Davis, verso Croazia-USA: Cilic come Modric? Apre Coric-Johnson

Coppa Davis

Davis, verso Croazia-USA: Cilic come Modric? Apre Coric-Johnson

Croazia favorita nella sfida casalinga, con in campo 5 top 50 in singolare e 5 top 40 in doppio. Courier ritrova Mike Bryan, ma il problema sarà contrastare Cilic e Coric

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Verso Francia-Spagna: equilibrio senza Nadal. Si parte con Paire vs Carreno Busta

SORTEGGIO

Venerdì
Borna Coric vs Steve Johnson
Marin Cilic vs Frances Tiafoe

 

Sabato
Ivan Dodig/Mate Pavic vs Mike Bryan/Ryan Harrison

Domenica
Marin Cilic vs Steve Johnson
Borna Coric vs Frances Tiafoe

Tutto è pronto a Zara per la semifinale di Coppa Davis tra Croazia e Stati Uniti. A tempo di record (lo spostamento della sede da Spalato a Zara era stato deciso infatti solo a metà luglio), al Centro Sportivo “Visnjik” è stato costruito il campo in terra battuta e sono state montate le tribune in grado di ospitare sino a 8.000 spettatori, capienza minima richiesta dall’ITF per un match di semifinale. Ora i padroni di casa confidano che lo sforzo organizzativo si tramuti in un successo sportivo, dato che dopo la vittoria nei quarti sul Kazakistan erano stati proprio i giocatori a chiedere di disputare la sfida con gli USA sulla terra all’aperto. Per due motivi. Perché ritengono sia la superficie a loro più favorevole dal punto di vista tecnico e perché, essendoci cresciuti, la loro capacità di adattarvisi nel passaggio dal cemento all’aperto è di solito migliore e più rapida di quella dei tennisti statunitensi, che invece sono cresciuti proprio su quel cemento appena calcato tra US Series e US Open.

KRAJAN SUL SICURO – Nessun dubbio tra i croati su chi scenderà in campo in singolare: ovviamente Marin Cilic e Borna Coric. L’unico piccolo timore è che il n. 1 croato non si porti dietro da New York le scorie fisiche e – soprattutto – mentali della sconfitta contro Nishikori nei quarti e che nel volo transoceanico abbia invece resettato tutto e atterri pronto a riportare per la seconda volta in tre anni la sua nazionale in finale. L’altro timore dei giorni scorsi si è invece rivelato subito infondato: niente di preoccupante il fastidio alla coscia accusato da Coric negli ottavi di finale dell’US Open contro del Potro. Il 20enne zagabrese questa volta vuole essere protagonista fino alla fine della cavalcata Davis, dato che nel 2016 l’infortunio al ginocchio lo costrinse a giocare menomato in semifinale (perse in tre set contro Gasquet) e a vedere dalla tribuna la finale di Zagabria – con successive polemiche con Krajan che l’aveva ritenuto non pronto dopo il recupero lampo dall’operazione al ginocchio. In doppio per il 39enne selezionatore di Varazdin ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, dopo che lui e Mate Pavic –  n. 4 del mondo della specialità e primo nella Race insieme al partner Oliver Marach – hanno finalmente sotterrato l’ascia di guerra, mettendo alle spalle litigi, incomprensioni e risentimenti reciproci, e lo spalatino torna a vestire la maglia della nazionale dopo tre anni e mezzo. Oltre a Pavic ci sono infatti in squadra altri due specialisti: Ivan Dodig (ex n. 4, oggi n. 24) e Franko Skugor (n. 39, semifinalista a Wimbledon insieme a Dominic Inglot). Senza dimenticare lo stesso Cilic, che con Dodig forma una straordinaria coppia di doppio: assieme in Davis non perdono da cinque anni. La sensazione è che giocheranno il figliol prodigo Pavic e la garanzia Dodig.

