2019, il tennis a giugno: l'erba si tinge di azzurro

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2019, il tennis a giugno: l’erba si tinge di azzurro

Berrettini, Sonego e Fabbiano scorrazzano per i prati estivi. Il racconto a forti tinte italiane del sesto mese del 2019

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Matteo Berrettini a Stoccarda, dove vincerà il suo primo titolo su erba

“Congratulazioni per la stagione sull’erba”: quando una frase del genere è pronunciata da Roger Federer, significa che devi proprio aver fatto vedere qualcosa di buono sui prati. E poco importa se quelle parole ti arrivano al momento della stretta di mano dopo quella che tu stesso definisci una lezione di tennis. Perché Matteo Berrettini è stato il principale artefice di quella tonalità azzurra di cui si è inaspettatamente tinta l’erba di giugno e, se i picchi nostrani si sono registrati sull’abituale terra battuta (il titolo di Fabio Fognini a Monte Carlo) e sul duro (la semifinale dello stesso Matteo allo US Open), è stato un piacere ammirare un connazionale districarsi a dovere tra i fili verdi. Anzi, più di uno.

STOCCATA A STOCCARDA – Un Roland Garros non particolarmente assistito dalle condizioni meteo nelle sue fasi finali è andato in archivio registrando il trionfo di quello che lo vince quasi sempre, di nuovo imponendosi nell’ultimo atto sul più probabile eppur lontano successore. È dunque tempo di cambiare il colore sotto le suole delle scarpe e di modificare gli appoggi. L’ultima vittoria italiana sull’erba, che poi è anche l’unica, risale a Eastbourne 2011 con il trofeo alzato da Andreas Seppi, di nuovo in finale l’anno successivo e ad Halle nel 2015. Berrettini si presenta a Stoccarda da novello top 30, risultato però frutto amaro della sconfitta parigina contro Ruud al secondo turno che gli è valsa una (sola) posizione in più nel ranking.

Al primo turno, si trova di fronte Nick Kyrgios, che ha saltato “quello schifo” del Roland Garros ed è pronto a dare il meglio sull’erba. Un sorteggio sfortunato, in campo c’è un servizio capace di lasciare alla risposta meno di un punto a game, e così Nick esce sconfitto senza rimpianti per 3-6 4-6. L’inizio è promettente, benché il nome dell’australiano non sia sinonimo di continuità. Il numero 9 del mondo Karen Khachanov sta certamente deludendo le promesse di fine stagione 2018, ma i quarti raggiunti a Parigi sono pronti a testimoniare una sua possibile ripresa. Una ripresa che certo non si concretizza in questa sede perché Berretto gli riserva lo stesso (mal)trattamento. Attenzione ora a non sottovalutare Denis Kudla, innegabilmente più assiduo frequentatore dei tornei Challenger, ma che sull’erba eleva il suo gioco tanto da vincerci almeno la metà dei suoi match ATP, come ha avuto modo di appurare Gael Monfils al turno precedente. E dove mettiamo il possibile appagamento per aver appena sconfitto un top ten? Di sicuro, lo mette da parte Matteo che liquida lo statunitense dall’insidioso rovescio lungolinea con un doppio 6-3: è semifinale.

 

Originario di Warstein come la nota birra, Jan-Lennard Struff sta vivendo la sua miglior stagione ed è anche l’unico di questa settimana tedesca a costringere il romano ad affrontare palle break, due: deve tuttavia accontentarsi di quel risultato, perché è invece il nostro a strappargli un paio di turni di battuta e a prenotare il campo centrale per domenica pomeriggio. Lì è atteso da un diciottenne di Montreal, ma non inganni la giovane età: Felix Auger-Aliassime è una belva nella spirito e nel corpo, nonostante un infortunio all’inguine lo abbia costretto a rinunciare allo Slam appena concluso; ad ammonire gli scettici, invero pochi, c’è quel 13° posto nella Race. Il servizio di Matteo, però, continua a essere intoccabile e il primo parziale è al sicuro. Felix vincerà nettamente la gara degli ace, ma è solo lui a dover salvare la battuta per arrivare al 6 pari. Un provvidenziale filo d’erba crea spazio sufficiente tra la linea centrale del servizio e l’ace che varrebbe il set per Auger-Aliassime. Cinque opportunità canadesi di portare il match al terzo sfumano in quel tie-break concluso al 24° punto dalla risposta pesantissima di Berrettini che vale il secondo titolo in stagione dopo Budapest.

Berrettini e Auger-Aliassime – finale Stoccarda 2019

HALLE BERRE – Nella capitale del Baden-Württemberg, abbiamo visto dritto e servizio incendiare l’erba, smorzate puntuali e un rovescio slice farsi rasoio affilatissimo, ma è quello bimane che aggiunge ulteriore valore alle prestazioni del romano. Il rimbalzo erboso, più basso e veloce rispetto al mattone tritato, richiede un movimento più compatto che, evidentemente, fa sparire alcune incertezze da un lato sinistro che ora sfoggia frequentemente un timing insperato. Carico di fiducia e a due posizioni dalla top 20, Matteo si dirige ad Halle dove regola subito con un doppio 6-4 il n 17 ATP Nikoloz Basilashvili. Al secondo turno, subisce “finalmente” il break dopo 63 turni di battuta tenuti consecutivamente. L’autore dell’impresa non può che essere quell’altro azzurro, Andreas Seppi. Sconfitto poi in rimonta, l’altoatesino si trasforma in veggente dichiarando che Berrettini ha le carte “in regola sia per entrare nei primi 10 sia per una semifinale Slam. Complimenti Andreas, però la prossima volta avverti dello spoiler.

