L'azzardo di Parigi... varrà bene una messa?

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L’azzardo di Parigi… varrà bene una messa?

La clamorosa decisione della Federazione Francese potrebbe dare il via a una rivoluzione del calendario?

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(via Twitter, @rolandgarros)

Non se l’aspettava davvero nessuno, questa mossa a sorpresa della Federazione Francese Tennis che come un fulmine a ciel sereno ha annunciato, sul proprio sito e sui canali social media, lo spostamento del Roland Garros 2020 in autunno, per la precisione dal 20 settembre al 4 ottobre.

È impossibile per noi continuare rispettando le date originariamente programmate” ha detto la FFT nel comunicato ufficiale, dopo che il Governo francese aveva messo in atto fortissime restrizioni agli spostamenti per contrastare l’avanzata dell’epidemia di COVID-19. E quindi hanno deciso di prendersi date che non sono loro. Eh sì, perché si sono ingombrantemente accomodati a cavallo di due settimane che nel programma di ATP e WTA sono riservate ai tornei 250 di Metz, St. Petersburg, Chengdu, Sofia e Zhuhai, oltre ai WTA International di Seul e Guangzhou, al WTA Premier di Tokyo e addirittura al Premier 5 di Wuhan. Senza considerare che, mentre il circuito ATP è fermo la settimana successiva allo US Open per le sfide di World Group I e II della Coppa Davis, il circuito WTA prevede altri tre tornei tra Cina e Giappone: il Premier di Zhengzhou e gli International di Hiroshima e Nanchang. Questi eventi al momento sono schiacciati tra due prove del Grande Slam e le loro chance di avere giocatrici di livello in tabellone sono piuttosto scarse, anche perché si giocherebbero sul cemento in Asia la settimana immediatamente precedente uno Slam sulla terra in Europa.

Le prime reazioni dei giocatori all’annuncio sembrano indicare che non c’è stato alcun avviso: hanno semplicemente visto il tweet e raccolto la mascella come tutti noi. In realtà pare che il presidente ATP Andrea Gaudenzi sia stato avvertito e così pure Rafa Nadal. Evidentemente Pospisil no. Ma non è che i francesi potessero chiamare uno per uno tutti i boardmembers delle varie associazioni. E anche il comunicato emesso dalla USTA a proposito dello US Open, arrivato in serata qui in Nord America, lascia presupporre che il gesto della Federazione Francese non fosse stato proprio concertato con gli altri tornei dello Slam e/o la ITF: “La USTA continua lavorare per lo US Open 2020 e non hai in programma di effettuare cambi di data in questo momento. […] In un momento [come questo] riteniamo che una decisione di questo tipo non debba essere fatta unilateralmente, e di conseguenza USTA la prenderebbe solamente dopo aver consultato gli altri tornei del Grande Slam, la WTA e l’ATP, l’ITF e tutti i nostri partner, compresa la Laver Cup”. Se non è un comunicato polemico poco ci manca.

 

Già, la Laver Cup, che al momento è programmata proprio nel weekend di mezzo del Roland Garros, e sicuramente non gradirà molto questa intrusione dello Slam francese. Anche perché bisogna ricordare come questa competizione, oltre ad essere la creazione di Roger Federer, il suo manager Tony Godsick e la loro agenzia di management Octagon, ha ricevuto anche investimenti molto sostanziosi (nell’ordine delle sette cifre ciascuno) da parte sia di Tennis Australia, che gestisce l’Australian Open e cura tutta la parte organizzativa della Laver Cup, sia della USTA, che in maniera molto più discreta ha comunque supportato a suon di dollari la manifestazione.

