Australian Open donne: Serena Williams la più quotata

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Australian Open donne: Serena Williams la più quotata

A 38 anni compiuti, per i bookmaker è ancora la 23 volte campionessa Slam la giocatrice di riferimento nel primo Major degli anni ’20

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Naomi Osaka e Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ogni inizio d’anno ho sempre la stessa sensazione: il primo Slam arriva davvero molto presto, quando tutte le protagoniste hanno giocato pochissimo, e il quadro delle loro condizioni di forma è ancora indefinibile. Ma il calendario è questo, e non ci rimane che accettarlo. Per l’imminente Australia Open 2020 direi che al momento i temi principali sono tre.

Il primo non è sportivo ma ambientale: non dipende dal tennis, ma dalla situazione complessiva dell’Australia, alle prese con incendi di una portata senza precedenti. Rimando in proposito all’articolo di questo lunedì su Ubitennis e anche a un articolo uscito l’8 gennaio sul sito del Post e scritto da Giorgio Vacchiano, ricercatore in “Selvicoltura e Pianificazione forestale” dell’Università degli Studi di Milano. Nella mia incompetenza mi è sembrato il pezzo meglio argomentato sulla questione.

Il secondo tema è tennistico, ma è ugualmente una notizia non positiva: il forfait di Bianca Andreescu. L’ultima vincitrice Slam (US Open 2019), campionessa a New York da esordiente ad appena 19 anni, purtroppo non ha recuperato dall’incidente al ginocchio patito durante le WTA Finals. Inevitabile il rinvio a data da destinarsi per il ritorno alla attività agonistica. Ancora una volta Andreescu ha evidenziato la sua fragilità fisica, già emersa nelle passate stagioni. Tanto che viene da domandarsi se sia maggiore il talento tennistico o la delicatezza del suo primo “strumento di lavoro”, vale a dire il suo corpo.

 

Il terzo tema è relativo alla distribuzione delle grandi vittorie fra le diverse generazioni. Sarà interessante scoprire se anche questa stagione si seguirà la tendenza emersa lo scorso anno, con la maggior parte dei grandi titoli vinti da tenniste giovani, al massimo di 23 anni. Se consideriamo i quattro Slam, i nove Premier di riferimento e le Finals, nel 2019 sono sfuggiti alle giovani solo Madrid e Wimbledon (rispettivamente a Bertens e Halep).

Per cominciare vediamo come si presentano al via dello Slam le prime 16 teste di serie (che corrispondono alle prime 17 del ranking, a causa della rinuncia della numero 6 Andreescu).

16. Elise Mertens
Australian Open 2019: 3T, sconfitta da Keys
Miglior risultato in carriera: SF (2018)
Mertens ha scelto di cominciare dalla Cina, giocando a Shenzhen, dove però pur essendo testa di serie numero 3 si è fermata al terzo turno, sconfitta da Rybakina. È impegnata questa settimana a Hobart. Difficile valutare la sua condizione.

Di Elise ricordo il precedente di Melbourne 2018, quando era stata capace di arrivare sino alla semifinale; in parte grazie a un tabellone non impossibile, ma molto per meriti propri. Con il risultato di due anni fa ha dimostrato di non soffrire le alte temperature che spesso caratterizzano l’Australian Open; potrebbe rivelarsi una qualità importante se nelle due settimane del torneo si confermassero le condizioni sperimentate in questi giorni in Australia.

15. Marketa Vondrousova
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Martic
Miglior risultato: 2T (2018, 2019)
Vondrousova non gioca da Wimbledon 2019 per problemi al polso sinistro (ricordo che Marketa è mancina); dopo il tentativo di seguire una terapia riabilitativa, è stata costretta alla operazione nel settembre dello scorso anno. È iscritta al torneo di Adelaide, dove tornerà a competere per la prima volta dopo l’intervento.

Pochissimo da dire su di lei: è evidente che non si può chiederle alcun risultato in uno Slam che a tutti gli effetti rientra nel periodo di “convalescenza agonistica”. Rimane solo da augurarsi che i problemi fisici siano superati.

