Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

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Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

Tanti italiani hanno brillato quest’anno nel circuito cadetto. Dieci di loro hanno vinto almeno un titolo. Il pagellone di fine anno, dal 10 di Sinner al 4 Cecchinato

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)

L’Italia si conferma ancora una volta tra le nazioni più prolifiche a livello Challenger con un deciso cambio di marcia dall’estate in avanti: sono infatti ben 10 i titoli vinti da giugno in poi, per un totale di quindici in stagione. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le prestazioni dei principali azzurri che si sono disimpegnati sul circuito Challenger in questo 2019.

Jannik Sinner: voto 10

Difficile dare un voto diverso alla stagione dell’altoatesino, che ha impressionato sin da subito per la rapidità con cui si è adattato al circuito challenger, vincendo il primo torneo a cui ha partecipato a Bergamo. Anche sulla terra rossa, dopo un inizio non molto convincente a Barletta e Alicante, ha ottenuto una finale preziosa ad Ostrava battendo anche ottimi giocatori come Vesely e Balasz. In estate Sinner è volato in Nord America dove ha conquistato un altro titolo, a Lexington, sconfiggendo Alex Bolt, che lo aveva battuto nelle qualificazioni di Wimbledon. Nel finale di stagione ha giocato due buoni tornei in Francia, raggiungendo il terzo turno ad Orleans (arrendendosi in lotta a Bedene) e venendo sconfitto con tantissimi rimpianti nella semifinale di Mouilleron Le Captif da Bourgue, e poi ha messo la ciliegina sulla torta nel torneo vicino casa, ad Ortisei, conquistando il trofeo senza perdere nemmeno un set. Nel 2020 sarà davvero raro vedere Jannik impegnato nel circuito minore, quindi con ogni probabilità il 2019 rimarrà il primo e ultimo anno a livello Challenger di Sinner, il cui obiettivo è sicuramente quello di stabilizzarsi nel circuito ATP.

Gianluca Mager: voto 8,5

Il tennista ligure per anni è sembrato pronto per fare il salto di qualità, ma mai come in questo 2019 è riuscito a dar continuità alle sue prestazioni, che fino a quest’anno erano spesso altalenanti anche all’interno della stessa settimana o di una stessa partita. Gianluca, che quest’anno ha compiuto 25 anni, ha disputato una stagione fantastica fino a settembre, conquistando i primi tre titoli della sua carriera nell’arco di nove mesi. L’annata è partita col botto con il trionfo sulla superficie rapidissima di Koblenz che ha dimostrato la duttilità del tennista ligure, che nel resto della stagione ha invece ottenuto i risultati migliori su terra battuta, conquistando i titoli di Barletta e Biella. Oltre a questi successi, tanti altri buoni piazzamenti come la semifinale a Vicenza e quattro quarti di finale, prima che la stanchezza accumulata dopo il titolo di Biella gli costasse qualche sconfitta inaspettata. Il 2020 sarà l’anno della conferma: Mager dovrà cercare l’assalto alla top 100 (attualmente lontana 19 posizioni), che permetterebbe a Gianluca di giocare regolarmente nel circuito ATP, dove con i miglioramenti tattici e mentali che ha compiuto negli ultimi mesi potrebbe iniziare a togliersi qualche soddisfazione.

 
Gianluca Mager – Firenze Tennis Cup 2018 (foto Francesco Peluso)

Salvatore Caruso: voto 8,5

In questa stagione Salvatore è approdato tra i primi 100 per la prima volta in carriera, non solo tramite i risultati ottenuti nel circuito Challenger ma anche grazie a prestazioni sorprendenti sul tour maggiore, come il terzo turno al Roland Garros e la semifinale di Umago. Il tennista nato ad Avola ha vissuto una stagione davvero di alto livello, confrontandosi con tanti giocatori di spessore e riuscendo a mostrare grandi miglioramenti atletici, tattici e tecnici. L’acuto a livello Challenger è arrivato a fine settembre col trionfo a Barcellona, ma anche in precedenza aveva ottenuto ottimi piazzamenti come le semifinali a Siviglia e Phoenix.

