Il mondo e il tennis di Matteo Berrettini

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Il mondo e il tennis di Matteo Berrettini

INDIAN WELLS – Bella chiacchierata in libertà con il giovane azzurro. Le prime esperienze tra i grandi: sensazioni, speranze, obiettivi. Primo turno contro Medvedev da Lucky Loser

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da Indian Wells, il nostro inviato

La prima cosa che si nota, stando accanto al giovane tennista romano Matteo Berrettini, è che è davvero un ragazzone alto. Siamo ben oltre l’1.90, spalle quadrate, 85 chili di muscoli, insomma quello che si definisce un gran bell’atleta. E questa è solo una delle caratteristiche che lo distinguono dal prototipo del giocatore italiano, spesso brevilineo: un fisico perfetto per il power-game moderno, che Matteo interpreta in modo molto efficace, con risultati che lo hanno portato alla soglia dei top-100, l’elite mondiale del nostro sport. Ma oltre alla potenza del servizio e del dritto, c’è molto altro, e lo si può capire solo parlandoci per un po’ in modo rilassato, fuori dai consueti canali “istituzionali” delle sale interviste e degli incontri con i media. Il leggendario “prato” del Tennis Garden di Indian Wells, ovvero lo splendido spazio di erba verdissima e soffice, delle dimensioni di un campo da calcio, che si trova tra l’ingresso del ristorante giocatori e i campi di allenamento sul lato sud dell’impianto, è perfetto per fare quattro chiacchiere.

Oh, qui dove ti giri ti giri, vedi solo campioni, bisogna saper prendere quello che fanno meglio“, racconta Matteo, con una luce ammirata nello sguardo, quella di un bambino che va al luna park per la prima volta. Il primo giro di giostra a questi livelli, in effetti, Berrettini lo aveva fatto a Melbourne Park un paio di mesi fa, però qui in California l’atmosfera, l’ambiente e il relax che si respirano sono ancora più belli. E ha ragione: mentre mi parla del suo match perduto all’ultimo turno di qualificazioni passano accanto a noi Berdych, Thiem, Cilic, richiamati dai fan che si assiepano sulle transenne poco più in là, quel confine arbitrario eppure invalicabile che separa il pubblico dai privilegiati con un pass al collo come noi, che sia “Player” o “Media”. “Certo, non sono uno di quelli che chiamano gridando perché io vada là a firmargli gli autografi, ma un giorno mi piacerebbe esserlo“, spiega Matteo con un sorriso al contempo timido e sicuro di sé. Senza dubbio, è sincero. Ormai è scesa la sera, è quasi buio, la partita che gli è sfuggita al terzo set poche ore prima, come dice lui, “je rode ancora“. Ma come detto, si vede dallo sguardo che Matteo è un ragazzo sincero: “Le partite girano su pochi punti, lui si è meritato la vittoria più di me. Questo è il tennis, a volte non si riescono ad avere le sensazioni giuste, devo dire che l’avversario ha spinto, ha cominciato a spostarmi, non sbagliava e si muoveva bene“. Appunto.

 

Dispiace perché era la mia prima volta qui, ci tenevo a fare bella figura. Ma ci saranno altre occasioni, cominciando da Miami tra due settimane. Queste esperienze mi serviranno in futuro”. Gli chiedo se ci si sente bene, in mezzo all’elìte del tennis: “Qui è positivo per i giovani che arrivano, perchè puoi vedere come i più grandi si gestiscono, si allenano, quello che fanno per rimanere in cima tanto tempo. Proprio ieri con Vincenzo (Santopadre, il coach di Matteo, n.d.r.) parlavamo di David Ferrer, lui anni fa proprio a questo torneo l’aveva visto che stava sempre in palestra, e la gente diceva ma questo è sempre lì, fatto sta che ancora adesso lui corre come un matto e fisicamente è un treno. Credo sia questa la differenza più grande tra quelli che stanno al top per tanto tempo, e quelli che magari arrivano su, e poi tornano giù. Poi ovvio che bisogna avere delle qualità, però quest’aria qui è quella che ti fa lavorare bene, che ti stimola tanto“.

