ATP Ranking: poker d'assi per Thiem. Berrettini in risalita

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ATP Ranking: poker d’assi per Thiem. Berrettini in risalita

Il successo a Indian Wells (il primo in carriera in un 1000) rilancia l’austriaco al quarto posto della classifica mondiale. Matteo guadagna cinque posizioni, è numero 52. Kecmanovic entra in top 100

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Dominic Thiem - Indian Wells 2019 (foto via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Con la vittoria ottenuta a Indian Wells, Dominic Thiem in un solo colpo ha eguagliato il proprio best ranking, vinto il suo primo Masters 1000, incassato un abbondante milione di euro di premio e (soprattutto?) è entrato a fare parte della ristrettissima cerchia di mortali che sono riusciti a battere Roger Federer su tutte e tre le superfici di gioco: terra, sintetico ed erba. Di seguito i primi 20 giocatori del mondo.

Posizione Nazione Giocatore Punti Variazione
1 Serbia N. Djokovic 10990  =
2 Spagna R. Nadal 8725  =
3 Germania A. Zverev 6630  =
4 Austria Thiem 4755 4
5 Svizzera Federer 4600 -1
6 Giappone Nishikori 4235 1
7 Sud Africa Anderson 4115 -1
8 Argentina Del Potro 3585 -3
9 USA Isner 3485  =
10 Grecia Tsitsipas 3160 =
11 Croazia Cilic 3095 =
12 Russia Khachanov 2845 1
13 Croazia Coric 2345 -1
14 Canada M. Raonic 2275  =
15 Russia Medvedev 2230 =
16 Italia Cecchinato 2021 =
17 Italia Fognini 1885 =
18 Francia Monfils 1875 1
19 Georgia Basilashvili 1865 -1
20 Belgio Goffin 1685 1

L’imminente Masters 1000 di Miami non potrà determinare cambiamenti sul podio. Molto più incerta invece la situazione alle spalle dei primi tre. Thiem, Federer, Nishikori e Anderson in Florida difenderanno rispettivamente 0, 10, 45 e 180 punti. Juan Martin del Potro perderà i 360 punti conquistati lo scorso anno e correrà quindi concretamente il rischio di uscire dalla top ten insieme a John Isner, vincitore dell’edizione 2018, che potrebbe perdere terreno a vantaggio dei suoi due più diretti inseguitori, Tsitsipas e Cilic, i quali hanno una manciata di punti in scadenza: 10 e 90.

Per i cinque italiani presenti nella top 100, Miami potrebbe rappresentare una ghiotta opportunità per migliorare la classifica individuale: Fognini difende 45 punti, Fabbiano 10, mentre Cecchinato, Seppi e Berrettini non ne difendono alcuno. Nutrita la pattuglia azzurra che proverà a entrare nel tabellone principale attraverso le qualificazioni, composta da Quinzi, Vanni, Lorenzi e Sonego. In termini di posizioni, nel complesso i nostri rappresentanti nelle ultime due settimane hanno guadagnato tanto e perso poco.

 
ITALIANI  TOP 200
Classifica Giocatore Punti Variazione
16 Cecchinato 2021 =
17 Fognini 1885 =
47 Seppi 970 =
52 Berrettini 937 5
90 Fabbiano 648 -7
106 Sonego 546 1
107 Lorenzi 544 -2
132 Travaglia 430 3
144 Quinzi 384 3
145 Vanni 381 5
147 Bolelli 379 4
157 Caruso 345 11
162 Baldi 333 2
166 Giannessi 324 3
174 Arnaboldi 292 3
188 Mager 275 -3
189 Giustino 274 =
199 Napolitano 257 30

Matteo Berrettini – se mai ce ne fosse stato bisogno – ha confermato le sue qualità tecniche e mentali mettendosi rapidamente alle spalle le sconfitte subite al primo turno a Dubai e Indian Wells e andando a conquistare il Challenger di Phoenix battendo in finale un ottimo giocatore come Kukushkin– numero 43 del mondo – che in semifinale aveva superato Salvatore Caruso. Stefano Napolitano rientra in top 200 grazie alla finale ottenuta nel Challenger di Shenzhen dove si è arreso solo al terzo set ad un vecchio drago del circuito come Marcos Baghdatis.

