US Open: Federer gestisce Paire, super sfida con Kyrgios

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US Open: Federer gestisce Paire, super sfida con Kyrgios

Lo svizzero non brilla sul Centrale, Kyrgios rimonta Herbert per una grande sfida di terzo turno. Altro successo netto di Alexander Zverev, Goffin ok

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ROGER DOMA LE FOLLIE DI BENOIT – Inizio di partita non brillante per Federer, che sembra soffrire il ritmo sincopato di Paire. Certo non è mai facile giocare contro uno che spara un vincente assurdo dal nulla, poi rallenta, poi sbaglia, poi tira un tracciante di nuovo. Ma il fatto che l’estroso Benoit possa farlo è anche figlio di un Roger non intenso a sufficienza con le gambe, spesso in difficoltà negli allunghi laterali, e non abbastanza incisivo con i suoi soliti anticipi. Lo svizzero va avanti di un break, sale 4-2, ma si fa riprendere e superare, fino ad arrivare al 5-5. L’impressione è che Federer stia cercando di limitare i danni in attesa di un inevitabile calo del francese, che arriva sotto forma di due gratuiti e un doppio fallo proprio nell’undicesimo game. Roger non si fa pregare, stampa un bel dritto diagonale, brekka e va a servire per il set sul 6-5. D’altronde, non era possibile che Benoit continuasse con la sua sparatoria forsennata senza pagare dazio in termini di percentuali. Bella la combinazione di serve&volley che porta Federer a 3 set point consecutivi, basta un servizio solido sul primo, e il 7-5 è in cascina. Sono passati 44 minuti di tennis poco logico e continuo, ma a tratti divertente, con tanti punti da applausi. 13 vincenti, 14 errori Roger, 11 vincenti e 16 errori Benoit finora.

Secondo set che va via regolare per 4 game, poi arriva il black-out di Paire: serve&volley mal eseguito, brutta palla corta, doppio fallo sulla palla break. Federer sale 3-2, ma a sua volta concede palla break a Benoit, annullandola con la pressione di dritto, per poi allungare 4-2. Ma ci sono diversi errori anche da parte del fuoriclasse svizzero in questa fase, commette un doppio fallo pure lui, anche se quando è necessario le accelerazioni giuste e la prima palla le piazza bene. Il match scivola via velocissimo, a occhio Paire non impiega più di 8-10 secondi a servire, Roger a sua volta è sempre stato un svelto, per cui i tempi morti quasi non esistono. Ancora doppio fallo Benoit e palla del doppio break offerta allo svizzero, salvata con una cannonata all’incrocio, poi di nuovo doppio fallo, e stavolta è la prima palla a risolvere il problema al francese, che rimane in scia, 3-4. Il collega dell’Equipe mi dice sorridendo “è il solito Benoit, che ci sia di là tu, io o Federer lui gioca uguale, tira tutto senza pensare. Poco dopo, sul 5-3 per lo svizzero, con Paire alla battuta, uno scambio da standing ovation, con entrambi che tirano come ossessi, concluso da una schermaglia di tocchi a rete , consegna un set-point a Roger. Il francese se la cava ancora servendo alla grande, tatticamente la partita come detto è tutto meno che lineare, ma non si può dire che manchino le emozioni. Nel game successivo, ancora un paio di momenti spettacolari, con bei tocchi di Roger e super recuperi di Benoit, ma il 6-4 e il secondo set sono di Federer senza problemi.

 