E quindi, in questi mesi di sensazioni da tennis del massimo livello, c’è stato qualcuno che ti ha copito particolarmente? “Ho visto un allenamento di Nick Kyrgios, e mi ha impressionato la facilità con cui gioca, è talmente rilassato che sembra quasi non sia del tutto presente, secondo me. Che servizio! …il lancio basso, tira a settemila e non la leggi. Ha tutti i colpi, risponde bene, una facilità mostruosa e per quanto è alto si muove pure bene. Talento impressionante“. Insieme a Lorenzo Sonego e a Salvatore Caruso, Matteo ha condiviso una splendida esperienza in Australia. “C’è un bel rapporto con gli altri giovani italiani, ovvio il tennis è uno sport individuale, ma ci si stimola a vicenda. Magari uno fa un gran risultato, e tu dici cazzarola, devo superarlo, e poi la settimana dopo lo fai tu. Credo che questo ci aiuti molto a spingerci sempre più avanti, ci sosteniamo tra noi, stiamo vivendo queste esperienze insieme per la prima volta, che siano gli Slam o i Master 1000. Tra quelli più esperti il mio punto di riferimento, oltre a Vincenzo, è Flavio Cipolla, che in questo momento sta riprendendo a giocare. Con lui ho un bellissimo rapporto, mi aiuta tanto. Ogni tanto mi sento con Paolo Lorenzi, che è un esempio da seguire non solo in ambito tennistico ma nella vita in generale, con la sua dedizione in tutto quello che fa“.

Mi colpisce il pensiero di Matteo soprattutto nel momento in cui, inevitabilmente, si ritorna a parlare di carriera, di punti, di ranking, di ingresso nella top-100, l’agognato traguardo che pare inevitabile per definire se uno è un “vero” professionista di livello internazionale oppure no. “Tu forse non mi crederai, ma io non gioco per raggiungere la migliore classifica, in questo momento. Io voglio stare bene in campo, assaporare fino in fondo queste esperienze, mettere ogni giorno un tassello in più e sentire che miglioro me stesso. Per esempio oggi non l’ho fatto, non mi sono goduto il momento. Chiaro che alla fine della carriera essere stato numero 20 o numero 90 cambia, eccome, ma l’importante è sapere di aver dato tutto. Può succedere che uno fa il suo massimo, e arriva a essere 101, perché non dipende poi solo da te, lo puoi desiderare quanto vuoi, ma ci sono pure gli altri. Alla fine, la cosa fondamentale è lavorare sempre su se stessi, ed essere felici magari anche solo di stare in un posto come questo, che è un vero paradiso del tennis“.

Rispetto a tante dichiarazioni preconfezionate che sentiamo anno dopo anno, torneo dopo torneo, intervista dopo intervista, ascoltare un ragazzo di 21 anni che riflette in questo modo è un gran motivo di ottimismo per il suo futuro, questo è sicuro. Ma modestie di rito a parte, Matteo è indubbiamente il nostro migliore prospetto, soprattutto valutandolo dal punto di vista tecnico. Nel suo essere un italiano atipico c’è il gran servizio, il gioco più adatto ai campi duri e medio-rapidi, anche se la terra rossa, il primo “amore tennistico”, non si scorda mai. Tornando alla tecnica, si parla della prima palla oltre i 220 kmh, del drittone, del rovescio che a volte scappa, ma in cambio c’è un ottimo slice e gran sensibilità sulle palle corte. “L’imprevedibilità è qualcosa su cui lavoriamo tanto, come dici tu di gran mazzuolatori ce ne sono a pacchi, la colpiscono bene e forte tutti. Se io adesso mi metto a giocare con il numero 700 tu non noti la differenza, perché effettivamente come colpi non c’è, magari uno serve meglio, un altro gioca meglio di rovescio, ma la differenza vera la fa il saper trovare l’arma giusta al momento giusto, e noi stiamo cercando di fare quello. Lo slice, sul cemento, è importantissimo, mi permette a volte di rifiatare, o di girarmi col dritto, sono schemi che sto anche scoprendo, insieme a Vincenzo e Flavio, che sono due che comunque giocavano solo in back da quella parte, e sto migliorando grazie a loro“.