Più ci si inoltra nella stagione agonistica e più le classifiche avulse acquistano un senso. I migliori otto tennisti del 2019 al momento sono i seguenti.

Race to London
Posizione ATP Nazione Giocatore Punti
1 Serbia Djokovic 2135
2 Spagna Nadal 1605
10 Grecia Tsitsipas 1370
5 Svizzera Federer 1280
4 Austria Thiem 1135
18 Francia Monfils 995
6 Giappone Nishikori 880
14 Canada Raonic 810

La classifica dei migliori under 21 vede il prepotente ingresso del serbo Miomir Kecmanovic, per la prima volta in top 100 in carriera e protagonista di uno straordinario (e fortunato) torneo a IW.

Race to Milan
Posizione ATP Nazione Giocatore Nato nel Punti
10 Grecia Tsitsipas 1998 1370
26 Australia de Minaur 1999 485
34 USA Tiafoe 1998 415
57 Canada Auger-Aliassime 2000 410
23 Canada Shapovalov 1999 315
95 Serbia Kecmanovic 1999 288
63 Francia Humbert 1998 234

Un’annotazione: 251 punti dividono il secondo classificato dal settimo, 885 il primo dal secondo! Mentre il vincitore dell’edizione 2018 del torneo di Milano va quindi a gonfie vele, quello della prima edizione – Hyeon Chung – a causa dei problemi fisici che gli impediscono di giocare da Rotterdam, è precipitato al 92esimo posto dopo avere occupato il 19esimo meno di un anno fa.  

Questa settimana i complimenti per avere raggiunto il best ranking vanno a 10 giocatori.

Classifica Giocatore Nazione
31 Djere Serbia
32 Pella Argentina
46 Albot Moldavia
54 Hurkacz Polonia
57 Auger-Aliassime Canada
60 McDonald USA
70 Garin Cile
74 Dellien Bolivia
84 Gunneswaran India
95 Kecmanovic Serbia

La domanda della scorsa puntata era stata la seguente: chi sono i giocatori che nel 2019 hanno vinto un torneo ATP per la prima volta? La risposta è: de Minaur, Sandberg, Londero, Opelka, Djere, Albot, Pella. Complimenti a Fabi72 per avere risposto correttamente.

La (prevedibile) domanda odierna è: chi sono oltre a Thiem i tennisti che hanno sconfitto Federer sulle tre superfici canoniche?

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La terza volta è quella buona: a Cincinnati il campione è Medvedev

CINCINNATI – Dopo le sconfitte di Washington e Montreal, il russo trionfa e solleva il primo trofeo di categoria Masters 1000. Sará numero 5 in classifica

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Daniil Medvedev, trofeo - Cincinnati 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [16] D. Goffin 7-6(3) 6-4

Three time’s a charm” dicono da queste parti, la terza volta è quella buona. Dopo le finali perse a Washington e Montreal, Daniil Medvedev suggella questa sua straordinaria estate con la più prestigiosa vittoria della sua carriera, diventando il più giovane campione del Western&Southern Open dal 2008 quando a trionfare fu Andy Murray. La finale di questo splendido torneo, che nella settimana ha ospitato 198.044 spettatori (numero inferiore solamente ai 199.217 del 2015), ha avuto un primo set di ottima fattura, nonostante il gran caldo che ha parzialmente svuotato le tribune (la sessione era un tutto esaurito), e un secondo set più a senso unico, con un finale da brivido, dato che Medvedev stava accusando fisicamente la fatica e se non avesse chiuso sul 5-4 del secondo set avrebbe potuto trovarsi in grossi guai.

 

