Nei dintorni di Djokovic: il nuovo Nole, qui e ora. “Ho più fiducia in me stesso”

Interviste

Nei dintorni di Djokovic: il nuovo Nole, qui e ora. “Ho più fiducia in me stesso”

Il serbo racconta come l’infortunio lo abbia cambiato (“Mi ha obbligato a guardarmi dentro”), tra riflessioni serie e aneddoti divertenti. Come quello che ha per protagonista (mancato) Michael Jordan…

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)
 
 

Le recenti sconfitte di Novak Djokovic, rispettivamente a Indian Wells contro Kohlschreiber e a Miami contro Bautista Agut, hanno fatto suonare più di un campanello d’allarme tra i sostenitori del fuoriclasse serbo. Ad alimentare le loro preoccupazioni anche alcune dichiarazioni del loro beniamino (“Può essere che troppe cose fuori dal campo mi abbiano influenzato negativamente”), che hanno fatto percepire un disagio extra-tennistico del tennista belgradese. E di conseguenza l’associazione con il ricordo ancora fresco del biennius horribilis di Nole (luglio 2016- giugno 2018), dove oltre all’infortunio al gomito destro ci furono anche alcuni problemi personali che contribuirono a farlo scivolare in quella prolungata spirale negativa.

Sia chiaro, può semplicemente trattarsi di un incidente di percorso, forse causato dalla cinque settimane di assenza dal circuito dopo la trionfale cavalcata all’Australian Open. Come peraltro ipotizzato da Nole stesso, che infatti subito dopo essere stato eliminato a Miami ha inserito nella sua programmazione il torneo di Montecarlo. Evidente l’intenzione di non ripetere l’errore e di arrivare con un rodaggio adeguato al suo prossimo grande obiettivo: il bis al Roland Garros e di conseguenza il secondo “Nole Slam” della carriera. Per cercare allora di capire se non è niente di serio ed i suoi sostenitori possono dormire sonni tranquilli, può essere utile andare a leggere l’ampia sintesi della video-intervista che proprio prima della trasferta americana il n.1 del mondo ha rilasciato alla pagina serba del portale “Vice” che vi proponiamo nel seguito dell’articolo.

Tra i tanti argomenti toccati nell’intervista, molto spazio è stato dato ovviamente all’infortunio e al clamoroso comeback. Che ad un certo punto sembrava impossibile, leggasi dopo la sconfitta con Cecchinato a Parigi, come ammesso in più occasioni dallo stesso Nole. E pensare che accadeva solo dieci mesi fa. “L’infortunio ha sicuramente rappresentato una grande punto di svolta della mia vita. Non solo dal punto di vista tennistico, ma anche da quello personale e caratteriale. In qualche modo sono stato obbligato a guardarmi profondamente dentro e probabilmente a scoprire parti di me che avevo nascosto per anni, che sono venute a galla quando le cose non giravano più nel verso giusto”.

Un punto di svolta che Djokovic ha deciso di affrontare con i suoi tempi dopo aver trascinato il problema al gomito troppo a lungo (“In realtà era iniziato più di due anni e mezzo prima, ma sono andato avanti – sbagliando – ad antinfiammatori, fino a quando non sono più riuscito ad impugnare la racchetta, nei quarti di finale di Wimbledon, e mi sono dovuto ritirare”). E che a posteriori ritiene fosse necessario per lui. “Credo fermamente sia stato questo potere più alto, semplicemente, a volermi dire in questo modo che – ok, ora devi fermarti e devi prenderti una pausa. Ho preso una pausa più lunga rispetto a quanto alcuni medici mi avevano, diciamo così, prescritto. Dicevano che dopo 3-4 mesi sarei stato a posto. Io ho detto no, ho bisogno di sei mesi, perché ho bisogno di una pausa mentale, per – come dire – ricaricare completamente le batterie dal punto di vista emotivo… Ero talmente saturo…”.

 
il ritiro contro Tomas Berdych

Proprio con riferimento a questo aspetto, il fuoriclasse serbo ha ammesso che dopo aver finalmente vinto il Roland Garros ha provato sì tanta soddisfazione ed orgoglio per aver raggiunto un traguardo inseguito così a lungo (la sua prima partecipazione risaliva al 2005, la prima delle sue otto semifinali – compresa quella del trionfo 2016 – al 2007), ma allo stesso tempo anche un senso di vuoto che non aveva mai provato sino ad allora (Mi chiedevo: “Qual è il passo successivo?”. “E adesso?”). Le riflessioni che ne sono derivate erano anche collegate alla cosa più bella che fosse accaduta nella vita di Novak, la paternità (al tempo di Stefan, poi è arrivata anche Tara). “Quando sono diventato padre, questo mi ha dato una spinta ed un entusiasmo incredibili, ho avuto i 15 mesi migliori mesi della mia carriera… Ma dopo quel Roland Garros, dopo quella sensazione, il fatto di essere un genitore mi ha fatto rendere conto del fatto che c’è molto di più nella vita. E che non avevo, come posso dire, dedicato sufficiente attenzione ad alcune parti di me, che forse erano rimaste in una sorta di zona d’ombra”.

