Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

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Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

Tanti italiani hanno brillato quest’anno nel circuito cadetto. Dieci di loro hanno vinto almeno un titolo. Il pagellone di fine anno, dal 10 di Sinner al 4 Cecchinato

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)
 
 

L’Italia si conferma ancora una volta tra le nazioni più prolifiche a livello Challenger con un deciso cambio di marcia dall’estate in avanti: sono infatti ben 10 i titoli vinti da giugno in poi, per un totale di quindici in stagione. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le prestazioni dei principali azzurri che si sono disimpegnati sul circuito Challenger in questo 2019.

Jannik Sinner: voto 10

Difficile dare un voto diverso alla stagione dell’altoatesino, che ha impressionato sin da subito per la rapidità con cui si è adattato al circuito challenger, vincendo il primo torneo a cui ha partecipato a Bergamo. Anche sulla terra rossa, dopo un inizio non molto convincente a Barletta e Alicante, ha ottenuto una finale preziosa ad Ostrava battendo anche ottimi giocatori come Vesely e Balasz. In estate Sinner è volato in Nord America dove ha conquistato un altro titolo, a Lexington, sconfiggendo Alex Bolt, che lo aveva battuto nelle qualificazioni di Wimbledon. Nel finale di stagione ha giocato due buoni tornei in Francia, raggiungendo il terzo turno ad Orleans (arrendendosi in lotta a Bedene) e venendo sconfitto con tantissimi rimpianti nella semifinale di Mouilleron Le Captif da Bourgue, e poi ha messo la ciliegina sulla torta nel torneo vicino casa, ad Ortisei, conquistando il trofeo senza perdere nemmeno un set. Nel 2020 sarà davvero raro vedere Jannik impegnato nel circuito minore, quindi con ogni probabilità il 2019 rimarrà il primo e ultimo anno a livello Challenger di Sinner, il cui obiettivo è sicuramente quello di stabilizzarsi nel circuito ATP.

Gianluca Mager: voto 8,5

Il tennista ligure per anni è sembrato pronto per fare il salto di qualità, ma mai come in questo 2019 è riuscito a dar continuità alle sue prestazioni, che fino a quest’anno erano spesso altalenanti anche all’interno della stessa settimana o di una stessa partita. Gianluca, che quest’anno ha compiuto 25 anni, ha disputato una stagione fantastica fino a settembre, conquistando i primi tre titoli della sua carriera nell’arco di nove mesi. L’annata è partita col botto con il trionfo sulla superficie rapidissima di Koblenz che ha dimostrato la duttilità del tennista ligure, che nel resto della stagione ha invece ottenuto i risultati migliori su terra battuta, conquistando i titoli di Barletta e Biella. Oltre a questi successi, tanti altri buoni piazzamenti come la semifinale a Vicenza e quattro quarti di finale, prima che la stanchezza accumulata dopo il titolo di Biella gli costasse qualche sconfitta inaspettata. Il 2020 sarà l’anno della conferma: Mager dovrà cercare l’assalto alla top 100 (attualmente lontana 19 posizioni), che permetterebbe a Gianluca di giocare regolarmente nel circuito ATP, dove con i miglioramenti tattici e mentali che ha compiuto negli ultimi mesi potrebbe iniziare a togliersi qualche soddisfazione.

 
Gianluca Mager – Firenze Tennis Cup 2018 (foto Francesco Peluso)

Salvatore Caruso: voto 8,5

In questa stagione Salvatore è approdato tra i primi 100 per la prima volta in carriera, non solo tramite i risultati ottenuti nel circuito Challenger ma anche grazie a prestazioni sorprendenti sul tour maggiore, come il terzo turno al Roland Garros e la semifinale di Umago. Il tennista nato ad Avola ha vissuto una stagione davvero di alto livello, confrontandosi con tanti giocatori di spessore e riuscendo a mostrare grandi miglioramenti atletici, tattici e tecnici. L’acuto a livello Challenger è arrivato a fine settembre col trionfo a Barcellona, ma anche in precedenza aveva ottenuto ottimi piazzamenti come le semifinali a Siviglia e Phoenix.

