ATP Ranking: Berrettini e Travaglia su, Quinzi giù

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ATP Ranking: Berrettini e Travaglia su, Quinzi giù

Le vittorie di Matteo Berrettini e Stefano Travaglia consolidano la loro posizione nel ranking. Minimi spostamenti nei top 20

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Matteo Berrettini - Budapest 2019 (foto via Facebook, @huntennis)

Quinto Orazio Flacco nell’ode 37 propone un brindisi per celebrare la morte della regina Cleopatra. Noi proponiamo invece un brindisi alla salute. Più precisamente a quella del tennis italiano maschile, consci del fatto che “del doman non c’è certezza” e quindi ogni occasione lasciata è persa.

Ai fasti monegaschi e all’assegnazione delle ATP Finals a Torino, si sono aggiunte le vittorie a Budapest di Matteo Berrettini, che succede a Marco Cecchinato nell’albo d’oro della città ungherese e al Challenger di Francavilla di Stefano Travaglia. Grazie alla vittoria di Francavilla Stefano Travaglia ha conquistato 26 posizioni. Male invece il campione uscente degli Internazionali d’Abruzzo, Gianluigi Quinzi, che ne perde 31. Matteo Berrettini a 23 anni appena compiuti ha guadagnato 18 posizioni in sette giorni ed è ora 37esimo al mondo.

A partire dal 1973, nella storia del tennis italiano (in base all’età) solo sei giocatori hanno fatto meglio di Berrettini:

 
  • Paolo Bertolucci (n. 12 a 22 anni)
  • Omar Camporese (n. 28 a 22 anni e 10 mesi)
  • Paolo Canè (n. 31 a 21 anni e tre mesi)
  • Cristiano Caratti (n. 34 a 20 anni e 10 mesi)
  • Andrea Gaudenzi (n. 35 a 20 anni e 10 mesi)
  • Francesco Cancellotti (n. 35 a 21 anni e 4 mesi)

A questi ci sembra corretto aggiungere Adriano Panatta, numero 8 del mondo nella prima classifica ATP della storia, quando aveva 23 anni e 1 mese di età. Tornando ai giorni nostri, notiamo che Berrettini è a soli 85 punti di distanza dalla 33esima posizione che, se raggiunta, gli garantirebbe la testa di serie al Roland Garros considerato il  forfait di Kevin Anderson. Dal momento che sino a Parigi deve difendere solamente 45 punti, crederci è doveroso. Di seguito l’elenco degli italiani presenti nella top 200:

Classifica Giocatore Punti Variazione
12 Fognini 2840 =
19 Cecchinato 1830 =
37 Berrettini 1145 18
68 Seppi 775 =
69 Sonego 770 -3
90 Fabbiano 631 1
108 Lorenzi 553  
128 Travaglia 437 26
147 Mager 386 -3
151 Vanni 370 -6
152 Caruso 368 -4
155 Baldi 349 -5
160 Bolelli 340 2
161 Giustino 337 3
164 Giannessi 333 3
173 Quinzi 311 -31
188 Napolitano 280 1
191 Marcora 271 3
194 Arnaboldi 267 3


Lasciamo la madrepatria per occuparci delle classifiche avulse e della top 20. Fabio Fognini è ancora presente tra gli otto attuali qualificati alle Finals londinesi:

Posizione ATP Nazione Giocatore Punti
1 Serbia Djokovic 2405
4 Svizzera Federer 2280
2 Spagna Nadal 2145
5 Austria Thiem 1735
10 Grescia Tsitsipas 1595
14 Russia Medvedev 1555
12 Italia Fognini 1190
7 Giappone Nishikori 1080
9 USA Isner 1060
18 Francia Monfils 995


Alexander Zverev, numero 3 della classifica assoluta, ma sempre più  in crisi di identità, è soltanto ventunesimo. La classifica dei NextGen vede invece il norvegese Casper Ruud occupare l’ultimo posto utile, il settimo. Primo dei giovani italiani, al quindicesimo posto c’è Jannik Sinnerrecente vincitore a Budapest del suo primo incontro a livello ATP.

Posizione ATP Nazione Giocatore Nato nel Punti
10 Grecia Tsitsipas 1998 2360
30 Canada Auger-Aliassime 2000 1297
20 Canada Shapovalov 1999 1225
31 USA Tiafoe 1998 1145
27 Australia de Minaur 1999 585
84 Serbia Kecmanovic 1999 573
73 Norvegia Ruud 1998 436


Classifica media dei primi sette: 39; mediana: 30. A livello di vertice segnaliamo due scostamenti significativi rispetto all’ultima classifica: l’arretramento di Tsitsipas dall’ottava alla decima posizione e di Cecchinato dalla diciassettesima alla diciannovesima.

CLASSIFICA GENERALE TOP 20
Posizione Nazione Giocatore Punti Variazione
1 Serbia N. Djokovic 11160  =
2 Spagna R. Nadal 7765  =
3 Germania A. Zverev 5770  =
4 Svizzera Federer 5590  =
5 Austria Thiem 5085  =
6 Sud Africa Anderson 4115  =
7 Giappone Nishikori 3780  =
8 Argentina del Potro 3225 1
9 USA Isner 3085 1
10 Grecia Tsitsipas 3030 -2
11 Croazia Cilic 2845  =
12 Italia Fognini 2840  =
13 Russia Khachanov 2685  =
14 Russia Medvedev 2625  =
15 Croazia Coric 2525  =
16 Canada Raonic 2050  =
17 Georgia Basilashvili 1930 1
18 Francia Monfils 1875 1
19 Italia Cecchinato 1830 -2
20 Canada Shapovalov 1820  =