Nel terzo set il momento di crisi per Paire arriva sull’1-1, quando ancora il doppio fallo lo tradisce, regalando break e vantaggio a Federer. Due game dopo, ancora Benoit in confusione, con errori a ripetizione, e arriva il 4-1 e servizio per Roger, che non ha oggettivamente grossi meriti qui. Anzi, lo svizzero si lascia colpevolmente trascinare in una gara di tocchi a volte scriteriati, come fosse un’esibizione, e la cosa gli costa un turno di battuta ceduto. I momenti di spettacolo non mancano, gli spattatori si divertono, Paire è in piena fase “vale tutto”, certo Roger farebbe bene a chiuderla senza giocherellare ancora troppo. Cosa che fa senza altri sussulti, 6-4 e terzo turno conquistati in meno di due ore. Lo attende Nick Kyrgios, altro personaggio a dir poco originale, davvero una settimana con i “pazzerelli” per Federer. I precedenti con l’australiano sono 2-1 in suo favore, ma tutte e tre le partite si sono concluse 7-6 al set decisivo. Probabilmente ci sarà da divertirsi. “Mi piacciono le partite varie tatticamente, in cui succedono tante cose diverse, e in cui devi variare gli schemi”, racconta Roger a fine match. “Oggi si stava meglio con la temperatura, anche se ho sudato parecchio anche oggi. Ora Nick, abbiamo fatto partite tiratissime, ha uno dei migliori servizi del circuito, non vedo l’ora di affrontarlo.”

Ubitennis chiede un parere a Roger sul “caso” Kyrgios e Lahyani: “Non credo proprio che succederà ancora che l’arbitro scenda dalla sedia per parlare con Nick, non è il suo ruolo farlo. Capisco le sue intenzioni, lui è fatto così. Da arbitro, devi prendere decisioni, ma non scendi e vai a parlare a un giocatore in quel modo”.

da New York, Luca Baldissera

VITTORIE FRANCESI PER ZVEREV E KYRGIOS – Dopo le sconfitte rimediate ieri dall’Italia, è la volta dei cugini francesi i quali, in contemporanea, registrano le sconfitte dei due compagni di doppio Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut impegnati rispettivamente contro Nick Kyrgios e Alexander Zverev. L’australiano, nonostante il grande sostegno del pubblico, all’inizio è apparso molto insofferente e non è chiaro se a causa del caldo, dei dolori al polso destro o qualche altro grillo che gli passava per la testa (di sicuro il grillo non era quello saggio che consigliava Pinocchio…). Dopo un set e mezzo costellato da doppi falli tuttavia i problemi sono passati dalla testa di Kyrgios (merito forse di Lahyani?) a quella di Herbert il quale, dopo essersi fatto scappare il game che lo avrebbe portato due set a zero, ha perso completamente la bussola finendo per subire un 6-0. La testa di serie n. 30 ha comunque fatto vedere nel finale tutta la grinta non mostrata all’inizio e contro Federer ci sarà da divertirsi. Non si è divertito affatto invece Mahut che ha provato a confondere le carte del giovane Zverev variando spesso l’effetto alla palla e cercando la rete come suo solito, ma la testa di serie n. 3 non si è lasciata minimamente impensierire. Se non altro questo gioco è servito a divertire il pubblico del Louis Armstrong Stadium, che ha assistito a tre rapidi set che hanno permesso al tedesco di raggiungere il terzo turno agli US Open per la prima volta della carriera, dove lo attende il derby tedesco con Philipp Kohlschreiber.

Paolo Di Lorito

CHUNG ANCORA KO Mikhail Kukushkin supera in tre set Hyeon Chung, numero 23 del seeding, che fatica a trovare la forma di inizio stagione dopo essere stato costretto a rinunciare a Parigi e Wimbledon per un persistente infortunio alla caviglia. Quattro break per parte portano il primo set al tie-break che Chung, in vantaggio, perde dopo una combinazione volée incerta e smash affossato. Kukushkin spara i suoi dritti penetranti incurante del tifo coreano, mentre Chung chiede il MTO sotto 1-2 nel secondo per delle vesciche di australiana memoria, stavolta al piede destro; cede poi quattro giochi di fila e sfascia una racchetta prima che Kukushkin chiuda 6-2. Non potendo più difendere con la solita efficacia, Chung si fa più aggressivo nel terzo parziale e, inevitabilmente, con i vincenti crescono i gratuiti che portano il kazako a servire per il match sul 5-3; un’altra incertezza nei pressi della rete è fatale al coreano che ha comunque una palla per rientrare (annullata da un primo servizio non irresistibile) prima che Kukushkin trasformi il match point numero tre, guadagnando così il terzo turno contro John Millman.