14. Sofia Kenin
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Halep
Miglior risultato: 2T (2019)
Kenin ha iniziato l’anno nel Premier di Brisbane, dove è stata sconfitta al secondo turno in tre set da Naomi Osaka, lasciando però una ottima impressione. Ha deciso di giocare anche ad Adelaide, e quindi ci sarà modo di verificarla ancora.

Lo scorso anno a Melbourne era uscita al secondo turno, dopo aver seriamente impegnato Simona Halep (6-3, 7-6, 6-4); questa volta rispetto al 2019 si presenta da testa di serie e penso abbia i numeri per fare strada. A meno di incroci sfortunati (con qualche mina vagante fuori dalle teste di serie), credo possa raggiungere la seconda settimana dello Slam.

13. Petra Martic
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Stephens
Miglior risultato: 4T (2018)
Martic ha esordito ad Auckland dove è stata eliminata al secondo turno da Alizè Cornet. L’ho seguita nel match di primo turno (vinto in tre set contro la lucky loser Arconada) e ho avuto la sensazione che fosse molto indietro di condizione: conduceva lo scambio troppo lontana dalla linea di fondo, con difficoltà nel timing sulla palla.

Nello Slam, essendo testa di serie, dovrebbe evitare incroci troppo difficili all’avvio, ma per poter fare strada occorre un deciso miglioramento rispetto alla prestazione in Nuova Zelanda, perché a mio avviso quel livello di tennis non potrebbe garantirle nemmeno di superare i primi ostacoli.

12. Johanna Konta
Aus. Open 2019: 2T, sconfitta da Muguruza
Miglior risultato: SF (2016)
Konta ha aperto la sua stagione a Brisbane, dove ha perso all’esordio contro Strycova in tre set (6-2, 3-6, 6-3). Non è iscritta ad alcun torneo in questa settimana per cui si presenta al via dello Slam con una sola partita ufficiale nelle gambe. Purtroppo non ho seguito il suo unico match, per cui non posso esprimermi sulla sua attuale condizione.

Si può fare una considerazione generale sulle precedenti partecipazioni a Melbourne: è uno Slam nel quale ha dimostrato di trovarsi bene, ed è quasi una giocatrice di casa, visto che Johanna è nata in Australia e ci ha vissuto sino a quando, adolescente, si è trasferita in Inghilterra. Lo scorso anno era uscita al secondo turno, ma al termine di un ottimo match contro Muguruza (6-4, 6-7, 7-5).

11. Aryna Sabalenka
Aus. Open 2019: 3T, sconfitta da Anisimova
Miglior risultato: 3T (2019)
Il primo impegno di Sabalenka è stato in Cina, a Shenzhen, dove difendeva il titolo conquistato nel 2019. Ha però perso al secondo turno, sconfitta a sorpresa da Kristyna Pliskova, la gemella mancina di Karolina. Ora è impegnata ad Adelaide dove troverà un ostacolo non semplice all’esordio (Hsieh Su-Wei).

In vista dell’Australian Open 2020 sulla situazione di Aryna pesano due incognite. La prima è di carattere personale: un mese e mezzo fa ha perso il padre, che aveva appena 44 anni; sarebbe del tutto comprensibile se un lutto del genere avesse inciso sulla preparazione nella off season.. L’altra incognita è legata al curriculum negli Slam: a parte un ottavo di finale a Flushing Meadows nel 2018, non è mai riuscita ad andare oltre il terzo turno in un Major. Dalla numero 11 del mondo ci si aspetta di più.

a pagina 2: Le prime dieci teste di serie

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WTA, chi migliorerà nel 2020?

Anno nuovo in WTA: da Jasmine Paolini ad Amanda Anisimova, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica rispetto al 2019. E un augurio per la stagione appena cominciata

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Coco Gauff - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ormai è quasi una tradizione: per la terza volta ho deciso di aprire il nuovo anno con una serie di previsioni. Previsioni che non sono legate al destino di un singolo match o torneo, ma all’intero rendimento stagionale: si tratta di provare a individuare chi migliorerà in classifica rispetto al 2019.

