Davis, verso Croazia-USA: Cilic come Modric? Apre Coric-Johnson

Coppa Davis

Davis, verso Croazia-USA: Cilic come Modric? Apre Coric-Johnson

Croazia favorita nella sfida casalinga, con in campo 5 top 50 in singolare e 5 top 40 in doppio. Courier ritrova Mike Bryan, ma il problema sarà contrastare Cilic e Coric

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Verso Francia-Spagna: equilibrio senza Nadal. Si parte con Paire vs Carreno Busta

SORTEGGIO

Venerdì
Borna Coric vs Steve Johnson
Marin Cilic vs Frances Tiafoe

 

Sabato
Ivan Dodig/Mate Pavic vs Mike Bryan/Ryan Harrison

Domenica
Marin Cilic vs Steve Johnson
Borna Coric vs Frances Tiafoe

Tutto è pronto a Zara per la semifinale di Coppa Davis tra Croazia e Stati Uniti. A tempo di record (lo spostamento della sede da Spalato a Zara era stato deciso infatti solo a metà luglio), al Centro Sportivo “Visnjik” è stato costruito il campo in terra battuta e sono state montate le tribune in grado di ospitare sino a 8.000 spettatori, capienza minima richiesta dall’ITF per un match di semifinale. Ora i padroni di casa confidano che lo sforzo organizzativo si tramuti in un successo sportivo, dato che dopo la vittoria nei quarti sul Kazakistan erano stati proprio i giocatori a chiedere di disputare la sfida con gli USA sulla terra all’aperto. Per due motivi. Perché ritengono sia la superficie a loro più favorevole dal punto di vista tecnico e perché, essendoci cresciuti, la loro capacità di adattarvisi nel passaggio dal cemento all’aperto è di solito migliore e più rapida di quella dei tennisti statunitensi, che invece sono cresciuti proprio su quel cemento appena calcato tra US Series e US Open.

KRAJAN SUL SICURO – Nessun dubbio tra i croati su chi scenderà in campo in singolare: ovviamente Marin Cilic e Borna Coric. L’unico piccolo timore è che il n. 1 croato non si porti dietro da New York le scorie fisiche e – soprattutto – mentali della sconfitta contro Nishikori nei quarti e che nel volo transoceanico abbia invece resettato tutto e atterri pronto a riportare per la seconda volta in tre anni la sua nazionale in finale. L’altro timore dei giorni scorsi si è invece rivelato subito infondato: niente di preoccupante il fastidio alla coscia accusato da Coric negli ottavi di finale dell’US Open contro del Potro. Il 20enne zagabrese questa volta vuole essere protagonista fino alla fine della cavalcata Davis, dato che nel 2016 l’infortunio al ginocchio lo costrinse a giocare menomato in semifinale (perse in tre set contro Gasquet) e a vedere dalla tribuna la finale di Zagabria – con successive polemiche con Krajan che l’aveva ritenuto non pronto dopo il recupero lampo dall’operazione al ginocchio. In doppio per il 39enne selezionatore di Varazdin ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, dopo che lui e Mate Pavic –  n. 4 del mondo della specialità e primo nella Race insieme al partner Oliver Marach – hanno finalmente sotterrato l’ascia di guerra, mettendo alle spalle litigi, incomprensioni e risentimenti reciproci, e lo spalatino torna a vestire la maglia della nazionale dopo tre anni e mezzo. Oltre a Pavic ci sono infatti in squadra altri due specialisti: Ivan Dodig (ex n. 4, oggi n. 24) e Franko Skugor (n. 39, semifinalista a Wimbledon insieme a Dominic Inglot). Senza dimenticare lo stesso Cilic, che con Dodig forma una straordinaria coppia di doppio: assieme in Davis non perdono da cinque anni. La sensazione è che giocheranno il figliol prodigo Pavic e la garanzia Dodig.

