I numeri delle ATP Finals: la prima edizione tutta europea. Nadal non perde da luglio

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I numeri delle ATP Finals: la prima edizione tutta europea. Nadal non perde da luglio

I sei numeri che caratterizzano quest’edizione del ‘Masters’. Gli otto maestri hanno vinto quest’anno 27 tornei, quasi la metà del totale

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini alla 02 Arena - ATP Finals 2019 (foto via Instagram, @matberrettini)

0 – i tennisti non europei presenti alla 50esima edizione delle ATP Finals. La tendenza del tennis maschile, estremamente europeizzatosi negli ultimi quindici anni, in questo 2019 si mostra lampante come non mai nel tradizionale torneo di fine stagione, che mai nelle precedenti 49 edizioni si era trovato sprovvisto di interpreti extra-europei. Quanto accadrà a Londra, pur essendo in tal senso un unicum, non sorprende: l’ultimo numero 1 non europeo è stato Andy Roddick – l’undicesimo, tra i precedenti ventidue tennisti sulla vetta del ranking, a non provenire dal Vecchio Continente – che cedette la cima della classifica nel febbraio 2004 a Federer. Inoltre, dalla vittoria di Gaston Gaudio al Roland Garros in quello stesso anno, il solo tennista nato fuori dal vecchio Continente a vincere uno Slam è stato Del Potro con il suo successo agli US Open 2009.

Sempre dal 2004, la Coppa Davis, conquistata sino a metà anni Settanta quasi esclusivamente da Australia e Stati Uniti, solo in due circostanze – nel 2007 dagli USA che colsero a Mosca la vittoria della loro 32esima Insalatiera d’argento e nel 2016 dall’Argentina nella finale di Zagabria – è stata vinta da nazionali non appartenenti al Vecchio Continente. Tendenze che inevitabilmente si manifestano anche in queste ATP Finals, sebbene l’anno scorso fossero addirittura tre (Anderson, Isner e Nishikori) i tennisti non europei a parteciparvi. Probabilmente quella del 2018 è stata però una casualità, almeno dando un’occhiata alle precedenti edizioni: dal 2009 al 2017, con la sole eccezione di 2014 e 2016, quando furono due i giocatori non nati nel Vecchio Continente (in entrambe le occasioni furono curiosamente Nishikori e Raonic), sempre alle Finals avevano giocato sette tennisti europei.

Andando ancora più indietro, dal 2006 al 2008 furono invece due i tennisti “americani” (con la presenza costante di Roddick, al quale fecero compagnia alternandosi nelle tre suddette edizioni Blake, Del Potro e Gonzalez), sino ad arrivare al 2005, data dell’ultima edizione vinta da un giocatore extra europeo. Quell’anno si giocò a Shanghai e vinse Nalbandian, bravo a rimontare due set di svantaggio a Federer e imporsi al tie-break del quinto set al termine di quattro ore e mezza di splendida battaglia, dopo essere stato a due punti dalla sconfitta. Nel corso di quelle Finals, anche in virtù di alcune defezioni nel corso del torneo, furono addirittura in cinque i non europei: oltre a chi poi vinse la manifestazione, giocarono infatti Coria, Gaudio (per diritto di classifica), Puerta e Gonzalez (subentrati come alternate).

1 – il titolo vinto in questo 2019 da Alexander Zverev, quello del piccolo ATP 250 di Ginevra, dove in finale ha annullato due match point per superare Nicolas Jarry. Il vincitore delle ATP Finals 2018 non ha di certo vissuto una gran stagione: unico tra gli otto “finalisti” di Londra ad aver vinto un solo torneo, oltre al Banque Eric Sturdza Geneva Open, come buoni piazzamenti ha centrato due finali – al Masters 1000 di Shanghai e all’ATP 500 di Acapulco – e due semifinali, a Pechino e Amburgo. Purtroppo per lui, ha però rimediato anche ben sette eliminazioni al primo turno, perso otto volte contro tennisti non nella top 50 e confermato la solita idiosincrasia agli Slam, dove ha raggiunto come miglior risultato i quarti al Roland Garros. Il tedesco, tra gli otto tennisti presenti a Londra, è, assieme a Berrettini – che però ne ha vinte altre cinque a livello Challenger, categoria di tornei nella quale lo scorso marzo ha vinto il titolo a Phoenix – anche quello ad aver vinto meno partite: “appena” 42. Alla O2 Arena nel 2018 è stata l’ultima sua esibizione ad alti livelli, quando ha superato prima in semifinale Federer e poi in finale Djokovic: sembrano passati ben più di dodici mesi per i regressi compiuti dal tedesco nel corso di quest’anno. Non resta che vedere se quello di Londra sarà lo scenario che potrà consentirgli di sbloccarsi.

5 – i tennisti ad aver vinto almeno 50 partite nel 2019: Medvedev (59), Djokovic (53), Federer e Nadal (51) e infine Tsitsispas (50). Non è però il russo ad avere la migliore percentuale di successi rispetto alle partite giocate: in questa particolare graduatoria, il primo è Nadal, col suo 89,4% a cui arriva grazie alle sole sei sconfitte subite in stagione (è stato battuto nella finale di Melbourne da Djokovic, da Kyrgios ad Acapulco, da Fognini a Montecarlo e da Thiem a Barcellona, e, infine da Tsitsipas a Madrid e da Federer nella semifinale di Wimbledon). Il maiorchino è in serie positiva aperta di quindici partite, quelle che gli hanno consentito di vincere i titoli al Masters 1000 di Montreal, allo US Open e di raggiungere la semifinale a Bercy, prima del ritiro alla vigilia del match contro Shapovalov.

Lo spagnolo arriva alle Finals incerto sulla stessa partecipazione al torneo di fine anno, a causa del problema agli addominali rimediato nel Masters 1000 indoor parigino: un imprevisto quanto mai malaugurato, visto che a Londra è per lui in gioco anche il quinto anno chiuso da numero 1. Un obiettivo prestigioso, ma non così semplice da raggiungere, nonostante i suoi 640 punti di vantaggio nella Race su Djokovic: nel torneo al quale in otto partecipazioni ha raggiunto due finali e tre semi, deve fare bene per non farsi superare dal serbo che, invece, alle ATP Finals ha vinto il titolo in cinque occasioni e raggiunto altre due finali .

 

27 – i tornei vinti nel 2019 dagli otto protagonisti delle ATP Finals 2019, che hanno così conquistato il 41,5% dei titoli del calendario maschile, il quale prevedeva 65 – tra Slam, Masters 1000, ATP 500 e ATP 250 – competizioni diverse. Alla 02 Arena ci sarà però chi ha quasi monopolizzato la stagione nei suoi eventi più importanti: vedremo scendere in campo chi infatti ha giocato le quattro finali dei Majors (e tra chi è stato protagonista delle otto semifinali mancano solo in tre: Pouille, Bautista Agut e Dimitrov), chi ha vinto i Masters 1000 (ad eccezione di Fognini, vincitore a Montecarlo) e di quest’ultima categoria di nove tornei tra i finalisti non ci saranno solo Isner (a Miami), Lajovic (Montecarlo) e Shapovalov (Bercy). Anche scendendo ulteriormente di categoria si nota che ben sette ATP 500 dei tredici in calendario sono stati vinti da chi giocherà in questi giorni a Londra: ben tre a testa sono stati dominio di Federer (Dubai, Halle e Basilea) e Thiem (Barcellona, Pechino e Vienna), uno di Djokovic (Tokyo).

Novak Djokovic – Bercy 2019 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

56 – la percentuale di Rafael Nadal nei punti vinti/giocati nel 2019. L’attuale numero 1 al mondo, che quest’anno ha conquistato due Slam (ai quali ha aggiunto due Masters 1000, Roma e Montreal, categoria di torneo nella quale a fare il bis di vittorie sono riusciti anche Djokovic e Medvedev) è il migliore tra gli otto che scenderanno in campo alla O2 Arena nel suddetto quoziente. Lo seguono di un solo punto percentuale Roger Federer e Nole Djokovic, accomunati dall’aver vinto il 55% dei punti giocati. Lo svizzero è stato però il più bravo tra gli otto partecipanti alle ATP Finals quando era al servizio, vincendo il 72% dei punti giocati in tale frangente, davanti a Rafa e Nole, appaiati col 70, e Matteo col 69 (il peggiore è Zverev, fermatosi al 65%). Cambiano le cose quando i magnifici otto hanno giocato alla risposta: in questa situazione i meno bravi sono Berrettini (35% di punti vinti nei turni di risposta) e Tsitsipas (36%), mentre nel podio dei migliori troviamo al terzo posto Medvedev (41%), al secondo Djokovic (42%) e al primo Nadal (43%), con Federer e Zverev quarti e appaiati col 39%.

Interessante anche notare il sangue freddo e il killer instict avuto quest’anno da tali campioni nella situazione di punteggio che maggiormente lo richiede, le palle break. Quando si trattava di convertirle, nessuno ha fatto meglio di Nole, che ha trasformato il 49% di queste occasioni a sua disposizione (il serbo è seguito da Nadal col 45% e da Medevdev con il 44%, quarto è Federer, fermo al 41%, mentre ultimo è Tsitsipas con il 36). Chi ha invece salvato con maggiore efficacia le palle break concesse? Il migliore dei presenti quest’anno alle Finals è stato Federer, capace di annullare il 72% di break point fronteggiati. Roger è seguito dal nostro Berrettini (70%) e da Nadal (69%), con Djokovic solo quarto (86%) e Zverev fanalino di coda (59%).

256 – gli ace messi a segno da Rafael Nadal sin qui in questo 2019. Il numero 1 al mondo viaggia a una media di 4,49 a partita giocata, la più bassa tra quelle dei tennisti che scenderanno in campo alla O2 Arena di Londra: un dato che conferma quanto sia sbagliato considerare solo gli ace per valutare l’efficacia del servizio di un tennista. Chi mastica tennis sa che vanno piuttosto osservate le percentuali di punti vinti con la battuta, specie in un tennista come il maiorchino, che con questo fondamentale di inizio gioco cerca di impostare lo scambio per comandarlo e non per forza di portare a casa il punto con un servizio vincente.

Se ad esempio si confronta Nadal con i tre tennisti presenti alle prossime ATP Finals ad aver fatto quest’anno il maggior numero di ace – Zverev (677, corrispondenti a 10,4 a match), Medvedev (653, 8,48 a partita) e Berrettini 563 (8.93 a incontro) – si nota come chi tra questi quattro abbia conservato con la maggior percentuale i turni di servizio sia stato Nadal (ben il 90%), seguito dall’azzurro (88%), dal russo (84%) e dal tedesco (79%). E se Rafa tra tali tennisti considerati è secondo dietro a Zverev nella percentuale di prime in campo (67%, mentre quella del maiorchino è al 65) e risulta ancora secondo nella percentuale di punti vinti con la prima, questa volta dopo Berrettini (76% per Nadal, a differenza di Matteo che vince il 79%), dove il maiorchino fa la differenza è con la seconda di servizio. In questo frangente Nadal vince infatti il 60% dei punti giocati, molto meglio del 54% di Berrettini e Medvedev e, soprattutto, del 44% di Zverev.

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WTA Charleston: Kovinic e Kudermetova si sfidano per conquistare il primo titolo

Danka Kovinic batte in due set Ons Jabeur. Veronika Kudermetova supera in due set Paula Badosa

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Danka Kovinic - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Semifinali a senso unico al Volvo Car Open di Charleston. Nella prima partita del programma la montenegrina Danka Kovinic (n. 91 WTA) ha regolato in due set la testa di serie n. 12 Ons Jabeur con il punteggio di 6-3, 6-2 in un’ora e 19 minuti. Dopo un break e un controbreak nei primi due giochi, Kovinic ha preso il comando della partita servendo molto bene e concedendo palle break solamente nel secondo game del terzo set. Giornata davvero no per la giocatrice tunisina, che si è anche lasciata andare a un paio di lanci di racchetta dopo aver sbagliato la risposta, gesto molto inusuale per lei.

Non mi aspettavo un risultato così netto oggi – ha detto Kovinic dopo la partita – mi sentivo piuttosto stanca all’inizio del match, ma fortunatamente è andata bene. All’inizio di questo torneo non ero troppo convinta del mio tennis, ma la fiducia nei miei mezzi è aumentata di match in match e ora sono arrivata in finale. Sono riuscita a rimanere calma anche nei momenti di tensione durante tutta la settimana e credo che questa sia stata la chiave delle mie prestazioni. Credo che dalla ripresa del circuito lo scorso anno sto giocando il mio miglior tennis, anche migliore di quando nel 2015-2016 ho avuto le mie stagioni migliori: sono più matura, ho più esperienza e penso di essere una giocatrice migliore”.

Veronika Kudermetova – Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Nella seconda semifinale affermazione con periodico 6-3, 6-3 per Veronika Kudermetova, testa di serie n.15, sulla spagnola Paula Badosa (n. 71 WTA), che nei quarti di finale aveva eliminato la n. 1 del mondo Ashleigh Barty. Il primo set è scivolato via velocemente in poco più di mezz’ora con due break, uno all’inizio e uno alla fine del parziale. Più battaglia nel secondo parziale, che sul 2-2 ha visto un game di 20 punti andare a favore di Kudermetova dopo aver salvato due palle break. Da quel momento la partita è scivolata lentamente ma inesorabilmente in direzione della russa che ha così raggiunto la seconda finale della stagione dopo quella perduta ad Abu Dhabi contro Sabalenka.

 

Sono contenta di aver vinto questa partita anche perché non ho avuto troppo aiuto dalla prima di servizio, in ogni modo essere riuscita a superare una giocatrice come Paula facendo affidamento principalmente sulla seconda è un segnale molto positivo. Questa settimana ho giocato in maniera molto propositiva, cercando di utilizzare le mie armi appena possibile, e sono stata più regolare dell’ultima volta che ci siamo incontrate ad Abu Dhabi. Domani con Danka non mi aspetto nulla, ovviamente cercherò di vincere, ma non voglio mettermi addosso alcuna pressione”.

Domenica alle 13 ora locale (le 19 in Italia, diretta su SuperTennis), la finale determinerà chi delle due protagoniste si aggiudicherà il primo WTA 500 della loro carriera: un solo precedente tra le due, che risale al cemento di Shenzhen nel gennaio del 2019 e che ha visto Kudermetova imporsi in due set (6-4, 7-5).

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Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

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ATP

ATP Marbella: Munar ferma la corsa di Alcaraz, è in finale contro Carreno-Busta

Il diciassettenne spagnolo cede in due set al connazionale, oggi più solido nei momenti importanti. Carreno-Busta supera Ramos-Vinolas al tiebreak decisivo

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Sfuma il sogno della prima finale ATP per Carlos Alcaraz, mentre si realizza per Jaume Munar. Il diciassettenne spagnolo ha lasciato intravedere perché, soprattutto sulla terra, può già dare fastidio a molti, ma alla lunga ha pagato anche il verde dei suoi pochi anni. Il classe 1997 Munar dal canto suo ha giocato una partita molto solida, arginando bene la pressione continua del più giovane connazionale e giocando meglio nei momenti più delicati.

Alcaraz parte meglio, salendo 2-0, ma Munar gli impedisce di fare corsa di testa e recupera immediatamente lo svantaggio. I due fanno a sportellate, annullandosi un’altra palla break a testa, fino al tiebreak, giusta conclusione di un parziale equilibrato e di buon livello. Alcaraz è il primo ad andare in vantaggio di un minibreak, ma si fa subito rimontare da 3-1 a 3-3. Sul 4-4 un dritto lungo in spinta del giovane spagnolo regala a Munar un preziosissimo minibreak che il classe 97 tutela fino alla fine, facendo suo il set.

In avvio di secondo set Alcaraz si complica la vita facendosi rimontare in un turno di servizio nel quale conduceva 40-15. Complice anche un doppio fallo, il diciassettenne si lascia invischiare in un game da quattordici punti che alla fine lo vede subire il break alla terza occasione concessa. La reazione arriva però immediata e Alcaraz strappa addirittura a zero la battuta a Munar, impattando poi sul 2-2. I due connazionali se le danno di santa ragione fino al 4-3 quando Munar riesce a trovare di nuovo il break e a guadagnarsi la possibilità di servire per il match. Ancora una volta, Alcaraz si ribella e trova un altro break a zero, di puro orgoglio e incoscienza adolescenziale. Nel successivo turno di servizio però la leggerezza dei diciassette anni si fa sentire in negativo: sul 30-30 infatti Alcaraz approccia con superficialità un colpo sotto rete e si fa infilare dal buon riflesso di Munar. Il primo match point è sufficiente a Jaume per agguantare la prima finale della sua carriera.

 

Nell’ultimo atto sfiderà la testa di serie numero uno Pablo Carreno Busta che ha superato solo al tiebreak decisivo Albert Ramos-Vinolas al termine di una partita di ottima qualità e ricca di colpi vincenti. E dire che dopo il primo set nessuno avrebbe ipotizzato che Carreno avrebbe dovuto sudare così tanto e anzi, che si sarebbe ritrovato addirittura a due punti dalla sconfitta.

Il primo favorito del tabellone esce infatti fortissimo dai blocchi e domina in lungo e in largo il proprio avversario per oltre mezz’ora. Dopo il meritatissimo 6-1 del primo parziale, Carreno si procura anche tre palle per strappare subito il servizio a un tramortito Ramos-Vinolas, che però si aggrappa alla partita ed riesce a salvarsi. Qui è il match cambia nettamente e Ramos prende sempre maggior confidenza, iniziando a far muovere Carreno e ottenendo un break nel quarto gioco. Il mancino spagnolo amministra poi il vantaggio con grande autorevolezza fino al 6-3 che gli vale il secondo set.

Anche nel parziale decisivo è Ramos a partire meglio e a prendersi un break di vantaggio. Tra belle accelerazioni e grandi difese si approda sul 5-4 senza che nessuno dei due abbia chissà che da soffrire al servizio. Sul 30-30 però, Ramos commette un imperdonabile doppio fallo che Carreno Busta gli fa pagare caro andando a prendersi a rete il punto del 5-5. Ramos ha una palla per poter tornare a servire nuovamente per il set, ma non la trasforma. Approdati al tiebreak, il mancino di Barcellona si mette subito nei guai con un dritto largo. Carreno Busta non si lascia pregare e scava un solco che l’avversario non è più in grado di colmare, guadagnandosi così la sua ottava finale in carriera (4-3 il bilancio).

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