Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

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Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

Solita carrellata di cifre al termine di un’altra settimana ricca di tornei. Rinasce Rublev, ‘nasce’ Teichmann, si conferma Basilashvili

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

2 – i tornei nei quali Nicoloz Basilashivili nelle ultime cinquantadue settimane aveva vinto più di tre partite: gli ATP 500 di Amburgo e Pechino, entrambi vinti. Il georgiano classe ’92 è tornato la settimana scorsa a giocare l’Hamburg european Open, competizione che un anno fa gli aveva cambiato la carriera. Arrivato come 81 ATP nel luglio 2018 al Rothenbaum Tennis center, Nicoloz da qualificato vinse il torneo (l’ultima volta che accadeva una cosa simile in un ATP 500 fu nel 2008 con Petzschner a Vienna). Per il georgiano fu il primo titolo nel circuito maggiore della sua vita, colto in quella che era appena la sua terza finale. Dopo un buon US Open (ottavi, miglior piazzamento di sempre in uno Slam, sinora da lui ineguagliato) Basilashvili aveva lo scorso ottobre ancora alzato l’asticella del suo rendimento e trovato la migliore settimana della carriera a Pechino, dove aveva sconfitto Del Potro e altri due top 20 per aggiudicarsi il torneo. A seguito del successo in Cina, per Nicoloz si era però spenta la luce: solo in cinque circostanze nei diciannove tornei successivi aveva vinto due partite consecutive, raccogliendo ben sei sconfitte contro tennisti non presenti nella top 50.

Ad Amburgo si è riaccesa la luce: non solo nei quarti ha ottenuto contro Zverev la seconda vittoria contro un top 5 (annullando due match point, prima di vincere 6-4 4-6 7-6), ma ha anche trovato la necessaria continuità per sconfiggere ben quattro giocatori, sebbene dalla classifica non eccezionale (tra la top 60 e la top 90). Per confermare il titolo, Basilashvili ha, oltre al campione tedesco, infatti sconfitto nell’ordine, Dellien (6-4 6-3), Londero (6-4 3-6 6-3), Chardy (6-2 6-3) e, in finale, Rublev (7-5 4-6 6-3).   

3 – il best career ranking nel doppio juniores di Jil Belen Teichman. Nel circuito giovanile la 22enne vincitrice del Ladies Open di Palermo, torneo tornato nel calendario WTA dopo sei anni di assenza, aveva avuto successo in singolare, mettendosi in evidenza solo in doppio, dove aveva vinto nel 2014 anche gli US Open. Sino a qualche mese fa non era dunque conosciuta al grande pubblico: dalla primavera 2017 costantemente nella top 200, non era mai stata nelle prime 100 e aveva vinto appena sei partite nel circuito maggiore. La svolta per la mancina svizzera è arrivata lo scorso aprile a Praga, quando, partendo dalle quali e sconfiggendo la prima top 50 della carriera (Strycova in semifinale) ha vinto il primo titolo della carriera, imponendosi in finale in tre set su Muchova.

Tra il successo in terra ceca e Palermo, per Jil c’era poi stato un periodo di assestamento, nel quale l’unico buon risultato erano stati i quarti a Losanna due settimane fa. In Sicilia Teichmann ha vinto il titolo senza perdere nemmeno un set (e in cinque parziali ha lasciato al massimo tre giochi) per imporsi prima su una top 100 come Gavrilova (7-6 7-5) e poi superare tre turni contro tenniste dalla classifica mediocre come Ce, Friedsam e Samsonova. In finale, il successo su Bertens, primo della carriera contro una top ten, oltre a regalarle il secondo titolo del 2019 (nessuna ha fatto in tal senso meglio di lei, che ha eguagliato la stessa olandese, Barty, Karolina Pliskova, Kvitova, Yastremska e Kenin) le ha permesso un balzo di 28 posizioni, sino alla 54° del ranking WTA.

