Il “caso Fognini e bombe su Wimbledon” fa discutere più che Berrettini in ottavi

Editoriali del Direttore

Il “caso Fognini e bombe su Wimbledon” fa discutere più che Berrettini in ottavi

LONDRA – Un esame delle tesi contrapposte. Alla fine parziale assoluzione, ma con la condizionale. È sinceramente consapevole d’aver sbagliato o si scusa senza crederci? Berrettini contro Federer: proviamo a giocarla così

Pubblicato

il

Fabio Fognini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Spazio sponsorizzato da Barilla

da Londra, il direttore

Quando ha chiamato il mio giornale ieri sera, pochi minuti dopo che Berrettini era diventato il quinto tennista italiano dell’era Open a conquistare gli ottavi di finale di Wimbledon, mi sono reso conto che alla direzione interessava molto più che io scrivessi del “caso Fognini e bombe su Wimbledon” piuttosto che dell’exploit di Matteo Berrettini. Ciò sebbene Matteo avesse lottato 4 ore e 19 minuti e cinque set salvando tre matchpoint contro Schwartzman (dal quale aveva perso al Foro Italico) e fosse atteso questo lunedì dal re di questi prati, il suo idolo Roger Federer.

Non me ne sono stupito. Se Berrettini vince o perde una partita, anche importante, quasi eroica, interessa soltanto agli appassionati di tennis. Che magari danno anche a Wimbledon un valore romantico, epico diverso da altri tornei. Quel che ha detto Fognini invece – “Maledetti inglesi guarda, scoppiasse una bomba sul circolo, una bomba deve scoppiare qua” – investe anche settori extratennistici, perfino extrasportivi.

Si è giustificati dalla tensione, dal calore di un match che sta evolvendo in maniera diversa dalle aspettative, per dire qualunque cosa? Ci sono dei limiti che non si dovrebbero valicare? È una questione di educazione? È giusto essere severi nel valutare certe reazioni? Occorre tenere conto dei precedenti nel esprimere giudizi e nel decidere – chi dovrà farlo – se prendere sanzioni oppure no? Si deve o non si deve tenere conto della popolarità dei campioni dello sport presso i giovani e preoccuparsi dell’esempio negativo che possono dare? Meglio glissare senza eccedere a sottolineare una mancanza di educazione, di sensibilità in questo particolare momento storico, e forse anche di cultura, oppure sanzionare uno per educarne tanti?

 

Sono tutti interrogativi le cui risposte, di un tipo come di un altro, possono interessare anche chi non sa che nel tennis al 15 segue il 30, il 40 e poi il game, chi non sa cosa sia un tiebreak. Per questo motivo non mi stupisce che il “caso Fognini”, per l’appunto – e per malaugurata fortuita coincidenza, deflagrato con le sue bombe il giorno prima di una storica e triste ricorrenza londineseabbia colpito la direzione del mio giornale e quelle di gran parte dei quotidiani italiani e stranieri, ben più delle bombe di servizio a 141 miglia orarie (226,8 km orari) fatte esplodere da Matteo Berrettini.

Sentivo dire in sala stampa, infatti, che più di un giornale aveva optato per riservare spazio al “caso Fognini” al di fuori delle pagine sportive. Ritenendo evidentemente che fosse argomenti capace di interessare un’opinione pubblica allargata ai non tennisti. Sto scrivendo a notte inoltrata perché sono appena tornato a casa da una giornata che pareva doversi sviluppare tranquillamente con i due italiani una tantum programmati a inizio pomeriggio e cominciata blandamente, ma poi diventata inopinatamente piuttosto concitata e faticosa.