I DUBBI DI JIM – Le cose non sono invece così rosee per il selezionatore statunitense, Jim Courier. Che ha dovuto rinunciare al top ten e prossimo papà John Isner, uno che col servizio che si ritrova si esprime ovviamente al massimo sulle superfici veloci, ma che sulla terra se la cava comunque bene. Lo ha dimostrato anche quest’anno con i quarti raggiunti a Madrid e gli ottavi a Parigi. Ma Long John non c’è e quindi Courier ha convocato Sam Querrey, Jack Sock, Steve Johnson, Francis Tiafoe e Mike Bryan. Mike Bryan – n. 1 della classifica ATP di doppio – torna in nazionale a 40 anni, dopo aver detto basta due anni fa, proprio dopo la sconfitta contro la Croazia nei quarti di finale. Migliorerà così sicuramente il suo record di tie disputati (diventeranno 32) e forse quello del maggior numero di doppi vinti (sono 26). Big Jim potrà così schierare in doppio i primi due del ranking ATP di specialità, la coppia Bryan/Sock trionfatrice quest’anno a Wimbledon e pochi giorni fa allo US Open.
Ma se il punto del doppio, visto che in campo ci saranno sicuramente quattro dei maggiori interpreti attuali della specialità, pare quindi in equilibrio, con addirittura un leggero vantaggio per gli ospiti in virtù dei recenti risultati della coppia yankee, le frecce a disposizione di Big Jim in singolare non paiono altrettanto appuntite. Chi sul rosso pare dare maggiori garanzie è Steve Johnson (n. 30 ATP), che quest’anno vi si è ben comportato: undici vittorie e tre sconfitte per lui sull’argilla, con il trofeo dello Houston Open portato a casa e la semifinale di Ginevra. Non si può non evidenziare però che il torneo di casa lo ha vinto battendo cinque connazionali (per carità, Isner compreso, ma comunque nessun grande specialista della terra battuta) e che anche in Svizzera non è che sia poi tanto diversamente (ha perso dalla grande sorpresa Fucsovics, che sta giocando la miglior stagione della carriera ma è pur sempre il n. 43 del mondo). Insomma, Johnson è stato bravo ma non bravissimo, come dimostra il fatto che  solo una settimana dopo la semifinale in Svizzera ha raccolto appena nove game contro Marin Cilic a Parigi.

Se il 28enne californiano è comunque abbastanza sicuro di scendere in campo venerdì, più difficile la scelta di Courier per l’altro posto da singolarista, per il quale sono in lizza in tre: Sock, Querrey e Tiafoe. Un bel dilemma per il rosso ct statunitense, che si trova – forse – nella situazione di dover schierare il meno peggio. Sock è quello messo meglio in classifica (n. 17) ma quest’anno è 2-5 sulla terra battuta, sulla quale ha vinto solo contro Zeballos ed il Ferrer in disarmo di questa stagione, mentre ha perso due volte con il connazionale Taylor Fritz, non proprio un terraiolo doc. Querrey (n. 61) non ha fatto meglio, anzi, dato che di partite ne ha vinta solo una, peraltro proprio contro l’altro convocato Tiafoe, e ne ha perse quattro contro avversari non irresistibili seppur ostici sul rosso (Pella due volte, Goyowczyk e Simon). L’esordiente in Davis Frances Tiafoe (n. 40) è quello dei tre con il miglior score stagionale sull’argilla (6-5), merito soprattutto della finale raggiunta ad Estoril. Ma a parte il Carreno Busta non proprio in palla di quest’anno, per il giovane tennista del Maryland vale lo stesso discorso fatto poco fa per Johnson: non è che in Portogallo abbia trovato sulla sua strada nomi di peso (Gilles Muller sulla terra non può essere considerato tale). Ed inoltre schierarlo da titolare alla sua prima convocazione, lasciando in panchina due veterani della Davis come Sock (6 tie, 7 singolari disputati) e Querrey (13 tie, 18 singolari giocati) sarebbe una scelta molto azzardata. Però per cercare di sparigliare le carte il primo giorno potrebbe essere un’idea. Scendendo in campo da sfavorito con l’incoscienza tipica dei vent’anni, soprattutto giocando per primo, Frances potrebbe anche riuscire a mettere un po’ di pressione ad un Cilic che non avesse ancora dimenticato i black-out che gli sono costati il match contro Nishikori. Specie se il tennista di Medjugorje partisse lento dai blocchi come contro Copil e de Minaur a New York.

