ATP Cup: Djokovic doma un grande Shapovalov, Serbia-Russia in semi

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ATP Cup: Djokovic doma un grande Shapovalov, Serbia-Russia in semi

Il serbo si è dovuto superare a Sydney per battere il 20enne canadese, regalando il punto decisivo alla Serbia dopo il successo iniziale di Lajovic

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Novak Djokovic - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

In una Ken Rosewall Arena tinta di blu, bianco, e rosso, la Serbia ha aperto l’ottava giornata dell’edizione inaugurale della ATP Cup battendo il Canada al termine di due singolari molto diversi fra loro: mentre Dusan Lajovic non ha sofferto particolarmente contro Felix Auger-Aliassime, Nole Djokovic è rimasto in campo per oltre due ore e mezza per aver ragione di Denis Shapovalov, ormai a un livello da Top 10. 

I nord-americani erano stati ripescati letteralmente all’ultimo minuto grazie agli harakiri della Croazia e della Francia all’ultima giornata, ma sono reduci dalla finale di Davis di novembre contro la Spagna, e promettono di rimanere ai vertici per tutto il decennio, con due giovani di questa portata, e perciò non sono partiti battuti, ma non sono riusciti a trascinare la sfida al doppio decisivo. La Serbia sarà dunque attesa da una rivincita contro la Russia, da cui è stata eliminata nei quarti di Davis a Madrid dopo aver avuto match point nel doppio decisivo. I russi non hanno ancora perso un match in singolare, con Medvedev e Khachanov in grande spolvero, e promettono battaglia nel primo tie della manifestazione che proporrà un match fra Top 5, quello fra Nole e Daniil.

DJOKOVIC AL FOTOFINISH – Novak Djokovic, accolto come una rockstar nel Paese che gli ha dato più soddisfazioni Slam, ha regalato il punto decisivo alla sua nazionale, battendo Denis Shapovalov 4-6 6-1 7-6 (4) in 2 ore e 39 minuti, in un match che potrebbe aver definitivamente lanciato la stella del mancino canadese.

 

4-0 nei precedenti fra i due, tutti del 2019, con da ultima la finale di Bercy. Perdere con il fenomeno serbo non lo rende di certo una bestia nera per qualsivoglia contendente, è la norma, ma di sicuro la forza di Djokovic nel coprire il campo anticipando e nell’appoggiarsi con interesse non si sposa con il gioco in continua spinta del canadese, senza considerare che il 16 volte campione Slam è notoriamente a suo agio con i mancini, non soffrendo minimamente le curve dello slice e del dritto incrociato – 87 vittorie su 97 incontri con southpaws che non si chiamino Nadal parlano da sé. 

I progressi, soprattutto mentali, di ‘El Shapo’ (soprattutto da quando ha Youzhny nel suo angolo) potevano però dare adito a una partita più equilibrata delle precedenti, visti i brillanti successi dell’ultima settimana con due Top 10 quali Tsitsipas e Zverev – al netto di quanto testo possa fare il tedesco in questo inizio di decade, ça va sans dire – anche se l’obbligo di dover battere per forza uno dei migliori di sempre non lo metteva di certo nella forma mentis più spensierata. E una partita equilibrata è ciò che abbiamo avuto.

Djokovic ha voluto subito affermare la propria presenza, e ha tirato un ace di seconda a 191 all’ora nel primo game, ma Shapovalov ha a sua volta servito alla grande in apertura, ed è rimasto a contatto, seppur con qualche errore di troppo, dettato dalla necessità di mantenere una pressione costante sull’avversario e dal gran numero di colpi in corsa che Djokovic gli stava facendo colpire. Il serbo, dal canto suo, è stato forse un po’ meno cinico del solito in risposta, fallendone un paio su seconde non irresistibili, e ha rischiato di offrire una palla break nel settimo game, quando Shapo non ha chiuso una volée alta di dritto a campo semi-aperto. 