Ma perché affrettarsi ad annunciare una data quando, ad oggi, non è davvero possibile prevedere la fine dell’emergenza COVID-19? Per una serie di motivi, il più importante dei quali è che giocando di anticipo, e sfruttando l’indipendenza operativa che viene riservata solamente ai tornei del Grande Slam, è possibile andare a occupare la data più congeniale, prima che magari la occupi qualcun altro. Si era parlato infatti di far recuperare il Sunshine Double a settembre, dopo lo US Open. O meglio, qualche rappresentante della stampa USA, che evidentemente non ha grande considerazione dei tornei in Oriente, aveva proposto questa possibilità. I Masters 1000 però devono seguire le istruzioni dell’ATP e della WTA, ma per non saper né leggere né scrivere i francesi hanno deciso di piazzare un segnaposto su quelle due settimane, mostrando un delicatissimo dito medio a tutti quei tornei in Asia che da anni riversano tanti bei soldini nelle casse dei giocatori, e soprattutto delle giocatrici. Sì perché la WTA è nella posizione più delicata di tutti: ha puntato molto sulla Cina, in settembre e in ottobre si gioca quasi esclusivamente lì, c’è un Premier Mandatory a Pechino e soprattutto i WTA Championships a Shenzhen che distribuiscono un montepremi di 14 milioni di dollari alle otto finaliste (il più alto della storia del tennis). Non vorremmo essere nel CEO Steve Simon quando deve andare a dire a tutti gli investitori cinesi che devono scansarsi perché i tornei “più importanti dei loro” hanno deciso che vogliono la loro settimana.

Per il momento gli altri tornei dello Slam stanno alla finestra: abbiamo visto che lo US Open ha dato una bella bacchettata ai colleghi francesi, e anche Wimbledon ha indirettamente fatto sapere che per ora continua a lavorare mantenendo come obiettivo la data originale di inizio luglio, anche se sembra sempre più improbabile che possa essere rispettata. Ma la mossa d’anticipo del Roland Garros potrebbe essere il primo tassello di domino a mettere in moto una folle corsa alla data.

RESET – E se invece di pensare ognuno al proprio orticello si provasse a sfruttare questa opportunità arrivata in maniera così terribile? Certo la prima mossa non è molto incoraggiante, ma almeno la Federazione Francese ha provato a sdoganare un concetto che potrebbe essere adottato su larga scala per creare qualcosa di buono: non ci sono tabù, non è più impensabile ipotizzare il Roland Garros a settembre o Wimbledon ad agosto o lo US Open in luglio. O in qualsiasi altro mese.

Il calendario del tennis è tutt’altro che perfetto, lo sappiamo tutti e ne parliamo continuamente. Solo che non si può fare nulla perché tutti i vincoli che tengono i vari tornei ancorati alle loro date vengono dati per sacri e inviolabili, oltre che indiscutibili. Poi, per quel che riguarda i tornei ATP (e per analogia anche quelli WTA) ci sono i precedenti legali di Montecarlo e Amburgo che terrorizzano tutti quanti, ATP stessa in primis. Chi di voi ha qualche primavera in più alle spalle forse ricorderà quello che successe nel 2007: quell’anno l’ATP decise di modificare il calendario, a partire dal 2009, introducendo i Masters 1000 di Madrid sulla terra a maggio e quello di Shanghai a ottobre.

Per fare ciò decisero di degradare Amburgo e Montecarlo da “1000” a “500”, spostando anche l’evento tedesco dalla stagione principale sulla terra battuta in primavera allo slot post-Wimbledon di luglio. I due tornei fecero causa, e mentre Montecarlo raggiunse molto presto un accordo extra-giudiziale con l’ATP che gli consentì di mantenere il rango di “1000” ma senza la partecipazione obbligatoria da parte dei Top players, Amburgo invece andò in tribunale. I tedeschi (sovvenzionati dai petroldollari del Qatar) persero la causa, ma l’ATP finì quasi sul lastrico per pagare gli oltre 7 milioni di dollari di spese necessari ad affrontare il procedimento legale. Da allora nessuno se l’è più sentita di toccare il calendario in maniera unilaterale.

