6-3 6-4
[12] A. Kerber b. [18] K. Bertens 7-6(4) 7-6(4)

Il tabellone femminile

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evidenza

Ufficiale: il Roland Garros slitta di una settimana. Si parte il 30 maggio

Qualificazioni al via il 24 maggio. Preoccupa la situazione della pandemia in Francia, ma con le nuove date aumentano le speranze di parziale apertura al pubblico.

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Roland Garros 2020, trofei (via Twitter, @rolandgarros)

Adesso è ufficiale: il Roland Garros è stato posticipato di una settimana, come aveva anticipato nei giorni scorsi il ministro dello Sport francese. Un provvedimento reso necessario dall’adeguamento alle misure contro la pandemia messe in atto dal governo, che ha imposto un nuovo lockdown per arginare la crescita dei contagi. Lo Slam parigino prenderà il via con i tabelloni principali il 30 maggio, per terminare il 13 giugno. Le qualificazioni sono previste a partire dal 24 maggio. “Anche in questo caso è stato necessario un approccio agile alla calendarizzazione degli eventi – hanno commentato in una nota congiunta ATP e WTA -, la decisione è stata presa nel contesto delle restrizioni per il Covid-19 recentemente aumentate in Francia. Il posticipo consente maggiori probabilità di aprire le porte del Roland Garros ai tifosi“.

E diventa questo, adesso, il fronte sul quale attendersi aggiornamenti. Nel 2020 il torneo venne posticipato di quattro mesi, con l’ingresso del pubblico limitato a 1000 spettatori al giorno. L’ipotesi delle porte chiuse per il 2021 – che sarebbe stata molto probabile, nelle date originarie – è da scongiurare sul piano economico per la FFT, che quindi confida nello slittamento per ottenere l’autorizzazione a una quota di ingressi da definire. Il provvedimento è coerente con la previsione, da parte del presidente francese Emmanuel Macron, di un parziale riavvio degli eventi all’aperto con il pubblico a partire dalla seconda metà di maggio. Nella nota diffusa dalla FFT, si spiega come “ogni settimana possa risultare importante” nell’ottica di aumentare la probabilità di vedere gli spettatori.

LE CONSEGUENZE – Prevedibile a questo punto un effetto domino sul calendario. La “nuova” seconda settimana del Roland Garros va a sovrapporsi alle date assegnate ai tornei di Hertogenbosh, Stoccarda e Nottingham. Eventi per i quali scatta sin da subito la ricerca di una nuova collocazione in calendario, che però non appare scontata. In caso di annullamenti – si legge da fonti francesi – anche la FFT potrebbe essere chiamata in causa per compensare le perdite nei bilanci.

 

Si svuota così anche la settimana (quella del 24 maggio) che precedeva l’avvio originario di Parigi, con possibili ripercussioni sui tornei di Lione e Ginevra che partiranno il 16 maggio. Sul tavolo anche una questione tecnica. Con la finale del Roland Garros in programma il 13 giugno, i migliori protagonisti dello Slam parigino andrebbero incontro a un salto brusco dalla terra all’erba dei due ATP 500 di Halle e Queen’s. Sarebbero soltanto 15, in sostanza, i giorni a separare l’ultimo atto del Roland Garros dall’atteso inizio di Wimbledon.

Il Board degli Slam, dal canto suo, ha espresso il proprio supporto alla strategia francese. Con un appunto particolare che arriva proprio da Londra: “Nella straordinarietà della stagione in corso – comunicano dall’All England Club – viene accettata di buon grado la riduzione in via eccezionale a due settimane degli appuntamenti sull’erba che separano il Roland Garros da Wimbledon, a differenza delle tre settimane istituite nel 2015“. Le qualificazioni dei Championships prenderanno il via il 21 giugno, i tabelloni principali lunedì 28.