Cosa direbbe Berrettini a un under, a un giovane che vorrebbe fare il suo percorso? Come si passa da “semplice” junior forte ai tabelloni principali di Slam e Masters 1000? “Io credo che la cosa fondamentale sia non avere fretta, non avere l’ansia di cercare di arrivare prima possibile, non mettersi orologi in testa che segnano obiettivi che poi magari uno non riesce a raggiungere. E non lavorare solo per il risultato, che è la mentalità più difficile da accettare quando sei piccolo. A 14 anni tu perdi una partita, e ti dicono che non è importante, tu guardi il maestro e gli dici sì, però mi rode. Ma quella è una cosa fondamentale, oltre alla vittoria e alla sconfitta ci sono tante altre cose da capire di un match, di cui magari negli anni non ti ricorderai nemmeno più, ma se sai prendere le cose giuste da quell’esperienza, il meglio, potrebbero essere tra quelle che ti fanno diventare un giocatore vero. Calma e serenità, io ho lavorato così, senza fretta di voler a tutti i costi avere il numerino più piccolo davanti al nome. Il consiglio che darei ai giovani è questo, e poi di godersi quello che fanno, perchè siamo fortunati“. Complimenti, sinceramente complimenti, Matteo.

Matteo Berrettini e Denis Shapovalov, Indian Wells 2018

Due giorni dopo questa conversazione, cioè oggi, Berrettini si è allenato con Denis Shapovalov, un bel training tirato di un’ora, in cui al super-rovescio del canadese, l’azzurro ha opposto il suo gran dritto, senza assolutamente sfigurare, anzi. E quasi come ricompensa per tanto impegno, nonchè con buona dose di ironia della sorte vista l’ammirazione confidatami mentre si chiacchierava, è arrivato mentre scrivevo il ritiro dal torneo per Nick Kyrgios, con Matteo Lucky Loser, atteso al primo turno dal difficile match contro il russo Daniil Medvedev, 57 ATP. Ma se abbiamo ben compreso il Berrettini-pensiero, su cosa trarre per crescere da vittoria e sconfitta, qual è il problema?

(ascoltate qui sotto l’audio integrale dell’intervista)

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ATP Montreal: Fognini conquista il main draw, battuto Altmaier

Fabio Fognini rimedia alla distrazione del secondo set e battendo Daniel Altmaier entra nel tabellone principale a Montreal

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Fabio Fognini (ITA) Credit: AELTC/Simon Bruty

[2] F. Fognini b. D. Altmaier 6-3 4-6 6-2

Missione compiuta per Fabio Fognini. Il ligure ha superato in tre set Altmaier e si è così qualificato per il main draw dell’Omnium Banque Nationale di Montreal, dove sarà protagonista anche in doppio con Simone Bolelli.

Fabio ha avuto un piccolo blackout nelle fasi conclusive del secondo parziale che gli è però costato il set. Nel terzo l’azzurro non ha avuto comunque problemi, approfittando dei tanti errori del tedesco e amministrando bene il vantaggio.

 

Fognini ha quindi saputo sfruttare un tabellone di qualificazione (in cui era la seconda testa di serie) abbordabile per ottenere un risultato importante se visto alla luce delle difficoltà che sta attraversando in singolo.

IL MATCH – L’ultima (e unica) partita tra Daniel Altmaier e Fabio Fognini si era disputata ad inizio stagione a Sydney, sul cemento australiano, con vittoria comoda dell’italiano in due set. Un trend portato avanti da Fognini nel ben giocato primo set. Che soffre al servizio (è infatti il primo ad offrire palla break in tutta la partita) ma in risposta è chirurgico e breakka Altmaier alla prima occasione portandosi avanti per 2-1. Il tennista italiano deve salvare altre tre palle break nel finale di primo set, ma Fognini dimostra la sua superiorità da fondocampo rimontando da sotto 15-40 e manda nel pallone il tedesco, che nel game successivo subisce il break da 40-0 sopra e regala il primo set a Fognini. Il secondo set non si apre sotto i migliori auspici, con Fognini costretto al medical timeout per un problema fisico.

Dopo mezz’ora abbondante di secondo set senza sussulti, sul 4-4 Fognini gioca il game peggiore della partita: doppio fallo nel primo e nel terzo punto, in mezzo un attacco poco incisivo che permette ad Altmaier prima di alzare un buon pallonetto e poi di chiudere con un passante di rovescio, e per finire un dritto in uscita dal servizio portato abbondantemente fuori dal vento. È quindi break a zero per il tedesco che si ritrova, quasi senza sapere come, a servire per prolungare la partita al terzo.