5 – i tennisti statunitensi presenti nella top 50 del ranking ATP. A Isner, Fritz, Querrey e Tiafoe, grazie all’ascesa di ben quattordici posizioni da parte di Reilly Opelka con i punti guadagnati con le semifinali raggiunte ad Atlanta, il tennis maschile a stelle e strisce dal punto di vista quantitativo torna a vivere un buon momento: nell’ultima classifica, solo la Francia fa meglio degli USA, con ben sei suoi rappresentanti in tale fascia di classifica. Per capire come questa scuola – che negli scorsi decenni ha dominato il tennis vincendo ben 32 volte la Coppa Davis e contando ben sei numeri 1 al mondo nella sola Era Open – viva un momento di ripresa rispetto alle ultime stagioni, basti pensare che, ad eccezione del 2017, dal 2006 in poi mai un’annata è stata conclusa con cinque tennisti statunitensi nella top 50 (nel 2013 erano addirittura solo due i rappresentati tra i primi 50).

Per vedere far meglio il tennis yankee bisogna così risalire al 2005, annata conclusa con ben cinque tennisti nella top 30 (Roddick, Agassi, Ginepri, Blake , Dent) e, soprattutto, al 2003, quando furono addirittura in sette a chiudere tra i primi 40 (Roddick, Agassi, Fish, Spadea, Ginepri, Dent e Blake). Dell’attuale momento del tennis statunitense (che tra l’altro vede dieci suoi atleti tra i primi 100 nell’ultima classifica) lascia fiducia il futuro, in attesa dell’arrivo di un campione che rinverdisca i vecchi fasti: ben tre suoi tennisti tra i primi 50 sono ancora 21enni e con, quindi, ampi margini di miglioramento 

 

8 – le sconfitte consecutive al primo turno rimediate da Thomas Fabbiano dopo il terzo turno raggiunto lo scorso gennaio agli Australian Open. A metà giugno, a seguito della sconfitta a S’Hertognebosh contro Seppi, il 30enne pugliese era addirittura fuori dai primi 150 della Race, a causa di un 2019 che dal punto di vista delle vittorie si era fermato al successo di Melbourne contro Opelka. Il tennis è però uno sport strano e, da una settimana all’altra, può cambiare tutto: Thomas in carriera non aveva mai sconfitto un top 30 e a Eastbourne pensava bene di sconfiggerne due (Djere e Simon) per raggiungere la prima semifinale della carriera a livello ATP. Una netta inversione di marcia continuata a Wimbledon, dove ha confermato il terzo turno dell’anno precedente, sconfiggendo Tsitsipas al primo turno. Anche su una superficie a lui ostica come la terra battuta, la settimana scorsa a Gstaad è continuato l’inerzia positiva: il pugliese ha raggiunto per la quarta volta (e seconda sul rosso) i quarti in un torneo ATP. Dopo aver superato la modesta wild card locale Ehrat (6-4 7-5) Fabbiano ha sconfitto l’amico e connazionale Sonego (7-6 3-6 6-1) per poi arrendersi a Stebe (6-4 2-6 6-4). Un piazzamento che l’ha portato all’82° posto della classifica, sebbene la sconfitta al primo turno di Kitzbuhel gli costerà (almeno) una posizione nel prossimo aggiornamento.

11 – le vittorie di Andrey Rublev negli ultimi diciotto tornei giocati nel circuito maggiore (e ben sei delle sconfitte rimediate in tale periodo le aveva subite contro tennisti non presenti nella top 50). Con questo mediocre bottino, causa della caduta in classifica sino ai margini della top 80 – assieme all’assenza dai tornei tra maggio e metà giugno per un infortunio al polso – il 21enne russo si è presentato per la seconda volta all’ATP 500 di Amburgo. Una involuzione netta per Andrey, che nel 2017 riusciva a vincere il primo titolo a Umago da lucky loser e ad essere il più giovane tennista nei quarti degli US Open dal 2001 in poi, risultati che lo portavano nel febbraio 2018 a guadagnare il best career ranking di 31 ATP. 