LE REAZIONI – Prima dell’ufficialità, il tema dello slittamento del Roland Garros era stato comunque lanciato da L’Equipe. Aprendo un dibattito che, ne siamo certi, vedrà aggiungersi più voci già nelle prossime ore. Nel frattempo, se la numero uno WTA Ashleigh Barty ha diffuso parole di ampia apertura (“Viene prima la salute, nel momento difficile che stiamo vivendo sarà comunque un privilegio giocare il Roland Garros”), decisamente più pungente è stato il pensiero di Alizé Cornet. Da Charleston, fresca di successo su Elise Mertens, la francese non ha esitato a definire “un disastro” l’operato del ministro dello Sport Roxana Maracineanu. Argomentando così: “Non ho nulla contro di lei, ma prende solo decisioni sbagliate. Anche da parte del torneo e della FFT, credo si tratti di una decisione molto egoistica, perché il calendario soffrirà di questo rinvio le ricadute saranno sui tornei previsti in quei giorni e sui giocatori che li avevano messi in programma“.

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Focus

Scegliere di rispondere: azzardo o mossa vincente?

Servire o ricevere? Durante il Roland Garros il 62% dei giocatori che ha vinto il sorteggio ha scelto la seconda opzione. Il break è spesso arrivato ma il gioco non sempre vale la candela

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Diego Schwartzman - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. Nel gioco del tennis, la dea bendata, nella forma di un lancio della monetina, assegna ad uno dei due giocatori (o delle coppie nel doppio) in campo il prezioso vantaggio di decidere da dove cominciare: se dal turno di battuta o da quello di risposta. Considerando l’enorme vantaggio dato dal servizio in campo maschile, la scelta parrebbe scontata. Inoltre, vincendo il primo turno di battuta, ci si mette in una posizione di testa all’interno del set, aumentando la pressione sull’avversario. Tuttavia, tanti tennisti scelgono di rispondere nel sorteggio. La logica è quella di fare il break in apertura, sfruttando il fatto che chi serve non è ancora entrato del tutto nel match. Ma quindi qual è la strategia giusta per cominciare bene? Se lo è chiesto Craig O’Shannessy, l’uomo dei numeri nel mondo del tennis professionistico, che vanta collaborazioni con giocatori di primissimo piano come Novak Djokovic e il nostro Matteo Berrettini. 

Analizzando i dati relativi a tutti i 127 match di singolare maschile dell’edizione appena conclusa del Roland Garros, O’Shannessy ha constatato che nella grande maggioranza dei casi (62% ovvero 79 volte) il giocatore che ha vinto il sorteggio ha scelto di rispondere. A fare eccezione rispetto a questa statistica ci sono però i migliori della classe. Nadal e Djokovic hanno scelto di servire tutte e tre le volte in cui hanno vinto il sorteggio. Il serbo ha optato per il servizio anche in occasione della finale. Da notare che nonostante non scaglino ace a 230 chilometri orari, i due primi giocatori nel ranking ATP sono quinto (Nadal) e ottavo (Djokovic) per percentuale di giochi vinti al servizio nelle statistiche annuali. Dunque se sai che molto probabilmente vincerai il primo game di servizio, perché rinunciare al vantaggio? 

Diego Schwartzman, semifinalista a Parigi nonché secondo nella classifica assoluta di game vinti in risposta (dietro a Nadal), è invece dell’altro partito ed in entrambe le occasioni in cui ha potuto decidere ha cominciato dalla risposta. L’idea, evidentemente diffusa sul circuito, che il break sia più probabile quando il giocatore al servizio è ancora freddo è abbastanza supportata dalle statistiche. Durante l’ultimo Roland Garros ci sono stati infatti più break quando il giocatore che ha vinto il sorteggio ha deciso di rispondere (30%) che in qualunque altra situazione (27% circa). Non una differenza enorme ma comunque una riduzione del vantaggio per chi sta al servizio. Ma essere premiato dal lancio della monetina aiuta in ogni caso, a prescindere dalla decisione che poi si prenda riguardo alla situazione in cui cominciare l’incontro. Infatti, chi ha scelto di servire ha vinto il 77% dei giochi contro il 69% di chi non lo ha scelto. Questo può dipendere dal fatto che come Schwartzman è consapevole delle sue doti in ribattuta, chi può contare su un gran servizio tende a sfruttarlo fin da subito e mettere il naso avanti. 