Devono passare alcuni minuti prima che i giocatori, pronti alla bocca degli spogliatoi, possano entrare in campo a causa di una rete difettosa (o meglio, a causa di due reti difettosi, visto che è stato necessario ricorrere alla terza rete). Poi, una volta iniziato il match, deve passare un quarto d’ora buono prima che Goffin riesca a vincere un punto sul servizio di Medvedev. Il russo dovrebbe essere stanco per tutte le partite giocate nelle ultime tre settimane, ma negli scambi da fondo è lui ad avere il comando delle operazioni. E quando serve sembra continuare la serie iniziata la sera precedente contro Djokovic, nella quale le seconde di servizio erano molto simili alle prime. Goffin non è però tipo da lasciarsi demoralizzare: avanzando verso la linea di fondo in fase di risposta, il belga costringe all’errore un Medvedev curiosamente nervoso, che mentre vede l’avversario rimontarlo fino al 4-4 (annullando un paio di palle break nel frattempo) comincia a rivolgere sarcasticamente il pollice in alto verso il suo angolo ogni volta che sbaglia un diritto. Goffin danza per il campo anticipando ogni colpo mentre Daniil sembra sempre più frustrato e se la prende con il suo allenatore. Sul 5-6 15-30 il belga esce da una situazione complicata con uno splendido lungolinea di rovescio che finisce uno scambio prolungato. I primi quattro punti del tie-break vanno contro il servizio, poi Medvedev mette una gran prima e subito dopo riceve un mezzo regalo da Goffin, che non chiude una brutta controcorta di Daniil. Si cambia campo sul 4-2 e Medvedev infila immediatamente una risposta vincente sul serve and volley di Goffin. Il primo set point è annullato da un passante cross di diritto, ma sul secondo il doppio fallo n.4 di David pone fine al primo parziale dopo 56 minuti di gioco.

La perdita del primo set non fa bene al belga, che esordisce nel secondo con un parziale di 1-9 lasciando ancora una volta scappare Medvedev, come aveva fatto ad inizio match. Il problema per lui, però, è che il suo avversario sembra ritornato intoccabile sul servizio: i primi quattro turni di battuta di Medvedev sono tutti vinti a zero. Ma quando è ora di chiudere il match, il fantasma delle due finali perse nelle ultime due settimane si fa pesante: va sotto 0-30, poi 15-40 con un drop shot giocato malissimo, dopo il quale scaraventa a terra la racchetta. Poi però il super-servizio torna a soccorrerlo: quattro mazzate consecutive iscrivono Daniil Medvedev nell’albo dei vincitori di un Masters 1000. “Sul 5-3 ho iniziato ad avere crampi, piuttosto dolorosi – ha detto Medvedev subito dopo il match – Sicuramente era un misto di nervi e dei 24 giorni consecutivi nei quali ho giocato a tennis nell’ultimo mese. Sapevo che sul 5-5 sarei stato spacciato, per cui ho messo quattro servizi che non è riuscito a rispondere”.

Si tratta del terzo nuovo vincitore di Masters 1000 della stagione, dopo Thiem a Indian Wells e Fognini a Montecarlo, che con questa vittoria sale al n.5 della classifica mondiale. Medvedev se ne va da Cincinnati con oltre un milione di dollari in tasca (meno il 35% di tasse, ovviamente) e soprattutto con la consapevolezza di avere un arma letale su cui contare nei momenti importanti (un servizio che non sapevamo potesse essere così micidiale) e la fiducia giusta per affrontare con grandi ambizioni l’ultimo Slam della stagione.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Cincinnati in Russia: la rinascita di Kuznetsova e un Medvedev senza freni

Per la prima volta il torneo in Ohio avrà due finalisti nati in Russia. Due cavalcate diversissime, caratterizzate dal fuoco tennistico ineguagliabile della scuola russa

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Due finalisti russi a Cincinnati non s’erano mai visti, neanche allargando il campo di analisi alla dimensione combined che il torneo non ha sempre avuto nella sua storia. Dall’inizio dell’Era Open, i tornei maschile e femminile si sono disputati in contemporanea dal 1969 al 1973; poi per quattordici edizioni si è disputato solo quello maschile, nel 1988 si è giocata una singola edizione combined (con vittorie di Barbara Potter e Mats Wilander) e per altri quindici anni le donne non sono scese in campo a Cincinnati, per poi farvi ritorno nel 2004. Per otto stagioni il combined è stato asimmetrico, con i due tornei disputati in due settimane diverse, e dal 2011 si è tornati alla contemporaneità, curiosamente l’ultima edizione di un sessennio d’oro per il tennis russo femminile a Cincinnati: dal 2006 al 2011, infatti, una tennista russa è sempre arrivata in finale e ha vinto il torneo in quattro occasioni (Zvonareva, Petrova, Čakvetadze e Sharapova)

Otto anni dopo assistiamo all’inaspettata cavalcata di Svetlana Kuznetsova, a cui s’accompagna quella di Daniil Medvedev. Due finali che hanno radici molto differenti, sebbene i due giocatori condividano la nazionalità.

