La doppietta azzurra, da 0 a… 193 – Ubitennis

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La doppietta azzurra, da 0 a… 193

Cecchinato verso la top 20, Fognini sogna i primi 10. Ferrer sempre più giù, sorpresa Ramanathan. Cornet ritrova il successo, si rivede Bouchard. Il problema calendario

Ferruccio Roberti

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0 – i top ten ATP e WTA impegnati nella prima settimana post Wimbledon. Erano previsti ben cinque tornei tra circuito maschile (Baastad, Newport e Umago) e femminile (Bucarest e Gstaad). Erano appena tre anche i top 20 (Schwartzman, Carreno Busta e Fognini, iscritti al torneo svedese) in tornei dall’entry list modesta, tutti con la chiusura dell’ammissione al main draw oltre la centesima posizione del ranking. Un problema non nuovo: la settimana successiva agli Slam, in un calendario sempre più fitto, ormai da qualche anno presenta il problema della mancata presenza delle stelle del tennis. Senza di loro, però, si penalizza l’affluenza di pubblico e lo share televisivo, scoraggiando investimenti che nel nostro sport non sono mai modici. Si dice sempre a giusta ragione che si gioca troppo, a discapito della salute dei tennisti e della qualità del loro tennis, ma una vera riforma del calendario, capace di distribuire meglio l’attività dei campioni durante l’anno ha un’urgenza e importanza decisamente maggiori del dibattito sul long set e della stessa riforma della Coppa Davis.

1 – il ritiro a tabellone sorteggiato (di Laslo Djere a Budapest) rivelatosi a posteriori il punto di svolta della carriera di Marco Cecchinato. Il 25enne siciliano aveva ovviamente già iniziato il personale processo di crescita tennistica (era reduce da Montecarlo, dove aveva vinto la prima partita della carriera in un Masters 1000) e presto sarebbe comunque arrivato a raccogliere quel che ha dimostrato pienamente di meritare. A fine aprile, tuttavia, frequentava ancora i Challenger e nel circuito maggiore, dove molto spesso doveva passare per le forche caudine delle quali, solo una volta era giunto ai quarti (Bucarest 2016). Quel ripescaggio in tabellone, chiave d’accesso sino alla vittoria del torneo, è stato un vero e proprio treno in corsa offerto dal destino, che Marco ha saputo in maniera eccellente cogliere per cambiare per sempre la sua carriera, come solo i vincenti sanno fare. In terra magiara è arrivato da numero 92 del mondo, e, dopo il successo di Umago, da oggi sarà 22 ATP. Settanta posizioni scalate e, soprattutto, la bellezza di più di 1300 punti conquistati in meno di tre mesi, lui che era arrivato a Budapest avendo raccolto nell’anno solare circa 600 punti. Una splendida favola sportiva che ha avuto un altro bellissimo capitolo a Umago: in Croazia non ha sconfitto nemmeno un top 70 per conquistare il secondo titolo della carriera, ma vincere un torneo non è mai facile, specie se si è reduci da mesi travolgenti emotivamente e tecnicamente (il passaggio terra-erba-terra, per le sue caratteristiche ed esperienze, decisamente ostico). Dopo aver sofferto (2-6 7-5 7-5) con Vesely, 73 ATP reduce dagli ottavi a Wimbledon, il palermitano non ha più perso un set, eliminando Diere (6-4 6-1), 100 ATP, Trungelliti (6-2 6-1), 188 ATP, e in finale Pella, 72 ATP (6-2 7-6). La fame tennistica e la personalità, oltre alle doti tecniche, fanno pensare che non sia finita qui: Marco, anche ora che i tornei sulla terra sono quasi finiti per questo 2018, saprà mostrarsi capace di sorprendere in positivo anche sul cemento all’aperto.

