Pagelle: uomini che odiano Federer

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Pagelle: uomini che odiano Federer

Il Federer che non soffre, Serena Williams al solito discriminata e la fine del connubio tra Lendl e Zverev. Il tennis torna a Palermo, il bis di Basilashvili

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Roger Federer - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ancora tramortiti dalle emozioni di Wimbledon, in vista della stagione sul cemento americano, lo confessiamo: più che tuffarci sugli scampoli di terra rossa abbiamo ceduto alla tentazione di tuffarci con i nostri fuoriclasse delle piscine, settebello in testa. Poi però, richiamati dal senso del dovere, ci siamo catapultati a Palermo, Amburgo e Gstaad.

Ma partiamo dal numero 1. Nella rubrica che SkySport inspiegabilmente chiama “I Signori del Tennis” e non “I monarchi del Tennis” è intervenuto il Presidentissimo Angelo Binaghi (10), che ha raccontato la sua storia di Ingegnere prestato al tennis con amore, sudore, sofferenza, passione e disincanto. Tutto per colpa di qualche critica di troppo a Paolo Galgani, che lo punì a mezzo stampa, scatenando la sua voglia di salire al potere. Nasce insomma in quei tempi la grande capacità dell’ingegnere di accettare le critiche con serenità e equilibrio.

Diciannove anni di regno incontrastato, ma se il papato di Angelino I è durato più di quello di Ratzinger e Bergoglio messi insieme è tutta colpa di quei cattivoni del CONI (“Sono loro che ci costringono a modificare le norme…”). Comunque tutto ciò che si è ottenuto in questi anni è frutto di sacrifici, sudore e sofferenza. Mica come quel fortunello di Roger Federer che si sveglia la mattina a mezzogiorno, scambia due chiacchiere con Ljubicic davanti ad una birra e poi va a giocare a tennis Unto dal Signore senza nemmeno correre.

 

“Ho sempre odiato quelli che giocano meglio di me e che non soffrono, quindi non vorrei mai essere Federer” è destinata a diventare la battuta del millennio. Anche se forse è tutto un equivoco, perché Binaghi voleva dire “Federer non s’offre” anche se poi quest’anno si è offerto a Roma e allora il Presidentissimo ha pensato bene di far abituare alla sofferenza i tifosi dello svizzero, raddoppiando i prezzi dei biglietti.

La povera Serena Williams (10) si è invece lamentata gridando alla “discriminazione” per l’ennesimo test a sorpresa antidoping, sempre e solo a lei, in quanto nera, mamma, etc etc. Lei che si sente ancora la numero 1 del mondo, non può infatti accettare di essere solo la numero 179 nella classifica delle tenniste più testate…

A proposito di testate, ne avrà date fin troppe nel muro Ivan Lendl prima di gettare la spugna. Incompatibili lui e Sascha Zverev (5): Lendl voleva insegnare a giocare a tennis a Sascha, mentre Zverev voleva insegnare a giocare a tennis a Ivan. Difficile andare avanti.

Ma intanto, dicevamo, si sono giocati tornei importanti che noi abbiamo colpevolmente trascurato. Ci raccontano in ogni caso che non è successo nulla di rilevante: Cecchinato (4) ha perso la sua solita partita, Basilashvili (9) ha vinto il suo solito torneo, mentre Carreño Busta (7…) ha pensato bene di vendicare la sconfitta della Spagna con l’Italia nella pallanuoto rifilando il Settebello a Fognini (5).

In quel di Palermo si è tornati a giocare a livello maggiore nel circuito WTA e dal mazzo è spuntata la carta vincente di Jil Teichmann (8) che ha sorpreso la favoritissima Bertens (6). Brava Paolini (7) ma vedendo la controfigura di Sara Errani (4) aumenta la nostalgia per i tempi in cui in questo torneo (e non solo) le nostre la facevano da padrone. Ma come dice l’onnipresente Presidentissimo: “Peccato perché questo periodo è finito tutto insieme per una serie di coincidenze”. Mah.