Al cambio di campo, Djokovic si è lamentato con Vajda del proprio equilibrio in risposta (Shapovalov ha vinto i primi 11 punti giocati sulla prima, con 6 ace), e il suo coach/padre putativo gli ha fatto notare che si stava muovendo troppo, dicendogli di tranquillizzarsi – curioso che il colloquio si sia svolto in inglese, peraltro. I timori si sono rivelati fondati, però, perché nel successivo turno di battuta Nole si è fatto rimontare da 40-0 con due doppi falli, offrendo una palla break al termine di un punto-manifesto dei miglioramenti di Shapo, che ha pazientato e giocato un gran recupero in back prima di aprire gli angoli, inducendo il serbo all’errore. Una gran seconda al corpo ha però risolto i problemi, e un’ulteriore chance è stata cancellata da una combinazione servizio&dritto. Djokovic ha però commesso un ulteriore doppio fallo (12 non forzati a fronte di soli 3 vincenti nel set, e solo il 47% di prime in campo), e stavolta Shapovalov è passato con il drop shot dell’iniziato, inedito e splendido, che ha lasciato il N. 2 del mondo a metri dalla pallina.

Per la prima volta avanti in 5 confronti diretti, Shapovalov non ha tremato, è salito a doppio set point su un rovescio largo di poco di Nole, e ha chiuso reagendo bene a una risposta aggressiva del serbo, prendendosi il 6-4 in 49 minuti.

Denis Shapovalov – ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

All’inizio del secondo set la musica non è cambiata, anzi. Djokovic ha continuato a non tirare vincenti, rimanendo passivo, e ha offerto una palla break nel terzo gioco, ancora in seguito a un doppio fallo e ad uno scambio d’attrito vinto dal canadese, divenuto un muro dal lato del rovescio, e un muro capace di back urticanti. Furente, Nole ha spinto, ma Shapovalov ha remato senza posa, frustrandolo al punto di sbagliare una volée e di offrire un’altra palla break. La partita è allora salita di colpi: Djokovic ha allora dato il meglio, salvandosi con un pallonetto euclideo, ma ha poi sbagliato una palla corta, risolta con uno scambio in pressione che ha portato Shapo a metter lungo un rovescio in corsa, ed è infine riemerso dopo oltre 8 minuti di turno di servizio. Qui la palla break salvata:

Sprecata la grande occasione, Shapovalov ha perso totalmente la bussola, e ha regalato il break per il 3-1, mandando in corridoio una volée a campo aperto, sbagliandone poi un’altra più complicata, e mettendo un fiocco sul disastro con un doppio fallo. Come se non bastasse, il clima da Davis è esploso, e il canadese, rubizzo, si è preso un warning per dei commenti verso i rumorosi fan serbi non esattamente tratti dal Cortegiano di Castiglione. Nonostante i richiami di Carlos Bernardes, la Ken Rosewall Arena si è definitivamente tramutata nel Marakanà di Belgrado, e Shapovalov non ha avuto il pelo sullo stomaco per non distrarsi, sbagliando l’impossibile per il secondo break sul 5-1, che ha anche significato la fine del set dopo un’ora e 28 minuti con un altro ace di seconda di Nole.

Persi cinque game di fila, Denis ha saggiamente chiamato un medical time-out, riguadagnando un po’ di calma, con cui ha aperto il set decisivo tenendo la battuta, per poi ricominciare a scambiare con intensità, ponendo le basi per un finale-show. Djokovic ha però mantenuto il livello del secondo set, servendo molte più prime per l’1-1. La prima occasione del set è arrivata nel sesto gioco: Shapovalov è salito 0-30, e ha poi raggiunto Nole ai vantaggi con un grande allungo a rete. È stata allora la volta di Djokovic di prendersi un warning (dovuto a un urlaccio verso uno spettatore reo di averlo disturbato) e di battibeccare con Bernardes – esultanza a dir poco polemica per il serbo dopo il dritto vincente del 3-3

Shapo non è parso particolarmente intimorito, però, e ha servito un paio di ace per tenere a zero e portarsi 4-3. Anzi, nel game successivo Denis è andato ancora sul 30-30, dopo aver fatto un buco nel cemento di Sydney:

Ancora una volta, però, il tennis si è confermato lo sport del diavolo: nel nono game, un ace del canadese si è trasformato in un doppio fallo post-Hawkeye, prima che sul 30-30 Shapovalov ruzzolasse nell’approccio a rete, dando a Djokovic la palla break decisiva, su cui il serbo ha innalzato il muro, forzando l’errore di Shapovalov che l’ha mandato a servire per il match. Game over? Think again. Un doppio fallo ha dato lo 0-30 al Canada, prima che un malore fra il pubblico fermasse le operazioni per qualche secondo, aumentando la suspense. Ripreso il focus, Djokovic ha pareggiato con due servizi al centro, ma si è trovato sotto 30-40 dopo un gran cross di rovescio seguito a rete da Denis, e ha poi tenuto in vita l’avversario steccando un dritto in corridoio. Qualcuno ha detto sport del diavolo?

Il filo si è teso sempre di più, con i due allo stremo, soprattutto Shapovalov. Un doppio fallo e un dritto lungo hanno dato una nuova palla break a Nole, ma un salvataggio in demi-volée da fondo ha sorpreso il serbo, che ha sotterrato un dritto in rete. Shapo ha allora tirato l’ace per il 6-5, assicurandosi il tie-break che si è materializzato poco dopo, quando Djokovic ha tenuto agevolmente. Il game decisivo, però, non si è sostanzialmente giocato: il canadese ha iniziato male, mettendo lungo un dritto, e ha poi commesso un doppio fallo (ancora disturbato dal pubblico, per la verità), ed è stato trafitto da un passante di dritto per il 5-0 senza tema di smentita. Djokovic ha a sua volta regalato con la battuta, restituendo un mini-break, ma ha vinto lo scambio seguente guadagnandosi 5 palle match. Shapo ha servito bene sui primi due, salvandone anche uno in risposta con un bel rovescio in cross, ma si è dovuto arrendere quando il suo back difensivo è finito lungo.

Poteva finire in qualunque modo, voglio fargli un grande applauso per come ha giocato” ha detto Nole, senza fiato. “Mi sono sentito completamente a casa a giocare qui, ancora più che a Brisbane. Grazie a tutti i serbi che sono venuti oggi!”. Ha poi aggiunto: “Per certi versi, l’atmosfera è ancora più intensa rispetto alla Davis, perché tutta la squadra è nell’angolo, e tutti hanno la possibilità di contribuire”.

Via Twitter, @ATPCup

LAJOVIC PER L’1-0 – Accoppiamento di difficile previsione fra i deuteragonisti delle rispettive nazionali, Felix Auger-Aliassime e Dusan Lajovic, scesi in campo poco dopo la mezzanotte italiana, con il serbo che ha vinto con il punteggio di 6-4 6-2 in un’ora e 39 minuti.

Come detto, la direzione dell’incontro non era scontata, un po’ perché era il primo scontro fra i due, un po’ per la condizione precaria di entrambi nell’ultimo periodo. Tutti ricordiamo l’esplosione di FAA, passato dal N. 107 delle classifiche alla Top 30 in meno di tre mesi la scorsa primavera, grazie alla finale di Rio (persa con un altro serbo, Laslo Djere) e alla semifinale di Miami, seguiti da altri solidi risultati sulla terra e sull’erba, prima che i fisiologici dolori del giovane Werther (declinati in caterve di doppi falli) lo spegnessero progressivamente, coadiuvati da un infortunio alla caviglia a fine anno – il canadese ha vinto solo 6 delle ultime 17 uscite come ovvia conseguenza, e a Brisbane ha battuto solamente il greco Pervolarakis. 

Simile il discorso per Lajovic, che ha nascosto una stagione pessima con due exploit sulla sua terra, la finale di Montecarlo (tanto cara agli appassionati italici) e la vittoria di Umago: eccettuati questi, il suo record finale è stato di 12 vittorie e 26 sconfitte, 9 e 16 sul cemento, anche se nel girone il suo rendimento è stato decisamente più rassicurante, con due vittorie su tre, come poi mostrato dal rendimento odierno. In ogni caso, se da un lato il ranking e la superficie favorivano il canadese (molto più rapido di braccio, aggressivo con il servizio, e verticale con il dritto), d’altro canto la pressione di dover fare risultato cadeva maggiormente sulle sue spalle, e a livello di aspettative e vaticini, e per l’ovvio sbilanciamento pro-Serbia del tie successivo. 

