Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

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Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

Solita carrellata di cifre al termine di un’altra settimana ricca di tornei. Rinasce Rublev, ‘nasce’ Teichmann, si conferma Basilashvili

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

2 – i tornei nei quali Nicoloz Basilashivili nelle ultime cinquantadue settimane aveva vinto più di tre partite: gli ATP 500 di Amburgo e Pechino, entrambi vinti. Il georgiano classe ’92 è tornato la settimana scorsa a giocare l’Hamburg european Open, competizione che un anno fa gli aveva cambiato la carriera. Arrivato come 81 ATP nel luglio 2018 al Rothenbaum Tennis center, Nicoloz da qualificato vinse il torneo (l’ultima volta che accadeva una cosa simile in un ATP 500 fu nel 2008 con Petzschner a Vienna). Per il georgiano fu il primo titolo nel circuito maggiore della sua vita, colto in quella che era appena la sua terza finale. Dopo un buon US Open (ottavi, miglior piazzamento di sempre in uno Slam, sinora da lui ineguagliato) Basilashvili aveva lo scorso ottobre ancora alzato l’asticella del suo rendimento e trovato la migliore settimana della carriera a Pechino, dove aveva sconfitto Del Potro e altri due top 20 per aggiudicarsi il torneo. A seguito del successo in Cina, per Nicoloz si era però spenta la luce: solo in cinque circostanze nei diciannove tornei successivi aveva vinto due partite consecutive, raccogliendo ben sei sconfitte contro tennisti non presenti nella top 50.

Ad Amburgo si è riaccesa la luce: non solo nei quarti ha ottenuto contro Zverev la seconda vittoria contro un top 5 (annullando due match point, prima di vincere 6-4 4-6 7-6), ma ha anche trovato la necessaria continuità per sconfiggere ben quattro giocatori, sebbene dalla classifica non eccezionale (tra la top 60 e la top 90). Per confermare il titolo, Basilashvili ha, oltre al campione tedesco, infatti sconfitto nell’ordine, Dellien (6-4 6-3), Londero (6-4 3-6 6-3), Chardy (6-2 6-3) e, in finale, Rublev (7-5 4-6 6-3).   

3 – il best career ranking nel doppio juniores di Jil Belen Teichman. Nel circuito giovanile la 22enne vincitrice del Ladies Open di Palermo, torneo tornato nel calendario WTA dopo sei anni di assenza, aveva avuto successo in singolare, mettendosi in evidenza solo in doppio, dove aveva vinto nel 2014 anche gli US Open. Sino a qualche mese fa non era dunque conosciuta al grande pubblico: dalla primavera 2017 costantemente nella top 200, non era mai stata nelle prime 100 e aveva vinto appena sei partite nel circuito maggiore. La svolta per la mancina svizzera è arrivata lo scorso aprile a Praga, quando, partendo dalle quali e sconfiggendo la prima top 50 della carriera (Strycova in semifinale) ha vinto il primo titolo della carriera, imponendosi in finale in tre set su Muchova.

Tra il successo in terra ceca e Palermo, per Jil c’era poi stato un periodo di assestamento, nel quale l’unico buon risultato erano stati i quarti a Losanna due settimane fa. In Sicilia Teichmann ha vinto il titolo senza perdere nemmeno un set (e in cinque parziali ha lasciato al massimo tre giochi) per imporsi prima su una top 100 come Gavrilova (7-6 7-5) e poi superare tre turni contro tenniste dalla classifica mediocre come Ce, Friedsam e Samsonova. In finale, il successo su Bertens, primo della carriera contro una top ten, oltre a regalarle il secondo titolo del 2019 (nessuna ha fatto in tal senso meglio di lei, che ha eguagliato la stessa olandese, Barty, Karolina Pliskova, Kvitova, Yastremska e Kenin) le ha permesso un balzo di 28 posizioni, sino alla 54° del ranking WTA.