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Pagelle: ATP Finals, profondo russo

La stagione più anomala della storia va in archivio con il trionfo di Medvedev. Djokovic confuso, Il tabù di Nadal e l’anno che verrà

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Daniil Medvedev 10
Ha battuto i primi tre giocatori del mondo uno dopo l’altro, stroncato Djokovic, stoppando Nadal al momento di servire per il match e rimontando Thiem. Dieci vittorie di fila, compreso Bercy. È vero che ha dormito fino a ottobre e che  chi ha vinto gli ultimi master (Dimitrov, Zverev e Tsitsipas) non si è saputo confermare a livello slam nelle stagioni successive, ma questo russo dal tennis molto originale ma tremendamente efficace sembra avere tutte le carte in regola per l’assalto alla diligenza e alla dirigenza del tennis mondiale. Poi magari un giorno esulterà e ci regalerà un sorriso…

Dominic Thiem 8,5
Ha pagato quell’ora di tennis in surplus della semifinale, colpa dei quattro match point falliti (uno in particolare). Ma Dominator ha dimostrato in questo master di essere stato il miglior giocatore dell’anno, forse pronto per il numero 1. Per un ex terraiolo la doppietta Us Open-Master sarebbe stata da sballo e invece per il secondo anno di fila deve accontentarsi del premio di consolazione. Massu è pronto a metterlo sotto già da domani con l’obiettivo Australian Open (ammesso che si giochi a gennaio).

Novak Djokovic 6
Ha fondato la PTPA, si è dimesso dal Council Atp, poi si è ricadondato e gli hanno cambiato le regole nottetempo. Nelle more è riuscito a farsi squalificare da uno slam per una pallata e nell’altro si è fatto piallare da Rafa in finale. Infine, con la proposta di ridurre tutto il tennis alla formula del 2 set su 3 si è giocato le ultime simpatie degli appassionati. Mezzo voto in più per aver resistito alla furia di Thiem ma forse il numero 1 dovrebbe concentrarsi un po’ più sul campo. O magari vuole solo far illudere il resto del mondo che è sul viale del tramonto, prima di distruggere tutti ancora una volta…

 
Novak Djokovic – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafael Nadal 6
Un tabù è un tabù e questo master non ne vuole sapere di venire dalle parti di Manacor. Certo, senza Roger, con Nole non irresistibile e con una stagione non massacrante come al solito, sembrava giunta la sua occasione. E invece il martello Medvedev ha piegato l’incudine Rafa. Ovviamente non si arrenderà e ci riproverà ancora, ancora e ancora.

Alexander Zverev 4,5
Che avesse altro per la testa è parso chiaro. Sospendendo il giudizio per l’extracampo, in attesa di eventuali strascichi giudiziari, diciamo che Sascha non ha fatto  proprio la figura del maestro.

Stefanos Tsitsipas 4,5
In un anno dalle stelle alle stalle. Da Apollo a pollo il passo è breve, ma Stefanos ha stoffa per riprendere il cammino. Certo deve darsi una regolata perché quella tendenza a specchiarsi nel bello a tutti i costi, rischia di tornargli indietro come un boomerang o come un gancio di Rafa su un rovescio al salto.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Andrey Rublev 5
È vero che era un esordiente, ma il master ha insegnato che i più in forma a fine stagione possono sorprendere tutti. Si è consolato con la prima vittoria, ma la strada per raggiungere i vertici anche nei tornei importanti è ancora lunghetta.

Diego Schwartzman 4
Voto ingeneroso?  No, perché nutriamo grande stima per El Peque e l’impressione è che si sia accontentato di ritrovarsi tra gli eletti, quasi come un imbucato alla festa a corte. E invece Dieguito ha dimostrato di poter dare fastidio a tutti, certo magari di più sulla terra, ma poteva e doveva fare meglio.

Giudici elettronici e vaschette per gli asciugamani 10
C’e voluto il Covid per arrivare ad una soluzione così logica. Il prossimo passo sarà togliere il vigile urbano dal seggiolone, così da eliminare il bersaglio per gli strali di qualche scalmanato.

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Pagelle: zona Sinner, il rosso che unisce

L’Italia divisa tra zone e colori, riscopre il tennis grazie alle imprese di Jannik. Intanto nel paese di Machiavelli, con una tessera agonistica si potrà giocare in barba alla pandemia

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Potremmo dire che siamo un paese senza speranza, ma purtroppo con Speranza e le sue ordinanze abbiamo imparato a convivere. Eravamo il paese dei Comuni, siamo diventati il paese delle zone colorate, dal giallo al rosso, a volte senza passare dall’arancione.