Stefano Travaglia: voto 8

Dopo tanti anni passati a combattere con i problemi fisici che ne hanno impedito l’ascesa, nell’ultimo anno e mezzo “Steto” ha finalmente espresso quel livello di tennis che aveva già da parecchi anni ma che non era riuscito mai a mostrare per via dei problemi ai legamenti della mano destra e alla schiena. A giugno, dopo la vittoria ottenuta a Francavilla a fine aprile, ha tagliato per la prima volta in carriera anche lui il traguardo della top 100 grazie anche alla semifinale di Heibronn e la finale di Shymkent. Il tennista azzurro ha raggiunto anche altri buoni risultati, tra i quali spicca la vittoria a Sopot di inizio agosto, seguita dalla semifinale a Como e da un paio di ulteriori buoni quarti di finale. Anche per lui nel 2020 l’obiettivo sarebbe quello di giocare meno challenger possibili e mantenere al tempo stesso il ranking attuale (numero 84), che permetterebbe al tennista marchigiano di accedere a tutti gli Slam, alle qualificazioni di gran parte dei Masters 1000 e ATP 500 e a quasi tutti i main draw dei 250.

Paolo Lorenzi: voto 7,5

Impossibile non ammirare ancora una volta le gesta di uno splendido professionista come Paolino che nel 2019 ha raggiunto altre tre finali challenger (Tallahassee, Manerbio e Biella), cedendo però sempre all’atto conclusivo. Grazie anche ad alcuni risultati nel circuito ATP Paolo chiude questa stagione alle soglie dei primi 100 (numero 116), ma ciò che stupisce sempre di più è la sua tenacia in campo. Le due battaglie vinte in rimonta nell’ultimo torneo della stagione, quello di Maia, al termine di un 2019 estremamente dispendioso, sono l’ennesima dimostrazione di un professionista infinito che nel 2020 ripartirà dalle qualificazioni dello Slam australiano senza l’intenzione di mollare.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri: voto 7,5

I due Next Gen più promettenti del panorama italiano dopo Sinner, si sono affacciati al circuito professionistico quest’anno per la prima volta e hanno ottenuto anche diversi risultati interessanti nei tornei challenger, centrando una semifinale a testa e dimostrando di avere già il livello per competere nel circuito. Il 2020 li vedrà sicuramente sempre più protagonisti e da entrambi ci si aspetta tanto, non tanto sotto il punto di vista del ranking quanto sotto quello della crescita, che a questa età potrebbe avvenire anche in modo sorprendente e immediato.

Musetti e Zeppieri in doppio all’Australian Open 2019

Federico Gaio: voto 7,5

La domanda guardando giocare Gaio è la stessa da diversi anni: è possibile che questo ragazzo non riesca ad entrare tra i primi 100? Sebbene nel 2019 il tennista faentino abbia disputato qualche buon torneo, specialmente a Manerbio dove ha centrato il titolo che gli ha permesso di entrare tra i primi 150 giocatori al mondo, da lui ci si aspetta ancora qualcosa di più. Il ritorno del coach Daniele Silvestre ha sicuramente dato continuità alle prestazione del tennista azzurro, che oltre al titolo di Manerbio ha ottenuto tanti buoni risultati in estate come la finale a Parma persa con tanti rimpianti contro Tommy Robredo e le semifinali di Lione e San Benedetto. L’obiettivo del 2020 deve essere anche per lui quello di sfondare il muro dei primi 100 in quanto le doti tecniche certamente non mancano. Per farlo servirà ancora più continuità nei risultati, specialmente sul duro dove ha le carte in regola per giocare bene ma specialmente in questa stagione non ha brillato.

Lorenzo Giustino: voto 7+

Tre lampi di luce in una stagione da ritenere comunque positiva per il tennista campano, che ha centrato la prima vittoria in carriera in un challenger al terzo tentativo stagionale, vincendo il titolo di Almaty dopo aver perso in finale a Launceston e Zhangjiagang. La seconda parte di stagione però, specialmente da agosto in poi, è stata davvero deludente a causa di problemi fisici sui quali ha continuato a “giocare sopra”, senza mai fermarsi, spinto dalla voglia di tentare l’assalto ai primi 100. Obiettivo anche per lui rimandato alla prossima stagione.

Riccardo Bonadio e Andrea Vavassori: voto 7

Pagella unica anche per i due tennisti italiani che sono stati in grado di approfittare al meglio della riforma delle classifiche, inserendosi a tutti gli effetti nel circuito Challenger dopo una carriera passata a giocar prevalentemente tornei ITF. Riccardo ha disputato oltre trenta tornei quest’anno, dimostrando di poter salire pian piano di livello e ottenendo diversi scalpi notevoli: tra tutti spiccano le vittorie su Kohlschreiber e Pedro Sousa e la sconfitta al tie-break del terzo set contro Albert Ramos-Vinolas.