Stefano Travaglia: voto 8

Dopo tanti anni passati a combattere con i problemi fisici che ne hanno impedito l’ascesa, nell’ultimo anno e mezzo “Steto” ha finalmente espresso quel livello di tennis che aveva già da parecchi anni ma che non era riuscito mai a mostrare per via dei problemi ai legamenti della mano destra e alla schiena. A giugno, dopo la vittoria ottenuta a Francavilla a fine aprile, ha tagliato per la prima volta in carriera anche lui il traguardo della top 100 grazie anche alla semifinale di Heibronn e la finale di Shymkent. Il tennista azzurro ha raggiunto anche altri buoni risultati, tra i quali spicca la vittoria a Sopot di inizio agosto, seguita dalla semifinale a Como e da un paio di ulteriori buoni quarti di finale. Anche per lui nel 2020 l’obiettivo sarebbe quello di giocare meno challenger possibili e mantenere al tempo stesso il ranking attuale (numero 84), che permetterebbe al tennista marchigiano di accedere a tutti gli Slam, alle qualificazioni di gran parte dei Masters 1000 e ATP 500 e a quasi tutti i main draw dei 250.

Paolo Lorenzi: voto 7,5

Impossibile non ammirare ancora una volta le gesta di uno splendido professionista come Paolino che nel 2019 ha raggiunto altre tre finali challenger (Tallahassee, Manerbio e Biella), cedendo però sempre all’atto conclusivo. Grazie anche ad alcuni risultati nel circuito ATP Paolo chiude questa stagione alle soglie dei primi 100 (numero 116), ma ciò che stupisce sempre di più è la sua tenacia in campo. Le due battaglie vinte in rimonta nell’ultimo torneo della stagione, quello di Maia, al termine di un 2019 estremamente dispendioso, sono l’ennesima dimostrazione di un professionista infinito che nel 2020 ripartirà dalle qualificazioni dello Slam australiano senza l’intenzione di mollare.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri: voto 7,5

I due Next Gen più promettenti del panorama italiano dopo Sinner, si sono affacciati al circuito professionistico quest’anno per la prima volta e hanno ottenuto anche diversi risultati interessanti nei tornei challenger, centrando una semifinale a testa e dimostrando di avere già il livello per competere nel circuito. Il 2020 li vedrà sicuramente sempre più protagonisti e da entrambi ci si aspetta tanto, non tanto sotto il punto di vista del ranking quanto sotto quello della crescita, che a questa età potrebbe avvenire anche in modo sorprendente e immediato.

Musetti e Zeppieri in doppio all’Australian Open 2019

Federico Gaio: voto 7,5

La domanda guardando giocare Gaio è la stessa da diversi anni: è possibile che questo ragazzo non riesca ad entrare tra i primi 100? Sebbene nel 2019 il tennista faentino abbia disputato qualche buon torneo, specialmente a Manerbio dove ha centrato il titolo che gli ha permesso di entrare tra i primi 150 giocatori al mondo, da lui ci si aspetta ancora qualcosa di più. Il ritorno del coach Daniele Silvestre ha sicuramente dato continuità alle prestazione del tennista azzurro, che oltre al titolo di Manerbio ha ottenuto tanti buoni risultati in estate come la finale a Parma persa con tanti rimpianti contro Tommy Robredo e le semifinali di Lione e San Benedetto. L’obiettivo del 2020 deve essere anche per lui quello di sfondare il muro dei primi 100 in quanto le doti tecniche certamente non mancano. Per farlo servirà ancora più continuità nei risultati, specialmente sul duro dove ha le carte in regola per giocare bene ma specialmente in questa stagione non ha brillato.

Lorenzo Giustino: voto 7+

Tre lampi di luce in una stagione da ritenere comunque positiva per il tennista campano, che ha centrato la prima vittoria in carriera in un challenger al terzo tentativo stagionale, vincendo il titolo di Almaty dopo aver perso in finale a Launceston e Zhangjiagang. La seconda parte di stagione però, specialmente da agosto in poi, è stata davvero deludente a causa di problemi fisici sui quali ha continuato a “giocare sopra”, senza mai fermarsi, spinto dalla voglia di tentare l’assalto ai primi 100. Obiettivo anche per lui rimandato alla prossima stagione.

Riccardo Bonadio e Andrea Vavassori: voto 7

Pagella unica anche per i due tennisti italiani che sono stati in grado di approfittare al meglio della riforma delle classifiche, inserendosi a tutti gli effetti nel circuito Challenger dopo una carriera passata a giocar prevalentemente tornei ITF. Riccardo ha disputato oltre trenta tornei quest’anno, dimostrando di poter salire pian piano di livello e ottenendo diversi scalpi notevoli: tra tutti spiccano le vittorie su Kohlschreiber e Pedro Sousa e la sconfitta al tie-break del terzo set contro Albert Ramos-Vinolas.