 

O’Shannessy ha inoltre esteso la sua analisi ai primi quattro giochi del match, distinguendo chi, dopo aver vinto il sorteggio, decide di servire da chi decide di rispondere. Chi decide di rispondere ha avuto più probabilità di trovarsi in vantaggio (3-1 o 4-0). Ma la differenza è sottilissima: 32 per cento contro 31 per cento. D’altra parte, però chi ha deciso di partire dalla ribattuta si è trovato molto più spesso in svantaggio (1-3 o 0-4) rispetto a chi ha deciso di iniziare dal servizio: 30% contro 25%. Ne consegue che il giocatore che ha deciso di servire si è anche più spesso trovato in situazioni di parità. Insomma, iniziare dalla risposta è una strategia più aggressiva, mentre iniziare dalla battuta è più conservativa. Ma il gioco parrebbe non valere la candela.

I limiti di questa analisi stanno soprattutto nell’utilizzo di un campione molto limitato e poco rappresentativo, quello dei soli match durante l’ultimo Roland Garros. Se la limitatezza del campione dipende dal mero numero delle osservazioni, in questo caso la scarsa rappresentatività si può attribuire a due fattori. In primis, il fatto che sia per l’appunto un Grande Slam dove si gioca al meglio dei tre su cinque e che quindi il vantaggio di cominciare meglio si attenua. In match più brevi, al meglio dei tre set, i giocatori potrebbero essere più incoraggiati a rischiare e cominciare in risposta. Ma l’effetto potrebbe essere anche inverso. In secondo luogo, il Roland Garros è l’unico Slam che si disputa sulla terra battuta: una superficie che, nonostante tutto, rimane nettamente più lenta delle altre, e che dunque aumenta la percentuale di turni vinti in risposta. Questo potrebbe influire sulla scelta dei giocatori al momento del sorteggio, incentivando ulteriormente la strategia di iniziare in risposta. Peraltro, quest’anno, causa lo spostamento in autunno, le condizioni erano ancora più lente. Una situazione in cui si presume che il vantaggio dato dal servizio si assottigli ancora di più.

D’altra parte, i tennisti sono animali strani, un po’ abitudinari e un po’ lunatici. È possibile che tendano a fare sempre la stessa scelta, anche giusto per scaramanzia. Il fatto che Nadal, Djokovic, Schwartzman e presumiamo molti altri abbiano fatto le stesse scelte per tutto il torneo, a prescindere dall’avversario e quindi dalle chance di fare break, ce lo fa intuire. È anche possibile che altri cambino idea a seconda delle sensazioni, di come si sveglino la mattina. Nonostante ciò, sarebbe comunque interessante ampliare quest’analisi a tutti i tornei del circuito ATP per poterne trarre delle conclusioni più solide. 

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Al femminile

Ancora sul Roland Garros

Da Sofia Kenin a Martina Trevisan, da Nadia Podoroska a Petra Kvitova e Garbine Muguruza: chi sono state le altre protagoniste dello Slam dominato da Iga Swiatek

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Sofia Kenin - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

1. Finali e numero di Slam
Ho aperto l’articolo della scorsa settimana sottolineando il dominio delle giocatrici giovani negli ultimi Slam. Dallo US Open 2018, con la vittoria di Osaka su Serena Williams, hanno sempre prevalso tenniste al massimo di 23 anni; solo Simona Halep ha fatto eccezione (Wimbledon 2019). C’è però da sottolineare un altro aspetto abbastanza curioso che riguarda questa stessa serie di Major: nella composizione delle finali, ha sempre vinto la giocatrice con meno titoli e finali Slam in carriera:

US 2018: Osaka (zero Slam) su Williams (23 Slam)

Aus 2019: Osaka (1 Slam) su Kvitova (2 Slam)
RG 2019: Barty (zero Slam) su Vondrousova (zero Slam)
Wim 2019: Halep (1 Slam) su Williams (23 Slam)
US 2019: Andreescu (zero Slam) su Williams (23 Slam)