Le 4 ore e 19 di Berrettini andavano seguite – meno male siamo in tanti noi di Ubitennis – le interviste di Nadal e Federer anche, quella di Fognini guai a perdersela, Sousa – primo portoghese di sempre in ottavi a Wimbledon – ha finito con le luci del nuovo tetto sul n.1, le donne se le è gestite l’impareggiabile AGF, ma – anche per via del fatto che i Doherty Gates nella Middle Sunday sono chiusi – anziché soltanto due video, uno italiano e uno inglese, ne andavano preparati e fatti quattro, distogliendo anche un collaboratore a far da cameramen, mentre l’ignaro (delle questioni italiche) ‘hall of famer’ Steve Flink pressava per accelerare la realizzazione del video inglese con – ve le voglio dire quasi tutte – due bobbies in gonnella ci obbligavano per incomprensibili ragioni di sicurezza a registrarli fuori dalle solite aree di tutta la prima settimana e degli ultimi anni.

Poi ci s’è messa anche la pioggia. Tornare a casa sulla MP3 che la Piaggio mi garantisce dai tempi in cui conobbi il compianto Giovannino Agnelli una venticinquina d’anni fa, per arrivare bagnato come un pulcino non è stato piacevolissimo. Come ci sono arrivato ho dato occhiata ai commenti fermi da moderare – un centinaio erano già stati “filtrati” – e ne ho scelti al volo due che pubblico qui sotto perché mostrano due diversi modi di pensare e non avevo tempo, confesso, di leggermi tutti gli altri.

Il primo è di Silvia Pelliccioni Mattarelli (presumo non sia un nick name): Questa volta le frasi non sono di per sé così gravi, ma lo diventano nel contesto di una città che le bombe le ha avute anche di recente, per via del terrorismo. Gli inglesi non scherzano su queste cose. Ho lavorato in Uk e se ti azzardi a dire una barzelletta sugli ebrei rischi il licenziamento immediato. Vedremo come va a finire. Non ho visto la partita, ma dall’articolo si evince che invece di lottare, di nuovo Fognini si è perso in un’inutile e controproducente spreco di energia. Per fortuna che l’Italia, in questo periodo, è rappresentata anche da giocatori come Fabbiano, che per la maggior parte del tempo sorride in campo, da Seppi, un vero lord, e da Berrettini e Sonego!

Il secondo è di Schtennis: Non penso proprio che i tennisti sappiano che nel 1940 i campi di Wimbledon furono bombardati dalla Lutwaffe. Siamo in 55 milioni in Italia, più o meno: prima di questo articolo, probabilmente solo 1000 persone conoscevano questo fatto, 750 delle quali sono ultraottantenni appassionati di tennis. Si poteva ricordare l’infausto evento senza scrivere che “Fognini dovrebbe quanto meno sapere che nell’ottobre del ’40…” perchè è chiaro a tutti che la stragrande maggioranza dei tennisti di un certo livello non dedica alla storia più di una decina di ore in tutto il ciclo di studi. Alle 9 di mattina si è sul campo e si torna a casa alla sera, dopo una giornata di allenamenti. Poi, si parte e si fa un torneo dietro l’altro. E, comunque, i nazisti bombardarono Wimbledon perchè era stato in parte trasformato in base militare inglese e non perchè qualche tennista aveva chiamato uno Stuka per vendicarsi di qualche falso rimbalzo. Direi che è altresì chiaro a tutti che l’improvvida sortita del nostro, in preda alla tensione per una partita che stava andando male, non auspicava di certo un bombardamento: solo una persona in malafede può pensare che Fognini si augurasse una cosa simile. Le sue parole sono da stigmatizzare tanto quanto si deve stigmatizzare colui che urla “che dio ti fulmini!” al pilota della panda rossa che non rispetta lo stop. E’ presumibile che il proprietario della Tipo alla guida non desideri che dio fulmini all’istante il pilota della panda rossa ed è parimenti presumibile che le sue parole siano dettate dall’improvviso scoppio di rabbia per aver rischiato l’incidente. Detto questo, io preferirei sempre un “ma chi ti ha dato la patente?” o, nel nostro caso, “manco le patate crescono su ‘sto campo”. Detto questo, Fognini trovi il modo di sfogare la sua incoercibile rabbia sul campo con suoni incomprensibili, coniando se possibile una neolingua solo a lui conosciuta, tramite la quale augurare agli dei un’infinita crisi intestinale, al mondo una definitiva implosione ed ai giornalisti la fine dell’inchiostro.

