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Pagelle: ci mancava solo Berrettini…

Si completa una settimana da incubo per Ubitennis. Gli anti-italiani costretti a raccontare tre trionfi azzurri. Per fortuna luglio sta finendo

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Eh no però, Berrettini! Ti ci metti pure tu ora? Ma che male abbiamo fatto noi di Ubitennis per meritarci tutto questo? Meno male che questo maledetto luglio volge al termine e si può sperare di tornare alle vecchie e sane abitudini con gli italiani fuori da tutti i tornei già il martedì!

Meno male che inizia la stagione sul cemento e raccoglieremo le nostre consuete magre figure, così da poterci rilassare e goderci il tennis che conta. Perché sì, passino Fognini e Seppi che raggiungono gli ottavi a Melbourne, tanto l’Australia è lontana e poi con Roger Federer che vince il suo ventesimo Slam a chi vuoi che importi dei nostri? Ma addirittura noi di Ubitennis, gli anti italiani per eccellenza, abbiamo dovuto sorbirci Marco Cecchinato che fa semifinale al Roland Garros dopo quaranta anni di goduria per il nostro Direttore! Ma tanto è stato solo un exploit! Ma dove deve andare ‘sto Cecchinato?

 

Poi arriva Wimbledon e niente di meno pure Camila Giorgi si mette a vincere quattro partite di fila? Ma soprattutto è mai possibile che Camila debba fare pace con la federazione? Mannaggia! E noi che avevamo trovato un’italiana per la quale fare spassionatamente il tifo…

E niente poi arriva luglio, il mese degli incubi. Cecchinato e Fognini che fanno doppietta e poi quando finalmente perdono al primo turno al torneo successivo e siamo pronti a pregustarci una settimana di soddisfazioni… ecco che arriva Matteo Berrettini (9) a rovinarci i piani. Pure il doppio poi ha pensato bene di vincere, per giunta in coppia con Daniele Bracciali (7), dato per disperso tra tribunali, procure e avvocati: niente, per fare un dispetto a noi di Ubitennis anche i quarantenni ai quali la federazione ha chiesto i danni tornano e vincono tornei.

A questo punto ci manca solo che Sara Errani torni a giocare e faccia tre ace di fila e che Quinzi diventi top-10 così possiamo procedere direttamente a chiudere questo inutile sito che leggono quattro gatti sfigati e che campa sulle disgrazie italiane e sulle racchette spaccate da Fognini.

A tal proposito, ma questo Matteo Berrettini che intenzioni ha? Forte, umile, serio, educato, gentile, bello… troppo vicino alla perfezione! Non temete! Ci penseremo noi di Ubitennis, gli specialisti, a trovare tutti i suoi difetti.

Obnubilati dai trionfi azzurri (dai su, lo sapete anche voi che hanno vinto tre torneini da Villaggio Valtur, che se li avesse giocati Scanagatta avrebbe fatto man bassa) non abbiamo avuto modo di seguire le gesta della diciassettenne Danilovic (7,5) degna figlia di cotanto padre, del vincitore seriale Isner (7) e addirittura del primo trionfo georgiano di Basilashvili (7,5): lo vedete? Quando vincono gli italiani vincono proprio tutti…

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Pagelle: a Montecarlo Nadal sbianca e Fognini sbanca

Fabio Fognini trionfa a Montecarlo detronizzando un Nadal rosicone, Lajovic sorprende. Djokovic torna dal guru e ricominciano i guai. Sonego trai grandi e l’Italdonne è in C

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Qualcuno lo aveva detto. Per i malfidati, whatsapp manent. Quando abbiamo saputo (prima dell’inizio del torneo) che il Direttore per la prima volta nella vita avrebbe lasciato un torneo prima della sua conclusione, abbiamo sentenziato: “Vedrai che Fognini vincerà il torneo…”. Purtroppo quando lanciamo questi proclami, dimentichiamo sempre di passare dalle agenzie di betting.