5 – i tennisti statunitensi presenti nella top 50 del ranking ATP. A Isner, Fritz, Querrey e Tiafoe, grazie all’ascesa di ben quattordici posizioni da parte di Reilly Opelka con i punti guadagnati con le semifinali raggiunte ad Atlanta, il tennis maschile a stelle e strisce dal punto di vista quantitativo torna a vivere un buon momento: nell’ultima classifica, solo la Francia fa meglio degli USA, con ben sei suoi rappresentanti in tale fascia di classifica. Per capire come questa scuola – che negli scorsi decenni ha dominato il tennis vincendo ben 32 volte la Coppa Davis e contando ben sei numeri 1 al mondo nella sola Era Open – viva un momento di ripresa rispetto alle ultime stagioni, basti pensare che, ad eccezione del 2017, dal 2006 in poi mai un’annata è stata conclusa con cinque tennisti statunitensi nella top 50 (nel 2013 erano addirittura solo due i rappresentati tra i primi 50).

Per vedere far meglio il tennis yankee bisogna così risalire al 2005, annata conclusa con ben cinque tennisti nella top 30 (Roddick, Agassi, Ginepri, Blake , Dent) e, soprattutto, al 2003, quando furono addirittura in sette a chiudere tra i primi 40 (Roddick, Agassi, Fish, Spadea, Ginepri, Dent e Blake). Dell’attuale momento del tennis statunitense (che tra l’altro vede dieci suoi atleti tra i primi 100 nell’ultima classifica) lascia fiducia il futuro, in attesa dell’arrivo di un campione che rinverdisca i vecchi fasti: ben tre suoi tennisti tra i primi 50 sono ancora 21enni e con, quindi, ampi margini di miglioramento 

 

8 – le sconfitte consecutive al primo turno rimediate da Thomas Fabbiano dopo il terzo turno raggiunto lo scorso gennaio agli Australian Open. A metà giugno, a seguito della sconfitta a S’Hertognebosh contro Seppi, il 30enne pugliese era addirittura fuori dai primi 150 della Race, a causa di un 2019 che dal punto di vista delle vittorie si era fermato al successo di Melbourne contro Opelka. Il tennis è però uno sport strano e, da una settimana all’altra, può cambiare tutto: Thomas in carriera non aveva mai sconfitto un top 30 e a Eastbourne pensava bene di sconfiggerne due (Djere e Simon) per raggiungere la prima semifinale della carriera a livello ATP. Una netta inversione di marcia continuata a Wimbledon, dove ha confermato il terzo turno dell’anno precedente, sconfiggendo Tsitsipas al primo turno. Anche su una superficie a lui ostica come la terra battuta, la settimana scorsa a Gstaad è continuato l’inerzia positiva: il pugliese ha raggiunto per la quarta volta (e seconda sul rosso) i quarti in un torneo ATP. Dopo aver superato la modesta wild card locale Ehrat (6-4 7-5) Fabbiano ha sconfitto l’amico e connazionale Sonego (7-6 3-6 6-1) per poi arrendersi a Stebe (6-4 2-6 6-4). Un piazzamento che l’ha portato all’82° posto della classifica, sebbene la sconfitta al primo turno di Kitzbuhel gli costerà (almeno) una posizione nel prossimo aggiornamento.

11 – le vittorie di Andrey Rublev negli ultimi diciotto tornei giocati nel circuito maggiore (e ben sei delle sconfitte rimediate in tale periodo le aveva subite contro tennisti non presenti nella top 50). Con questo mediocre bottino, causa della caduta in classifica sino ai margini della top 80 – assieme all’assenza dai tornei tra maggio e metà giugno per un infortunio al polso – il 21enne russo si è presentato per la seconda volta all’ATP 500 di Amburgo. Una involuzione netta per Andrey, che nel 2017 riusciva a vincere il primo titolo a Umago da lucky loser e ad essere il più giovane tennista nei quarti degli US Open dal 2001 in poi, risultati che lo portavano nel febbraio 2018 a guadagnare il best career ranking di 31 ATP. 