Fabio avrebbe anche l’opportunità di recuperare lo svantaggio ma non ci riesce un po’ per demerito e un po’ per sfortuna (sul 30-30 una risposta bloccata di dritto viene beffardamente stoppata dal nastro). Altamaier allora chiude il set con una prima vincente: 6-4.

La partenza del ligure nel parziale decisivo non è delle migliori, almeno nei primissimi punti. Con un dritto a metà rete Fognini regala una palla break ma poi si riprende mettendo a segno un bel rovescio lungo linea e poi una palla corta. Potrebbe trattarsi della svolta della partita anche perché nel gioco successivo Altmaier diventa assai falloso dopo essere salito sul 40-15. Sulla parità l’azzurro è bravo a infilare con il rovescio il tedesco sceso a rete dopo un attacco rimasto molto corto. Il resto lo fa ancora il numero 79 del mondo che con un doppio fallo ricambia il regalo ricevuto da Fognini in conclusione di secondo set.

È lo strappo decisivo: da lì il match è assolutamente in discesa per l’ex top ten italiano che sul 5-2 si procura con una veronica di rovescio due match point sul servizio dell’avversario. Il secondo è quello buono: dopo 2 ore e 17 minuti Fognini chiude con il punteggio di 6-3 4-6 6-2. Il ligure torna così a vincere due partite di fila dopo tre mesi e mezzo (anche se in un tabellone di qualificazione) e si guadagna il main draw del 1000 di Montreal. Tra i possibili accoppiamenti nel primo turno del National Bank Open by Rogers ci sono quelli con Bautista Agut, Rune e Nishioka. Ma Fabio potrebbe anche sfidare un altro qualificato con la prospettiva di incrociare poi Sinner (sarebbe uno spicchio di tabellone a forti tinte tricolori vista la presenza anche di Berrettini) o in alternativa Tsitsipas.

(Ha collaborato Andrea Mastronuzzi)

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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ATP Washington: Nishioka inarrestabile, battuto anche Rublev. Altra prestazione allucinante di Kyrgios al servizio

Il giapponese Nishioka si guadagna la terza finale della carriera contro il n. 1 del tabellone. Riuscirà Nick Kyrgios a tornare al successo nel luogo dell’ultima gioia?

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Yoshihito Nishioka - Washington 2022 (via Twitter @CitiOpen)

Y. Nishioka b. [1] A. Rublev 6-3 6-4

Partiamo dalla fine, dal secondo ed ultimo match della sessione serale, ovvero quello che ha posto fine alla penultima giornata di gare del Citi Open, evento di categoria ‘500’ di scena a Washington DC. Vogliamo cominciare dagli ultimi sgoccioli di tennis – nella notte italica – ammirati sulla costa orientale degli States, perché è proprio nella seconda semifinale che si è materializzata la grande sorpresa del torneo: il n. 1 del tabellone Andrey Rublev ha ceduto il passo al sempre più infuocato Yoshito Nishioka per 6-3 6-4 in poco più di un’ora e venti di partita. Il mancino del Sol Levante miete così un’ulteriore vittima di prestigio, in questa sua strabiliante settimana sul cemento a stelle e strisce, estromettendo il n. 8 del ranking nel loro terzo confronto diretto dopo i due tenutisi in terra australiana: negli ottavi di Sydney 2019 vinse proprio il giapponese, mentre all’inizio della scorsa stagione il russo si rifece in ATP Cup.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

 

Con la conquista della sua terza finale nel Tour maggiore, il 26enne di Tsu compirà un grande balzo in classifica ritornando nei primi 60 giocatori del mondo. Infatti nonostante adesso si trovi al n. 96 del ranking, l’attuale n. 2 di Giappone – ma che tra pochi giorni scavalcherà il connazionale Taro Daniel, mentre colui che rappresentato il tennis maschile asiatico negli ultimi decenni ha ripreso ad allenarsi – aveva già messo in mostra un livello decisamente interessante due stagioni fa, quando si spinse fino al n. 48 del mondo. In quella circostanza Yoshito fu veramente molto sfortunato, dato che la miglior fase della sua carriera venne interrotta bruscamente a causa della pandemia da COVID 19, e nel momento in cui il circuito riprese il suo abituale svolgimento non è più riuscito a ripetere quelle prestazioni, condizionato pesantemente anche da tanti problemi di carattere fisico.