I DUBBI DI JIM – Le cose non sono invece così rosee per il selezionatore statunitense, Jim Courier. Che ha dovuto rinunciare al top ten e prossimo papà John Isner, uno che col servizio che si ritrova si esprime ovviamente al massimo sulle superfici veloci, ma che sulla terra se la cava comunque bene. Lo ha dimostrato anche quest’anno con i quarti raggiunti a Madrid e gli ottavi a Parigi. Ma Long John non c’è e quindi Courier ha convocato Sam Querrey, Jack Sock, Steve Johnson, Francis Tiafoe e Mike Bryan. Mike Bryan – n. 1 della classifica ATP di doppio – torna in nazionale a 40 anni, dopo aver detto basta due anni fa, proprio dopo la sconfitta contro la Croazia nei quarti di finale. Migliorerà così sicuramente il suo record di tie disputati (diventeranno 32) e forse quello del maggior numero di doppi vinti (sono 26). Big Jim potrà così schierare in doppio i primi due del ranking ATP di specialità, la coppia Bryan/Sock trionfatrice quest’anno a Wimbledon e pochi giorni fa allo US Open.
Ma se il punto del doppio, visto che in campo ci saranno sicuramente quattro dei maggiori interpreti attuali della specialità, pare quindi in equilibrio, con addirittura un leggero vantaggio per gli ospiti in virtù dei recenti risultati della coppia yankee, le frecce a disposizione di Big Jim in singolare non paiono altrettanto appuntite. Chi sul rosso pare dare maggiori garanzie è Steve Johnson (n. 30 ATP), che quest’anno vi si è ben comportato: undici vittorie e tre sconfitte per lui sull’argilla, con il trofeo dello Houston Open portato a casa e la semifinale di Ginevra. Non si può non evidenziare però che il torneo di casa lo ha vinto battendo cinque connazionali (per carità, Isner compreso, ma comunque nessun grande specialista della terra battuta) e che anche in Svizzera non è che sia poi tanto diversamente (ha perso dalla grande sorpresa Fucsovics, che sta giocando la miglior stagione della carriera ma è pur sempre il n. 43 del mondo). Insomma, Johnson è stato bravo ma non bravissimo, come dimostra il fatto che  solo una settimana dopo la semifinale in Svizzera ha raccolto appena nove game contro Marin Cilic a Parigi.

Se il 28enne californiano è comunque abbastanza sicuro di scendere in campo venerdì, più difficile la scelta di Courier per l’altro posto da singolarista, per il quale sono in lizza in tre: Sock, Querrey e Tiafoe. Un bel dilemma per il rosso ct statunitense, che si trova – forse – nella situazione di dover schierare il meno peggio. Sock è quello messo meglio in classifica (n. 17) ma quest’anno è 2-5 sulla terra battuta, sulla quale ha vinto solo contro Zeballos ed il Ferrer in disarmo di questa stagione, mentre ha perso due volte con il connazionale Taylor Fritz, non proprio un terraiolo doc. Querrey (n. 61) non ha fatto meglio, anzi, dato che di partite ne ha vinta solo una, peraltro proprio contro l’altro convocato Tiafoe, e ne ha perse quattro contro avversari non irresistibili seppur ostici sul rosso (Pella due volte, Goyowczyk e Simon). L’esordiente in Davis Frances Tiafoe (n. 40) è quello dei tre con il miglior score stagionale sull’argilla (6-5), merito soprattutto della finale raggiunta ad Estoril. Ma a parte il Carreno Busta non proprio in palla di quest’anno, per il giovane tennista del Maryland vale lo stesso discorso fatto poco fa per Johnson: non è che in Portogallo abbia trovato sulla sua strada nomi di peso (Gilles Muller sulla terra non può essere considerato tale). Ed inoltre schierarlo da titolare alla sua prima convocazione, lasciando in panchina due veterani della Davis come Sock (6 tie, 7 singolari disputati) e Querrey (13 tie, 18 singolari giocati) sarebbe una scelta molto azzardata. Però per cercare di sparigliare le carte il primo giorno potrebbe essere un’idea. Scendendo in campo da sfavorito con l’incoscienza tipica dei vent’anni, soprattutto giocando per primo, Frances potrebbe anche riuscire a mettere un po’ di pressione ad un Cilic che non avesse ancora dimenticato i black-out che gli sono costati il match contro Nishikori. Specie se il tennista di Medjugorje partisse lento dai blocchi come contro Copil e de Minaur a New York.