Negli ultimi due anni, Vavassori ha deciso di dedicarsi principalmente al doppio, dove è attualmente 130 al mondo. In questo 2019 invece, ha dimostrato di aver compiuto grandissimi passi in avanti anche in singolare, sfondando il numero dei primi 400 a suon di serve&volley, che gli ha consentito di ottenere ottimi risultati come la semifinale di Poznan e i quarti di finale a Maia. La programmazione di questi due ragazzi e i miglioramenti sul piano del gioco hanno prodotto i risultati sperati, e nel 2020 potranno continuare a giocare prevalentemente sul circuito Challenger.

Roberto Marcora: voto 7

Nella stagione dei trent’anni entra finalmente tra i primi 200 Roberto Marcora, che raggiunge ben tre finali challenger, tutte su cemento, confermandosi uno specialista dei campi veloci grazie all’ottimo servizio e al bel rovescio ad una mano. Dopo tanti problemi fisici, i buoni risultati di questa stagione saranno il trampolino di lancio che gli permetterà di credere ancora nelle sue potenzialità. Visto che le doti tecniche non gli mancano, è lecito aspettarsi almeno un titolo nell’anno che verrà.

Roberto Marcora

Gian Marco Moroni: voto 6

Dopo l’esplosione avvenuta nel 2018 sotto la sapiente guida di Oscar Burrieza, che ha migliorato molto “Jimbo” dal punto di vista atletico rendendolo un giocatore davvero ostico da incontrare, il 2019 doveva essere l’anno della consacrazione, grazie ad una classifica che finalmente permetteva a Moroni di disputare anche le qualificazioni Slam, ma così non è stato. Dopo una discreta prima parte di stagione coronata dalla finale a Roma, c’è stato un deciso calo di rendimento nella seconda metà dell’anno con tante sconfitte inattese specialmente su terra battuta, la sua superficie preferita. Il suo gioco, molto dispendioso fisicamente, richiede sempre la massima integrità fisica, di cui speriamo che Moroni possa godere nel 2020, in modo da provare a fare il salto di qualità e diventare sempre più un “competitor” per i titoli a livello challenger.

Alessandro Giannessi: voto 6

Dopo un 2017 che lo aveva portato tra i primi 100, sia il 2018 che il 2019 del mancino di La Spezia sono stati probabilmente al di sotto delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità e l’atteggiamento in campo. Alessandro, da sempre gran lottatore, in questa stagione è apparso più volte nervoso in campo; ha lasciato andare anche partite in modo abbastanza inspiegabile, alternando però anche ottimi tornei come quello disputato a Vicenza, vinto, e quello di San Benedetto, dove si è arreso solamente in finale in lotta a Renzo Olivo. Le sue doti atletiche su terra sono fuori dal comune e il suo gioco è sempre molto fastidioso per gli avversari, ma la sensazione è che avrebbe potuto fare meglio in questa stagione che lo vede comunque chiudere tra i primi 150 tennisti al mondo.

Stefano Napolitano, Filippo Baldi, Gianluigi Quinzi: voto 5

Tre delle principali promesse azzurre dell’annata 1995/96 si sono abbastanza perse in 2019. Per motivazioni diverse, hanno tutti perso diverse posizioni nel ranking, che li vedeva dentro i primi 150 fino alla scorsa stagione. L’annata peggiore dal punto di vista personale è stata sicuro quella di Filippo Baldi, che ha perso il padre a febbraio e non è riuscito successivamente a brillare come nella scorsa stagione, separandosi a fine anno dallo storico coach Aldi. Per quanto riguarda Gianluigi Quinzi il discorso è decisamente più ampio: sarà però fondamentale per lui, se vorrà continuare la rincorsa ai primi 100 giocatori al mondo, mettersi alle spalle i successi ottenuti da junior e ripartire da zero, puntando sul suo buon atletismo e sul rovescio, da sempre colpo più efficace del tennista marchigiano, che cambiando tantissime guide tecniche ha anche piano piano trovato maggior efficacia nel servizio.