Questa emergenza mondiale che ci costringerà a cancellare qualche mese di calendario potrebbe essere vista come l’occasione per partire da un foglio bianco e cercare di risolvere tutti i problemi che da tanto tempo angustiano tifosi e addetti ai lavori:

  • La stagione sull’erba: perché non dedicarvi più tempo?
  • Il Masters 1000 di Bercy: che senso ha? Non sarebbe meglio giocare in febbraio?
  • Ha senso dedicare l’intero mese di marzo a due tornei negli USA?
  • Non si può giocare l’Australian Open più tardi di gennaio per dare ai tennisti una vera off season?

Tutte domande cui abbiamo provato a dar risposta tante volte, ma che trovano sempre le solite scuse per far sì che rimanga tutto come sempre.

Perché quindi non cercare di sfruttare questa occasione di riflessione per provare a introdurre i cambiamenti necessari, portando tutti al tavolo delle trattative in modo tale che si possa raggiungere un accordo soddisfacente per tutti? I giocatori sono sul piede di guerra: sono sempre più convinti che a loro arrivino le briciole dei mega-profitti macinati dai grandi tornei, soprattutto gli Slam, e questo cambiamento di data del Roland Garros imposto dall’alto senza che nessuno si sia premurato di consultarli sicuramente non farà altro che gettare benzina sul fuoco.

Senza giocatori non ci sono i tornei, su questo siamo tutti d’accordo. Senza giocatori il giocattolo salta per aria. Perché allora organizzatori e tornei non provano a cambiare tutto perché tutto rimanga uguale (almeno dal punto di vista economico), come suggeriva il buon Giuseppe Tomasi da Lampedusa?

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Cosa rimane del 2020: e se si giocasse in off-season?

Stagione a metà: da agosto ad ottobre. Con la missione impossibile del recupero dei tornei. Internazionali a settembre o ottobre? Indian Wells prima o dopo le Finals?

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Federer e Nadal - Match in Africa 6

L’emergenza legata alla pandemia di COVID-19, la malattia causata dal coronavirus, ha letteralmente sconvolto la stagione del tennis. Dapprima è saltato il Sunshine Double, ovvero i prestigiosissimi tornei di Indian Wells e Miami. Poi, dopo qualche esitazione soprattutto da parte della WTA, è stata annullata l’interra tournée sulla terra rossa europea, ricca di eventi di grande importanza e tradizione come Montecarlo, Madrid, Roma e Stoccarda, e necessaria preparazione per il secondo Slam stagionale, il Roland Garros – che nel frattempo ha traslocato a fine settembre. A breve, stando alle rivelazioni di una fonte ben informata, il vice-presidente della federazione tedesca Dick Hordoff, probabilmente verrà annunciata anche la cancellazione della stagione sull’erba, incluso ovviamente Wimbledon.

E quindi cosa rimane? Si possono fare delle ipotesi basate su un possibile calendario ridotto che vada da luglio fino alla fine dell’anno, intendendo letteralmente la fine dell’anno solare. Secondo Cristopher Clarey, noto giornalista del New York Times, nel caso in cui si decida di provare a riprendere quest’anno ATP e WTA potrebbero voler recuperare più eventi possibili, cancellando di fatto la off-season. Tra quelli che non hanno ancora annullato l’edizione 2020, la priorità andrebbe presumibilmente ai tornei più importanti, partendo dunque da Slam, Masters 1000 e Premier nei rispettivi circuiti per poi considerare tutti gli altri. Peccato che alcuni tornei, per quanto importanti, non possono essere disputati in altri periodi, in primis per questioni climatiche. Ad esempio come lo stesso Hordoff ha suggerito, giocare Wimbledon in autunno non è possibile. 

Quindi per immaginare come si potrebbe svolgere una tale mini-stagione e quali tornei si possano effettivamente sistemare in altre collocazioni bisogna tenere conto di due criteri: l’importanza del torneo e la possibilità effettiva che il torneo possa avere luogo in altre date. Proviamo a farlo. 