Nei successivi venticinque tornei giocati alla semifinale raggiunta a Washington un anno fa, però, Andrey solo a Marsiglia e Miami vinceva almeno due partite di seguito in un torneo del circuito maggiore. Nel nord della Germania e in un torneo storico -sebbene decaduto – del calendario tennistico, Rublev è riuscito a riproporsi ai livelli di un tempo, conquistando una finale che lo riproietta nella top 50, zona di classifica già frequentata in passato per cinquantatré settimane. Per riuscirci, il russo ha superato un top 40 come Garin (6-4 7-6), un top 70 come Ruud (3-6 7-5 6-3) e sconfitto nei quarti per la seconda volta in carriera un  top ten, Thiem (con un duplice tie-break, vendicando la rimonta subita a Monte Carlo 2018, con match point annullato, da parte dell’austriaco). In semifinale Rublev ha eliminato Carreno Busta (4-6 7-5 6-1), prima di arrendersi, dopo poco più di due ore di partita, a Basilashvili (7-5 4-6 6-3), che bissava così il titolo dello scorso anno. Una giovane promessa ritrovata.

20 – le partite vinte da Fabio Fognini nel 2019. Il ligure, tornato questa settimana a occupare un prestigiosissimo numero 9 nel ranking ATP, sta ottenendo tale traguardo, meritato in anni di carriera ad alto livello, proprio in una stagione nella quale, paradossalmente, non è riuscito a trovare continuità nel suo tennis. Se si esclude la meravigliosa settimana di Montecarlo, capace di far emozionare tutti gli appassionati italiani grazie ai successi su tennisti come Coric, Zverev e Nadal (allora, rispettivamente, numero 3 e 2 del mondo) e coronata con il titolo del Masters 1000 monegasco, Fabio ha giocato quattoridici tornei, vincendo altrettante partite. Anche dopo il torneo del Principato, il ligure non è riuscito del tutto a invertire il suo pessimo inizio di stagione (tra Melbourne e Marrakech aveva vinto un solo match in otto tornei): ha sempre perso nelle tre occasioni nelle quali ha affrontato top 10 ed è incappato in tre sconfitte, le ultime, contro tennisti nemmeno tra i primi 50 al mondo: Sandgren, Travaglia (sebbene contro il connazionale si sia dovuto ritirare per problemi fisici) e Carreno Busta ad Amburgo.

Proprio il susseguirsi di piccoli fastidi di carattere fisico preoccupa per il prosieguo della stagione del 32enne tennista azzurro: da questa settimana sino al termine dell’anno, Fabio giocherà su campi duri (outdoor o indoor), quelli che tendenzialmente più sollecitano il corpo (e in particolare le articolazioni) di un tennista. La speranza è che Fabio sia al meglio delle sue grandi potenzialità, visto che anche su quel tipo di campi ha dimostrato di poter fare molto bene. Quel che è certo è che da quando sei anni fa è entrato in pianta semi stabile nella top 20, il ligure non aveva mai vinto da gennaio a fine luglio un numero così basso di partite: nel 2013 furono 32, nel 2018 31, nel 2014 30 e nel 2017 27. Fognini in tal senso ha fatto peggio solo nel suo anno meno fortunato da quando è esploso ai vertici del ranking: nel 2016, terminato quasi fuori dalla top 50, nei primi sette mesi dell’anno vinse solo sedici partite. Se non dovesse confermare il titolo a Los Cabos questa settimana, Fognini rischia seriamente di uscire, dopo otto settimane, dalla top 10: nulla sarebbe perduto, considerato che lo sarà con ogni probabilità tra sette giorni nella Race, a testimonianza delle buone chance che il numero 1 azzurro ancora conserva per andare alle ATP Finals di novembre.