STORIA A STELLE E STRISCE, PRONOSTICO A SCACCHI – Ma alchimie di Courier a parte, obiettivamente per gli statunitensi appare impresa veramente ardua portare a casa due punti in singolare contro Cilic e Coric. Il n. 7 del mondo sul mattone tritato quest’anno ha fatto quarti a Montecarlo, semifinale a Roma e quarti di finale a Parigi. Oltre ad essere ormai parte della storia della Davis croata (maggior numero di tie disputati, di vittorie in singolare e di anni di partecipazione) e con la possibilità a Zara di conquistare l’ennesimo record: con un’altra vittoria arriverebbe infatti a quota 37, tra singolo e doppio, staccando Ljubicic. Più o meno lo stesso discorso per il fresco di best ranking (n. 18) Borna Coric, che sul rosso per caratteristiche fisiche e tecniche si trova benissimo, anche se quest’anno non ha ottenuto grossi risultati (5-5). C’è da considerare però che a parte la sconfitta contro Djere al primo turno di Gstaad (torneo peraltro giocato dopo Wimbledon e prima di andare negli USA, scelta alquanto strana), si è arreso solo a gente del calibro di Djokovic, Thiem e Schwartzman (il ritiro a Roma contro Tsitipas non è da considerare). Oltre ad essere un vero “animale da Davis”, dato che in 10 tie disputati per ben quattro volte (su quattro) ha portato il punto della vittoria alla sua squadra. Come ricorderà bene Sock, che fu sconfitto da Borna nel quinto decisivo match di quel quarto di finale di due anni fa.

In virtù della situazione nei singolari il pronostico pende dunque nettamente a favore dei padroni di casa, rafforzato anche dai precedenti tra le due squadre: quattro vittorie su quattro per i croati. Curiosamente, in due occasioni la Croazia poi è arrivata in finale. Il non c’è due senza tre questa volta sarà un banale automatismo dato che si tratta di una semifinale, ma è certo che Cilic ed il resto della compagnia ce la metteranno tutta per arrivarci e regalare un’altra straordinaria finale mondiale dopo quella del calcio alla piccola nazione balcanica. Con l’obiettivo di scrivere un finale diverso rispetto a Modric e soci e bissare il successo del 2005, anche per dimenticare quella sconfitta di due anni fa contro l’Argentina a Zagabria che brucia ancora un po’ a tutti. Da questo punto di vista l’assenza di Nadal nell’altra semifinale ha fatto probabilmente tirare un sospiro di sollievo a Krajan e soci: la Francia diventa la favorita dell’altra sfida e affrontare i transalpini in trasferta su qualsiasi superficie appare sicuramente meno complicato che farsi ospitare dalla Spagna con Nadal sul rosso. Il palmarès degli USA è ovviamente di consistenza ben diversa, con le 32 vittorie che ne fanno la squadra più vincente della manifestazione, ma la squadra capitanata da Courier da tanti, troppi, anni non è all’altezza del glorioso passato. Basti pensare che non raggiungeva la semifinale dal 2012 (sconfitta dalla Spagna sul rosso di Gijon) e che in finale non ci arriva da ben undici anni, dalla vittoria del 2007 sulla Russia.

Ma la Coppa Davis ha riservato tante clamorose sorprese nelle sue centosette edizioni per dare per scontato l’esito di una semifinale che vede convocati cinque top 50 in singolare e cinque top 40 in doppio. Chissà se il nuovo format sarà in grado di fare lo stesso: nel frattempo, appuntamento tra pochi giorni sulla terra rossa fresca di posa di Zara, per vedere cosa è capace di raccontarci ancora questa vecchia signora, indossando per una delle ultime volte quel vestito con cui ci ha fatto appassionare in tutti questi anni.

AGGIORNAMENTO Jack Sock ha annunciato il suo forfait per il weekend di Davis. L’americano ha avuto un problema fisico durante la finale di doppio dello US Open vinta insieme a Mike Bryan venerdì scorso. Una grave perdita per la squadra americana, soprattutto per il punto del sabato.

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Coppa Davis

L’Italia di Davis era da prime otto. Ma sarà un successo non retrocedere

Davvero sfortunati gli azzurri nella nuova Coppa Davis. Con USA e Canada al completo non avremmo possibilità. I gironi di ferro e di coccio. Dura perfino per la Spagna di Nadal

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

Coppa Davis, sorteggio Finali Madrid 2019: l’Italia pesca USA e Canada

Ci sarà tempo, da qui a novembre, per capire chi giocherà e chi non giocherà la nuova Coppa Davis. Oggi come oggi è difficile fare qualsiasi previsione. Ma ad occhio c’è un vero girone di ferro, quello del gruppo B dove sono capitate la Croazia detentrice della Coppa, la Spagna aiutata dal fattore campo e dalla presenza di Nadal (salvo infortuni che non gli auguriamo) e la Russia che fra Khachanov, Medvedev, Rublev, giovani rampanti e fra un anno quasi certamente più forti di quanto siano oggi, non ha che da scegliere la formazione migliore: sarà comunque forte.