6 – le partite vinte da Ferrer nei tredici tornei giocati dopo aver raggiunto, nel primo torneo della stagione, la semifinale a Auckland. Un 2018 davvero nero, tennisticamente parlando, per l’ex numero 3 del mondo: nell’anno in cui nella vita privata ha vissuto la grande gioia di divenire padre per la prima volta, sono arrivate sette eliminazioni al primo turno e la vivida impressione di un fisiologico calo psicofisico, dopo aver richiesto tantissimo a corpo e mente lungo quasi vent’anni di carriera professionistica. A parte la gioia di aver regalato nella sua Valencia il punto decisivo per l’accesso alle semifinali di Coppa Davis (contro Kohlshreiber, unico top 50 sconfitto in tutto il 2018), davvero quest’anno c’è poco da ricordare di positivo per David. A Bastad, dove l’anno scorso aveva conquistato l’ultimo dei ventisette titoli vinti in carriera, perdendo in un vero scontro generazionale dal 19enne Casper Ruud, 147 ATP, si è condannato ad un grande salto indietro in classifica: da questo lunedì, dopo più di 13 anni (febbraio 2005) uscirà dalla top 50. L’inevitabile declino di un grande tennista non scalfisce l’ammirazione per quanto di straordinario ha fatto.

 

7 – le volte nell’ultimo anno solare in cui Guido Pella ha raggiunto almeno i quarti di finale in un torneo ATP. Il mancino argentino è riuscito, come una meticolosa formichina, a cogliere piazzamenti con buona regolarità in tornei su tre superfici diverse: sulla terra di Buenos Aires, Houston, Ginevra e Umago; sul cemento di Chengdu e Doha e sull’erba di Stoccarda. Risultati ottenuti senza particolari picchi di rendimento: nel lasso di tempo considerato ha battuto due volte (Houston e Ginevra) sulla terra Querrey (non propriamente un’impresa), Thiem a Chengdu (le difficoltà dell’austriaco sul cemento sono notorie) e Cilic a Wimbledon (ma la netta impressione è che sia stato il croato a suicidarsi). A Umago è arrivata la terza finale della carriera dopo quella all’ATP 500 di Rio nel marzo 2016 (che gli regalò il best career ranking di 39 ATP, dopo aver battuto in quel torneo Isner e Thiem) e quella di Monaco l’anno scorso. In Istria il 28enne argentino per arrivare in finale ha lottato almeno 100 minuti a partita: nell’ordine in cui li ha affrontati, ha eliminato Daniel (1-6 6-3 6-3), 89 ATP, Bedene (5-7 6-4 6-4) 81 ATP, Lajovic (7-6 7-5) 66 ATP, Haase (6-3 1-6 6-2) 38 ATP, per poi arrendersi al nostro Cecchinato.

8 – le eliminazioni al primo turno rimediate da Albert Ramos-Vinolas in questo 2018 che lo ha visto uscire dalla top 40, nella quale era entrato dopo i quarti nel Roland Garros 2016. La finale raggiunta lo scorso anno al Masters 1000 di Montecarlo lo aveva poi lanciato nella top 20, sino al best career ranking di 17 ATP. I primi sette mesi di stagione sono trascorsi per lui tra poche luci (finale all’ATP 250 di Quito e quarti a San Paolo) e molte ombre (undici sconfitte in ventisette incontri con tennisti non nella top 50). Questa settimana il trentenne spagnolo ha preferito non andare a Bastad, dove nel 2016 ha vinto l’unica delle sei finali giocate nel circuito maggiore, e recarsi invece a Umago, torneo che in tre partecipazioni una sola volta l’aveva visto arrivare ai quarti. Il suo momento nero è però continuato in terra croata: Ramos ha perso in tre set all’esordio contro Lajovic, con il quale conduceva 2-1 i precedenti, avendo vinto entrambi quelli giocati sulla terra.

18 – i mesi trascorsi dall’ultima finale giocata da Alizé Cornet nel circuito maggiore: nel gennaio 2017 giocò nel Premier di Brisbane la sua undicesima finale, cedendo il passo a Karolina Plyskova. A Gstaad la 28enne francese è arrivata dopo una prima parte di 2018 molto deludente, durante la quale solo a Charleston aveva vinto tre partite nello stesso torneo: inoltre, nello stesso periodo erano arrivate sei eliminazioni al primo turno (di cui tre sull’erba, superficie sulla quale non aveva vinto nemmeno un incontro). Risultati che stavano rischiando di far uscire la finalista degli Internazionali d’Italia 2008 dalla top 50, fascia di classifica nella quale da sei anni chiude la stagione. Iscrittasi per la prima volta in carriera all’International di Gstaad, ha sfruttato un’ entry list del tabellone estremamente modesta (lei era l’unica top 50 e la last direct acceptance era Kostova, 183 del ranking) per ottenere – senza perdere un set durante il suo cammino nel torneo il sesto titolo della carriera. L’ex 11 WTA (nove anni fa) ha sconfitto una sola top 100 nella sua settimana nel torneo svizzero: nell’ordine ha avuto la meglio su Soler Espinosa, 190 WTA, negli ottavi su Perrin, 147 WTA, nei quarti su Stosur 73 WTA, e in semi su Bouchard (7-6 1-0 rit.), 146 WTA. In finale ha poi sconfitto la lussemburghese Minella (6-4 7-6), 226 WTA.