215 – la posizione di classifica nella quale era sprofondata Jasmine Paolini nel marzo scorso. Salita sino al 132° posto del ranking WTA nel giugno 2017, dopo aver vinto l’ITF da 100.000$ di Marsiglia (il titolo sinora più importante della carriera) la 23enne toscana due anni fa esordì, sebbene in doppio, anche in Fed Cup, una competizione nella quale non ha al momento un brillante bilancio (una vittoria in otto incontri complessivi). Solo nell’aprile del 2018, però, Jasmine è riuscita a vincere una partita di un tabellone principale WTA, a Bogotà, dove si è spinta sino ai quarti. Poco meno di due mesi dopo, a Praga, era poi arrivata la vittoria più importante della carriera, contro Kasatkina, allora top 20: sembrava il trampolino di lancio per il definitivo salto nella top 100, ma Paolini incappava invece in una deludente seconda parte di stagione (così come lo sono stati i primi due mesi dell’anno in corso) che le costava l’uscita dalle prime 200.

Jasmine è stata però brava a ripartire con umiltà dai piccoli tornei: a marzo vinceva un piccolo ITF da 25000 in Brasile, poi si qualificava e raggiungeva il secondo turno ai suoi due International “fortunati”, Bogotà e Praga e, soprattutto, riusciva e centrare l’accesso al primo tabellone slam della carriera, a Parigi. Progressi poi confermati con la vittoria del 60.000 dollari di Brescia e dal secondo turno raggiunto, sempre passando dalle quali, a Losanna due settimane fa. A Palermo la toscana ha per la seconda volta in carriera sconfitto due top 100 nel corso dello stesso torneo- Siegemund col punteggio di  6-1 6-4 e Begu con lo score di 6-4 5-7 7-6 – confermando di stare vivendo il miglior momento della carriera, come testimonia l’attuale 132°WTA, ad appena due posizioni dal best career ranking.

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ATP

ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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WTA

WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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ATP

ATP Indian Wells: Basilashvili-Norrie, finale tra esordienti

Cameron Norrie supera in due set Grigor Dimitrov. Nikoloz Basilashvili ferma Taylor Fritz. Norrie irrompe nei Top 20

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] C. Norrie b. [23] G. Dimitrov 6-2 6-3

Si ferma in semifinale la corsa di Grigor Dimitrov al BNP Paribas Open di Indian Wells, dopo le splendide, ma anche molto dispendiose, vittorie contro Medvedev e Hurkacz, Dimitrov non è riuscito a riprodurre lo stesso livello di tennis contro uno dei giocatori più continui del 2021, che qui nel deserto della California è riuscito a raggiungere la sua sesta finale stagionale, sicuramente la più prestigiosa.

Il bulgaro ha iniziato il match giocando in maniera molto irregolare, sbagliando parecchio e facendo scappare Norrie sul 4-0 compromettendo il primo set, che infatti è scivolato via in soli 31 minuti. Ci sono voluti altri due giochi nel secondo set perché Dimitrov riuscisse a prolungare gli scambi provando a manovrare le direzioni per crearsi le aperture necessarie per i suoi affondi. Ma la strategia era comunque troppo laboriosa per il Grigor della giornata odierna, solo sporadicamente capace di infilare quei magnifici vincenti capaci di infiammare la folla.

 

Norrie ha tenuto grande compostezza, controllando sapientemente i suoi turni di battuta e annullando l’unica palla break concessa sul 2-1 con un bel diritto inside in, e recuperando da 0-30 due game più tardi.

Ho cercato di allungare gli scambi, non ho mai pensato all’importanza della posta in palio – ha detto Norrie una volta arrivato in conferenza stampa, oltre due ore dopo la fine del match – nemmeno quando ho servito per il match. Nel secondo set ho risposto peggio rispetto al primo set, ma ero molto concentrato sul mio tennis”.

Grigor Dimitrov – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con questa vittoria Cameron Norrie conquista il suo più importante piazzamento in un torneo Masters 1000 e soprattutto si propone come solido contendente alle ATP Finals. La finale lo porta a 2440 punti nella Race, all’11° posto immediatamente dientro a Jannik Sinner e a soli 115 punti dall’italiano, con l’occasione di poterlo superare in caso di vittoria del titolo domenica.