Almeno sino a prima di questi sette giorni sul veloce della capitale americana, dove pare aver riallacciato il filo interrotto due anni orsono. A rendere ancor più eccezionale il percorso svolto dal nipponico, è la qualità degli avversari battuti nel corso del torneo: aveva infatti già messo in fila in un paio di occasioni quattro vittorie a livello ATP, mai però vi era riuscito eliminando avversari Top 40. Nishioka ha infatti fatto fuori nei primi turni, due tra i giocatori più in palla di questa parte di stagione, i freschi finalisti di Atlanta De Minaur e Brooksby, per poi superare l’ex n. 8 Khachanov con un doppio tie-break. Un cammino assolutamente di primissimo livello, con la ciliegina dell’affermazione su Rublev, che rappresenta per il n. 96 la terza vittoria su quattro semifinali disputate in carriera: in precedenza sconfitti Verdasco a Shenzen nel 2018 e Humbert a Delray Beach nel 2020.

Non rispetta invece la sua fame di “Re dei 500” Andrey, che nonostante sia soltanto il secondo giocatore ad aver vinto in stagione due titoli consecutivi (a Marsiglia e nel ‘500’ di Dubai) ha perso le ultime due semifinali disputate, recentemente abbattuto nettamente da Baez a Bastad. Dunque si frantuma il sogno del sesto titolo di questa categoria per l’ex n. 5 ATP, che fra l’altro aveva perso l’unica semifinale in tornei ‘500’ proprio a Washington nel 2019. Sicuramente un percorso positivo quello del n. 1 del tabellone, con anche poche energie consumate, ma come è accaduto in Svezia giunti alle fasi conclusive della settimana i pochi match nelle gambe si sono fatti sentire.

IL MATCH – Nishioka è bravissimo a salvare una palla break in apertura, concessa facendosi rimontare dal 40-15 ma riuscendo alla fine ad uscire indenne dopo 12 punti giocati. Questo break evitato nel primo game del match, è propedeutico a garantire l’allungo nipponico nel quarto gioco. Uno strappo controllato sino al termine del parziale. Nel secondo, questa volta il mancino asiatico non può evitare lo strappo immediato in favore del russo. Ma Andrey spreca tutto concedendo il contro-break immediato. A questo punto i servizi si fanno sempre più traballanti: tre break di fila dal settimo all’ottavo game, ma l’ultimo e decisivo è a marca giapponese. I dati maggiormente divisivi tra i due tennisti, che hanno dunque delineato il differenziale sono stati le palle break salvate e i punti in risposta sulla seconda: rispettivamente 60% per Yoshito contro il 20% del russo, 69% contro il 48%.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

N. Kyrgios b. M. Ymer 7-6(4) 6-3

Tre anni fa era stato De Minaur ad interrompere la corsa di Rublev in questo torneo, l’australiano avrebbe poi lasciato strada spianata al connazionale Nick Kyrgios. Ebbene al finalista di Wimbledon, un torneo in bacheca manca proprio dal successo maturato al William H.G. FitzGerald Tennis Center nel 2019. Grazie infatti all’affermazione contro lo svedese Miakel Ymer per 7-6(4) 6-3 in 1h36, questa sera attorno alle 20:30 proverà a centrare il successo nella capitale USA cercando di ritrovare quelle sensazioni vissute dopo le meravigliose partite contro Tsitsipas e Medvedev, che gli regalarono il sesto e – finora – ultimo titolo della carriera. Anche la settimana di tennis del Citi Open, ci sta restituendo la convinzione che questa possa essere davvero la stagione della svolta del 27enne di Canberra.