95 – le settimane già trascorse da Fabio Fognini nella top 20 del ranking ATP: quest’anno sono state sinora diciassette, nel 2015 tre, nel 2014 cinquantadue e nel 2013 ventitre. Numeri molto probabilmente destinati ad aumentare da qui a fine anno: il numero uno azzurro doveva difendere soprattutto i 250 punti della vittoria di Gstaad, già rimpiazzati in questi giorni dal brillante successo di Bastad. Restano così in scadenza circa quattrocento punti in questo 2018, sparsi tra la finale di San Pietroburgo e le semifinali di Kitzbuhel e Stoccolma: grossomodo il margine di vantaggio che attualmente lo separa dalla ventunesima posizione. Senza dimenticare che il ligure comunque ha ancora tre mesi e mezzo di attività nei quali trovare preziosi punti. Quando Fabio in questi anni ha sbagliato in campo e deluso per motivi tecnici e comportamentali, non abbiamo lesinato critiche anche molto dure. Altrettanto doveroso, di fronte a questi numeri, è però adesso chiedersi quanti atleti italiani, in un momento attualmente non brillante dello sport azzurro in generale, sono o siano stati nell’ultimo decennio oggettivamente tra i venti più forti della loro categoria per due anni complessivi, soprattutto in specialità iper professionistiche e competitive come il tennis maschile. Crediamo molto pochi e, chi lo è stato, ha avuto celebrazioni e popolarità ben più elevate del ligure, le cui colpe relativamente a errori comportamentali e mancanza di grandi risultati nei tornei più importanti, giustificano solo in parte la disparità di trattamento di cui è stato vittima. Non solo: abbiamo ricordato qualche giorno fa che Fabio dal settembre 2012 è stabilmente nella top 50 e che solo otto giocatori (Federer, Nadal, Djokovic, Cilic, Isner, Gasquet, Raonic e Nishikori), tutti quantomeno riusciti ad arrivare alla top ten, attualmente hanno fatto meglio di lui in tal senso. Un’ulteriore testimonianza, al netto della sempre necessaria dose di fortuna occorrente per evitare gravi infortuni, della professionalità con la quale lavora costantemente il ligure: senza di essa un risultato del genere non sarebbe stato possibile. A Bastad Fabio ha ottenuto il settimo titolo della carriera (tutti sulla terra, cinque di questi vinti in tornei che si giocano luglio) dopo aver sconfitto un top 30 (Gasquet in finale) e un top 40 (Verdasco in semi): un successo che gli consente di avvicinarsi al suo best career ranking (numero 13) e di continuare con fiducia a sognare l’approdo nella top ten.

161 – la classifica di Ramkumar Ramanathan la scorsa settimana. Il ventitreenne numero due indiano (Yuki Bambri è nella top 100), eliminato al primo turno delle quali di Wimbledon da Bolelli, si era già affacciato già due volte sino ai quarti di finale nel circuito maggiore (nel torneo di casa di Chennai nel 2016 e l’anno scorso sulla da lui amata erba ad Antalya, dove sconfisse per la prima volta un top ten, Dominic Thiem). Quest’anno aveva raccolto poco, qualificandosi a un solo torneo ATP (Delray Beach, eliminato poi al primo turno) e raggiungendo una sola finale Challenger (ne ha raccolte quattro in carriera, non vincendone nemmeno una). A Newport, approfittando anche di un buon tabellone (non ha sconfitto nessun top 50), ha raggiunto la prima finale della carriera, eliminando Estrella Burgos (6-4 6-1), 198 ATP, Kudla (4-6 6-3 6-4) 86 ATP, Pospisil (7-5 6-2) , 98 ATP, Smyczek (6-4 7-5)  125 ATP. In finale, contro Steve Johnson, ha lottato, ma ha ceduto in tre set, rimandando l’appuntamento con la vittoria di un torneo ATP da parte di un indiano (l’ultima volta è stata nel 1998, con vincitore Paes, proprio a Newport).