Aus 2020: Kenin (zero Slam) su Muguruza (2 Slam)
US 2020: Osaka (2 Slam) su Azarenka (2 Slam e 2 finali)
RG 2020: Swiatek (zero Slam) su Kenin (1 Slam)

Come interpretare questi risultati? Ecco una possibile spiegazione: le giovani, che spesso in queste partite sono scese in campo da sfavorite, hanno finito per giocare con meno timori e condizionamenti. Le più esperte (come Williams, Kvitova, Azarenka) hanno probabilmente sofferto il peso della consapevolezza dell’importanza della posta in palio. Erano cioè profondamente consce, perfino troppo, di quanto potesse contare per la loro carriera un ulteriore successo Slam. In queste condizioni o si possiede un chiaro margine fisico-tecnico sull’avversaria, oppure chi affronta il match con la mente più sgombra finisce per avere la meglio.

2. Sofia Kenin
Nell’articolo della scorsa settimana ho sottolineato come nessuna delle giocatrici che erano arrivate almeno ai quarti di finale a Flushing Meadow sia poi riuscita a ripetersi al Roland Garros: miglior turno raggiunto in Francia il terzo, da parte di Putintseva e Mertens. Mi sembra un dato significativo per valutare quanto sia stato complesso il doppio impegno Slam, che prevedeva un passaggio di superficie con due sole settimane di separazione temporale fra i Major.

Impegno complesso non solo per ragioni tecniche, ma anche mentali e persino logistiche, visto che i trasferimenti transcontinentali nell’epoca del Coronavirus richiedono procedure specifiche che non facilitano gli atleti. A conti fatti, soppesando le prestazioni nei due Slam, Sofia Kenin e Petra Kvitova sono state le giocatrici più consistenti: non tanto per punti WTA conquistati, ma perché sono riuscite ad approdare al quarto turno a New York (sconfitte rispettivamente da Mertens e Rogers) e poi, a Parigi, a spingersi sino alla finale (Sofia) e alla semifinale (Petra).

Paradossalmente questa discreta consistenza nei due Slam potrebbe essere stata favorita dalle poche partite disputate al di fuori dei Major. Mi spiego. Sicuramente questo non ha permesso loro di arrivare rodate a inizio torneo, con qualche possibile extra-rischio iniziale. Però una volta superati indenni i primi turni, si sono ritrovate con un po’ più di benzina nel serbatoio rispetto a molta concorrenza. Kvitova infatti aveva perso immediatamente a New York/Cincinnati (sconfitta da Bouzkova) e poi aveva rinunciato all’impegno in Italia. Kenin era stata eliminata da Cornet all’esordio di New York/Cincinnati, e poi a Roma aveva giocato un solo match, perso addirittura per 6-0 6-0 contro Azarenka.

Non è usuale per una campionessa Slam in carica subire un doppio bagel. Una sconfitta durissima, che però (con il senno di poi, sia chiaro) potrebbe avere avuto un effetto quasi benefico. Perché se da una parte una batosta del genere ha diminuito la fiducia e l’autostima, dall’altra ha fatto scendere la pressione, visto che la responsabilità di dover fare per forza risultato era molto diminuita.

Con pochissimo rodaggio sulla terra, l’inizio parigino di Kenin è stato complicato: al primo turno si è ritrovata sotto di un break all’inizio del terzo set contro Ludmilla Samsonova, ma ha rimediato con un parziale conclusivo di sei game a uno (6-4, 3-6 6-3). Poi ha di nuovo perso un set contro Ana Bogdan (3-6, 6-3, 6-2), uscendo però ancora una volta alla distanza. Superato lo scoglio non impossibile di Irina Bara, al quarto turno è arrivata la prova della verità: lo scontro con Fiona Ferro.