Un’inversione di marcia, che possa donare agli amanti di questo sport nella parte conclusiva dei suoi anni da atleta, non solo il sempre apprezzabile spettacolo pirotecnico e balistico derivante dall’immenso talento del giocatore originario della Malesia ma anche risultati di rilievo nei tornei più importanti. Dopo averlo ammirato già tonico da un punto di vista fisico durante il Sunshine Double, Nick ha sprigionato tutto sé stesso sui prati londinesi. Ma ciò che sorprende maggiormente e che si distacca profondamente dal passato, è la tenuta mentale accompagnata da una concentrazione continuamente mantenuta al massimo. Infatti pur mostrando costantemente quell’aria di leggerezza, il cambio rispetto a qualche tempo fa per Kyrgios è da riscontrare nel focus che mette su ogni singolo quindici. Altrimenti non sarebbe stato in grado di cancellare 5 match point nei quarti contro Tiafoe, e di vincere 5 delle 7 partite che ha disputato in stagione al set decisivo – 2/3. Un 2022, dove con il successo odierno eguaglia il numero di vittorie ottenute nel 2018 (26), con la differenza che nell’arco di quei 12 mesi ne perse 14, mentre quest’anno ne ha lasciate per strada esattamente la metà.

Finisce così l’ottima cavalcata del minore dei fratellini scandinavi, che dopo essere riuscito pochi giorni fa dalla Top 100, è virtualmente di nuovo tra i primi 70. La prima semifinale in un ‘500’ non poteva giungere in un momento migliore per il tennista di origini etiopi, poiché non avendo difeso i punti dei quarti del 2021 a Gstaad e Kitzbuhel, questo gruzzoletto è puro ossigeno oltre che conferirgli tanta fiducia in vista della finale da difendere a Winston Salem. A dimostrazione dell’imprevedibilità del risultato raggiunto da Mikael, ci si può limitare a sottolineare che prima di questa settimana; l’ultima vota che aveva superato il primo turno di un torneo era stata addirittura nel mese di febbraio sul veloce indoor di Montpeller, anche in quella circostanza si spinse fino alla semifinale perdendo da Zverev.

IL MATCH – Nel primo set 0 palle break concesse, e quindi inevitabilmente si giunge al tie-break: dopo uno scambio di mini-break, Nick mette la freccia nel nono punto del gioco decisivo. Anche la seconda frazione è dominata dai servizi, con il n. 63 ATP che piazza la zampata finale nell’ottavo game per poi chiudere senza problemi. Un’altra prestazione dirompente in battuta per il nativo di Canberra: 10 ace, 71% di prime in campo, 77% di trasformazione e 79% di punti vinti con la seconda (15/19).

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ATP Los Cabos: Medvedev si ritrova sull’amato cemento d’oltreoceano, 14°titolo della carriera

Il n. 1 del mondo Daniil Medvedev centra il primo successo del 2022, ponendo fine ad una striscia di cinque finali perse. Cameron Norrie non riesce a difendere il titolo dello scorso anno, mancando il terzo sigillo stagionale

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (via Twitter @AbiertoLosCabos)

[1] D. Medvedev b. [3] C. Norrie 7-5 6-0

Daniil Medvedev nella notte italiana ha conquistato il primo titolo stagionale, sconfiggendo la tds n. 3 dell’Abierto de Tenis Mifel di Los Cabos e n. 12 ATP Cameron Norrie con lo score di 7-5 6-0 in 1h23. Il n. 1 del mondo, nonché principale favorito del torneo, completa così un rientro alle competizioni da favola mettendo in bacheca il quattordicesimo alloro, senza neanche smarrire un set lungo il percorso, e ritornando ad alzare un trofeo che mancava dallo scorso Us Open.

Dunque non poteva iniziare meglio la difesa della corona di re del circuito ATP, che sarà preservata almeno sino alla fine dell’ultimo Slam del 2022, da parte del russo; il quale è pronto a giocarsi le sue carte sul cemento nordamericano in un periodo che si prospetta il più emotivamente – e a livello di aspettative riposte in lui – pesante e arduo da quando compete ad alti livelli. Ma allo stesso tempo, si ha la certezza di fondo che il 26enne moscovita non sceglierebbe nessun altro momento della stagione per affrontare questa impresa titanica. Infatti lo swing estivo sul cemento outdoor nordamericano, risultati alla mano, è la fase dell’anno dove Daniil si esprime al meglio delle sue possibilità. Basti pensare che con l’aggiunta al proprio palmares dell’evento messicano, Medvedev può vantare la finale in tutti e sei gli appuntamenti sul cemento all’aperto d’oltreoceano ai quali ha preso parte in carriera: nel 2018 vinse a Winston Salem, ultimo torneo in preparazione a Flushing Meadows; poi ci fu quell’incredibile cavalcata del 2019 con tre finali consecutive, oltre alla vittoria di Cincinnati su Goffin – suo primo titolo ‘1000’ – raggiunse anche le finali a Washington e Montreal perdendo da Kyrgios e Nadal; infine il trionfo a Toronto lo scorso anno su Opelka.  