Negli ultimi due anni, Vavassori ha deciso di dedicarsi principalmente al doppio, dove è attualmente 130 al mondo. In questo 2019 invece, ha dimostrato di aver compiuto grandissimi passi in avanti anche in singolare, sfondando il numero dei primi 400 a suon di serve&volley, che gli ha consentito di ottenere ottimi risultati come la semifinale di Poznan e i quarti di finale a Maia. La programmazione di questi due ragazzi e i miglioramenti sul piano del gioco hanno prodotto i risultati sperati, e nel 2020 potranno continuare a giocare prevalentemente sul circuito Challenger.

Roberto Marcora: voto 7

Nella stagione dei trent’anni entra finalmente tra i primi 200 Roberto Marcora, che raggiunge ben tre finali challenger, tutte su cemento, confermandosi uno specialista dei campi veloci grazie all’ottimo servizio e al bel rovescio ad una mano. Dopo tanti problemi fisici, i buoni risultati di questa stagione saranno il trampolino di lancio che gli permetterà di credere ancora nelle sue potenzialità. Visto che le doti tecniche non gli mancano, è lecito aspettarsi almeno un titolo nell’anno che verrà.

Roberto Marcora

Gian Marco Moroni: voto 6

Dopo l’esplosione avvenuta nel 2018 sotto la sapiente guida di Oscar Burrieza, che ha migliorato molto “Jimbo” dal punto di vista atletico rendendolo un giocatore davvero ostico da incontrare, il 2019 doveva essere l’anno della consacrazione, grazie ad una classifica che finalmente permetteva a Moroni di disputare anche le qualificazioni Slam, ma così non è stato. Dopo una discreta prima parte di stagione coronata dalla finale a Roma, c’è stato un deciso calo di rendimento nella seconda metà dell’anno con tante sconfitte inattese specialmente su terra battuta, la sua superficie preferita. Il suo gioco, molto dispendioso fisicamente, richiede sempre la massima integrità fisica, di cui speriamo che Moroni possa godere nel 2020, in modo da provare a fare il salto di qualità e diventare sempre più un “competitor” per i titoli a livello challenger.

Alessandro Giannessi: voto 6

Dopo un 2017 che lo aveva portato tra i primi 100, sia il 2018 che il 2019 del mancino di La Spezia sono stati probabilmente al di sotto delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità e l’atteggiamento in campo. Alessandro, da sempre gran lottatore, in questa stagione è apparso più volte nervoso in campo; ha lasciato andare anche partite in modo abbastanza inspiegabile, alternando però anche ottimi tornei come quello disputato a Vicenza, vinto, e quello di San Benedetto, dove si è arreso solamente in finale in lotta a Renzo Olivo. Le sue doti atletiche su terra sono fuori dal comune e il suo gioco è sempre molto fastidioso per gli avversari, ma la sensazione è che avrebbe potuto fare meglio in questa stagione che lo vede comunque chiudere tra i primi 150 tennisti al mondo.

Stefano Napolitano, Filippo Baldi, Gianluigi Quinzi: voto 5

Tre delle principali promesse azzurre dell’annata 1995/96 si sono abbastanza perse in 2019. Per motivazioni diverse, hanno tutti perso diverse posizioni nel ranking, che li vedeva dentro i primi 150 fino alla scorsa stagione. L’annata peggiore dal punto di vista personale è stata sicuro quella di Filippo Baldi, che ha perso il padre a febbraio e non è riuscito successivamente a brillare come nella scorsa stagione, separandosi a fine anno dallo storico coach Aldi. Per quanto riguarda Gianluigi Quinzi il discorso è decisamente più ampio: sarà però fondamentale per lui, se vorrà continuare la rincorsa ai primi 100 giocatori al mondo, mettersi alle spalle i successi ottenuti da junior e ripartire da zero, puntando sul suo buon atletismo e sul rovescio, da sempre colpo più efficace del tennista marchigiano, che cambiando tantissime guide tecniche ha anche piano piano trovato maggior efficacia nel servizio.