E la pressione ha rischiato di grippare immediatamente il Québécois, con un doppio fallo e una volée lunga che hanno aperto la porta ad un’immediata palla break per Lajovic, annullata però con una gran prima. Molto bene in ogni caso il serbo con la risposta bloccata e con il dritto in corsa (sineddoche tennistica di una buona gamba), a concedere pochi punti diretti nonostante il gran numero di prime in campo dell’avversario (solo 6 ace a fronte del 69% di prime nel set, spesso molto rapide), in un braccio di ferro iniziale dettato da colpi coperti ad alto ritmo e poche variazioni. 

La chance successiva è stata per Team Canada nel quarto gioco, quando FAA ha sistematicamente attaccato il rovescio a una mano ampio e macchinoso di Lajovic procurandosi un break point, ma non è poi riuscito a controllare il servizio al centro dell’avversario. Il giocatore balcanico si è allora preso la scena, salendo a triplo break point con un rovescio lungolinea che ha sorpreso Aliassime, trovando poi la risposta profonda da fuori del campo per il 3-2 e servizio. Quest’ultimo è in una fase della carriera in cui ogni rimonta somiglia alla fatica di Sisifo, e con due gratuiti consecutivi al servizio ha concesso due palle break al profumo di resa, e nonostante sia riuscito a salvarsi con la prima, nel game successivo ha ancora una volta vanificato delle belle risposte profonde con un dritto in rete che avrebbe dato il pareggio ai suoi. Lajovic ha però sprecato un primo set point con un dritto lungo, ma ha giocato due punti intelligenti colpendo nello spazio, chiudendo in 49 minuti.

All’inizio del secondo parziale, Lajovic ha subito trascinato il rivale ai vantaggi, mostrando ancora una grande condizione, e ha atteso una chance, che è puntualmente arrivata nel quinto game, quando il canadese ha messo in rete tre dritti per lo 0-40. Aliassime ha però servito bene, chiudendo il campo in avanti, e ne ha salvata una quarta nello stesso modo, ancorché con l’aiuto di un membro del pubblico che ha distratto Lajovic. Il serbo non ha mollato la giugulare del più lungo gioco del match, però, trovando un gran dritto in corsa:

Questo gioellino ha esaltato il pubblico a maggioranza serbe, e prefigurato il break decisivo, giunto in seguito a due ulteriori dritti sbagliati dal canadese. Smarrito il colpo, Aliassime ha continuato a sbagliare (20 errori con il fondamentale, 32 in totale contro i soli 14 del rivale), e ha mollato la presa, perdendo nuovamente la battuta. Lajovic non ha tremato, e ha chiuso a zero dando il primo punto al suo Paese. Per il pathos ci sarebbe stato tempo.

Dusan Lajovic – ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Tommaso Villa

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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Internazionali di Roma: Djokovic soffre, ma doma Koepfer al terzo

Il numero uno del mondo sbaglia tanto e si innervosisce, ma alla fine riesce a spuntarla. Undicesima semifinale a Roma per lui

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Novak Djokovic - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Una brutta versione di Novak Djokovic fatica, ma riesce a superare in tre set il qualificato Dominik Koepfer. Il serbo ha avuto molti alti e bassi nel corso dell’incontro e ha anche sofferto l’iniziativa del suo avversario che, a sua volta, ha messo in campo una prestazione davvero di alto livello. Chi avesse visto Koepfer oggi per la prima volta si sarebbe stupito di sapere che prima di questa settimana il tedesco non aveva mai vinto un match su terra nel circuito maggiore né tanto meno in un Masters 1000. Probabilmente anche lo stesso Djokovic si è lasciato un po’ sorprendere dall’aggressività di Koepfer, che anche grazie a delle ottime traiettorie strette con il rovescio è riuscito a mettere in difficoltà il dritto di Nole. Alla fine però l’esperienza ha prevalso e Djokovic è riuscito a mettere un freno sia all’esuberanza dell’avversario che al proprio nervosismo.

Nella sua undicesima semifinale romana, Djokovic affronterà Casper Ruud, giustiziere di Matteo Berrettini (nessun precedente tra i due).