Come vedete sono due approcci alla questione completamente diversi. Ma ragionevoli entrambi, anche se qualcuno può condividere di più il primo e qualcuno di più il secondo. Io vi dico soltanto, anche perché mi è stato riferito che non sono mancati i soliti “so tutto io” che hanno decretato che io avrei indicato una linea “politica” sulla questione Fognini – e magari avrei dovuto farlo – ma invece non l’ho fatto. Per un semplice motivo: non avevo trovato posto sull’infelice campo 14. Non ho sentito in diretta una parola di quelle pronunciate da Fognini.

Sull’infelicità di quella scelta – il campo 14 – sono abbastanza d’accordo con Fognini: potevano dargli il campo 2 o 3, visto che era testa di serie n.12 e dalla 4 alla 11 erano “saltate” tutte fuorché le prime tre e la 8 Nishikori. Ciò sebbene l’All England Club dovesse tener conto anche delle 5 top-ten del singolare femminile ancora in lizza e – certo che sì – anche del misto Serena Williams/Andy Murray che ha occupato tutte le prime pagine dei giornali inglesi.

Non sono d’accordo invece con chi critica gli organizzatori per aver messo Konta e Evans sul campo n.1… In tutti i Paesi del mondo, anche a Roma, se c’è un giocatore indigeno lo si mette sui campi di maggior affluenza, perché questo pretende il pubblico che paga. Che poi lo spettatore non Brit che avesse acquistato i biglietti del campo n.1 fosse fortemente insoddisfatto, è un altro discorso.

Ho seguito quindi i primi due set di Fabio dall’alto della terrazza che consente di vedere piuttosto bene sia il campo 14, quello di Fognini-Sandgren, sia il 18 di Berrettini-Schwartzman. Ma non consente di sentire cosa si dica in campo. Ho potuto constatare che Sandgren gioca meglio, ma molto meglio, della sua posizione in classifica. Fabio non ha perso da un brocco. Almeno ieri non lo è stato. Magari lo sarà con Querrey domani, in quello che è il primo derby americano in ottavi a Wimbledon dal 2000 a oggi. È un dato che non cito a caso: pensate, dal 1968 al 2000 i derby yankee nel torneo di Wimbledon erano stati 72. Dal 2001 al 2019 non ce n’è stato più uno fino a questo Querrey-Sandgren. Curioso no?

Il modo in cui Sandgren ha vinto il tiebreak del secondo set, recuperando palle impossibili e giocando passanti vincenti da posizioni disperate, mi ha fatto dire più volte “chapeau!”. Ciò anche se magari in altre fasi del match i punti più spettacolari, more solito, li ha fatti spesso Fognini che in quanto a talento puro è secondo a pochi. E tutti lo sanno. Ho ripensato a quel che aveva detto Fabbiano venerdì sera: “Fra quei due ci sono quattro categorie di differenza!”. Ma la testa, la concentrazione, il non dare peso ai cattivi rimbalzi, a un campo che non ti piace o non ti pare all’altezza delle tue qualità e dei tuoi meriti, alla fine pesa quanto e più di una serie di frustate di dritti vincenti.