E insomma, il Fabio Fognini (10 e lode) che sembrava in crisi totale e che per cinque volte è andato ad un punto dal 1-5 nel secondo set contro Rublev (10…senza la sua collaborazione staremmo parlando di altro), prima di salvarsi con un ace di seconda (!) e approfittare del ko della bestia nera Simon (10 pure a lui…) ha finito per mettere in riga Zverev (4,5), Coric (6) e nientepopodimenoche Rafa Nadal (5) giocando un tennis da favola e scrivendo una pagina storica per il tennis italiano.

 

L’immagine più bella è quella di papà Fufone, strenuo difensore di Fabio dagli haters twittaroli (qualcuno travestito addirittura da giornalista), immobile e in lacrime dopo il match point, incapace di proferire alcunché. “Adesso posso anche morire” ha scritto papà Fognini dopo il match e invece magari il meglio deve ancora venire. In fondo l’esempio Fabio ce l’ha in famiglia, con Flavia capace di portare a casa Indian Wells prima del trionfo di New York: mai porre limiti al provvidenza divina, soprattutto a Pasqua.


Quello che è molto triste invece è il balletto scatenatosi sin dopo la semifinale, tra i denigratori di Fognini –  “Vince solo perché gli altri sono cotti” oppure “Fognini in finale a Montecarlo è la dimostrazione della crisi del circuito maschile” – e gli ultrapatriottici  del “adesso non salite sul carro”.  Come disse lo scriba una volta al Foro mentre c’era una partita di calcio all’Olimpico in contemporanea con urla belluine e sul Centrale un paio di mentecatti fischiarono  l’arbitro per una chiamata dubbia: “C’è un’osmosi di cattive maniere dal limitrofo campo di pallone”. Mitico Gianni. Tra poco tornerà anche Dio Roger a giocare sulla terra e purtroppo si porterà dietro i suoi ultras: si salvi chi può.


E dunque è stata una buona Pasqua ma non un buon Nadal (cit. Rdo). Va detto che Rafa non ha contribuito al trionfo del FairPlay con il suo “Ho giocato la peggiore partita degli ultimi quattordici anni”: si rosica pure dalle parti di Manacor ogni tanto. Certo, un Nadal che dichiari che “tornare ad allenarsi domani sarà difficile” fa un po’ specie, ma mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato, e Parigi resta sempre un’altra storia.


Dusan Lajovic (9) è arrivato ad un passo dall’impresa della vita e non sono serviti  a fermare Fabio neppure i consigli dell’ex Perlas. L’onore serbo è comunque slavo anzi salvo anche per questo torneo, nonostante la nuova défaillance di Novak Djokovic (4,5):  occhio però, nel box di Nole si è rivisto il Guru Pepe Imaz, e se il buon giorno si vede dal mattino…
Abbiamo detto di Sascha Zverev, spazzato via da super-Fabio e così  turbato da dimenticare l’inglese e concedersi solo ai giornalisti tedeschi: quando vincono sono tutti simpatici e poliglotti, chissà perché.La nuova moda di questo 2019 è comunque il Toilette-break (1) dopo ogni set con soste anche di dieci minuti: vuoi vedere che a Montecarlo non sanno cucinare? Vedremo gli effetti della Paella a Barcellona e della Amatriciana al Foro se comporterà la sospensione delle partite…


Marco Cecchinato (6,5) non è più il numero uno d’Italia ma è sulla strada buona per tornare ai fasti del 2018 e la sua rivalità con Fabio può solo fare bene. In più è sbocciato Lorenzo Sonego (8) a completare una settimana da urlo per il nostro tennis. Maschile, si intende, perché le azzurre di FedCup sono precipitate in C, senza grandi speranze di risalire. Dal granata Sonego alla Torino delle Finals il passo è breve e  dopo un infinito balletto pare che l’ufficialità sia alle porte. Nei giorni in cui si festeggia l’ottavo scudetto bianconero qualche orfano della Champion’s potrà però avere degli incubi al pensiero che la parola Finali possa essere accostata a Torino.


Dal fronte giovani questa settimana viene fuori Medvedev (8) come primo degli eletti, ma forse ha perso una chance, mentre Tsitsipas (5,5) ha balbettato e Shapovalov (5) deluso. Ma stavolta possiamo dirlo tutti insieme, ha vinto Fabione nostro e “questa NextGen è una cazzata”.