Ma in questo daltonismo epidemiologico c’è un rosso di capelli che ha fatto innamorare l’Italia unita: da Scilla al Gran Paradiso, da Nuoro a Recanati, Jannik Sinner (10) è il simbolo dell’Italia che rinasce. Anche mamma Rai (un po’ meno i suoi telecronisti) ha riscoperto il giuoco della pallacorda, giornali, radio e internet hanno già spinto Jannik al livello dei Tomba, Pantani, Pellegrini e Valentino Rossi. Certo, ci sarebbe da chiedersi dove fossero Lor Signori quando il prode Jannik raggiungeva i quarti al Roland Garros, ma c’è da capirli, in quei giorni si era occupati con i protocolli Figc e gli 0-3 a tavolino…

Comunque la prima volta non si scorda mai e Sinner non dimenticherà il plebiscito bulgaro, né tutta questa improvvisa attenzione lo distoglierà dal percorso saggiamente tracciato da Riccardo Piatti (10). Il quale ha definitivamente abbattuto il ridicolo totem del luogocomunismo secondo il quale “i giovani devono crescere senza pressioni”. Se non si è in grado di reggere le pressioni, è meglio lasciar perdere lo sport professionistico (e tanto altri mestieri, in verità). Ma insomma, Jannik ha spalle larghe e sta già facendo le valigie per l’Australia, mica per le Maldive o la Polinesia.

 

L’effetto domino a cascata sull’intera nazione è chiaramente rappresentato dalle masse di sportivi (e non) piombati sul tennis. Da bar e da campo. I primi, hanno momentaneamente messo nel cassetto la specializzazione in virologia per tirare fuori il loro passato da campione mancato per colpa del menisco ballerino, ah quella volta che nel torneo under-8 presi a pallate Fognini…

I secondi invece, trapiantati dagli altri sport da contatto e quindi a lungo inibiti dai DPCM, hanno dato corpo alle mandrie di tennisti desiderosi di far valere i proprio diritto all’agonismo e portatori della sana resistenza contro le armate del coronavirus e della dittatura sanitaria. Ma insomma! Si vorrà mica limitare questo diritto a pochi eletti? Eh no, amici, “il movimento è in salute” (cit.) e bisogna assecondare i desideri del popolo racchettaro.

Come per magia pertanto, la zona rossa per i tennisti dotati di tessera agonistica (anche un dilettante di quarta categoria NC può averla) non esiste più. Ebbene sì perché come oramai saprete i circoli possono rimanere aperti per i tornei federali e per gli allenamenti dei tesserati agonisti finalizzati alla partecipazione dei detti tornei. Poco male, si dirà, quanti tornei saranno organizzati e per quanti tesserati in piena pandemia? Fatevi un giro sull’app della FIT e scoprirete che nelle zone rosse di Lombardia e Piemonte (ma a breve accadrà anche nelle altre regioni neo-rosse) sono fioccati tornei federali con… tabelloni a 400 giocatori o tornei-rodeo (da completare in 2-3 giorni) con 180 iscritti. Tornei credibilissimi ovviamente, cosa volete che ci voglia a completare un tabellone a 400 iscritti in un circolo con due campi, giocando all’aperto in inverno. In Lombardia e Piemonte.

Insomma un lascia passare per tanti tennisti della domenica che potranno continuare a giocare tra loro in barba ai divieti. Versando ovviamente un obolo a mamma-FIT per l’iscrizione al torneo, perché da qualche parte i soldi per rimborsare quei miscredenti che non hanno accettato il super-voucher pure si dovranno trovare… Venghino signori venghino! Ammirate le gesta di Jannik! Pregustatevi le magie di Lorenzo il Magnifico! Godetevi i colpi di Sonego, Berrettini, Fognini e compagnia! E, soprattutto, tesseratevi, iscrivetevi e giocate, giocate e giocate: il tennis è uno sport sicuro, una strada si trova sempre…

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Pagelle: 20-20, l’ag-gancio mancino di Rafa

Il tredicesimo trionfo di Rafa Nadal, la prima volta di Iga Swiatek. L’esplosione di Jannik Sinner, la favola di Martina Trevisan. E una soluzione per il futuro del Roland Garros

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Rafael Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Gli storici raccontano che nel 1930 gli organizzatori del Giro d’Italia versarono all’imbattibile Alfredo Binda l’equivalente del premio previsto per il vincitore finale, per non farlo partecipare alla corsa ciclistica. Dubitiamo che Rafa Nadal (S.V. Suvvia, mica gli alieni possono ricevere un voto…) sia sensibile al vile denaro, ma potrebbe essere un’idea. Le palle erano strane. Ad ottobre il clima è diverso. Faceva un freddo cane. Schwartzman lo ha preso a pallate a Roma. Senza pubblico non è lo stesso. Chissà Rafa cosa avrà pensato quando leggeva tutte queste belle cose. E chissà Roger Federer che cosa avrà pensato guardando la finale, però è stato immenso nel suo commento subito dopo il match (10).