Ed è qui il passaggio che può rassicurare i suoi tifosi relativamente all’accidentalità delle sconfitte subite nel Sunshine Double, rispetto a quanto accaduto ormai quasi tre anni fa. “Ora ho molta più fiducia e stabilità emotiva. Fiducia in me stesso, nelle mie possibilità e nelle mie qualità. So chi sono, cosa sono e cosa posso fare. E se alla fine non riesco in quello che mi ero prefissato, accetto la cosa molto meglio”.

Si entra così in quell’insieme di argomenti – la crescita personale e la ricerca interiore, le terapie alternative e l’alimentazione – in cui l’approccio non tradizionale di Djokovic agli stessi nel periodo dell’infortunio è stato spesso additato come la vera causa del suo calo. Basta ricordare le polemiche sulla sua frequentazione del “guru” Pepe Imaz. Il tutto forse causato dal fatto che l’approccio e le scelte di Djokovic non erano state spiegate nei dettagli. E magari anche dal fatto che non era stato sottolineato come certe pratiche erano per lui usuali anche quando vinceva tutto quello che c’era da vincere. A partire dalla meditazione.

Sì, pratico la meditazione già da quasi dieci anni. La meditazione è anche lavare i piatti, è osservare le stelle. La meditazione è tutto ciò che porta un uomo ad essere totalmente presente. Beh, noi siamo un po’, come posso dire, tradizionalisti, conservatori da questo punto di vista, e tutto ciò che è, per così dire, al di fuori di quello che conosciamo viene accettato con qualche riserva. E c’è stata quindi qualche incomprensione. Io pratico quella meditazione che conoscono tutti, quella del mainstream: mi siedo, respiro, sono consapevole della mia respirazione, sono cosciente dei miei pensieri, ma li lascio passare senza soffermarmicisi e in questo modo cerco di calmarmi”.

L’osservazione che viene fatta spesso a Djokovic – soprattutto da coloro che non simpatizzano per il 31enne tennista belgradese – è quella che questo approccio “zen” alla vita che traspare dalle sue parole spesso non trova riscontro sul terreno di gioco, dove diverse volte alcune sue reazioni non lo fanno di certo associare all’immagine di un monaco buddista. Nole non si nasconde. “Siamo persone, sbagliamo e ci ritroviamo in situazioni in cui non riusciamo a controllare le emozioni, non riusciamo a controllare le reazioni. Ci arrabbiamo, imprechiamo, rompiamo qualcosa e cose del genere. A me succede sul campo da gioco. Io rompo le racchette. In quel momento non ne sono certamente orgoglioso, perché so che non mando un bel messaggio a tutti i giovani che mi seguono, perché come sportivi godiamo di un grande seguito e molti giovani nel mondo ci prendono ad esempio perché vogliono diventare dei grandi atleti di successo come noi.

Ne sono consapevole e cerco di agire di conseguenza. E cerco di fare in modo che le mie parole e ciò che faccio siano allineati in questo. Ma non è sempre così. E lo accetto, come un gradino di una mia crescita. Col passare del tempo mi sono reso conto che è impossibile essere sempre positivi. E in secondo luogo mi sono reso conto che questo mio lato negativo e queste emozioni che si manifestano, non sono qualcosa di ostile, qualcosa che è entrato dentro di me, ma fanno parte di me… Io adesso cerco molto di più di ‘fare amicizia’ con il mio ego e in questo modo di controllarlo, invece di entrarci in conflitto come se fosse il nemico, come se fosse qualcosa di estraneo e in questo modo uscire sconfitto.” Insomma, a sentire il campione di Belgrado da quel tunnel in cui si è infilato poco meno di tre anni è uscito un Novak diverso. Un Novak che ha “smesso di cercare, per essere”.