IL MATCH – Djokovic parte molto centrato e, dopo circa un quarto d’ora di gioco, è già sul 4-0. La brutta notizia per Koepfer è che non ci sono particolari demeriti da parte sua, anzi il tedesco sta interpretando bene la partita e spesso mantiene l’iniziativa negli scambi, solo che dall’altra parte della rete Nole è in modalità muro invalicabile. A questo punto però nel muro inizia a intravedersi qualche crepa, che lascia così spazio all’iniziativa di Koepfer. Forse un po’ rilassato per l’ampio vantaggio, Djokovic inizia a sbagliare, spesso gestendo gli scambi con sufficienza, e Koepfer ne approfitta per recuperare entrambi i break di svantaggio. Emblematico il settimo gioco nel quale il serbo perde il servizio a zero con tre palle corte rivedibili e uno scarico rovescio in rete e 4-3. Da qualche parte nella testa di Djokovic probabilmente risuona un campanello d’allarme: il serbo rimette insieme i pezzi del suo tennis quel tanto che basta per strappare ancora la battuta all’avversario, chiudendo 6-3 dopo 39 minuti.

 

Nonostante la non esaltante prestazione, Nole scappa subito avanti di un break nel secondo set e la partita sembra definitivamente incanalata quando il serbo si procura due consecutive palle del 3-0. Koepfer però non ci sta ad arrendersi e si salva. Non solo: gli scambi infatti si fanno via via sempre più combattuti con Djokovic inizia ad accusare un po’ la pressione del tedesco. Qualche errore di troppo, soprattutto col dritto, lo condanna a perdere il servizio nel sesto gioco. Il numero uno del mondo sfoga tutta la sua frustrazione scagliando a terra e distruggendo la propria racchetta, ricevendo il meritato e inevitabile warning. Il match è davvero combattuto ora con Koepfer che spesso e volentieri riesce ad avere la meglio sulla diagonale destra, quella che vede il suo rovescio opposto al dritto di Nole. Un paio di erroracci nel nono gioco rischiano però di compromettere quanto di buono fatto finora dal tedesco, che però annulla tutte e tre le palle break concesse e sposta tutta la pressione su Djokovic. Due gratuiti del serbo (il 27esimo e 28esimo della partita) regalano il set a Koepfer: 6-4.

Nel primo game del terzo set, Djokovic manca altre quattro palle break (4/18 il tasso di conversione a questo punto del match), ma riesce poi a strappare la battuta all’avversario nel terzo. Il serbo a questo punto inizia quasi a disinteressarsi dei turni di risposta per concentrarsi al massimo al servizio. Koepfer corre in lungo e in largo, ce la mette tutta, ma si vede che sente la fatica. La stanchezza si manifesta tutta nel nono gioco e Nole, da campione qual è, attacca, sentendo il momento. Il primo match point è cancellato da un ottimo serve&volley di Koepfer, che però sul secondo deve alzare bandiera bianca.

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Internazionali di Roma: il dritto tradisce Berrettini sul più bello, in semifinale ci va Casper Ruud

La corsa di Matteo Berrettini si arresta al tie-break decisivo contro il norvegese: troppo falloso nei momenti chiave della partita. Sfuma la possibile semifinale con Djokovic a porte aperte

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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C. Ruud b. [4] M. Berrettini b. 4-6 6-3 7-6(5)

A differenza di quanto accaduto allo US Open un paio di settimane fa, questa volta è Matteo Berrettini a uscire sconfitto dalla sfida contro Casper Ruud. Sconfitto e con una certa quota di rammarico sulla racchetta, quella che con il dritto non ha centrato il campo in un paio di occasioni nel tie-break decisivo. Il norvegese aveva già battuto l’italiano lo scorso anno sulla terra del Roland Garros e oggi si è ripetuto con una prestazione impeccabile per gran parte dell’incontro; forse il suo gioco non è spettacolare e non ruba particolarmente l’occhio, ma ha mantenuto una grande compostezza in campo e non ha mai ceduto. Matteo invece, dopo aver vinto il primo set a fatica, è stato bravissimo a restare in partita in apertura di terzo set ma non è riuscito ad attaccare con la necessaria brillantezza nel corso del tie-break, parziale in cui ha sbattuto contro il muro norvegese. Pur non brillando particolarmente con uno dei due fondamentali da fondo, Ruud ha colpi molto carichi e pesanti che lo configurano come uno dei pochi veri specialisti della terra tra gli under 23.