Mi sembra invece che ci sia un girone di coccio, quello del gruppo E, perché a meno che Andy Murray sconfigga le previsioni che lo vedono assai difficilmente in grado di tornare ai suoi antichi livelli, una Gran Bretagna ingiustamente premiata da una wild card che potrà schierare Edmund, Norrie e Evans, un Kazakistan che schiera i suoi soliti vecchi cavalli Kukhushkin e Nedovyesov più (lui cavallo… pazzo) Bublik, e l’Olanda di Haase e De Bakker e i due Griekspoor, sarebbero state tre squadre ampiamente battibili per la nostra Italia.

 

Per l’Italia sarebbe stato meglio capitare nel girone D (dove ci sono il Belgio di Goffin e nessun altro, l’Australia di De Minaur e forse Millman e di non si sa chi perché garantire la presenza di Kyrgios e Kokkinakis sarebbe un grosso azzardo, la Colombia che ha due buoni doppisti come Farah e Cabal ma nessun singolarista a meno che si consideri tale Santiago Giraldo n.252 ATP) o anche nel girone C, perché se Zverev mantiene il proposito di non giocare la nuova Davis, la Germania di Marterer e Kohlschreiber, l’Argentina probabilmente senza del Potro e il Cile di Jarry, non sono davvero squadroni.

Dovendo giocare indoor era difficile scegliere peggio del girone F con gli USA, che con Isner (sebbene Long-John sia stato fra i testimonial dell’ATP Cup a Londra e potrebbe anche non scendere in campo), Tiafoe e/o Querrey, i fratelli Bryan o anche uno solo dei due con Sock, sembrano al di fuori della nostra portata. Così come lo sarebbe il Canada se si presentasse con i vari Raonic, Shapovalov e anche Pospisil e Auger-Aliassime, n.101 e n.102 che sul “veloce” danno più garanzie dei nostri, che al di fuori della terra battuta valgono molto meno.

Oggi si può forse sperare su grandi progressi di Matteo Berrettini, ma riguardo a Fognini e Cecchinato sul veloce si può fare modesto affidamento, tanto che forse anche a 35 anni e mezzo potrebbe essere ancora Seppi uno dei nostri due singolaristi a novembre. Mentre il doppio Fognini/Bolelli non è più brillante come quando vinse l’Open d’Australia battendo in finale Herbert/Mahut, che poi hanno vinto 4 Slam, incluso l’ultimo Australian Open.

È possibile, a parziale consolazione, che il veloce indoor della Caja Magica non sia così veloce, perché la Spagna non ha alcun interesse a danneggiare Nadal. E con la Spagna la Kosmos di Piqué, perché si è sempre detto che l’aspetto più fascinoso della Davis era il clima delle partite con un tifo non calcistico ma quasi. Se arrivassero di fronte in finale a Madrid squadre come Serbia, Russia, Giappone, USA e Australia o una nazione sudamericana (la cui tifoseria non avrebbe fatto a tempo ad organizzare una trasferta che per la propria squadra potrebbe esaurirsi nell’arco dei primi tre giorni della settimana), dubito che il clima in tribuna sarebbe esaltante. Insomma secondo me si farà di tutto per aiutare la Spagna ad andare avanti e del resto una Spagna con Nadal, Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco, Munar, ha le armi per farsi strada anche senza aiutini.

Io credo che alla fine, poiché pecunia non olet – e di soldi ce ne sono tanti, 50 milioni di euro di montepremi da distribuirsi fra una cinquantina di giocatori di 18 Paesi – e poiché le federazioni e i vari sponsor cercheranno di persuadere i propri giocatori a scendere in campo perché la copertura televisiva sarà importante e già hanno aderito alcuni sponsor molto importanti e prestigiosi (Rolex fra questi), il torneo godrà anche di una grande copertura mediatica. Le testate giornalistiche più importanti di tutti i 18 Paesi partecipanti vorranno essere presenti a Madrid. La cassa di risonanza sarà dunque notevole, notevolissima. Fioccheranno certamente ancora le critiche alla formula, si farà fatica a chiamarla Coppa Davis perché ci sembrerà di oltraggiare quella che abbiamo amato e vissuto dal 1900 a ieri 2018, però l’interesse ci sarà anche se Djokovic, Federer, Zverev decidessero insieme a qualche altro big (del Potro) di restarsene a casa.