Marco Cecchinato: voto 4

Dopo il 2018 stellare, la semifinale al Roland Garros e l’approdo tra i primi 20 giocatori al mondo, nel 2019 il tennista siciliano è sicuramente calato di rendimento e ha cercato di ritrovare fiducia nei challenger. Nei tre tornei disputati ha però ottenuto due eliminazioni immediate per mano di avversari non irresistibili come Coria e il Next Gen brasiliano Seyboth Wild, ottenendo solo una semifinale a Stettino dove è stato sconfitto da Kovalik in un match nel quale ha dimostrato ancora una volta tutte le lacune mentali che hanno contraddistinto l’annata del siciliano. Il tennis, soprattutto su terra battuta, è sempre di ottima fattura ma l’aspetto mentale è totalmente da ricostruire: Marco è un giocatore senza fiducia e la nuova guida tecnica dovrà riuscire a trasmettergli la tranquillità di cui ha bisogno. Nel 2020 sarà importante usare i Challenger come trampolino di lancio per mettere tanti match nelle gambe e tornare a giocarsela a livello ATP contro i migliori specialisti del rosso.

Marco Cecchinato – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cosa ci aspetterà nel 2020? Quali altri giovani italiani si affacceranno nel circuito? Chi riuscirà a fare il salto di qualità verso il tour principlae e chi invece deluderà le aspettative? Solo il tempo potrà fornirci le risposte necessarie.

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A Pau, Gulbis vince la finale amarcord con Janowicz. Buoni segnali per il futuro?

Il lettone è perfetto al servizio e chirurgico in risposta. Buona prestazione e buon torneo comunque per il polacco che guadagna quasi 600 posizioni in classifica

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Gulbis e Janowicz - Pau 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

E. Gulbis b. [WC] J. Janowicz 6-3 6-4

Un appassionato che scorresse distratto il programma di gioco dei tornei Challenger di questa settimana si sarebbe forse stupito e rallegrato della presenza di Ernests Gulbis e Jerzy Janowicz nella finale di Pau. Entrambi ex semifinalisti Slam (Roland Garros 2014 per Gulbis, Wimbledon 2013 per Janowicz), entrambi con best ranking di tutto rispetto (numero 10 per il lettone, 14 per il polacco) ed entrambi purtroppo spariti un po’ dai radar negli ultimi anni. Gulbis in verità qualche spunto positivo lo ha avuto, raggiungendo la finale a Stoccolma contro Stefanos Tsitsipas nel 2018 (la prima persa in carriera dopo otto successi su otto, sei in singolare e due in doppio), ma niente di clamoroso. Il ranking non lo vede tra i primi cinquanta del mondo ormai da maggio 2015 e più in generale anche la top 100 è stata spesso priva del suo nome. Janowicz invece è stato quasi sempre fermo dal 2017 ad oggi, uscendo addirittura dalle classifiche ATP nel novembre 2018 per rientrarvi quest’anno alla posizione numero 1039.

Tutti dati che non fanno che incrementare la gioia di rivederli uno contro l’altro a buoni livelli, in un match che mette in palio un trofeo anche se del circuito minore. Alla fine a vincere è stato Gulbis, il giocatore più in forma dei due, quello con più incontri sulle spalle, quello che il circuito non l’ha mai abbandonato. Lo ha fatto in due set, prendendosi un break nella pancia di ciascun parziale, sfruttando al meglio ogni calo al servizio dell’avversario. Janowicz da parte sua ha comunque lasciato intravedere un buon livello: il dritto è pesante come un tempo, il servizio gira a meraviglia e il rovescio fa il suo dovere. Il problema per il polacco è stato quello di non essere praticamente mai riuscito a prendere le misure in risposta, complice anche la prestazione stellare di Gulbis alla battuta. Il lettone ha chiuso con il 58% di prime, ma con soli tre punti persi sul primo servizio (90%), di cui nessuno nel primo set.

 

Una chance di riaprire la partita in verità Janowicz l’ha avuta, proprio quando i giochi sembravano chiusi. Sul 5-4 del secondo set, il polacco è riuscito a far partire lo scambio più spesso e, vincendo un punto molto divertente sul 30-30 (vedi video), si è guadagnato una palla break. Gulbis però si è sottratto al pericolo con il solito fidato colpo di inizio gioco e ha chiuso il match. Il lettone conquista dunque la quindicesima vittoria stagionale tra qualificazioni, Challenger e tour maggiore per il lettone (a fronte di quattro sconfitte). Per lui si tratta del quinto successo a livello Challenger (l’ultimo risale addirittura al 2007 a Mons, mentre l’ultima finale al 2012), ma soprattutto fa un salto di 60 posizioni in classifica, dal numero 220 al 160. Ne guadagna invece 578 di posizioni Janowicz, che grazie ai 60 punti della finale arriva al numero 461. La speranza è che entrambi proseguano su questa strada, perché il tennis non può che trarne beneficio.

