Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

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Numeri: il tennis USA è rinato? Le prospettive di Fognini sul cemento

Solita carrellata di cifre al termine di un’altra settimana ricca di tornei. Rinasce Rublev, ‘nasce’ Teichmann, si conferma Basilashvili

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

2 – i tornei nei quali Nicoloz Basilashivili nelle ultime cinquantadue settimane aveva vinto più di tre partite: gli ATP 500 di Amburgo e Pechino, entrambi vinti. Il georgiano classe ’92 è tornato la settimana scorsa a giocare l’Hamburg european Open, competizione che un anno fa gli aveva cambiato la carriera. Arrivato come 81 ATP nel luglio 2018 al Rothenbaum Tennis center, Nicoloz da qualificato vinse il torneo (l’ultima volta che accadeva una cosa simile in un ATP 500 fu nel 2008 con Petzschner a Vienna). Per il georgiano fu il primo titolo nel circuito maggiore della sua vita, colto in quella che era appena la sua terza finale. Dopo un buon US Open (ottavi, miglior piazzamento di sempre in uno Slam, sinora da lui ineguagliato) Basilashvili aveva lo scorso ottobre ancora alzato l’asticella del suo rendimento e trovato la migliore settimana della carriera a Pechino, dove aveva sconfitto Del Potro e altri due top 20 per aggiudicarsi il torneo. A seguito del successo in Cina, per Nicoloz si era però spenta la luce: solo in cinque circostanze nei diciannove tornei successivi aveva vinto due partite consecutive, raccogliendo ben sei sconfitte contro tennisti non presenti nella top 50.

Ad Amburgo si è riaccesa la luce: non solo nei quarti ha ottenuto contro Zverev la seconda vittoria contro un top 5 (annullando due match point, prima di vincere 6-4 4-6 7-6), ma ha anche trovato la necessaria continuità per sconfiggere ben quattro giocatori, sebbene dalla classifica non eccezionale (tra la top 60 e la top 90). Per confermare il titolo, Basilashvili ha, oltre al campione tedesco, infatti sconfitto nell’ordine, Dellien (6-4 6-3), Londero (6-4 3-6 6-3), Chardy (6-2 6-3) e, in finale, Rublev (7-5 4-6 6-3).   

3 – il best career ranking nel doppio juniores di Jil Belen Teichman. Nel circuito giovanile la 22enne vincitrice del Ladies Open di Palermo, torneo tornato nel calendario WTA dopo sei anni di assenza, aveva avuto successo in singolare, mettendosi in evidenza solo in doppio, dove aveva vinto nel 2014 anche gli US Open. Sino a qualche mese fa non era dunque conosciuta al grande pubblico: dalla primavera 2017 costantemente nella top 200, non era mai stata nelle prime 100 e aveva vinto appena sei partite nel circuito maggiore. La svolta per la mancina svizzera è arrivata lo scorso aprile a Praga, quando, partendo dalle quali e sconfiggendo la prima top 50 della carriera (Strycova in semifinale) ha vinto il primo titolo della carriera, imponendosi in finale in tre set su Muchova.

Tra il successo in terra ceca e Palermo, per Jil c’era poi stato un periodo di assestamento, nel quale l’unico buon risultato erano stati i quarti a Losanna due settimane fa. In Sicilia Teichmann ha vinto il titolo senza perdere nemmeno un set (e in cinque parziali ha lasciato al massimo tre giochi) per imporsi prima su una top 100 come Gavrilova (7-6 7-5) e poi superare tre turni contro tenniste dalla classifica mediocre come Ce, Friedsam e Samsonova. In finale, il successo su Bertens, primo della carriera contro una top ten, oltre a regalarle il secondo titolo del 2019 (nessuna ha fatto in tal senso meglio di lei, che ha eguagliato la stessa olandese, Barty, Karolina Pliskova, Kvitova, Yastremska e Kenin) le ha permesso un balzo di 28 posizioni, sino alla 54° del ranking WTA.

5 – i tennisti statunitensi presenti nella top 50 del ranking ATP. A Isner, Fritz, Querrey e Tiafoe, grazie all’ascesa di ben quattordici posizioni da parte di Reilly Opelka con i punti guadagnati con le semifinali raggiunte ad Atlanta, il tennis maschile a stelle e strisce dal punto di vista quantitativo torna a vivere un buon momento: nell’ultima classifica, solo la Francia fa meglio degli USA, con ben sei suoi rappresentanti in tale fascia di classifica. Per capire come questa scuola – che negli scorsi decenni ha dominato il tennis vincendo ben 32 volte la Coppa Davis e contando ben sei numeri 1 al mondo nella sola Era Open – viva un momento di ripresa rispetto alle ultime stagioni, basti pensare che, ad eccezione del 2017, dal 2006 in poi mai un’annata è stata conclusa con cinque tennisti statunitensi nella top 50 (nel 2013 erano addirittura solo due i rappresentati tra i primi 50).