Nei successivi venticinque tornei giocati alla semifinale raggiunta a Washington un anno fa, però, Andrey solo a Marsiglia e Miami vinceva almeno due partite di seguito in un torneo del circuito maggiore. Nel nord della Germania e in un torneo storico -sebbene decaduto – del calendario tennistico, Rublev è riuscito a riproporsi ai livelli di un tempo, conquistando una finale che lo riproietta nella top 50, zona di classifica già frequentata in passato per cinquantatré settimane. Per riuscirci, il russo ha superato un top 40 come Garin (6-4 7-6), un top 70 come Ruud (3-6 7-5 6-3) e sconfitto nei quarti per la seconda volta in carriera un  top ten, Thiem (con un duplice tie-break, vendicando la rimonta subita a Monte Carlo 2018, con match point annullato, da parte dell’austriaco). In semifinale Rublev ha eliminato Carreno Busta (4-6 7-5 6-1), prima di arrendersi, dopo poco più di due ore di partita, a Basilashvili (7-5 4-6 6-3), che bissava così il titolo dello scorso anno. Una giovane promessa ritrovata.

20 – le partite vinte da Fabio Fognini nel 2019. Il ligure, tornato questa settimana a occupare un prestigiosissimo numero 9 nel ranking ATP, sta ottenendo tale traguardo, meritato in anni di carriera ad alto livello, proprio in una stagione nella quale, paradossalmente, non è riuscito a trovare continuità nel suo tennis. Se si esclude la meravigliosa settimana di Montecarlo, capace di far emozionare tutti gli appassionati italiani grazie ai successi su tennisti come Coric, Zverev e Nadal (allora, rispettivamente, numero 3 e 2 del mondo) e coronata con il titolo del Masters 1000 monegasco, Fabio ha giocato quattoridici tornei, vincendo altrettante partite. Anche dopo il torneo del Principato, il ligure non è riuscito del tutto a invertire il suo pessimo inizio di stagione (tra Melbourne e Marrakech aveva vinto un solo match in otto tornei): ha sempre perso nelle tre occasioni nelle quali ha affrontato top 10 ed è incappato in tre sconfitte, le ultime, contro tennisti nemmeno tra i primi 50 al mondo: Sandgren, Travaglia (sebbene contro il connazionale si sia dovuto ritirare per problemi fisici) e Carreno Busta ad Amburgo.

Proprio il susseguirsi di piccoli fastidi di carattere fisico preoccupa per il prosieguo della stagione del 32enne tennista azzurro: da questa settimana sino al termine dell’anno, Fabio giocherà su campi duri (outdoor o indoor), quelli che tendenzialmente più sollecitano il corpo (e in particolare le articolazioni) di un tennista. La speranza è che Fabio sia al meglio delle sue grandi potenzialità, visto che anche su quel tipo di campi ha dimostrato di poter fare molto bene. Quel che è certo è che da quando sei anni fa è entrato in pianta semi stabile nella top 20, il ligure non aveva mai vinto da gennaio a fine luglio un numero così basso di partite: nel 2013 furono 32, nel 2018 31, nel 2014 30 e nel 2017 27. Fognini in tal senso ha fatto peggio solo nel suo anno meno fortunato da quando è esploso ai vertici del ranking: nel 2016, terminato quasi fuori dalla top 50, nei primi sette mesi dell’anno vinse solo sedici partite. Se non dovesse confermare il titolo a Los Cabos questa settimana, Fognini rischia seriamente di uscire, dopo otto settimane, dalla top 10: nulla sarebbe perduto, considerato che lo sarà con ogni probabilità tra sette giorni nella Race, a testimonianza delle buone chance che il numero 1 azzurro ancora conserva per andare alle ATP Finals di novembre.

215 – la posizione di classifica nella quale era sprofondata Jasmine Paolini nel marzo scorso. Salita sino al 132° posto del ranking WTA nel giugno 2017, dopo aver vinto l’ITF da 100.000$ di Marsiglia (il titolo sinora più importante della carriera) la 23enne toscana due anni fa esordì, sebbene in doppio, anche in Fed Cup, una competizione nella quale non ha al momento un brillante bilancio (una vittoria in otto incontri complessivi). Solo nell’aprile del 2018, però, Jasmine è riuscita a vincere una partita di un tabellone principale WTA, a Bogotà, dove si è spinta sino ai quarti. Poco meno di due mesi dopo, a Praga, era poi arrivata la vittoria più importante della carriera, contro Kasatkina, allora top 20: sembrava il trampolino di lancio per il definitivo salto nella top 100, ma Paolini incappava invece in una deludente seconda parte di stagione (così come lo sono stati i primi due mesi dell’anno in corso) che le costava l’uscita dalle prime 200.