Al momento, per quanto ne sappiamo, la carovana del tennis dovrebbe ripartire ad inizio luglio. Sembra difficile che la stagione riparta già in piena estate considerando l’aumento esponenziale della diffusione del virus a livello globale. Inoltre, va sottolineato come di solito luglio sia un mese di transizione nel calendario del tennis, con una serie di eventi non di primissimo piano che renderebbe meno doloroso un ulteriore rinvio della stagione. Il circuito ATP si divide tra tornei sulla terra rossa europea in mezzo ai quali spicca il 500 di Amburgo, un appuntamento di grande tradizione ma che negli ultimi anni ha perso enormemente appeal, e un paio di tornei americani su cemento. La WTA segue un percorso simile e non c’è nemmeno un Premier in programma. L’evento clou dovevano essere le Olimpiadi di Tokyo ma sappiamo come è andata a finire. E anche per questo viene da pensare che questi tornei abbiano i giorni contati. 

E così si piomba ad agosto. Ovvero il mese della tournée americana sul cemento, composta da due grandi combined (Rogers Cup e Cincinnati) e altri eventi di rilievo (Washington e San José su tutti), che va a concludersi con gli US Open, terzo Slam stagionale. Insomma, un periodo molto intenso e ricco di tornei che contano molto per il ranking, per gli sponsor, per le televisioni: per tutti. E che non possono essere rimpiazzati da altri. Se la stagione 2020 ripartirà, è presumibile e naturale che riparta da agosto. Peraltro, è il mese in cui si presume ricomincino i principati campionati di calcio, tanto per dire. Se il tennis non ripartirà da qua, allora potrebbe veramente non ripartire più. O quantomeno ci si interrogherebbe sul senso di una stagione in cui non vengono più giocati Slam nel loro periodo prestabilito. 

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Scartando questi scenari più pessimistici, si arriverebbe a settembre inoltrato. Il mese della discordia. Iniziata dal Roland Garros, che in maniera totalmente unilaterale, ha deciso di riprogrammarsi a fine mese, nelle settimane che vanno dal 20 settembre al 4 ottobre. Nessuno può impedire al presidente della FFT, Bernard Giudicelli, di organizzare l’evento, se non le autorità pubbliche francesi. Al massimo ATP e WTA possono decidere di non attribuirgli punti. Come è ben noto, le nuove date del Roland Garros coincidono con quelle della Laver Cup, mega evento di esibizione organizzato da Roger Federer, che mette di fronte i migliori giocatori europei contro quelli del resto del mondo. Tramite un comunicato ufficiale, la Laver Cup ha comunicato l’intenzione di non muoversi da quelle date e da Boston, la sede designata per la quarta edizione.

Inoltre, mentre il calendario ATP è abbastanza povero di tornei importanti, in quelle settimane la WTA è già nel pieno del suo asian swing, con ad esempio il Premier 5 di Wuhan, l’epicentro del coronavirus, curiosamente. Considerando il clima di guerra che c’è tra le istituzioni del tennis e Giudicelli, Steve Simon, chairman della WTA, non vorrà rinunciare alla sua gallina (orientale) dalle uova d’oro. E così i top player potrebbero ritrovarsi a scegliere tra (da una parte) Roland Garros e Laver Cup/Asian Swing (dall’altra). L’Open di Francia può giocare la carta del prestigio di uno Slam, ma pagare a caro prezzo l’eventuale mancanza di punti così come la transizione sulla terra. 