193 – la classifica di Genie Bouchard un mese fa, dopo aver perso al primo turno delle quali del Roland Garros, una posizione nel ranking mai così bassa dall’agosto 2012, quando, ancora 18enne, non si era ancora fatta conoscere nel tennis che conta. La canadese scontava una seconda parte di 2017 davvero deficitaria in termini di risultati – appena due vittorie nei dieci tornei giocati dopo il Major parigino – e un 2018 in cui unici acuti erano stati i quarti raggiunti a Taipei e, soprattutto le due vittorie in Fed Cup su Kateryna Bondarenko, 78 WTA e Lesia Tsurenko, 41 WTA. Sembrava quasi fosse ormai più interessata a entrare nello star system che a recuperare posizioni in classifica: la canadese classe 94 su Instagram ha 1,7 milioni di follower, numeri irragiungibili per le top ten (tra di loro, attualmente l’unica a superare il milione è Wozniacki) e inferiori solo a quelli di Serena (8,8) e Sharapova (3,2). Invece, dopo essere arrivata al secondo turno di Wimbledon e aver superato con umiltà le quali, a Gstaad, a distanza di un anno e mezzo (Sydney 2017) è tornata a giocare una semifinale. Genie vi è riuscita anche grazie a un ottimo tabellone, che l’ha contrapposta a nessuna tennista nella top 100, prima delle semi: ha infatti superato Bacsinszky, 761 WTA, Golubic, 110 WTA, Kudermetova,141 WTA, prima di ritirarsi, dopo aver perso il primo set al tie-break, contro Cornet. Sono però ancora molto lontani i tempi del 2014, anno in cui riuscì per sei volte ad arrivare in semifinale, issandosi sino al quinto posto del ranking. Tuttavia la canadese sta mostrando di essere ancora concentrata sul tennis: scopriremo presto se si rivelerà o meno un fuoco di paglia.

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Eppur si muove (il ranking ATP)

I movimenti di classifica dopo le prime due settimane di tornei: Cecchinato sale e ha margine per migliorarsi ancora. Dimitrov esce dalla top 20

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Il primo Major dell’anno inizia con i seguenti giocatori ai primi venti posti della classifica:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Classifica

 

Giocatore

Nazione

Punteggio

Classifica al 31/12

Variazione

1

N. Djokovic

Serbia

9135

1

=

2

R. Nadal

Spagna

7480

2

=

3

R. Federer

Svizzera

6420

3

=

4

A. Zverev

Germania

6385

4

=

5

JM del Potro

Argentina

5150

5

=

6

K. Anderson

S. Africa

4810

6

=

7

M. Cilic

Croazia

4160

7

=

8

D. Thiem

Austria

4095

8

=

9

K. Nishikori

Giappone

3750

9

=

10

J. Isner

USA

3155

10

=

11

K. Khachanov

Russia

2835

11

=

12

B. Coric

Croazia

2435

12

=

13

F. Fognini

Italia

2315

13

=

14

K. Edmund

GB

2150

14

=

15

S. Tsitsipas

Grecia

2095

15

=

16

D. Schwartzman

Argentina

1925

17

1

17

M. Raonic

Canada

1900

18

1

18

M. Cecchinato

Italia

1889

20

2

19

D. Medvedev

Russia

1865

16

-3

20

N. Basilashvili

Georgia

1820

21

1

Rispetto al 31 dicembre scorso notiamo che:

  • Nikoloz Basilashvili è entrato per la prima volta nella top 20;
  • Grigor Dimitrov ne è uscito (è ventunesimo);
  • Marco Cecchinato, grazie alla semifinale di Doha, ha ottenuto il suo best ranking. Agli AO del 2018 era 85 gradini più sotto

La tabella che segue mostra i punti conquistati nella scorsa edizione dello Slam australiano dai primi dieci giocatori del ranking:

Classifica

Giocatore

Punti AO 2018

Punti Ranking

1

N. Djokovic

180

9135

2

R. Nadal

360

7480

3

R. Federer

2000

6420

4

A. Zverev

90

6385

5

JM del Potro

90

5150

6

K. Anderson

10

4810

7

M. Cilic

1200

4160

8

D. Thiem

180

4095

9

K. Nishikori

0

3750

10

J. Isner

10

3155

Alcune considerazioni:

  • al netto dei punti conquistati nel 2018, Djokovic ha un vantaggio di 1.835 punti su Nadal; quindi il maiorchino per poter salire sul tetto del mondo (tennistico) deve vincere il torneo e augurarsi che  il serbo non superi i sedicesimi di finale. Difficile. Molto più probabile che alla fine il numero uno del mondo aumenti il gap tra sé e i propri inseguitori;
  • ad Alexander Zverev sarà sufficiente raggiungere gli ottavi di finale per superare Federer indipendentemente da ciò che il Maestro riuscirà a fare;
  • fortemente a rischio la quinta posizione di del Potro e la settima di Cilic che però avrà, a differenza del collega argentino, la possibilità di difenderla sul campo;
  • ottime chance per Nishikori di migliorare ulteriormente la propria classifica e per Khachanov – che difende solo 45 punti- di entrare in top ten alla luce dell’uscita di scena di  Isner sconfitto da Opelka nella Battaglia dei Giganti

La pattuglia italiana si presentava con i seguenti effettivi al primo appuntamento dell’anno:

Classifica

Giocatore

Punti Ranking

Punti AO 2018

13

F. Fognini

2315

180

18

M. Cecchinato

1889

0

35

A. Seppi

1170

180

54

M. Berrettini

920

26

102

T. Fabbiano

573

10

137

S. Travaglia

401

8

163

L. Vanni

325

0

Al momento attuale sappiamo che Fabbiano, Seppi e Travaglia si sono già qualificati per il secondo turno mentre Berrettini ha ceduto con onore a Tsitsipas. Se grazie a questo risultato Fabbiano è pressoché certo di ritornare in top 100, è però Cecchinato il giocatore italiano ad avere le chance più allettanti per un ulteriore progresso in classifica che da un anno a questa parte pare non dover avere (fortunatamente) fine.

Concludiamo il primo commento dell’anno alla classifica ATP con i complimenti ai giocatori che nel 2019 hanno raggiunto per la prima volta il loro best ranking:

Classifica

Giocatore

Nazione

18

M. Cecchinato

Italia

20

N. Basilashvili

Georgia

29

A. de Minaur

Australia

42

M. Jaziri

Tunisia

45

D. Lajovic

Serbo

76

H. Hurkacz

Polonia

77

G. Andreozzi

Argentina

97

R. Opelka

USA

E una domanda per i lettori relativa all’Australian Open: chi è il giocatore italiano ad avere raggiunto il miglior risultato di sempre in questo major nell’era open?

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Focus

Verso l’esordio di Federer: le differenze statistiche tra 2017 e 2018

Un’analisi dettagliata del rendimento del campione elvetico al servizio e in risposta nelle ultime due stagioni, in vista del primo turno di Melbourne contro Istomin. C’è qualcosa che ha funzionato meno nel 2018? Forse sì

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A poche ore dall’esordio ufficiale in questa nuova stagione contro Istomin, sebbene Federer sia già sceso in campo per la Hopman Cup, è tempo di stilare un ultimo bilancio. Dopo l’anno di grazia 2017, il 2018 per Roger Federer si è concluso con un sapore agrodolce (come diceva Sampras, un anno concluso con uno Slam portato a casa è sempre da considerarsi positivo). Tuttavia le soddisfazioni sono arrivate subito in Australia e durante l’anno, specie a Wimbledon, l’impressione generale è che qualche occasione sia stata persa. Per avere un’idea più precisa di quella che è stata la performance di Roger nel 2018 comparata con il 2017 andiamo a vedere allora qualche numero ricavato dal sito ufficiale ATP, che per i tornei Masters 1000 e per le ATP Finals offre il dettaglio su servizio e risposta. Andremo quindi a comparare il rendimento della prima e della seconda di servizio, oltre che la performance in risposta sulla seconda di servizio dei propri avversari e vedremo come sono cambiati alcuni pattern di gioco, confrontandolo con le partite giocate contro Djokovic.