Ho deciso di farlo anche se lo scorso anno ho potuto seguire meno tennis rispetto al solito, e questo ha comportato sacrificare le partite apparentemente secondarie. E sono proprio questo genere di partite a permettere quella specie di scouting che serve per identificare le giocatrici con possibilità di crescita.

Le potenzialità ancora inespresse si intuiscono per esempio grazie a porzioni di match disputate a un livello sorprendentemente alto, anche se si concludono con una sconfitta. Oppure si intravedono particolari qualità fisico-tecniche, che non sono del tutto sfruttate per immaturità tattica o insicurezza mentale. O semplicemente si assiste a partite perse per incapacità nella chiusura, come spesso avviene quando una giocatrice non è ancora del tutto pronta a certi livelli.

 

Ecco: capita di assistere a situazioni simili una volta; poi magari una seconda volta, e allora si cominciano ad alzare le antenne nei confronti di quella tennista. Ma se durante l’anno si vedono pochi match apparentemente secondari, tutto diventa molto più difficile e aleatorio. Per esempio nel 2019 non sono riuscito a seguire quanto avrei voluto alcune nuove leve russe (o kazake ex russe): Kudermetova, Blinkova, Rybakina. E così ora non ho le idee chiare. Ho apprezzato Kudermetova, ma non so se sarà in grado di spingersi oltre a quanto ha già raggiunto (numero 41 del ranking).

Confessate le mie mancanze, riassumo le regole dell’articolo. Punto primo: il confronto si fa sulla classifica WTA. Punto secondo: i nomi fra cui scegliere sono 100, cioè le prime cento del ranking. Punto terzo: per capire se la previsione è giusta si tratterà di aspettare la fine della stagione 2020 e poi confrontare le posizioni.

Ricordo che la classifica adottata come punto di partenza è quella del 23 dicembre 2019 e non quella che WTA chiama “year end”, che è stata fissata il 4 novembre. La ragione è semplice: visto che da novembre si sono giocati diversi tornei ITF, sarebbe scorretto non tenerne conto. Il ranking del 23 dicembre è l’ultimo utile prima che comincino a essere scalati i punti dei primi tornei WTA di dodici mesi fa (Brisbane, Auckland e Shenzhen).

Ho scelto la soglia delle prime 100, perché andare a pescare senza limiti nelle profondità della classifica renderebbe un po’ troppo facili le scelte. Ricordo per esempio che Sharapova è numero 133 in classifica: le basterà affrontare qualche settimana di tornei da sana per crescere nel ranking. Ed evidentemente non è il senso dell’articolo di oggi.

Chiarito questo, desidero lo stesso esprimere un paio di considerazioni su alcune tenniste oltre la posizione cento e quindi non ”eleggibili”. La prima considerazione è legata alla nuova generazione cinese, che si potrebbe sintetizzare in “Wang & Wang”. Vale a dire Xiyu e Xinyu Wang, le due giocatrici nate nel 2001 che lo scorso anno sono salite attorno alla posizione 150 e che potrebbero essere pronte per affacciarsi in Top 100 (ne ho parlato QUI).

La seconda considerazione è per due giocatrici nate nel 1994 e troppo spesso infortunate. Mi riferisco a Margarita Gasparyan e Anna-Lena Friedsam (numero 103 e 141). Per loro mi auguro soltanto che possano giocare una stagione senza essere martoriate dai guai fisici. Basterebbe questo per tornare a essere protagoniste, visto che possiedono un repertorio tecnico superiore. Entrambe vanno verso i 26 anni e potrebbero essere nel pieno della carriera, se solo la salute le assistesse.

Prima di elencare le scelte del 2020 un’ultima nota. Se per caso qualcuno ha letto l’articolo di inizio 2019 e poi ha perso la verifica di fine stagione, la trova QUI. E adesso cominciamo con i nomi per la prossima stagione. Sono 14.

Camila Giorgi
classifica 23 dicembre: n°100
Il discorso su Camila Giorgi è molto semplice, ed è la replica di quanto fatto due anni fa. Credo che anche per i suoi più feroci detrattori (che non mancano mai di appalesarsi, specie quando le cose non vanno bene) una Giorgi sana non può stazionare attorno al numero 100 del mondo. Per Camila, in sostanza, sarò fondamentale recuperare la salute fisica. Se il polso, che le ha compromesso tanti mesi del 2019, la lascerà in pace e potrà recuperare un minimo di continuità, per me è destinata a risalire in classifica.