E poi c’è la “questione romana”. Angelo Binaghi, presidente della nostra federtennis, sembra determinato a mettere in piedi gli Internazionali d’Italia ad ogni costo. Nella loro forma attuale, sulla terra rossa, avrebbero senso in preparazione al Roland Garros ma c’è sola una settimana di break tra gli US Open e il Roland Garros nelle nuove date. Inoltre, se Parigi potrebbe valere la messa (il cambio repentino di superficie da US Open a French Open) per alcuni giocatori, per Roma il trade-off è meno convincente. Infine, anche qua viene da chiedersi: ATP e WTA ingoieranno il rospo di un grosso combined ‘sacrificato’ come evento in preparazione di un Roland Garros che potrebbero voler boicottare? Tanto dipenderà quindi anche dallo sviluppo di questi delicati rapporti politici tra istituzioni, attualmente ai minimi termini. Insomma, l’ipotesi degli Internazionali d’Italia a settembre sembra assai poco percorribile.

Il campo Pietrangeli, al Foro Italico di Roma

A pagina due (clicca QUI per leggere) l’ipotesi di giocare in off-season: pro e contro

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Opinioni

Tennis a porte chiuse: è la strada migliore per ripartire?

La possibile assenza di pubblico risulterebbe meno naturale rispetto al calcio, dove spesso è dovuta all’ordine pubblico. I tornei, Roma lo dimostra, spingono per avere i tifosi. Ma non è l’unico interesse in ballo

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Nick Kyrgios - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

C’è un non detto che emerge tra le righe delle riflessioni sul futuro della stagione sportiva. Il calcio – se dovesse ripartire entro l’estate – lo farebbe necessariamente a porte chiuse. Un po’ viene dato per sottinteso, un po’ si cerca di tenere sotto traccia il prezzo da pagare per quello che sarebbe comunque un grande momento di ripartenza. A oggi, tutt’altro che scontato. Tra i vari pareri scientifici, è andato dritto sul tema l’epidemiologo di fama mondiale Pierluigi Lopalco, richiamato in Puglia per coordinare in questi giorni la task force per combattere il coronavirus. Con il suo parere scientifico, dovrà fare i conti anche l’ipotesi di slittamento degli Internazionali ad agosto. “Prima di ottobre penso sarà impossibile riavere gente allo stadioha dichiarato a Repubblicala mia previsione è che le misure restrittive dureranno almeno fino all’estate: ci potrà e dovrà essere una mitigazione delle misure, torneremo a lavorare, a uscire, ma si dovrà fare tutto con molta calma e cautela“.

PIANETA CALCIO – Convivere con gli effetti della pandemia, quindi. Non se ne potrà fare a meno anche nei mesi che verranno, quando l’emergenza sarà cessata ma comunque sarà impossibile riportare il mondo a un punto di ripristino. Chiaramente vanno pesati gli interessi, che ogni stakeholder cercherà – sempre nella migliore delle ipotesi – di tutelare: nel calcio di vertice, il peso dei contratti televisivi (e dell’ossigeno che deriverebbe dal rispettarli) è decisamente maggiore rispetto a quello degli introiti dei biglietti. La trasmissione in TV delle partite avrebbe indiscutibilmente anche un valore sociale: uno spiraglio di normalità, qualche ora di svago per chi è stato costretto a lungo in casa. Scendendo man mano di categoria, al contrario, gli stadi vuoti diventerebbero un peso sempre meno sostenibile per le casse dei club. Che potrebbero quindi preferire una chiusura anticipata, anche per non dover sostenere altre spese da qui a fine stagione.

QUASI TABU’ – La sensazione è che nel tennis, in ogni caso, l’ipotesi porte chiuse venga discussa con meno familiarità. Probabilmente perché si posizionano lontano dall’immaginario, non essendoci mai stato bisogno di collaudarle per ragioni di ordine pubblico. Ma anche qui siamo tra spinte contrapposte: il pubblico dei tornei è sempre più globale, non riconducibile alla provenienza geografica di due sole squadre come nel calcio o in altri sport di squadra. Teoricamente, il margine di rischio negli spostamenti potrebbe aumentare. Comunque, da qualsiasi lato si voglia prenderlo, il tema sta diventando sempre più d’attualità. Prima dello stop imposto fino al 7 giugno, i tornei spagnoli – in un Paese dove il peggio, forse, deve ancora arrivare – già avevano provato a rimanere in calendario con il lucchetto alle tribune. Al contrario, da Wimbledon – a oggi, regolarmente in programma a luglio – fanno trapelare che i cancelli dell’All England Club, se torneo ci sarà, rimarranno aperti. Probabilmente, un altro esempio dell’approccio non proprio allarmistico dei giorni scorsi in territorio britannico, anche se proprio nelle ultime ore il premier Johnson ha disposto un lockdown simile a quello italiano.