Jasmine è stata però brava a ripartire con umiltà dai piccoli tornei: a marzo vinceva un piccolo ITF da 25000 in Brasile, poi si qualificava e raggiungeva il secondo turno ai suoi due International “fortunati”, Bogotà e Praga e, soprattutto, riusciva e centrare l’accesso al primo tabellone slam della carriera, a Parigi. Progressi poi confermati con la vittoria del 60.000 dollari di Brescia e dal secondo turno raggiunto, sempre passando dalle quali, a Losanna due settimane fa. A Palermo la toscana ha per la seconda volta in carriera sconfitto due top 100 nel corso dello stesso torneo- Siegemund col punteggio di  6-1 6-4 e Begu con lo score di 6-4 5-7 7-6 – confermando di stare vivendo il miglior momento della carriera, come testimonia l’attuale 132°WTA, ad appena due posizioni dal best career ranking.

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Evans ha il vento in poppa, a Dubai sfiderà Tsitsipas in semifinale

La prima semifinale opporrà il britannico, che ha sorpreso Rublev ed entrerà in Top 30 per la prima volta, al secondo favorito del torneo, che ha battuto Struff in volata

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Dan Evans - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Il vento l’ha fatta da padrone anche oggi in quel di Dubai, premiando chi si è saputo adattare meglio. Vediamo come sono andati i primi due quarti di finale, che hanno promosso l’atteso Stefanos Tsitsipas (finalista in carica) e il meno atteso Dan Evans.

D. Evans b. [6] A. Rublev 6-2 7-6 (9)

Le emozioni di sicuro non mancano quando Dan Evans scende in campo, come si è visto oggi nel successo su Andrey Rublev, ottenuto in due ore e 12 minuti vendicando la sconfitta del mese scorso ad Adelaide.

 

Reduce da due match durissimi contro Fognini ed Herbert, l’aspettativa era che il britannico avesse bisogno di colpire subito per non trovarsi coinvolto in un’altra maratona. In realtà solo il primo dei due assunti si è rivelato corretto: Evans ha colpito subito, concretizzando la terza chance avuta nel primo gioco, ed è scappato sul 4-1 pesante da cui Rublev non è riuscito a rientrare.Ammirevole il piano tattico dell’una volta tracagnotto albionico, il cui riadattamento tattico post-ban ricorda un po’ quello di Mardy Fish all’inizio dello scorso decennio – nato come giocatore di rete, Evans si è costruito un gioco difensivo di prim’ordine, l’apparente passività della sua posizione in campo compensata dalla straordinaria consistenza del suo back e dalla sua bravura nel cambiare lungolinea, e non è che si sia dimenticato come chiudere nei pressi del net, tutt’altro.

Il vento ha chiaramente determinato l’alto numero di break di questa settimana, influenzando per prima cosa il lancio di palla, e Rublev è forse il giocatore che ne ha fatto più le spese. Fra i giocatori di vertice, il russo è quello che perde più velocità fra prima e seconda, risultando perciò dipendente da alte percentuali con la prima, che non sono arrivate – solo 58% di prime in campo nel primo set, con un magro 57% di punti realizzati, 50 e 64 nel secondo.

Più di tutto, però, è stato lo zero su sei nelle palle break a condannarlo nel primo parziale (problema già avuto ieri con Krajinovic), in cui si è trovato immediatamente con le spalle al muro, implicitamente rendendo molto più pesante ogni eventuale chance avuta e sprecata. Furioso, e spesso coinvolto in una sticomitia con sé stesso, il russo ha dato la sensazione di poterla ribaltare all’inizio del secondo, quando ha salvato tre palle break immediate per poi passare nel quarto gioco, iniziando a muovere l’avversario, costretto a colpire tanti dritti in corsa.