Quel tiebreak, 14-12 per l’americano fin qui più distintosi per le sue esternazioni politiche – soprattutto nel corso dell’Australian Open 2018 quando si fece conoscere maggiormente – è durato 18 minuti. Fognini ha avuto 4 setpoint se non mi sono confuso (sul 7-6, 8-7, 9-8, 11-10 ma uno solo dei quali sul proprio servizio – sull’8-7 – quando purtroppo ha attaccato debolmente, quasi con paura. È stata l’opportunità più grande. Sandgren spingeva di più, era più coraggioso e secondo me ha meritato di più). Certo è che quel set, dopo che già nel primo Fognini si era lasciato sfuggire più d’un’occasione, ha finito per essere decisivo, nonostante il guizzo d’orgoglio per recuperare da 0-2 a 2 pari nel terzo. Da lassù, dalla terrazza, potevo solo vedere che Fognini lanciava qualche volta la racchetta, che beccava un warning, che continuava a parlare con se stesso e con l’arbitro Ramos che… gli assegnano spesso perché Fabio è un osservato speciale. E Ramos, anche se in occasione di Serena Williams Osaka all’ultimo US Open non fu inappuntabile, è considerato uno dei migliori arbitri in circolazione.

Ma non potevo davvero sentire tutto quel che Fognini diceva in campo. Dall’alto del campo 14 all’inizio del terzo set di Fabio mi sono spostato a vedere Berrettini, nel quale a quel punto confidavo certo di più. E anche Berrettini, suo malgrado, mi ha fatto soffrire. Schwartzman è una sanguisuga. Di rovescio non sbaglia mai e comanda che è un piacere. Tre o quattro rovesci lunghissimi incrociati e poi, zac, un gran bel rovescio bimane lungolinea. Berrettini si è salvato con il servizio, grazie al quale principalmente ha cancellato 13 pallebreak su 15, ma insomma… ha commesso anche 76 errori gratuiti, gran parte dei quali con il dritto “sparafucile“ con il quale cercava insistentemente il punto di potenza, senza però troppo scalfire l’imperturbabile argentino che rimandava di là con grande disinvoltura qualunque cosa, anche se gli fosse arrivato un cassettone.

La cronaca, i tre matchpoint salvati, la conoscete già. Io vi posso solo dire che quando sono risceso giù dalla magnifica terrazza con vista su tutto il Wimbledon compreso fra il centre court e il campo n.1, non sapevo nulla delle bombe di Fognini e neppure delle sue scuse – che mi hanno riferito essere poco convinte – in conferenza stampa. Ho subito una vera processione, però, da parte di colleghi stranieri che mi chiedevano se Fognini non fosse impazzito a dire quelle cose, se si fosse reso conto che era “sotto condizionale” fino a tutto il 2019 (o probation come dicono gli angloamericani) per i fatti di Flushing Meadows 2017 per i quali gli era stata comminata una squalifica per 2 Slam (uno dei quali lo US Open) in conseguenza di quei delicati appellativi rivolti all’arbitro svedese Louise Engzell.

Non sto a riscrivere quanto scritto allora. Chi me lo chiedeva, dell’Equipe, come del Daily Mail, o del Telegraph quasi immancabilmente partiva con la stessa simile premessa: “Si sa che Fognini è fatto così, però… etcetera etcetera”. Tutti bacchettoni? Mmmm. Noi italiani alle Fogninate siamo in fondo più abituati, magari ci stringiamo nelle spalle e ci diciamo: “Ma non è mica cattivo. Gli parte la bambola, non si controlla più… e del resto il primo a patirne le conseguenze è proprio lui. Non fosse stato così, non avesse avuto quella testa, a top-ten ci arrivava a 24 anni, mica a 32”.

Però alla fine, perfino io che ho fama di essere meno indulgente di altri (anche perché non mi cambia la vita, non devo rispondere a un direttore se lui si nega a una mia domanda o a una richiesta di intervista che non faccio anche perché non ritengo che possa dire alcunché di nuovo), finisco per stringermi anch’io nelle spalle come tutti gli altri, come a dire: “Che ci vuoi fare?”. Salvo a sorridere quando sento il collega più… dolce che sottolinea la sua raggiunta maturità, associandola magari al matrimonio con Flavia, alla prima paternità, alla seconda ineunte, alla diversa serenità (forse) procuratagli dal trionfo monegasco.