 

FATTORE ROMA – In mezzo al guado, come accennato, c’è Roma. Che spera di poter far sponda sul rinvio dell’Olimpiade appena ufficializzato per provare a riciclarsi come torneo estivo. In quelle date il Foro Italico potrebbe aprire le sue porte (ma più difficilmente le tribune), con il piano B rappresentato invece da uno straordinario spostamento autunnale in altra sede (e su altra superficie). L’ostinazione – apprezzabile – del presidente Binaghi nel provare a non smantellare il più importante torneo italiano va letta alla luce dell’enorme importanza che gli Internazionali hanno per il bilancio federale. Il torneo romano, dall’ultimo bilancio disponibile, produce il 60% del fatturato FIT. E nell’ultima edizione ha incassato dai soli biglietti 13,2 milioni.

DUE FORZE IN CAMPO – Questo caso di studio (che ci sta a cuore) palesa nell’immediato una delle due forze in campo. I tornei, quelli in programma dopo il 7 giugno o comunque pronti a prendersi le date olimpiche, faranno tutto il possibile per disputarsi regolarmente con i tifosi. Anche a costo di bruschi slittamenti, sul modello Roland Garros. Dall’altro lato della corda c’è però il tennis inteso come organizzazione globale: ATP e WTA hanno l’interesse a ripartire prima possibile per sbloccare il meccanismo delle classifiche (più rimangono ferme, più la ricaduta diventa pesante anche sul 2021), soluzione che tutelerebbe in parallelo anche l’ampio mosaico dei diritti TV.

Non è da escludere una soluzione di compromesso. L’intenzione rimane provare a far ripartire il circuito con la stagione su erba, ma nessuna decisione verrà presa prima del mese prossimo. “La realtà è che questa situazione cambia rapidamente e non c’è altra possibilità se non affrontarla di giorno in giorno, di settimana in settimana” è il fresco punto di vista del chairman ATP Andrea Gaudenzi. Se così fosse, ipotizzare nel mese di giugno un graduale percorso che possa andare dalle porte chiuse dei primi appuntamenti a più miti forme di distanziamento sociale non sarebbe assurdo. Si potrebbe arrivare così al primo Wimbledon – il cui inizio, lo ricordiamo, è previsto per il 29 giugno – con qualche posto lasciato obbligatoriamente libero sulle tribune. Un’altra delle fotografie di questi giorni che finirebbe nei libri di storia.

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Focus

Murray e la parità di genere: “Ci vorrebbero più donne coach nel tennis”

Vi riproponiamo in versione integrale l’editoriale di Andy Murray per il Guardian in occasione del 8 marzo, festa internazionale della donna

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Sulle pagine del Guardian, Andy Murray ha scritto una lettera per sostenere un semplice principio: le donne possono, e anzi dovrebbero, allenare i tennisti uomini molto più di quanto (poco) accade. Vi proponiamo di seguito la traduzione integrale, mentre la versione originale dell’articolo potete trovarla qui

Da bambini io e mio fratello Jamie vivevamo molto vicini al circolo di tennis di Dunblane. Dato che mia mamma era stata una discreta tennista ed era anche un’allenatrice, era inevitabile che iniziassimo a giocare a tennis.