Jasmine Paolini
classifica 23 dicembre: n°96
È un anno decisivo per Jasmine Paolini. Nella parte di stagione successiva alla chiusura del ranking ufficiale è entrata fra le prime 100 del mondo (il 4 novembre era ancora numero 117) e ha perfino superato Camila Giorgi, terminando l’anno solare da numero 1 di Italia. Per il 2020 penso ci siano pro e contro. Cominciamo dai contro. Paolini non possiede un fisico e un arsenale di colpi straripanti: significa che ogni quindici se lo deve sudare; affrontare una stagione a livello WTA senza poter contare sui cosiddetti cheap points a lungo andare può essere logorante per fisico e mente. Dovrà dimostrare grande forza di carattere e tenuta atletica.

Ma ci sono anche i pro, che mi spingono a puntare su di lei. Innanzitutto mi convince il suo atteggiamento durante i match, pugnace e deciso. E poi potrebbe cavalcare l’onda dell‘entusiasmo dei traguardi conseguiti, rafforzando la fiducia e scendendo in campo con quel surplus di convinzione che a volte può fare la differenza tra vincere o perdere.

Anastasia Potapova
classifica 23 dicembre: n°92
Scelgo Potapova per la seconda stagione consecutiva. Lo scorso anno si era rivelata una scommessa sbagliata (non era migliorata, dato che era rimasta esattamente alla stessa posizione di inizio stagione). Rimane il fatto che per una giocatrice nata nel marzo 2001 i margini di miglioramento sono potenzialmente notevoli.

Certo per lei il 2020 comincia a essere un passaggio di carriera importante, visto che si presentava come una enfant prodige del tennis junior (numero 1 del mondo a 15 anni appena compiuti), ma dopo essersi spinta rapidamente fra le prime 100 WTA sembra aver trovato difficoltà inattese ad andare oltre. Nel 2019 mi è capitato di seguirla in alcuni match nei quali ha mostrato le prevedibili incertezze mentali che si attribuiscono alle più giovani, con cali di concentrazione improvvisi e occasioni perse in modo sconcertante. Per fare meglio dovrà sicuramente crescere in questi ambiti.

a pagina 2: Le posizioni dalla 90 alla 50

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WTA, diario di un decennio: ultimo capitolo

Undicesimo articolo che conclude la serie dedicata agli anni ’10 in WTA: le vicende di Fed Cup, la geografia degli Slam, le giocatrici del decennio, le partite indimenticabili. E il meglio da Wimbledon

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Bianca Andreescu e Serena Williams - US Open 2019 (via Twitter, @WTA)

Dieci anni di Fed Cup
In questa serie di articoli dedicata agli anni ’10 non mi sono occupato di doppio, perché non avrei avuto il tempo, lo spazio e la competenza per farlo in modo accettabile. Nei pezzi precedenti ho anche trascurato la Fed Cup, soprattutto per un motivo: era complicata da raccontare con il criterio (cronologico) che avevo adottato, visto che si svolge nell’arco di una stagione con lunghi tempi vuoti fra una data e l’altra. Provo a parlarne qui, in estrema sintesi.

Innanzitutto direi che vanno sottolineati due aspetti. Il primo è che con il 2019 è terminata la manifestazione come l’abbiamo conosciuta negli anni recenti. Nel 2020 la formula sarà cambiata, in modo simile alla Coppa Davis maschile. La fase finale si svolgerà in sede unica a Budapest, fra il 14 e il 19 aprile 2020.