Michelangelo Sottili

GOFFIN AVANTI SENZA BRILLARE – David Goffin approda al terzo turno al termine di un match molto altalenante, sia nel punteggio che nella qualità di gioco (si sono viste buone cose, specie a rete, ma intervallate da numerosi gratuiti), contro un Robin Haase a tratti molto positivo. Se vuole fare strada nel torneo, il finalista del Masters di Londra dovrà nettamente salire di livello e continuità.

Secondo turno della parte bassa del tabellone, sotto un cielo finalmente nuvoloso che rende il clima un po’ più agevole del caldo torrido dei giorni scorsi, si sfidano il n.10 e il n.49 del mondo. 5-1 per il top ten i precedenti (3-0 sul duro). Il match si apre con un parziale di 8 punti a 1 per il belga, preludio a un dominio che dura per l’intero primo set, portato a casa 6-2. La tds n.10 sfodera un servizio maledettamente continuo: mette in campo il 64% di prime e di queste 93 volte su 100 vince il punto. Lo schema di David è chiaro: insistere col dritto profondo sul rovescio avversario per aprirsi il campo e chiudere. Robin però non si scompone e continua a fare il suo gioco, attendendo un passaggio a vuoto di Goffin, che arriva sul 3-2 Haase del secondo set, quando il top 10 si fa rimontare da 30-0, per la gioia del folto pubblico che attornia il campo 10, speranzoso di vedere un match equilibrato. L’ex n.33 ATP sembra in controllo, ma al momento di servire per il set mostra un gran braccino che lo costringe al tie-break. Qui però Haase è superlativo e domina deliziando il pubblico con tre rovesci: un vincente lungo linea in salto, una gran risposta e un lob millimetrico in recupero (7-1). A riprova dell’incostanza del match, il terzo set vede tre break di fila che portano Goffin fino al 4-1, ma al momento di servire per il set (5-3) è costretto ad annullare tre palle break prima di avere la meglio, al termine di 14 scambi costellati da errori di entrambi. Nel quarto set l’equilibrio si spezza, complice il nervosismo del trentunenne de L’Aia, che si protrae da quando sul punteggio di un set pari Goffin è uscito dal campo. Due break consegnano la vittoria al belga, che al terzo turno sfiderà Struff.

Ruggero Canevazzi

Risultati:

J. Millman b. [14] F. Fognini 6-1 4-6 6-4 6-1
M. Kukushkin b. [23] H. Chung 7-6(5) 6-2 6-3
[13] D. Schwartzman b. J. Munar 6-2 6-0 5-7 6-2
P. Kohlschreiber b. M. Ebden 6-7(1) 6-3 6-2 6-0
[30] N. Kyrgios b. P.H. Herbert 4-6 7-6(6) 6-3 6-0
[4] A. Zverev b. [LL] N. Mahut 6-4 6-4 6-2
[2] R. Federer b. B. Paire 7-5 6-4 6-4
J.L. Struff b. J. Benneteau 6-2 4-6 6-1 3-6 6-3
J. Sousa b. [12] P. Carreno Busta 4-6 6-3 5-7 6-2 2-0 rit.
[17] L. Pouille b. M. Baghdatis 6-7(4) 6-4 6-4 6-3
[10] D. Goffin b. R. Haase 6-2 6-7(1) 6-3 6-2
A. De Minaur b. F. Tiafoe 6-4 6-0 5-7 6-2
[26] R. Gasquet b. L. Djere 6-3 7-6(5) 6-3
[7] M. Cilic b [Q] H. Hurkacz 6-2 6-0 6-0
[21] K. Nishikori b. G. Monfils 6-2 5-4 rit.
[6] N. Djokovic b. T. Sandgren 6-1 6-3 6-7(2) 6-2

Djokovic non benissimo, Monfils si ritira con Nishikori

Il tabellone maschile

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Zverev spera di poter rientrare allo Us Open, ma specifica: “Ci sarò solo se potrò vincerlo”