Marco Cecchinato: voto 4

Dopo il 2018 stellare, la semifinale al Roland Garros e l’approdo tra i primi 20 giocatori al mondo, nel 2019 il tennista siciliano è sicuramente calato di rendimento e ha cercato di ritrovare fiducia nei challenger. Nei tre tornei disputati ha però ottenuto due eliminazioni immediate per mano di avversari non irresistibili come Coria e il Next Gen brasiliano Seyboth Wild, ottenendo solo una semifinale a Stettino dove è stato sconfitto da Kovalik in un match nel quale ha dimostrato ancora una volta tutte le lacune mentali che hanno contraddistinto l’annata del siciliano. Il tennis, soprattutto su terra battuta, è sempre di ottima fattura ma l’aspetto mentale è totalmente da ricostruire: Marco è un giocatore senza fiducia e la nuova guida tecnica dovrà riuscire a trasmettergli la tranquillità di cui ha bisogno. Nel 2020 sarà importante usare i Challenger come trampolino di lancio per mettere tanti match nelle gambe e tornare a giocarsela a livello ATP contro i migliori specialisti del rosso.

Marco Cecchinato – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cosa ci aspetterà nel 2020? Quali altri giovani italiani si affacceranno nel circuito? Chi riuscirà a fare il salto di qualità verso il tour principlae e chi invece deluderà le aspettative? Solo il tempo potrà fornirci le risposte necessarie.

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Challenger di San Marino: Arnaldi cede in finale al russo Kotov

Bellissimo torneo del sanremese Matteo Arnaldi, cui alla fine manca solo un pizzico di malizia per completare il capolavoro

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Pavel Kotov - San Marino 2022 (foto Ufficio Stampa)

Il numerosissimo pubblico che ha assiepato gli spalti dello splendido centrale di San Marino (Challenger 80, terra battuta outdoor) avrebbe voluto che fosse l’azzurro Matteo Arnaldi ad alzare al cielo il trofeo. E il ragazzo ha fatto davvero di tutto per riuscirci, non gli è mancata la tecnica e nemmeno la resistenza fisica, ma giusto quel pizzico di malizia di cui il 23enne russo Pavel Kotov è già abbondantemente provvisto. La partita, 7-6(5) 6-4, è stata davvero bella con entrambi i giocatori a cercare le righe con palle veloci e angolate. Gli scambi si risolvevano quasi sempre in un brutale corpo a corpo, senza esclusione di colpi, in cui il tennista sanremese non ha certo sfigurato, anzi era spesso lui a tenere in mano il pallino. E in ogni caso era solo lui a cercare interessanti variazioni con la palla corta. Il problema è che Kotov è un giocatore solidissimo, uno che se ti azzanna alla caviglia è difficile convincerlo a mollare la presa. Così il primo set, al termine di un frenetico ping-pong che partorisce solo un break per parte, si decide in volata con il russo che nel tie-break va avanti 6-3. A quel punto Arnaldi gioca il tutto per tutto e con due autentici capolavori sembra sul punto di raddrizzare la situazione. Di capolavoro però ne servirebbe un altro e Kotov non è per niente d’accordo, riuscendo a giocarsi l’ultimo set point in maniera magistrale.

Arnaldi non si scompone e inizia il secondo parziale nel migliore dei modi, anzi continua ad accelerare e a chiamare a rete Kotov con la palla corta, finendo per innervosirlo. Il russo si arrabbia e sbatte per terra la racchetta. L’arbitro fa finta di non vedere ma la strategia di Kotov ormai è chiara: vuole spezzare il ritmo di Arnaldi, costi quel che costi. E allora va a cercarsi ostinatamente il warning che finalmente arriva per ‘time code violation’. Ma il comportamento di Kotov non sembra sortire gli effetti desiderati perché il break arriva inesorabile. Il russo allora scopre di avere la bua e chiama immediatamente un medical time-out, insomma tutti i piccoli espedienti del giocatore esperto che vuole impedire all’avversario di risalire la corrente. Matteo non cade nella trappola e rimane saldo al timone, almeno fino all’ottavo gioco quando è il suo turno di cedere il servizio. Nel game successivo sembra poter rimettere le cose a posto ma purtroppo non sfrutta tre palle break consecutive e questo mette la parola fine all’incontro: vittoria del russo col punteggio di 7-6(5) 6-4. Un risultato tutto sommato ineccepibile anche se lascia un po’ di amaro in bocca, soprattutto perché Matteo ha tutt’altro che demeritato e con pizzico di malizia in più avremmo probabilmente visto un’altra partita. Per Kotov terza vittoria Challenger dopo la doppietta a Forlì di qualche mese fa, e nuovo best ranking alla posizione n.115, stessa cosa dicasi per l’italiano che sale al n.186 ATP, meritato sigillo di un’ottima stagione. E adesso tutti a New York. 