Svetlana è arrivata in Nord America con l’umore piuttosto nero per il disguido burocratico che le ha impedito di difendere il titolo di Washington, con conseguente tonfo in classifica, ma non è da escludere che proprio questo ostacolo si sia rivelato cruciale in termini di motivazioni. La 34enne ha battuto tre top 10 in fila (Stephens, Pliskova e Barty) per raggiungere la finale, peraltro perdendo un solo set: non le era mai riuscito in 19 anni di carriera. “Beh, non avevo neanche mai raggiunto la finale a Cincinnati” ricorda la diretta interessata, che di finali in carriera ne ha già disputate 41 (vincendone 18).

Medvedev invece giocherà la terza finale consecutiva in tre settimane, dopo le delusioni di Washington e Montreal. La sua, insomma, è un’impressionante dimostrazione di continuità ad alti livelli che probabilmente gli impedirà di essere al 100% a New York, ma nel frattempo gli ha portato in dote ben 1500 punti (che possono ancora diventare 1900) e la ghiotta chance, battendo in finale Goffin, di riportare la Russia in top 5 nove anni dopo Davydenko, uscito dalle prime cinque posizioni della classifica nel luglio 2010.

Non ce ne vogliano poi i tennisti di altre nazionalità, ma anche fuori dal campo i russi continuano ad essere personalità ben degne d’attenzione. Forse non siamo sui livelli della lucida follia di Marat Safin, o della dialettica algida e ammaliante di Maria Sharapova (assistere a una sua conferenza rimane una delle esperienze più gratificanti per il modesto cronista tennistico, credeteci), ma sul collo di Svetlana e Daniil sono montate due belle testoline. Della prima sapevamo, quanto al secondo lo stiamo imparando adesso.

Kuznetsova si è soffermata parecchio sulla natura duale del suo tennis, e per certi versi della sua personalità. Lei che si è trasferita in Spagna a 14 anni per diventare una campionessa, e ci è riuscita, al ‘prezzo’ di edulcorare la sua indole tennistica russa, tipicamente votata al rischio e al colpo vincente, con quella che lei stessa ha definito la ‘Spanish way‘, un modo di intendere il tennis molto più ragionato e conservativo. Parlando della risposta vincente che ha indirizzato dalla sua parte il primo set della semifinale contro Barty, una staffilata di dritto colpita dal lato del rovescio, ‘Sveta’ si è espressa così: “Ho sempre amato quel colpo, in Spagna mi hanno insegnato a colpirlo incrociato. Dicono sia più stabile. Probabilmente è questo il motivo per cui i russi si trovano bene col tennis spagnolo, perché noi siamo davvero pazzi, rischiamo fino in fondo, e il metodo spagnolo ci rende più equilibrati. In quell’occasione, ho scelto la ‘strada russa’. Ho imparato ad essere paziente, ma a volte ‘la Russia’ viene fuori. Non puoi nasconderla per tutto il tempo!”, ha concluso sorridendo.

In campo si sente più russa o spagnola, le chiedono senza mezzi termini? “Non so risponderti, ma ho scoperto che non riesco più a lavorare con un russo perché nella mia testa ‘parlo’ tennis spagnolo. Quando un allenatore russo prova a dirmi qualcosa, con tutto il rispetto, non credo riesca a capirmi. I russi non capiscono il modo di giocare spagnolo e viceversa. Per me è molto facile giocare ‘alla spagnola’ ma è frustrante perché, anche se mi aiuta a vincere, non posso spingere fino in fondo. E comincio ad essere come tutti. Ma da quel modo di giocare ho imparato tantissimo, e adesso è il mio gioco”.

Al momento Kuznetsova condivide con Kasatkina – che è stata molto gentile ad accettare di concedergli l’impegno su due fronti, parola di Sveta – proprio un allenatore spagnolo, Carlos Martinez, che in passato aveva già lavorato con Kuznetsova. Il cerchio si chiude: il ritorno all’antico, mediato dalla via spagnola che ne ha caratterizzato la formazione tennistica, coincide con il ritorno (seppur parziale, non è detto che questa splendida settimana avrà un seguito) di Svetlana Kuznetsova ad alti livelli.