Peccato, per quanto riguarda l’Italia, che le chances di approdare ai quarti di finale siano modestissime. Peccato perché sebbene finora gli azzurri non abbiano entusiasmato, l’Italdavis avrebbe potuto ambire ad un posto fra le prime otto. Vale inoltre la pena ricordare che la formula delle Finali prevede che le quattro semifinaliste del 2019 si qualifichino di diritto per le Finali del 2020 e che le squadre classificate tra il quinto e il sedicesimo posto partecipino alle sfide preliminari, mentre le altre due (le peggiori classificate) saranno retrocesse nei rispettivi gruppi zonali. Considerando le difficoltà proposte dal sorteggio, una di queste potrebbe appunto essere l’Italia. Vincendo un incontro ai danni dell’avversaria sorteggiata nell’area europea (tra cui ci sono tante compagini temibili) ad aprile o settembre 2020, gli azzurri si guadagnerebbero a quel punto la chance di giocare i turni di qualificazione nel 2021, ma sarebbe preclusa in ogni modo la finale 2020, a meno di ricevere una wild card da parte di Kosmos. Che dire, la dea bendata proprio non ci ha voluto bene.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2019: Italia girone di ferro, sfiderà Stati Uniti e Canada

Gli azzurri nel Gruppo F contro gli Stati Uniti di Isner e Tiafoe e il Canada di Raonic e Shapovalov. Gruppo B da non perdere con Croazia, Spagna e Russia

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La cerimonia del sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid viene presentata da Eddy Vidal (giornalista spagnolo) e Caroline Withaker, giornalista che spesso lavora per Eurosport UK. Inanzitutto vengono ricordate le sfide di primo turno e viene anche mostrato un video con le immagini salienti delle sfide disputate. Si passa poi alla presentazione di David Haggerty, presidente ITF e sostenitore convinto del nuovo corso della Coppa Davis.

Il presidente tiene a sottolineare la grande tradizione della competizione, quanto la vecchia formula abbia contraddistinto la manifestazione in passato, precisando però che erano necessari dei cambiamenti per riportarla agli antichi fasti. Soprattutto il presidente ITF sottolinea il vantaggio con la nuova formula di sapere con netto anticipo dove si giocherà e quindi anche la possibilità per i giocatori di poter preparare con la dovuta calma la partecipazione alla fase finale, con la certezza anche della sede (con la vecchia formula la sede della finale era decisa circa un mese e mezzo prima della data nella quale si sarebbe giocata). Haggerty evidenzia la grande atmosfera che ci sarà alla Caja Magica di Madrid che ospiterà le Finals, dove ci saranno ben 18 squadre e quindi tanti giocatori e tanti match da ammirare. Per questo Haggerty si augura che a novembre (18-24 novembre lo ricordiamo) giungano nella capitale spagnola tanti tifosi per assistere allo spettacolo della fase finale manifestazione. Haggerty cita poi la Kosmos, società multinazionale e sponsor finanziario principale che ha avuto un importantissimo ruolo nel progetto di rinnovamento della manifestazione (soprattutto economico, n.d.r.), con la quale è soddisfatto di aver lavorato in maniera congiunta per rinnovare la competizione.

Davanti ai capitani delle 18 nazionali finaliste dell’edizione 2019 viene poi chiamato sul palco Gerard Piqué, giocatore del Barcellona ma soprattutto elemento di spicco della Kosmos che ha spinto per la sponsorizzazione della manifestazione e soprattutto convinto sostenitore della nuova formula. Piqué dichiara che a Madrid ci sarà un festival del tennis, con tante squadre e tante sfide che costelleranno il programma. Confessa il suo amore per il tennis da calciatore e per questo è convinto che la nuova manifestazione sarà un successo e che riporterà molta attenzione sulla Coppa Davis.

 

Si passa così al sorteggio dei vari gironi. Il testimone passa nelle mani del giudice arbitro svizzero Andreas Egli, che alternando un perfetto spagnolo all’inglese procede con l’aiuto dei vari capitani delle nazionali all’estrazione delle squadre che formeranno i vari gironi.