STORIA A STELLE E STRISCE, PRONOSTICO A SCACCHI – Ma alchimie di Courier a parte, obiettivamente per gli statunitensi appare impresa veramente ardua portare a casa due punti in singolare contro Cilic e Coric. Il n. 7 del mondo sul mattone tritato quest’anno ha fatto quarti a Montecarlo, semifinale a Roma e quarti di finale a Parigi. Oltre ad essere ormai parte della storia della Davis croata (maggior numero di tie disputati, di vittorie in singolare e di anni di partecipazione) e con la possibilità a Zara di conquistare l’ennesimo record: con un’altra vittoria arriverebbe infatti a quota 37, tra singolo e doppio, staccando Ljubicic. Più o meno lo stesso discorso per il fresco di best ranking (n. 18) Borna Coric, che sul rosso per caratteristiche fisiche e tecniche si trova benissimo, anche se quest’anno non ha ottenuto grossi risultati (5-5). C’è da considerare però che a parte la sconfitta contro Djere al primo turno di Gstaad (torneo peraltro giocato dopo Wimbledon e prima di andare negli USA, scelta alquanto strana), si è arreso solo a gente del calibro di Djokovic, Thiem e Schwartzman (il ritiro a Roma contro Tsitipas non è da considerare). Oltre ad essere un vero “animale da Davis”, dato che in 10 tie disputati per ben quattro volte (su quattro) ha portato il punto della vittoria alla sua squadra. Come ricorderà bene Sock, che fu sconfitto da Borna nel quinto decisivo match di quel quarto di finale di due anni fa.

In virtù della situazione nei singolari il pronostico pende dunque nettamente a favore dei padroni di casa, rafforzato anche dai precedenti tra le due squadre: quattro vittorie su quattro per i croati. Curiosamente, in due occasioni la Croazia poi è arrivata in finale. Il non c’è due senza tre questa volta sarà un banale automatismo dato che si tratta di una semifinale, ma è certo che Cilic ed il resto della compagnia ce la metteranno tutta per arrivarci e regalare un’altra straordinaria finale mondiale dopo quella del calcio alla piccola nazione balcanica. Con l’obiettivo di scrivere un finale diverso rispetto a Modric e soci e bissare il successo del 2005, anche per dimenticare quella sconfitta di due anni fa contro l’Argentina a Zagabria che brucia ancora un po’ a tutti. Da questo punto di vista l’assenza di Nadal nell’altra semifinale ha fatto probabilmente tirare un sospiro di sollievo a Krajan e soci: la Francia diventa la favorita dell’altra sfida e affrontare i transalpini in trasferta su qualsiasi superficie appare sicuramente meno complicato che farsi ospitare dalla Spagna con Nadal sul rosso. Il palmarès degli USA è ovviamente di consistenza ben diversa, con le 32 vittorie che ne fanno la squadra più vincente della manifestazione, ma la squadra capitanata da Courier da tanti, troppi, anni non è all’altezza del glorioso passato. Basti pensare che non raggiungeva la semifinale dal 2012 (sconfitta dalla Spagna sul rosso di Gijon) e che in finale non ci arriva da ben undici anni, dalla vittoria del 2007 sulla Russia.

Ma la Coppa Davis ha riservato tante clamorose sorprese nelle sue centosette edizioni per dare per scontato l’esito di una semifinale che vede convocati cinque top 50 in singolare e cinque top 40 in doppio. Chissà se il nuovo format sarà in grado di fare lo stesso: nel frattempo, appuntamento tra pochi giorni sulla terra rossa fresca di posa di Zara, per vedere cosa è capace di raccontarci ancora questa vecchia signora, indossando per una delle ultime volte quel vestito con cui ci ha fatto appassionare in tutti questi anni.

AGGIORNAMENTO Jack Sock ha annunciato il suo forfait per il weekend di Davis. L’americano ha avuto un problema fisico durante la finale di doppio dello US Open vinta insieme a Mike Bryan venerdì scorso. Una grave perdita per la squadra americana, soprattutto per il punto del sabato.

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No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

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Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

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Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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