[29] N. Basilashvili b. [31] T. Fritz 7-6(5) 6-3

Non si è realizzata la favola del giocatore di casa che vince il suo primo grande torneo a due passi da dove è nato. Taylor Fritz non è riuscito a resistere al bombardamento da fondo messo in atto da Nikoloz Basilashvili ed ha dovuto alzare bandiera bianca in due set, nonostante abbia avuto tre set point nel primo set per passare in vantaggio e provare a raggiungere la finale.

Partita decisamente diversa dalla precedente, quella tra Fritz e Basilashvili: la palla camminava almeno 20 chilometri l’ora più veloce durante gli scambi pieni di mazzate tirate sia di diritto sia di rovescio. Era Basilashvili ad avere più spesso il controllo dello scambio, commettendo però qualche errore in più. Fritz è arrivato ad avere tre set point nel primo set, due sul 5-4 e uno sul 6-5, tutti però giocati molto bene e in maniera aggressiva da Basilashvili. Forse qualche recriminazione in più sul primo di questi set point, nel quale Fritz ha messo lungo un rovescio lungolinea di palleggio, ma nel complesso in questi frangenti decisivi del set il georgiano ha giocato meglio, così come anche nel tie-break successivo, nel quale è andato avanti di un minibreak sul 5-4 con un diritto poderoso, e poi ha incassato i due errori da fondocampo di Fritz sul 5-5 per chiudere il primo set in 59 minuti di gioco.

Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Volevo giocare in maniera aggressiva, ma mi ero reso conto che non potevo picchiare la palla se non partendo dal mio servizio – ha spiegato Fritz dopo il match – Non mi sembra di aver avuto possibilità di provare a giocare un colpo vincente nelle palle break che ho avuto, i suoi colpi erano troppo forti e profondi”.

Nel secondo set l’americano ha provato a tenere maggiormente lo scambio, ha avuto altre due palle break sull’1-1, annullate ancora da due vincenti di Basilashvili, che per tutto il match ha modulato molto bene la sua prima di servizio, assicurandosi di tenere una percentuale elevata ed evitare così di essere aggredito sulla seconda.

Sul 3-2, il georgiano ha trovato due super-risposte sul 30-30 che gli hanno procurato l’unico break della partita e il vantaggio decisivo per raggiungere la sua prima finale Masters 1000. Nel game finale la tensione stava per fargli un brutto scherzo e l’ha costretto ad annullare due palle del controbreak dopo aver fallito tre match point, ma alla fine la quarta palla partita è stata quella buona.

Taylor mi ha fatto giocare tante palle – ha spiegato Nikoloz dopo la partita – ho dovuto giocare molto bene da fondo per vincere. Sono contento di essere rimasto calmo nei momenti importanti e di essere riuscito a tirare i colpi che volevo tirare”.

In finale Basilashvili incontrerà il tennista che ha vinto più partite in questa stagione, ben 50, e che domenica disputerà il suo 71° match ufficiale. “Basilashvili è un grande giocatore – ha detto Norrie del suo avversario in finale – quando gioca bene può battere chiunque. Sarà molto difficile, ma mi sento bene fisicamente e sarò pronto alla battaglia”.

I due si sono affrontati una volta sola nella loro carriera professionistica, al primo turno dell’ABN AMRO di Rotterdam lo scorso marzo: in quel caso vinse Norrie molto agevolmente (6-0, 6-3).
In caso di sconfitta in finale, Norrie entrerà comunque nei Top 20 al n. 17, mentre se dovesse vincere il titolo salirebbe di un’ulteriore posizione al n. 16; Basilashvili invece salirà alla posizione n. 27, e nel caso in cui dovese aggiudicarsi il titolo tornerebbe anche lui nei Top 20 alla posizione n. 18.

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