“Passo meno tempo nel futuro e di più nel presente. Perché quando dici che stai cercando qualcosa, che sia la fortuna, l’amore, l’appartenenza, qualsiasi cosa sia, significa che praticamente in qualche modo tieni te stesso bloccato in un futuro e nell’incertezza che quel qualcosa accadrà, su quello che devi fare per realizzarlo. Io invece credo, e la applico praticamente ogni giorno, nel potere della visualizzazione. Questa è una pratica conosciuta dagli sportivi, non è qualcosa di cui parlo io adesso, i più grandi sportivi l’hanno utilizzata e la utilizzano. Immagino me stesso, come immaginavo me stesso quando avevo sette anni vincere un giorno il torneo di Wimbledon e mi ero anche costruito il trofeo con quello che avevo trovato in casa. La visualizzazione è una strumento molto potente, ma deve essere equilibrata con la tua capacità di stare nel presente. E tutto questo io lo vedo come uno sviluppo personale, non come la ricerca di un qualcosa. Perché sento che non ho motivo di cercare, perché tutto quello che cerco è dentro di me”.

Novak Djokovic – Shanghai 2018 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

Il richiamo al piccole Nole ci permette di riavvolgere il nastro dell’intervista, che era iniziata parlando di argomenti più “leggeri”. Come il primo ricordo legato al tennis e al suo idolo Pete Sampras. “Il mio primo contatto con il mondo del tennis è stata la sua finale a Wimbledon. Si trattava della sua prima vittoria a Wimbledon (era il 1993, Nole aveva appena compiuto sei anni: Pete sconfisse Courier in quattro set, ndr). La guardai e mi innamorai del tennis. Posso dire che anche il destino ci mise lo zampino, dato che proprio in quel periodo, nello stesso anno in cui guardai quella finale, furono costruiti i tre campi da tennis di fronte al ristorante gestito dai miei genitori sul Kopaonik, dove io sono cresciuto”.

Non poteva mancare l’osservazione sul fatto che Pete Sampras è stato il suo idolo, però a fargli da coach per un periodo è stato il più grande rivale del fuoriclasse di Potomac, Andre Agassi. “Lui è un amico, una persona su cui uno posso sempre contare. E ha messo in chiaro che posso sempre contare su di lui come mentore. Diciamo che con lui ho un rapporto più stretto che, ad esempio, con Sampras”.

Sempre rimanendo in tema, Djokovic ha rivelato che come molti di noi aveva sempre avuto il desiderio di conoscere quelli che erano i suoi idoli sportivi da bambino. Data la sua posizione un tantino privilegiata, è riuscito ad incontrarne due: Sampras (“L’ho conosciuto ad Indian Wells nel 2010. Ero lì che pensavo: gli chiedo o no di giocare? Ovviamente gliel’ho chiesto ed abbiamo scambiato qualche colpo, è stato bellissimo”) e Alberto Tomba. Ma gliene manca ancora uno: Michael Jordan. E Nole confessa di aver avuto l’occasione e di non averla saputa cogliere.

“Jordan si trovava a Montecarlo, dove io vivo da dieci anni. Mi ricordo che stavo facendo una pausa tra due allenamenti. Mia moglie era andata a fare un giro in città con sua sorella. Mi suona il cellulare ed io lo metto in modalità silenziosa in modo da poter riposare – questo accadeva prima che diventassimo genitori e quindi avevamo ancora un po’ di tempo per riposare – ma ad un certo punto vedo che continua ad illuminarsi e a vibrare. Ho pensato: cosa c’è? chi mi cerca? Controllo e trovo cinque chiamate perse di mia moglie. Rispondo e – mi ricordo quel momento come se fosse ieri – lei mi dice: ‘Jordan è cinque metri davanti a me’. Io: ‘Scusa?’ Lei: ‘Michael Jordan, il tuo idolo che vuoi così tanto conoscere è davanti a me. Vieni subito qua!’. Io non so cosa mi è preso e le ho risposto: ‘Non posso perché ho l’allenamento questo pomeriggio e devo riposare…’. Giuro, l’ho detto. Ho messo giù il telefono, ci ho pensato e naturalmente dopo dieci minuti ho preso e sono andato da lei. Ma Jordan se ne era già andato. Pazienza, avremo modo di conoscerci da qualche parte. Mi hanno detto che è un grande golfista”.

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Wimbledon, Norrie: “Posso vincere con Nole. Sono cresciuto gradualmente”

“Non mi aspettavo di arrivare fin qui”, spiega l’idolo britannico Cameron Norrie, in vista della sfida con Djokovic. “Con lui non posso permettermi cali di concentrazione”

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Cameron Norrie - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

L’ultima volta in cui Wimbledon potè gioire di un britannico tra i migliori quattro fu nel 2016, quando Andy Murray vinse poi il torneo in finale contro Milos Raonic. A riportare alta la bandiera di Sua Maestà è un inglese un po’ atipico, un mancino emerso tardi sui grandi palcoscenici, ma che migliora sempre più col passare del tempo: Cameron Norrie. La tds n.9 ha vinto, anche lui in rimonta, contro David Goffin al quinto set, e si prepara all’appuntamento con la storia contro Novak Djokovic venerdì (che sa di giocare in trasferta contro il beniamino del pubblico). Prima semifinale Slam per Norrie, che per una volta, in campo e in conferenza post gara, riesce a lasciarsi andare all’emozione.