Il n. 2 del mondo si confida con una rivista settimanale tedesca. Annunciata una new entry nel suo staff per questo periodo di recupero dall’infortunio

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Zverev

Alexander Zverev non ha ancora abbandonato definitamente la possibilità, in cuor suo, di prendere parte al prossimo Us Open. E’ questa la notizia della mattinata, il n. 2 del mondo dopo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto per la ricostruzione di ben tre legamenti laterali della caviglia destra a seguito della terribile caduta e conseguentemente del tragico infortunio patiti nella semifinale del Roland Garros contro Rafa Nadal – che lo costrinsero al ritiro e dunque alla resa anticipata – parrebbe intenzionato a provare tutto il possibile per abbreviare i tempi di recupero e ripresentarsi in campo già per l’ultimo Slam della stagione. Infatti inizialmente sembrava che la pausa forzata dai campi da tennis e dalla competizione agonistica, dovesse essere abbastanza prolungata a tal punto da tenere fermo ai box il 25enne di Amburgo per tutto il resto della stagione. Dunque Sascha, questa era l’ipotesi più accreditata finora, l’avremmo rivisto nel 2023.

SE SARA’ AI NASTRI DI PARTENZA DELLO SLAM AMERICANO, PARTECIPERA’ AD ALCUNI TORNEI DI PREPARAZIONE – Invece, ecco che direttamente dalle parole rilasciate dall’oro olimpico di Tokyo alla rivista settimanale tedesca Bild am Sonntag – una tra le riviste periodiche più vendute in Germania – si apre un piccolo spiraglio sul futuro del due volte Maestro delle Finals. Alexander ci ha tenuto però a precisare che sarà ai nastri di partenza di Flushing Meadows il 29 agosto, solo ed esclusivamente se potrà essere in grado di competere per il successo finale: “Non sarò mai quel tipo di giocatore che gioca dopo essere stato infortunato solo per un secondo turno. Se gioco lo US Open, allora sarà per vincerlo e non per passare solamente uno o due turni”. Ovviamente un eventuale presenza allo Slam newyorkese del recente semifinalista dell’Open di Francia, presuppone un precedente rodaggio negli appuntamenti di preparazione al Major americano, per ritrovare condizione e smalto: “Non so se sarò agli US Open, perché se ci dovessi essere, dovrei necessariamente giocare uno o due tornei prima. Ma l’unica cosa certa la momento è che non ho cancellato New York”.

IL PERCORSO RIABILITATIVO PRENDERA IL VIA AD UN MESE DALL’OPERAZIONE – Al momento, comunque, appare più una suggestione che una concreta opzione quella del rientro nel Major dove Zverev ha ottenuto il miglior risultato in carriera con la finale persa nel 2020 da Dominic Thiem nonostante un vantaggio di due set a zero; poiché il tedesco ha tutt’ora, a quasi due settimane dall’operazione chirurgica, l’intera gamba destra completamente ingessata. L’allievo di Sergi Bruguera hai poi concluso proprio in ottica recupero, che la fase riabilitativa inizierà in un arco di tempo che va dalle due alle tre settimane. Perciò il percorso di ritorno alle gare, verrà avviato a circa un mese da quando è andato sotto i ferri.

 

L’EX FISIOTERAPISTA DELLA NAZIONALE DI CALCIO TEDESCA LO SEGUIRA NELLA FASE DI RECUPERO –Ci sono specialisti che si assicureranno che io possa giocare di nuovo il prima possibile. Questa la chiusura del giocatore teutonico, che nel tentativo di fugare qualsiasi dubbio sulla sua tenuta fisica e per far sì che il proprio processo di guarigione non incontri ostacoli che possano successivamente causare delle ricadute, affiancherà al suo team una figura esterna di grande esperienza e rilievo nel panorama sportivo: l’ex fisioterapista della Nazionale di calcio tedesca Klaus Eder.