Ecco di seguito i sorteggi e la composizione di tutti i gironi

GRUPPO A: Francia, Serbia, Giappone
GRUPPO B: Croazia, Spagna, Russia
GRUPPO C: Argentina, Germania, Cile
GRUPPO D: Belgio, Australia, Colombia
GRUPPO E: Gran Bretagna, Kazakistan, Olanda
GRUPPO F: Stati Uniti, Italia, Canada

Girone a dir poco duro quindi per la nostra nazionale (l’atteggiamento di Sergio Palmieri presente nelle prime file tradisce non poca preoccupazione). I nostri tennisti affronteranno gli Stati Uniti e il Canada. Da una parte probabilmente Isner, Querrey, Tiafoe e due doppisti di sicuro valore, dall’altra il Canada di Shapovalov, Raonic (ci sarà?), Auger Aliassime. Poteva capitarci di meglio, sul veloce ci sono forse capitati due tra gli avversari peggiori che potevamo trovarci davanti. Certo che una sfida che si regge su due singolari ed un doppio può risultare più livellata ed equilibrata e regalarci anche qualche sorpresa e chiaramente Barazzutti si augura che quelle più clamorose le regali la nostra nazionale.

Sul palco viene poi chiamato Albert Costa, ex tennista e capitano della nazionale spagnola di Davis e direttore della fase finale della competizione a Madrid. Anche a Costa viene chiesto un parere sulla nuova formula e sui vari gironi sorteggiati e naturalmente l’ex vincitore del Roland Garros dichiara di attendersi grande spettacolo a Madrid e sottolinea soprattutto il grande equilibrio che almeno sulla carta contraddistingue alcuni gironi. Insieme a Costa il giudice arbitro Egli sorteggia già la composizione del tabellone dei quarti, dove la vincente del gruppo A e quella del Gruppo B vengono collocate negli slot 1 e 8, mentre negli slot 2 e 7 andranno collocate le due nazionali che si qualificheranno come migliori seconde. Le loro posizioni saranno sorteggiate al termine dei Round Robin. Ecco come sono stati sorteggiati gli altri slot:

QUARTI DI FINALE

Vinc. Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
Vinc. Gruppo D vs Vinc. Gruppo F
Vinc. Gruppo E vs Vinc. Gruppo C
Migliore seconda 1 o 2 vs Vinc. Gruppo B

Chiara l’impronta calcistica che si è cercata di dare all’evento. Il sorteggio ha ricalcato molto quello dei mondiali e degli Europei di calcio con il sorteggio dei gironi. Sicuramente un momento divertente e che ha catalizzato molto l’attenzione degli spettatori e dei presenti. Si è creata quella suspense tipica dei sorteggi calcistici con le facce dei vari capitani che tradivano un minimo di tranquillità o preoccupazione dopo aver visto le proprie avversarie. Onestamente questo è un punto a favore del nuovo corso.

Composizione dei gironi, come a volte capita nel calcio ne è uscito qualcuno molto equilibrato ed incerto e qualcuno sulla carta un po’ più morbido. Certo, bisognerà capire quale tennista delle varie squadre onorerà la fase finale. Ad occhio e croce però il gruppo A sembra una lotta tra Francia e Giappone (se ci sarà Nishikori) con la Serbia che però se avesse Djokovic potrebbe diventare favorita. Molto equilibrio nei gruppi 2 e 5 (occhio alla sorpresa Kazakistan), USA un pelo favoriti sul Canada nel gruppo dell’Italia, Australia e Germania favoriti nei loro raggruppamenti. Occhio naturalmente alle migliori seconde, qui addirittura la qualificazione potrebbe essere decisa dal quoziente punti (che come elemento discriminante ci pare un po’ grossolano). Chi vivrà vedrà, vedremo a novembre quale sarà l’efficacia del nuovo format.

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Coppa Davis

Una buona Italia nella ‘nuova’ Davis, ma Madrid è ancora un cantiere

Quella indiana non era una trasferta difficile, ma la nostra squadra ha risposto in maniera convincente. Il bilancio provvisorio della nuova formula. Non sono mancate le emozioni, sorpresa Belgio in Brasile

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

La nuova formula della Coppa Davis ha mosso i primi passi in questo week-end, nel quale si sono svolte le dodici sfide delle eliminatorie le cui vincenti hanno raggiunto le quattro semifinaliste dell’anno scorso e le due nazionali beneficiarie di wild card (Argentina e Gran Bretagna) che disputeranno le Finals di Madrid. Prima di passare ad una rapida sintesi delle sfide svoltesi e spiegare nel dettaglio come si svolgeranno le Finals di Madrid, facciamo alcune rapide considerazioni su ciò che abbiamo osservato delle nuove regole della competizione.