Rispediti negli spogliatoi Karen Khachanov e la sua sete di rivincita, la striscia vincente si ferma in semifinale per mano di un David Goffin nei suoi panni migliori e micidiale con la risposta. Otto vittorie e una sconfitta lanciano Berrettini verso il mese di luglio e l’appuntamento di Wimbledon dove si farà strada fino all’incrocio con Federer agli ottavi. Mentre è ancora vivo il sogno di portare un ATP 250 a Monza, il contributo di Matteo è determinante, ma non l’unico, per farci capire che un’altra superficie è possibile.

I RINFORZI – Uscito all’esordio a s-Hertogenbosch e nelle qualificazioni ad Halle, Lorenzo Sonego si dirige ad Antalya senza aver mai vinto un match ATP sull’erba. Non che, come del resto l’amico Matteo, abbia avuto occasione di giocarne molti nella sua giovanissima carriera. È un torneo strano, questo di Antalya: il numero uno del seeding Benoit Paire viene messo in campo alle 13.30 con 45 gradi, si fa tagliare le maniche della polo e perde da Troicki; Pablo Carreño Busta vince un incontro sull’erba, il primo della sua ormai decennale carriera; i rimbalzi sul secondo campo, il Duygu Court, sono a “improbabilità infinita”.

Tocca allora a Lorenzo mettere un po’ di ordine, eliminando nell’ordine (appunto) il sovente ostico Joao Sousa, il poco erbivoro indiano Gunneswaran, l’amante dei prati Mannarino, il sopracitato asturiano che batte sempre Fognini e, in finale, il next gen Kecmanovic. Nel giro di un paio di settimane, i titoli azzurri sull’erba di tutta l’era open sono triplicati. E negli stessi giorni, a parecchi chilometri di distanza, molti più dei 1.100 che separano Torino e San Giorgio Ionico, succede che anche Thomas Fabbiano vinca cinque incontri di fila. A Eastbourne, partendo però dalle qualificazioni, si arrende più che onorevolmente in semifinale contro Querrey dopo aver battuto Simon. Giusto per tirare un attimo il fiato perché, questione di pochi giorni e di una decina di set, a Wimbledon batterà Stefanos Tsitsipas e Ivo Karlovic. Ma quello è un altro mese.

Lorenzo Sonego – Antalya 2019 (foto via Twitter, @antalyaopen)

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ATP

Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

Il tabellone completo

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Al femminile

Osorio e Fruhvirtova, teenager a Charleston

Nel torneo in South Carolina vinto da Astra Sharma si sono messe in luce protagoniste giovanissime

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Linda Fruhvirtova - WTA Charleston 2021 (via Twitter, @VolvoCarOpen)

Il secondo torneo disputato sulla terra verde di Charleston, un WTA 250, sembrava dovesse rispettare le gerarchie delle teste di serie. Infatti la numero 1 in tabellone, Ons Jabeur, era approdata in finale contro Astra Sharma dopo avere vinto con margine i turni precedenti. Quattro successi in due set, lasciando al massimo cinque game a match. Invece in finale è arrivata la sorpresa.

Jabeur ha vinto il primo set 6-2, e anche nel secondo set sembrava fosse imminente lo strappo decisivo per chiudere la partita e conquistare il titolo. Ma nei game finali Ons ha cominciato a sbagliare di più, e ha perso il parziale 5-7. Poi alla distanza è calata drasticamente, subendo un inatteso 1-6. E così la numero 27 del ranking ha lasciato strada alla numero 167. Con questa controprestazione Jabeur deve ancora rimandare l’appuntamento con il primo successo in un torneo a livello WTA.




 

Dalla stagione 2020, pur tra le difficoltà della pandemia, Jabeur ha compiuto un notevole salto di qualità, certificato anche dal best ranking in carriera: numero 25 raggiunto proprio questa settimana. Ma c’è ancora qualcosa da aggiustare nel suo tennis, tanto spettacolare quando gira al meglio. Forse pecca nella tenuta fisica alla distanza, ma forse è soprattutto un problema di convinzione in alcuni frangenti dei match importanti. La metterei in questo modo: il suo tennis è creativo ed efficace quando tutto funziona, ma tende a diventare forzato e un pochino cervellotico quando le cose non girano a dovere. E i colpi diventano poco produttivi.