Il secondo aspetto è che gli anni ’10 sono stati caratterizzati dal predominio della Repubblica Ceca. Prima con Kvitova e Safarova (più ottime doppiste come Peschke, Hradecka, Hlavackova), poi con il fondamentale inserimento di Karolina Pliskova. Grazie a loro la Repubblica Ceca ha vinto sei edizioni di Fed Cup. E quando le titolari hanno cominciato a disertare alcuni incontri, il team ha trovato forze alternative dotate di esperienza (Strycova) o di gioventù (Siniakova e Vondrousova). E così sono arrivati i successi nel 2011, 2012, 2014, 2015, 2016 e 2018. Qui il match vinto da Pliskova nella finale di Strasburgo del 2016 contro Mladenovic per 6-3, 4-6, 16-14 (no, non è un errore: 16-14):

 

Dietro i sei titoli cechi, i due dell’Italia. La squadra basata su Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci ha vinto nel 2010 e 2013, raggiungendo così il quarto successo nell’arco di otto anni, visto che due vittorie appartengono al decennio precedente (2006 e 2009).

Un titolo degli anni ’10 è uscito dall’Europa: gli USA hanno vinto nel 2017, con una formazione che ha schierato Riske, Rogers, Stephens (e Mattek-Sands in doppio) ma soprattutto CoCo Vandeweghe, vero architrave di quel team: imbattuta in stagione e decisiva nella finale contro la Bielorussia.

L’ultima coppa con la vecchia formula si è conclusa qualche settimana fa: finale disputata a Perth tra Australia e Francia. Dopo diversi tentativi mancati negli anni scorsi, ha vinto la Francia di Mladenovic, Garcia, Cornet e Parmentier, sconfiggendo a sorpresa le padrone di casa (Barty, Stosur e Tomljanovic).

Anche se non hanno vinto titoli, credo vadano ricordate almeno altre due squadre. La prima è la Russia, spesso penalizzata dai forfait delle giocatrici di punta. Va ricordato che la federazione ha sofferto di problemi economici tali da non offrire il gettone di presenza a chi rispondeva alle convocazioni, prassi comune in tutte le nazionali più forti. In teoria la Russia avrebbe potuto schierare Sharapova e Kuznetsova, e poi Zvonareva, Pavlyuchenkova, Kirilenko oltre a due singolariste che formavano anche un grande doppio: Makarova e Vesnina. Tre volte finalista nel decennio, soprattutto nel 2011 e 2015 è andata molto vicina al titolo, perso solo nel doppio conclusivo.

La seconda squadra è la Germania, che aveva in Andrea Petkovic l’anima del team, affiancata da compagne di alto livello come Kerber, Lisicki, Goerges (e Groenefeld in doppio). In diverse edizioni le titolari hanno davvero provato ad affermarsi, anche compiendo trasferte disagevoli, ma al dunque è sempre mancato qualcosa. Qui il combattutissimo match fra Kerber e Kvitova (vinto da Kvitova per 7-6, 4-6, 6-4) giocato in occasione della finale del 2014:

Ultima nota, in relazione agli impegni WTA. A volte la Fed Cup ha funzionato per alcune giocatrici da trampolino di lancio per aumentare la fiducia necessaria ad affermarsi anche nei tornei individuali. Penso per esempio a Mladenovic e Garcia nel 2016-7, al salto di qualità di Kiki Bertens dopo la trasferta vittoriosa in Russia nel 2016, o a Sabalenka e Sasnovich dopo aver portato la Bielorussia sino alla finale nel 2017.

a pagina 2: La geografia degli anni ’10

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WTA, diario di un decennio: il 2019

Decima e penultima puntata dedicata agli anni ’10 in WTA: il secondo Slam di Naomi Osaka e Simona Halep, l’avvento di Bianca Andreescu, le vittorie e il numero 1 di Ashleigh Barty. E altro ancora

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Elina Svitolina e Ashleigh Barty - WTA FInals 2019 Shenzhen

Penultimo articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2019. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre. Concluderà il ciclo un articolo di considerazioni generali che uscirà martedì 31 dicembre.

ANNO 2019

 

Australian Open 2019
Il primo Slam della stagione è un torneo che offre tanti match di qualità, confronti ricchi di emozioni e una delle più belle finali degli ultimi anni. Insomma: uno dei migliori Slam del decennio (a mio parere, naturalmente).