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Pagelle Miami: No Roger, No Barty

Si chiude il Sunshine Double con Roger Federer in trionfo. Canadesi alla riscossa, Barty regina nell’anarchia della WTA. Il solito Kyrgios, male gli azzurri, i dubbi di Djokovic. E Torino aspetta notizie

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È stato il torneo dei giovani, anzi dei giovanissimi. E c’è stato ancora tanto Canada, stavolta trai maschietti, dopo il trionfo di Andreescu (6,5) ad Indian Wells con tanto di replica contro Kerber (5) – che non ha preso elegantemente la sconfitta e i medical timeout della giovanissima Bianca – a Miami prima di crollare fisicamente. 

Denis Shapovalov (8)Felix Auger-Aliassime (8) hanno dato spettacolo, seguendo la via già tracciata da Tsitsipas (6) verso i piani altissimi del tennis. Solo che poi il titolo se lo sono conteso – si fa per dire – un quasi trentaquattrenne e un quasi trentottenne. Che poi sia stato il quasi trentaquattrenne John Isner (8,5) a cedere fisicamente rientra nei misteri gloriosi di Roger Federer (10) che fatto 100, ha fatto 101 e ha messo Connors nel mirino (adesso è a -8). Povero John, abituato a dieci tie-break di fila vinti, si è trovato un ringalluzzito vecchietto che gli ha tolto il servizio tre volte in un set facendolo correre come un forsennato da una parte all’altra fino a rimanere zoppo a causa di un problema al piede sinistro. “Ho sentito dolore fin dal primo set, ma lui era dappertutto” avrebbe poi ammesso John.

 

I numeri di Roger oramai fanno oramai girare la testa, il dato forse più incredibile è la vetta della Race dopo i primi tre mesi dell’anno. Ora arriva la terra e per la prima volta negli ultimi anni ci sarà anche lo svizzero a divertirsi, con l’inconsueto ghigno di chi non ha nulla da perdere che promette di fare tanti danni. “Non mi ricordo nemmeno come si fa a scivolare”, scommettete che la memoria gli tornerà per tempo?

Marco Cecchinato (5) ha indovinato la settimana fortunata, portando a casa 48.775 dollari per otto game vinti, e qualcuno non ha mancato di farglielo notare: Cecchi-nato con la camicia, aspettando di vincere qualche partita sul cemento. Fabio Fognini (5) ha finalmente interrotto la striscia negativa ma la condizione è quella che è, Camila Giorgi (4) disastrosa contro Maria, che non era mica Sharapova, e adesso salterà anche il torneo di Charleston (dove era iscritta) per tornare in campo a fine mese in quel di Istanbul.

Dominic Thiem (5) ha pagato gli sforzi di Indian Wells ma Hurkacz (7) non è una brutta parola ma un ragazzo che ha un tennis molto aggressivo e farà molta strada. Novak Djokovic (5) ha preso un’altra Bautosta (seconda dell’anno) e ora la vicenda rischia di diventare un po’ preoccupante, mentre Cuore d’oro Sascha Zverev (4,5) ha concesso una serata di gala a David Ferrer (8).

Nick Kyrgios (5,5) ha vinto un paio di partite, ha esultato sui social per il punto del torneo, non ha mancato di dire la sua via twitter sulla querelle Kerber-Andreescu, ha fatto il giullare battendo da sotto, ovviamente contro Lajovic perché il bulletto fa le marachelle contro Lajovic mica contro Federer e Nadal (non sempre però, va detto), ed è tornato a a casa soddisfatto. 

Se Roger Federer è stato il primo a bissare un trionfo da inizio anno, continua la totale anarchia di quel meraviglioso mondo chiamato WTA. Stavolta a trionfare è stata Ashleigh Barty (10)  – avremmo preferito si chiamasse Ashley e invece ha voluto complicarci la vita – che a furia di tagli ha affettato i sogni di titolo di Pliskova (8,5) e i sogni di numero 1 di Kvitova (7) e Halep (7).