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Continua la corsa di Riccardo Bonadio al Challenger di Meerbusch

L’azzurro vince con autorità contro Jonas Forejtek, centrando la terza
semifinale Challenger della stagione

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Riccardo Bonadio - Foto Marta Magni

Al Challenger 80 di Meerbusch (Germania, 54.000 abitanti nella regione Renania-Westfalia, non lontano da Duesseldorf) il tennista friulano Riccardo Bonadio (n.193, 29 anni) ha messo le marce alte e prosegue nel suo percorso che, con un po’ di enfasi, potremmo definire trionfale. Venerdì 12 agosto contro il forte 21enne Jonas Forejtek (n.217 ATP), una delle migliori speranze della grande scuola ceca, Riccardo ha vinto 6-4 6-4 tenendo sempre in mano il pallino del gioco, senza mai lasciare spiragli ad un avversario che, man mano che passavano i game, andava perdendo fiducia. Migliori percentuali al servizio (soprattutto sulla seconda) e una risposta più incisiva spiegano solo in parte quel che si è visto in campo. La vera differenza, ancora una volta, è stata nella testa dei giocatori.

E oggi l’azzurro aveva un buon piano partita ed era decisamente più convinto, quasi un uomo in missione. Domani in semifinale gli toccherà Dennis Novak (vincente 6-1 6-3 su Damir Dzumhur). Abbiamo contattato Riccardo per avere una sua impressione a caldo. “È stata una partita in cui ho cominciato subito forte, cercando di essere aggressivo sulla sua diagonale di rovescio. Se necessario andando anche a rete, sempre sul rovescio. Col servizio ho cercato di usare molto il kick, in modo da muoverlo e da impedirgli di prendere l’iniziativa. Domani (sabato) sarà comunque un match difficile. Mi conforta però il fatto che da qualche settimana sto esprimendo un ottimo tennis, nonostante un breve stop causa Covid. La prossima settimana sarò in tabellone al Challenger 125 di Santo Domingo e poi le qualificazioni US Open…”

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Challenger di San Marino: Arnaldi, Cecchinato e Weis approdano ai quarti di finale

Ottima prestazione anche per Riccardo Bonadio che a Meerbusch conferma il suo buon momento e andrà a caccia delle semifinali

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Marco Cecchinato - Uff.Stampa San Marino
Marco Cecchinato - Uff.Stampa San Marino

Al Challenger 80 di San Marino il ligure Matteo Arnaldi arriva ai quarti di finale liscio come l’olio, con due convincenti vittorie su Federico Gaio (6-2 6-0) e Lukas Neumayer (6-3 6-4). Ora lo aspetta Fabian Marozsan (n.248 ATP) e non sarà una partita facile perché il 22enne ungherese appare in buona forma e soprattutto sembra a proprio agio contro gli italiani, come dimostrano le sue vittorie nei primi due turni contro Cobolli e Gigante. I nostri due ragazzi confermano il loro momento un po’ così con Flavio che incassa la quinta sconfitta consecutiva e Matteo che fatica a ritrovare la fiducia che l’aveva accompagnato fino al Challenger di Milano. Il magiaro cercherà la sua seconda semifinale Challenger (sei Futures già in bacheca) dopo quella di Milano nello scorso giugno, dove aveva battuto proprio Matteo Gigante. A nostro parere il 21enne sanremese parte leggermente favorito, ma sarà una partita che probabilmente si deciderà sui dettagli.  Altro dettaglio, per niente secondario, è che l’azzurro, in caso di vittoria, entrerà in top 200.

La sorpresa del torneo la firma sicuramente l’altoatesino Alexander Weis (n.423 ATP) che, alla non più verdissima età di 25 anni, decide di dare una svolta alla propria carriera e ottiene due sorprendenti vittorie contro Timofey Skatov (n.246 ATP) e Lorenzo Giustino. Entrambi i match sono stati a senso unico e Weis, che veniva dalle qualificazioni, mette così assieme quattro vittorie consecutive, lui che a livello Challenger aveva giocato pochissimo e mai aveva vinto una partita. Le avvisaglie di un cambiamento si erano già avute in primavera perché il 2022 è stato senz’altro il suo anno migliore (una finale e tre semifinali a livello Futures) ma che potesse giocare un torneo di questo livello era nei pronostici di pochi. Nei quarti proverà a fare del suo meglio contro la testa di serie n.2, il russo Pavel Kotov (n.130 ATP). Pronostico chiuso, ma sai mai che scherzi ti può fare l’euforia.