Invece, Evans ha ritrovato le gambe, e ha iniziato a spingere lo slice per prendersi il punto a rete (19 discese nel secondo contro le 10 del primo), completando il capolavoro tattico che l’ha portato a servire per il match sul 5-4. Proprio al momento di chiudere, però, Evans si è irrigidito, commettendo un doppio fallo e un gratuito di dritto che hanno offerto due palle break a un avversario che era parso rassegnato alla sconfitta, trascinando il set al tie-break.

Come successo ieri con Herbert, Evans ha sfruttato il vento per spingere un’altalena di emozioni: si è portato avanti 3-1 con un altro punto di grande acume, chiamando l’avversario avanti due volte per poi passarlo con un rovescio lungolinea:

5/17 a rete per il russo, che però ha continuato il forcing da fondo recuperando immediatamente. L’equilibrio si è rotto con un doppio fallo esiziale del britannico sul 5-5, ma Rublev ha sotterrato il set point in rete in maniera desolante, ed Evans non si è fatto pregare, attaccando la seconda successiva a rete per salire a match point. Rublev è stato molto bravo, però, e ha giocato uno scambio attentissimo in cui Evans non ha mai potuto spingere. Il britannico è salito di nuovo a match point con uno slice lungolinea che ha sorpreso il russo, ancora bravo a salvarsi nello scambio. Un altro contropiede gliene ha dato un terzo sul 10-9, e stavolta il passante di Rublev è finito lungo, dandogli il più importante risultato della carriera a livello 500.

Ho fatto un casino sui match point, soprattutto quando ho servito per il match“, ha detto, sempre candido. “Sembra un clichè, ma alla fine conta rimanere lì con la testa e resistere, perché sapevo che le chance sarebbero arrivate. La calma e la freddezza sono gli aspetti di cui sono più contento al momento“.

Ho ancora benzina, è per questo che mi alleno, per durare cinque match in questo tipo di tornei“, ha risposto alla domanda su quanto i lunghi match giocati finora l’abbiano prosciugato. “Sarò pronto per domani“. In questo momento Evans salirebbe al N.27 delle classifiche mondiali, una rinascita incredibile per un giocatore soggetto a una squalifica per abuso di sostanze illegali – il parallelo con il fresco ritiro di Sharapova non può che sovvenire, con i dovuti distinguo. Per il tipo di gioco che ha è difficile che possa salire ancora molto, ma non può che far piacere vedere un giocatore che non solo possiede una grande varietà, ma anche una garra insospettabile.

Dan Evans – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

[2] S. Tsitsipas b. J.-L. Struff 4-6 6-4 6-4

Decisamente diverso ma persino più combattutto il match fra due giocatori con un servizio molto più pesante quali il finalista 2019, Stefanos Tsitsipas, e Jan-Lennard Struff, con il greco che ha prevalso in due ore e 22 minuti, pareggiando gli scontri diretti sul 2-2.

La prima opportunità l’ha avuta proprio il teutonico (spesso vincente nel braccio di ferro), nel quinto game, ma una buona prima al centro di Tsitsipas gli ha fatto scentrare la risposta. Il greco è calato con la prima, però, scendendo dall’oltre 80% di inizio match al 59, concedendo lo 0-40 nel decimo gioco, tre set point. La tds N.2 ha salvato le prime due chance, ma sulla terza Struff ha spinto alla grande, esibendosi in due parate a rete che hanno portato l’avversario a steccare il passante in controbalzo, consegnandogli il parziale.

Tsitsipas non è certo tipo da uscire dal match, ed è passato subito nel secondo, dettando sapientemente e giocando sul tennis erratico del tedesco e crescendo con il rovescio, con cui è riuscito ad opporsi con più vigore alle prime e alle botte semi-piatte dell’avversario. La lentezza del campo ha continuato a favorire il peso di Struff, che si è procurato la palla del contro-break nel quarto gioco, fallita mettendo largo un dritto su una palla bassa. Nel quinto gioco ha steccato un dritto che avrebbe di fatto chiuso il set, rischiando di pagarlo quando Struff si è portato 15-40 nel momento in cui stava servendo per il set. Il servizio l’ha però cavato d’impaccio, permettendogli di andare al terzo.