È abbastanza chiaro: i match due su tre tolgono non poca imprevedibilità alle singole partite, se però dobbiamo poi dire che sono mancate le emozioni o l’agonismo in campo dei tennisti, questo no, anzi. La Davis rimane sempre una competizione nella quale giochi per la tua nazione, è la tensione in campo è ben diversa da quella che ogni singolo tennista avverte nei tornei che gioca durante l’anno. Il fattore campo rimane importantissimo, la partecipazione del pubblico dona sempre un fascino particolare alla manifestazione. A proposito del pubblico, non sarebbe meglio concentrare la due giorni su sabato e domenica invece che su venerdì e sabato? Meglio – secondo chi scrive – far giocare le sfide in due giorni non lavorativi come avviene per la Fed Cup, in modo da garantire una presenza di pubblico più massiccia. Alcune sfide sono state un po’ mortificate dagli spalti semi-vuoti.

Ritornando al discorso precedente, certo, giocare al meglio dei tre set livella un po’ gli equilibri in campo, i margini di recupero si riducono, elimina di fatto quelle maratone che a volte facevano la storia della Davis. Forse però, trattandosi di sfide di primo turno, concentrare il tutto su due giorni per scremare le partecipanti e non stravolgere troppo la preparazione dei tennisti ad inizio stagione ci può stare. Soprattutto, come già scritto, tenendo conto che non sono mancate partite equilibrate decise in volata che hanno regalato tante emozioni, come è nella tradizione della gloriosa competizione.

 

A conti fatti forse è anche giusto sollevare dal primo turno le quattro semifinaliste dell’edizione precedente. Quello che va naturalmente verificato ora sarà l’organizzazione delle Finals di Madrid (18-24 novembre), perché ad oggi immaginare 18 squadre in un unico raggruppamento inserite in 6 gironi e poi tabellone ad eliminazione diretta dai quarti appare ancora alquanto confusionario (tutto in una settimana oltretutto). Premettendo che certamente questo primo anno sarà un banco di prova e che Kosmos e ITF potranno sicuramente apportare delle migliorie dalla prossima edizione in poi ove lo ritenessero necessario, sembra sempre più evidente che sin quando la stessa ITF e l’ATP (l’organizzazione dei giocatori) non si siederanno ad un tavolo e discuteranno con calma, il rischio sarà quello di distruggere la Davis così come la conoscono tutti gli appassionati.

Immaginare questa competizione decisa da sfide tra nazionali che si baseranno su tre incontri (due singolari ed un doppio) onestamente fa rabbrividire. Ma non si era detto che bisognava ideare una formula che facesse prevalere la squadra più forte e più completa? Così invece sembra si appiattiscono i valori, in due singolari ed un doppio possono bastare un buon singolarista ed una buona coppia per portare a casa l’insalatiera. Si dirà, ma bene o male anche prima funzionava così. Beh, non proprio, perché semmai nell’ultima giornata con la vecchia formula si doveva ricorrere alla panchina per scegliere uno dei due singolaristi e gli equilibri in campo potevano cambiare.

E poi, siamo sicuri che tutti i Top player delle nazioni che hanno avuto accesso alle Finals di Madrid ci saranno? Alexander Zverev ha giocato la sfida contro l’Ungheria, ma ha già dichiarato che è intenzionato a saltare l’appuntamento finale. Sicuramente ci sarà Nadal, in quanto spagnolo, amico di Piqué e da subito a favore della nuova formula. E Djokovic? C’è da dubitare persino dei francesi, da sempre molto attaccati alla maglia eppure in grossa polemica con la federazione; meno dei russi, che nella sfida in Svizzera sono andati con la squadra al completo anche se apparentemente non ce n’era bisogno. Cosa faranno i croati campioni in carica? E gli americani? E Nishikori? Come si dice in queste situazioni chi vivrà vedrà, aspettiamo l’evoluzione degli eventi e poi esprimeremo un giudizio più completo.

Passiamo ora alle sfide disputatesi in questa prima “due giorni” di Davis e poi racconteremo del sorteggio e delle Finals di Madrid (a pagina 2)

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