D: “Non siamo abituati a vederti essere super emotivo alla fine delle partite. Puoi provare a mettere in parole quello che ti passava per la testa?”

Norrie: “Tutto il duro lavoro, i sacrifici e tutto il resto mi hanno colpito una volta. Soprattutto la situazione, qui a Wimbledon, davanti alla mia famiglia, ai miei amici e ovviamente a molte persone che seguivano quella partita. Per me, ripensandoci, tutto il duro lavoro, i sacrifici e il resto era giusto, in realtà non sapevo cosa dire ovviamente. Mi sono emozionato lì, ed è stata una giornata folle e una partita pazza da superare, soprattutto per il modo in cui è iniziata. Questo è il motivo per cui pratichi questo sport“.

 

D: “Il prossimo è Novak, contro cui hai giocato solo una volta. Pensi di poterlo battere?

Norrie: “Di sicuro. Penso che sia ovviamente uno dei compiti più difficili nel tennis; direi che l’erba è sua superficie preferita e il suo record è incredibile qui a Wimbledon, sarà dura. Dovrò migliorare molte cose rispetto ad oggi, non credo che avrò la possibilità di perdere la concentrazione come ho fatto. Penso di essere stato un po’ fortunato: un paio di volte ho perso un po’ di concentrazione e sono riuscito rientrare, non credo che con lui ci sia spazio per quello. Ora non vedo l’ora di affrontarlo e vedere il livello che porta. Non ho guardato molto di lui oggi, ma ovviamente si sente abbastanza bene dopo aver rimontato da due set a zero. Sarà difficile“.

D: “Hai parlato della folla. Vorrei chiederti se puoi parlare di come hai usato la loro energia, soprattutto nel quarto e quinto set. Vorrei anche chiederti se hai visto il Duca e la Duchessa di Cambridge cambiare il Campo Centrale per il tuo. Lo hai notato durante la partita?

Norrie: “Non me ne sono accorto durante la partita ma li ho visti alla fine lì. Ovviamente è molto speciale giocare davanti a loro, e ovviamente avevano più interesse per la mia partita, il ché è piuttosto bello. Penso che David (Goffin) abbia fatto un buon lavoro nel mettere a tacere la folla, visto che stava giocando ad un livello così alto e non mi regalava davvero nulla. Penso che alla fine del quarto, in quel game del 4-3, ho davvero coinvolto la folla, e da quel momento in poi, loro erano con me in ogni punto; penso che lo abbia frustrato un po’. Forse era questa la differenza oggi; c’erano solo uno o due punti di distacco, credo di aver visto una statistica in cui ha effettivamente vinto più punti di me nell’incontro. Dimostra solo che ho giocato meglio di lui i punti più importanti. È qualcosa di cui ho parlato e su cui sto lavorando molto con il mio team, ed è bello farlo nella partita più importante della mia vita finora“.

D: “So che ritieni di appartenere a questo livello perché hai lavorato duramente per arrivare qui e sei stato top 10, ma c’è un po’ del ragazzino in te che ti fa venir voglia di darti un pizzicotto per il fatto di essere in semifinale a Wimbledon contro uno dei più grandi giocatori che abbia mai calpestato questi campi?

Norrie: “Sì, è molto bello, soprattutto quando ho raggiunto i quarti di finale l’altro giorno, pensavo a quando ero bambino e guardavo i giocatori in TV fare i quarti di finale pensando: ‘Wow, sembra proprio così difficile da fare, e ci sono quasi zero possibilità che lo faccia’. Ma farlo davvero, viverlo e sperimentarlo è molto bello e piuttosto pazzesco, in realtà. E ora sono andato un altro passo avanti, in semifinale, quindi posso prendere molta fiducia da quello. Ovviamente sarà dura contro Novak, ma attendo la sfida. Sì, credo che l’ultima volta in cui l’ho affrontato, a Torino in un altro grande torneo, ha giocato molto bene e penso di aver imparato molto da quello. Penso che mi approccerò tatticamente in modo diverso, e mi riposerò e preparerò per questo“.

D: “Quando hai lasciato il college per la prima volta e sei entrato nel circuito, pensavi di essere capace di un risultato del genere? So che prendi le cose una partita alla volta, ma come sentivi i tuoi limiti allora?