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Challenger di Bergamo, cancellata la finale a causa del Coronavirus. Il torneo non avrà un vincitore

L’emergenza coronavirus ha portato all’annullamento di tutti gli eventi sportivi della giornata in Lombardia e Veneto, su indicazione del governo

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Pala Agnelli - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

La finale del Challenger di Bergamo non si giocherà oggi, né nei prossimi giorni. La partita, che vedeva coinvolti il francese Enzo Couacaud (tds N.7) e l’ucraino Illya Marchenko, sarebbe dovuta iniziare alle 17:00 (peraltro con diretta YouTube annessa), ma non avrà luogo a causa dell’ondata di casi di Coronavirus che ha colpito in particolare la Lombardia e il Veneto negli ultimi giorni – i soli casi lombardi ammontano a 89, dato destinato a crescere.

Era dunque naturale che arrivasse un’ordinanza relativa agli eventi pubblici (e quindi anche quelli sportivi) da parte del Governo, come confermato dalla lettera del Ministro Vincenzo Spadafora (Ministro per le politiche giovanili e lo sport) al CONI: “Il Governo si appresta ad emanare misure urgenti per fronteggiare e contenere in modo particolarmente incisivo i casi di contagio da Coronavirus. Tali misure comprendono anche il mondo sportivo per l’esigenza di prevenire rischi e tutelare al meglio la salute di tutti coloro che, a vario titolo, partecipano alle manifestazioni e alle competizioni. In attesa del perfezionamento dei provvedimenti e della piena ed efficace attuazione degli stessi, su conforme avviso del Consiglio dei Ministri, per ragioni di cautela e massima precauzione, Le chiedo di farsi interprete presso tutti i competenti organismi sportivi dell’invito del Governo di sospendere tutte le manifestazioni sportive di ogni grado e disciplina previste nelle Regioni Lombardia e Veneto per la giornata di domenica 23 febbraio 2020“.

Non resta che affidarsi alle indicazioni delle autorità di competenza e assumere tutti i comportamenti del caso, viste le proporzioni dell’emergenza. Il breve comunicato rilasciato dall’ufficio stampa del torneo specifica che il torneo rimarrà senza un vincitore. Punti e soldi destinati al finalista andranno sia a Marchenko che a Couacaud.

 

La finale del Trofeo Perrel-Faip di Bergamo (46.600€, Greenset) non si giocherà. La decisione di cancellare tutti gli eventi sportivi nelle Regioni di Lombardia e Veneto ha coinvolto anche l’evento bergamasco. Gli organizzatori le hanno provate tutte, ventilando anche la possibilità di giocare la finale a porte chiuse, ma la richiesta di deroga prefettizia non è stata accolta. A quel punto, i due finalisti Illya Marchenko ed Enzo Couacaud si sono dovuti rassegnare. Ad entrambi saranno assegnati i punti ATP (48) e il prize money (3.650€) destinato ai finalisti.  

Riportiamo anche un altro passaggio del comunicato rilasciato dall’ufficio stampa del torneo, nel quale vengono citati diversi altri esempi di tornei non conclusi.

QUEI TORNEI MAI TERMINATI – A modo suo, questa edizione rimarrà nella storia. Non era mai successo che un torneo non si concludesse per un’emergenza sanitaria, mentre esistono diversi casi di eventi non conclusi per ragioni di forza maggiore, in particolare relative al maltempo. Il più famoso riguarda, probabilmente, il torneo ATP di Rotterdam. Nel 1984, la finale tra Ivan Lendl e Jimmy Connors fu interrotta sul punteggio di 6-0 1-0 per il cecoslovacco. Con una telefonata anonima, il rappresentante di un presunto movimento “anti-capitalista” disse che era stato piazzato un ordigno nei pressi del campo centrale. Le ricerche non ebbero effetto, ma Lendl rifiutò di tornare in campo e il torneo rimase senza vincitore.

Più frequenti i casi di mancate conclusioni per pioggia: il più importante rimane Monte Carlo 1981: anche in quel caso, era in campo Jimmy Connors. Sul punteggio di 5-5 nel primo set, la finale contro Guillermo Vilas fu sospesa e mai più ripresa. Agli albori dell’Era Open, la pioggia impedì la disputa della finale al torneo del Queen’s 1968 tra Clark Graebner e Tom Okker, ma si ricordano anche tornei nemmeno andati vicino alla conclusione. L’ATP di Rancho Mirage del 1980 fu bloccato prima dello svolgimento delle semifinali, mentre il torneo femminile di Lugano, nel 1983, si interruppe addirittura prima dei quarti. Per quanto riguarda i Challenger, stessa categoria del Trofeo Perrel-Faip, si ricorda un caso del 2011 alle Reunion Islands, quando la pioggia costrinse a interrompere l’evento ancora prima dei quarti di finale.