Ai quarti di finale arriva anche Marco Cecchinato che vince in rimonta il derby con Francesco Forti col punteggio di 6-7(3) 7-6(6) 6-2 in oltre due ore e mezza di partita. Match molto equilibrato tra due contendenti che potremmo definire ‘convalescenti’, Forti che sta cercando di tornare ai suoi livelli dopo un fastidioso infortunio e Ceck che ancora non trova l’uscita del tunnel in cui si è perso ormai tanto tempo fa. Il percorso del 23enne romagnolo, appena entrato nella scuderia della Galimberti Academy, sembra più lineare e gli ultimi risultati a livello Futures lo confermano (una vittoria a Gubbio e due finali a Casinalbo e Bolzano), ma ovviamente i Challenger sono un’altra cosa. Più complesso il discorso per il Ceck, i cui problemi sono, con tutta evidenza, psicologici, e lo dimostrano le tante partite perse a un passo dalla vittoria. Se n’è avuto un piccolo esempio anche oggi quando il tennista siciliano, dopo aver annullato un match point sul 5-6, nel tie-break del secondo set sprecava un ghiotto set point. Per sua fortuna l’avversario gliene offriva un secondo su un piatto d’argento con un doppio fallo suicida e questa volta il Ceck ringraziava e portava a casa il set e poi l’incontro. Il prossimo match lo vedrà opposto al monegasco Valentin Vacherot (n.388 ATP), altra sorpresa del torneo con le sue vittorie su Giulio Zeppieri e Jesper De Jong. Cecchinato parte nettamente favorito ma meglio non sbilanciarsi troppo. A proposito di Zeppieri è curioso notare come i due eroi dell’ATP 250 di Umago, al loro rientro alle competizioni, siano atterrati sul duro. Infatti non ha avuto miglior fortuna del romano Franco Agamenone che al Challenger 80 di Meerbusch si è fatto sorprendere all’esordio da Riccardo Bonadio.

 

Il 29enne friulano non è certo nuovo a questi exploit e dimostra ancora una volta come sia pericoloso sottovalutarne la forza. In carriera gli è forse mancata un po’ di potenza e sicuramente la continuità, ma è un giocatore meraviglioso da vedere con quel suo rovescio a una mano che esce direttamente dai manuali di tennis. Così, dopo aver fulminato l’italo-argentino, ha riservato lo stesso trattamento al russo Alexander Shevchenko (n.170 ATP) col punteggio di 7-5 4-6 7-5 al termine di quasi tre ore di autentica battaglia. Adesso nei quarti lo aspetta il 21enne ceco Jonas Forejtek, avversario assai insidioso. In ogni caso l’azzurro avrà comunque migliorato il proprio best ranking che dovrebbe collocarsi alla posizione n.184 ATP.

Si giocava anche a Lima (Perù, Challenger 80, terra battuta) dove si spartiscono i favori del pronostico l’argentino Tomas Martin Etcheverry (n.94 ATP e prima testa di serie) e il padrone di casa Juan Pablo Varillas (n.100 ATP). Ma a noi interessava soprattutto Gianluca Ballotta, il 18enne peruviano di evidenti origini italiane (il ragazzo ha il doppio passaporto) che, in tabellone grazie a una wild card, ha perso contro il colombiano Alejandro Hoyos 7-6(4) 6-4. Gianluca a noi piace molto, con la sua eleganza tipica dei mancini, e ci pare che abbia grandi margini di miglioramento. Attualmente è laggiù, in fondo alla classifica, alla posizione n.1694 ATP, ma il tempo gioca a suo favore. Soprattutto se non darà retta a chi dice che sia un po’ leggerino, o che il servizio spara a salve (effettivamente la meccanica è rivedibile). Ma per fortuna non siamo i soli a pensare bene del ragazzo, visto che Gianluca può già contare su un paio di convocazioni in Coppa Davis con la nazionale peruviana.

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