Lo spirito guida di Daniil Medvedev invece è francese e risponde al nome di Gilles Cervara, ex (modesto) tennista che meno di due anni fa non sapeva che pesci prendere col suo allievo russo, seppur talentuoso. Al punto che non riusciva a fargli capire che divorare due cornetti a colazione non fosse il viatico migliore per iniziare gli allenamenti trenta minuti dopo. Poi, chissà quale incantesimo deve avergli somministrato, Medvedev si è trasformato in una macchina da tennis. Col suo stile personale, coi suoi colpi imprevedibili, ma soprattutto con una tenuta atletica e un dinamismo che non solo sarebbe stato quasi impossibile attribuirgli due anni fa, ma rimane difficile da spiegare anche oggi alla luce dei suoi 198 centimetri d’altezza. Per ritrovare un tennista tanto alto capace di muoversi così bene, bisogna probabilmente scomodare l’eccellente footwork di Sir Andy Murray che comunque deve sette centimetri a Medvedev.

Il mio allenatore è super importante. Ho iniziato a lavorare con lui solo due anni fa, prima dell’inizio della stagione 2017/18. Da allora sono soltanto migliorato, e anche quando non ho ottenuto i risultati sperati lui era sempre sul campo con me per un confronto. Probabilmente è il membro più importante del mio team e passo più tempo con lui che con mia moglie“, la romantica ammissione di Daniil. Che, non lo dimentichiamo, battendo Djokovic in semifinale è riuscito a prevalere due volte in quattro mesi sul numero uno del mondo. E ha iscritto per la prima volta la Russia nella geografia delle finali del torneo di Cincinnati; prima di lui, il migliore era stato Kafelnikov capace di raggiungere due semifinali consecutive nel biennio 1998-99.

Decisiva è stata la scelta di giocare un tennis più aggressivo, specie nel secondo set e soprattutto con la seconda di servizio con la quale ha addirittura ottenuto cinque ace. “Credo fosse sul 3-3 30-30 quando ho fatto il primo; dovevo giocare la seconda e mi sono detto che ormai ero lì per perdere. Probabilmente avevo il 20% di punti di vinti con la seconda, mi stava mettendo molta pressione. Quindi ho pensato: anche se faccio un doppio fallo, non cambierà nulla. Ma se provo a spingere, magari farò un ace e si è rivelata una buona scelta“.

 

Cambiare tattica in corsa contro il tennista più forte del mondo, e riuscire a batterlo, non è mica una sciocchezzuola che riesce a tutti. Peraltro Medvedev non aveva ancora giocato sul centrale prima della semifinale: “Il campo probabilmente è uguale, ma l’atmosfera è completamente diversa e incide anche sulla traiettoria dei colpi. Sugli altri campi devi controllare la palla perché non finisca fuori, sul centrale dovevo spingerla di più perché non si fermasse a rete. Nei primi game non sentivo la palla, ma adesso mi sono abituato e sarò pronto per domani“. Oggi, in verità, contro un altro campione – mantenendo le dovute proporzioni – di regolarità come David Goffin, alla prima finale in un Masters 1000.

Nel caso di Medvedev, al netto della stanchezza che dopo tre settimane così intense non è certo un fattore che si può trascurare, a fare la differenza sarà probabilmente la sua capacità di tenere a bada ‘l’evil Daniil‘ che fino a due anni fa sembrava insopprimibile. Quello capace di tirare delle monetine a un arbitro per frustrazione, di farsi sospendere per cinque mesi durante la carriera juniors per una serie di violazioni reiterate o di guadagnarsi (anno di grazie 2016) l’espulsione da un challenger per aver insinuato che il suo avversario (Donald Young) fosse in combutta con l’arbitro. Quando il gemello cattivo rimane sott’acqua, Daniil è capace davvero di grandi cose. Se ancora più grandi di queste, lo scopriremo nei prossimi mesi.