L’incapacità di trovare le contromisure necessarie, a lungo andare, ha anche innervosito Matteo e questo ovviamente non gli ha giovato; alla quarta presenza nel torneo di casa, il n. 8 del mondo si arrende ai quarti di finale. Ruud diventa invece il primo norvegese a raggiungere la semifinale di un Masters 1000, migliorando il risultato di suo padre Christian Ruud quando nel 1997 si fermò ai quarti di Montecarlo.

 

IL MATCH – Il break fulmineo del primo game in favore di Berrettini ha subito messo il set in discesa. Ruud, tennista caparbio che sulla terra di Buenos Aires ha conquistato il suo primo titolo in carriera a inizio anno, è rimasto però in pressione sul suo avversario cercando sempre la profondità (con rischio tra il minimo e il moderato). In tre occasioni diverse ha avuto la chance del contro-break ma Berrettini è stato attentissimo. Sul finire del primo set c’è stata anche una fugace apparizione del n. 1 del mondo Novak Djokovic (che in caso di vittoria sfiderà proprio Ruud), il quale si è affacciato sul Pietrangeli giusto in tempo per vedere l’italiano sciupare il primo set point sul servizio di Ruud. Un game più tardi però Matteo si è rifatto, e alternando piacevolmente volée e smorzate ha fatto suo il primo parziale per 6-4.

Il secondo parziale ha avuto un andamento simile al primo ma a parti invertite, con la sostanziale differenza che Berrettini è stato molto più discontinuo di quanto non fosse stato il suo avversario in precedenza – anche quando era sotto nel punteggio. Ruud ha continuato a portare avanti il suo gioco, solido tanto col rovescio quanto col dritto, e gli errori di Matteo hanno fatto il resto. Dopo un’ora e 40 minuti di incontro il n. 34 del mondo ha siglato il 6-3 che ha riportato tutto in parità.

Casper Ruud – Internazionali d’Italai 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

RIMONTA E RAMMARICOLa parabola calante di Berrettini è proseguita anche nel set decisivo, iniziato con un break a favore del norvegese, ormai sempre più in fiducia. L’assenza del pubblico – da domani ci sarà – ha permesso di udire alcune frasi pronunciate da Matteo e il suo commento “tiro a 1 all’ora!” può spiegare, tra il serio e il faceto, il suo calo che si è riflettuto nel punteggio. Il successivo “non riesco proprio a digerirlo” si riferiva forse al gioco di Ruud, il quale è riuscito a trasformare la partita in una classica sfida su terra rossa: scambi lunghi e pesanti (numeri alla mano, vinti molto più spesso da Ruud). Con un andamento del genere, dove la paura di perdere ha iniziato a superare la voglia di vincere, era inevitabile che si giungesse al 6-6.

Nel tie-break decisivo Berrettini è tornato a comandare le operazioni, nel bene e nel male: suoi infatti sono stati i vincenti, ma suoi (purtroppo) sono stati anche gli errori non forzati. Il dritto di entrambi ha funzionato a intermittenza mentre a Ruud il servizio è sempre girato piuttosto bene oggi – sopra il 70% con la prima nei primi due set, al 69% nel terzo. Nel momento del bisogno, Ruud ha piazzato due prime vincenti (una sulla riga, alquanto fortunata) e ed è stato lui conquistarsi il match point, dopo che Matteo aveva fallito un dritto inside-in che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.

Il dritto ha tradito nuovamente (e per l’ultima volta) Matteo che con una palla fiacca a mezza rete ha concesso la semifinale al n. 34 del mondo, un paio di minuti prima dello scoccare delle tre ore. Sconfitta pesante da digerire per l’italiano, che non aveva mai perso sulla terra dopo esser stato in vantaggio di un set (20 successi prima di oggi) e vede sfumare la possibilità di sfidare Djokovic o Koepfer di fronte al suo pubblico, per quanto in numero ridotto.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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