La finale di Budapest consente a Filip Krajinovic di rientrare in top 100 al 77esimo posto. Dopo una fugace apparizione al 99esimo posto sette giorni fa, Jo-Wilfried Tsonga è scivolato di due gradini. Non dimentichiamo però che il francese era n. 239 del mondo alla fine del 2018. Le congratulazioni per il raggiungimento del best ranking in carriera vanno a:

Classifica Giocatore Nazione
23 Lajovic Serbia
26 Pella Argentina
29 Djere Serbia
30 Augier-Aliassime Canada
37 Berrettini Italia
55 Munar Spagna
57 McDonald USA
84 Kecmanovic Serbia


Manca all’appello Prajnesh Gunneswaram dal quale ci aspettiamo un pronto riscatto. L’ultima domanda che avevamo formulato era la seguente: chi sono i 5 tennisti ad avere raggiunto per primi la top ten in ordine di età? La risposta era la seguente:

  • Aaron Krickstein (n. 9 a 17 anni)
  • Michael Chang (n. 6 a 17 anni e 4 mesi)
  • Boris Becker (n. 8 a 17 anni e 8 mesi)
  • Mats Wilander (n. 10 a 17 anni e 10 mesi)
  • Bjorn Borg (n. 8 a 18 anni)

La domanda di oggi – È noto che Bjorn Borg partecipò agli Australian Open solamente nel 1974 e rinunciò a prendere parte al Roland Garros nel 1977. Forse è meno noto che lo svedese si ritirò da un torneo dello Slam in corso di svolgimento. Quale torneo?

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ATP

ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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WTA

WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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evidenza

Basilashvili, il tennista che non deve ridere mai

A poche ore dalla finale di Indian Wells, Basilashvili potrebbe ottenere una vittoria storica per il suo Paese ma non per questo cambierà gioco, né tantomeno espressione

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Nikoloz Basilashvili ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il regista Sergio Leone disse che Clint Eastwood quando recitava aveva due sole espressioni: con o senza il cappello.

Anche il tennis maschile può vantare un personaggio che ha solo due espressioni, ovvero con e senza bandana: Nikoloz Basilashvili.

Tra poche ore questo ventinovenne georgiano figlio di un ballerino classico e di un medico indosserà la sua bandana e la sua maschera impenetrabile per scendere in campo nella finale di Indian Wells che lo vedrà opposto a Cameron Norrie, scrivendo così una pagina che – indipendentemente dall’esito finale della partita – per il tennis del suo Paese è già storica.

 

Prima di lui infatti nessun tennista georgiano era andato tanto avanti in un torneo categoria 1000; nel 2004 il suo connazionale Irakli Labadze aveva raggiunto la semifinale in un Master 1000 – per curiosa coincidenza proprio a Indian Wells – ma si era arreso a Tim Henman che – absit iniuria verbis – rispetto a Taylor Fritz era però ben altra cosa.

L’eventuale vittoria porterebbe Basilashvili vicino al suo miglior piazzamento in classifica, rappresentato dalla sedicesima posizione, ma ancora lontano dalla nona posizione raggiunta nel 1974 dal miglior tennista georgiano di sempre, Aleksandre Metreveli, finalista a Wimbledon nell’anno del boicottaggio; sempre in caso di successo Basilashvili porterebbe a sei il numero di vittorie complessive ottenute nel circuito (sino ad oggi vanta tre 500 e due 250), tre in meno di quelle presenti nel palmarès di Metreveli.

Lo stile di gioco di Basilashvili è di semplice definizione, poiché, coerentemente con la sua espressione, è binario: colpi violenti alternati a colpi violentissimi.

Se eseguire una smorzata tirando forte non costituisse un ossimoro probabilmente il Nostro ne farebbe a profusione; poiché così non è, a memoria d’uomo non si ricordano sue smorzate e si fatica a ricordare un pallonetto.

A memoria d’uomo nessuno ricorda neppure di averlo mai visto sorridere, figuriamoci ridere. Mai. Persino nella foto-profilo pubblicata sul sito ufficiale ATP Basilashvili sfodera un fiero cipiglio.

Egli è il degno erede con la racchetta di Buster Keaton e Jacques Tati, due impassibili titani della comicità del ventesimo secolo.

Solo che Nikoloz a differenza loro non fa ridere.

Ne sanno qualcosa coloro i quali lo hanno incontrato sul campo da gioco a cominciare da Eubanks, Ramos Vinolas, Khachanov, Tsitsipas e Fritz, che lo hanno affrontato questa settimana a Indian Wells (anche la ex moglie pare si sia divertita poco in sua compagnia, visto che su di lui pende un processo per violenza domestica, ma questa è una storia che esula dalle cronache sportive).

Stefanos Tsitsipas – che detto per inciso ci sembra tecnicamente involuto rispetto al giocatore che ammirammo de visu alle Finals del 2019 – nei quarti di finale gli ha generosamente dato una mano per permettergli di arrivare in semifinale e un altro aiuto gli è stato dato da una superficie di gioco particolarmente lenta che – come ha sottolineato Fritz – gli dà il tempo di caricare al meglio i suoi colpi.  La mano più grande però se l’è data da solo giocando al meglio delle sue possibilità.

Tra poche ore scopriremo se il gioco d’anticipo di Cameron Norrie, che tanto ci ricorda quello di un altro mancino – Adrian Mannarino – gli impedirà di tirare le sue bordate di rovescio e di diritto e indirizzerà il match verso un esito simile a quello del loro unico confronto, avvenuto a Rotterdam a inizio stagione e conclusosi con una netta vittoria dell’inglese oppure se anche Norrie entrerà a fare parte della schiera degli infelici.

E chissà se in tal ultimo caso avremo la fortuna di vedere Basilashvili abbozzare un sorriso. 

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