Norrie: “Non pensavo davvero di provare a farlo così velocemente. Il primo obiettivo era, per me, entrare in top 100, e l’ho fatto. Una volta che l’ho fatto, allora era tra i primi 50, poi l’ho fatto, ed era tra i primi 10. Proprio così: spuntare le caselle e progredire lentamente, e penso che diventi sempre più credibile man mano che va avanti. Non ho pensato direttamente, appena fuori dal college, va bene, sarò in semifinale di un Grande Slam, o a fissare obiettivi pazzeschi come quello; è fantastico farlo, ma che in quel momento era piuttosto irrealistico. Quindi penso di aver fatto un buon lavoro per mantenere basse le aspettative, e quindi soddisfare massimizzando il talento che ho. Ho ancora molte cose su cui posso migliorare, il che è eccitante“.

D: “Una domanda su cosa significhi unirsi ad altri giocatori britannici che hanno raggiunto le semifinali di Wimbledon. Sei il primo uomo britannico dai tempi di Andy. Ti ha raggiunto dopo uno qualsiasi dei tuoi risultati passati? Lui è una delle poche persone ad aver battuto Novak qui. Gli chiederai consigli?

Norrie: “Andy è stato super di supporto per me e per il mio team. Mi alleno sempre con lui e lo contatto spesso per avere nuove idee; è super solidale con noi. Anche prima della partita di oggi (martedì), è venuto in palestra e mi ha augurato buona fortuna; ovviamente ama il tennis quindi sta seguendo tutto e tutti i risultati. Penso che sia abbastanza bello, e non credo che sia un cattivo ragazzo a cui chiedere alcune tattiche. Mi godrò oggi e forse lo sentirò per vedere cos’ha da dirmi“.

D: “Ho visto anche tua madre molto emozionata sullo schermo. Potresti dirci un po’ come ti fa sentire raggiungere questo obiettivo di fronte a loro, e anche se hai parlato con i tuoi genitori?

Norrie: “A ogni partita che ho vinto questa settimana mia madre ha pianto, a prescindere di quale fosse. Le partite sono sempre più grandi e i momenti stanno diventando più speciali, penso che siano semplicemente super felici per me che sto facendo qualcosa che amo, ed è solo un bonus l’essere vincente, e penso che sia stato probabilmente piuttosto stressante per loro oggi. Sono venuti dopo la partita quando ero sulla cyclette ed entrambi mi hanno dato un grande abbraccio, e anche mia sorella, è molto bello averli qui a guardare. Ovviamente è molto raro per loro essere qui e vedere le partite, soprattutto negli gli ultimi due anni. Vedermi giocare al livello in cui sono stato, ottenere alcune vittorie e vivere momenti del genere è esattamente il perché sono venuti. Sono felice che abbiano fatto il viaggio“.

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Wimbledon, Jabeur: “Tutto accade per una ragione, credo di meritare di essere qui”

“Non mi piace la routine; cambiare ritmo rispecchia il mio carattere”. E in vista della partita contro Tatjana Maria: “Forse non saremo amiche per un paio d’ore, ma alla fine torneremo ad esserlo”

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Ons Jabeur - Wimbledon 2022 (Twitter - @WTA)

Dopo la vittoria contro Marie Bouzkova in quarti di finale Ons Jabeur è diventata la prima tennista araba di sempre ad accedere in una semifinale ai Championships. Ora la attende la sfida con l’amica Tatjana Maria. Di seguito la conferenza stampa della giocatrice tunisina dopo il suo match di quarti di finale.

IL MODERATORE: Ons, semifinali. Dicci le tue sensazioni.

ONS JABEUR: Molto felice. Spero che il mio viaggio continui. Oggi è stata una partita difficile, ma sono contenta di aver giocato ancora meglio nel secondo e terzo set.

 

D. Hai detto che era una vera battaglia, ma sembrava che durante quel secondo set il tuo livello sia salito. È questo il miglior tennis che tu abbia giocato da un po’ di tempo a questa parte, cosa ne pensi?

ONS JABEUR: Sì, penso di aver giocato davvero bene da inizio del secondo set, soprattutto avendo ottenuto un break all’inizio mi ha aiutata a guadagnarmi la fiducia. So che non è facile giocare contro Marie. Lei prende tutte le palle e non mi rende facile vincere un punto. Sono contenta di aver alzato il mio gioco. Ero più aggressiva nel secondo set, e soprattutto tatticamente ho trovato un po’ di angoli che non le piacevano molto.

D. Durante l’intervista in campo hai detto che ti sei “svegliata”. Cosa significa svegliarsi sul Centre Court nel mezzo dei quarti di finale?