Ma capisco tuttavia che all’estero non è così. All’estero si è meno indulgenti con chi si comporta in modo maleducato, almeno nel mondo del tennis che conserva una qual certa diversa distinzione da, per esempio, il mondo del calcio. Anche i social del tennis sono infinitamente più soft, più blandi, di quelli del calcio.

A chi mi domanda se io punirei Fognini con l’attuazione della squalifica, ritenendolo responsabile della Major Offence sancita dal regolamento per farla scattare, dico: “Forse no”. Quel che ha detto è certamente più grave di quel che ha detto Serena Williams nel match con Osaka, anche se ha dato del ladro e del bugiardo all’arbitro. Serena meritava una sanzione economica e un provvedimento molto più grossa di quella che prese, sempre all’US Open, quando insultò pesantemente quella giudice di linea (cinese?) cui avrebbe voluto – disse – ficcare la racchetta nella sua ‘fu…..ing throat’.

Dopo aver detto quindi che forse non applicherei la massima sanzione punitiva (i due Slam, tutt’al più uno), aggiungo però che a darmi fastidio è la sensazione che Fognini – e non solo lui, temo, ma anche molti di quelli che gli stanno attorno e lo difendono sempre e comunque – anche nel momento in cui si scusa, non si sente davvero di aver fatto e detto una cosa sbagliata, di aver mancato di sensibilità e – ribadisco quanto scritto a caldo – anche di un minimo di conoscenza, sia del momento storico che viviamo e che vive l’Inghilterra e tutti quei Paesi che sono sotto tiro da parte del terrorismo, sia – in misura certo minore, concordo – di quanto è successo qui a Wimbledon durante la seconda guerra mondiale.

I miei figli, di poco più giovani Fabio e suoi grandi tifosi, possono anche non sapere dei 5 caccia bombardieri tedeschi che sganciarono le bombe sul centre court, ma insomma la vicenda è stata detta, scritta, ricordata, tante di quelle volte, quasi ad ogni Wimbledon, che chi ha giocato questo torneo una quindicina di volte è abbastanza difficile che non l’abbia mai sentita ricordare. Di certo non lo saprà il tennista che gioca i Championships a 20 anni, l’Aliassime canadese del caso, ma io sono sicuro che Djokovic, Nadal, gli over 30, ne sono a conoscenza, anche se non avranno magari letto nessuno dei 100 libri, delle 1000 riviste che ne hanno scritto, pubblicando anche foto.

E allora, premesso che in questo caso il detto “ignorantia legis non excusat”, perché qui non si tratta di aver infranto alcuna legge, salvo quella dell’educazione e del buon senso, una volta che ti informano che hai sbagliato a dire quello che hai detto, sia pure nel calore di un agone sportivo, beh quantomeno dimostrati sinceramente dispiaciuto, cerca di dare la sensazione che hai capito, non ti limitare a scuse di circostanza che possano avere il sapore di un’interessata convenienza a darle, onde evitare la squalifica sotto “condizione”.

Nobody is perfect, tutti si sbaglia. Ma riconoscere di aver sbagliato – nell’intimo – è un passo dovuto. Se io fossi il giudice, insomma, vorrei avere dentro di me la convinzione che lo stesso Fognini per primo, senza per questo autoflagellarsi – nessuno lo pretende sia chiaro! – si fosse quantomeno reso conto di aver detto cose né intelligenti né accettabili. E ammettesse di conseguenza anche con i suoi parenti e amici più stretti, con i suoi tifosi che cercassero di giustificarlo a spada tratta… di rinfoderarla.

Nel rilevare infine che nel torneo maschile sono rimasti in gara 4 delle prime dieci teste di serie e in quello femminile cinque – il che è un’anomalia rispetto a quanto è quasi sempre avvenuto quest’anno quando spesso il rispetto delle gerarchie è andato a farsi benedire – mi corre l’obbligo (così si diceva una volta) di spendere due parole sul match che attende Berrettini sul centre court con il suo idolo Federer.