 

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI LOS CABOS

Quindi la maledizione del primo successo nel 2022 è finalmente spezzata, dato che la rimonta subita dal toro di Manacor all’Australian Open aveva inaugurato una tendenza piuttosto negativa con altri due ko, abbastanza netti, subiti negli atti conclusivi dei tornei, entrambi sui prati a ‘S-Hertogenbosh per mano di Van Rijthoeven e ad Halle sotto i colpi di Hurkacz. Una striscia contraria, che se allargata al rush finale della scorsa stagione vedeva l’orso del tennis moderno aver perso le ultime 5 finali disputate: Parigi Bercy e le Finals torinesi contro Djokovic e Zverev.

Il mancino di origini sudafricane non riesce invece ad ottenere il suo terzo titolo dell’anno, dopo quelli portati a casa a Delray Beach e Lione, alla sua quarta finale stagionale – la seconda in Messico dopo la sconfitta contro Nadal ad Acapulco – e conferma quindi la tradizione avversa a coloro che hanno iscritto il proprio nome nell’albo d’oro del torneo, visto che anche gli altri quattro campioni passati di Cabo San Lucas non sono riusciti a difendere con successo il trofeo conquistato la stagione precedente.  Un solo confronto diretto, vittoria del russo al secondo turno di Shanghai 2019 per 6-3 6-1.

Il momento cruciale della partita si è materializzato proprio sul finire del primo set, quando il n. 1 Medvedev pur portandosi sul 40-15 nel decimo gioco, non è riuscito a sfruttare i due set point consecutivi che si era costruito subendo così il ritorno di Norrie ed il contro-break. Ma Medvedev non si è scomposto, né si è innervosito mantenendo i nervi saldi anche quando nel primo punto della secondo set ha raschiato la mano a terra provocandosi una ferita che ha richiesto l’intervento del fisioterapista per tamponare il sanguinamento, e mostrando uno straordinario cinismo (a fine match saranno 6 palle break concretizzate sulle 9 avute a disposizione) ha allungato nuovamente per poi mettere in ghiaccio il set, ma di fatto anche il match vincendo gli ultimi 8 game della partita.

LE DICHIARAZIONI A CALDO DEI DUE PROTAGONISTI DURANTE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE:

Medvedev: “Ogni partita della settimana è stata molto buona, ma la finale è sempre speciale. In finale si gioca contro il miglior giocatore della settimana in questione, quindi è sempre una partita di alto livello e sono davvero felice di essere riuscito a mostrare un buon livello di gioco, e alcune buone soluzioni in un match così importante. Nel primo set ci siamo strappati il servizio l’un l’altro per essere poi sul 5-5, quando lui è ritornato dal 40-15 ma io ho giocato male quel decimo game. Quindi sapevo che dovevo solo rimanere lì, e in questo senso la ferita alla mano mi ha aiutato a pensare un pò di più a come avrei dovuto tenere meglio i miei nervi. Da allora sono riuscito a giocare bene ed oggi è bastato“.

Norrie: “Ho combattuto il più duramente possibile, ma Daniil è stato troppo bravo. Complimenti a lui e alla sua squadra, sicuramente si sono meritati il trofeo in questa settimana”.

IN CONFERENZA STAMPA Medvedev: “L’aspetto positivo del tennis è in che in una settimana puoi dare una svolta alla tua stagione. Venendo qui avevo perso cinque finali di fila. Non è bello, avevo e ho voglia di fare meglio. Non si sa mai se succederà o no, e di sicuro prima di questa finale ero un po’ nervoso, un po’ più del solito. Ma ora sono davvero felice di essere ritornato a vincere. Non è stato facile, Cam [Norrie, ndr] è un giocatore straordinario, quindi è stato davvero un match molto intenso. Quando giochi contro di lui, sai che devi lottare su ogni punto“.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI LOS CABOS

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