Mia mamma ha una grande energia ed è sempre stata una stakanovista. Quando eravamo piccoli la sua giornata spesso iniziava alle 4 del mattino. È stata un modello per me grazie alla sua determinazione, alla sua etica del lavoro e alla sua motivazione. Anche ora continua a viaggiare dappertutto ed è sempre in campo. Insegna tennis e dà ai bambini, alle ragazze e alle allenatrici un’opportunità.

 

Sono stato allenato da mia madre fin da quando ero giovane e ho avuto una lunga esperienza con coach donne nel corso della mia carriera. Ma quando sono diventato un professionista ho notato che i giocatori uomini avevano sempre un allenatore uomo e che, in molti casi, anche gli altri componenti della loro squadra erano uomini.

Quando mi sono trovato a dover scegliere un nuovo allenatore nel 2014 volevo lavorare con un ex giocatore – credo che possano aiutarmi molto dal punto di vista psicologico e che capiscano la pressione di dover giocare e vincere competizioni importanti. Come me, Amelie Mauresmo, nella sua carriera, aveva dovuto fare i conti con la propria emotività e, nonostante ciò, era riuscita a vincere Major. Sentivo che poteva comprendermi bene da quel punto di vista.

La reazione alla mia scelta, anche da persone vicine a me, mi ha fatto capire che c’è un problema. La ragione era che tutti la mettevano in discussione solo sulla base del sesso, non per la sua abilità o per i traguardi che aveva raggiunto nella sua carriera.

Sono andato bene sotto la sua guida, ho raggiunto diverse finali Slam. Ma molte persone vedono la nostra collaborazione come un fallimento perché non ne ho vinta nemmeno una. La gente dava la colpa a lei questo ed è una cosa che non è mai avvenuta con altri allenatori. Di solito ero io che venivo criticato, ero io il problema quando perdevo. Con Amelie, le domande che ricevevo spesso dopo le sconfitte erano sulla nostra relazione. Non ho mai avuto un’esperienza simile nella mia carriera.

Non è possibile che alle Olimpiadi di Rio solo l’ 11% degli allenatori fosse donna. Quando si tratta di attitudini, capacità, intelligenza non c’è ragione al mondo per cui una donna non possa essere brava quanto un uomo. Spero che le cose cambieranno quando ci saranno più opportunità per le donne. Ho letto che a Tokyo ci potrebbe essere la più alta percentuale di atlete donne di sempre. Quasi il 50 per cento. Quindi si stanno facendo dei passi in avanti.

Tra tutti gli sport, il tennis è quello migliore in termini di parità di retribuzione tra atleti uomini e donne. Ma trovo che invece di essere celebrata questa eguaglianza venga messa in discussione. Il tennis femminile è interessante per gli spettatori, gli sponsor, le TV, tutti. Quindi non bisogna sprecare il tempo a discuterne: celebriamolo e usiamolo come esempio per la crescita dello sport femminile. 

Anche le olimpiadi (sperando possano disputarsi regolarmente, ndr) hanno un ruolo molto importante nel promuovere l’uguaglianza di genere. La gente ama i giochi olimpici perché vede i migliori atleti, uomini e donne. Sono divertiti da questo mix che rende l’evento unico nel mondo dello sport. Quando ho disputato le mie prime olimpiadi a Pechino nel 2008, sono andato a vedere il doppio misto di Badminton e mi sono divertito un sacco. Allo stesso modo alla gente piace il doppio misto nel tennis. Più sport dovrebbero pensare a questo tipo di formati e al loro impatto positivo per l’uguaglianza di genere.

Io e Serena Williams che giochiamo insieme in doppio misto a Wimbledon, lo scorso anno, è stato un ottimo esempio di come si possa attrarre un diverso pubblico verso lo sport. Normalmente, quando vinco o perdo a Wimbledon, la gente viene da me e mi dice “bravo” o “peccato”. Ma con Serena mi dicevano: “è stato fantastico vedervi assieme!”. La gente si è divertita. Come è possibile non rendersi conto che è una buona cosa per lo sport?

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