ONS JABEUR: Di solito quando dormi. Proprio come me penso di essere stata davvero tesa all’inizio del primo set, e non ho fatto i miei scatti. Non giocavo come avrei dovuto. Forse mia sorella lo era. Non ne sono sicura. Ma sono felice di aver servito forse un po’ meglio, ho calpestato il campo, e mi sono svegliata, davvero.

D. Nel tennis, rimanere indietro di un set, ti può scoraggiare o infastidirti, per questo quando sei 6 pari o 7-6, ha importanza? Sei indietro, ma hai tempo per recuperare. Ti senti in difficoltà quando sei sotto?

ONS JABEUR: Dipende, davvero, contro chi stai giocando. A volte mentalmente potrebbe essere davvero dura, soprattutto sapendo che giocherai contro qualcuno che non ti concederà il secondo set. Ma penso giocando molte partite e imparando come giocare meglio e non mollare mai mi aiuterà personalmente a vincere il secondo set e il terzo set. Ma credo di pensare davvero a ogni punto. Io non penso, ‘oh, c’è un altro set e un altro set’. io non so come pensano i ragazzi di cinque set (sorride). Ma è davvero dura. Penso che devi prendere un punto alla volta, ogni partita alla volta. Questo ti aiuterà ad attraversare la partita lentamente.

D. Hai fatto un sacco di Storia stasera non solo per te stessa ma per il tuo paese, per gli arabi e gli africani del tennis. Cosa significa per te?

ONS JABEUR: Significa molto. Speravo di poterlo fare arrivando a questa fase già da molto tempo. Ho lottato poche volte nei quarti di finale. Sono felice di poterlo fare, perché stavo parlando da un po’ con Hicham Arazi, e lui mi ha detto: “Gli arabi perdono sempre nei quarti di finale e noi siamo stufi di questo. Per favore, rimedia”. Io mi sono detta, ‘ci proverò, amico mio, non farlo, non mettere questo nelle mie mani’ (sorride). Stavamo solo scrivendo messaggi ed ero davvero felice. Erano del tipo ‘grazie per essere finalmente arrivata in semifinale. Ora tu può davvero andare a prendere il titolo‘.

D. La prossima volta giocherai contro la tua buona amica Tatjana. Io mi chiedevo mentalmente ed emotivamente cosa cambia in una partita quando giochi con qualcuno con cui sei così in buoni rapporti. Inoltre, prima del torneo hai detto che sei una di quelle giocatrici che non guarda il sorteggio.

ONS JABEUR: No.

D. C’era qualche battuta tra voi due immaginando di potervi incontrare nella semifinale di Wimbledon?

ONS JABEUR: No, in realtà lei non ci pensava. Ha avuto un sorteggio davvero difficile, insomma, ha vinto contro Ostapenko, vinto contro Sakkari. Davvero, ha giocato veramente bene. So che può giocare davvero bene sull’erba. Ovviamente è difficile giocarci contro e ci stavo scherzando con Charlotte, le stavo dicendo, mi sosterrai contro tua madre? Sto cercando di portare tutti i bambini dalla mia parte, usando la famiglia (sorridendo). Sono davvero carini. Sono davvero felice per lei per quello che ha ottenuto, ciò che si merita. So che ha lottato molto. Non è facile tornare dopo aver avuto due bambini. E sarà un grande incontro tra noi, molto rispetto, di sicuro. Forse non saremo amiche per due ore o, non so quanto a lungo la partita durerà, ma alla fine torneremo ad essere amiche.

D. In aggiunta a questo, ti ha chiamato Zia Ons alla stampa tedesca. Quanto sei vicina ai bambini?

ONS JABEUR: Sono bambini adorabili. È così bello vedere lei con dei bambini in tour. Il fatto che sia davvero tornata e ha fatto tutto questo, merita di essere qui. Amo Charlotte. È davvero simpatica. Lei sta giocando a tennis, quindi è davvero incredibile vederla. La piccola è sempre sorridente, grande energia. Amo la famiglia in generale. Mi hanno invitato una volta a casa loro. Era davvero fantastico stare con loro.

D. In termini tattici contro una giocatrice come lei, proverai a giocare tanto in slice in questa partita? Come cercherai di interrompere ciò che le riesce bene e che ha dato noie a tutte le altre finora?

ONS JABEUR: Penso che ci saranno molti slice in questa partita. Devi aspettartelo. Farò il mio gioco. So di poter essere aggressiva. Io posso usare i tagli, posso cambiare il ritmo. Lo so sulle mie gambe, devo essere davvero pronta a quelle palle. Non è facile. Mi ricorda un po’ la partita che ho giocato contro Parry, perché affetta davvero molto e mescola in quantità. Questo è ciò che cercherò di fare. Devo parlare di più al mio allenatore e vedere.