Il sogno del recupero a sorpresa, che batterebbe qualsiasi record di brevità dei tempi di recupero da un infortunio, non è per nulla sbiadito. Anzi Zverev è pronto a fare l’impossibile, la strada è certamente in salita; ma con questo spirito combattivo abbinato a questa forza di volontà nulla gli è precluso. Vedremo se anche il suo fisico sarà altrettanto forte e volenteroso nel ritornare a sudare e soprattutto se darà i responsi sperati.

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evidenza

Wimbledon rimane isolato: russi e bielorussi potranno giocare lo US Open

La USTA ha comunicato che seguirà le indicazioni di ITF, ATP e WTA: Medvedev e compagni in campo senza bandiera

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Se all’All England Club speravano in una spalla che rafforzasse la decisione presa sui giocatori russi e bielorussi, anche l’ultima possibilità è venuta meno: la federazione di tennis americana – la USTA – ha infatti annunciato che i tennisti dei Paesi in questione avranno il permesso di giocare lo US Open. I tornei britannici resteranno quindi con tutta probabilità gli unici a non aver accettato la partecipazione di Medvedev e compagni. Nella nota ufficiale della USTA non si fa riferimento agli altri eventi dell’estate che si disputeranno sul suolo americano, ma si può presumere che anche questi accoglieranno i giocatori interessati. Proprio Medvedev potrà quindi provare a difendere il titolo dello scorso anno e non ci saranno altre ripercussioni sulle classifiche ATP e WTA: dopo Wimbledon tutto tornerà – finalmente – nei ranghi della normalità.

I tennisti russi e bielorussi potranno quindi giocare a New York ma sempre come atleti neutrali senza bandiera. La USTA ha affermato di essere consapevole che “ogni organizzazione ha dovuto fare i conti con circostanze uniche che hanno influenzato le sue decisioni”. In base alle sue valutazioni però, “la USTA consentirà a tutti i giocatori che ne hanno diritto, indipendentemente dalla nazionalità, di competere agli US Open 2022”. Nel comunicato si legge anche che la federazione americana “lavorerà con i giocatori e con entrambi i Tour per usare lo US Open come piattaforma per promuovere gli sforzi umanitari del programma ‘Tennis plays for peace’ e che attuerà “una serie di iniziative per estendere gli aiuti umanitari per l’Ucraina, compreso l’impegno per un consistente supporto a livello economico”. Lo ha confermato anche Mike McNulty, il Presidente della USTA.

Questa notizia è sicuramente positiva per il mondo del tennis che potrà assistere a uno Slam con tutti i maggiori protagonisti presenti (anche se rimane in forte dubbio la partecipazione di Djokovic per via delle norme americane sull’ingresso nel Paese: il vaccino è ancora requisito fondamentale), ma potrebbe essere un segnale importante anche per quanto riguarda l’evoluzione del contesto geopolitico: è significativo, infatti, che gli Stati Uniti non abbiano spinto per l’esclusione dei tennisti che provengono dalla nazione che in questo momento rappresenta il primo nemico. Che sia un primo, piccolo ma potenzialmente rilevante passo verso una distensione dei rapporti USA-Russia? Con meno ottimismo, si potrebbe invece pensare che siano state le parole del Presidente del CIO a fare la differenza: pochi giorni fa Bach ha infatti criticato duramente la decisione di Wimbledon considerandola fortemente influenzata dal governo britannico. Con ancora più realismo si può attribuire la decisione della USTA alla paura per le reazioni di ATP e WTA che sarebbero state pronte a togliere i punti anche allo Slam americano.

 

Poche ore prima dell’annuncio ufficiale della federazione statunitense, il Ministro ucraino della Gioventù e dello Sport, Vadym Gutzayt, aveva affermato, rivolgendosi ai rappresentanti delle federazioni sportive nazionali, che è inaccettabile che atleti russi e bielorussi siano ammessi alle competizioni internazionali. Ha poi aggiunto che “in caso di ammissione di russi e bielorussi, gli atleti ucraini sono pronti a bloccare la loro attività e boicottare le competizioni“. Vedremo quindi quale sarà la reazione delle tre tenniste ucraine che avrebbero diritto a partecipare allo US Open: Kostyuk, Kalinina e Yastremska.

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