Novak Djokovic (8) è riuscito a non ammazzare nessuno durante il torneo, ma la prestazione in finale è stata scadente. Il suo mentore Goran Ivanisevic (4) ha leggermente sbagliato il pronostico, ma Nole ha tutto il tempo per raggiungere – e chissà – superare i due compari. Forse se Stefanos Tsitsipas (8,5) avesse completato la clamorosa rimonta, avremmo avuto un’altra finale, o forse no, contro il Re, non ci sarebbe stato comunque nulla da fare. In ogni caso Apollo si è avvicinato un altro po’ all’Olimpo e forse il prossimo sarà il suo anno.

Alla fine cum gaudio magno annunciamo che quello che ha messo più in difficoltà Rafa, è stato Jannik Sinner (8,5), quarto di nobiltà a diciannove anni nello Slam più duro, capace per un paio d’ore di costringere il Fenomeno ad alzare l’asticella per non soccombere. Se il buon giorno si vede dal mattino, il futuro azzurro è roseo. Anche perché l’exploit di Jannik non è stato isolato, con Lorenzo Sonego (8) che ha annullato setpoint all’infinito sino a spingersi finalmente agli ottavi, con Lorenzo Giustino (8) eroe per una notte, sopravvissuto ad oltre sei ore di battaglia, con Marco Cecchinato (7) finalmente risorto con il profumo di croissant e baguette ed uno Stefano Travaglia (7) che si è messo alle spalle gli infortuni e ha mostrato tutto ciò che è in grado di fare.

 
Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Peccato che Matteo Berrettini (4,5) abbia mancato l’appuntamento con la festa tricolore, ma i de profundis per il nostro numero 1 sono decisamente fuori luogo. E finalmente con soddisfazione abbiamo potuto ammirare anche l’altra metà del cielo, grazie al sorriso di Martina Trevisan (10), la cui storia e la cui parabola non può che commuovere e ispirare. “Voglio dire a tutti quelli che stanno attraversando momenti difficili di non smettere mai di cercare la luce, perché alla fine del buio c’è sempre la luce”. Applausi a scena aperta.

Qualcuno in meno per Sara Errani (4,5), finalmente pugnace e combattiva come un tempo, ma incapace di accettare una sconfitta amarissima contro Bertens, ancor più per quanto detto un’ora dopo il match in conferenza.

Lì dove aveva fallito Aga Radwanska (a Svitolina 4, il premio Aga 2020 per le occasioni perse), è riuscita Iga Swiatek (10), diciannove anni, colpi da fenomeno e serenità da predestinata. Alle rondini che non fanno primavere a livello WTA siamo abituati, oramai c’è uno stormo che aleggia da anni ed anni e quindi i toni trionfalistici stonano parecchio. Chi vivrà, vedrà: certo era difficile immaginare il suicidio di Simona Halep (4), il cuore sperava in un sussulto di Petra Kvitova (7), Miss simpatia Sofia Kenin (8) ha fatto più di quello che ci si aspettava sulla terra, figuriamoci Nadia Podoroska (9).

Iga Swiatek – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Le fatiche fisiche e mentali di New York hanno fiaccato le velleità di Dominic Thiem (5,5), sopravvissuto alle palle corte di Hugo Gaston (8) ma non allo scatenato El Peque Schwartzman (9) finalmente e giustamente top10. Daniil Medvedev (3) non ha ancora capito cosa sia la terra, Denis Shapovalov nemmeno purtroppo (4) mentre a Gael Monfils (3) dovrebbero spiegare che si è tornati a giocare.

Ci sarebbero altri voti da dare e altri protagonisti da menzionare, ma il tempo è tiranno e in Sardegna (e non solo) già sono di nuovo in campo i nostri eroi. Un cenno ad un grande ex però bisogna darlo. Mats Wilander (3) in campo non si arrendeva mai, e a maggior ragione le parole spese su Andy Murray fanno rabbrividire, ancora più di uno dei suoi 1000 pronostici…

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