Matteo Berrettini – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Augurarsi una bella partita è troppo banale e facile. Credere che lo sarà è un’altra cosa. Sono troppe le incognite. Quanto sarà emozionato dall’esordio, e contro il mito Federer, Matteo? È imprevedibile. Se cercasse di strafare farebbe una brutta fine. Ma anche se se lo lasciasse sfuggire subito, perché un Federer che corre in testa quasi mai lo riprendi. La sola speranza è togliergli qualche sicurezza, sperare che possa innervosirsi se – è un esempio – non riuscisse a leggere con la continuità di uno Schwartzman il servizio di Matteo.

Roger ne ha letti bene di tutti i tipi, ma a 37 anni li legge meno bene di una volta. È normale. Magari gli basta leggere bene un game a set per portare a casa il match e i quarti di finale. Però non ci credo tanto. E anche quelle fucilate di dritto che Matteo ha sparato contro il rovescio bimane potrebbero piegare un po’ il polso di Federer che la racchetta tiene con una mano sola e con giocatori di potenza dirompente tipo del Potro ha anche mostrato di soffrire.

Al contrario, Federer saprà trovare il rovescio di Berretto e con lo slice e la palla che non si alza da terra, magari seguita anche a rete dietro a cross belli stretti, farà certamente gran danni nella difesa di Matteo che per giocare i passanti dovrà piegare le ginocchia fino a sfiorare i fili d’erba. Il passante di rovescio di Matteo non è straordinario e a rete Roger – che penso ci si presenterà spesso – non è Schwartzman. Né come copertura in allungo, né sull’eventuale lob liftato che ha invece dato punti importanti a Matteo con il piccolo argentino. Matteo dovrà soffrire e non innervosirsi troppo se il passante lo tradirà.

Inutile dire a favore di chi giochi l’esperienza, soprattutto nei game iniziali di ciascun set, quando Matteo può essere maggiormente incline a distrarsi. Ma se dovesse arrivare al tiebreak, son quasi certo che il nostro – che non ha davvero nulla da perdere ma gioca giustamente, e lo ha detto chiaro, con l’idea di poter vincere – se la giocherebbe alla pari e una sterlina su almeno un tiebreak vinto la punterei. Potrebbe decidere la percentuale delle sue prime di servizio. E meglio qualche doppio fallo in più nei primi punti di un game piuttosto che farsi attaccare su seconde palle troppe timide.

Dovessi dire chi mi è parso più in forma dei 3 big nella prima settimana, direi Rafa Nadal. Però, come scritto ieri, Djokovic ha un grande vantaggio: quello di non poter perdere, in condizioni normali, fino alla finale. Per Nadal (contro eventualmente Querrey nei quarti e poi Federer in semifinale) e per Federer già con Berrettini lunedì e anche con un Nishikori che si presenterà inconsuetamente freschissimo a questo stadio del torneo, non mi sembra che sia proprio così. Buon tennis a tutti.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

Pubblicato

il

Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera [VIDEO]

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner come Berrettini centra gli ottavi in tutti i Majors. Ma è più giovane. Ha più chances lui con Alcaraz che Sonego stasera con Nadal

Jannik ritorna top-ten ed n.1 d’Italia, perchè Berrettini scende a n.15, ma non gli interessa. E’ il quindicesimo azzurro in ottavi all’All England Club

Pubblicato

il

Un tennista italiano, il quindicesimo della storia dei Championships e il più giovane, ha centrato il traguardo degli ottavi a Wimbledon. E il fatto che Jannik Sinner abbia centrato gli ottavi già in tutti e 4 i tornei del Grande Slam, racconta la dice lunga sulla sua solidità. E anche sulle sue prospettive. A poco più di 20 anni si tratta già di un grande risultato, se si pensa che il solo tennista italiano che era stato capace di tanto, in tutti e quattro i Majors, era stato Matteo Berrettini.