La parte alta del tabellone, in particolare, si rivela molto spettacolare. In partenza gli occhi sono puntati sulla vincitrice dell’ultimo Slam del 2018, Naomi Osaka, che ha il suo bel daffare per superare avversarie non potenti ma con una grande mano e superiore abilità di tocco. Osaka rischia al terzo turno contro Hsieh Su-Wei, che a un certo punto del match arriva a due game dal successo sul 7-5, 4-1, prima che Naomi trovi il modo di interpretare meglio i colpi della avversaria risalendo la corrente (5-7, 6-4, 6-1).

Partenza difficile e recupero alla distanza anche contro Anastasja Sevastova al quarto turno (4-6, 6-3, 6-4).

Avvio di torneo ancor più complesso per la numero 1 Halep, che si trova agli ottavi contro Serena Williams, testa di serie numero 16. Un confronto con diverse incognite, il primo vero test stagionale dopo poche partite di preparazione. E invece ne esce un gran match, con una qualità complessiva molto alta. Serena vince in tre set 6-1, 4-6, 6-4.

Superato l’ostacolo Halep, Williams trova nei quarti Pliskova. Karolina ha dimostrato di essere in forma nella prova di terzo turno contro Camila Giorgi: altra partita notevole vinta 6-4, 3-6, 6-2. Ma il match contro Serena è ancora superiore, e con un andamento quasi incredibile, per cui va raccontato nel dettaglio.

Pliskova b. S. Williams 6-4, 4-6, 7-5 Australian Open, QF
Pliskova parte meglio, strappa il servizio a Williams nel terzo game, e custodisce il vantaggio sino alla fine del set: 6-4. Poi nel secondo set sale 3-2 e servizio: se continuerà a non perdere la battuta, la vittoria per Karolina è assicurata. Ma Serena non è tipo da vivere queste situazioni senza reagire: quando si trova con le spalle al muro, cambia marcia, alzando il livello del proprio tennis. Parziale di 4-1 a suo favore che le vale il successo nel secondo set: 6-4.

Nei primi game del terzo set si vede forse la miglior Serena post-maternità: efficacissima al servizio, straordinariamente incisiva alla risposta e vicina alla perfezione durante lo scambio, nel quale riesce trovare angoli strettissimi quasi dal nulla. Pliskova non gioca affatto male, ma è Williams a essere incontenibile: il classico momento magico che appartiene a chi nasce fuoriclasse, in cui mente e corpo diventano tutt’uno, ogni colpo riesce esattamente come si desidera, e sbagliare sembra quasi impossibile.

Serena è in the zone, e tutto fila alla perfezione fino al 5-1, 40-30 e servizio. Ma proprio come in un incantesimo, a interrompere il momento magico è una chiamata per fallo di piede sulla prima di servizio del match point. E al fallo di piede si aggiunge durante lo scambio un piccolo problema alla caviglia sinistra: Williams inverte bruscamente la corsa per recuperare una parabola in contropiede e si procura una leggera distorsione.

Quanto incida sul rendimento di Serena è difficile dirlo; fatto sta che Pliskova è straordinaria nel continuare a “crederci”. Partendo da questo frangente negativo della sua avversaria, costruisce una rimonta impressionante. Un parziale di 6 game a zero: prima gioca con il coraggio della disperazione e poi con quello della convinzione. Salva lungo il cammino altri tre match point, e arriva a rovesciare completamente il punteggio, fino al 5-7 conclusivo.

Questo quarto di finale Slam è di valore superiore anche sul piano tecnico, con dati ampiamente positivi nel saldo vincenti/errori non forzati: +17 Pliskova (32/15) e +17 anche Williams (54/37). Se non è stata la più dolorosa rimonta subita da Serena in carriera, ci siamo vicini. A dimostrazione che la affermazione “nel tennis non è finita sino a quando non è finita” vale anche per le fuoriclasse assolute. Ultima curiosità: proprio come agli US Open 2016, per Williams, la sequenza Halep – Pliskova è risultata fatale.

Nella parte bassa del tabellone, la numero 2 Kerber è eliminata dalla sorpresa Danielle Collins, mentre dal settore della numero 3 Wozniacki emerge Petra Kvitova: sul suo cammino elimina tutte giovani emergenti, che dimostreranno nel corso della stagione il loro valore: Bencic, Anisimova e Barty.