Andando a vedere l’andamento della prima di servizio notiamo che fra 2017 e 2018 la sintesi è la seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Deuce 1st 43,3% 4,4% 52,3% 73,9% 68,4% 78,0% 32,0% 3,0% 40,8%
2018 Serve Ad 1st 45,8% 3,7% 50,5% 76,1% 60,0% 78,8% 34,9% 2,2% 39,8%
2017 Serve Deuce 1st 44,4% 5,1% 50,6% 81,1% 78,1% 79,9% 36,0% 4,0% 40,4%
2017 Serve Ad 1st 46,9% 4,3% 48,8% 74,6% 68,2% 79,2% 35,0% 2,9% 38,6%

 

La performance 2018, pur leggermente peggiore rispetto al 2017, non è drammaticamente peggiorata se si eccettua l’efficacia dei servizi down the T (centrale) dal lato del deuce court (da destra, per intenderci). La distribuzione dei punti ottenuti con le diverse tipologie di servizio (centrale, al corpo, e ad uscire) evidenza che il vero problema è dovuto proprio a questa particolare fattispecie, come si può apprezzare anche graficamente.

Il fatto che il totale dei punti ottenuti sia minore è da attribuire in piccola parte ad un effetto volume (-1,7% dei servizi rispetto al 2017) e soprattutto a una perdita di efficacia nel tasso di trasformazione (-7,2%). Evidenziato questo trend, e con tutti i rispetti del caso, ci sentiremmo di ‘consigliare’ a Roger un uso più parsimonioso di questa direzione per il 2019, anche se con il rischio di rendere più leggibile il servizio ad uscire, e magari compensando con un maggior ricorso al servizio al corpo anche sulla prima, la categoria decisamente più negletta.

Passando a considerare il rendimento sulla seconda di servizio il quadro è il seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Ad 2nd 32,7% 25,2% 42,1% 58,6% 63,0% 58,9% 19,2% 15,9% 24,8%
2018 Serve Deuce 2nd 46,1% 23,5% 30,5% 65,2% 61,4% 62,2% 30,1% 14,4% 19,0%
2017 Serve Ad 2nd 33,1% 24,2% 42,7% 65,2% 61,9% 63,5% 21,6% 15,0% 27,1%
2017 Serve Deuce 2nd 48,0% 21,3% 30,7% 67,7% 56,8% 66,4% 32,5% 12,1% 20,4%

 

In questo caso vi è una generale peggioramento (abbastanza marcato) nella tipologia di servizi al centro e ad uscire, non compensati da un miglioramento nell’uso del servizio al corpo. Anche in questo caso l’indicazione tattica sembrerebbe quella di rivedere alcune scelte nella distribuzione dei servizi e magari continuare sul trend iniziato nel 2018, di privilegiare il servizio al corpo.

LA RISPOSTA DI ROGER

Andiamo ora ad esaminare la performance in risposta sulla seconda di servizio avversaria, partendo sempre dal presupposto che – a parte casi particolari come Nadal, in grado di rispondere sistematicamente anche dai teloni di fondocampo – la risposta alla prima di servizio è più una dote naturale che una componente tecnica “allenabile”, e quindi ha senso concentrarsi sulla risposta alla seconda di servizio.

Anno VS Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 All Return Deuce 2nd 60,7% 25,7% 13,6% 60,3% 55,10% 46,2% 36,6% 14,1% 6,3%
2018 All Return Ad 2nd 10,6% 39,9% 49,5% 45,0% 42,7% 49,5% 4,8% 17,0% 24,5%
2017 All Return Deuce 2nd 63,8% 21,4% 14,9% 57,9% 56,1% 47,8% 36,9% 12,0% 7,1%
2017 All Return Ad 2nd 14,5% 39,6% 45,9% 52,2% 57,9% 62,3% 7,6% 22,9% 28,6%

Dall’analisi della risposta alla seconda di servizio emerge come il campione svizzero nel 2018 abbia sofferto soprattutto i servizi al corpo a ad uscire dalla parte dell’ad-court (da sinistra, per intenderci). In questo caso, il problema della risposta ad uscire sul rovescio di Roger è tornato inesorabilmente a farsi sentire; una volta perso il timing magico che nel 2017 gli aveva dato grandi soddisfazioni, il 2018 è tornato a mostrare quell’atavico tallone d’achille. Curiosamente invece, sembrerebbe che il ricorso alla risposta slice dalla parte del deuce court (molto più pronunciato nel 2018) gli abbia consentito di contenere i danni. Mentre un full swing è più probabile sia ad uscire, la risposta slice tende ad essere lungolinea. E infatti il piazzamento passa dal 74,1% al 61,9%.