Non a caso è già stato top-ten e da lunedì Jannik lo sarà di nuovo, quando sarà anche n.1 d’Italia per la prima volta perché Matteo Berrettini perderà i 1200 punti della finale dello scorso anno e scenderà a n.15.

Alla fine di questo anomalo torneo che non distribuisce punti, mentre vengono cancellati quelli conquistati un anno fa, Nole Djokovic si ritroverà al settimo posto del ranking anche se dovesse vincerlo, così come Rafa Nadal sarà terzo comunque alle spalle dei grandi assenti Medvedev e Zverev.

 

Jannik – che ad inizio torneo era n.13 – sarà n.10 perché usciranno dai top-ten Aliassime che aveva fatto quarti, Hurkacz che era giunto in semifinale e – sia pure per soli 30 punti indietro rispetto a Jannik (3185 contro 3155)– anche Norrie che si era fermato al terzo turno.

Ho già detto come la penso. E cioè che l’ATP, pensando di fare un “dispetto” a Wimbledon – che non se ne è fatto né in qua né in là – ha fatto in realtà harakiri. Ha cioè falsato scioccamente le proprie classifiche quando sarebbe bastato il compromesso di mantenere a russi e bielorussi i punti di Wimbledon 2021.

Dove scenderà poi Djokovic che non può giocare né in Canada, né a Cincinnati né al momento a New York, ancora non ho fatto i conti, ma questa è una conseguenza di una sua scelta: quella di non vaccinarsi. Tutto il suo team è vaccinato, di Jelena non sono sicuro, ma Nole va dritto per la sua strada. Gli hanno chiesto se qui prende particolari precauzioni o se è preoccupato, come preoccupato pare il clan di Nadal, e lui non è sembrato esserlo anche se – teoricamente almeno – non essendo mai stato vaccinato potrebbe essere più a rischio di altri, anche se al Covid è già stato positivo due volte senza serie conseguenze.

Che chances ha Sinner contro Alcaraz nel duello che sembra il terzo di una rivalità e una serie infinita? Alcaraz ha vinto le prime due sfide, a Alicante in un challenger e a Parigi Bercy nel 2021, e deve essere considerato il favorito.

Nella graduatoria degli ace Alcaraz è sesto con 42 ace, Sinner è 44mo a pari merito con diversi altri con soli 15 ace. Sonego è 35mo con 19 ace. Ci sono tennisti che hanno fatto più ace giocando una sola partita o due. Jannik ne ha fatte tre e ha lasciato un set a Wawrinka e Mikael Ymer.

Contro Isner ha giocato la sua partita più solida in risposta e al servizio. Non ha concesso la minima palla break.

Ma contro Alcaraz? Differenza al servizio a parte, Alcaraz sembrebbe un tantino più forte sotto tutti gli aspetti: a rete, come tocco, come potenza. Forse Sinner potrebbe essere meno falloso. Ieri non ha quasi regalato niente. Ma scambiare contro Isner, una volta che si è riusciti ad arginare il servizio oppure i primissimi colpi di gioco (la risposta), è una cosa e contro Alcaraz è un’altra.

Tuttavia direi che Sinner, per quanto sfavorito, sembra sulla carta – anzi sull’erba – avere più chance di sovvertire il pronostico di quanto ne abbia Lorenzo Sonego stasera nell’ultimo match della giornata con Rafa Nadal. E ciò sebbene fin qui le prestazioni di Nadal non siano state del tutto inappuntabili: ha perso un set con Cerundolo ed era indietro di un break anche nel quarto set poi recuperato; ne ha perso un altro con il non irresistibile Berankis. Ma nel pomeriggio di ieri ho scritto di Sonego e di Gipo Arbino.

Vero che Rafa, assente da Wimbledon negli ultimi 3 anni, ci ha abituato a trovare la forma cammin facendo – e piede permettendo…  – e quindi probabilmente migliorerà giorno dopo giorno, però un Sonego in giornata, fra servizio e dritto direi che è più temibile di Cerundolo e Berankis. Chiaro che se Rafa gioca da Rafa non c’è partita. Con quel dritto che si ritrova bombarderà Sonego sul rovescio fino allo sfinimento.