Si compongono così le semifinali: Osaka-Pliskova e Kvitova-Collins. Kvitova soffre in apertura di match contro Collins per il grande caldo, ma quando viene decisa la chiusura del tetto proprio per l’eccesso di temperatura, la partita si mette in discesa per Petra, che vince in due set (7-6, 6-0).

Più equilibrata l’altra semifinale, tra due giocatrici in grande condizione che offrono di nuovo ottimo tennis: prevale Osaka 6-2, 4-6, 6-4. A decidere la campionessa di Melbourne sarà uno scontro inedito: Osaka contro Kvitova. In palio non c’è solo il successo nel Major ma anche il primo posto nella classifica WTA: chi vincerà il match raggiungerà per la prima volta in carriera il numero 1 del mondo.

Osaka b. Kvitova 7-6(2), 5-7, 6-4 Australian Open, Finale
Primo set. Kvitova inizia meglio, si procura palle break in diversi game, ma non riesce a convertirle: e così nella sostanza il set rimane in equilibrio. Anzi, Osaka a poco a poco sposta l’inerzia dalla propria parte: non riesce a convertire un paio di set point sul 6-5 (servizio Kvitova), ma conquista comunque nettamente il tie break per 7-2.

Petra reagisce in apertura di secondo set: sale 2-0 ma, come nel primo set, progressivamente Naomi alza il livello. Osaka mette in campo colpi di inizio gioco superiori. Più incisiva in battuta, solida in risposta e soprattutto fenomenale in uscita dal servizio: nel terzo colpo dello scambio è molto più reattiva di Kvitova.

I set sono due sfide a braccio di ferro di altissimo valore, e sembra che in entrambi Osaka possa trovare il modo di conquistarli. Si arriva infatti sul 7-6, 5-3, con Kvitova al servizio in enorme difficoltà; sullo 0-40, la partita è quasi chiusa: tre match point consecutivi. Ma qui Petra dimostra di avere un carattere speciale: serve bene, spinge i colpi con coraggio e risale dal baratro in cui pareva irrimediabilmente sprofondata. E sullo slancio rovescia il quadro psicologico del set: conquista quattro game consecutivi passando da 3-5 a 7-5. L’ultimo punto del secondo set è un doppio fallo di Naomi, che consegna il pareggio nei set nel modo più doloroso possibile.

Terzo set. Dopo un ribaltamento del genere, con il ricordo pesante dei tre match point mancati, ora è Osaka a doversi misurare con lo spettro della crisi. A un solo punto dal mancato successo, deve cercare di dimenticare la delusione per giocarsi tutto il torneo nel set decisivo. E lo fa al meglio. Dopo il toilet break rientra in campo concentratissima: strappa il servizio a Kvitova nel terzo game, e gestisce da campionessa la pressione, arrivando a servire per il match sul 5-4.

A questo punto è il cielo ad aggiungere suspense alla situazione: cominciano ad arrivare alcune gocce di pioggia, ma non al punto tale da obbligare alla interruzione. E così nel game finale Naomi serve ancora con il tetto aperto, sfoderando ottime battute, che sanciscono la vittoria definitiva: 7-6, 5-7, 6-4 . E il numero 1 del mondo, a soli 21 anni.

Per valore di gioco, per l’importanza dello scenario, per il modo in cui entrambe hanno lottato e saputo fronteggiare i momenti di crisi, davvero una partita indimenticabile. Soprattutto perché nei frangenti chiave sia Petra che Naomi sono state in grado di rovesciare l’andamento del punteggio nel modo migliore: rischiando in prima persona e conquistando vincenti, senza aspettare il possibile errore dell’avversaria.

Due ore e 30 minuti di grandissima intensità: la finale degli Australian Open 2019 è la degna conclusione di uno Slam eccezionale. Dato statistico generale: con questo successo Osaka interrompe la serie di otto Slam che dal 2017 in poi si erano conclusi con otto vincitrici diverse.

a pagina 2: Le novità dal Sunshine Double

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