Anno VS Serve/return Court Serve Placement T section- ad court % Placement  T section- Deuce court% Placement mid section- ad court Placement  mid section- Deuce court% Placement wide section- ad court Placement  wide section- Deuce court%
2018 All Return Deuce 2nd 74,1% 25,9% 55,1% 44,9% 57,7% 42,3%
2018 All Return Ad 2nd 65% 35% 72% 28% 71% 29%
2017 All Return Deuce 2nd 61,9% 38,1% 63,6% 36,4% 47,8% 52,2%
2017 All Return Ad 2nd 56,5% 43,5% 70,6% 29,4% 76% 24%

Andando infine ad esaminare in via sintetica com’è andata nelle situazioni di palleggio (distinguendo per superficie), il dato è abbastanza chiaro. Mentre la stagione sull’erba, macchiata dall’inciampo con Anderson, è stata inferiore ma non troppo rispetto al 2017, la stagione sul cemento è stata chiaramente deficitaria in un aspetto concreto: la capacità di incidere sulla seconda di servizio dei propri avversari. Mentre il 2017 è stato salutato un po’ da tutti come un ‘rinascimento’ nella capacità di rispondere aggressivamente da parte dello svizzero, il passo indietro in questo senso è stato chiaro nel 2018, almeno sotto il profilo dei dati. Mentre nel 2017 la percentuale di trasformazione sulle seconde palle servite dall’avversario era prossima al 52%, nel 2018 si è attestata al di sotto del 48%. In uno sport come il tennis in cui spesso la capacità di incidere sulla seconda del proprio avversario è fondamentale, si tratta di un passo indietro non irrilevante.

LE SFIDE CON DJOKOVIC

Se andiamo infine ad analizzare qual è stato la performance del servizio di Federer contro Djokovic nel 2018 e la compariamo con i risultati generali del 2017, possiamo trarre alcune linee di tendenza:

  • Per quanto riguarda la prima di servizio, il peggioramento nel 2018 dell’efficacia del servizio centrale da destra si acuisce contro Djokovic. È significativo in particolare come Roger cerchi con più insistenza il servizio ad uscire e nonostante questo Djokovic sia comunque in grado di risolvere brillantemente le situazioni – più rare – in cui lo svizzero cerca il servizio centrale. In altre parole, sembrerebbe che Roger contro Djokovic estremizzi ancora di più le proprie scelte al servizio, specie dal lato destro. Dal lato sinistro invece non emergono pattern particolarmente significativi: le scelte di direzionamento del servizio fatte contro Djokovic rispecchiano più o meno la media misurata contro gli altri giocatori.
  • Con riferimento alla seconda di servizio anche in questo caso abbiamo una netta divaricazione fra ad-court e deuce court. Mentre nel caso dei servizi da destra il peggioramento delle prestazioni è – cosa abbastanza prevedibile visto che si tratta del miglior ribattitore sul mercato – generalizzato, per quanto attiene ai servizi da sinistra invece emerge un dato abbastanza significativo: se il campione di Belgrado non sembra patire il servizio al corpo e il servizio kick ad uscire, grazie al suo eccezionale rovescio, le cose cambiano quando si parla di servizi centrali che il serbo deve gestire con il proprio dritto. Mentre Nole dal lato destro sembra gradire le risposte sul dritto, soffre quando risponde di dritto da sinistra. Si tratta infatti dell’unico caso in cui la statistica media di Federer nel 2018 contro gli altri giocatori risulta migliore rispetta a quella dei soli match con Djokovic. L’idea insomma potrebbe essere quella – rischiosa, ma sensata – di cercare di mandare fuori giri il serbo dal lato del dritto, evitando di stuzzicare il rovescio, la cui solidità è normalmente rocciosa.

In conclusione, l’analisi dei dati ATP relativi al monitoraggio dei pattern di servizio mostra alcuni risultati sorprendenti e perché no, potrebbe anche dare qualche chiave di lettura tattica non banale. E se Federer deciderà di accogliere qualcuno dei nostri ‘consigli’ già da questo Australian Open, beh, lo scopriremo presto. Quanto a Djokovic lo svizzero può respirare, almeno parzialmente: non c’è modo di incrociarlo prima dell’eventuale finale.

Federico Bertelli

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Focus

Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

Una dettagliata analisi statistica per mettere a confronto i tre giocatori più forti del tennis moderno, evidenziare i loro picchi di rendimento… e anche i rimpianti. Per Federer, forse quella finale del 2014

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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