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ATP

Cincinnati: Medvedev fa fuori Djokovic e va in finale

Indietro di un set, Daniil Medvedev rovescia il match e sconfigge Novak Djokovic. Terza finale consecutiva per lui

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Dal nostro inviato a Cincinnati

[9] D. Medvedev b. [1] N. Djokovic 3-6 6-3 6-3

Sembra davvero non voler finire il momento magico di Daniil Medvedev, che dopo aver perso una manciata di game nelle ultime due partite, nella semifinale del Western&Southern Open di Cincinnati è riuscito a ottenere lo scalpo più pregiato, quello del n.1 del mondo Novak Djokovic. La partita non si era messa per nulla bene, il serbo sembrava poter portare a casa la vittoria con la solita prestazione di crudele efficacia, ma quando nel secondo set Medvedev ha cambiato tattica, iniziando a picchiare entrambe le palle di servizio, il match è girato completamente. “Novak mi stava distruggendo sulla seconda, e allora ho iniziato a servire la seconda come la prima. È una cosa che faccio ogni tanto quando la mia seconda non funziona – ha spiegato Medvedev a Brad Gilbert che lo ha intervistato a bordo campo per la ESPN – poi ho iniziato a giocare in maniera incredibile, il pubblico mi ha davvero aiutato, perché dopo il primo set mi sentivo stanchissimo, e sono riuscito a vincere”.

 

Il solito primo set clinico di Djokovic apre la semifinale con un 6-3 tanto noioso e scontato quanto glacialmente efficace. In una giornata che di glaciale non ha proprio nulla, visto il gran caldo che imperversa su Cincinnati nonostante il breve acquazzone pomeridiano, Novak Djokovic mette in scena la sua consueta solidità da fondo condita ad arte da efficacissime sortite in avanti che sembrano sottrarre a Medvedev anche quella poca aria che l’afa dell’Ohio concede. Un solo break nel parziale, al sesto gioco, subito il quale Medvedev sembra aver l’aspetto di uno che vuole “darla su”, come direbbero dalle parti di Milano. La pressione del n.1 del mondo lo costringe lontano dalla riga di fondo, dove peraltro si sistema volontariamente per rispondere alla battuta, e da lì per lui è complicato tentare gli affondi di rovescio lungolinea che così tanto gli hanno reso nell’ultimo mese.

Sul 2-2 un provvidenziale ace salva Medvedev da un break che avrebbe potuto essere decisivo. I due si chiamano ripetutamente a rete con belle smorzate mentre il calar della sera fa spuntare qualche refolo di vento refrigerante e gli insetti della campagna dell’Ohio fanno sentire le prime avvisaglie delle loro scorribande notturne. Al cambio di campo Medvedev chiede l’intervento del medico per una spalla dolorante e deve salvarsi da 0-30 subito dopo. Lo scampato pericolo lo convince a lasciare andare i colpi un po’ di più e contestualmente riesce ad avvicinarsi alla riga di fondo di un paio di metri, e la frittella si rigira: un paio di errori di Djokovic, una palla break che spunta dal nulla e Medvedev che sulla seconda lascia partire una botta di rovescio che prende la riga. Tre ace nel game successivo e dopo un’ora e dieci il match va al terzo set.

Prima del terzo set, Medvedev chiede un nuovo massaggio alla spalla destra, poi entra in campo e spara prime e seconde come se fosse Raonic. Djokovic sembra infastidito da questa vicenda che ha perso un set e commette qualche errore in più, tanto che al terzo game si trova sotto 15-40 e mette un rovescio qualunque in rete come raramente lo si vede fare. Daniil continua a martellare tutti i servizi che deve giocare, arriva qualche doppio fallo, ma la tattica sembra pagare: si giunge sul 4-2 dopo che il giudice di sedia Layani in un’occasione ha dovuto fare addirittura due “overrule” sullo stesso punto (chissà come è stato contento!). Djokovic sembra incredulo, ma non riesce a procurarsi nessuna chance sul servizio di Medvedev, e sul 3-5 sembra quasi che si consegni all’avversario, con due discese a rete davvero avventate sulle quali il suo avversario lo immola per volare alla sua seconda semifinale Masters 1000 consecutiva.

Si tratta della seconda vittoria consecutiva per Medvedev contro Djokovic, che ora si trova la ghiottissima possibilità di conquistare il suo primo titolo Masters 1000 contro un giocatore che non è uno dei Big 3, per arrivare contestualmente al n.5 della classifica ed avere la quinta testa di serie al prossimo US Open. I precedenti tra Medvedev e Goffin sono in parità: lo scorso gennaio al terzo turno dell’Australian Open Medvedev vinse in tre set, mentre poco più di un mese fa a Wimbledon, sempre al terzo turno, fu Goffin a spuntarla per 7-5 al quinto set.

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