Per vedere far meglio il tennis yankee bisogna così risalire al 2005, annata conclusa con ben cinque tennisti nella top 30 (Roddick, Agassi, Ginepri, Blake , Dent) e, soprattutto, al 2003, quando furono addirittura in sette a chiudere tra i primi 40 (Roddick, Agassi, Fish, Spadea, Ginepri, Dent e Blake). Dell’attuale momento del tennis statunitense (che tra l’altro vede dieci suoi atleti tra i primi 100 nell’ultima classifica) lascia fiducia il futuro, in attesa dell’arrivo di un campione che rinverdisca i vecchi fasti: ben tre suoi tennisti tra i primi 50 sono ancora 21enni e con, quindi, ampi margini di miglioramento 

 

8 – le sconfitte consecutive al primo turno rimediate da Thomas Fabbiano dopo il terzo turno raggiunto lo scorso gennaio agli Australian Open. A metà giugno, a seguito della sconfitta a S’Hertognebosh contro Seppi, il 30enne pugliese era addirittura fuori dai primi 150 della Race, a causa di un 2019 che dal punto di vista delle vittorie si era fermato al successo di Melbourne contro Opelka. Il tennis è però uno sport strano e, da una settimana all’altra, può cambiare tutto: Thomas in carriera non aveva mai sconfitto un top 30 e a Eastbourne pensava bene di sconfiggerne due (Djere e Simon) per raggiungere la prima semifinale della carriera a livello ATP. Una netta inversione di marcia continuata a Wimbledon, dove ha confermato il terzo turno dell’anno precedente, sconfiggendo Tsitsipas al primo turno. Anche su una superficie a lui ostica come la terra battuta, la settimana scorsa a Gstaad è continuato l’inerzia positiva: il pugliese ha raggiunto per la quarta volta (e seconda sul rosso) i quarti in un torneo ATP. Dopo aver superato la modesta wild card locale Ehrat (6-4 7-5) Fabbiano ha sconfitto l’amico e connazionale Sonego (7-6 3-6 6-1) per poi arrendersi a Stebe (6-4 2-6 6-4). Un piazzamento che l’ha portato all’82° posto della classifica, sebbene la sconfitta al primo turno di Kitzbuhel gli costerà (almeno) una posizione nel prossimo aggiornamento.

11 – le vittorie di Andrey Rublev negli ultimi diciotto tornei giocati nel circuito maggiore (e ben sei delle sconfitte rimediate in tale periodo le aveva subite contro tennisti non presenti nella top 50). Con questo mediocre bottino, causa della caduta in classifica sino ai margini della top 80 – assieme all’assenza dai tornei tra maggio e metà giugno per un infortunio al polso – il 21enne russo si è presentato per la seconda volta all’ATP 500 di Amburgo. Una involuzione netta per Andrey, che nel 2017 riusciva a vincere il primo titolo a Umago da lucky loser e ad essere il più giovane tennista nei quarti degli US Open dal 2001 in poi, risultati che lo portavano nel febbraio 2018 a guadagnare il best career ranking di 31 ATP. 

Nei successivi venticinque tornei giocati alla semifinale raggiunta a Washington un anno fa, però, Andrey solo a Marsiglia e Miami vinceva almeno due partite di seguito in un torneo del circuito maggiore. Nel nord della Germania e in un torneo storico -sebbene decaduto – del calendario tennistico, Rublev è riuscito a riproporsi ai livelli di un tempo, conquistando una finale che lo riproietta nella top 50, zona di classifica già frequentata in passato per cinquantatré settimane. Per riuscirci, il russo ha superato un top 40 come Garin (6-4 7-6), un top 70 come Ruud (3-6 7-5 6-3) e sconfitto nei quarti per la seconda volta in carriera un  top ten, Thiem (con un duplice tie-break, vendicando la rimonta subita a Monte Carlo 2018, con match point annullato, da parte dell’austriaco). In semifinale Rublev ha eliminato Carreno Busta (4-6 7-5 6-1), prima di arrendersi, dopo poco più di due ore di partita, a Basilashvili (7-5 4-6 6-3), che bissava così il titolo dello scorso anno. Una giovane promessa ritrovata.

20 – le partite vinte da Fabio Fognini nel 2019. Il ligure, tornato questa settimana a occupare un prestigiosissimo numero 9 nel ranking ATP, sta ottenendo tale traguardo, meritato in anni di carriera ad alto livello, proprio in una stagione nella quale, paradossalmente, non è riuscito a trovare continuità nel suo tennis. Se si esclude la meravigliosa settimana di Montecarlo, capace di far emozionare tutti gli appassionati italiani grazie ai successi su tennisti come Coric, Zverev e Nadal (allora, rispettivamente, numero 3 e 2 del mondo) e coronata con il titolo del Masters 1000 monegasco, Fabio ha giocato quattoridici tornei, vincendo altrettante partite. Anche dopo il torneo del Principato, il ligure non è riuscito del tutto a invertire il suo pessimo inizio di stagione (tra Melbourne e Marrakech aveva vinto un solo match in otto tornei): ha sempre perso nelle tre occasioni nelle quali ha affrontato top 10 ed è incappato in tre sconfitte, le ultime, contro tennisti nemmeno tra i primi 50 al mondo: Sandgren, Travaglia (sebbene contro il connazionale si sia dovuto ritirare per problemi fisici) e Carreno Busta ad Amburgo.

Proprio il susseguirsi di piccoli fastidi di carattere fisico preoccupa per il prosieguo della stagione del 32enne tennista azzurro: da questa settimana sino al termine dell’anno, Fabio giocherà su campi duri (outdoor o indoor), quelli che tendenzialmente più sollecitano il corpo (e in particolare le articolazioni) di un tennista. La speranza è che Fabio sia al meglio delle sue grandi potenzialità, visto che anche su quel tipo di campi ha dimostrato di poter fare molto bene. Quel che è certo è che da quando sei anni fa è entrato in pianta semi stabile nella top 20, il ligure non aveva mai vinto da gennaio a fine luglio un numero così basso di partite: nel 2013 furono 32, nel 2018 31, nel 2014 30 e nel 2017 27. Fognini in tal senso ha fatto peggio solo nel suo anno meno fortunato da quando è esploso ai vertici del ranking: nel 2016, terminato quasi fuori dalla top 50, nei primi sette mesi dell’anno vinse solo sedici partite. Se non dovesse confermare il titolo a Los Cabos questa settimana, Fognini rischia seriamente di uscire, dopo otto settimane, dalla top 10: nulla sarebbe perduto, considerato che lo sarà con ogni probabilità tra sette giorni nella Race, a testimonianza delle buone chance che il numero 1 azzurro ancora conserva per andare alle ATP Finals di novembre.

215 – la posizione di classifica nella quale era sprofondata Jasmine Paolini nel marzo scorso. Salita sino al 132° posto del ranking WTA nel giugno 2017, dopo aver vinto l’ITF da 100.000$ di Marsiglia (il titolo sinora più importante della carriera) la 23enne toscana due anni fa esordì, sebbene in doppio, anche in Fed Cup, una competizione nella quale non ha al momento un brillante bilancio (una vittoria in otto incontri complessivi). Solo nell’aprile del 2018, però, Jasmine è riuscita a vincere una partita di un tabellone principale WTA, a Bogotà, dove si è spinta sino ai quarti. Poco meno di due mesi dopo, a Praga, era poi arrivata la vittoria più importante della carriera, contro Kasatkina, allora top 20: sembrava il trampolino di lancio per il definitivo salto nella top 100, ma Paolini incappava invece in una deludente seconda parte di stagione (così come lo sono stati i primi due mesi dell’anno in corso) che le costava l’uscita dalle prime 200.

Jasmine è stata però brava a ripartire con umiltà dai piccoli tornei: a marzo vinceva un piccolo ITF da 25000 in Brasile, poi si qualificava e raggiungeva il secondo turno ai suoi due International “fortunati”, Bogotà e Praga e, soprattutto, riusciva e centrare l’accesso al primo tabellone slam della carriera, a Parigi. Progressi poi confermati con la vittoria del 60.000 dollari di Brescia e dal secondo turno raggiunto, sempre passando dalle quali, a Losanna due settimane fa. A Palermo la toscana ha per la seconda volta in carriera sconfitto due top 100 nel corso dello stesso torneo- Siegemund col punteggio di  6-1 6-4 e Begu con lo score di 6-4 5-7 7-6 – confermando di stare vivendo il miglior momento della carriera, come testimonia l’attuale 132°WTA, ad appena due posizioni dal best career ranking.

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Podcast Off-Court: l’estate sta finendo… ma il tennis non se ne va

Torna l’appuntamento settimanale con la consueta chiacchierata transoceanica tra i nostri inviati Vanni Gibertini e Luca Baldissera

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Vanni Gibertini (a sinistra) e Luca Baldissera (a destra) se ne vanno da Indian Wells alla fine del torneo

Dopo l’intensa estate nordamericana sul cemento culminata con lo US Open, Vanni Gibertini e Luca Baldissera sono tornati a casa e osservano il circuito da lontano. Bianca Andreescu è tornata in Canada da trionfatrice mentre Novak Djokovic è alle prese con un fastidio alla spalla che potrebbe tenerlo fermo per qualche tempo. Intanto Roger Federer, recuperato il problema alla schiena che lo ha frenato a New York si appresta a giocare nella “sua” Laver Cup e annuncia di aver già programmato i suoi prossimi tornei fino a Wimbledon 2020, strizzando l’occhio alle Olimpiadi per le quali avrà bisogno di una wild card. La ATP Cup ha iniziato a far vedere i muscoli alla Coppa Davis, che aprirà l’assurda parata di competizioni a squadre il prossimo novembre, mentre l’All England Club si è dato da fare per assicurare la sopravvivenza dell’erba come superficie del circuito.

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Laver Cup, Federer e Nadal: “Non parliamo del record”. Kyrgios spavaldo: “Li ho battuti tutti”

I due rivali protagonisti della conferenza stampa pre torneo. Borg sul doppio Roger/Rafa: “Buone possibilità”. Ma Nadal è in dubbio per un problema al polso. McEnroe spera: “Vogliamo prenderli a calci nel sedere”

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Roger Federer e Rafa Nadal - Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @LaverCup)

Per la terza stagione di fila il mondo del tennis è pronto a rivivere le emozioni di un evento atipico e, per questo, affascinante. La Laver Cup 2019 a Ginevra parte, neanche a dirlo, nel segno di Roger Federer e Rafael Nadal, 39 Major in due, compagni di squadra nelle file del Team Europe, uniti nell’obiettivo di piegare la resistenza del Team World. Non c’è da biasimarli, ma Roger e Rafa se non hanno già oscurato tutto ciò che li circonda al Palexpo di Ginevra, poco ci manca. E sembra che entrambi gradiscano quest’atmosfera, scambiandosi abbracci e frasi d’affetto reciproco.

Tuttavia c’è una notizia dell’ultim’ora. Non è certo che Nadal prenda parte al torneo: Eurosport parla di un fastidio al polso che potrebbe fermare Rafa (che non ha match in programma nel day 1) anche nella seconda giornata. In tal caso il maiorchino non potrebbe scendere in campo nemmeno nel day 3, perché da regolamento i sei membri del team devono tutti giocare un match di singolare nei primi due giorni. Se un giocatore non può scendere in campo, viene rimpiazzato dalla riserva (Roberto Bautista Agut per gli europei).

Nella conferenza stampa pre torneo, le domande dei giornalisti sono state per la maggior parte rivolte a Roger e Rafa o, se rivolte ad altri, sempre su loro due. Ovviamente, con Nadal a un passo dal record di Slam detenuto dallo svizzero, la domanda più scottante riguarda proprio quel primato. Ora che i due sono in squadra assieme, avranno affrontato vis à vis l’argomento? “Non abbiamo parlato d’altro!” esclama divertito Federer, che si ricompone subito: No, non ne abbiamo parlato. Forse alle nostre spalle ne hanno parlato, ma non lo so. Ho un grande rispetto per Rafa e per ciò che ha fatto, ma anche per Borg, Djokovic e Sampras. Queste sono cose su cui non hai molto controllo se non quando affronti il tuo diretto avversario. Ma non è questo il punto, provi a vincere per te stesso, per i tuoi fan e per il tuo team. Ma forse Rafa ha una risposta completamente diversa…” (ride).

 

Il campione degli US Open la pensa come il suo amico: “Penso che ognuno percorra la sua strada. Non passo il giorno e la notte a pensare che devo raggiungere un numero in particolare. Voglio divertirmi a giocare a tennis, che non è solo Grand Slam. Sono molto importanti, ma non sono tutto. Allo stesso tempo il numero di Slam che io, Roger e Novak abbiamo vinto, penso che renda la nostra generazione un po’ più speciale”.

Nel weekend più particolare del calendario tennistico, tutti si chiedono se Nadal e Federer giocheranno il doppio assieme, come accadde due stagioni fa. Ha risposto alla domanda il capitano del Team Europe, Bjorn Borg: “Beh, sinora è l’unico doppio che abbiamo vinto nelle due edizioni del torneo (Roger lo guarda incredulo: “Cosa!?”). C’è una buona possibilità che possano giocare. Abbiamo sei, sette giocatori e valutiamo assieme chi gioca il doppio. È molto importante conquistare i punti del doppio tutti e tre i giorni”.

Sull’altra panchina non c’è spazio per le smancerie. John McEnroe, capitano del Team World, spera di riuscire a schiacciare la squadra dei due rivali per alzare la sua prima Laver Cup. Anche a lui è stato chiesto chi la spunterà alla fine nella corsa al record Slam: “Stiamo ammirando i più forti di ogni epoca. Nessuno può rispondere a questa domanda. Perché non ne parliamo tra uno o due anni? Avremo un’idea migliore. Prima o poi si fermeranno, magari già dopo questo weekend (risate). Potrebbe essere il giorno in cui li prendiamo a calci nel sedere. Sarebbe una storia incredibile e sorprendente. Noi vorremmo farne parte”.

Accetta con piacere la sfida anche Nick Kyrgios, che si esalta su questi palcoscenici. L’australiano non ha nessun timore reverenziale verso i quasi quaranta Slam che siedono sulla panchina del Team Europe: C’è molto più spirito di squadra tra noi rispetto all’Europa. Siamo un gruppo unito e mi piace stare con i miei compagni di squadra. Io ho battuto ogni singolo membro del team Europe e nella mia squadra ci sono giocatori che ci hanno vinto in passato. Sulla carta partiamo sfavoriti, ma negli anni passati siamo stati vicini alla vittoria e credo che quest’anno possiamo vincere. Ok, c’è il ranking, ma il ranking è la cosa più sopravvalutata di sempre“.

Apriranno il programma della prima giornata alle ore 13 italiane Dominic Thiem e Denis Shapovalov. L’austriaco arriva da una sconfitta pesante in Coppa Davis contro il numero 163 ATP, mentre Shapo viene da un buon US Open. Ha parlato così delle condizioni di gioco, che potrebbero favorirlo contro il finalista del Roland Garros: La superficie è piuttosto veloce, si può giocare in maniera rapida e questo a me piace. Ho avuto un paio di giorni per adattarmi e ora mi sto trovando a mio agio qua. Lui è un gran giocatore ma su questa superficie ho un piccolo vantaggio“.

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WTA Seoul: Alexandrova in semifinale in rimonta, facile Muchova

La russa rimonta un set a Ahn e sfiderà Linette in semifinale. La ceca lascia supera Hon con un doppio 6-3 e se la vedrà con Wang

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Definite le quattro semifinaliste del WTA International di Seoul. Gli incontri sono stati tutti a senso unico tranne quello che ha visto trionfare la seconda testa di serie Ekaterina Alexandrova sulla wild card Kristie Ahn. Il primo set è stato combattutissimo fino al tiebreak, nel quale la statunitense ha dilagato senza concedere nemmeno un punto ad Alexandrova. La russa si è presa il secondo set con un unico break nel settimo gioco e poi ha rimontato un break di svantaggio nel terzo chiudendo l’incontro con il punteggio di 6-7 6-4 6-4.

La sua prossima avversaria sarà Magda Linette, testa di serie numero quattro, che ha disposto piuttosto agevolmente di Kirsten Flipkens (6-2 6-4). Sarà il primo incontro tra queste due giocatrici. L’altra semifinale vedrà opposte Karolina Muchova e Yafan Wang (nessun precedente). La prima ha amministrato senza affanni il proprio incontro con Priscilla Hon (6-3 6-3), mentre la cinese ha lasciato appena quattro giochi a Paula Badosa in poco più di un’ora di gioco.

Risultati:

[8] Y. Wang b. P. Badosa 6-1 6-3
[3] K. Muchova b. [Q] P. Hon 6-3 6-3
[4] M. Linette b. K. Flipkens 6-2 6-3
[2] E. Alexandrova b. [WC] K. Ahn 6-7(0) 6-4 6-4

Il tabellone completo

 

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