D. C’è ovviamente molto per cui essere felice. Questa è stata una grande corsa e non è ancora finita. Voglio solo chiedere se sei delusa all’idea di non avere punti in classifica a prescindere da che piazzamento tu ottenga in queste due settimane?

ONS JABEUR: Forse, forse un po’. Non ho intenzione mentirti. Più fai bene, più ti pentirai se non ci sono punti. Sinceramente non guardo solo me stessa. Ma guardo anche Tatjana, perché ha lottato con la sua classifica per tornare. Ha sempre voluto avere delle wild card, ma non è mai facile. Ora fa un buon torneo e non avrà punti. Anche per la giovane tedesca, (Niemeier, ndr) se lo merita davvero di ottenere punti, per Marie, per tutti quelli che sono passati qui. Ma, sai, è quello che è. Smettiamo di concentrarci sui punti, e forse vedere un po’ di soldi va bene (sorride).

D. Mi chiedevo solo come e quando hai imparato a giocare bene di slice?

ONS JABEUR: Il mio slice?

D. Sì. Come hai imparato?

ONS JABEUR: Ho chiesto al mio allenatore ‘come ho iniziato a fare questo, quando ho iniziato ad usare la palla corta e tutto il resto?’ Mi ha risposto, ‘forse per aver guardato un sacco di TV prima, e raccolto alcune cose’. Non sono sicura di chi ho guardato davvero, ma ho appena iniziato a farlo da sola e lui semplicemente lo ha sostenuto. E sono contenta che l’abbia fatto. Rispecchia un po’ il mio carattere, il fatto che cambio un po’ il ritmo e non mi piace molto la routine è una specie di me stessa in campo.

D. Oggi ho parlato con una giovane giocatrice giapponese che ha giocato il torneo ITF in Tunisia e ha detto che ha visto le tue foto non solo sul sito di tennis, ma ovunque in città. Questo per la tua semifinale in Wimbledon, cosa pensi possa significare per il tuo paese, non solo per i tennisti ma anche per le persone in generale, soprattutto per le ragazze?

ONS JABEUR: Forse mi portano la foto in Giappone, No? La metteranno lì. (Risata) Significa davvero molto da vedere.. non vado in Tunisia da un paio di mesi. Non sono sicura di che tipo di foto stanno mettendo ma spero che siano quelli carine. È davvero bello e spero, davvero, di provare a ispirare la nuova generazione. Sappiamo di avere molto talento a livello di giocatori. Abbiamo grandi tornei in Tunisia, non solo junior ma molti altri. Spero che questo possa spingerli di più a fare meglio e vedere più giocatori in tour.

D. Negli ultimi anni, i tuoi progressi sono stati molto graduali, costanti. Quando eri più giovane te lo immaginavi così? Quanto è simile e quanto diverso da come pensavi...

ONS JABEUR: Di solito sono impaziente e voglio i risultati subito. Non immaginavo di prendermi il mio tempo. Ma è un bene che mi sono presa il mio tempo, perché mi ha aiutato a capire molte cose. Io onestamente mi aspettavo di fare meglio dopo gli juniores, perché ero una di quelle brave e vedere altre giocatrici della mia età che mi surclassavano mi ingelosiva. Ma ho anche cercato di essere paziente. Sai, tutto accade per una ragione, e io credo di meritare di essere qui proprio ora quest’ann,.

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Wimbledon, Djokovic: “L’inizio del terzo set era cruciale. So cosa aspettarmi dalla folla contro Norrie”

“Parlare con te stesso ti rianima” spiega Nole Djokovic, dopo la grande rimonta su Sinner. “Quello che succederà dopo Wimbledon è imprevedibile al momento”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2022

Per due set, l’Italia del tennis aveva potuto sognare l’impresa di Jannik Sinner, salvo che quel cannibale che risponde al nome di Novak Djokovic è rientrato con autorità alzando il livello su quello che sempre più è il prato di casa sua, e portato a casa il match. Per la settima volta il serbo riesce a risalire da due set a 0, per la seconda qui a Wimbledon, e affronterà Norrie in semifinale (un beniamino del pubblico che rimanda alle antiche sfide con Sir Andy Murray). Nella sala stampa dopo il match non può che essere ampiamente soddisfatto dei suoi sforzi il n.3 al mondo (dopo Wimbledon scivolerà addirittura alla settima posizione…), e come sempre si mostra tale anche nella cortesia e nell’analisi alle domande che vengono poste.