Ma va dato merito anche alla avversaria in finale, Astra Sharma. Con i nuovi meccanismi di calcolo del ranking, Sharma aveva appena visto scadere i punti della finale ottenuta a Bogotà nel 2019, e questo le aveva causato un arretramento di oltre 30 posti. Ma il successo di Charleston le ha permesso di risalire sino alla posizione 120. E così dopo la sconfitta di due anni fa contro Amanda Anisimova in Colombia, Sharma ha conquistato alla seconda occasione il suo primo titolo a livello WTA.

Malgrado la finale abbia offerto il confronto tra due giocatrici in piena maturità (Jabeur ha 26 anni e Sharma 25), a mio avviso l’aspetto più interessante di Charleston “bis” è legato alla presenza di ben tre teenager nei quarti di finale: Clara Tauson, Maria Camila Osorio Serrano e Linda Fruhvirtova.

Di Tauson (nata nel dicembre 2002) ho già scritto in occasione del suo successo nel WTA 250 di Lione, all’inizio di marzo (vedi QUI). Allora aveva vinto partendo dalle qualificazioni, e quella vittoria non aveva solo significato il primo titolo in carriera a livello WTA, ma anche l’ingresso in Top 100. Questa volta è il momento di parlare di Osorio Serrano e Fruhvirtova.

Maria Camila Osorio Serrano
La semifinale raggiunta dalla giovane tennista colombiana in South Carolina segue di pochi giorni il suo trionfo a Bogotà: anche per lei primo titolo in carriera a livello WTA, da profeta in patria. La classica settimana da sogno, conclusa come meglio non poteva, con la vittoria in finale su Tamara Zidansek.

A livello tecnico, però, probabilmente vale di più la semifinale nordamericana rispetto al successo sudamericano. Facciamo due conti: in Colombia la giocatrice sconfitta più alta in classifica era stata la numero 93 Zidansek. In South Carolina invece, Osorio ha battuto la numero 51 Linette al primo turno e la numero 91 McHale al secondo. Poi ha avuto la meglio su Tauson (ma con un successo per ritiro), prima di fermarsi contro la futura vincitrice Sharma in semifinale. Mettendo in fila le partite di Bogotà con quelle di Charleston, Osorio ha vinto otto partite consecutive, e questo le ha permesso di ottenere il best ranking della sua breve carriera: numero 118 WTA. 

A 19 anni compiuti (è nata il 22 dicembre 2001), Osorio nei prossimi mesi proverà a sfondare la barriera della Top 100, cercando di avvicinare i risultati ottenuti nel recente passato da altre due colombiane: Mariana Duque Marino (best ranking numero 66 e un titolo vinto, anche lei a Bogotà) e soprattutto Fabiola Zuluaga (best ranking numero 16 nel 2005 e semifinalista all’Australian Open 2004). Zuluaga ha vinto 5 titoli a livello WTA, e 4 di questi a Bogotà: nel 1999, 2002, 2003, 2004.

Sorprende fino a un certo punto che per tre giocatrici colombiane il torneo di casa si sia trasformato nel “terreno di caccia” preferito: dato che la capitale della Colombia si trova a oltre 2600 metri sul livello del mare, le condizioni di gioco sono molto particolari, e probabilmente chi è cresciuta in un contesto del genere riesce a esprimersi meglio rispetto a chi deve adattarsi in pochi giorni al tennis in altura.

Maria Camila proviene da una famiglia di sportivi, ma non di tennisti: infatti sia il nonno che il fratello sono arrivati a giocare nella nazionale di calcio colombiana. Lei invece ha scelto il tennis dopo che da bambina aveva incrociato per caso in televisione un match di Federer. È rimasta stregata dal gioco in generale ma anche da Roger, tanto da averlo “inseguito” nei tornei dello Slam che ha affrontato da junior. È riuscita ad agganciarlo e a farsi fotografare insieme a Roger proprio nell’ultima occasione, a New York 2019. Osorio infatti ha vinto il suo titolo Slam (US Open 2019) quando stavano per scadere i limiti di età.

Anche se in WTA non ha ancora raggiunto i livelli di Duque Marino e Zuluaga, è comunque la prima colombiana della storia a essere arrivata alla posizione numero 1 della classifica junior; raggiunta il lunedì successivo alla vittoria nello Slam (9 settembre 2019). Forse non è stata precocissima nei risultati (ricordo per esempio che sono nate nel 2001 Amanda Anisimova e Iga Swiatek), ma ha dimostrato di avere cominciato con il piede giusto il passaggio al professionismo: numero 478 a fine 2018, numero 184 a fine 2019, con il primo successo a livello ITF nel 15K di Cucuta, che è la sua città natale.

Nelle partite di Charleston Maria Camila ha dato prova di possedere alcune tipiche doti di chi è cresciuta sulla terra rossa: due buoni fondamentali da fondo, ma anche la capacità di utilizzare il drop-shot e di misurarsi con i frequenti corpo a corpo che la palla corta può innescare. D’altra parte non dispone di una potenza devastante, e difficilmente può fare la differenza con i colpi di inizio gioco. Per questo penso che per crescere in futuro dovà trovare i giusti equilibri che le permettano di valorizzare il pià possibile gli aspetti tattici e agonistici.

a pagina 2: Linda Fruhvirtova

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Flash

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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