Sinner contro Alcaraz può reggere i palleggi, ma forse non può competere sul piano della varietà degli schemi, attacchi, volee, drop-shots per i quali Carlitos ha più mano.

Però non va dimenticata l’età e la relativa inesperienza di Alcaraz. Ha già battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo, però se si trovasse all’improvviso in difficoltà con Jannik forse potrebbe restare disorientato.

La prova di Jannik contro il semovente Isner è stata indubbiamente molto solida. E Jannik ha dimostrato sul campo 2 di essere molto attento anche tatticamente. Quando doveva rispondere cambiava sovente posizione per togliere certezze e ritmo ai servizi di Isner. A volte stava indietrissimo anche 4 o 5 metri, altre volte avanzava quasi sulla riga di fondo per togliergli l’opzione del servizio slice a uscire. Lo faceva sia sulla prima sia sulla seconda. E alla fine Isner, che aveva cominciato con 7 ace nei primi due game, e ne ha fatti 12 nel primo set, si è ritrovata spuntata l’arma prediletta. Tanto che fra secondo e terzo set ne ha fatti soltanto altri 12.

E al di là del discorso ace, che lascia un po’ il tempo che trova perché si può fare caterve di servizi vincenti che non sono ace ma hanno il medesimo effetto di procurare il punto, è accaduto che Sinner in diversi game, anche se ha saputo conquistare soltanto 4 palle break con un break nel primo e un altro break nel terzo – il secondo si è deciso invece al tiebreak senza break – ha dimostrato di riuscire a rispondere. E’ arrivato ai vantaggi 4 volte sui servizi di Isner, nel tiebreak ha fatto il minibreak che serviva e in particolare è riuscito a rispondere 57 volte su 97 e fare 35 punti contro il servizio, 17 volte nonostante la prima di Isner, 18 sulla seconda. Tanta roba. E il tutto leggendo sempre meglio il servizio del gigante USA: se la media delle risposte nel corso del match è stata del 59% (cioè su 97 servizi ha risposto 40 volte) nel terzo set è addirittura salita all’83%: Jannik ha cioè risposto 20 volte su 24. Neppure guardando la partita mi ero reso conto di ciò. Alla fine del match vinto in 3 set Jannik ha vinto 20 punti in più, 107 a 87. Sono tanti.

Per il resto la giornata non ha offerto granchè. Djokovic ha dominato il derby serbo con Kecmanovic, 6 terzi turni della metà alta si sono conclusi in tre set, e solo Goffin con Humbert e Tiafoe con Bublik (nel match più divertente della giornata) hanno vinto in 4. Anche fra le donne sei match su 8, i terzi turni della metà bassa si sono conclusi in due set, ma non si può dire che sia stato combattuto il match vinto in tre set dalla Ostapenko sulla Begu (3-6,6-1,6-1), mentre la Niemeier ha lottato di più contro la non più giovane ucraina Tsurenko (6-4,3-6,6-3) che però ha detto tutto quel che voleva dire sulla guerra russo-ucraina.

Per questo sabato il match clou è certamente Tsitsipas-Kyrgios. Può succedere di tutto. Io credo che a Nadal, ma alla lontana anche a Djokovic, farebbe più piacere una vittoria di Tsitsipas. Kyrgios,infatti, è capace di tutto. Anche di battere Tsitsipas per poi perdere a bocca di barile con il vincente di Nakashima-Galan. Ma i grandi favoriti del torneo, Djokovic e Nadal, preferirebbero che fosse qualcun altro a levar di torno la mina vagante di Canberra, piuttosto che trovarselo un giorno di fronte.

Le teste di serie fin qui eliminate sono

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini


22 Basilashvili (Van Rijthoven)

Donne
5 Sakkari (Maria)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement