Elisabetta Cocciaretto, la scintilla è scattata

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Elisabetta Cocciaretto, la scintilla è scattata

La giovane marchigiana, classe 2001, vince due titoli ITF consecutivi e scala oltre 100 posizioni in due settimane, arrivando al numero 168 del ranking WTA

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Elisabetta Cocciaretto - Trofeo CPZ Bagnatica 2019 (foto San Marco)

Nel momento di massima luce del settore maschile con la vittoria di Sinner alle Next Gen ATP Finals e la presenza di Berrettini a Londra, primo italiano alle Finals maschili dopo 41 anni, arrivano buone notizie da Elisabetta Cocciaretto, che con le vittorie ad Asuncion e Colina manda un chiaro segnale di crescita che la porta sino alla 168esima posizione in classifica.

Nata ad Ancona nel gennaio del 2001, la tennista marchigiana è da anni considerata come il principale talento della fascia 1999/2000/2001, nella quale assieme a lei c’è davvero poco. Basti pensare che la seconda under 20 nel ranking italiano è Tatiana Pieri, numero 472 delle classifiche mondiali, anche lei protagonista di una buona stagione e capace di esprimere un tennis geometrico molto divertente da vedere, ma ancora troppo leggero per competere a certi livelli.

Elisabetta ha concluso la sua attività da junior, che l’aveva vista arrivare al numero 12 del ranking, con i giochi olimpici del 2018, dedicando tutto il 2019 all’attività professionale. Nella prima parte di stagione, pur frequentando prevalentemente tornei da $15.000, non ha ottenuto neanche una vittoria a livello di main draw, probabilmente a causa dei carichi di allenamento che le hanno permesso di migliorare molto sotto il punto di vista atletico e tecnico, ma che hanno chiaramente necessitato di tempo per essere trasferiti anche in partita.

Alle pre-qualificazioni di Roma ha fatto molto bene conquistando una wild card per il tabellone principale, dove non ha sfigurato contro Amanda Anisimova. A giugno, nel $60.000 di Brescia, ha centrato un’importante vittoria contro l’ex numero 1 del ranking junior Xiyu Wang, arrendendosi successivamente in lotta a Jasmine Paolini. La settimana successiva, nell’importante $60.000 dell’Antico Circolo Tiro a Volo di Roma, ha vinto il torneo di doppio in coppia con la rumena Dascalu: può sembrare un avvenimento non troppo importante, ma vincere quattro partite di fila contro giocatrici di ottimo livello (seppur nella disciplina del doppio, spesso poco valorizzata), ha aiutato mentalmente Elisabetta che nelle apparizioni successive è sembrata sempre più determinata e convinta dei propri mezzi.

Elisabetta Cocciaretto – Wimbledon junior 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il vero salto di qualità nella continuità dei risultati, e di conseguenza in classifica, è arrivato a partire dal mese di luglio, quando ha raggiunto uno dietro l’altro tanti ottimi piazzamenti nei $25.000 (il successo a Trieste, la finale a Torino e Pula, le semifinali sempre a Pula e Bagnatica), intervallati anche dalla prima qualificazione ottenuta sul campo in un main draw WTA a Palermo, dove si è arresa solamente al terzo set alla forte slovacca Kuzmova.

A fine ottobre ha deciso assieme al coach Fausto Scolari di partire per il Sudamerica: con lei anche Sara Errani, che da due anni a questa parte si allena spesso e volentieri con Elisabetta, sostenendo la crescita della giovane azzurra. Dopo aver passato solamente un turno in carriera a livello $60.000, i tornei equivalenti di un Challenger maschile di buon livello, sono arrivate 10 vittorie di fila contro avversarie di tutto rispetto, tra cui spiccano la vittoria in semifinale a Colina contro la giovane americana Kiick, top 150 in ascesa, oltre a quella ottenuta proprio contro Sara Errani, battuta in finale ad Asuncion.

I miglioramenti chiave di questi mesi sono stati quelli fisici e tattici: Elisabetta è progredita tantissimo negli spostamenti e nell’attitudine propositiva. Mentre qualche mese fa si ritrovava spesso a subire il gioco delle avversarie e faticare in fase difensiva, adesso è molto più solida da fondo ed è brava a conquistare piano piano sempre più metri in campo, arrivando a tirare colpi vincenti con entrambi i fondamentali.

Ora che il ranking la aiuta e nel 2020 potrà giocare le qualificazioni Slam, è il momento di spingere sull’acceleratore. Fino a giugno la giovane azzurra difende meno di 10 punti e quindi ha grandissimo margini di crescita in classifica: parlare di top 100 (che come detto dista 68 posizioni al momento) nei prossimi sette mesi, se riuscirà a mantenere questo livello, non è affatto un’esagerazione. Anche se la classifica a 18 anni lascia il tempo che trova e ciò che conta sono i segnali positivi che Elisabetta ha lanciato negli ultimi mesi e in particolare in queste ultime due settimane.

Le buone notizie per il tennis italiano femminile non sono finite qui: questa settimana infatti, la giovanissima Lisa Pigato (2003) ha vinto il suo secondo $15.000 in due mesi, ad Heraklion, approfittando in finale del walkover di Melania Delai, altra promettente ragazza del 2002 che ha raggiunto la top 50 del ranking junior in questo 2019 e che ad Heraklion ha conquistato la sua prima finale da professionista. Molto bene anche Bianca Turati, che dopo la vittoria nel college di casa ad Austin di due settimane fa (dove aveva battuto in semifinale la gemella Anna) trionfa nel suo secondo $25.000 stagionale vincendo il torneo di Malibu, battendo anche giovani promesse americane come Claire Liu e Katye Volinets.

Infine ottiene il titolo anche Lucrezia Stefanini a Monastir: dopo una stagione programmata assieme al coach Ferdinando Bonuccelli per giocare più match di alto livello possibile, partecipando solo a tornei da $25.000 in su e sfoggiando anche bellissime prestazioni come quella nelle qualificazioni di Roma contro la top 70 Zidansek, al suo primo $15.000 stagionale la tennista toscana classe 1998 ha centrato cinque vittorie di fila senza perdere nessun set, conquistando così il suo primo titolo nel 2019.

Non solo Cocciaretto dunque, in un movimento femminile che ai piani alti si trova in chiara difficoltà con la sola Camila Giorgi – a malapena – inclusa in top 100. I segnali positivi arrivano tutti dalle delle under 21, chiamate in questo finale di stagione (e soprattutto nel 2020) a continuare su quest’onda di ottimi risultati, sfruttando anche i loro ottimi rapporti fuori dal campo per diventare uno stimolo l’una per l’altra. Con l’obiettivo di giocare sempre più spesso i tornei che contano.

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Nei dintorni di Djokovic

Nei dintorni di Djokovic: la lunga strada di Ivo Karlovic. “A volte non bisogna essere realisti”

Rientrato in Croazia dalla Florida, “Dr. Ivo” ha ricordato le difficoltà di inizio carriera. Con un po’ amarezza (“A mio figlio direi che non ne vale la pena”), ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di non scontato (“Non è stato un percorso normale”). Ovviamente, senza prendersi troppo sul serio (“Non c’era niente che sapessi fare meglio”)

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Ivo Karlovic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Avevamo lasciato Ivo Karlovic a Melbourne, in gennaio, dove alla sua 17° presenza nello Slam australiano aveva conquistato un altro paio di record di longevità. Era diventato il primo over 40 nel main draw australiano da Ken Rosewall nel 1978 e poi, superando al primo turno Pospisil in tre set, anche il primo over 40 a vincere un match del tabellone principale, quarantadue anni dopo il leggendario “Muscle”. In realtà, il tennista zagabrese era sceso in campo ancora in un paio di ATP 250 e infine al Challenger canadese di Calgary – dove al secondo turno il francese Blancaneaux gli aveva tolto la soddisfazione di festeggiare, il giorno dopo, il suo 41° compleanno in campo – prima che la pandemia fermasse il mondo del tennis (e non solo, purtroppo).

Dopo aver trascorso il periodo del lockdown in Florida, dove vive insieme alla moglie Alsi e ai due figli Jada Valentina e Noah, il gigante croato un paio di settimane fa è rientrato in Croazia, dove è stato intervistato dal quotidiano sportivo “Sportske Novosti”. Prima tappa ovviamente la città natale, Zagabria, per riabbracciare genitori e parenti, prima di passare qualche giorno di vacanza al mare, in attesa di decidere quando riprendere l’attività agonistica. “Non ho ancora deciso se andrò allo US Open, nel caso in cui venga disputato. C’è ancora tempo. Vedremo cosa succede”. Per il momento, Ivo, è nella entry list del torneo.

Per uno che non si è ancora stancato di andare in giro per tornei dopo aver iniziato a calcare i campi a livello Challenger al crepuscolo del secolo scorso (era il 29 novembre 1999 quando esordì in India, a Lucknow, battendo il giocatore di casa Mustafa Ghouse, oggi noto per essere l’Amministratore Delegato di JSW Sport, la Divisione sportiva della multinazionale indiana JSW) la risposta alla domanda se il tennis gli è mancato, è stata un pochino  – ma non troppo, conoscendo il gusto per la battuta di Ivosorprendente: “Devo ammettere che il tennis non mi è mancato molto. È bello stare a casa con la famiglia. Abbiamo avuto molto tempo a disposizione e abbiamo potuto fare tante cose che altrimenti non avremmo potuto fare”.

 

Dopo un commento su come siano cambiati i rapporti tra le persone dopo il lockdown (“Dopo qualche tempo, le persone sono tornate a una vita relativamente normale, ma si percepisce l’insicurezza nello stabilire contatti con le altre persone”) al n. 124 del mondo è stata anche chiesta un’opinione sulle varie iniziative a sostegno dei tennisti non di prima fascia, in considerazione delle loro difficoltà economiche a causa dello stop. “Penso che alcuni tennisti abbiano sicuramente bisogno di un aiuto finanziario. E per me, personalmente, è molto bello vedere la solidarietà dei tennisti di vertice nell’aiutare i colleghi meno fortunati”.

Quando si parla di Ivo Karlovic il pensiero va immediatamente al “suo” colpo: il servizio. Logico che sia così, considerato che si tratta del giocatore che ha piazzato più ace di tutti nel circuito ATP –  ben 13.599 in 687 match –  e che sull’efficacia di questo fondamentale ha basato la sua ormai ultraventennale carriera. Ma un best ranking di n. 14 della classifica mondiale, otto tornei ATP vinti e altre undici finali disputate, 369 partite vinte nel circuito maggiore, non sono risultati che si raggiungono solo con il servizio, seppur scagliato da 211 cm di altezza, ma con un impegno e una dedizione al lavoro assoluta. Specie se parliamo di un giocatore che da ragazzo erano veramente in pochissimi a pensare avesse qualche chance di sfondare nel tennis che conta. “Credo che nessuno si aspettasse che raggiungessi la top 100, figuriamoci il 14° posto e vent’anni di carriera professionistica”.

Il famoso servizio di Ivo Karlovic – US Open 2015 (foto: Luca Baldissera)

Chi conosce anche solo un po’ la storia del tennista croato, sa che il percorso di Karlovic per arrivare al tennis che conta non è stato per niente facile. Basterà ricordare come a causa del fallimento dell’attività imprenditoriale del padre il giovane Ivo si trovò a non aver la possibilità di affidarsi ad allenatori costosi o ad accademie e a non poter viaggiare per disputare i tornei in cui avrebbe potuto guadagnare qualcosa, privo anche di un qualsiasi sostegno da parte della Federtennis croata. Persino trovare degli sparring partner era un’impresa: in pochi infatti volevano giocarci assieme, dato che il servizio era già a ottimi livelli mentre gli altri colpi assolutamente no e quindi le sessioni di allenamento con lui erano ritenute poco proficue (una situazione con cui si è ritrovato a convivere anche a livello “pro”).

A queste si aggiungevano le difficoltà nella sfera personale: timido e riservato, Ivo non aveva molte amicizie, anche perché la balbuzie di cui soffriva lo ostacolava nel rapporti con gli altri. E proprio in virtù del suo vissuto, giusto chiedere al gigante croato se abbia dei consigli da dare ad un giovane che desidera diventare un giocatore di tennis (“Beh, molti giovani giocatori con cui mi alleno mi chiedono un consiglio. Soprattutto negli Stati Uniti, dove le persone sono generalmente più disponibili a ricevere consigli”), soprattutto se con lui Madre Natura sembra non essere stata particolarmente generosa quando ha dispensato il talento tennistico. “Nel mio caso hanno giocato un ruolo determinate la mia perseveranza e la mia volontà di allenarmi quando ero giovane. Non ho avuto delle buone condizioni, spesso nemmeno le opportunità, per allenarmi, ma ho lottato in tutti i modi per progredire il più possibile. Nel tennis, a volte, è necessario non essere realisti e perseverare, qualunque cosa accada“.

E se a chiedergli un consiglio fosse suo figlio? “Se decidesse di farlo, lo sosterrei. Perché so che per lui la strada sarebbe più semplice rispetto alla mia. Se dovesse passare tutto quello che ho passato io, gli direi che non ne vale la pena.” Dalle parole di Ivo si percepisce che tanta è stata la fatica e tanti sono stati i bocconi amari ingoiati, ma nel chiedergli quali siano state le maggiori difficoltà, la sua ironia e la sua capacità di sdrammatizzare hanno la meglio. “La cosa che mi ha facilitato nel cercare di sfondare nel tennis mondiale è stato il fatto che non c’era niente che sapessi fare meglio. Per me, in quel momento, era una cosa normale. Non ero consapevole di nient’altro se non dei bisogni fondamentali. Oggi, a volte, ripenso a com’è stato il mio percorso: non è stato normale!”. Una risposta più di tutte, seppur sempre tra il serio e il faceto, fa capire quanto “Dr. Ivo” si sia impegnato per arrivare. Quella alla domanda se abbia mai saltato un allenamento perché non aveva voglia, soprattutto all’inizio della carriera. “Mai, quando ero più giovane. Adesso capita sempre più spesso”.

Interessante anche sapere se secondo lui – un giocatore da vent’anni nel circuito professionistico – fosse più facile diventare uno sportivo di alto livello ai suoi tempi o se sia più facile adesso. “Oggi dal punto di vista logistico-organizzativo tutto funziona molto meglio. Dall’organizzazione del viaggio alle tattiche in campo, dove molte informazioni si possono ottenere anche su You Tube. I bambini si allenano meglio. Quindi da un lato oggi è più facile sistemare le cose che non vanno e raggiungere un certo livello nel tennis, ma dall’altro è più facile per tutti e quindi questo crea più competizione, cioè ci sono molti più tennisti di prima”.

E quale sarà il domani di Ivo Karlovic? Ivo si vede ancora nel tennis il giorno che smetterà di impallinare gli avversari con la prima di servizio? ”Penso che rimarrò sicuramente nel tennis. In che modo… Questa è una domanda a cui devo ancora trovare una risposta. Dipende da dove sceglierò di trascorrere la maggior parte del mio tempo al termine della carriera. Naturalmente ho anche altri interessi, che spero quindi di aver il tempo di approfondire”.  Un’ipotesi è quindi anche quella di allenare. Anni addietro, prima di mettere radici in Florida, Ivo aveva manifestato il desiderio di aprire una propria accademia a Zagabria. Un’idea che sembra non del tutto tramontata, magari spostando la sede al di là dell’Atlantico. “Vedremo a fine carriera”. Anche se, come detto, una decisione su dove la famiglia Karlovic si stabilirà definitivamente una volta che il capofamiglia appenderà la racchetta al chiodo non è stata presa. Sebbene un’idea di massima ci sia già. “La Croazia è un paese bellissimo, e indipendentemente da ciò che la gente dice la qualità della vita è buona. Trascorrerò sicuramente parte dell’anno in Croazia. Allo stato attuale, molto probabilmente il rapporto sarà otto mesi negli Stati Uniti e quattro in Croazia”.

Ma quali doti deve avere, secondo Karlovic, un allenatore? “La cosa più importante è adattarsi al singolo giocatore. Cioè capire come il giocatore recepisce le indicazioni più facilmente. Il tennis è uno sport individuale in cui i livelli di stress sono piuttosto elevati e frequenti. Affrontare tante situazioni stressanti tende a far diventare le persone testarde. Di conseguenza non è facile riuscire a relazionarsi con un tennista”.

Di certo senza quella testardaggine, che lo ha aiutato a non mollare quando in molti gli consigliavano di lasciar perdere, quel timido e silenzioso giovane spilungone del quartiere zagabrese di Salata non si sarebbe ritrovato a battere nel 2003, all’esordio in un tabellone Slam, il campione uscente Lleyton Hewitt al primo turno di Wimbledon (era la prima volta nell’Era Open e la seconda nella storia del torneo – nel 1967 Charlie Pasarell batté Manolo Santana – che il defending champion veniva subito eliminato). Fu la vittoria della svolta: il 24enne Karlovic raggiunse poi il terzo turno e due mesi dopo entrò per la prima volta in top 100, lui che prima di quella edizione dei Championships non era mai nemmeno arrivato tra i primi 150.

Wimbledon 2003, I turno: Ivo Karlovic elimina Lleyton Hewitt, campione in carica (Foto: Getty)

Ma a farci percepire quanto lavoro, quanta dedizione e quanti sacrifici c’erano dietro a quel risultato e a tutti quelli che seguirono, è ancora una volta una risposta semi-seria di Ivo ad un’altra domanda, quella del ricordo della sua prima volta a Church Road, ovviamente lo Slam preferito per un battitore di razza come lui. “Uh, è stato tanto tempo fa. Avevo 21 anni. Persi al terzo turno delle qualificazioni (contro l’attuale capitano di Coppa Davis israeliano, Harel Levy, ndr), giocate su un prato a venti minuti da Wimbledon (in realtà i campi del “The Bank of England Tennis Center” di Roehampton, ndr). Ma dopo quella partita andai a Wimbledon a vedere l’allenamento di Goran (Ivanisevic, ndr). Ma più che all’atmosfera di Wimbledon, ero interessato all’allenamento di Goran”.
Ancora convinti che Ivo Karlovic sia arrivato ai vertici solo perché aveva un gran servizio?

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ATP

Il Mutua Madrid Open non si giocherà nel 2020. E adesso?

L’annuncio sarebbe stato dato da Novak Djokovic nella chat dei rappresentanti dei giocatori.

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Dopo mesi di speranze e tanto lavoro per salvare il salvabile, tutto sembra essere crollato nel breve volgere di pochi giorni per il Mutua Madrid Open. Dopo che alla fine della settimana scorsa il Governo della Comunidad de Madrid aveva chiesto agli organizzatori del combined spagnolo di non disputare il proprio evento a causa del recente aumento di casi di coronavirus in Spagna e nella regione della Capitale iberica, sembra che sia imminente l’annuncio ufficiale della cancellazione del torneo da parte della Super Slam LTD, la società di management di Ion Tiriac che detiene i diritti dell’evento.

Secondo le testate spagnole Marca e ABC, il presidente del Consiglio dei Giocatori dell’ATP, Novak Djokovic, avrebbe comunicato ai suoi colleghi membri sul loro gruppo WhatsApp che il torneo non si disputerà e che la conferma ufficiale arriverà nelle prossime ore.

Il torneo, inizialmente previsto nella prima settimana di maggio, era stato spostato immediatamente dopo la conclusione dello US Open dal 12 al 20 settembre.

 

Già nelle ultime ore il CEO dell’ATP Andrea Gaudenzi, ai microfoni di Supertennis, aveva confermato le difficoltà che si presentavano per la tappa madrilena dei Masters 1000: “Abbiamo ricevuto la notifica dal ministero della Salute della Comunità di Madrid e in questi giorni valuteremo con il board dell’ATP il da farsi, non abbiamo alternative che seguire le indicazioni dei governi. Sarà importante ricevere le esenzioni per consentire ai giocatori di viaggiare dagli Stati Uniti in Europa per giocare i tornei sulla terra”.

Le indicazioni del governo di Madrid erano abbastanza chiare: non veniva chiesto di rivedere i protocolli o di diminuire o eliminare il numero di spettatori da far entrare (che già erano previsti intorno al 30% della capienza consueta), ma si chiedeva direttamente di non disputare l’evento, segno che non ci fosse grande margine di trattativa. Naturalmente le autorità avrebbero il potere di cancellare d’imperio qualunque torneo, di conseguenza il fatto che la prima comunicazione fosse solamente una richiesta aveva lasciato qualche speranza.

Secondo il quotidiano Marca, ATP e WTA avevano raggiunto con il governo spagnolo un accordo che avrebbe consentito ai giocatori e alle giocatrici provenienti da Flushing Meadows di entrare in Spagna senza dover osservare alcuna quarantena, fatto che non è stato ufficialmente non è stato confermato da altre fonti. Nella prima comunicazione “logistica” ai giocatori, la USTA aveva comunicato che era stato ottenuto il permesso dai governi spagnolo e francese per far sì che tutti i tennisti inseriti nelle liste fornite da USTA, ATP e WTA potessero entrare in quei due Paesi UE indipendentemente dalla loro provenienza e nazionalità, ma non erano state date alcune spiegazioni su possibili quarantene.

La questione al momento diventa tutto sommato irrilevante, almeno per quanto concerne l’ingesso in Spagna, ma rimane cruciale per quel che riguarda l’ingresso in Italia, dove è in programma l’IBI di Roma, e in Francia, dove si giocherà il Roland Garros.

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Italiani

WTA Palermo: torna il tennis, gioia Errani e Cocciaretto

Una Sarita dal sapore vintage batte Cirstea in tre ore, mentre Elisabetta elimina in due Hercog

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Sara Errani - WTA Palermo 2020 foto via Twitter @PalermoLadiesOpen

E così, dopo quasi cinque mesi di confinamento, polemiche, caos e contraddizioni appena attutite da qualche esibizione estiva più o meno riuscita, alle 16.09 di lunedì tre agosto il tennis vero è infine ripartito. Il primo punto del primo incontro del primo main draw dell’epoca post-covid lo ha giocato al servizio l’olandese Arantxa Rus e lo ha vinto in risposta Donna Vekic, sesta testa di serie al torneo di Palermo che, considerati i gravi annessi e connessi del periodo, rischia di essere ricordato come il più importante International della storia.

La mancina di Delf, capace di raccogliere appena tre giochi, non è riuscita a opporre una resistenza intonata alla singolare portata dell’evento, e ha lasciato strada alla biondissima croata dopo settantacinque minuti di lotta impari, mentre nell’altro incontro della prima sessione non molto meglio è riuscita a offrire Irina Camelia Begu, fuori in due contro Laura Siegemund, sempre piacevole da osservare sull’argilla. I rapidi aperitivi hanno apparecchiato la tavola alle partite delle italiane: contemporaneamente in campo, e in rappresentanza di due differenti epoche della racchetta nostrana al femminile, Sara Errani ed Elisabetta Cocciaretto hanno vissuto un pomeriggio di comeback alquanto concitato e, occorre ammetterlo, piuttosto esaltante.

Siccome di tennis eravamo a digiuno da un po’, Sarita ha inteso proporre un best of del proprio repertorio nella rocambolesca vittoria ottenuta su Sorana Cirstea: tre ore di lotta, almeno quattro bruschi capovolgimenti di fronte, una volata conclusa positivamente grazie a una difesa mostruosa e nonostante un presumibile infortunio alla coscia destra. Errani, apparsa in versione decisamente più confortante rispetto alle uscite dell’ultimo periodo, ha controllato gran parte del primo set anche grazie alla preziosa collaborazione della romena, impegnata a esibire tutto ciò che non si dovrebbe mostrare sulla terra battuta contro una terraiola. Una volta compreso che accelerare su ogni palla non l’avrebbe condotta lontano e recuperato il minimo di senno sindacale, Cirstea ha piazzato un parziale di otto giochi consecutivi fino al due a zero nel terzo set, che pareva ovvia premessa alla rapida conclusione della pratica.

 

Sara, che non vinceva un match on clay nel tabellone principale di un evento maggiore da Bogotà 2019, ha deciso che l’astinenza sarebbe proseguita solo dopo aver lasciato sulla terra l’ultima stilla di energia. Con Cirstea incline al disastro ogni qual volta un punto le girasse storto, la romagnola ha sorpassato sul tre a due prima di chiedere un preoccupante medical time-out, apripista alla rumba finale. Rimontata dal quattro a due al quattro pari, Errani ha dovuto cancellare tre pericolosissime palle break, l’ultima con una smorzata molto più che temeraria. Conservato il servizio, Sara ha poi chiuso al decimo game in rimonta dal quaranta a zero esibendo rincorse che, se non sono vicine a quelle dei vecchi tempi, perlomeno ci somigliano vagamente. Ho dato tutto, nel finale ho avuto i crampi – ha spiegato Errani -. Il torneo è gestito benissimo, ci tengono d’occhio sotto tutti i punti di vista. Sono orgogliosa che il circuito sia ripartito da Palermo”.

L’ex numero 5 WTA affronterà al secondo turno Sakkari o Kristyna Pliskova, e al secondo turno rivedremo anche Elisabetta Cocciaretto. La teenager di Ancona, alla prima vittoria della carriera in un main draw del circuito principale, ha battuto addirittura in due Polona Hercog, dominando il tie break del primo set cui era stata costretta dopo aver sprecato il vantaggio di un break, e rimontando dall’uno a tre nel secondo vincendo gli ultimi cinque giochi con uno score di ventuno punti a quattro: la numero centocinquantasei del ranking se la vedrà ora con Donna Vekic. È strano tornare a competere, soprattutto all’inizio – ha raccontato Vekic in conferenza stampa -. Dopo i primi due game mi sono rilassata e sono riuscita a concentrarmi”.

Gli archivi possono dunque serenamente registrare il ritorno del tennis in generale, oltre a quello, persino meno atteso, della racchetta azzurra femminile: com’eravamo soliti dire in epoca pre-Covid, saremmo potuti cascare peggio.

Risultati:

Primo turno

[6] D. Vekic b. A. Rus 6-1 6-2
L. Siegemund b. I. Begu 6-3 6-4
[WC] S. Errani b. S. Cirstea 7-5 1-6 6-4
[WC] E. Cocciaretto b. P. Hercog 7-6(1) 6-3
[8] E. Alexandrova b. K. Mladenovic 5-7 6-0 6-1
J. Paolini b. D. Kasatkina 5-7 6-4 6-4
[7] D. Yastremska b. S. Sorribes Tormo 6-3 6-4
Kr. Pliskova b. [3] M. Sakkari 6-4 6-4

Qualificazioni, turno decisivo

[6] A. Sasnovich b. L. Arruabarrena 7-5 7-6(2)
[7] K. Juvan b. M. Trevisan 7-6 (8) 6-1
N. Podoroska b. [4] O. Dodin 2-6 6-4 6-3
[5] L. Samsonova b. L. Paar 6-2 7-6(9)

Il tabellone aggiornato

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