Ferro era reduce dal successo nel torneo di Palermo (terra rossa); poi aveva rinunciato alla trasferta americana e, da francese, aveva puntato tutto sullo Slam di casa. E anche se non era testa di serie, era sicuramente una delle giocatrici da evitare, perché aveva mostrato di saper spingere benissimo con il dritto senza subire troppo dalla parte del rovescio, il suo colpo meno forte. Confesso che ritenevo Fiona favorita, e invece le cose sono andate diversamente.

Sotto 0-2 nel primo set, Ferro ha infilato un parziale di sei giochi che le è valso il primo set, e la sensazione di avere la partita in mano. Invece Kenin ha reagito: ha avanzato la propria posizione in campo e questo le ha permesso di condurre più spesso gli scambi (trovando più vincenti) ma anche di sfoderare tante smorzate efficaci. E le smorzate non soltanto le hanno portato molti punti, ma hanno anche finito per mandare in crisi fisica Fiona, costretta a frequenti rincorse in avanti. E così la partita è completamente girata, come testimonia il punteggio (2-6, 6-2, 6-1). A mio avviso con questa partita Kenin ha dimostrato che si era lasciata alle spalle la giornataccia romana contro Azarenka, che il cambio di superficie era ormai metabolizzato e che era di nuovo pronta a giocarsela sino in fondo. Come in Australia.

Nei quarti di finale contro Danielle Collins, Sofia ha iniziato un po’ titubante, probabilmente a causa dei precedenti scontri diretti negativi (3-0 per Collins, 6 set a zero), ma una volta ingranato ha sempre avuto la situazione sotto controllo, anche a dispetto del punteggio (6-4, 4-6, 6-0). Perché quasi non si riesce a spiegare come abbia potuto perdere il secondo set, chiuso con lo stesso numero di punti vinti (32 a testa), ma sfuggito per qualche distrazione di troppo nel decimo game. Poi però ha rimesso tutto a posto nel terzo set, ulteriormente aiutata da qualche problema fisico della avversaria.

Tutto sommato Kenin mi è sembrata sempre in controllo anche nella semifinale contro Petra Kvitova. Un match nel quale, a mio avviso, sono risultati fondamentali i fattori agonistici e mentali. Kvitova ha iniziato contratta, ha perso due volte di fila la battuta (Kenin si è trovata avanti 4-1 e servizio) e da quel momento ha continuato a inseguire, senza mai riuscire a rovesciare l’inerzia del match (6-4, 7-5). Nemmeno quando, nel secondo set, Sofia ha concesso qualcosa per un po’ di comprensibile braccino (sul 5-4 e servizio) sono cambiate le cose; un immediato controbreak ha fatto di nuovo la differenza. Un dato credo illustri bene la differenza di killer instinct delle protagoniste. Palle break convertite: Kenin 4 su 5, Kvitova 2 su 12.

Forse l’aspetto più interessante che si può ricavare dal Roland Garros di Kenin è questo: in tre partite contro avversarie di livello medio-alto (Ferro, Collins, Kvitova), Sofia ha sempre messo in campo lo stessa atteggiamento tecnico-tattico. Quando il match ha attraversato le fasi più complesse e lottate, ha sempre deciso di prendere in mano lei le sorti dello scambio, provando a spingere di più, e a cercare il vincente. Sui campi lenti dell’autunno parigino, più che i lungolinea rendevano molto gli incrociati stretti e i drop-shot; e Sofia ha dimostrato di saperli giocare con efficacia proprio in questi frangenti. Sono tratti caratteriali importanti, che spiegano come mai a soli 21 anni abbia già nel proprio palmarès una vittoria e una finale Slam.

Poco da dire sulla finale, persa quasi senza storia contro Swiatek (6-4, 6-1). Difficile capire quanto abbia inciso il problema alla gamba nel secondo set (evidenziato dal Medical Time Out). Resta il fatto che, superata la fase del recupero da 3-0 a 3-3 del primo set, Swiatek è sempre riuscita a comandare la situazione. E lo ha fatto con un margine tale da mettere in secondo piano le componenti agonistiche, nelle quali Kenin aveva dimostrato di avere un punto di forza.

a pagina 2: Nadia Podoroska

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