Il set decisivo si è aperto come il precedente, con due palle break Tsitsipas, ma stavolta Struff si è salvato, grazie anche a un avversario un po’ incerto sugli appoggi, tenendo la battuta dopo due ulteriori chance avute dal greco e divenendo ancora più aggressivo. Al momento del dunque, però, Tsitsipas ha messo i pattini rimontando da 40-0 sotto nel nono game, procurandosi la palla per servire per il match con due recuperi clamorosi. Un’altra stecca l’ha inizialmente fermato, ma una risposta profonda ha nuovamente aperto la strada, e stavolta Struff ha regalato, mettendo lungo un dritto che ha chiuso la partita.

Stefanos Tsitsipas – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

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Djokovic scherza con Khachanov a Dubai, resterà N.1

Terza passeggiata di salute per il serbo, che chiude di nuovo in un’ora. Rimarrà in vetta per almeno due settimane, ma potrebbero diventare due mesi

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Novak Djokovic non sembra accorgersi del crescente livello degli avversari, stendendo la tds N.7 Karen Khachanov per 6-2 6-2 in un’ora e sette minuti, portando il totale speso in campo a tre ore e sei, meno della finale di Melbourne.

La buona notizia per il serbo, aldilà di una condizione scintillante, è che questa vittoria gli permette di rimanere in vetta al ranking per le prossime due settimane a prescindere dal risultato di Nadal ad Acapulco – Nole difende pochissimi punti (appena 315) fino a Madrid, ed è quindi probabile che resti davanti per almeno i prossimi due mesi, superando Pete Sampras e avvicinando le 310 settimane di Federer.

Khachanov l’aveva notoriamente battuto in finale a Bercy nel 2018, ma questo match è somigliato di più al loro recente confronto in Davis, vinto facilmente da Nole – i confronti diretti sono sul 3-1 ora.

 

Nole ha sofferto pochissimo, prendendo le misure all’avversario come un boa fin dall’inizio, e ha breakkato a zero nel quarto gioco, quando Khachanov ha sbagliato tutto lo sbagliabile prima di essere trafitto da una risposta vincente di dritto:

Il russo non è quasi mai riuscito a rispondere, perdendo i primi otto punti sulla prima dell’avversario, e ha ceduto nuovamente la battuta mostrando tutti i suoi limiti di mobilità e rapidità di braccio – anche una striscia di 14 punti di fila per Nole durante il parziale. Gli va dato comunque merito per aver avuto un sussulto d’orgoglio sul 5-1, quando ha salvato set point su una brutta smorzata e per la prima volta è riuscito a dominare gli scambi, cancellando uno dei due break. Djokovic non si è scomposto, e ha subito chiuso il parziale, vincendo il 60% di punti sulla prima dell’avversario.

Nuovo set ma stessa storia: immediata opportunità per Djokovic su un dritto in rete del russo, che è riuscito a reggere in quella situazione ma ha continuato ad arrancare sui drop shot di Djokovic, mai infastidito dalla pressione dell’avversario e pronto a chiudere lo scambio a piacimento. L’ennesima smorzata, al termine di uno scambio da 20 colpi, gli ha dato lo 0-40 nel terzo gioco, subito sfruttato con un pallonetto non controllato da Khachanov. Ecco la palla corta:

Il match si è concluso rapidamente, se mai è iniziato. Khachanov ha mostrato simpatia quando ha esultato su un raro punto fatto su una palla corta del serbo, ma ha concesso un altro break che ha chiuso la partita senza colpo ferire.

Mi sento bene e sto giocando bene, amo giocare in notturna“, ha detto Nole. “Mi piace giocare qui, l’ho sempre detto. Anche se sono concentrato non vuol dire che non mi diverta, la competizione è sempre qualcosa che mi dà piacere. Non sono sempre calmo in campo, ma la capacità di focalizzarmi sui colpi e l’esperienza di anni sul tour sicuramente mi aiutano a non perdere il controllo“.

Il suo prossimo avversario sarà il vincente del derby Gasquet-Monfils, contro i quali ha uno score totale di 29-1, perciò è presumibile che possa guardare con ottimismo al match di domani, anche perché quando sta così non ci sono partite per cui non possa farlo.

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ATP

Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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