D: “Dacci i tuoi pensieri sulla partita

Djokovic: “Una partita di cui è stato emozionante far parte. Non così eccitanti per me i primi due set, ma, dopo, ho giocato una nuova partita, ad essere onesto. Dall’inizio del terzo ho giocato tre set davvero molto solidi, da tennis di altissima qualità; fin da lì, quando ho trovato presto il break, ho sentito di aver trovato il mio ritmo e il mio tempo sui colpi. Sono state due diverse partite e mi sono sentito completamente diverso dall’inizio del terzo“.

 

D: “Hai detto che dopo il secondo set hai avuto una piccola conversazione con te stesso durante il toilet break. Immagino sia stata abbastanza aggressiva

Djokovic: “Non proprio, non c’era aggressività lì, era solo un discorso di incoraggiamento, positivo. Come ti senti negativo e giù in quei momenti, anche se non sembra vero, ti dà davvero un effetto e un supporto se stai cercando di trovare le giuste sensazioni, e parlare con te stesso in un certo senso ti rianima, quindi è quello che ho fatto. Lo feci dopo aver perso due set in finale del Roland Garros contro Tsitsipas, e oggi ha funzionato, ma non sempre funziona. Mi sentivo come se dovessi cambiare qualcosa, non stavo giocando bene, non mi sentivo bene in campo, ero dominato da Sinner. Per fortuna i Grandi Slam si giocano al meglio dei cinque, quindi ho avuto l’opportunità di rientrare“.

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D: “Puoi dirci cos’è andato male nei primi due set. Perché non ti sentivi bene

Djokovic: “Penso di aver iniziato molto bene, ero in vantaggio di 4-1 e palla del doppio break, ma ha servito bene. Stavo giocando controvento e ho giocato un pessimo game, due doppi falli, due smorzate sbagliate per perdere il servizio 4-3, e lo slancio è passato al suo lato. Ho iniziato a dubitare dei miei colpi, lui ha iniziato a crederci di più, aveva una migliore mentalità sul campo, con la fiducia per intervenire e dettare il gioco. Io non stavo negli scambi, ero troppo passivo, e succede a questo livello, soprattutto sull’erba dove tutto accade molto velocemente. Quindi anche se non stai servendo bene, come me dalla fine del primo e per l’intero secondo set, lui stava leggendo e attaccando i miei servizi. Ma ho sempre creduto di poter rientrare, so che l’esperienza che ho mi avrebbe alla fine potuto far prevalere in questo tipo di situazioni. Non avevo lesioni fisiche o altro come quello, era solo una questione di cambiamento di slancio. Ho sentito quell’inizio del terzo set cruciale per iniziare bene, provare a strappare presto il suo servizio. Questo è ciò che accaduto“.

D: “Quando entri nelle partite di un Grande Slam, sapendo che probabilmente non ne giocherai per un po’ di tempo, c’è una pressione aggiunta? Ti senti come se stessi giocando più del tuo avversario a volte?

Djokovic: “Non direi necessariamente di avere una motivazione completamente nuova a causa delle circostanze, mi sento sempre molto motivato e ispirato a giocare il miglior tennis negli Slam, in particolare qui. Voglio dire, questo è probabilmente il più importante torneo nella storia del nostro sport, o almeno sicuramente per me lo è. Questo torneo e questo Centrale mi hanno ispirato a iniziare a giocare a tennis, è sempre stato il mio sogno d’infanzia essere qui. Ogni volta che esco su quel campo, mi sento obbligato a dare tutto. Ma sono anche ispirato dalla splendida cornice del Centrale e di Wimbledon come più storico e tradizionale torneo. Quello che succederà dopo Wimbledon è davvero imprevedibile al momento, quindi non ci presto molta attenzione. Cerco di concentrare i miei pensieri qui e poi vedremo cosa succede“.

D: “Cos’hai da dire sul tuo prossimo avversario? Contro Cameron Norrie potresti avere la folla contro di te e potresti dover correre tutto il giorno perché è quello che Cam fa. Ci hai giocato l’anno scorso, cosa sai di lui e dei suoi talenti?

Djokovic: “Abbiamo giocato al coperto alle ATP Finals, un solo precedente, e ovviamente in condizioni diverse, torneo diverso, ambiente diverso rispetto a quello in cui giocheremo qui a Wimbledon. Semifinale sul Centrale di uno slam nel suo Paese. So cosa aspettarmi in termini di supporto della folla e tutto ciò che hai menzionato. Ancora una volta, per lui, non c’è molto da perdere, ogni vittoria da ora in poi è un grosso affare. Mi ci sono allenato un paio di volte, conosco bene il suo gioco. Ovviamente farò il mio e mi preparerò. Ma è una semifinale di un Grande Slam, quindi chiunque tu debba affrontare, è un momento di spettacolo, perciò è meglio che sia al tuo meglio“.

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