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Mondo Challenger: prosegue la ‘maledizione’ di Marcora, sconfitto da Safiullin. Che bravo Ocleppo

Marcora continua il suo ottimo periodo di forma ma si deve arrendere a Safiullin, per la quinta sconfitta in cinque finali. Ocleppo raggiunge la sua prima semi

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Roberto Marcora

Challenger DCNS de Cherbourg (Francia, cemento, montepremi EUR 46,600)

Roberto Marcora ci ha preso gusto e sembra voler continuare la sua scalata nel ranking. Il 30enne tennista di Busto Arsizio, dopo il suo primo quarto di finale a livello ATP a Pune, continua nel suo ottimo momento di forma raggiungendo la finale a Cherbourg. Accreditato della seconda testa di serie, Marcora raccoglie lungo il cammino uno scalpo eccellente come quello di Mischa Zverev – in ripresa dopo un’annata molto complicata – per conquistare la quinta possibilità di vincere un torneo di categoria, sfumata purtroppo come le prime quattro.

Il suo avversario, il russo Roman Safiullin, è troppo solido al servizio e non concede alcuna chance a Marcora, che viene breakkato sul 4-3 del primo set. Nel secondo set Safiullin si ripete nel quinto gioco e non si guarda più indietro. Si tratta del primo titolo Challenger in carriera per il 22enne tennista russo, che sale al suo best ranking di n.174 del mondo. Soddisfazione comunque per Marcora, che firma come il suo avversario un nuovo primato in classifica (posizione 150). Proverà a dare seguito al suo ottimo stato di forma nel Challenger di Bergamo, dove difende la finale (persa dodici mesi fa contro Sinner). Al primo turno affronterà uno tra Zeppieri e Cobolli.

 

Finale: Safiullin b. Marcora [2] 6-4 6-2

India Bangalore Challenger (India, cemento, montepremi USD 162,480)

Tanti rimpianti italiani nel Challenger più ricco e competitivo della settimana. Ai quarti di finale sono arrivati ben tre azzurri, di cui due hanno raggiunto la semifinale. Thomas Fabbiano, testa di serie numero 9, si è fermato ai quarti contro James Duckworth, già giustiziere di Marcora a Pune. Dopo un primo set vinto per 7-5, l’italiano ha perso completamente i riferimenti in campo, inabissandosi con un 6-0 6-2. Sorte migliore per la testa di serie più alta del torneo Stefano Travaglia, che è arrivato in semifinale ma ha subito una dura sconfitta per 6-3 6-4 contro il numero 250 del mondo Benjamin Bonzi.

La rivelazione del torneo è sicuramente l’italo-monegasco Julian Ocleppo, capace di eliminare due teste di serie (Zhang e Ivashka) e raggiungere la sua prima semifinale. Non riusce però a coronare la settimana migliore della carriera, che si conclude con il 6-3 6-2 subito da Duckworth. Proprio l’australiano si rivelerà il vincitore del torneo in finale contro Bonzi, capace di rendergli la vita complicata ma non di impedirgli di vincere il primo torneo della stagione con annesso best ranking al 71° posto.

Finale: Duckworth b. Bonzi 6-4 6-4

Cleveland Open (USA, cemento, $60,000)

Terza titolo Challenger in carriera per il 25enne danese Mikael Torpegaard. Da testa di serie numero 12, Torpegaard ha avuto un percorso accidentato solo in avvio. Dopo essere sopravvissuto per 7-6(3) 4-6 7-6(0) alla sfida con Michael Mmoh, padrone di casa e testa di serie numero 8, il tennista danese non ha perso un set fino alla finale, battendo l’americano Sarmiento per 6-4 6-4 ai quarti e Thomaz Bellucci in semifinale per 6-1 6-1. Più combattuta la finale con il tennista giapponese Watanuki, in cui i due tennisti si sono alternati nel dominio dei momenti della partita sebbene ils set conclusivo (6-1) non abbia avuto storia. Curiosamente tutti i titoli a questo livello del tennista danese sono stati conquistati sul cemento statunitense (due titoli a Columbus).

Finale: [12] Torpegaard b. Watanuki 6-3 1-6 6-1

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