Ashleigh Barty – Miami 2019 (foto via Twitter, @WTA)

Intanto si infittisce il mistero sulla città che ospiterà le Atp Finals dal 2021 al 2025. Tra una missione segreta del Presidente Binaghi, sussurri di riunioni del Board, scoop in arrivo e dita incrociate (e laccate) del Sindaco Appendino, Torino è ancora in attesa di scoprire se potrà ospitare le otto stelle del tennis mondiale o dovrà accontentarsi di tre stelle in meno…

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Pagelle: Crudelia Thiem, Bianca da favola

Indian Wells incorona Bianca Andreescu che sogna di emulare il 2018 di Osaka. Thiem spezza il sogno di Federer e vince il suo primo 1000. La vacanza di Nole, i dolori di Rafa e il disastro italiano

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Sembrava tutto scritto. Il ginocchio di Crudelia Nadal (7) che si blocca prima del trentanovesimo duello, Crudelia Nole (5)che si eclissa sin dalle prime battute, e Roger Federer (7,5) pronto alla carica del 101 nel deserto della California.

E invece, quando meno te l’aspetti l’ammazza-Dalmata ha assunto le vesti di Dominator Thiem (10) che dopo anni da Stakhanov e qualche scricchiolio ha finalmente capito che giocare tutti i tornei del circuito non è una grande idea. Sarà il tempo a dire se Massu sia uno stratega o solo un portafortuna ma certo immaginare Thiem vincente in un 1000 sul cemento, appena 2-3 settimane fa sembrava follia. 

 

Bravissimo Dominic ad approfittare del Federer modalità sciupone (e forse anche Milos Raonic, 6,5 avrà qualche rimpianto) che la vecchiaia sta proponendo sempre più spesso e chissà che questo non sia l’anno buono per fare il solletico a Nadal anche al Roland Garros. 
A proposito di Rafa, l’ennesima amarezza fisica sul duro forse dovrebbe indurlo a più miti consigli in termini di programmazione, ma pare che il tour de force sul rosso non sia in discussione. Mah.

Djokovic invece si è preso due settimane di vacanza, dedicandosi a tempo pieno alla politica tanto da non trovare tempo per un caffè con gli amici Rafa e Roger. Onore comunque a Kholschreiber (7) che ha messo in fila il numero 1 vero e quello che lo è quando ha voglia, Kyrgios (4,5) al quale dopo i terribili sforzi di Acapulco non si poteva certo chiedere di più. 

Nole si è divertito in doppio con l’amico Fognini (4) il quale avrà pensato di adottare la strategia di Peter Fleming (“Qual è la coppia più forte del mondo? McEnroe e chiunque”) scegliendosi il compagno giusto. Purtroppo per Fabio però in singolare continua la stagione da RT che non sta per retweet ma per rottura prolungata. Per fortuna ci ha pensato il derby a risollevare l’umore del nostro e adesso arriva Miami con l’amico Bobo Vieri pronto ad accoglierlo e magari rivedremo sprazzi del vecchio Fognini.

Comunque se un serbo fa cilecca, ce n’è subito in serbo un altro Kecmanovic (7,5) che approfitta dell’occasione e si regala un torneo da sogno. Se Zverev (SV) e Tsitsipas (5) arrancano, si rilancia Khachanov (7), irrompe Auger-Aliassime (7 ed esplode Hurkacz (8), mentre Cilic (4) affonda, segno che i tempi piano piano stanno cambiando.

Non è stato un torneo indimenticabile per i nostri colori: quattro partite, quattro sconfitte, un solo set vinto da Berrettini (6,5) che si è rifatto nel ricco Challenger di Phoenix. Cecchinato (4,5) e il cemento continuano a detestarsi, Seppi (5) ha perso troppo male per i suoi standard. Aggiungiamoci che nel torneo vinto da Flavia Pennetta cinque anni fa non compariva proprio il tricolore nel tabellone femminile e il disastro è totale.  

Lo scorso anno Indian Wells scoprì Naomi Osaka (5) – qui spazzata via da una strepitosa e finalmente sana Bencic (8) – quest’anno è sbocciata una rosa Bianca come Andreescu (10), che da wildcard ha coronato un’impresa stratosferica resistendo anche ai brividi della finale contro la ritrovata Kerber (8,5). Naomi partì dalla California per arrivare a New York, chissà che anche Bianca non riesca a mangiarsi la grande mela…senza avvelenarsi, sia chiaro.

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